Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

processo_digitaleDal 1° gennaio 2017 la presentazione di ricorsi al Tar e Consiglio di Stato e la relativa acquisizione da parte delle cancellerie potrà essere effettuata esclusivamente per via telematica.

Il Processo Amministrativo Telematico (PAT) si applica ai nuovi ricorsi, in primo o in secondo grado, mentre ai ricorsi depositati anteriormente al 2017, continuano ad applicarsi, fino all’esaurimento del grado di giudizio nel quale sono pendenti alla data stessa, le precedenti norme.

Dopo molti rinvii entra in vigore il sistema digitale anche se bisognerà aspettare fino a gennaio del 2018 per l’abbandono definitivo della carta. Di qui a un anno infatti la copia online sarà affiancata da quella cartacea di cortesia. La modalità cartacea resta inoltre in vigore per le cause già in corso.

Per gestire il nuovo assetto è stata creata la Direzione generale di Informatica e Statistica, una struttura formata da 53 addetti (tre dirigenti e 50 funzionari) e un help desk dedicato per fornire assistenza agli avvocati. Inoltre, presso ogni Tar è prevista una postazione che consentirà di presentare il ricorso telematico in loco a coloro che decidono di non farsi assistere da avvocati durante i procedimenti e non sono dotati degli strumenti informatici per procedere autonomamente con la presentazione dei ricorsi, che devono essere obbligatoriamente inviati via Pec e firmati con firma digitale (procedura obbligatoria per la sottoscrizione dei nuovi atti).

Ulteriori informazioni sulla pagina delle FAQ del sito istituzionale dedicato all Giustizia Amministrativa.

posted by admin on ottobre 12, 2016

Miscellanee, Professione forense

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L’undici ottobre 2016 sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le nuove condizioni essenziali e i massimali minimi delle polizze assicurative a copertura della responsabilità civile e degli infortuni derivanti dall’esercizio della professione di avvocato stabilite dal Decreto del ministero della Giustizia del 22 settembre 2016. Saranno operative tra un anno.

L’assicurazione dovrà coprire la responsabilità civile dell’avvocato per tutti i danni – patrimoniale, non patrimoniale, indiretto, permanente, temporaneo, futuro - che dovesse colposamente causare a terzi nello svolgimento dell’attività professionale.

Allo stesso modo dovrà essere coperta la colpa grave del legale e la responsabilità per i pregiudizi causati, oltre ai clienti, anche a terzi, esclusi i collaboratori ed i familiari dell’assicurato, nonché la responsabilità civile derivante da fatti colposi o dolosi di collaboratori, praticanti, dipendenti, sostituti processuali.

Il decreto ha stabilito che per “attività professionale” deve intendersi l’attività di rappresentanza e difesa, gli atti ad essa relativi, la consulenza od assistenza stragiudiziali, la redazione di pareri o contratti e l’assistenza del cliente nello svolgimento delle attività di mediazione o di negoziazione assistita.

La polizza dovrà includere anche la previsione di una retroattività illimitata e un’ultrattività almeno decennale per gli avvocati che cessano l’attività nel periodo di vigenza dell’assicurazione.

I massimali della copertura assicurativa si differenziano per fascia di rischio partendo da 350mila euro e salendo in base al fatturato. In particolare, si segnala la suddivisione in 6 categorie di fasce di rischio (dalla A alla F), suddivise in base alla tipologia di attività (libero professionista, studio associato, società tra professionisti) e in base al fatturato riferito all’ultimo esercizio.

Il Decreto del 22 settembre entrerà in vigore il 12 ottobre 2017, decorso, ossia, un anno dalla relativa pubblicazione in Gazzetta.

Entro tale data, le eventuali polizze stipulate in epoca antecedente dovranno essere adeguate alle nuove disposizioni.

posted by admin on agosto 24, 2016

Professione forense

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Il deposito telematico degli atti dei processi civili è lecito solo per tribunali e corti d’appello, giudice di pace e Corte di Cassazione dovranno aspettare un nuovo decreto.

