Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

wikileaks

Le vicende di Wikileaks, il sito che permette la pubblicazione anonima di notizie riservate, interessano ormai da più di un mese le principali testate di tutto il mondo.

L’ultima novità riguarda il recente accordo tra Julian Assange, fondatore del sito, e il Partito Pirata Svedese, che si è offerto di ospitare i server di Wikileaks in nome dei condivisi princìpi di trasparenza e responsabilizzazione del potere.

L’accordo giunge nel pieno di un periodo particolarmente burrascoso per il portale di fughe di notizie. In seguito alla pubblicazione di 77.000 documenti segreti dell’esercito USA sulla guerra in Afghanistan, il Dipartimento di Difesa americano ha dichiarato che l’attività di Wikileaks “minaccia la sicurezza degli Stati Uniti”.

documenti pubblicati riportano informazioni dettagliate sulle operazioni americane in Afghanistan dal 2004 al 2009.

Le rivelazioni principali – definite dalla stampa afghana “non sorprendenti” – riguardano il coinvolgimento di vittime civili in operazioni militari della coalizione americana. Si contano oltre 195 civili uccisi, un numero considerato sottostimato, soprattutto a seguito di incursioni aeree in centri abitati. Ma dai rapporti emergono anche resoconti di violenze agghiaccianti perpetrate dall’Esercito Nazionale Afghano sulla popolazione che si rifiuta di collaborare.

Il vero scenario inedito per l’opinione pubblica degli Stati Uniti è costituito però dal quadro generale che emerge dall’archivio segreto: quello di un’operazione militare dalle poche chances di successo. Molti sono gli elementi di ostacolo per l’esercito USA che sono stati tenuti nascosti alla stampa americana (per i quali si rimanda alla lettura dell‘analisi del New York Times). Tra questi, spicca il coinvolgimento dei paesi limitrofi, Iran e Pakistan, nell’appoggio ai Talebani.

Le rivelazioni di Wikileaks sembrano però non finire qui. Su richiesta dei giornali coinvolti nell’analisi preventiva dei file (New York Times, Guardian e Der Spiegel), altri 15.000 documenti segreti non sono ancora stati resi pubblici. Si tratta di alcuni file in cui compaiono i nomi degli informatori afghani che collaborano con gli Stati Uniti, la cui vita sarebbe messa a repentaglio dalla fuga di notizie. Julian Assange ha dichiarato di volere comunque procedere alla pubblicazione dei documenti.

In realtà molti dei nomi degli informatori sono già stati resi noti nei 77.000 file pubblicati. Per questa ragione Wikileaks ha meritato le dure critiche di molte associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Reporter senza frontiere.

Nel frattempo negli Stati Uniti c’è chi chiede un intervento deciso del Governo contro Wikileaks e il suo fondatore. “Se Assange rimane libero e pubblica i documenti in suo possesso Obama non dovrà che incolpare se stesso” scrive un giornalista del Washington Post.

Tuttavia fermare l’operato di Wikileaks potrebbe non essere così facileWired riporta un precedente tentativo di oscurare il dominio www.wikileaks.org su ordinanza della Corte Federale di San Francisco nel 2008. In quell’occasione Wikileaks era stata coinvolta in una causa su una fuga di informazioni sul riciclaggio di denaro da parte di una banca svizzera. Dopo un breve periodo di oscuramento il sito fu ripristinato per l’incostuzionalità insita nella limitazione preventiva della libertà di parola, diritto garantito dal Primo Emendamento degli Stati Uniti.

Oggi che i server di Wikileaks risiedono in Svezia, sembra ancora più improbabile che si possa procedere alla chiusura del sito attraverso le normali procedure legali. Ed è infatti a procedure straordinarie che si riferisce il Washington Post quando parla di un auspicabile cyberattacco contro Wikileaks.

Julian Assange, dal canto suo, sembra perfettamente conscio dei pericoli a cui sta andando incontro la sua organizzazione. Esistono modi molto poco “legali” con cui l’intelligence USA o qualunque altro nemico di Wikileaks potrebbe costringere al silenzio i responsabili del sito. Per scongiurare simili tentativi recentemente su Wikileaks è apparso un misterioso file chiamato insurance.aes256.

Si tratta di un archivio dal contenuto criptato di cui nessuno sa il contenuto esatto. La sua dimensione supera di 19 volte quella dei logs sull’Afghanistan. Abbastanza grande dunque da poter contenere l’intero database militare americano sulla guerra in Afghanistan o altri documenti riservati che si credono in possesso di Wikileaks. Ad esempio i 500.000 rapporti segreti sulla guerra in Iraq e i 260.000 file diplomatici per cui è stato arrestato il soldato scelto Bradley Manning, documenti mai pubblicati dal sito.

L’archivio insurance.aes256 è già stato scaricato da migliaia di utenti in tutto il mondo attraverso The Pirate Bay. “Tenetelo al sicuro” ammonisce Wikileaks nel messaggio di benvenuto della sua chatroom. Il meccanismo dell’insurance di Julian Assange è piuttosto chiaro. Il fondatore di Wikileaks ha annunciato che la password per decriptare il contenuto dell’archivio può essere rilasciata da un momento all’altro. Se dovesse succedere qualcosa a lui o al sito, migliaia di utenti nel mondo avranno istantaneamente accesso ad un enorme database di informazioni riservate.

Sempre più simile alla trama di un film di spionaggio, la vicenda di Wikileaks sembra non essere che agli inizi.

