Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

L’Autorità Antitrust, l’Autorità per le Garanzie e nelle Comunicazioni e l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali hanno avviato, in data 30 maggio 2017, un’indagine conoscitiva congiunta riguardante l’individuazione di eventuali criticità connesse all’uso dei cosiddetti big data e la definizione di un quadro di regole in grado di promuovere e tutelare la protezione dei dati personali, la concorrenza dei mercati dell’economia digitale, la tutela del consumatore, nonché i profili di promozione del pluralismo nell’ecosistema digitale.

Li chiamano Big data e, come suggerisce il nome, si tratta di una gigantesca raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore. Sono informazioni variegate che possono provenire da fonti eterogenee, non soltanto database, ma anche dati non strutturati, come immagini, email, coordinate GPS, informazioni prese dai social network.La mole di dati di cui si parla è dell’ordine degli Zettabyte, ovvero miliardi di Terabyte. Il loro trattamento richiede una potenza di calcolo parallelo e massivo con strumenti dedicati eseguiti su una moltitudine di server che lavorano in contemporanea.

I risultati delle analisi di big data hanno un alto valore economico e rappresentano un notevole patrimonio informativo. La raccolta delle informazioni e la loro gestione rivestono un ruolo strategico per le imprese, in particolare per le piattaforme online che fornendo servizi gratuiti ricorrono sempre più spesso alle informazioni a carattere personale con l’obiettivo di creare nuove forme di valore.

L’utilizzo di queste informazioni comporta tuttavia rischi per la tutela della riservatezza delle persone anche nel caso la raccolta non comprenda dati personali dal momento che, grazie alle nuove tecnologie e alle tecniche di analisi, risulta possibile “re-identificare” un individuo attraverso l’elaborazione ed interconnessione di informazioni apparentemente anonime. La potenzialità dei big data può quindi tradursi in profilazioni sempre più puntuali ed analitiche, con il rischio di nuove forme di discriminazione per le persone e, più in generale, di possibili restrizioni delle libertà.

Dato il significativo e crescente ruolo svolto dai big data sulla concorrenza dei mercati e sul pluralismo dell’informazione, le Autorità intendono analizzare se, e al ricorrere di quali condizioni, i big data possano tradursi in barriere all’entrata nei mercati o favorire comportamenti restrittivi della concorrenza tali da ostacolare lo sviluppo e il progresso tecnologico nonché ledere il diritto alla protezione dei dati delle persone coinvolte. L’analisi si concentrerà sull’impatto delle piattaforme e dei relativi algoritmi sulle dinamiche competitive nei mercati digitali, sulla tutela della privacy e della capacità di scelta dei consumatori e sulla promozione del pluralismo informativo. Ciò anche al fine di verificare gli effetti sull’ecosistema digitale dell’aggregazione di informazioni e dell’accessibilità ai big data ottenuti attraverso forme non negoziate di profilazione dell’utenza.

La delibera AGCM dell’avvio dell’indagine è consultabile QUI.

posted by admin on aprile 13, 2017

Computer Crimes, data breach

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Security_cybercrimePubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 febbraio 2017 “Direttiva recante indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali”.

Il decreto definisce il workflow istituzionale dedicato alla tutela della sicurezza nazionale relativamente alle infrastrutture critiche materiali e immateriali, con particolare riguardo alla protezione cibernetica e alla sicurezza informatica, indicando i compiti affidati a ciascuna componente ed i meccanismi e le procedure da seguire ai fini della riduzione delle vulnerabilità, della prevenzione dei rischi, della risposta tempestiva alle aggressioni e del ripristino immediato della funzionalità dei sistemi in caso di crisi.

Con il nuovo decreto che sostituisce il il DPCM 24 gennaio 2013 recante “indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale”, il Comitato interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (Cisr) ha lanciato un programma nazionale per la cyber-security in più fasi.

Il nuovo provvedimento, recependo la direttiva europea Nis (Network and Information Security), rafforza il ruolo del Cisr che emanerà direttive con l’obiettivo di innalzare il livello della sicurezza informatica del Paese, e si avvarrà in questa attività del supporto del coordinamento interministeriale del cosiddetto Cisr tecnico e del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis).

