Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by Giulia Giapponesi on agosto 30, 2012

Miscellanee

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La vicenda che ha coinvolto il portale Rojadirecta ha sollevato critiche e forti perplessità tra gli attivisti delle libertà civili  in rete in merito ad un supposto abuso di potere da parte delle autorità statunitensi.

Pochi giorni fa il popolare sito sportivo spagnolo è tornato in possesso dei suoi domini “.org” e “.com” sequestrati nel gennaio 2011  su ordine del Dipartimento di Giustizia americano nell’ambito della cosiddetta “Operation In Our Sites” .

L’operazione, volta a contrastare il fenomeno della pirateria in rete, aveva sequestrato i domini di Rojadirecta insieme ad altri 8 domini sospettati di offrire illegalmente la diretta streaming di eventi sportivi. 

Puerto 80, la società che gestisce Rojadirecta, aveva presentato reclamo sostenendo di non essere coinvolta in alcuna infrazione di copyright. Il portale sportivo, che conta oltre 850.000 utenti registrati, non ospita video in streaming ed è composto semplicemente da una sorta di forum dove gli utenti possono discutere su temi vari, prevalentemente sportivi, anche condividendo link a siti di eventi sportivi, tra cui eventualmente siti pirata.

A quanto si apprende, il Dipartimento di Giustizia americano, che aveva sequestrato il sito a causa dei link illegali, ha dissequestrato i domini di Rojadirecta in seguito ad una recente sentenza emessa da un giudice federale statunitense. Chiamato a pronunciarsi su un caso analogo, il giudice,  considerato un esperto in materia di copyright in rete, ha rigettato le accuse di violazione di copyright contro un sito di indicizzazione di video su cui gli utenti avevano pubblicato link a materiale piratato. La decisione ha così influenzato in Dipartimento di Giustizia in senso favorevole a Rojadirecta.

Lungi dall’essere accolto con soddisfazione, l’improvviso dietro-front del governo americano non ha impedito il sollevarsi di forti critiche da parte degli osservatori dei diritti civili su Internet.

In un commento pubblicato su Public Knowledge, una delle principali organizzazioni a favore dell’apertura della rete e della condivisione del sapere, è stato sottolineato  come  il costante rafforzamento delle leggi antipirateria negli Stati Uniti  abbia portato la giustizia americana a ritenere un sospettato di violazione del copyright “colpevole fino a prova contraria”.


posted by Giulia Giapponesi on agosto 27, 2012

Brevetti

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apple-samsungIl 25 agosto, la giuria del tribunale californiano di San Josè ha accolto le accuse della Apple contro la Samsung, ritenuta colpevole di aver violato “intenzionalmente” alcuni brevetti di proprietà della società di Cupertino. Il tribunale ha inoltre rigettato le accuse della società coreana, che contestava alla Apple la violazione di altri brevetti.

Il risarcimento danni imposto alla Samsung per la violazione di 6 brevetti di proprietà della Apple ammonta a oltre un miliardo di dollari. Tra i brevetti violati, tre riguardano alcune funzionalità del touchscreen ormai considerate uno standard per tutti gli utenti di smartphone, come la funzionalità che permette di toccare due volte un punto dello schermo per ingrandire, o l’utilizzo di due dita “a pinza” per “zoomare” dentro ad un’immagine.

Una vittoria piena per l’azienda californiana che, sul terreno di casa, si aggiudica un verdetto totalmente a suo favore a pochi giorni dalla sentenza del tribunale di Seoul che, sullo stesso caso, aveva salomonicamente diviso le responsabilità tra le due aziende.

La decisione statunitense è stata presa in un tempo considerato sorprendentemente breve per la difficoltà del caso. In meno di 48 ore i 9 giurati hanno studiato le oltre 100 pagine di istruzioni tecniche utili a stabilire quali brevetti erano stati violati e da quale delle due aziende.

A quanto si apprende, nella valutazione dei giurati sono state decisive alcune email scambiate tra interni della Samsung, dove veniva considerata l’aggiunta di funzionalità già utilizzate dalla Apple. Ha inoltre avuto un forte impatto sulla giuria il confronto tra gli smartphone progettati dalla società coreana prima e dopo il debutto dell’iPhone sul mercato.

La sentenza, comunque, non avrà un effetto immediato sul mercato, visto che non è stato posto alcun divieto sulla vendita dei prodotti Samsung. Tuttavia Apple ha presentato richiesta di ingiunzione affinchè venga impedita la vendita dei prodotti ritenuti in violazione dei suoi brevetti e l’udienza è fissata per il 20 settembre.

Nel frattempo Samsung ha già annunciato un ricorso contro la sentenza del tribunale di San Josè.

posted by admin on agosto 24, 2012

Brevetti

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Il tribunale di Seoul ha condannato sia Apple che Samsung per aver violazione di brevetti, e ha vietato la vendita di alcuni modelli di iPad, iPhone e Galaxy in Corea del Sud.

