Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

L’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha revocato l’ordine del blocco di accesso da parte degli ISP a tutti i siti web gestiti dal retailer Private Outlet, di cui abbiamo dato notizia su questo blog.

La nuova decisione segue un’audizione in cui i legali della società, chiedendo la revoca del provvedimento cautelare, hanno prodotto alcune prove volte a dimostrare che la società ha avviato le pratiche dei rimborsi ai clienti prima dell’avvio del procedimento dell’Autorità.

L’indagine, che aveva portato all’oscuramento dei siti, era stata avviata in seguito a molte segnalazioni di acquirenti che lamentavano che la società non corrispondeva i rimborsi per merce acquistata online dai clienti e mai recapitata a casa. Altri reclami indicavano invece consegne avvenute fuori tempo massimo o ricezione di merce diversa da quella ordinata, altri ancora segnalavano di avere ricevuto un codice di spedizione risultato inesistente. Un’ulteriore comune lamentela segnalava che la società avrebbe omesso di rispondere ai reclami inoltrati via email e avrebbe limitato l’operativita del numero telefonico del servizio clienti.

Per quanto riguarda l’ultimo punto i legali di Private Outlet hanno ammesso che la società ha avuto problemi di reperibilità e da aprile a ottobre del 2011 si sarebbero verificate delle disfunzioni nel servizio di costumer care. L’azienda avrebbe comunque posto rimedio al disservizio nel mese di ottobre, grazie alla sostituzione della società incaricata di gestire il call center. Con riguardo ai casi segnalati di omessa o tardiva consegna della merce, i rappresentanti della società hanno sostenuto che si tratterebbe di pochi casi isolati dipesi da disguidi provocati da una migrazione informatica e che Private Outlet garantisce ora un puntuale e initerrotto rimborso ai propri clienti di tutti gli ordini ad oggi rimasti inevasi.

Preso atto dell’avvio della procedura volta a soddisfare tutti i reclami ricevuti, l’Antitrust ha disposto il ripristino delle connessioni ai siti afferenti a Private Outlet. Dal momento però che il processo di riparazione dei danni è ancora in fase di realizzazione, l’Autorità Garante ha ritenuto opportuno apporre sulle homepage dei siti un avviso volto ad informare il consumatore del provvedimento cautelare di oscuramento, ora sospeso, accompagnato dai recapiti del customer service. Tuttavia ad oggi il sito it.privateoutlet.com risulta raggiungibile e privo di qualunque avvertenza dell’Autorità.

A margine di questa notizia, riportiamo anche che i legali dell’azienda hanno eccepito l’irritualità della comunicazione di avvio del procedimento istruttorio alla società a responsabilità limitata Private Outlet. A quanto si apprende infatti, la responsabilità sia del sito internet che dell’attività di vendita online sarebbe della società francese Private Outlet S.a.s. cui la società italiana Private Outlet S.r.l. fa capo. Questa informazione era già stata segnalata sul nostro blog da una gentile lettrice, evidentemente a conoscenza dei fatti, che ringraziamo.

posted by Giulia Giapponesi on marzo 29, 2012

Miscellanee

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È stata recentemente pubblicata sulla stampa la notizia della prima truffa in Italia portata a termine grazie all’utilizzo illecito della firma digitale.

Secondo quanto riportato, da una verifica effettuata presso la Camera di Commercio, nel 2011 un imprenditore romano ha scoperto che la totalità delle quote sociali della sua azienda erano state intestate a sua insaputa ad un uomo di nome David Henry Antinucci che, diventato così socio unico, si era nominato anche amministratore unico della società con facoltà di trasferire la sede sociale.

Gli atti di cessione delle quote, con contestuale nomina del nuovo amministratore, erano stati comunicati alla Camera di Commercio via internet attraverso lo studio di un commercialista e grazie all’attivazione di una smart card elettronica con firma digitale (obbligatoria per le comunicazioni societarie con il registro delle imprese) intestata all’imprenditore, ma non da lui richiesta.