Il nuovo decreto attribuisce al direttore generale del Dis il compito di definire le  linee di azione che dovranno portare ad assicurare i necessari livelli di sicurezza dei sistemi e delle reti di interesse strategico, sia pubblici che privati, verificandone ed eliminandone le vulnerabilità.

Per la realizzazione di queste iniziative è previsto il coinvolgimento del mondo accademico e della ricerca, con la possibilità di avvalersi di risorse di eccellenza, così come una diffusa collaborazione con le imprese di settore.

A livello operativo, il Nucleo sicurezza cibernetica (Nsc), ricondotto all’interno del Dis, assicurerà la risposta coordinata agli eventi cibernetici significativi per la sicurezza nazionale in raccordo con tutte le strutture dei ministeri competenti in materia.

Il Decreto è consultabile a QUESTO link.

Il 24 marzo 2016 il Gruppo di Alto livello della Commission’s Scientific Advice Mechanism (SAM) dell’Unione Europea ha pubblicato un’opinione sulla cybersicurezza con raccomandazioni su come migliorare la sicurezza degli accessi online per privati e aziende europee.

In considerazione dell’aumento dei cyber-attacchi e della crescente complessità che mettono in atto, il tema della cyber-sicurezza è diventato cruciale per il Mercato Unico Digitale. In quest’ottica lo studio scientifico indipendente offre contenuti di supporto per progettare le future azioni legislative.

Il documento risponde alla necessità di rendere più sicuri i sistemi di sicurezza, dare più potere agli utenti e rafforzare l’industria della sicurezza informatica europea e migliorare il coordinamento delle azioni di contrasto agli incidenti informatici. Si auspica una governance globale in materia di cybersicurezza in cui l’Unione Europea possa giocare un ruolo di guida.

Il documento è disponibile sulla pagina Ricerca e Innovazione del sito web della Comunità Europea.

Si discute nuovamente di Privacy Shield, l’accordo regolatore dei flussi transfrontalieri di dati tra Unione europea e Stati Uniti che di recente ha sostituito il previgente Safe Harbor.

A distanza di pochi mesi dall’entrata in vigore del testo, la Corte di Giustizia europea è chiamata a decidere sull’adeguatezza della tutela assicurata dal Privacy Shield.

Alcune società attive nel campo digitale e operanti trasferimenti di dati personali all’estero (tra cui l’ormai nota Digital Rights Ireland Ltd.) sostengono infatti che il Privacy Shield non offra un adeguato livello di protezione, a differenza di quanto ritenuto dalla Commissione europea che il 12 luglio 2016 ha adottato la decisione di adeguatezza rendendo legittimi i trasferimenti di dati verso gli Stati Uniti e le organizzazioni americane aderenti al nuovo accordo.

In particolare, i ricorrenti sostengono che lo “scudo” UE-USA per la privacy non recepisca integralmente i princìpi e i diritti a tutela della protezione dei dati personali contenuti nella direttiva 95/46/CE (che – si ricorda – sarà abrogata a decorrere dal 2018 ad opera del recente Regolamento UE 679/2016) e, conseguentemente, non assicuri in modo adeguato i diritti dei cittadini europei. Nei ricorsi si contesta altresì che l’accordo non esclude l’accesso indiscriminato alle comunicazioni elettroniche da parte delle autorità straniere così violando il diritto al rispetto alla vita privata, alla protezione dei dati e la libertà di espressione di cui alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

In ragione di tali motivi i ricorrenti hanno impugnato la decisione di adeguatezza della Commissione ai sensi dell’art. 263 TFUE che prevede la possibilità per i soggetti interessati di impugnare ed ottenere l’annullamento degli atti della Commissione entro due mesi dalla loro entrata in vigore o dalla loro pubblicazione.

Giova ricordare a questo punto che il Gruppo di lavoro Art. 29 aveva già espresso le proprie remore relativamente ad alcuni aspetti dell’accordo che non erano stati modificati nonostante le reiterate richieste di revisione. Nello statement del 26 luglio 2016, immediatamente successivo all’adozione del Privacy Shield, il Gruppo dei Garanti europei rilevava che non fossero state disposte concrete misure di sicurezza per evitare la raccolta generalizzata di dati e che non fosse stata assicurata l’indipendenza di ruolo e di poteri di importanti organismi di ricorso (come l’Ombudsperson).

