Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Sono comparse in rete nuove segnalazioni da parte di utenti che hanno ricevuto lettere cartacee da parte della società tedesca DAD Deutscher Adressdienst GMBH per l’iscrizione al ”Registro italiano in Internet per le imprese“.

Si tratta apparentemente di richieste di verifica di dati relative alle attività professionali dei titolari di siti web. In realtà la sottoscrizione del modulo vincola l’utente ad un contratto di tre anni per la fornitura di un servizio per un costo annuale di 958 euro.

La truffa è nota.  Già nel 2007 il “Registro italiano in Internet per le imprese” era stato oggetto di due provvedimenti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che infliggevano una pesante sanzione pecuniaria per pubblicità ingannevole alla società tedesca.

I provvedimenti hanno rilevato infatti come il nome del servizio inducesse  i consumatori a ritenere che si trattasse di un’iniziativa ufficiale del Registro del ccTLD “it”dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa, , unico ente deputato alla registrazione e gestione dei domini.IT in Italia.

La nuova ondata di lettere provenienti dal “Registro italiano in Internet per le imprese” è stata già segnalata dal sito del Registro del ccTLD “it” e si è rapidamente diffusa attraverso il tam tam della rete.

”, induce i consumatori, a ritenere che si tratti di un’iniziativa ufficiale dell’ente
sopra richiamato, sfruttando peraltro l’affidabilità notoriamente riconosciuta a detto ente, anche in considerazione del
fatto che la tenuta del Registro ufficiale rientra nei suoi compiti istituzionali

Se i vantaggi economici, gestionali e organizzativi del cloud computing sono noti, un certo timore e un certo sospetto circondano gli aspetti legali del cloud.

I problemi giuridici, tuttavia, possono essere risolti da un buon contratto che disciplini sicurezza, protezione dei dati personali, legge applicabile e SLA.

Dal punto di vista giuridico, queste sono le principali criticità legate all’espansione delle nuvole. Trasferire dati all’esterno, infatti, ne comporta la perdita di controllo “fisico” da parte dell’utente. Da questo punto di vista i maggiori interrogativi riguardano gli aspetti legati alla sicurezza e alla tutela dei dati personali affidati a terzi.

In particolare, è essenziale definire l’architettura e i ruoli dei vari soggetti coinvolti per chiarirne i doveri collegati all’applicazione della normativa vigente.

posted by admin on novembre 25, 2011

Miscellanee

(No comments)

Una recente operazione della Guardia di Finanza di Milano sullo scambio illegale di opere protette da copyright ha portato alla denuncia di due persone ed al sequestro di circa 22.500 opere musicali tra cui alcuni brani dell’ultimo album della cantante Laura Pausini.

A quanto risulta da diversi magazine online, sarebbe stato proprio lo staff della Pausini a denunciare alla Guardia di Finanza la presenza in rete di alcuni brani dell’ultimo album della cantante romagnola diffusi illegalmente su Internet prima dell’uscita ufficiale nei negozi.

A quanto risulta, i file sarebbero versioni “live” di alcune canzoni registrate durante una prova in teatro risalente ad alcuni mesi fa.

In seguito alla segnalazione, i militari del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, in collaborazione con la Federazione contro la pirateria musicale, hanno condotto un’indagine di otto settimane fra le province di Milano, Bergamo, Caserta e Pavia.

L’operazione, denominata “Inedito” come il titolo dell’album della Pausini, ha portato alla denuncia di due persone che rischiano ora sanzioni amministrative per oltre 2 milioni e 317mila euro.

È stato stimato che l’immediata rimozione dei file inediti dalle piattaforme online abbia evitato all’artista un danno economico di diversi milioni di euro.

Come ampiamente riportato dalla stampa, l’entourage della cantante sospetta che il colpevole della diffusione illegale dei brani sia da ricercarsi nell’ex chitarrista della Pausini, recentemente allontanato dal gruppo per motivi professionali e personali.