L’indagine svolta dagli investigatori informatici del Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza ha portato all’identificazione di tre presunti colpevoli, tra cui Antinucci, che devono ora rispondere dei reati di sostituzione di persona, false dichiarazioni o attestazioni al certificatore di firma elettronica sull’identità o qualità personali proprie o di altri, falsità in atti pubblici, in scritture private e in documenti informatici.

Secondo quanto emerso dall’indagine, Antinucci sarebbe stato aiutato nella truffa dal titolare di una società di supporto alle imprese, risultato evasore totale da 16 anni. I due avrebbero utilizzato una fotocopia della carta di identità dell’imprenditore per attivare due smartcard presso un’agenzia di servizi di certificazione, attraverso la compilazione di uno specifico modulo.

Il titolare dell’agenzia ha dichiarato di aver avuto rapporti diretti con i due uomini per il rilascio delle smart card e di aver appreso da loro che l’imprenditore non sarebbe stato presente al momento delle firme perchè impegnato all’estero. Il commercialista che ha inoltrato gli ordini alla Camera di Commercio ha spiegato invece di aver lavorato, in buona fede, sulle carte che gli sono state trasmesse dal titolare dell’agenzia di servizi, senza effettuare ulteriori verifiche.

A quanto si apprende dai giornali, i magistrati sono convinti che il titolare dell’agenzia di servizi e il commercialista non siano coinvolti nella truffa, ma abbiano semplicemente peccato di leggerezza quando hanno avviato le pratiche.

Il commercialista è stato segnalato per motivi disciplinari all’Ordine competente per non aver verificato come genuine (in quanto non apposte alla sua presenza) le firme riferibili ai soggetti interessati all’atto di cessione delle quote sociali.

Alla luce della ricostruzione qui operata, sicuramente possiamo affermare che la vicenda suscita interesse non solo per la novità del mezzo attraverso cui pare essere stata perpetrata la truffa ma anche per i diversi profili di responsabilità che emergono in relazione ai diversi soggetti coinvolti nel caso.

Ha avuto ampia eco la notizia del fallimento del ricorso di Mediaset contro il cittadino americano entrato in possesso del dominio “mediaset.com”.

La vicenda ha avuto inizio un anno fa, quando l’azienda di Cologno Monzese, per dimenticanza o per disguidi, ha mancato di effettuare il rinnovo del dominio “mediaset.com”, successivamente acquistato all’asta da Didier Mediba, rappresentante della Fenicius Llc, una società del Delaware.

In novembre, Mediaset ha avviato un ricorso per ottenere la riassegnazione del dominio presso l’Arbitration e Mediation centre della WIPO, l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale.

Le motivazioni addotte dalla società fondata da Silvio Berlusconi riguardavano l’evidente analogia del dominio “Mediaset.com” con gli altri domini di cui l’azienda possiede i diritti e l’assenza di interessi da parte del signor Madiba sul dominio acquistato.

I legali della Fenicius Llc hanno risposto alle accuse sostenendo che la parola «Mediaset» è formata da due vocaboli molto comuni in lingua inglese, “media” e “set”, sui quali l’azienda italiana non aveva alcun diritto di marchio. Inoltre, i legali hanno dichiarato che fosse intenzione del signor Madiba avviare un commercio proprio nel settore dei dispositivi di archiviazione mediatica.

L’arbitrato del WIPO ha sorprendentemente accolto le motivazioni della difesa. Pur riconoscendo l’identità tra il dominio in oggetto e i marchi detenuti dalla Mediaset Spa, il WIPO ha ritenuto generiche e non sufficienti le asserzioni  volte a dimostrare la malafede del rappresentante della Fenicius Llc..

“Mediaset.com” rimane dunque in mano al signor Madiba, almeno fino a quando le due parti non troveranno un accordo commerciale per la cessione del dominio.

Ad oggi, l’indirizzo web corrisponde ad un sito che vende apparecchiature per l’archiviazione mediatica.

posted by admin on marzo 26, 2012

Professione forense

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Sul supplemento ordinario n. 53 alla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 24 marzo scorso è stata pubblicata la legge 24 marzo 2012, n. 27 recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” noto come “decreto liberalizzazioni” o “decreto salva-Italia”.

