Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on agosto 31, 2016

Libertà di Internet

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Su mandato del regolamento del Mercato Unico delle Telecomunicazioni in materia di Open Internet Access, l’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (Body of European Regulators for Electronic Communications – BEREC) ha pubblicato le linee guida per le autorità nazionali di regolamentazione sulla neutralità della rete.

Le linee guida, che forniscono indicazioni l’attuazione delle norme e la valutazione dei casi specifici, sono state definite in seguito ad uno studio portato avanti con esperti del mondo accademico, giuridico e tecnico, e una consultazione pubblica di sei settimane. La consultazione ha ottenuto 481,547 contributi – un numero record per una consultazione del BEREC – provenienti da esponenti della società civile, delle istituzioni pubbliche, di esperti indipendenti, da ISP e da fornitori di contenuti. Una valutazione approfondita dei contributi, ha permesso al BEREC l’aggiornamento circa un quarto dei paragrafi della bozza.

Le linee guida sono disponibili, in inglese, a QUESTO indirizzo.

ISchermata 08-2457630 alle 09.02.14l web non è sempre esistito. Tantomeno Internet. Quando ricordo questi fatti evidenti ogni anno, all’inizio del mio corso di Diritto di Internet, alcuni studenti mi guardano stupiti. Quando pensiamo che 25 o 27 anni fa (a seconda delle ricostruzioni: di Facebook che ha lanciato l’idea del venticinquesimo compleanno e dell’inventore del web, Tim Berners-Lee, citato dal Post, che ha autorevolmente corretto) non c’era il web e nemmeno Google, Facebook, i social network e gli smart phone, sembra davvero che si tratti di un’altra era geologica.

Eppure, anche se a raccontarlo mi sento il “Numero Uno” di Alan Ford (per i più giovani non esperti di fumetti: riferimenti su wikipedia) c’era una volta un’epoca senza il www… Certamente è stata un’invenzione che ha cambiato il mondo e il modo di comunicare e di interagire con gli altri, con impatti di enorme rilevanza, di cui ancora osserviamo le conseguenze, nell’economia, nella politica e ovviamente nel diritto.

Internet, come è noto, e come ci ricorda anche il bel documentario di Herzog, Lo and Behold, è nato alla fine degli anni ‘60. Il world wide web, che non coincide con Internet, ma è uno dei più rilevanti servizi che utilizzano la Rete, molto più recentemente. I progenitori erano gli ipertesti, la cui idea innovativa era quella di collegare fra loro contenuti in un ordine non più necessariamente sequenziale, ma relazionale.

Nel 1969 l’uomo è andato sulla Luna e questo evento lo ricordano tutti. Pochi ricordano la contemporanea nascita di Internet, ma certo questo ha sconvolto molto di più la nostra quotidianità.

Le applicazioni commerciali di Internet si vedono negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘90: da neolaureata approfondivo le mie ricerche sui contratti informatici. E negli spot pubblicitari non mancava l’indirizzo www del produttore, che ancora in Italia non si vedeva. E ancora, il primo acquisto on line: un portatile (grande come una valigetta) consegnato overnight.

Tutto questo è oggi la nostra quotidianità: non ha più senso nemmeno la distinzione reale/virtuale. È tutto reale e anzi la nostra realtà può essere aumentata. Ma quanto ne siamo davvero consapevoli? Quanto abbiamo davvero compreso che il nostro agire anche on line ha precise conseguenze nella vita nostra e degli altri e non è affatto al di fuori delle regole?

posted by admin on agosto 24, 2016

Professione forense

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Il deposito telematico degli atti dei processi civili è lecito solo per tribunali e corti d’appello, giudice di pace e Corte di Cassazione dovranno aspettare un nuovo decreto.

Con una nota inviata il 17 giugno 2016 al Presidente del Consiglio Nazionale Forense la Corte Suprema ha chiarito che non è ancora possibile depositare per via telematica gli atti del processo in quanto manca il decreto del ministero della Giustizia prescritto dall’articolo 6, comma 12-bis del Dl 179/2012, convertito nella legge 221 del 2012, che avrebbe dovuto delineare la funzionalità dei servizi di comunicazione degli uffici giudiziari diversi dai tribunali. Non è dunque ancora ammesso il deposito telematico di ricorso, controricorso, ricorso incidentale, memorie ex art. 378 del codice di procedura civile, memorie di costituzione di difensore, atti di costituzione a fini defensionali, atti depositati ex art. 372 cpc.