Pare dunque che il nuovo regime non abbia portato all’instaurazione di un clima di certezza del quadro regolatore dei flussi transfrontalieri di dati verso gli Stati Uniti, Paese che evidentemente non riceve ancora fiducia da parte degli operatori europei. Si attende ora la decisione della Corte di Giustizia che potrebbe ritenere inammissibili i ricorsi per difetto di legittimazione o infondatezza di motivi oppure potrebbe decidere di accogliere l’impugnazione.

Presentiamo qui l’intervista a Giusella Finocchiaro pubblicata sulla Newsletter di LepidaSpa di giugno 2016.

Il Cloud Computing nell’ambito della PA continua a crescere. Si stanno predisponendo tutti gli strumenti per poter razionalizzare i comparti IT della PA e offrire servizi altamente performanti, ma in Europa il Cloud Computing sta vivendo una serie di criticità legate alla gestione e utilizzo di dati sensibili e alla mancanza di chiarezza riguardo la gestione dei dati.

Data la spinosa questione, abbiamo chiesto un parere a Giusella Finocchiaro Ordinario di Diritto privato e di Diritto di Internet presso l’Università di Bologna, Avvocato in Bologna. “Il cloud, tecnologia ormai largamente diffusa in diversi settori, è destinato a diventare la nuova struttura portante di Internet, ma accanto ai particolari benefici in termini di disponibilità ed elasticità di risorse sorgono alcune rilevanti problematiche connesse alla sicurezza dei dati che vengono così gestiti. In particolare, l’internazionalità che spesso caratterizza i servizi di cloud comporta la necessità di approntare misure adeguate ai dati personali oggetto di trasferimento verso Paesi terzi. Il rilievo costituzionale assunto dal diritto alla protezione dei dati personali in Europa impone infatti l’individuazione di prassi e garanzie che siano capaci di rispettare la scala di valori europea. Tra queste gli strumenti di tipo contrattuale, come le BCR e le clausole contrattuali standard, rappresentano gli espedienti più consoni in relazione alle peculiarità dei servizi cloud. Tuttavia, il legislatore europeo ha ampliato il novero delle misure che possono essere adottate dai Paesi terzi destinatari del flusso di dati europeo. Con il Regolamento (UE) 2016/679 codici di condotta e meccanismi di certificazione possono ora essere impiegati anche nel quadro dei trasferimenti di dati a garanzia dei diritti degli interessati. Gli stessi provider di servizi cloud appartenenti a Paesi terzi potranno dunque garantire un elevato livello di protezione dei dati personali attraverso queste garanzie di nuova introduzione.

L’articolo continua sulla newsletter di Lepida, disponibile QUI.

posted by admin on maggio 24, 2016

data breach

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un’infografica volta a fare il punto sui provvedimenti che introducono per amministrazioni pubbliche e aziende l’obbligo di comunicare i casi in cui – a seguito di attacchi informatici, accessi abusivi, incidenti, incendi e altre calamità – si dovesse verificare la perdita, la distruzione o la diffusione indebita di dati personali conservati, trasmessi o comunque trattati.

Si tratta di situazioni che possono comportare pericoli significativi per la privacy degli interessati cui si riferiscono i dati. Per questa ragione, anche sulla base della normativa europea, il Garante privacy ha adottato negli anni una serie di provvedimenti che introducono in determinati settori l’obbligo di comunicare eventuali violazioni di dati personali (data breach) all’Autorità stessa e, in alcuni casi, anche ai soggetti interessati. Il mancato o ritardato adempimento della comunicazione espone alla possibilità di sanzioni amministrative.

I casi e gli adempimenti previsti dai provvedimenti del Garante riguardano le aree della Biometria, delle Società telefoniche, delle Pubbliche Amministrazioni e del Dossier Sanitario Elettronico. Sono riassunti in una infografica che, con mere finalità divulgative, riassume i casi finora esaminati.

Infografica Garante Privacy

Ripristinare la fiducia nei trasferimenti transatlantici di dati mediante forti misure di salvaguardia: la Commissione europea presenta lo scudo UE-USA per la privacy.