Con una nota inviata il 17 giugno 2016 al Presidente del Consiglio Nazionale Forense la Corte Suprema ha chiarito che non è ancora possibile depositare per via telematica gli atti del processo in quanto manca il decreto del ministero della Giustizia prescritto dall’articolo 6, comma 12-bis del Dl 179/2012, convertito nella legge 221 del 2012, che avrebbe dovuto delineare la funzionalità dei servizi di comunicazione degli uffici giudiziari diversi dai tribunali. Non è dunque ancora ammesso il deposito telematico di ricorso, controricorso, ricorso incidentale, memorie ex art. 378 del codice di procedura civile, memorie di costituzione di difensore, atti di costituzione a fini defensionali, atti depositati ex art. 372 cpc.

È comunque possibile depositare tramite strumenti telematici le istanze dei difensori non aventi immediata incidenza sul processo, come per esempio le istanze di prelievo o sollecita fissazione di ricorsi, di riunione, di differimento della trattazione, di assegnazione alle sezioni unite. La copia cartacea di queste istanze deve essere creata dalla cancelleria, per poi essere sottoposta al presidente titolare e inserita nel fascicolo.

posted by Laura Greco on luglio 1, 2016

Professione forense

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calendarUn’interessante questione tecnico giuridica è al vaglio della Corte di Giustizia europea: da quando decorrono gli effetti dell’annullamento di una decisione amministrativa?

La Corte di Giustizia europea è stata interpellata dai giudici polacchi in merito all’efficacia dei meccanismi di ricorso avverso le decisioni dell’Autorità nazionale di regolamentazione in materia di comunicazioni elettroniche.

La direttiva 2002/21/CE riconosce a chiunque il diritto di ricorrere contro una decisione delle suddette Autorità avvalendosi di un organismo indipendente dalle parti in causa, come un tribunale (art. 4, 1° comma). Alla luce di tale disposizione viene chiesto alla Corte di Giustizia se la sentenza di annullamento della decisione amministrativa esplichi i propri effetti ex tunc (quindi, dal momento in cui la decisione era stata adottata) ovvero ex nunc (ossia dalla data della sentenza di annullamento).

L’Avvocato generale, nelle proprie conclusioni, ha proposto alla Corte di esprimersi in senso favorevole alla retroattività degli effetti della sentenza di annullamento, pur riconoscendo una deroga eccezionale a tale regola: l’annullamento delle decisioni amministrative potrà avere effetti ex nunc solo se l’organo di ricorso (nel caso di specie, l’autorità giudiziaria) lo ritenga giustificato per la necessaria salvaguardia della certezza del diritto e del legittimo affidamento.

La Corte per il momento non si è ancora pronunciata nel merito, ma la questione risulta particolarmente interessante in quanto pare che non sia mai stata sottoposta precedentemente all’attenzione dell’organo giurisdizionale europeo.

Il testo delle conclusioni dell’Avvocato generale è disponibile QUI.

posted by admin on aprile 13, 2016

Professione forense

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Il 13 aprile 2016 la Camera Civile di Bologna “Alberto Tabanelli”, aderente all’Unione Nazionale Camere Civili, ha organizzato un convegno dedicato alle regole del Processo Civile Telematico.

Fra gli esperti, Giusella Finocchiaro è intervenuta con una relazione dedicata alle questioni teoriche e alla prassi operativa nel Processo Civile Telematico.

Su richiesta dei partecipanti, pubblichiamo QUI LE SLIDE a supporto della relazione presentata al convegno.

Il documento è condivisibile liberamente secondo licenza “Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs”.

UE_corteIl 15 febbraio 2016 la Commissione europea ha attivato una piattaforma per aiutare i consumatori e i commercianti a risolvere controversie derivanti da acquisti online.

