Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on luglio 21, 2009

Dati sanitari

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Sono sempre più numerosi i laboratori, le cliniche e gli ospedali che offrono servizi di refertazione elettronica degli esami ai propri pazienti. Tuttavia, tale processo di ammodernamento delle strutture sanitarie non ha ancora trovato riscontro in alcun provvedimento normativo atto a disciplinarne il funzionamento.

E’ questo il quadro in cui l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha approvato lo scorso 25 Giugno (G.U., 15 Luglio 2009) una serie di “linee guida in materia di referti on line“. Obiettivo del provvedimento è garantire che le attività di refertazione on line si svolgano nel pieno rispetto delle normative sulla protezione dei dati sanitari, e con il consenso dell’assistito.

Le linee guida individuano misure e accorgimenti a tutela dei cittadini, sia per quanto concerne la consultazione dei referti via email, sia per il download degli stessi dai siti della struttura sanitaria. L’adesione ai servizi di refertazione digitale dovrà essere facoltativa, e le copie cartacee dei documenti dovranno essere comunque mantenute. Inoltre le tipologie di esame più delicate- ad esempio quelle genetiche o collegate ad indagini prenatali- dovranno essere escluse dai servizi di digitalizzazione, e agli utenti che scelgono la “via digitale” dovrà essere fornita un’informativa chiara ed esaustiva rispetto alle caratteristiche e funzionamento del servizio.

A complemento dell’iniziativa, il Garante ha altresì avviato una consultazione pubblica sulle stesse Linee Guida. Tale azione ha per obiettivo la raccolta di osservazioni e commenti sul provvedimento, prima della sua definitiva adozione, da parte di tutti gli attori coinvolti. La data ultima utile per la presentazione dei rilievi è il 30 Settembre 2009.

posted by admin on luglio 17, 2009

Portfolio

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Tra gli articoli di rilievo comparsi nel corso della settimana si segnalano:

  • SIAE lancia il servizio “Legal Bay”, per un downloading legale e sicuro [SIAE News]
  • L’indirizzo IP non costituisce un dato personale, rastrellare e stoccare indirizzi IP non rappresenta una violazione della privacy [Punto Informatico]
  • La Confederazione Elvetica intende monitorare le attività comunicative che i cittadini realizzano via chat, forum e in voce via internet (La Voce, via Stefano Quintarelli)
  • Facebook viola le leggi sul copyright canadesi (Mashable)
  • Il Governo federale indiano prepara 1,2 miliardi di carte d’identità biometriche (The Times)
  • Pubblicato il primo studio quantitativo sulla diffusione delle licenze Creative Commons (Creative Commons Wiki)
  • Una nuova versione della Legge HADOPI è stata presentata al Consiglio Costituzionale francese. E’ il giornale britannico The Register a riferirlo spiegando che la norma, bocciata in prima scrittura dall’Assemblea Nazionale, rivista e successivamente dichiarata incostituzionale, sarebbe stata ri- sottoposta ai giudici costituzionali.

    Attraverso HADOPI il governo francese punta a contrastare il fenomeno dello scambio di file peer- to- peer via internet. Al cuore della norma sta la possibilità di disconnettere le linee dati di quegli utenti sugli IP dei quali vengano rilevati tre episodi di infrazione delle leggi sul copyright.

    Il Consiglio Costituzionale aveva rigettato la norma spiegando che l’agenzia HADOPI, cui il Governo prevedeva demandare il monitoraggio e le eventuali attività di disconnessione, non ha titolo a procedere ad operazioni di questo genere.

    Per ovviare a tale impedimento, la nuova versione della Legge prevede che la decisione sulla disconnessione “punitiva” sia posta in capo ad un giudice. Oltre a “staccare” la linea dell’incriminato, al magistrato è data anche facoltà di imporre sanzioni civili (con multe fino a 300000 Euro) o penali (fino a 2 anni di detenzione).

