Diritto & Internet

Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: la condanna per violazione del copyright deve essere motivata come necessaria in una società democratica

Con una storica sentenza la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha recentemente stabilito che una condanna basata sulla violazione del copyright può essere considerata come un’interferenza al diritto alla libertà di espressione e informazione.

Il caso in oggetto risale al 2005 e coinvolge tre fotografi di moda residenti in Francia condannati per violazione di copyright in seguito alla pubblicazione online di alcune immagini di una sfilata, scattate senza il permesso delle maison organizzatrici dell’evento.

I tre fotografi erano stati condannati dalla Corte di Appello di Parigi al pagamento di sanzioni tra i 3.000 e gli 8.000 euro e  ad un risarcimento danni alla Federazione dei disegnatori di moda francesi e a 5 case produttrici di moda, per un ammontare di 255.000 euro.

Nel 2008 la condanna era stata poi confermata dalla Corte di Cassazione francese che ha rigettato le motivazioni degli imputati che si basavano sull’articolo 10 (sulla libertà di espressione) della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e sull’art. 122-9° del Codice della proprietà intellettuale della Francia, che garantisce la libera pubblicazione di opere protette da copyright per scopi informativi.

Tuttavia, il 10 gennaio 2013 la Corte Europea dei Dirittti dell’Uomo ha accettato il ricorso dei tre imputati proprio sulla base dell’art.10, sostenendo che la condanna emessa dal Tribunale Francese interferisce con il diritto alla libertà di espressione garantita dalla Convenzione Europea.

Pur senza ravvisare una violazione dell’art.10, la Corte Europea ha sottolineato che, sulla base del comma 2 che dispone che il diritto alla libertà di espressione possa essere sottoposto a restrizioni o sanzioni qualora esse costituiscano misure necessarie in una società democratica, occorrere quindi determinare se l’interferenza alla libertà d’espressione sia di fatto necessaria per la società democratica. Nel caso specifico, la Corte ha poi concluso che l’interferenza in esame è prescritta dalla legge francese allo scopo di proteggere i diritti di terzi, ed è pertanto da considerarsi necessaria.

La sentenza ha stabilito quindi un principio importante, secondo il quale una condanna per violazione di copyright che limita la libertà di espressione di un individuo od un’organizzazione deve essere supportata da una motivazione pertinente riguardo al suo essere necessaria in una società democratica oltre ad essere prevista dalla legge e a perseguire uno scopo legittimo.

Per un approfondimento, la sentenza in lingua francese è disponibile QUI.

1 commento

Direttore Scientifico
Prof. Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale
Dott. Giulia Giapponesi