In attuazione del Regolamento sull’ODR, Regolamento (EU) N. 524/2013, e della Direttiva sull’ADR(Alternative Dispute Resolution) dei consumatori, Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2013/11/UE, recepita in Italia con il D.lgs. 6 agosto 2015 n.130, la Commissione Europea ha lanciato The Online Dispute Resolution (ODR) la piattaforma per la risoluzione online delle controversie.

Si tratta di uno sportello unico dove i consumatori e gli operatori commerciali dell’Unione Europea possono comporre vertenze derivanti da acquisti effettuati online nel proprio paese o all’estero. La piattaforma avrà un’interfaccia semplice accessibile da ogni tipo di dispositivo e permette agli utenti di condurre l’intera procedura online. Per presentare un reclamo sarà sufficiente compilare un modulo in tre passaggi. Il sistema è multilingue e prevede un sistema di traduzione per le controversie tra soggetti di paesi europei diversi.

La Commissaria per la Giustizia i consumatori e la parità di genere, Vera Jourová, ha spiegato la ragione che ha portato alla creazione dello sportello: “La maggior parte dei consumatori che incontrano problemi con gli acquisti online non presentano un reclamo perché considerano la procedura troppo lunga e poco efficace. La piattaforma per la risoluzione online delle controversie è uno strumento innovativo che farà risparmiare tempo sia ai consumatori che ai commercianti. Consentirà di accrescere la fiducia dei consumatori che fanno acquisti online e di sostenere le imprese che vendono all’estero, a tutto vantaggio del mercato unico digitale dell’UE”.

La risoluzione alternativa delle controversie (ADR) è una procedura veloce e poco costosa. In media, per risolvere un caso ci vogliono meno di 90 giorni. Il 70% dei consumatori che hanno già potuto avvalersi di questa procedura hanno espresso un parere positivo. La procedura rappresenta un’opzione aggiuntiva a loro disposizione per risolvere eventuali controversie che non intende sostituirsi alla possibilità di adire le vie legali, comunque più lunghe e costose (soltanto il 45% dei consumatori sono soddisfatti dei casi trattati in tribunale).

Va sottolineato che anche i commercianti potranno avvalersi della nuova piattaforma e trarne vantaggio in quanto, grazie alle procedure di risoluzione alternativa delle controversie, potranno evitare spese processuali elevate e mantenere buone relazioni con la clientela. L’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie è garantito a prescindere dal prodotto o servizio acquistato e indipendentemente dal fatto che l’acquisto sia avvenuto online oppure offline e che il commerciante abbia sede nel paese di residenza del consumatore o in un altro Stato membro.

La base giuridica della piattaforma è il Regolamento sulla risoluzione online delle controversie dei consumatori, che ne descrive le principali funzioni e l’iter dei contenziosi trattati. Il regolamento si rifà alla direttiva sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che garantisce l’accesso dei consumatori alla procedura extragiudiziale per le vertenze contrattuali con operatori commerciali.

Le controversie vengono inoltrate agli organismi di risoluzione alternativa delle controversie (ADR) collegati alla piattaforma, che sono stati selezionati dagli Stati membri secondo rigorosi criteri di qualità e notificati alla Commissione. Il sistema non copre ancora tutti i paesi e tutti i settori commerciali, ma è in rapida espansione: sono già collegati alla piattaforma circa 117 organismi per la risoluzione alternativa delle controversie di 17 paesi dell’UE. Gli Stati membri sono tenuti a fornire un elenco degli organismi che offrono procedure alternative per la risoluzione delle controversie (organismi ADR). Tutti gli organismi che figurano in tali elenchi rispondono a requisiti di qualità vincolanti, definiti dalla legislazione dell’UE.

posted by admin on gennaio 5, 2016

Professione forense

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BLACKBERRY-chatNon è necessario il ricorso ad una rogatoria internazionale per le intercettazioni delle chat relative ai sistemi mobili Blackberry, né tantomeno è necessario ricorrere al sequestro.

