Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

confidential_stamp1Nonostante l’ultima bozza dell’accordo anti-contraffazione (ACTA) fosse stata resa pubblica in nome della trasparenza, l’ultimo negoziato confidenziale di Lucerna non ha diffuso alcuna documentazione sul nuovo stato dei lavori.

Anche il rapporto ai membri del Parlamento Europeo sullo stato dei negoziati si è svolto a porte chiuse, escludendo la partecipazione del pubblico.  Una mossa che non è piaciuta al membro del Partito Pirata svedese Christian Engström che all’avvio della discussione ha chiesto se fossero previste restrizioni per la diffusione delle informazioni sul negoziato e, dopo aver ricevuto risposta affermativa, ha lasciato l’aula.

Alcune informazioni ufficiali sull’ultima seduta ACTA sono state comunque rese note il 13 luglio in una presentazione al Parlamento Europeo del Commissario del Commercio Karel De Gucht. Dopo aver sottolineato l’importanza dell’accordo per la competitività commerciale dell’Unione Europea, De Gucht ha dichiarato che l’ACTA si occuperà solo delle violazioni su larga scala con un forte impatto sul commercio.

Alcuni controversi aspetti del trattato sono stati cambiati. Ad esempio, le violazioni del copyright sui brevetti sono state rimosse dalla lista dei controlli sulle merci alla frontiera. Questo significa che l’ACTA non creerà problemi al transito internazionale dei medicinali, ha puntualizzato De Gucht.

Inoltre, rispondendo ad una domanda di un membro del parlamento, De Gucht ha dichiarato che l’adozione e l’implementazione della “regola dei three-strikes” contro il download illegale verrà lasciata alla discrezione degli Stati Membri.

Nonostante alcuni miglioramenti, tuttavia, rimangono disaccordi tra gli Stati Uniti e l’Europa su alcuni aspetti dell’ACTA. Il più importante riguarda la volontà da parte della UE di inserire nell’accordo anti-contraffazione la tutela delle Indicazioni Geografiche Protette (es. Champagne e Parmigiano-Reggiano) contro l’opinione degli Stati Uniti secondo i quali l’ACTA non dovrebbe espandersi oltre la protezione del copyright e dei marchi registrati. Un’opinione considerata ipocrita visto che le indicazioni geografiche americane, equivalenti negli USA a marchi registrati, sono già tutelate dall’accordo.

Riguardo alla riservatezza dell’ACTA, De Gucht ha annunciato che la Commissione ha trasmesso il testo della bozza di Lucerna al Parlamento Europeo e i membri del parlamento possono riceverlo “sotto alcune restrizioni”. A questo proposito il membro del parlamento Ska Keller ha chiesto al Commissario del Commercio quale delegazione coinvolta nel negoziato abbia fatto nuovamente richiesta di segretezza, dal momento che il 10 Marzo una risoluzione comunitaria aveva domandato che il testo fosse reso pubblico. In risposta De Gucht ha fatto riferimento a precedenti posizioni degli Stati Uniti sulla trasparenza.

La prossima riunione dei negoziati dell’ACTA si terrà a Washington DC alla fine di Luglio.

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posted by admin on marzo 17, 2010

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logo2hadopiLa legge  Hadopi, che prevede la sospensione della connettività per gli utenti con ampio traffico in download dopo tre preavvisi, è in vigore in Francia da poco più di sei mesi ma è già uscita una prima ricerca volta a indicare quali conseguenze abbia avuto sul fenomeno della pirateria. Si tratta di uno studio condotto dall’Università di Rennes in collaborazione con il laboratorio M@rsoin per il quale sono state intervistate telefonicamente 2000 persone della regione della Bretagna alle quali si è chiesto di rispondere, in forma totalmente anonima, ad alcune domende sulle pratiche di consumo di musica e film online.

La ricerca ha individuato tre categorie di utenti basate sule modalità di fruizione dei contenuti: i «pirati Hadopi» (che utilizzano i software peer-to-peer oggetto delle restrizioni di legge), i «pirati non-Hadopi» (che utilizzano altre tecnologie quali lo streaming, il download su server remoti, i newsgroup, l’utilizzazione di un VPN) e i «non pirati» (che consumano musica e film legalmente).

Tra coloro che hanno smesso di scaricare nelle reti peer-to-peer (dopo l’adozione della legge hadopi), solo un terzo ha rinunciato a ogni forma di pirateria informatica, mentre gli altri due terzi si sono rivolti a pratiche alternative di pirateria che sfuggono alla legge hadopi come lo streaming illegale o il download su server remotiindicano  i ricercatori. “La riduzione del numero di internauti che usano le reti peer-to peer si è dunque accompagnata a un rialzo delle altre forme di piarateria non tenute in conto dalla legge Hadopi (+ 27%)“.

