Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Il cosiddetto decreto crescita 2.0 (d.l. n. 179 del 18 ottobre 2012), entrato in vigore lo scorso 20 ottobre, contiene alcune interessanti novità sul versante dell’amministrazione digitale, con particolare riferimento ai dati di tipo aperto.

La sezione dedicata si apre con una disposizione (art.6) che evidenzia le responsabilità dirigenziali già previste dal Codice dell’amministrazione digitale (CAD).

Si modifica l’art. 47 del CAD inserendo il comma 1 bis, dove si prevede che per le pubbliche amministrazioni l’inosservanza dell’obbligo di trasmissione dei documenti in modalità elettronica ovvero in cooperazione applicativa comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare.

Anche con riguardo all’art. 65 del CAD, la modifica consiste nell’aggiungere il comma 1 ter dove si prevede che il mancato avvio del procedimento dell’ufficio da parte del titolare dell’ufficio che riceve un’istanza o una dichiarazione inviate nelle modalità digitali previste comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare.

La norma estende gli obblighi previsti in capo alle pubbliche amministrazione di pubblicazione sui propri siti web di un indirizzo di posta elettronica certificata anche ai gestori di servizi pubblici.

Si ribadisce inoltre che gli accordi e i contratti della P.A. devono essere stipulati con firma digitale, pena la nullità degli stessi. D’altronde, come è noto, solo la firma digitale (e la firma elettronica qualificata che il legislatore ha dimenticato di menzionare) sono strumenti idonei ad conferire validità ad un documento informatico con rilevanza esterna, che esprima la volontà della pubblica amministrazione.

Le principali novità in materia di “open data” riguardano l’art. 9 del decreto, che introduce alcune opportune modifiche del CAD.

L’art. 68, comma 3, nella nuova formulazione distingue fra formato i dati di tipo aperto, come dati che presentano le seguenti caratteristiche:

“1) sono disponibili secondo i termini di una licenza che ne permetta l’utilizzo da parte di chiunque, anche per finalità commerciali;

2) sono accessibili attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti ai sensi della lettera a), sono adatti all’utilizzo automatico da parte di programmi per elaboratori e sono provvisti dei relativi metadati;

3) sono resi disponibili gratuitamente attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ivi comprese le reti telematiche pubbliche e private, oppure sono resi disponibili ai costi marginali sostenuti per la loro riproduzione e divulgazione. L’Agenzia per l’Italia digitale può stabilire, con propria deliberazione, i casi eccezionali, individuati secondo criteri oggettivi, trasparenti e verificabili, in cui essi sono resi disponibili a tariffe superiori ai costi marginali”.

L’art. 9 chiarisce che i dati e i documenti che le amministrazioni titolari pubblicano con qualsiasi modalità e senza l’espressa adozione di una licenza si intendono rilasciati come dati di tipo aperto ai sensi all’articolo 68, comma 3, del CAD.

Si dispone inoltre che nella definizione dei capitolati o degli schemi dei contratti di appalto relativi a prodotti e servizi che comportino la raccolta e la gestione di dati pubblici, le pubbliche amministrazioni provvedano a consentire l’accesso telematico e il riutilizzo, da parte di persone fisiche e giuridiche, di tali dati.

Viene inoltre introdotto l’obbligo per le pubbliche amministrazione di pubblicazione nel proprio sito web dei regolamenti che disciplinano l’esercizio della facoltà di accesso telematico, il riutilizzo, compreso il catalogo dei dati e dei metadati in loro possesso.

L’Agenzia per l’Italia digitale dovrà pubblicare le Linee guida nazionali e gestire l’attuazione del processo di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico nazionale.

Si precisa altresì che l’accessibilità e il riutilizzo dei dati delle amministrazioni rientrano tra i parametri di valutazione della performance dei dirigenti pubblici.

posted by Giusella Finocchiaro on ottobre 30, 2012

PA telematica

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Come è noto, il recente decreto crescita 2.0 (d.l. n. 179 del 18 ottobre 2012) ha introdotto alcune innovazioni che riguardano la svolta “al digitale” dei rapporti tra privati cittadini, aziende e pubblica amministrazione.

L‘art. 4 del decreto dedicato al “domicilio digitale del cittadino”, prevede che ogni cittadino possa indicare alla pubblica amministrazione un proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), quale suo domicilio digitale. L’articolo dispone che a decorrere dal 1° gennaio 2013, salvo i casi in cui sia prevista una diversa modalità di comunicazione o di pubblicazione in via telematica, le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi comunicano con il cittadino esclusivamente tramite il domicilio digitale dichiarato.