Sul fronte asiatico, la guerra infinita tra Apple e Samsung sembra avere trovato una tregua grazie alla salomonica sentenza del giudice Bae Jun-hyun che ha attribuito a ciascuna delle due società la violazione di un brevetto dell’altra.

La società di Cupertino avrebbe utilizzato illecitamente la tecnologia di mobile-data transfer della Samsung, mentre la società coreana avrebbe violato il brevetto della Apple relativo al “bounce- back”, la funzione del touchscreen che permette all’utente di vedere “rimbalzare” la schermata quando scorre fino alla fine di un documento.

I prodotti della Apple che dovranno essere tolti dal commercio in Corea del Sud sono gli smartphone iPhone 3GS, iPhone 4, e i tablet iPad 1 and iPad 2, mentre la Samsung dovrà fermare la vendita di 12 prodotti tra cui il Galaxy S, Galaxy S II and Galaxy Tab. Per quanto riguarda il risarcimento danni, la società americana dovrà pagare alla sudcoreana 40 milioni di won (28mila euro), mentre la società di Daegu dovrà versare all’azienda fondata da Steve Jobs l’equivalente di  17 mila euro.

La sentenza di Seoul precede di pochi giorni il verdetto sullo stesso caso che dovrà essere emesso negli Stati Uniti da un giudice californiano.

Così come internet ha aperto il mondo a tutti e a ciascuno di noi, ha anche aperto tutti e ciascuno di noi al mondo. E sempre più, il prezzo che ci viene chiesto di pagare per tutta questa connettività è la nostra privacy. Oggi, quel che molti ameremmo credere è che internet sia un luogo privato; non lo è.

Nella video conferenza di TED che vi presentiamo oggi, Gary Kovacs, CEO dell’azienda no-profit Mozzilla Corporation, parla del tracciamento dell’attività degli utenti in rete e della necessità di istituire regole che impediscano alle aziende di tracciare l’attività dei navigatori senza il loro consenso. Per acquisire maggiore consapevolezza sul tracciamento la Mozzilla Corporation ha messo a punto un plug in per il browser che permette agli utenti di sapere quante volte la loro attività viene tracciata durante il giorno.

posted by admin on agosto 21, 2012

Diritto d'autore e copyright

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Vi presentiamo qui la presentazione della video lezione di Giusella Finocchiaro dedicata alla tutela dei diritti digitali, contenuta nella ventunesima uscita di Master24 Marketing e Comunicazione del Sole 24 Ore.

La presentazione è dedicata al tema delle licenze d’uso e le licenze Creative Commons. La video lezione completa sarà disponibile nelle edicole il 5 settembre 2012.

Immagine anteprima YouTube

I geni del DNA umano possono essere brevettati dalle compagnie biotecnologiche. Questa la conclusione della Corte di Appello federale USA che ha recentemente confermato una precedente sentenza sul copyright di due geni scoperti dalla società americana Myriad Genetics.

Il caso risale al 201o, quando l’American Civil Liberties Union (ACLU) chiese alla Corte federale di New York di revocare alla Myriad Genetics il brevetto su BRCA1 e BRCA2, due geni utili a diagnosticare la predisposizione genetica al tumore al seno e al tumore alle ovaie. L’accusa affermava che i geni umani non fossero brevettabili in quanto “prodotti di natura”, sostenendo inoltre che il copyright sui geni avrebbe ostacolato le future ricerche sul campo e le possibilità di cure dei pazienti.

L’esito della sentenza, che accolse le ragioni dell’ACLU, stabilì un primato che può sembrare sorprendente a quanti non abbiano familiarità con le licenze commerciali in campo biotecnologico. Era infatti la prima volta che una Corte americana dichiarava illegale la registrazione di brevetti sui geni umani. Il ricorso in appello intrapreso l’anno dopo dalla Myriad Genetics ha tuttavia ristabilito la consuetudine giudiziaria, accogliendo le ragioni della società di biotecnologie.

Nel 2012, alla luce di un’analoga vicenda giudiziaria culminata con una sentenza della Corte Suprema che dichiarava illecito il brevetto di una procedura di analisi sul sangue umano, il giudice della Corte Suprema ha stabilito che anche la decisione sul copyright della Myriad Genetics andasse rivista.

L’ultima sentenza emessa della Corte d’Appello del Circuito del District of Columbia ha tuttavia dato nuovamente ragione alla società biotech, ribadendo il diritto a brevettare i geni. I giudici hanno così deciso di accogliere le motivazioni dei legali della Myriad Genetics, secondo cui la possibilità di brevettare le scoperte sarebbe il vero motore della ricerca e dell’innovazione. La Corte ha tuttavia rigettato la seconda istanza della Myriad Genetics che chiedeva di poter brevettare anche i metodi di comparazione ed analisi delle sequenze di DNA umano.


L’ormai prossima assegnazione dei top level domain, sta causando polemiche da parte di alcuni stati arabi che protestano contro l’imposizione della cultura occidentale sottesa all’assegnazione di alcuni dominii.