    Il dibattito sulla proposta è calendarizzato per il giorno 21 Luglio.

    Gli operatori di telefonia e gli internet provider dovranno notificare al Garante ogni attività di profilazione aggregata dei propri abbonati. Lo stabilisce un provvedimento della stessa Autorità Garante, pubblicato lo scorso 25 Giugno ed inserito in G.U. l’11 Luglio 2009.

    ISP e società telefoniche svolgono costantemente attività di monitoraggio sui “carichi” delle proprie reti, ed in questa sede raccolgono anche dati sulle abitudini d’uso degli abbonati. L’attività di profilazione serve agli operatori per adempiere ad obblighi di legge (ad esempio in materia di sicurezza) ed anche per garantire ai clienti stessi il rispetto delle clausole contrattuali. Allo stesso tempo, d’altra parte, la raccolta consente ai collettori di costruire anche dei “profili aggregati” dei navigatori. E tali “profili”, osservano i critici, sono passibili di essere rivenduti e/o reimpiegati al di fuori dell’organizzazione collettrice.

    Di qui l’attenzione del Garante, il quale punta a regolare successivamente questi trattamenti secondo l’art. 24 c. I lettera g) del decreto legislativo 196/03 in base – almeno – a sei parametri: possibilità di risalire immediatamente a informazioni dettagliate relative ai singoli utenti, utilizzo di apposite “profiling-machine”, possibilità di identificare immediatamente l’utente, poteri attribuiti agli incaricati del trattamento di profilazione, durata di conservazione dei dati di profilazione.

    Quanti sono i contenuti rilasciati con una licenza Creative Commons (CC) nel mondo?  Quali fattori individuali e sociali influenzano la scelta a favore di questo tipo di contratto? E poi, cosa accade quando i materiali multimediali vengono resi disponibili per il riuso in modalità CC? Sono queste le domande principali cui prova a rispondere il seminario "Mapping the Global Commons: A Quantitative Perspective on Free Cultural Practice", organizzato presso il Berkman Center della Harvard University per la giornata di martedì 14 Luglio 2009. ?

    Il seminario sarà tenuto da Giorgos Cheliotis, Assistant Professor di Comunicazione e Nuovi media presso la Facoltà di Arti e Scienze Sociali dell’Università Nazionale di Singapore. Cheliotis studia i flussi di diffusione e impiego delle licenze CC con un approccio quantitativo, a partire da interrogazioni quotidiane dei principali motori di ricerca disponibili e dalla loro analisi. ?L’evento sarà diffuso in modalità webcast a partire dalle ore 14.30 ora locale (20.30 ora italiana).
    ___
    Titolo evento: Mapping the Global Commons: A Quantitative Perspective on Free Cultural Practice?
    Luogo e data: Berkman Center for Internet & Society, 14 Luglio 2009 h. 20.30 (ora italiana)?
    Speaker: Giorgos Cheliotis?
    Evento disponibile in: webcast
    Informazioni: pagina ufficiale dell’evento

    Di chi sono i dati generati dagli utenti all’interno dei social network? E’ intorno a questa domanda fondamentale che ruota la querelle giudiziaria che coinvolge, ormai da mesi, Facebook e l’aggregatore di social network brasiliano Power.com.

    Tutto è cominciato il 31 Dicembre 2009, quando i legali di Facebook hanno avviato una causa contro Power per violazione delle leggi statunitensi sul copyright. Sotto accusa, in particolare, la policy con la quale Power richiedeva agli utenti le username e password da loro impiegate sui vari social network (Facebook compresa) promettendo in cambio la possibilità di visualizzare in un ambiente unico (quello di Power, appunto) tutti gli aggiornamenti relativi a tutte le piattaforme di conversazione online. Una proposta irricevibile per gli avvocati di Zuckemberg e compagni, secondo i quali Power offriva

    un prodotto che richede, immagazzina e reimpiega le informazioni di login di Facebook allo scopo di accedere senza autorizzazione all’informazione contenuta sui computer di Facebook e di mostrare senza permesso materiale Facebook soggetto a copyright