Ricordiamo che la modalità dell’utilizzo della posta elettronica certificata nelle comunicazioni con la pubblica amministrazione era già prevista dalla precedente normativa. Questa nuova disposizione specifica che la casella di posta elettronica certificata è eletta a domicilio digitale e che il domicilio digitale sarà conservato presso l’anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), che garantirà la disponibilità, in tempo reale, anche dei dati relativi alle generalità e all’indirizzo anagrafico delle persone fisiche.

L’istituzione del domicilio digitale comporta ovviamente l’obbligo per il cittadino di consultare la casella PEC.

La PEC è anche oggetto dell’art.5 del decreto, che dispone che l’obbligo di adozione della posta elettronica certificata sia esteso anche alle imprese individuali attive e non soggette a procedura concorsuale, le quali devono depositare, presso l’ufficio del registro delle imprese competente, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata entro il 31 dicembre 2013.

L’obbligo, già previsto per società e professionisti, comporta anche la previsione dell’istituzione di un indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti (INI-PEC basato sugli elenchi di indirizzi PEC costituiti presso il registro delle imprese e gli ordini o collegi professionali.

L’accesso all’INI-PEC è consentito alle pubbliche amministrazioni, così come ai professionisti e alle imprese in esso presenti.

posted by admin on ottobre 29, 2012

PA telematica

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Inizia oggi a Bologna Smart City Exhibition la tre giorni dedicata alle città intelligenti, promossa da FORUM PA e Bologna Fiere.

Il 29, 30 e 31 Ottobre 2012 attraverso un percorso di 23 eventi, tra presentazioni e workshop, Bologna sarà protagonista di uno spazio espositivo dove presenterà i progetti digitali per la città selezionati attraverso un bando a cui hanno preso parte più di 52 soggetti pubblici, privati e rappresentanti della società civile. Si parlerà di orti urbani e del Piano dell’energia sostenibile del Comune, di pali intelligenti per l’infomobilità e il controllo energetico, di smart grid per lo sfruttamento di risorse energetiche da fonte rinnovabile, di infrastrutture strategiche tra mobilità, sanità, di uso dei social media in caso di emergenza e di inclusione digitale, di imprese creative sulla via Emilia, di uso dei dati pubblici per lo sviluppo di cittadinanza, di marketing urbano, di servizi collaborativi e del futuro della rete civica bolognese.

Il 30 ottobre la manifestazione ospiterà anche la tavola rotonda nella quale sarà presentata l’Agenda Digitale di Bologna che definisce gli obiettivi e le linee d’azione in campo digitale per la città. Il documento rappresenta l’esito di un lavoro di consultazione vagliato da un Comitato Scientifico appositamente costituito e da un Garante della Partecipazione che ha raccolto e rappresentato proposte ed istanze degli stakeholder coinvolti. Il Comitato Scientifico, che ha sostenuto, allargato e consigliato il percorso partecipato dell’Agenda Digitale, ha visto la partecipazione dei maggiori esperti cittadini nell’area delle tecnologie informatiche, tra cui Giusella Finocchiaro per gli aspetti riguardanti il diritto di Internet e delle nuove tecnologie.

La tavola rotonda, oltre a presentare l’Agenda Digitale, avvierà un confronto e una riflessione circa l’urgenza e l’opportunità di avere agende digitali locali diffuse che affiancandosi a quella europea, nazionale e regionale siano in grado di ampliare la portata delle azioni generali aggiungendo la relazione diretta con il cittadino che é prerogativa e caratteristica degli enti locali.

L’evento vedrà la partecipazione di Anci, Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna e rappresentanti di altre città e territori. E’ stato inoltre invitato un rappresentante del Governo.

Bologna Smart City è progetto di Comune di Bologna, Alma Mater Studiorum-Università di Bologna e Aster in partnership con Enel, Aeroporto di Bologna, HERA, Engineering, Interporto di Bologna, Cisco, Tper, Acantho, CAAB, Cofely, ATC, Laboratori Guglielmo Marconi.

Il decreto “crescita 2.0″ (d.l. n. 179 del 18 ottobre 2012) entrato in vigore lo scorso 20 ottobre è, come è noto, dedicato ai processi di dematerializzazione. Dalla posta elettronica certificata, al fascicolo dello studente, al fascicolo sanitario elettronico, molte sono le norme del nuovo decreto sul digitale.