Con la pronuncia n. 3853 del 16 settembre 2011, il Tribunale di Firenze ha affermato che il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico si consuma nel luogo in cui si trova il sistema oggetto della condotta abusiva. In altri termini, secondo la pronuncia, è irrilevante, ai fini della individuazione del luogo di consumazione del reato, il luogo dal quale sia iniziata la procedura di accesso.

Il caso ha riguardato dei pubblici funzionari i quali sono stati ritenuti colpevoli di aver effettuato un accesso abusivo alla banca di dati del Sistema d’Interforze del Ministero dell’Interno (SDI), collocata fisicamente a Roma, e successivamente di aver acquisito dati coperti da segreto attinenti ad un centinaio di persone.

I pubblici funzionari avevano effettuato l’accesso, qualificato poi come abusivo, attraverso l’uso di terminali collocati presso uno degli uffici decentrati del Ministero dell’Interno (nel caso di specie, l’ufficio di Firenze).

Questa circostanza ha rappresentato l’oggetto di un’eccezione preliminare sulla competenza territoriale del Tribunale di Roma invece di quello di Firenze, adito in prima istanza.

Di qui, la conclusione del Tribunale, secondo cui il luogo di consumazione del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico è quello in cui avviene il superamento della protezione informatica e l’introduzione nel sistema, ove è fisicamente collocato l’elaboratore centrale che controlla le credenziali di autenticazione e dal quale si estraggono le informazioni.

Secondo la prospettiva descritta da questa pronuncia, in caso di accesso abusivo ad un sistema informatico collocato fisicamente in Italia, il reato sarebbe consumato e come tale perseguibile nel nostro Paese, anche nel caso in cui il collegamento abusivo, tramite ad esempio l’uso di credenziali di autenticazione, avvenisse attraverso un terminale situato fuori dai confini nazionali.

posted by Beatrice Succi on novembre 22, 2011

Miscellanee

(No comments)

È stato recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 267 del 16 novembre 2011) il d.p.c.m. 22 luglio 2011 relativo alle “comunicazioni con strumenti informatici tra imprese e amministrazioni pubbliche, ai sensi dell’articolo 5-bis del Codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni”.

Il decreto prevede che, a decorrere dal 1° luglio 2013, la presentazione di istanze e dichiarazioni, lo scambio di dati, informazioni e documenti tra le imprese e le pubbliche amministrazioni avvenga esclusivamente in via telematica. L’obbligo vale anche per la documentazione eventualmente allegata. Dal 1° luglio 2013, pertanto, le istanze e le comunicazioni, se inviate in forma cartacea, non potranno essere accettate.

Per la realizzazione dell’obiettivo posto dal decreto, entro il 30 giugno 2013, le amministrazioni centrali dovranno provvedere alla completa informatizzazione delle comunicazioni.

È previsto, inoltre, in capo a DigitPA un ruolo di vigilanza sul rispetto degli adempimenti previsti. In caso di inosservanza, infatti, i vertici delle pubbliche amministrazioni inadempienti si espongono a responsabilità dirigenziale e l’attuazione delle misure viene tenuta in considerazione anche ai fini della valutazione della performance organizzativa e di quella individuale dei dirigenti.

posted by admin on novembre 21, 2011

Diritto d'autore e copyright

(No comments)

Immagine 1È in aumento il numero di utenti di YouTube che lamentano “furti” di paternità sui video pubblicati sul noto portale.

Le storie raccontate sono fra loro molto simili: dopo aver caricato su YouTube video originali – come ad esempio filmati del proprio animale domestico – gli utenti ricevono una mail da YouTube che annuncia che il copyright del video è stato reclamato da terze parti attraverso il sistema di Content ID.

In seguito alla segnalazione il filmato tuttavia non viene in rimosso, al contrario viene “arricchito” di banner pubblicitari, i proventi dei quali finiscono nelle tasche del nuovo supposto proprietario dei diritti d’autore.

