Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on maggio 25, 2015

Eventi

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FDMIl 25 maggio 2015 i Consiglieri di Indirizzo uscenti della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna hanno eletto con un’ampia maggioranza i 18 nuovi componenti del prossimo Consiglio di Indirizzo, tra cui anche Giusella Finocchiaro.

Il nuovo Consiglio di Indirizzo sarà in carica dal 6 luglio 2015, giorno in cui il Presidente uscente, Marco Cammelli, ha convocato la prima riunione dell’organo rinnovato. Durante questa prima riunione il nuovo Consiglio di Indirizzo provvederà all’elezione del nuovo Presidente della Fondazione, secondo fonti di stampa Giusella Finocchiaro sarebbe il candidato favorito.

Si tratta del primo Consiglio di Indirizzo dopo la modifica statutaria con la quale la Fondazione del Monte ha deciso di abbassare da 25 a 18 i componenti di questo organo. Oltre alla citata Prof. Finocchiaro, il nuovo Consiglio di Indirizzo è composto da: Luigi Balestra, Sara Bisulli, Mauro Brighi, Luigi Busetto, Valeria Cicala, Sergio Conti, Giuseppe Cremonesi, Gianluca Dradi, Onofrio Arduino Gianaroli, Carlo Guarnieri, Paola Lanzarini, Massimo Moscatelli, Daniela Oliva, Andrea Segrè, Siriana Suprani, Simone Spataro, Daniela Zannoni.

Il mandato del nuovo Consiglio di Indirizzo scadrà nel 2020.

Opere d’arti digitali e opere d’arti digitalizzate. Quali sono le differenze? C’ è una diversa tutela giuridica? Si può ritenere ancora adeguata la legge sul diritto d’autore?

Queste le domande al centro dell’intervento di Giusella Finocchiaro al  4° seminario franco-italiano al tema dell’arte. La riflessione giuridica parte dalla considerazione dell’opera d’arte digitale come informazione numerica e quindi come documento elettronico, disciplinato dal Regolamento UE in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno (eIDAS).

QUI è disponibile la presentazione della Professoressa, in francese. Il documento è condivisibile liberamente secondo licenza “Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs”.

La lunga disputa legale originata dalla diffusione di immagini pornografiche  si è conclusa con un accordo tra le due parti contrapposte.

Max Mosley, ex Presidente della Formula 1, e Google hanno concluso con una trattativa privata la battaglia legale che da anni li vedeva impegnati in Regno Unito, Germania e Francia.

Al centro della vicenda la richiesta, da parte di Mosley, di inserire un filtro automatico sui risultati delle ricerche di Google, in modo che gli utenti non potessero più visualizzare le immagini dello scandalo sessuale che lo aveva coinvolto nel 2008.

La compagnia di Mountain View acconsentiva alla rimozione dei link ma si opponeva alla richesta di inserire un filtro permanente in quanto ciò avrebbe rappresentato l’introduzione di ”un allarmante nuovo modello di censura automatica”.

Nel 2013 i tribunali di primo grado di Parigi e di Amburgo avevano accolto la richiesta di Mosley e Google era ricorsa in appello (la notizia era stata trattata QUI). La decisione della Corte di Appello di Amburgo attesa in questi giorni, è stata sospesa in seguito al patteggiamento.

I termini dell’accordo non sono stati resi noti e non è chiaro se Google abbia accettato di censurare automaticamente i contenuti pubblicati in rete. I portavoce di entrambi gli schieramenti hanno comunque espresso soddisfazione per la soluzione concordata, che pone fine ai contenziosi in corso nei tre stati.

twitter-bird-white-on-blueCome aveva preannunciato lo scorso mese, il 18 maggio 2015 Twitter ha ufficialmente stabilito il centro legale incaricato di gestire le questioni legate alla protezione dei dati personali, la cosiddetta privacy accountability.

Secondo quanto riportato dall’Irish Indipendent, il Garante irlandese per la protezione dei Dati ha dichiarato che la decisione dell’azienda americana sarebbe stata presa in previsione di futuri cambiamenti sull’accordo tra Unione Europea e Stati uniti in merito alla Direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati personali, conosciuto come “Safe Harbor”. L’accordo autorizza le aziende a trasferire i dati dei cittadini europei ad enti statunitensi a patto che i dati vengano trattati secondo gli standard garantiti dalla legge europea, che sono più severi rispetto agli standard americani.