Le vicende del sito di fughe di notizie Wikileaks, che abbiamo iniziato a seguire lo scorso maggio con l’arresto del soldato ventiduenne Bradley Manning, interessano ormai da più di un mese le principali testate di tutto il mondo.

L’ultima novità riguarda il recente accordo tra Julian Assange, fondatore di Wikileaks, e il Partito Pirata Svedese che si è offerto di ospitare i server del sito in nome dei condivisi princìpi di trasparenza e responsabilizzazione del potere.

L’accordo giunge nel pieno di periodo particolarmente burrascoso per Wikileaks. In seguito alla pubblicazione sul sito, alla fine di luglio, di 77.000 documenti segreti dell’esercito USA sulla guerra in Afghanistan, il Dipartimento di Difesa americano ha dichiarato che l’operato di Wikileaks “minaccia la sicurezza della nazione”.

I documenti, analizzati prima della pubblicazione online da giornalisti del New York Times, dal Guardian e dal Der Spiegel, riportano informazioni dettagliate sulle operazioni americane in Afghanistan dal 2004 al 2009. Le rivelazioni principali – bollate dalla stampa afghana come “nessuna novità per noi” – riguardano il numero di vittime civili coinvolte dalle operazioni militari della coalizione americana. Sono venuti alla luce infatti rapporti su incursioni aeree che hanno ucciso esclusivamente abitanti di villaggi, insieme a resoconti di violenze agghiaccianti perpetrate dall’Esercito Nazionale Afghano sulla popolazione che si rifiuta di collaborare.

Ma il vero scenario inedito per l’opinione pubblica degli Stati Uniti è costituito dal quadro generale rivelato dall’archivio segreto: quello di un’operazione militare dalle poche chances di successo.

Molti sono gli elementi di ostacolo per l’esercito USA che sono stati tenuti nascosti alla stampa americana (per i quali si rimanda alla lettura dell’analisi del New York Times) tra questi spicca il coinvolgimento dei paesi limitrofi, Iran e Pakistan, nell’appoggio ai Talebani.

Le rivelazioni di Wikileaks sembrano però non finire qui. Su richiesta dei giornali coinvolti nell’analisi preventiva, altri 15.000 documenti segreti non sono mai stati resi pubblici. Tra questi, alcuni files in cui compaiono i nomi degli informatori afghani che lavorano per gli Stati Uniti, la cui vita sarebbe messa a repentaglio dalla fuga di notizie. Julian Assange ha dichiarato di volere comunque procedere alla pubblicazione dei documenti.

D’altra parte molti nomi di informatori sono già stati resi noti nei 77.000 file pubblicati. Per questa ragione Wikileaks ha meritato le dure critiche di molte associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Reporter senza frontiere.

Nel frattempo negli Stati Uniti c’è chi chiede un intervento deciso del Governo contro Wikileaks e il suo fondatore. “Se Assange rimane libero e pubblica i documenti in suo possesso Obama non dovrà che incolpare se stesso” ha scritto un editorialista del Washington Post.

Tuttavia fermare l’operato di Wikileaks potrebbe non essere così facile. Wired riporta un precedente tentativo da parte di una Corte Federale di San Francisco di oscurare il dominio www.wikileaks.org in seguito al coinvolgimento in una causa su una fuga di notizie sul riciclaggio di denaro da parte di una banca svizzera nel 2008. Dopo un breve oscuramento il sito fu ripristinato per l’incostuzionalità della limitazione preventiva della libertà di parola garantita dal Primo Emendamento degli Stati Uniti.

Oggi che i server di Wikileaks risiedono in Svezia, sembra ancora più improbabile che si possa procedere alla chiusura del sito attraverso le normali procedure legali. Ed è infatti a procedure straordinarie che si riferisce il Washington Post quando parla di un auspicabile cyberattacco contro Wikileaks.

Julian Assange, dal canto suo, sembra perfettamente conscio dei pericoli a cui sta andando incontro la sua organizzazione. Esistono modi molto poco “legali” con cui l’intelligence USA o qualunque altro nemico di Wikileaks potrebbe costringere al silenzio i responsabili del sito. Per scongiurare simili tentativi recentemente su Wikileaks è apparso un voluminoso file chiamato insurance.aes256

Si tratta di un archivio dal contenuto criptato di cui nessuno sa il contenuto esatto. La sua dimensione supera di 19 volte quella dei logs sull’Afghanistan. Abbastanza grande dunque da poter contenere l’intero database militare americano sulla guerra in Afghanistan o altri documenti riservati che si credono in possesso di Wikileaks. Ad esempio i 500.000 rapporti segreti sulla guerra in Iraq e i 260.000 file diplomatici per cui è stato arrestato il soldato scelto Bradley Manning, documenti mai pubblicati dal sito.

L’archivio insurance.aes256 è già stato scaricato da migliaia di utenti in tutto il mondo attraverso The Pirate Bay. “Tenetelo al sicuro” ammonisce Wikileaks nel messaggio di benvenuto della sua chatroom. L’insurance di Julian Assange è piuttosto chiara. Il fondatore di Wikileaks ha annunciato che la password per decriptare il contenuto dell’archivio può essere rilasciata da un momento all’altro. Se dovesse succedere qualcosa a lui o al sito migliaia di utenti nel mondo avranno istantaneamente accesso ad un enorme database di informazioni riservate.

Sempre più simile alla trama di un film di spionaggio, la vicenda di Wikileaks sembra non essere che agli inzi.



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