La “truffa” utilizza in questo modo il  particolare sistema adottato da YouTube per individuare  i video che contengono materiale protetto. Content ID è infatti un sistema automatico (recentemente trattato sul nostro blog) in grado di confrontare ogni video caricato con oltre sei milioni di filmati segnalati come protetti da copyright dai legittimi proprietari dei diritti.

La policy di YouTube prevede che le segnalazioni per il Content ID siano accettate solo da parte di società private e non da semplici cittadini.

Gli utenti che ricevono da YouTube l’avviso che il copyright di un video da loro caricato è stato reclamato da un’azienda possono comunque inviare un contro-reclamo entro alcuni giorni; a quanto pare, tuttavia, nonostante molti utenti protestino contro questi abusi la maggior parte preferisce non essere coinvolta in contenziosi con le aziende.

Secondo il magazine Wired, approfittando di questo sistema, molte società – tra cui spiccherebbe in particolare un’azienda russa chiamata “Netcom Partners” - hanno iniziato a segnalare come propri alcuni popolari filmati di privati cittadini, assegnandosi così i proventi derivati dagli AD pubblicitari.

I ricavi ottenuti da questi “dirottamenti” non sono stato ancora quantificati. Le migliaia di proteste degli utenti pubblicate sui forum di YouTube sembrerebbero suggerire un volume d’affari piuttosto elevato. Il fenomeno sembrerebbe comunque in continua crescita.

farmaciaIn seguito a diverse proteste da parte di cittadini, il Garante della privacy ha deciso di intervenire sulle misure regionali di compartecipazione alla spesa sanitaria per fasce di reddito, recentemente predisposte dal Ministero dell’economia e delle finanze.

Alcune Regioni, infatti, a seguito alla manovra economica 2011, avevano evitato di introdurre il pagamento di 10 euro sulle ricette per le prestazioni specialistiche ambulatoriali, differenziando invece il ticket richiesto in base alla fascia di reddito familiare. La modalità adottata, tuttavia, non garantiva un’adeguata protezione dei dati personali dei pazienti.

In particolare, i cittadini hanno segnalato al Garante il fatto che, per usufruire delle esenzioni sul ticket in farmacia, erano stati costretti a comunicare il loro livello di reddito al farmacista, magari in presenza di altri clienti, o alle persone che eventualmente acquistavano medicinali per loro conto.

Il Garante privacy ha quindi approvato lo schema di linee di indirizzo secondo cui il medico dovrà apporre sulla ricetta uno speciale codice che indichi la fascia di reddito dell’assistito.

Sarà dunque solo il medico, all’atto della prescrizione, a verificare il codice da inserire per ogni paziente collegandosi al Sistema tessera sanitaria, oppure utilizzando l’apposita documentazione cartacea o digitale predisposta dalla ASL.

posted by Annarita Ricci on novembre 17, 2011

Miscellanee

(No comments)

Gli organi di stampa non pare abbiano dedicato adeguata attenzione alla proposta di regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativo ad un diritto comune europeo della vendita.

Il regolamento, che se adottato entrerà in vigore trascorsi venti giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, costituisce un corpus unitario di norme sui contratti che andrebbe ad affiancare i singoli diritti nazionali.

I contraenti anche se di nazionalità diversa avrebbero, in altri termini, la possibilità di scegliere di disciplinare i rapporti negoziali alla luce di questo “secondo regime” di diritto contrattuale.

La ratio è evidente: migliorare l’instaurazione e il funzionamento del mercato interno facilitando l’espansione degli scambi transfrontalieri per le imprese e gli acquisti transfrontalieri per i consumatori. Sotto questo profilo, l’armonizzazione del diritto non può che agevolare il raggiungimento di questi obiettivi.

Sotto il profilo sostanziale, il regolamento detta norme applicabili ai rapporti tra professionisti nonché tra professionisti e consumatori. Diverse, infatti, sono le disposizioni a tutela del consumatore, considerato parte debole del rapporto, che richiamano norme note anche nel nostro ordinamento.