In seguito alle rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza del National Security Agency degli Stati Uniti, la Corte di Giustizia europea sta svolgendo un’indagine volta a stabilire se gli enti di spionaggio americani abbiano un accesso periodico ai dati personali dei cittadini europei, attività che violerebbe le regole del Safe Harbor portando all’interruzione dell’accordo. In tal caso le grandi compagnie americane sarebbero tenute a dotarsi di un ufficio legale su suolo europeo incaricato di gestire i cambiamenti amministrativi.

I portavoce di Twitter non hanno commentato l’ipotesi ma hanno precisato che la nuova configurazione legale riguarda solamente gli utenti non residenti negli Stati Uniti e non cambia i termini dei propri servizi.

L’innovazione digitale è stata accompagnata in modo sempre più convinto da provvedimenti normativi che ne stimolano l’adozione. Un percorso di cambiamento attivato in modo forte dalla nostra PA. Le novità in arrivo sono analizzate nell’articolo di Giusella Finocchiaro e UmbertoZanini, commercialista, apparso su Agenda Digitale il 24 marzo 2015.

Negli ultimi anni il Paese ha raggiunto traguardi importanti in relazione all’innovazione digitale. Tra le tappe di più incisivo impatto si è assistito al crescente incremento dell’utilizzo della posta elettronica certificata (divenuta obbligatoria per professionisti, imprese ed enti pubblici), all’introduzione dell’atto pubblico informatico, all’avvio del processo civile telematico e all’avvento della fatturazione elettronica per la Pubblica Amministrazione: svolte importanti che conducono il Paese e le imprese che vi operano verso una nuova concezione di firma e di documento attraverso innovative modalità di conservazione di quest’ultimo.

Come è noto la breccia nel mondo della digitalizzazione è stata aperta dal Codice dell’Amministrazione Digitale (Cad), integrato dalle regole tecniche approvate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 22 febbraio 2013, in forza dei quali può dirsi raggiunta l’equiparazione tra documento cartaceo e documento informatico, tra firma olografa su documento cartaceo e, a seconda dei casi, firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.

E la digitalizzazione rappresenta oggi una delle linee di azione più significative per la riduzione della spesa pubblica e privata, con positive ricadute in tema di efficienza, semplificazione e salvaguardia dell’ambiente.

[Continua su Agenda Digitale.]

posted by admin on maggio 13, 2015

Ecommerce e contrattualistica

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Palazzo ONU NY BandiereLa 51esima sessione del gruppo di lavoro sul commercio elettronico della commissione delle Nazioni Unite sul diritto commerciale internazionale (UNCITRAL) si terrà a New York dal 18al 22 Maggio.

L’attività del gruppo di lavoro sarà come sempre dedicata agli electronic transferable records. La sessione operativa avrà l’incarico di discutere ulteriormente alcuni aspetti legali relativi all’utilizzo di questi particolari dati elettronici. La discussione si svilupperà sulla base della bozza elaborata nella precedente sessione viennese con l’obbiettivo di deliberare decisioni sostanziali in materia.

Il Gruppo di lavoro sarà inoltre impegnato in un’udienza incentrata sul report sull’assistenza tecnica e le attività di coordinamento intraprese dal Segretariato, che comprendono la promozione dei testi UNCITRAL sul commercio elettronico.

Come di consueto, il gruppo di lavoro vedrà la partecipazione di Giusella Finocchiaro, già Presidente della sessione di lavoro e rappresentante italiano all’Uncitral per il commercio elettronico.

Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina dell’UNCITRAL dedicata alle attività del working group.

L’Autorità garante italiana, in concomitanza con altri 28 paesi, avvierà una indagine sui siti e le app dedicate ai minori.

L’azione è promossa dal Global Privacy Enforcement Network (GPEN), la rete internazionale ideata per rafforzare la cooperazione tra le Autorità della privacy di diversi paesi.