Questo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, terza sezione penale, nella sentenza n. 50452/15 relativa al ricorso di alcuni imputati a cui il Tribunale di Roma ha imposto la custodia cautelare per concorso in traffico di sostanze stupefacenti. L’ordinanza cautelare era basata su varie evidenze probatorie fra cui alcune chat via Blackberry aventi come oggetto l’importazione in territorio italiano di un quantitativo di 10 kg di cocaina.

Gli imputati coinvolti in queste intercettazioni si sono rivolti alla Suprema Corte italiana affermando che le chat intercettate non sarebbero prove ammissibili in giudizio in quanto effettuate tramite dispositivi Blackberry. La società che gestisce il servizio ha infatti sede in Canada e perciò per procedere all’acquisizione dei dati sarebbe stata necessaria la rogatoria internazionale. Inoltre, secondo la difesa, le conversazioni via chat non possono essere ritenute “conversazioni” alla stregua di quelle telefoniche, perché sono in realtà un flusso di dati informatici. Pertanto la procedura che avrebbe dovuto essere attuata è quella relativa  sequestro dei dati informatici (art. 254 bis c.p.p.) e non quella relativa alle intercettazioni.

La Cassazione ha risposto al primo punto che è principio consolidato che l’instradamento delle telefonate estere ad uno specifico “nodo” telefonico posto in Italia non rende necessaria la rogatoria internazionale in quanto l’intera attività di captazione e registrazione avviene sul territorio dello Stato.  Questo principio è stato correttamente attuato dal Collegio di Cautela anche in relazione all’utilizzo di chat del Blackberry. A tal proposito la Corte ha sottolineato che le intercettazioni telematiche erano state disposte correttamente sui codici PIN mentre la successiva richiesta alla società canadese in merito ai dati identificativi associati ai codici PIN intercettati aveva riguardato dati che non godono di una particolare protezione. La Cassazione ha dunque considerato irrilevante il fatto che la società del Blackberry sia canadese, in quanto le comunicazioni avvenivano in Italia per effetto del convogliamento in un nodo telematico situato in Italia.

Per quanto riguarda invece l’obiezione posta dalla difesa sul mancato utilizzo della procedura di sequestro dei dati informatici, la Corte la considera infondata. La sentenza chiarisce infatti che il sequestro probatorio di supporti informatici o documenti informatici, anche detenuti da fornitori di servizi telematici, esclude, di per sé, il concetto di comunicazione e va disposto quando è necessario acquisire documenti a fine di prova, mediante accertamenti che devono essere svolti sui dati in essi contenuti. La cassazione afferma il principio di diritto secondo cui “in materia di utilizzazione della messaggistica con sistema Blackberry è corretto acquisirne i contenuti mediante intercettazione ex artt. 266bis c.p.p. e seguenti, atteso che le chat, anche se non contestuali, costituiscono un flusso di comunicazione.”

Pur accogliendo il ricorso degli imputati sulla base di considerazioni che esulano dall’analisi di questo post, la Corte ha rigettato le specifiche obiezioni tecniche di cui sopra, ricordando che: “anche la dottrina più attenta ai delicati rapporti tra sistema delle intercettazioni telematiche e nuove tecnologie  ha osservato che per la chat del Blackberry, l’intercettazione avviene con il tradizionale sistema, ossia monitorando il codice PIN del telefono (ovvero il codice IMEI), che risulta associato in maniera univoca ad un nickname, sottolineando come ad un livello tecnico l’intercettazione sia gestita nella sede italiana della società.

Il testo della sentenza di cassazione è consultabile QUI.

Proponiamo qui l’intervista a Giusella Finocchiaro comparsa sul numero di dicembre 2015 del magazine del Consorzio Interuniversitario CINECA.

I principi giuridici a cui si fa riferimento in Internet scaturiscono dai principi generali del diritto o da discipline ad hoc?