La commissione dell’Arabia Saudita che si occupa di Information and Commucation Technology ha recentemente presentato ricorso contro 31 nuovi suffissi, tra cui spiccano ”.sex“, “.gay“, “.porn”, “.vodka”, “.wine“, “.casino“, “.poker“, ecc.

I suffissi fanno parte della lista di oltre 1.900 domini di primo livello che l’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’organizzazione che gestisce lo standard degli indirizzi web, sta assegnando a privati e aziende di tutto il mondo.

L’ICANN ha aperto a tutti la possibilità di fare richiesta per un dominio di primo livello al costo di 185.000 dollari a suffisso. Il processo di assegnazione finale prevede ora un periodo di pubblico dibattimento nel quale vengono acolti commenti e segnalazioni di terze parti. Fino ad oggi l’ente ha raccolto 6.185 commenti pubblici sulle assegnazioni, la maggioranza dei quali verte su questioni di copyright.

Le 166 contestazioni presentate dalla commissione ICT dell’Arabia Saudita riguardano invece la supposta imposizione dei valori occidentali a tutti i cittadini di paesi di culture e tradizioni differenti che oggi si affacciano sul web. Questo concetto è stato approfondito nel commento della commissione contro l’assegnazione del dominio “.gay”:

“L’ICANN non deve imporre la cultura e i valori occidentali alle altre società [...] e non può ignorare che le attività riguardanti questo dominio sono considerate reati o atti illegali in alcune parti del mondo. [...] L’ ICANN dovrebbe operare nell’interesse di tutte le società. Non dovrebbe favorire la promozione e l’espansione della cultura occidentale su Internet. Se nella comunità statunitense, sede dell’ICANN, si sente davvero il desiderio e il bisogno di un dominio di “gay”, allora tale dominio dovrebbe rientrare nei domini di secondo livello degli stati uniti (es. “gay.us“) e non nello spazio root utilizzato da tutto il mondo.”

Google dovrà pagare una sanzione di 22,5 milioni di dollari per avere violato la privacy degli utenti di Safari, il browser della Apple. La cifra è stata definita in un accordo tra la società di Mountain View e la Federal Trade Commission, l’ente regolatore del commercio negli Stati Uniti.

Il caso era venuto alla luce lo scorso inverno, quando un ricercatore di Stanford ha scoperto che alcune compagnie di pubblicità su internet, tra cui Google, utilizzavano uno speciale codice informatico attraverso il quale potevano monitorare l’attività degli utenti di Safari.

Il codice utilizzato era in grado di aggirare le impostazioni sulla privacy impostate sul browser, permettendo così di tracciare le abitudini di migliaia di utenti di prodotti Apple, tra cui i-pad e iphone.

Secondo il Wall Street Journal, si tratta della sanzione più alta mai applicata dalla Federal Trade Commission ad una singola azienda ma l’importo sarebbe comunque modesto per Google: pare infatti che l’azienda di Mountain View generi una somma equivalente ogni cinque ore.

La privacy dei dati raccolti dalle compagnie telefoniche sulle telefonate dei cittadini è al centro di un recente video delle conferenze TED che vi segnaliamo.

Che tipo di informazioni raccolgono le società telefoniche? È la domanda che si è posto Malte Spitz, un politico tedesco afferente al partito dei verdi, che ha intrapreso un ricorso legale per ottenere tutte le informazioni che il suo operatore di telefonia cellulare, la Deutsche Telekom, aveva raccolto sulla sua attività.

Quando finalmente è entrato in possesso dei tabulati il risultato lo ha sbalordito: in sei mesi la società aveva collezionato 35 830 linee di codice, un resoconto dettagliato, minuto per minuto, di tutti gli spostamenti e tutte le comunicazioni della sua vita.

La scoperta lo ha portato  a formulare alcune considerazioni sulla privacy che riguardano chiunque possieda un telefono cellulare…

posted by admin on agosto 3, 2012

PA telematica

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Il Senato ha accordato la fiducia sul Decreto Sviluppo 2012 con 216 voti favorevoli, 33 contrari e 4 astenuti. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, è convertito definitivamente in legge.

Tra le principali novità sul versante digitale spicca l’istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale (articoli 19, 20, 21 e 22). Si tratta di un nuovo organismo al quale verranno attribuite tutte le funzioni in materia di innovazione tecnologica, svolte finora da diversi enti quali DigitPa, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, Dipartimento per la digitalizzazione della PA della Presidenza del Consiglio, che saranno dunque soppressi o riorganizzati.

Alla nuova Agenzia saranno anche trasferite funzioni dell’Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione in materia di sicurezza delle reti.

La nuova Agenzia avrà il compito di coordinare le politiche e le strategie di diffusione delle nuove tecnologie, assicurando la piena interoperabilità dei sistemi informatici della Pubblica Amministrazione, e prevedendo, fra le altre cose, l’utilizzo di software open source, nell’ottica di una razionalizzazione della spesa pubblica informatica.