È comunque possibile depositare tramite strumenti telematici le istanze dei difensori non aventi immediata incidenza sul processo, come per esempio le istanze di prelievo o sollecita fissazione di ricorsi, di riunione, di differimento della trattazione, di assegnazione alle sezioni unite. La copia cartacea di queste istanze deve essere creata dalla cancelleria, per poi essere sottoposta al presidente titolare e inserita nel fascicolo.

posted by admin on agosto 22, 2016

Miscellanee

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Il 10 agosto il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle modifiche del Codice dell’Amministrazione Digitale: concesso più tempo agli enti locali per l’abbandono della carta e l’obbligo di produrre i propri documenti soltanto in formato digitale.

Su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo recante norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante modifica e integrazione del codice dell’amministrazione digitale (CAD) di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

Prorogata di 4 mesi la scadenza, inizialmente fissata al 12 agosto, che obbligava le PA ad adeguare i propri sistemi di gestione informatica dei documenti ed essere in grado di produrre in formato digitale tutti gli originali dei documenti amministrativi informatici (Dpcm del 13 novembre 2014).

La riforma del CAD comprenderà disposizioni sul domicilio digitale della persona fisica e la sede legale delle imprese, mantenendo lo SPID quale strumento privilegiato di accesso in rete ai servizi delle pubbliche amministrazioni. Sarà compito delle PA provvedere a garantire l’accesso digitale ai propri servizi tramite il “pin unico” entro dicembre 2017. Per una maggiore trasparenza le amministrazioni saranno obbligate a inserire nei propri siti Internet informazioni esaustive per ciò che concerne appalti, tempi medi di attesa nella sanità, tempestività dei pagamenti nei confronti delle imprese creditrici, risultati di valutazione e piani per la prevenzione della corruzione.

Per un approfondimento sull’impatto delle modifiche del nuovo CAD in materia di documento informatico e firma digitale si rimanda al recente articolo di Giusella Finocchiaro.

Svolume-schremsCon una decine di recenti sentenze la Corte di Giustizia Europea ha affermato la rilevanza strategica che la protezione dei dati personali ha assunto nell’Unione Europea. Emerge chiaramente la volontà, apparentemente ovvia, di applicare i principi del diritto europeo al trattamento dei dati personali degli europei. Tuttavia, il tema che si affronta è più ampio e riguarda la difficoltà di giurisdizione su Internet, un non-luogo dove non esistono norme condivise, non essendo individuabile un soggetto politico legittimato a emanare le regole a livello globale.

La decisione nel caso Schrems segna un ulteriore passo verso l’affermazione di un modello europeo contrapposto a quello statunitense e la primazia del controllo giudiziario sugli accordi UE/USA. Per offrire una ampia analisi dell’attuale contesto giuridico, è stato pubblicato il volume “La protezione transnazionale dei dati personali dai “safe harbour principles” al “privacy shield””, curato da Giorgio Resta e Vincenzo Zeno-Zencovich.

Il volume si pone in continuità rispetto a quello sulla precedente sentenza nel caso Google Spain: dodici studiosi analizzano la nuova decisione sotto molteplici aspetti giuridici, prospettando interpretazioni e prospettive anche alla luce del “Privacy Shield” che dovrebbe governare la circolazione trans-atlantica dei dati.

Nel capitolo “La giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di dati personali da Google Spain a Schrems” Giusella Finocchiaro approfondisce le tematiche alla base delle sentenze della Corte di Giustizia.

Il volume è pubblicato sotto licenza “creative commons” ed è dunque liberamente consultabile e disponibile per il download gratuito a questa pagina.

La Commissione Europea aveva adottato la normativa il 12 luglio, lo “scudo” è operativo dal 1 agosto 2016. Adottata anche una “guida per il cittadino” per chiarire come attraverso il Privacy Shield venga tutelato il diritto alla protezione dei dati personali e quali siano gli eventuali rimedi in caso di utilizzo illecito.

Con l’entrata in vigore, le società private possono accreditarsi per il Privacy Shield presso il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti che verificherà se le policy aziendali sono in linea con lo standard di protezione dei dati richiesto dallo scudo.

QUI sono disponibili una serie di post del nostro blog che illustrano gli aspetti regolatori del Privacy Shield.

Per la guida per il cittadino si rimanda invece a QUESTO LINK.