È ufficiale la notizia del blocco del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale che avevamo anticipato un mese fa.
Il Sole 24ORE ha riportato che la scorsa settimana il Ministero dell’Economia ha emesso una nota di 8 pagine in cui si analizza articolo per articolo il Ddl recante disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese. Il verdetto è chiaro: la copertura finanziaria del provvedimento è stata negata dalla Commissione Bilancio.
Il blocco del provvedimento comprende anche la bocciatura degli articoli 10 e 20bis (il secondo oggetto anche di emendamento soppressivo del Governo) sulla PEC, la Posta Elettronica Certificata di cui si è molto parlato negli ultimi mesi. Lo stop alla PEC vuole evitare gli oneri eccessivi che comporta su professionisti ed imprese, ma non solo: l’assegnazione a tutti i cittadini di una casella CEC-PAC (Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino) determina un «significativo impatto» sull’organizzazione delle amministrazioni a cui vanno aggiunti gli ulteriori oneri finanziari e organizzativi derivanti dall’obbligo per le PA di comunicare tra loro solo tramite PEC, oneri che al momento non trovano adeguata copertura economica.

Direi che Tremonti sulla PEC CEC PAC avrebbe fatto anche bene a chiedere conto dei costi indotti della PA che possono riassumersi come segue:
OItre ai 50 milioni euro di Poste e Telecom che dovrebbero risolvere il problema dal lato cittadino bisogna considerare altri fattori di costo per la PA non esaminati affatto :
1) Mettere in esercizio il sistema è un costo che nessuno ha mai stimato in un momento come questo dove si dice che si vuol risparmiare direi che introdurre nella PA un sistema come questo ha dei costi indotti molto forti che non mi risulta siano stati calcolati o previsti ,specialmodo se andasse a regime.
2) Per un periodo molto lungo se non per sempre si deve immaginare che la PA avrà un ulteriore flusso d’informazioni che si aggiungerà agli altri la PEC CEC PAC, infatti, questa non sostituisce tutti gli altri che sono comunemente:
A) La corrispondenza ordinaria
B) Le raccomandate
C) Il corriere
D) IL Fax
E) I plichi portati a mano
F) L’e-mail ordinaria
3) L’organizzazione dello smistamento della CEC PAC veicolata attraverso l’indirizzo PEC del sito WEB della PA
4) Lo SPAM mirato provocato dall’acquisizione degli indirizzi PEC
5) La gestione delle caselle PEC
6) L’attivazione di un ulteriore casella PEC da riservare ai Professionisti ed Imprese che comunicheranno legittimamente con questo mezzo ed al quale si dovrà rispondere con analogo mezzo , con la ripetizione di quanto su elencato
7) Realizzazione e manutenzione dei vari servizi annessi alla PEC un sistema centralizzato di tutti gli indirizzi PEC CEC PAC di tutta la PA nazionale centrale e locale un lavoro solo questo mostruoso. Ad oggi non si riesce neanche a sapere di quante caselle PEC CEC PAC la PA abbia bisogno ma soprattutto chi gli le fornisce ed a che costo.
In sostanza c’è da augurarsi che il tutto non vada a regime si parlerebbe di dover gestire oltre dieci milioni di caselle PEC lato PA.