A ben vedere, non tutte le norme contenute nel decreto presentano delle vere e proprie innovazioni, molte si limitano soltanto a confermare quanto già disposto da precedenti disposizioni, precisando e affinandone alcuni aspetti.

Una novità su cui occorre richiamare l’attenzione è inerente al fascicolo sanitario elettronico (art.12), inteso come insieme di dati e documenti digitali di tipo sanitario e sociosanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi riferibili all’assistito, del quale vengono ampliate le finalità.

Non più soltanto finalità di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, ma anche finalità di studio e ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico; nonché di programmazione sanitaria, verifica delle qualità delle cure e valutazione dell’assistenza sanitaria.

Si precisa, inoltre, che il FSE è alimentato in maniera continuativa, non solo dai soggetti che prendono in cura l’assistito nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e dei servizi socio-sanitari regionali, ma anche, su richiesta, con i dati medici in possesso del paziente.

L’articolo rinvia ad un successivo decreto, che dovrà essere adottato entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ed il cui compito sarà quello di specificare  i contenuti del FSE, i sistemi di codifica dei dati, le garanzie e le misure di sicurezza da adottare nel trattamento dei dati personali nel rispetto dei diritti dell’assistito, le modalità e i livelli diversificati di accesso al FSE da parte dei soggetti diversi, la definizione e le relative modalità di attribuzione di un codice identificativo univoco dell’assistito che non consenta l’identificazione diretta dell’interessato, i criteri per l’interoperabilità del FSE a livello regionale, nazionale ed europeo, nel rispetto delle regole tecniche del sistema pubblico di connettività.

Inoltre, sempre rilevante in ambito sanitario la norma secondo cui la conservazione delle cartelle cliniche può essere effettuata, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche solo in forma digitale.

posted by admin on ottobre 26, 2012

Ecommerce e contrattualistica

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La 46esima sessione del gruppo di lavoro sul commercio elettronico della commissione delle Nazioni Unite sul diritto commerciale internazionale (UNCITRAL) si terrà a Vienna dal 29 Ottobre al 2 Novembre 2012.

Il tema centrale su cui opererà il gruppo di lavoro sarà nuovamente la legislazione in materia di “electronic transferable records” con particolare attenzione alle attuali pratiche operative e agli sviluppi futuri del loro utilizzo.

Il lavoro che verterà sugli trasferimenti elettronici di dati includerà anche alcuni aspetti della gestione dell’identità personale e del suo ruolo nel commercio elettronico, nonché delle relative questioni legali.

Come ormai di consueto, il gruppo di lavoro vedrà la partecipazione di Giusella Finocchiaro come rappresentante italiano all’Uncitral per il commercio elettronico.

Il decreto legislativo n. 123 del 22 giugno 2012, di attuazione della Direttiva 2009/109/CE, che modifica le Direttive 77/91/CEE, 78/255/CEE e 82/891/CEE e la Direttiva 2005/56/CE per quanto riguarda gli obblighi in materia di relazioni e di documentazione in caso di fusione e scissioni, ha introdotto la possibilità per le società di ricorrere alla pubblicazione su Internet quale modalità alternativa al deposito nel registro delle imprese di adempimento degli obblighi informativi previsti nel caso di deliberate operazioni di fusione e di scissione.

Il decreto comporta la modifica degli articoli del codice civile disciplinanti le operazioni strumentali alla presentazione di un progetto di fusione o scissione. In particolare, secondo il nuovo testo degli artt. 2501 ter e 2505 bis, il progetto di fusione o quello di scissione deve essere depositato per l’iscrizione nel registro delle imprese o, in alternativa, “pubblicato sul sito Internet della società interessata dalla operazione, con modalità atte a garantire la sicurezza del sito medesimo, l’autenticità dei documenti e la certezza della data di pubblicazione”.

Tralasciando di soffermarsi sulla natura dell’obbligo informativo posto in capo alle società in caso di fusioni o scissioni, occorre richiamare l’attenzione sul fatto che la data di deposito del progetto di fusione o di scissione presso il registro delle imprese ovvero -intervenuta la modifica- sul sito Internet rappresenta il termine di riferimento per le successive operazioni di perfezionamento del processo di modifica dell’assetto societario.