Il 29 febbraio 2016 la Commissione europea ha pubblicato i testi giuridici che instaurano lo scudo UE-USA per la privacy che comprendono i principi che le imprese sono tenute a rispettare, nonché gli impegni scritti del governo degli Stati Uniti (che saranno pubblicati nel U.S. Federal Register) sull’applicazione dell’accordo, comprese assicurazioni sul rispetto delle garanzie e delle limitazioni in materia di accesso ai dati da parte delle autorità pubbliche.

Una volta adottato, il meccanismo di accertamento dell’adeguatezza della protezione dei dati stabilirà se le garanzie fornite al momento del trasferimento dei dati sono equivalenti alle norme in materia di protezione dei dati nell’UE. Il nuovo quadro rispecchia i requisiti stabiliti dalla Corte europea di giustizia nella sentenza del 6 ottobre 2015. Le autorità statunitensi si sono formalmente impegnate a che lo scudo per la privacy sia rigorosamente rispettato e hanno escluso qualsiasi atto di sorveglianza di massa o indiscriminata da parte delle autorità di sicurezza nazionali in futuro.

I pilastri del Privacy Shield sono:

- Imposizione di obblighi precisi alle società: il nuovo accordo sarà trasparente e comprenderà efficaci meccanismi di vigilanza, fra cui quello di sanzioni o esclusione in caso di inadempienza, al fine di garantire che le società rispettino i loro obblighi. Le nuove regole comprendono anche condizioni più rigorose per i trasferimenti successivi ad altri partner dalle società che partecipano al programma.

- Garanzie chiare e obblighi di trasparenza applicabili all’accesso da parte del governo degli Stati Uniti: per la prima volta, gli Stati Uniti hanno fornito all’UE una garanzia scritta, da parte dell’Ufficio del Direttore dell’intelligence nazionale, che assicura che tutti i diritti di accesso delle autorità pubbliche ai fini della sicurezza nazionale saranno soggetti a precisi limiti, garanzie e meccanismi di controllo, e sarà impedito l’accesso generalizzato ai dati personali. John Kerry, segretario di Stato statunitense, si è impegnato a introdurre una possibilità di ricorso in materia di intelligence nazionale per i cittadini dell’UE tramite un meccanismo basato sulla figura del mediatore all’interno del Dipartimento di Stato, che sarà indipendente dai servizi di sicurezza nazionali. Il Mediatore tratterà i reclami e le richieste di informazioni da parte di singoli cittadini dell’UE e li informerà se le normative in materia sono state rispettate. Tali impegni scritti saranno pubblicati nel U.S. Federal Register.

- Protezione effettiva dei diritti dei cittadini dell’UE con diverse possibilità di ricorso: i reclami devono essere risolti dalle imprese entro 45 giorni. Sarà disponibile una soluzione consistente nella composizione extragiudiziale gratuita delle controversie. I cittadini dell’UE si potranno anche rivolgere alle loro autorità nazionali di protezione dei dati, che collaboreranno con la Commissione federale per il commercio per assicurare che i reclami dei cittadini dell’UE vengano esaminati e risolti. Qualora una controversia non sia stata risolta mediante detti mezzi, si potrà far ricorso, in ultima istanza, ad un meccanismo di arbitrato, la cui decisione sarà esecutiva. Inoltre, le imprese possono impegnarsi a rispettare il parere delle autorità di protezione dei dati dell’UE. Tale disposizione è obbligatoria per le imprese che trattano dati relativi alle risorse umane.

- Meccanismo annuale di riesame congiunto: Il meccanismo consentirà di monitorare il funzionamento del Privacy Shield, compresi gli impegni e le garanzie relative all’accesso ai dati a fini di contrasto della criminalità e finalità di sicurezza nazionale. La Commissione europea e il ministero del Commercio degli Stati Uniti procederanno al riesame, e inviteranno esperti nazionali di intelligence degli Stati Uniti e delle autorità europee di protezione dei dati a parteciparvi. In base al riesame annuale, la Commissione presenterà una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio.