Lodevole, sotto il profilo strettamente civilistico, l’attenzione dimostrata nel dettare norme sulla disciplina inerente i requisiti del contratto e le vicende negoziali (ad esempio, vizi del consenso, risoluzione, ecc.).

Nelle definizioni, inoltre, è richiamata la buona fede e la correttezza, principi generali su cui può dirsi improntato l’intero impianto della disciplina.

Ultima, ma non per importanza, la definizione dei contratti di fornitura digitale, quali contratti aventi ad oggetto “dati prodotti e forniti in formato digitale, secondo o meno le indicazioni del consumatore, inclusi le registrazioni audio o video, le immagini o i contenuti digitali scritti, i giochi digitali, il software e il contenuto digitale che permette di personalizzare l’hardware o il software esistente”.

In seguito ad oltre un migliaio di segnalazioni da parte di cittadini, la Procura di Roma ha avviato un’indagine sulla regolarità del sito www.italia-programmi.net, gestito dalla società Estesa Limited, con sede alle Seychelles.

L’ipotesi di reato delineata dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai pm Maria Teresa Gregori e Nicola Maiorano è di truffa e tentativo di truffa ai danni degli utenti del sito.

Come precedentemente riportato sul nostro blog, attraverso una normale procedura di registrazione al sito, gli utenti di italia-programmi.net sottoscrivevano – sostanzialmente a loro insaputa – un contratto biennale per la fornitura di software al costo annuale di 96 euro. In seguito, senza inviare alcuna conferma del perfezionamento del contratto, la società Estesa Ltd iniziava a sollecitare i pagamenti minacciando i citaddini, attraverso lettere e raccomandate, di avviare azioni legali in caso di mancato adempimento.

All’indagine collabora la Polizia Postale che ha avviato gli accertamenti richiesti dal Garante della concorrenza e del mercato in seguito a circa 4000 segnalazioni da parte dei cittadini. È stato stimato che la truffa ammonterebbe a circa 100mila euro.

Dato il considerevole numero di persone attualmente coinvolte nella truffa, l’Autorità Garante ha recentemente pubblicato sul suo sito un avviso in cui ricorda che, con delibera adottata il 25 agosto scorso, in via cautelare, l’Autorità ha intimato alla società Estesa Limited a “cessare l’invio dei solleciti di pagamento in quanto, in base alle prime valutazioni, essi appaiono riconducibili ad una condotta commerciale che viola il Codice del Consumo”. L’Autorità ricorda, pertanto, che tali solleciti sono inviati da Estesa Limited in palese violazione della delibera adottata il 25 agosto 2011.

Cinque siti appartenenti al network Italianshare e due siti ad esso affiliati sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Agropoli (SA) in seguito ad un’indagine sulla condivisione illecita di materiale protetto da copyright.

Sembra infatti che i siti offrissero agli utenti un servizio di indicizzazione di link attraverso i quali si accedeva a materiale protetto da copyright, come film, software, videogiochi, musica e libri.

Sebbene il materiale illecito non fosse ospitato sui server di Italianshare, attraverso il servizio di indicizzazione era possibile individuare pagine esterne – appartenenti ad altri siti – sulle quali era possibile visualizzare o scaricare i file.

Le indagini, attualmente ancora in corso, sono ora volte a quantificare i proventi derivanti dalla gestione del network, che ospitava sulle sue pagine diversi banner pubblicitari, nonché a identificare tutti i soggetti che hanno partecipato alla sua organizzazione.

Come già accaduto in casi simili, il “sequestro” dei siti si traduce nella pratica in un oscuramento, attuato tramite un blocco di accesso effettuato dai singoli ISP.

Il principale gestore di Italianshare è stato identificato in un uomo di 49 anni di Agropoli che operava in rete con il nickname “Tex Willer”. L’uomo rischia ora sanzioni penali, così come coloro che hanno contribuito alla condivisione illecita delle opere.

Stando a quanto viene riportato da diversi magazine online, gli inquirenti stanno anche esaminando la provenienza delle donazioni al sito effettuate attraverso account PayPal.