La legge di conversione nel testo approvato definitivamente alla Camera dei Deputati il 22 marzo scorso contiene, tra altre cose, notevoli innovazioni per le libere professioni.

È stata confermata l’abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico ed è stata inserita la disposizione che prevede, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, la determinazione del compenso con riferimento ai parametri stabiliti con decreto del Ministro (art.9, comma 2). I parametri suddetti dovranno essere stabiliti entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Entro lo stesso termine, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, saranno anche stabiliti i parametri per oneri e contribuzioni alle casse professionali e agli archivi precedentemente basati sulle tariffe. È inoltre esplicitamente prescritto che il decreto deve salvaguardare l’equilibrio finanziario, anche di lungo periodo, delle casse previdenziali professionali.

Il compenso per le prestazioni professionali è pattuito, nelle forme previste dall’ordinamento, al momento del conferimento dell’incarico professionale. Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico; deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale (comma 4). Al professionista viene inoltre prescritto di rendere noto al cliente un preventivo di massima dove devono essere indicate, per le singole prestazioni, tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Nelle modifiche della conversione di legge è scomparsa dal comma 4 la previsione secondo cui l’inottemperanza di quanto disposto costituisse illecito disciplinare del professionista.

Per quanto riguarda i tirocini, una nuova modifica prevede che al tirocinante sia riconosciuto un rimborso spese  forfettario dopo i primi sei mesi di tirocinio (art.9, comma 4) mentre è restata invariata la previsione che la durata del tirocinio previsto per l’accesso alle professioni regolamentate non possa essere superiore a diciotto mesi (art.9, comma 6).

Hanno destato preoccupazione in rete le parole del presidente francese Nicolas Sarkozy che, in seguito ai tragici fatti di Tolosa, ha recentemente dichiarato: “A partire da oggi, chiunque consulti abitualmente quei siti che difendono il terrorismo o incitano all’odio e alla violenza saranno puniti alla stregua di criminali”.

La misura proposta dal presidente francese al fine di evitare “l’indottrinamento ideologico” sul territorio nazionale, ha scatenato le reazioni di importanti gruppi per i diritti digitali dei cittadini tra cui l’Electronic frontier Foundation e Reporters Sans Frontières.

“La soluzione proposta è sproporzionata ” ha dichiarato un portavoce di Reporters Sans Frontières “e può portare a una sorveglianza generalizzata della rete che minaccia la libertà individuale, arruolando gli Internet Service provider nel tentativo di identificare coloro che consultano determinati siti Internet”. 

Secondo molti commentatori, non solo il principio, ma anche il metodo proposto è altamente criticabile. L’identificazione infatti sarebbe possibile solo per tutti quegli utenti che non conoscono metodi per navigare anonimamente, mentre è presumibile che chiunque stia tramando di compiere un atto terroristico riesca anche ad eludere la sorveglianza degli ISP.

 L’Electronic Frontier Foundation ha espresso una seria preoccupazione per le implicazioni della dichiarazione di Sarkozy: “Quando un paese democratico come la Francia decide di censurare o criminalizzare il pensiero, non è solo la Francia a soffrirne ma il mondo, dal momento  che viene offerta ai regimi autoritari una facile giustificazione per la loro stessa censura. Noi sproniamo le autorità francesi a giudicare i crimini in base alle azioni e non ai pensieri”.

Tra le reazioni più malevole, va registrata anche l’opinione di quanti hanno ipotizzato che il presidente francese abbia cavalcato l’onda dell’emozione per i fatti di Tolosa per dotarsi di armi legislative per facilitare il blocco di siti Internet.

Per ulteriori considerazioni e approfondimenti si rimanda all’articolo di Reporters Sans Frontières e al post dell’Electronic frontier Foundation.

posted by admin on marzo 21, 2012

Computer Crimes

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Telecom Italia risulta indagata dalla procura di Milano nell’ambito di un’inchiesta su una presunta truffa su false sim card. L’azienda sarebbe stata coinvolta sulla base del d.lgs. n.231 del 2001 sulla responsabilità penale degli enti derivante da illecito amministrativo.