Prima che il collegio prenda una decisione finale sarà richiesto un parere dell’Article 29 Working Group, composto da rappresentanti degli Stati membri e le autorità europee per la protezione dei dati. Nel frattempo, la parte statunitense provvederà ai necessari preparativi per porre in atto il nuovo quadro, i meccanismi di monitoraggio e il nuovo meccanismo di mediazione.

In seguito all’adozione del Judicial Redress Act da parte del Congresso degli Stati Uniti, firmato dal presidente Obama il 24 febbraio, la Commissione proporrà a breve la firma dell’accordo quadro. La decisione di conclusione dell’accordo dovrebbe essere adottata dal Consiglio dopo aver ottenuto l’approvazione del Parlamento europeo.

Continua la nostra analisi del testo dell’emanando Regolamento europeo “concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati”. Esaminiamo qui il tema delle responsabilità e degli oneri del controller e la figura del Data Protection Officer.

La Proposta di regolamento responsabilizza maggiormente i controller (titolari del trattamento), i quali saranno, in particolare, gravati dalla predisposizione di misure tecniche ed organizzative di sicurezza adeguate in funzione del rischio associato alle operazioni di trattamento dei dati effettuate (art. 30). A carico dei medesimi viene posto, inoltre, l’obbligo di comunicare senza ritardo sia alle autorità sia agli interessati i cc.dd. data breach, ossia le violazioni dei dati avvenute durante le operazioni di trattamento (artt. 31 e 32).

Viene poi prevista la figura dei joint controller (contitolari), i cui ruoli e le cui responsabilità dovranno essere ripartite sulla base di un accordo a cui gli stessi interessati potranno far riferimento, fatta salva una diversa determinazione da parte della legge europea o nazionale (art. 24).

A tutela del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini e a garanzia della conformità delle operazioni di trattamento al Regolamento, vengono confermate le figure del Data Protection Officer (già previsto, a livello europeo, dal Regolamento UE n. 44/2001) e di una Supervisory Authority indipendente a livello nazionale (rispettivamente, artt. 35 e 46). Mentre il primo dovrà essere designato in tutti i casi in cui il trattamento venga svolto da una pubblica autorità, richieda un regolare e sistematico monitoraggio degli interessati su larga scala o, ancora, abbia ad oggetto dati sensibili, l’Autorità di sorveglianza dovrà essere obbligatoriamente istituita in ogni Stato membro. Quest’ultima ha, tra gli altri, il primario obiettivo di garantire la coerenza nell’applicazione della normativa sulla protezione dei dati in tutta l’Unione europea (art. 46), potendo contare anche sui meccanismi di one-stop-shop (o “sportello unico”) che prevedono una collaborazione reciproca tra le diverse autorità nazionali e la possibilità di adottare una decisione di controllo unica nei casi transfrontalieri che comportano un coinvolgimento plurimo delle Autorità (art. 54a).

In quest’ottica di mutua assistenza è da segnalare anche l’istituzione di un Comitato europeo per la protezione dei dati (art. 64), che dovrebbe comprendere rappresentanti di tutte le 28 Autorità di controllo indipendenti e sostituire il c.d. “Gruppo Art. 29”, cioè il gruppo per la tutela delle persone con riguardo al trattamento dei dati personali, di cui all’articolo 29 della dir. 95/46/CE.

posted by admin on gennaio 26, 2016

Computer Crimes, data breach

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Le nuove regole puntano a superare l’attuale frammentazione normativa e stabiliscono un alto livello di sicurezza per le reti e i sistemi informatici comune a tutti i paesi dell’Unione.

Le aziende che si occupano di servizi indispensabili come quelle del settore dell’energia, del trasporto, della salute e dei servizi bancari e le compagnie che operano nell’area dei servizi informativi e delle risorse digitali dovranno intraprendere una serie di azioni volte a contenere possibili cyber-attacchi che possano minarne la sicurezza e la conservazione dei dati. È quanto stabiliscono le nuove regole approvate dai Membri della Commissione Mercato Interno del Parlamento Europeo e dai negoziatori del Consiglio, che devono ora essere confermate dall’intero Parlamento e dal Consiglio Europeo.