I principi generali del diritto, naturalmente, sono sempre i medesimi, e d’altra parte non avrebbe senso approcciarsi al diritto cercando una soluzione ad hoc e una norma ad hoc per ogni problema specifico, senza attribuire la rilevanza necessaria al quadro d’insieme. Non è quindi sempre vero che per regolamentare le nuove tecnologie occorrono nuove norme. Inoltre, occorre evitare il luogo comune secondo cui la tecnologia corre e il diritto arranca. E’ una suggestione che non ha riscontro nella realtà, come dimostrato, ad esempio, dalla normativa in materia di firme elettroniche che, in Italia, ha visto la legge precedere la tecnica e addirittura il bisogno.

Recentemente si è affermato il principio secondo cui il diritto deve essere tecnologicamente neutro. In base a questo principio il legislatore non deve condizionare il mercato, favorendo questa o quella tecnologia, né deve condizionare lo sviluppo della tecnica. L’approccio è «funzionale» perché non si norma l’oggetto, ma la funzione. Occorre evitare di creare dei vincoli nei confronti di un determinato sviluppo tecnologico o commerciale, al contrario è necessario stabilire dei principi generali che possano rimanere invariati per un certo periodo di tempo, senza essere vincolati al mutamento delle tecnologie.

Oltre la firma elettronica, un altro caso emblematico è rappresentato dalla disciplina a tutela dei consumatori prevista per i contratti a distanza. Chiaramente si fa riferimento ad una modalità, ma non ad una specifica tecnologia. Da un punto di vista normativo, dunque non è rilevante, distinguere fra acquisti fatti ad esempio tramite un App o tramite un sito web tradizionale.

In merito alla tutela dell’utente sono ben noti il diritto alla privacy e il diritto d’autore, ma si parla anche di diritto all’oblio: di cosa si tratta?

Il diritto all’oblio non costituisce un diritto autonomo ma è sempre la declinazione di altri diritti normativamente riconosciuti. Tradizionalmente con la definizione di diritto all’oblio si fa riferimento al diritto di un soggetto a non vedere ripubblicate alcune notizie relative a vicende, già legittimamente pubblicate, rispetto all’accadimento delle quali è trascorso un notevole lasso di tempo.

Naturalmente su Internet il tempo da considerare non è più quello trascorso tra la pubblicazione dell’informazione e la ripubblicazione, ma quello trascorso dal tempo della pubblicazione che perdura. Il fattore tempo è rilevante non solo per quanto riguarda gli eventi di cronaca, ma anche per eventi in relazione ai quali un periodo significativo sia ormai trascorso e invece manchino elementi di contestualizzazione nel tempo. In questi casi, la giurisprudenza ha ravvisato la violazione del diritto all’identità personale.

Il problema è quello di attribuire un peso all’informazione per garantire che l’identità di un soggetto non sia travisata sulla Rete. Come ha affermato la decisione della Corte di cassazione 5 aprile 2012, n. 5525, l’obiettivo si può raggiungere contestualizzando l’informazione. Non si tratta dunque del diritto a dimenticare, ma del diritto a contestualizzare. Il tema sotteso, ma che emerge prepotentemente è quello della tutela dell’identità, nella molteplicità delle sue esplicazioni.

Lo scenario e la prospettiva non sono dunque quelli della singola informazione su di un determinato individuo relativo ad un evento determinato e reperibile tramite Google, bensì quelli della tutela della persona nella rete Internet, la quale oggi spesso viene percepita come un unico archivio, anche se non lo è, e costituisce una rilevante fonte informativa, spesso l’unica.

“Il Diritto nella Rete”, ma anche “la Rete nel Diritto”: in che modo Internet ha influenzato o modificato i principi del diritto comune?