I reati su cui sta indagando la procura sono associazione per delinquere, ricettazione e falso. Tra le 99 persone iscritte al registro degli indagati per irregolarità nella gestione delle sim card risultano 14 dipendenti Telecom, mentre i restanti sarebbero tutti rivenditori autorizzati Tim.

Stando a quanto ricostruito dalla procura, nel periodo tra il 2007 e il 2009 i dipendenti Telecom indagati avrebbero attivato milioni di schede telefoniche intestate a persone inesistenti al fine di ricevere maggiori incentivi, in quanto l’azienda erogava dei bonus ai dipendenti in relazione al numero di sim card attivate. I rivenditori autorizzati Tim le vendevano poi sottobanco a persone che avevano interesse a non comparire come intestatari di una scheda telefonica e in molti casi venivano in seguito usate per commettere reati (specialmente di natura informatica).

Il giro di sim card portava dunque vantaggio ai dipendenti Telecom in termini di incentivi, ai rivenditori TIM per via del prezzo maggiorato con cui vendevano le schede già intestate, e alla stessa Telecom perché il commercio aumentava la sua quota di mercato e generava ulteriore traffico. Dalle indagini, coordinate dai pm di Milano Massimiliano Carducci e Francesco Cajani, risulterebbe che la società nel 2008 avrebbe tratto un ingiusto profitto di circa 231 milioni di euro.

Telecom ha diffuso un comunicato in cui si definisce “parte lesa” e in cui annuncia che “si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli imputati” sottolineando di aver presentato già nel 2008 “in qualità di parte offesa, due atti di denuncia-querela e sin dalla fase di avvio delle indagini di aver provveduto a sospendere i 14 dipendenti (nessuno dei quali dirigente) che risultavano all’epoca coinvolti e che risultano oggetto dell’attuale procedimento giudiziario”.

I documenti elettronici e le firme digitali saranno tra gli argomenti principali trattati durante OMAT 2012, la più importante mostra convegno italiana dedicata alle tecnologie digitali per la gestione dei dati aziendali.

L’evento, che si terrà a Milano il 27-28 marzo 2012,  si articola in un programma studiato per avvicinare il mondo delle PMI al digitale, comprensivo di conferenze, workshop, tavole rotonde e laboratori animati dai principali esperti di digitalizzazione a livello nazionale, tra cui i rappresentanti dei maggiori player del settore e delle istituzioni coinvolte, .

Tra i relatori del convegno sarà presente anche la Prof. Avv. Giusella Finocchiaro con un intervento dal titolo “La firma elettronica avanzata: un po’ di chiarezza”, inserito nella sessione “Documenti e firme digitali: corso accelerato di sopravvivenza”.

L’intervento è finalizzato a chiarire, in un momento di generale confusione, la firma elettronica avanzata di recente introduzione, al fine di delinearne l’esatta qualificazione giuridica e collocazione operativa, anche alla luce delle emanande regole tecniche, quali strumenti normativi a corredo di un già complesso quadro normativo.

La sessione si terrà il 27 marzo alle ore 14 presso l’Atahotel executive di Milano.

Per maggiori informazioni e per iscriversi gratuitamente all’evento, si rimanda al sito dell’evento.

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posted by Giusella Finocchiaro on marzo 19, 2012

Miscellanee

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Vi proponiamo di seguito un articolo della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro recentemente pubblicato sul numero di marzo della newsletter del magazine online “ICT4Executive”.

La conservazione dei documenti informatici solleva, sotto il profilo delle modalità procedurali e delle problematiche giuridiche connesse, diversi dubbi tra gli operatori. Cerchiamo, attraverso la formulazione di specifiche domande e risposte, di chiarire i principali aspetti della tematica.

Quali sono le regole principali in materia di conservazione dei documenti informatici?