I grafici della ricerca sono chiari nel delineare visivamente lo spostamento da una tecnologia all’altra nella fruizione illegale di contenuti audio e video. Nel dettaglio di un aumento generale della pirateria del 3% corrisponde infatti una diminuzione di utilizzatori del p2p ed un aumento nell’uso di altri sistemi informatici.

Ma c’è anche una notizia positiva per il mercato: i ricercatori assicurano che i pirati sono i migliori consumatori di beni culturali. Mentre solo il 17 % dei “non pirati” afferma di comprare musica o film su internet, questa pratica legale è invece adottata dal 47% degli utilizzatori di p2pi e dal 36% di quelli che usano delle tecniche non coperte dalla legge Hadopi.

Lo studio dell’università di Rennes ha suscitato qualche perplessità. In Italia un articolo apparso sul Corriere Online sottolinea il fatto che, sebbene la legge Hadopi sia in vigore, “l’autorità non ha ancora avviato le operazioni di monitoraggio e punizione degli utenti. Non è stata cioè spedita nessuna lettera di avviso, a causa dell’ennesimo intoppo burocratico in cui si è imbattuto il provvedimento.” L’intoppo burocratico di cui si parla è il parere finale del Consiglio Costituzionale sulle conseguenze per la privacy degli utenti.

A prescindere dal valore effettivo dei risultati conseguiti dallo studio universitario un dato appare comunque certo: l’intervento legislativo sulle tecnologie attraverso filtri e censure non si è ancora rivelato efficace per combattere la pirateria.

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posted by admin on febbraio 4, 2010

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logo_p2pnetIl contestato sito internet p2pnet.net, famoso per i suoi duri e ripetuti attacchi contro la RIIA (Recording Industry Association of America), ha annunciato l’imminente chiusura per mancanza di fondi.

Il sito, attivo ormai da dieci anni, era divenuto noto per le campagne in difesa degli utenti colpiti dalla politica di persecuzione della RIIA contro il download illegale. Negli ultimi anni sono stati infatti decine di migliaia gli utilizzatori di file-sharing contro i quali la RIIA ha avviato cause legali. Per la maggioranza degli utenti la vicenda si è conclusa con un patteggiamento da qualche migliaia di dollari, ma in due casi si è arrivati fino al processo: ad un utente è stato ordinato di pagare 675.000 dollari, mentre all’altro, reo di avere condiviso 24 canzoni in rete, è stato imposto un pagamento risarcitorio da 1,92 milioni di dollari (recentemente un giudice in seconda istanza ha ridotto la condanna al pagamento a “soli” 54.000 dollari).

Il sito p2pnet e il suo fondatore Jon Newton hanno sempre riservato articoli durissimi contro questi provvedimenti. Sono rimasti famosi gli appellativi irriverenti con cui Newton si riferiva alle quattro major musicali (Universal, Sony/BMG, Warner, EMI) come “the Big 4 Organized Music Cartel” (Il cartello musicale organizzato delle 4 grandi), “the Hate Organizations” (Le organizzazioni dell’odio),”the Curiously Named Recording Industry Association of America” (L’associazione Amricana curiosamente chiamata industria di registrazione), ecc.

Nel suo ultimo post Jon Newton, che è stato anche uno dei primi giornalisti ad accusare Google di assecondare le censure del governo cinese, ha dichiarato:

“Non posso affermare che con p2pnet abbia difeso il mondo, ma ho fatto del mio meglio per svelare i meccanismi dei poteri forti delle multinazionali, portando alla luce le bugie e la corruzione”.

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posted by admin on dicembre 1, 2009

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pub_signSi fa sempre più serrata la lotta contro il downloading illegale in Inghilterra. Secondo quanto riportato dalla stampa, infatti, un pub del Regno Unito avrebbe ricevuto una multa di ben £ 8000 per aver consentito ad un proprio avventore di scaricare da internet dei contenuti protetti da copyright usando la wireless del locale.

La notizia è stata divulgata da Graham Cove, amministratore delegato del provider di HotSpot wireless The Cloud, lungo la rete del quale sarebbero transitati i dati incriminati. Cove ha tuttavia rifiutato di fornire maggiori dettagli sul caso, giacché il titolare del pub multato avrebbe chiesto di mantenere il caso anonimo.

L’AD di The Cloud si è limitato a spiegare che la sanzione è stata comminata da un tribunale civile britannico, dopo che una denuncia per infrazione del copyright era stata avviata da un non meglio identificato “detentore di diritti” nel corso dell’estate 2009.

La normativa atta a regolare il funzionamento delle reti wireless e la responsabilità dei provider, spiega a Punto InformaticoLilian Edwards della Sheffield Law School, resta a tutt’oggi lacunosa e passibile di interpretazioni contrastanti.

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