    Il colpo era stato forte per l’aggregatore brasiliano, che aveva immediatamente provveduto ad escludere Facebook dal novero dei social network da esso raggiungibili.
    Nei giorni scorsi, però, è arrivato il nuovo colpo di scena. Power ha a sua volta citato in giudizio Facebook presso una corte di Stato del Nord California, negando ogni addebito ed accusando anzi la controparte di pratiche di mercato anti- concorrenziali.
    Il punto fondamentale portato dagli avvocati di Power è che i dati inseriti dagli utenti all’interno dell’ambiente Facebook appartengono solo e soltanto agli utenti medesimi, e che Zuckemberg e soci non hanno alcun titolo a imporre restrizioni all’impiego delle informazioni da parte dei legittimi proprietari.

    Nel documento depositato dai legali di Power si legge tra l’altro:

    Il sito di Facebook è pieno di riferimenti ai ‘contenuti degli utenti’. Questi ‘contenuti degli utenti’ comprendono ‘foto, profili, messaggi, note, testi, informazioni, musica, video, pubblicità, liste e altri contenuti che vengano caricati, pubblicati o mostrati dagli utenti stessi. [Ma] questi dati non appartengono a Facebook. Appartengono ai navigatori che li inseriscono. Facebook sta cercando di evitare che Power dia agli utenti degli strumenti che permettano a questi ultimi di controllare le proprie informazioni.

    Su questa base, Power chiede che la precedente causa venga risolta a proprio favore e che venga confermata dal giudice la presenza di “pratiche anti- concorrenziali” da parte di Facebook.

    Si tratta di una mossa molto importante per l’aggregatore brasiliano- il cui servizio risulta ovviamente molto meno appetibile nel momento in cui non consente il collegamento a. Ma si tratta anche di un test importante per Facebook, le cui politiche di impiego dei dati personali degli utenti continuano a destare perplessità tra gli addetti ai lavori.

    posted by admin on luglio 10, 2009

    Ecommerce e contrattualistica

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    Il governo cinese ha introdotto una nuova forma e più rigida forma di regolamentazione per il denaro elettronico (c.d. virtual money). La nuova normativa, messa a punto congiuntamente dai funzionari del Ministero del Commercio ed il e della Cultura proibisce il riuso della valuta virtuale per ogni tipo di transazione riguardanti beni o servizi “reali” (esterni cioé agli spazi digitali originali di impiego).

    La nuova normativa, spiega ChinaTechNews, ha per obiettivo fornire regole certe al mercato del denaro elettronico, le cui dimensioni crescono in Cina ad un tasso del 20% annuo.
    La legge appena promulgata prevede tra l’altro che:

    1. debbano essere separate la figura del “coniatore” e quella del “commerciante” di valuta elettronica;

    2. il denaro elettronico non può essere impiegato per l’acquisto di beni e servizi “reali”;

    3. i minorenni non possono svolgere attività di compravendita di valuta virtuale;

    4. è proibita ogni forma di gioco d’azzardo all’interno dei giochi online

    Il Legislatore cinese ha anche fornito una definizione puntuale di “gioco d’azzardo nei giochi online”. In particolare, spiega ancora ChinaTechNews, ricadono entro tale categoria tutte le attività che prevedono l’assegnazione di denaro od oggetti digitali attraverso sistemi di scommessa, puntamenti al rilancio e simili.

