I dati reperibili in rete sulla vita privata non possono essere usati per giudicare un dipendente. Questo il principio che sta alla base di una bozza di legge tedesca che proibisce ai dirigenti di raccogliere informazioni sui dipendenti attraverso siti come Facebook.
Il nuovo provvedimento riguarda anche le assunzioni. Il Der Spiegel riporta alcune statistiche secondo cui ricorrere ai profili Facebook dei candidati è ormai la prassi per i responsabili della selezione del personale. Sempre più spesso aspiranti dipendenti vengono scartati sulla base di informazioni raccolte sui social network, come commenti giudicati inappropriati, confessioni sull’uso di droghe, foto imbarazzanti, ecc. ecc.
La bozza di legge, presentata dal Ministro dell’Interno Thomas de Maizière, mira a limitare pesantemente il tipo di dati che si potranno usare legalmente per prendere provvedimenti sui dipendenti o sui candidati per un’assunzione. Sarà possibile raccogliere informazioni solo attraverso i siti in cui ci si presenta professionalmente, come il social network Linked_In, o comunque attraverso pagine dove il lavoratore ha il pieno controllo sulla propria immagine. L’obiettivo è quello di evitare che in Germania si verifichino episodi simili a quello ormai noto della “piratessa ubriaca”, la giovane laureata americana al quale è stata negata l’abilitazione all’insegnamento a causa di una foto su MySpace che la ritraeva in stato di ebbrezza.
Un particolare interessante riguarda il fatto che anche le informazioni giudicate ammissibili dalla nuova legge potranno essere utilizzate dall’azienda a patto che non siano troppo datate. Questa importante specificazione è volta ad impedire che l’archivio sterminato della rete pregiudichi la carriera professionale degli individui.
La legge prevede anche nuove disposizioni in materia di sorveglianza del personale all’interno delle aziende. Il testo proibisce espressamente l’uso di videocamere nei bagni, negli spogliatoi e nelle stanze adibite alle pause. Ulteriori specificazioni riguardano il controllo delle telefonate e delle email degli impiegati, che potranno essere sorvegliate solo sotto particolari condizioni e a patto che i dipendenti siano preventivamente informati.
Queste disposizioni giungono in seguito ad una serie di scandali sulla violazione della privacy dei lavoratori da parte di alcune compagnie che operano in Germania. Il più eclatante risale al 2008, quando si è scoperto che i dipendenti della catena di discount Lidl erano videosorvegliati anche all’interno dei bagni e le loro conversazioni venivano addirittura spiate e trascritte da un apposito ufficio di sorveglianza.
Il disegno di legge, che dovrebbe essere approvato mercoledì, conferma nuovamente l’impegno del governo tedesco nella protezione della privacy dei suoi cittadini.
Fanno registrare tassi di accesso sempre più cospicui, assorbono ovunque una porzione crescente del tempo- internet dei navigatori e cominciano anche ad acquisire rilevanza nelle strategie operative dei dipartimenti marketing e vendite. Ma ciononostante i social network restano un bel problema per le aziende. Non solo per gli evidenti rischi che comportano in termini di perdita di produttività individuale, ma anche per le minacce che pongono in materia di diffusione indebita delle informazioni aziendali e, più in generale, per i danni che eventuali comportamenti irresponsabili dei dipendenti possono procurare alla reputazione aziendale.
Che fare? Alcune aziende- soprattutto in Europa- si sono fin qui limitate ad inibire l’accesso dei propri dipendenti a piattaforme come Facebook, MySpace e Twitter. Altre hanno invece optato per una via più aperta, cercando di approntare delle policy specifiche in grado di guidare i dipendenti all’impiego “responsabile” degli spazi sociali in rete. E la scelta a favore dell’approccio “soft” trova anche autorevoli sponsor nella letteratura specialistica: in un recente blogpost intitolato “Social Media Usage: Less Lawyering, More Encouraging” i redattori della Harvard Business Review suggeriscono la necessità per le aziende di affrancarsi dallo scetticismo nei confronti del web sociale per valorizzarne al massimo le potenzialità di business. “Il possesso di una adeguata policy in materia di social network è imprescindibile per qualsiasi organizzazione contemporanea [...] E nel momento in cui la si crea, val la pena di pensarla in maniera costruttiva, e non soltanto come un modo per prevenire problemi”. Secondo gli autori, il messaggio veicolato dalla policy aziendale dovrebbe ruotare intorno a cinque caposaldi fondamentali:
1. Vogliamo che i nuovi strumenti siano impiegati, e che siano impiegati in modo utile per il business
2. Vogliamo che voi stessi (i dipendenti) ci diate una mano ad individuare le buone pratiche in materia;
3. ci aspettiamo che sappiate distinguere in modo appropriato tra impiego personale, impiego professionale ed impiego aziendale dei social network;
4. La responsabilità in materia di gestione dei rischi è condivisa tra tutti i membri dell’organizzazione;
5. Siamo pronti ad incentivare e premiare gli impieghi più virtuosi dei social network per le finalità aziendali
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