Il 12 maggio è il giorno designato per il “Privacy Sweep 2015”, un controllo a tappeto che riguarderà i siti e le app più popolari dedicate e utilizzate in particolare dai bambini compresi tra gli 8 e i 12 anni. Sarà svolta una analisi del grado di trasparenza della raccolta e dell’uso delle informazioni sensibili riguardanti i minori, delle autorizzazioni richieste per il download delle app e del rispetto della normativa italiana sulla protezione dati.

Una relazione convoglierà i risultati delle indagini condotte in tutti i paesi coinvolti. Il suo compito sarà quello di svolgere una importante opera di sensibilizzazione, focalizzata sul valore della protezione dei dati personali, del rispetto delle norme a salvaguardia degli utenti, della formazione del pubblico sull’uso delle applicazioni mobili e della promozione di iniziative globali sulla privacy.

La relazione sarà resa pubblica nel prossimo autunno.

La Scuola Superiore della Magistratura organizza a Roma presso l’Aula Magna della Corte Suprema di Cassazione, un seminario dedicato al tema del “Diritto all’identità personale e diritto all’oblio”.

L’evento si propone di analizzare una situazione di cambiamento nel panorama giurisprudenziale: il limite del diritto all’informazione appare oggi costituito non più e non solo dal diritto alla privacy, ma anche dal diverso e autonomo diritto all’identità personale e morale, diretto al riconoscimento e alla tutela della corretta e attuale rappresentazione dell’immagine sociale del soggetto.

Anche il diritto all’oblio si è trasformato, evolvendosi da diritto negativo a diritto positivo: non più soltanto un diritto “ad essere lasciato solo” ed a preservare le scelte di vita precedenti, ma un diritto alla salvaguardia dell’identità personale nella sua proiezione sociale, lesa dalla mera permanenza della notizia negli archivi online, a prescindere da un nuovo atto divulgativo e dalla relativa perdita di attualità.

Questi nuovi principi trovano in giurisprudenza l’esigenza di un’applicazione più estesa che giunga fino alla realtà “offline” al fine di evitare la sussistenza di un unico diritto all’oblio con due significati differenti, uno dei quali poco rispondente alle dinamiche dell’attuale società dell’informazione.

Il seminario illustrerà l’esigenza, nell’odierna società dell’informazione, di bilanciare diversi e spesso contrastanti interessi. La comparsa e il riconoscimento del diritto alla privacy e la disciplina della sua tutela, che si basa sul principio di effettività quale limite del diritto di informazione, con particolare riferimento alla stampa e agli archivi cartacei, trovano nell’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione – e nello sviluppo della rete in particolare – un fattore di ulteriore verifica e spinta evolutiva.

Per questo motivo, a fronte di un sostanziale immobilismo del legislatore italiano ed europeo, è venuta emergendo sul piano del diritto effettivo una disciplina di elaborazione giurisprudenziale e dottrinale.

Il convegno, inoltre, approfondirà gli aspetti relativi al Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, proposto dalla Commissione Europea, agli interventi della Corte di Giustizia, ai provvedimenti del Garante italiano e al “caso” Google.

Destinato principalmente a giudici di legittimità e di merito e ai sostituti procuratori generali della Suprema Corte, l’evento è aperto alla partecipazione di professori universitari, avvocati, studiosi e operatori del diritto, i quali potranno anche intervenire al termine delle relazioni.

Dopo l’introduzione del Primo Presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce e il saluto del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Pasquale Maria Ciccolo, interverranno il Garante Europeo per la protezione dei dati Giovanni Buttarelli, la professoressa dell’Università di Bologna Giusella Finocchiaro, il Presidente di sezione del Tribunale di Roma Franca Mangano, Il professore della LUISS di Roma Roberto Pardolesi, il Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Carmelo Sgroi e il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro. Dopo il dibattito concluderà il Primo Presidente Aggiunto della Corte Suprema di Cassazione Luigi Antonio Rovelli.