Se in linea generale i principi del diritto comune restano invariati, è innegabile che con l’avvento delle nuove tecnologie il giurista si trova di fronte a nuove sfide. Quanto esposto sul diritto all’oblio è esemplificativo. Se nel mondo fisico l’elemento chiave è rappresentato dal concetto di “ripubblicazione”, su Internet è invece necessario riferirsi al tempo di permanenza dell’informazione, dal momento che non si tratta di un evento che si ripropone all’attenzione del pubblico, bensì di un evento che potenzialmente non è mai uscito dall’attenzione del medesimo. E quindi l’esigenza che in questo caso il diritto vuole soddisfare è diversa perché non è più quella di non ripubblicare, ma quella di collocare la pubblicazione, avvenuta magari legittimamente molti anni addietro, nell’attuale presente.

Una Rete senza frontiere: quanto le norme di diritto internazionale sono state investite da Internet?

Valgono le stesse considerazioni già fatte in linea generale. È chiaro che l’avvento della rete ha posto anche a livello internazionale la necessità di disciplinare specifici scenari: penso in primo luogo alle normative finalizzate a favorire l’uso della rete quale strumento di commercio e conseguentemente alla disciplina posta a tutela dei consumatori.

Discorso a parte per le convenzioni internazionali nate per facilitare la cooperazione fra le forze dell’ordine in relazione a crimini commessi per via telematica, penso ad esempio alla Convenzione del Consiglio d’Europa di Budapest sulla criminalità informatica del 23 novembre 2001.

Qual è il giudice naturale competente per le controversie in internet?

Dipende dalla natura della controversia. Si applicano le stesse regole procedurali del mondo fisico, il problema che Internet pone è che non sempre è immediata l’individuazione della giurisdizione competente.

Lei è docente all’Ateneo bolognese, a suo avviso, in che maniera Internet ha rivoluzionato il mondo dell’università? Si tratta solo di nuovi strumenti disponibili per le amministrazioni e per gli studenti, o anche qualcosa d’altro, nella mentalità ad esempio, è cambiato?

Ci sono pro e contro nell’utilizzo della rete, anche da parte del mondo universitario. Com’è ovvio, l’accesso immediato ad una maggiore quantità di informazioni ha reso più veloce il processo di ricerca e più ampia la portata di accesso ai testi di studio. Va tuttavia sottolineato che l’informazione archiviata su Internet non è ordinata: tutte le informazioni in rete sono appiattite, si trovano sullo stesso livello. Da un punto di vista accademico la ricerca in rete pone delle difficoltà agli studenti, perché non sempre sono in grado di rendersi conto dell’autorevolezza della fonti che stanno consultando. Al contrario, la consultazione dei testi cartacei in biblioteca assicura un maggior controllo sull’informazione e permette di distinguere più facilmente fra fonti originarie e opere derivate.

Per quanto riguarda invece il cambiamento che la rete ha portato da un punto di vista amministrativo, va ricordato che la pubblicità, cioè il modo di rendere conoscibili le informazioni, non è la stessa su Internet e fuori da Internet. Su Internet chiunque può fruirne senza limiti, a meno che non siano disposti espressamente restrizioni di accesso (aree riservate, password, ecc.) e limiti temporali. Dunque la pubblicazione on line e la pubblicazione off line costituiscono situazioni giuridiche differenti. L’Ateneo bolognese si è dotato di un regolamento innovativo sulla pubblicità degli atti che tiene conto del tempo di pubblicazione, il quale viene limitato a tre anni, delle modalità di accesso e dell’essenzialità del contenuto di ciò che deve essere pubblicato. Trasparenza non significa pubblicare tutto su Internet che, non dimentichiamolo, è un deposito e non un archivio strutturato della conoscenza.

Lei è stata tra le prime in Italia, a occuparsi di queste materie, e oggi è una delle più importanti esperte a livello internazionale, con incarichi e riconoscimenti importanti: cosa l’ha attratta all’inizio, e che bilancio fa oggi di questa esperienza?

