Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

In questi giorni si è ripreso a parlare del decreto Romani in relazione al lavoro dell’Agcom che è in procinto di trasformare in regolamento attuativo lo schema di decreto approvato il primo marzo 2010 dal Consiglio dei Ministri.

L’Authority è tenuta a deliberare l’estensione a web tv e web radio di alcuni degli obblighi delle emittenti televisive tradizionali. Nello svolgimento di questo compito ha tuttavia un margine di intervento grazie al quale potrebbe alleggerire il quadro normativo, stabilendo alcuni casi di esenzione.

L’approvazione definitiva del regolamento attuativo, prevista per questi giorni, è stata rimandata al 25 novembre. Sembra infatti ci sia stato un ripensamento da parte del presidente Calabrò a favore di norme meno stringenti.

Nei giorni scorsi Agcom aveva già votato e approvato alcune regole rivolte alle web tv lineari e alle web radio, tra cui il criticato obbligo di dichiarazione di inizio attività (DIA), mentre restava ancora da affrontare la situazione dei siti che offrono video on demand. Il testo con queste norme, già decise, attendeva solo le firme finali di convalida.

Il rinvio al 25 novembre potrebbe servire dunque per rivedere l’intera regolamentazione, compreso l’obbligo di dichiarazione di inizio attività.

La decisione potrebbe essere stata rimandata a causa di alcune polemiche che hanno seguito fin dall’inzio i lavori dell’Agcom. In particolare, pare che abbia avuto un certo peso un articolo apparso su Wired dal titolo “Addio alle web radio (e tv) libere in Italia“. Nel testo, firmato da Alessandro Longo, si sostiene che i costi di autorizzazione – 750 euro per le webradio e 1500 per le web tv – sancirebbero la fine delle emittenze libere online. Lo stesso articolo riporta la notizia secondo cui sarebbe già pronto un testo dell’Agcom contenente misure molto severe contro la pirateria. In sintesi, l’Authority imporrerebbe ai provider l’oscuramento dei siti collegabili anche indirettamente alle infrazioni dei diritti d’autore e il blocco del traffico peer to peer degli utenti. Il tutto, a fronte di segnalazioni da parte delle forze dell’ordine o dei detentori di diritto d’autore.

In seguito alla pubblicazione dell’articolo di Wired, l’On.Di Pietro e l’On.Vita (PD) hanno annunciato di voler utilizzare il question time e audizioni in Parlamento per chiedere conto ad Agcom.

Tuttavia ora sembra che, dopo la decisione di rinviare il varo del pacchetto, il presidente Calabrò abbia espresso l’intenzione di valutare norme meno severe. In particolare pare che Agcom abbia già pensato di escludere dagli obblighi del decreto le web tv, che trasmettono meno di 24 ore di programmi in una settimana.

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Questa settimana il Consiglio dei Ministri ha definitivamente approvato lo schema di decreto che recepisce la Direttiva Europea in materia di audiovisivi, ormai noto come “decreto Romani”, dal nome del vice ministro allo Sviluppo Economico.

L’approvazione giunge in seguito ad alcune modifiche allo schema volte a migliorare la definizione di servizio audiovisivo su internet, in risposta alle numerose critiche comparse fuori e dentro la rete dopo la prima stesura del documento.

In particolare, come si legge in una nota del Ministero, nel rinnovato schema di decreto viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla Direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse (tra cui i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, giochi on line).

In secondo luogo, a chi contestava al decreto la volontà di burocratizzare e censurare i servizi audiovisivi su Internet attraverso certificati di autorizzazione e controlli preventivi, il Ministero risponde che l’autorizzazione necessaria per i servizi di video a richiesta non comporta una valutazione preventiva sui contenuti diffusi, ma solo una necessità di mera individuazione del soggetto che la richiede con una semplice dichiarazione di inizio attività.

Nessuna specificazione o modifica, invece, per quanto riguarda il ruolo dell’Agcom, che rimane l’autorità incaricata di vigilare sui contenuti per la protezione del diritto d’autore in rete. A questo compito viene però aggiunto quello della tutela dei minori su internet, soprattutto per quanto riguarda la pornografia.

I commentatori che avevano duramente criticato il primo schema di decreto hanno comunque accolto con delusione i cambiamenti apportati. Si continua a contestare la richiesta di autorizzazione e il ruolo di guardiano dell’Agcom, ma soprattutto desta sempre perplessità l’art.4, dove si legge che, nell’esclusione dalla definizione di  servizio audiovisivo, rientrano in generale: i servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva. Permangono quindi dubbi su casi come quello di un fornitore di video amatoriali che utilizzi gli Ads di Google o quello di un piccolo videoblog che, catturando l’attenzione di un po’ di pubblico, possa in qualche modo “entrare in competizione” con la televisione.

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