Ai temi del convegno, in particolare il diritto all’oblio e al caso Google Spain è dedicato il volume di recente uscita “Il diritto all’oblio su Internet dopo la sentenza Google Spain”, curato da Giorgio Resta e Vincenzo Zeno-Zencovich.  Nel capitolo “Il diritto all’oblio nel quadro dei diritti della personalità” Giusella Finocchiaro affronta uno degli aspetti decisivi che sarà anche trattato nel convegno. Il volume è pubblicato sotto licenza “creative commons” ed è dunque liberamente consultabile e disponibile per il download gratuito a questa pagina.

posted by admin on maggio 7, 2015

Trademarks

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Il marchio della società Microsoft non potrà essere registrato come marchio comunitario. Lo ha deciso il Tribunale dell’Unione europea, che ha respinto in questi giorni il ricorso dell’operatore per chiamate gratuite via Internet.

Il chiaro riferimento di entrambi i nomi alla parola inglese “sky” e il livello di popolarità della televisione satellitare hanno convinto i giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea a negare la possibilità di una coesistenza sul territorio europeo. La ragione è da imputare al concreto rischio di confusione tra i segni figurativo e denominativo Skype e il marchio denominativo Sky: una somiglianza visiva, fonetica e concettuale tra i segni in conflitto.

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Il caso risale al 2004, quando la società Skype aveva chiesto all’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno (UAMI) la registrazione del segno figurativo e denotativo del software proprietario freeware di messaggistica istantanea e VoIP. Nel 2005 e nel 2006 la società Sky Broadcasting Group, divenuta nel frattempo Sky e Sky IP International, aveva avviato la procedura di opposizione in tutela del proprio marchio, depositato nel 2003 per la stessa tipologia di prodotti e servizi.

L’UAMI aveva accolto l’opposizione di Sky nel 2012 e nel 2013, e oggi il Tribunale dell’Unione europea ha respinto la richiesta di annullamento di tali decisioni avanzata da Skype.

La società Microsoft ha a disposizione due mesi per ricorrere in appello.

Il motore di ricerca non è un editore, ma un semplice intermediario.

Questa, in estrema sintesi, la motivazione alla base della decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha rigettato il ricorso di RTI (Gruppo Mediaset), non riconoscendo in capo a Yahoo! Italia una violazione del diritto d’autore, e confermando la sentenza di primo grado di giugno 2014.

Secondo i giudici milanesi il motore di ricerca non è responsabile dei risultati automatici delle ricerche, e non ha il dovere di intervenire sull’indicizzazione di siti terzi che ospitano opere protette da diritto d’autore senza il consenso del titolare dei diritti.

Questa sentenza va a confermare non solo l’analoga decisione del Tribunale di primo grado, ma anche la sentenza d’appello del gennaio 2015 relativa ad un precedente contenzioso tra Yahoo! e RTI.

Il caso aveva avuto origine nel 2009 quando RTI aveva citato in giudizio “Yahoo! Video”, la piattaforma di condivisione di video caricati dagli utenti, oggi non più attiva, per la pubblicazione non autorizzata di filmati tratti da trasmissioni televisive prodotte da RTI, quali Amici, Il Grande Fratello, Striscia La Notizia, ecc.

In quell’occasione il Tribunale di primo grado aveva ritenuto la piattaforma responsabile delle violazioni, perché aveva ravvisato nel suo servizio un’attività di tipo editoriale, in virtù della funzione di indicizzazione automatica e, paradossalmente, proprio della possibilità di rimozione di contenuti segnalati come illeciti. Nel 2015 la Corte d’Appello ha però smentito la precedente sentenza, sottolineando come non sussista alcuna responsabilità del provider poiché l’attività di cercare e organizzare in un elenco i siti pertinenti ai criteri di ricerca richiesti dell’utente si basa sulla memorizzazione automatica, intermedia e temporanea delle informazioni. L’embedding dei video, la scelta del frame dell’anteprima, i suggerimenti di ricerca sono “di carattere automatico e neutro”.

L’attuale sentenza della Corte d’Appello, quindi, pur avendo come oggetto l’attività di Yahoo! come motore di ricerca e non come piattaforma di video sharing, si è espressa sulla stessa linea di principio. Ha aggiunto inoltre una constatazione sulla mancata sussistenza di “elementi tali da far desumere che l’attività di Yahoo! Italia SRL sia intenzionalmente orientata ad agganciare links in aperta violazione dei diritti altrui”.

RTI ha già dichiarato l’intenzione di impugnare in Cassazione la sentenza della Corte d’Appello.