Il Codice dell’amministrazione digitale, recentemente modificato dal d. lgs. 30 dicembre 2010, n. 235, disciplina agli artt. 40 e ss. la formazione, la gestione e la conservazione dei documenti informatici. Con particolare riguardo alla conservazione, la principale fonte normativa di riferimento è rappresentata dall’art. 43, che sancisce il generale principio della libertà delle forme nella conservazione dei documenti informatici, stabilendo che “i documenti degli archivi, le scritture contabili, la corrispondenza ed ogni atto, dato o documento di cui è prescritta la conservazione per legge o regolamento, ove riprodotti su supporti informatici sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge, se la riproduzione e la conservazione nel tempo sono effettuate in modo da garantire la conformità dei documenti agli originali, nel rispetto delle regole tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 71”. Naturalmente, se i documenti sono prodotti in originale in formato digitale, la modalità logicamente conseguente di conservazione dei documenti è quella digitale. Il processo di conservazione sostitutiva dei documenti, quindi, può riguardare tanto i documenti informatici, quanto i documenti analogici.

Come avviene il procedimento di conservazione?

Il procedimento avviene mediante la memorizzazione del documento, nel caso di documenti informatici, o dell’immagine di esso, nel caso di documenti analogici, su supporti ottici. Il procedimento termina con l’apposizione, sull’insieme dei documenti, del riferimento temporale e della firma digitale da parte di un soggetto, il responsabile della conservazione, il quale attesta il corretto svolgimento del processo. I requisiti del sistema di conservazione sono descritti dall’art. 44 del Codice dell’amministrazione digitale: in particolare, devono essere garantiti l’identificazione certa del soggetto che ha formato il documento, nonché dell’amministrazione o dell’area organizzativa di riferimento, l’integrità del documento e la leggibilità e la reperibilità delle informazioni identificative. Alla luce del dato normativo richiamato si può, quindi, affermare che il diritto, invocando il principio di libertà delle forme della conservazione, riconosce ai soggetti un ampio spazio di autonomia. Spetta, infatti, ai soggetti interessati stabilire compiutamente le procedure della conservazione.

Quali sono le principali novità normative in materia di conservazione?

Tra le principali novità introdotte dal d. lgs. 30 dicembre 2010, riveste un particolare rilievo la disposizione di cui all’art. 44 bis del Codice dell’amministrazione digitale. La norma consente l’affidamento dell’attività di conservazione e di certificazione dei relativi processi a soggetti pubblici e privati, i quali possono, inoltre, chiedere l’accreditamento presso DigitPA. Merita, inoltre, attenzione la disposizione di cui all’art. 44, comma 1° bis, secondo cui il responsabile della conservazione opera d’intesa con il responsabile del trattamento dei dati.

La conservazione dei documenti solleva problematiche relative alla normativa sulla protezione dei dati personali?

É necessario inquadrare, sotto il profilo della normativa a tutela dei dati personali, il responsabile della conservazione. Occorre, infatti, chiedersi se questi sia titolare autonomo del trattamento o responsabile del trattamento. Una problematica non di poco rilievo considerata la circostanza per cui il processo di conservazione può essere affidato, tramite un contratto di outsourcing, ad un soggetto terzo.

Quale dunque deve essere l’approccio a questa tematica?

Deve essere un approccio il più possibile aperto, considerato che il diritto pone molti meno vincoli di quanto si pensi. Il diritto, infatti, fornisce gli strumenti, ma non pone vincoli alla libertà dei soggetti interessati di definire le procedure. Ampio spazio, quindi, all’autonomia negoziale.

posted by admin on marzo 16, 2012

Tutela dei consumatori

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L’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha ordinato la sospensione dell’attività commerciale del portale di e-commerce Private Outlet e ha disposto il blocco di accesso da parte degli ISP a tutti i siti web di cui è composta la piattaforma.

La decisione segue un’indagine avviata lo scorso gennaio in seguito a molte segnalazioni di acquirenti che lamentavano pratiche commerciali scorrette da parte della società Private Outlet S.a.s., che  proponeva sul suo portale di moda vestiti e oggetti firmati con sconti fino al 70% rispetto ai prezzi di listino.