La precisazione assume immediato rilievo considerando i profili di criticità che possono sorgere in relazione alle modalità operative con cui garantire la certezza della data di pubblicazione del sito. Occorre, inoltre, interrogarsi sulla garanzia richiesta di “sicurezza del sito”. Deve essere prevista una sezione ad hoc del sito dedicato alla pubblicazione dei progetti? Devono i soci essere guidati nel reperimento degli atti e della documentazione oggetto di pubblicazione sul sito? Si tratta di interrogativi che trovano giustificazione anche considerata la modifica apportata all’art. 2501 septies del codice civile, secondo cui la società non è tenuta a trasmettere copia dei documenti inerenti alle operazioni di fusione e scissione, qualora gli atti siano stati pubblicati sul sito, in modalità tali da garantirne la libera copia o stampa.

Il decreto legge n. 179 del 18 ottobre 2012, denominato “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” è entrato in vigore il 20 ottobre 2012, giorno successivo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il decreto, conosciuto anche come “decreto crescita 2.0″, era stato illustrato nelle sue principali disposizioni in un post precdente, che potete trovare QUI.

La conservazione digitale dei documenti, uno dei unti principali dell’Agenda Digitale per l’Italia, è il tema al centro del workshop organizzato dalla Openkey S.r.l. che si terrà a Imola (Bo) il 25 Ottobre 2012.

La possibilità di dematerializzare qualsiasi documento rilevante ai fini fiscali e tributari è considerata oggi un’indispensabile innovazione per la riduzione dei costi amministrativi e contabili e per autmentare, di conseguenza, la competitività. Con l’automazione della gestione dei documenti aziendali è possibile ridurre costi ormai inutili e beneficiare di numerosi vantaggi in grado di rendere più efficienti ed efficaci alcune attività operative e di controllo.

L’incontro formativo gratuito affronterà il tema della dematerializzazione con interventi di esperti del settore che ne evidenzieranno i benefici approfondendo gli aspetti tecnici, pratici ed operativi ed illustrando i vantaggi che derivano dall’adozione di una soluzione di gestione documentale in house oppure in outsourcing di ultima generazione.

Giusella Finocchiaro parteciperà al workshop come primo relatore con un intervento sugli aspetti legali e quadro normativo di riferimento della conservazione sostitutiva.

Ulteriori informazioni sono disponibili sulla pagina web dell’evento.

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.237 del 10 ottobre 2012 un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 19 luglio scorso che riapre i termini per consentire ai certificatori accreditati di attestare, mediante autocertificazione, la corrispondenza dei dispositivi per l’apposizione di firme elettroniche con procedure automatiche agli standard europei di sicurezza.

In particolare, il decreto, che si compone di soli 6 articoli, prevede per i certificatori che al primo novembre 2011 risultino aver intrapreso l’iter di accertamento di conformità presso l’Organismo di certificazione della sicurezza informatica (OCSI), la possibilità di avvalersi di un termine non superiore a 21 mesi, decorrente dal 24 ottobre 2012, per completare il processo di certificazione ed ottenere il relativo attestato. È necessario, però, che il certificatore ottenga entro 90 giorni il pronunciamento positivo circa l’adeguatezza del traguardo di sicurezza da parte dell’OCSI e che entro i successivi 15 giorni sia avviato un processo di certificazione. Diversamente, nel caso in cui il certificatore non riesca entro i termini previsti a fornire la prova all’Agenzia per l’Italia Digitale di aver ottenuto dall’OCSI un pronunciamento positivo e la prova che sia in atto il processo di certificazione, dovrà presentare un “piano di migrazione” per la sostituzione dei dispositivi in uso con altri dispositivi che soddisfino i requisiti di sicurezza. Il piano di migrazione deve essere completato entro il termine di sei mesi. Agli stessi obblighi il certificatore è tenuto nel caso in cui non riesca a concludere il processo di certificazione e ad ottenere il relativo attestato entro il termine di 21 mesi.

Il 12 ottobre 2012 il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole allo schema di regolamento ministeriale contenente le regole tecniche per la gestione dei processi di fattura elettronica verso le amministrazioni statali.

Il decreto, ora in attesa di essere approvato dal Consiglio dei Ministri, comporta l’obbligo per i fornitori delle pubbliche amministrazioni di gestire il proprio ciclo di fatturazione in modalità esclusivamente elettronica. Particolarmente rilevante il fatto che il ciclo di fatturazione è inteso come processo, composto da diverse fasi, per cui l’obbligatorietà della forma elettronica concerne tutte le fasi dall’emissione alla conservazione della fattura.

Le pubbliche amministrazioni destinatarie non potranno accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. Ne deriva, quindi, la necessità per le pubbliche amministrazioni di mettere in atto adeguate modalità operative per la ricezione delle fatture elettroniche.