    E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il G.U. n. 152 del 3 luglio 2009) il D.P.C.M. 6 maggio 2009 recante “Individuazione delle regole tecniche per le modalità di presentazione della comunicazione unica e per l’immediato trasferimento dei dati tra le Amministrazioni interessate, in attuazione dell’articolo 9, comma 7, del decreto- legge 31 gennaio 2007, n.7″

    All’interno del provvedimento sono contenute indicazioni rilevanti per quanto concerne il possesso e l’impiego della Posta Elettronica Certificata (PEC) da parte delle imprese. In particolare all’articolo 8, intitolato “Indirizzo elettronico dell’impresa” si scrive:

    1 . Nel modello di Comunicazione unica, è indicata la casella PEC corrispondente alla casella dell’impresa, ai fini dell’invio degli esiti delle domande e delle iscrizioni e di ogni altra comunicazione o provvedimento relativo al procedimento. Qualora l’impresa non disponga di una casella PEC lo dichiara nella comunicazione unica, indicando le modalità per la ricezione della comunicazione circa l’assegnazione di una casella ai sensi del comma 2.
    2.
    Nel caso l’impresa non sia provvista di casella PEC, le camere di commercio provvedono immediatamente ad assegnare una casella PEC ai fini del procedimento senza costi per l’impresa, ai sensi dell’art. 9, comma 6, del decreto-legge n. 7 del 2007. Le istruzioni operative sono pubblicate in opportuna sezione del sito, dandone comunicazione ai sensi del comma 1.
    3. La casella dell’impresa è iscritta al registro delle imprese ai sensi dell’art. 4, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 68 del 2005.

    posted by admin on luglio 6, 2009

    Diritto d'autore e copyright

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    Lo dice bene un documentato articolo pubblicato nei giorni scorsi dal Los Angeles Times: quelle in corso sono davvero “big weeks” per quanto concerne gli orientamenti giuridici su circolazione e distribuzione dei materiali multimediali online.

    Prima la decisione del Tribunale svedese che ha giudicato colpevoli i fondatori del popolare sito di file sharing The Pirate Bay, e la susseguente vendita dello spazio in questione a Global Gaming Factory. Quindi la sentenza di Harold Baer, giudice distrettuale dello Stato di New York, il quale ha condannato un internet provider colpevole di promozione esplicita dello scambio di contenuti online.

    Ma soprattutto, l’apertura oltreoceano di due nuovi casi che potrebbero allargare ulteriormente il “fronte” di battaglia tra major e supporter della libera circolazione in rete.
    Lunedì scorso, infatti, un raggruppamento composto da 13 etichette musicali ha iscritto a ruolo una causa contro 3 servizi di downloading (legale) di musica. Secondo l’accusa, i responsabili dei servizi avrebbero inserito indebitamente nelle proprie library alcune canzoni appartenenti alle etichette, non rispettando le leggi vigenti sul copyright.
    Il secondo caso riguarda invece l’American Society of Composers, Authors and Publishers, che ha chiesto ad una Corte Federale di ridefinire lo “status” delle suonerie per cellulare, facendole rientrare nella categoria delle “performance pubbliche” anziché in quella dei “download”. Se accolta, l’istanza darà all’ASCAP la possibilità di richiedere delle royalty in tutti i casi in cui lo squillo del cellulare è associato ad un motivo sotto copyright.

    posted by admin on luglio 4, 2009

    Portfolio

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    Una selezione di articoli su “Diritto&Internet” pubblicati nel corso del periodo appena trascorso:

  • Intervista al Commissario Europeo Viviane Reding: “L’accesso alla rete è un diritto fondamentale” [Altroconsumo]
  • Pubblicate le nuove linee guida UE in materia di social networks e privacy [Dailybits]
  • “Fatta internet ci vuole la cultura digitale”. Conversazione con il Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali [Scene Digitali]
  • Google nel mirino dell’antitrust USA a causa di “Google Book Search” [CNet]
  • HealthDataRights.org propone una “Dichiarazione dei diritti sui dati sanitari” [HDR.org]
  • Una settimana calda sul fronte del copyright e della privacy. E la prossima… [LA Times]
  • La Legge Hadopi come l’araba fenice [Quinta's weblog]