A quanto è emerso dalle segnalazioni, nella maggior parte dei casi la società non avrebbe consegnato ai clienti la merce acquistata tramite il suo sito, né avrebbe restituito le relative somme corrisposte ai consumatori. Nei casi di avvenuta consegna, non avrebbe rispettato i termini indicati al consumatore dopo l’acquisto o avrebbe consegnato merce diversa da quella ordinata. A fronte di proteste e reclami per il mancato invio dei prodotti ordinati, la società avrebbe poi fornito agli acquirenti un codice di spedizione del corriere Bartolini risultato inesistente.

I clienti di Private Outlet sarebbero stati ostacolati nell’esercizio dei loro diritti contrattuali. Secondo le segnalazioni, la società avrebbe omesso di rispondere ai reclami inoltrati via e-mail e avrebbe limitato l’operativita? del numero telefonico del servizio clienti.

In seguito ad un primo esame, l’Autorità Antitrust ha ritenuto sussistenti le pratiche commerciali descritte in violazione degli art. 20, 21 comma 1 lettera b), 24 e 25, lettera d), del Codice del Consumo, in quanto anche durante i controlli continuavano ad arrivare segnalazioni in merito al perdurare dei comportamenti scorretti.

In considerazione del fatto che le informazioni presenti sul portale continuavano a “raggiungere una molteplicita? di consumatori, potendoli indurre ad assumere una decisione commerciale che altrimenti non avrebbero preso” l’Autorità ha disposto la sospensione del servizio commerciale di Private Outlet e l’oscuramento dei relativi siti, tra cui le versioni francese, inglese, tedesca della piattaforma.

libro_pizzettiL’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato, ha recentemente presentato “Sette anni di protezione dati in Italia“, un libro che traccia il bilancio del lavoro svolto negli ultimi sette anni dall’Autorità e raccoglie una ricca documentazione sugli interventi che hanno caratterizzato l’attività del Collegio.

Il presidente Francesco Pizzetti ha  colto l’occasione della presentazione del volume per fare il punto sull’odierno panorama normativo in materia di protezione dei dati personali ed sulle recenti proposte di revisione della normativa europea, che consistono in un Regolamento e una Direttiva relativa ai trattamenti per finalità di giustizia e di polizia.

Citando la Vicepresidente della Commissione Neelie Kroes, durante la presentazione del libro il Garante ha sottolineato che “senza un efficace sistema di protezione dei dati, anche lo sviluppo dell’agenda digitale corre pericoli seri e rischia di andare incontro a resistenze, diffidenze e limitazioni che ne metterebbero seriamente a rischio l’efficacia innovativa e la capacita? di incrementare lo sviluppo delle nostre economie“.

Nell’approfondimento dedicato al tema in “Sette anni di protezione dei dati in Italia”, il Garante dichiara che la proposta di revisione della normativa indubbiamente evolve verso una maggior protezione dei dati personali. Il Regolamento, ricorda infatti il Garante, si applicherà ai trattamenti effettuati dai titolari operanti in paesi terzi quando riguardano beni o servizi offerti a soggetti residenti nell’Unione Europea o i dati sono trattati per profilare il loro comportamento.

Sono state inoltre introdotte diverse novità rilevanti.  Tra i principali elementi chiave delle nuove proposte spicca l’introduzione dell’obbligo “generalizzato” di notifica dei data breach (art. 31), l’obbligo di implementare approcci di privacy by design e by default (art. 23) e l’obbligo di valutazione d’impatto privacy (art. 33). L’obbligo di notifica dei trattamenti all’Autorità è stato invece eliminato e sostituito dall’obbligo per le pubbliche amministrazioni e le grandi aziende di nominare un responsabile per la protezione dei dati (data protection officer: art. 35) o di tenere la documentazione a disposizione dell’autorità di controllo e degli interessati (art. 28).

Sono inoltre stati sanciti il principio di accountability (art. 22) e il principio di data portability (art. 18).

Per un approfondimento si rimanda alla pagina dedicata alla proposta di revisione della normativa presente sul sito della Commissione di Giustizia europea. Il testo del discorso del Presidente Francesco Pizzetti è invece disponibile sul sito del Garante per la protezione dei dati personali.