La nuova Direttiva è stata ideata per uniformare le singole normative dei 28 stati membri nei settori industriali di importanza critica in cui le aziende dovranno garantire di essere sufficientemente protette e dovranno impegnarsi a comunicare tempestivamente alle autorità nazionali qualunque breccia nei sistemi di sicurezza.

Assicurare la prevenzione di questo tipo di incidenti e garantire una risposta efficiente in caso di attacchi è un tema da tempo dibattuto in sede europea. La prima proposta della Direttiva risale al 2013. La Direttiva creerà un “gruppo di coordinazione” tra gli Stati, istituendo un Segretariato all’interno della Commissione, allo scopo di sostenere e facilitare la cooperazione strategica e lo scambio di informazioni tra le nazioni, sviluppando fiducia reciproca e affidabilità.

Dopo l’approvazione formale del testo la Direttiva sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale Europea ed entrerà in vigore. Da quel momento gli Stati Membri avranno 21 mesi per integrare la Direttiva nella legislazione nazionale e 6 mesi in più per identificare gli operatori dei servizi essenziali dei settori coinvolti.

La nuova normativa richiede agli Stati comunitari di definire politiche, misure regolatorie e obiettivi strategici per la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (Network and Information systems – NIS). Ogni singolo stato dovrà designare un’ autorità competente nazionale  per l’implementazione e l’enforcement della Direttiva, così come dovrà organizzare le squadre speciali (Computer Security Incident Response Teams – CSIRTs) responsabili di gestire gli incidenti e i rischi.

Le squadre CSIRT di ogni stato si coordineranno all’interno di una rete comunitaria, la CSIRTs Network, allo scopo di promuovere gli scambi e la cooperazione effettiva sulla cybersicurezza, condividendo le informazioni sui rischi. L’ENISA si occuperà del Segretariato del CSIRTs Network.

Ulteriori informazioni sulla Direttiva sono disponibili sul sito del Parlamento Europeo. La bozza di testo approvata è disponibile QUI.

posted by admin on settembre 14, 2015

Professione forense, data breach

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In relazione ai fatti della vicenda Hacking team, azienda milanese leader globale nello spionaggio digitale al servizio di polizia ed enti governativi, il Garante ha ribadito la propria preoccupazione sul tema dell’illegittimità degli elementi di prova ottenuti con tecniche invasive atipiche, come le sofisticate intercettazioni informatiche.

A riguardo, vengono portate all’attenzione recenti pronunce della Cassazione italiana e del Tribunale costituzionale del Portogallo che hanno ridefinito l’equilibrio tra libertà e sicurezza, confermando in due diverse sentenze l’importanza delle garanzie alla protezione dei dati personali nella società digitale

Il Garante ha citato il Tribunale Costituzionale portoghese che il 27 agosto ha dichiarato incostituzionale la parte della legge anti-terrorismo che consentiva che gli organi di intelligence acquisissero tabulati telefonici e telematici in base a una mera autorizzazione giudiziale. È stata così ribadita la necessità di garanzie maggiori per la tutela dei cittadini. Il diritto all’intangibilità della sfera privata può essere limitato, ma solo quando strettamente necessario, per esigenze investigative effettivamente accertate da parte di un organo terzo e con idonee garanzie

La Cassazione italiana il 26 giugno scorso ha invece dichiarato illegittime le intercettazioni ambientali realizzate mediante immissione di virus informatici in uno smartphone, capaci di controllare la videocamera del telefono. Si tratta di intercettazioni estremamente pervasive, in violazione di costituzione e codice, perché prive di un limite e di un riscontro effettivo. La vicenda HT, osserva il Garante, ha dimostrato come l’attività di questi vari strumenti investigativi possa inoltre svolgersi senza che ne rimanga traccia e permetta talvolta anche l’alterazione dei dati acquisiti. In tali condizioni salterebbero tutte le garanzie stabilite del codice di rito, oltre che la possibilità per l’indagato di contestare la veridicità degli elementi di prova raccolti.

In proposito, il Garante ha infine sottolineato l’atto di saggezza che ha condotto allo stralcio della norma del decreto-legge anti-terrorismo del febbraio scorso, che avrebbe legittimato le intercettazioni da remoto, in assenza di garanzie adeguate, alterando in modo significativo e ingiustificato il rapporto tra libertà e sicurezza.