Devo dire che dalla mia posizione di professionista preferisco sempre evitare di fare un bilancio su ciò che è stato fatto, perché preferisco guardare alle cose che devo ancora fare, nella volontà di migliorare sempre. Però senz’altro posso dire che sono soddisfatta di aver scelto di intraprendere lo studio di una branca del diritto che è continuamente fonte di nuovi stimoli.

Ho iniziato spinta dalla curiosità per un aspetto nuovo della giurisprudenza, animata anche da una passione per le innovazioni della tecnica. Nel mio campo di specializzazione ho quindi scoperto un aspetto affascinante della professione giuridica: la creatività del diritto. Credo quindi di essere stata fortunata, anche perché ho svolto sempre il mio lavoro con motivazione ed interesse, ma, per quanto soddisfatta, sono anche consapevole che ci sono molte nuove sfide da intraprendere.

posted by admin on settembre 14, 2015

Professione forense, data breach

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In relazione ai fatti della vicenda Hacking team, azienda milanese leader globale nello spionaggio digitale al servizio di polizia ed enti governativi, il Garante ha ribadito la propria preoccupazione sul tema dell’illegittimità degli elementi di prova ottenuti con tecniche invasive atipiche, come le sofisticate intercettazioni informatiche.

A riguardo, vengono portate all’attenzione recenti pronunce della Cassazione italiana e del Tribunale costituzionale del Portogallo che hanno ridefinito l’equilibrio tra libertà e sicurezza, confermando in due diverse sentenze l’importanza delle garanzie alla protezione dei dati personali nella società digitale

Il Garante ha citato il Tribunale Costituzionale portoghese che il 27 agosto ha dichiarato incostituzionale la parte della legge anti-terrorismo che consentiva che gli organi di intelligence acquisissero tabulati telefonici e telematici in base a una mera autorizzazione giudiziale. È stata così ribadita la necessità di garanzie maggiori per la tutela dei cittadini. Il diritto all’intangibilità della sfera privata può essere limitato, ma solo quando strettamente necessario, per esigenze investigative effettivamente accertate da parte di un organo terzo e con idonee garanzie

La Cassazione italiana il 26 giugno scorso ha invece dichiarato illegittime le intercettazioni ambientali realizzate mediante immissione di virus informatici in uno smartphone, capaci di controllare la videocamera del telefono. Si tratta di intercettazioni estremamente pervasive, in violazione di costituzione e codice, perché prive di un limite e di un riscontro effettivo. La vicenda HT, osserva il Garante, ha dimostrato come l’attività di questi vari strumenti investigativi possa inoltre svolgersi senza che ne rimanga traccia e permetta talvolta anche l’alterazione dei dati acquisiti. In tali condizioni salterebbero tutte le garanzie stabilite del codice di rito, oltre che la possibilità per l’indagato di contestare la veridicità degli elementi di prova raccolti.

In proposito, il Garante ha infine sottolineato l’atto di saggezza che ha condotto allo stralcio della norma del decreto-legge anti-terrorismo del febbraio scorso, che avrebbe legittimato le intercettazioni da remoto, in assenza di garanzie adeguate, alterando in modo significativo e ingiustificato il rapporto tra libertà e sicurezza.

29 giugno 2015 - Corriere imprese

“Bandiera rosa sull’Emilia. Sempre più donne nelle stanze del potere, fra aziende e pubbliche amministrazioni. Dal ministro Guidi alla Primori, donna manager dell’anno. La CNA: le imprese femminili hanno resistito meglio di altre alla crisi. Il caso di Giusella Finocchiaro, la docente chiamata dall’Onu a scrivere il protocollo sull’identità digitale. Salirà al vertice di Carimonte.”

Questo il titolo della prima pagina del numero del 29 giugno 2015 di Corriere Imprese, il nuovo supplemento del lunedì del Corriere dedicato al mondo dell’economia dell’Emilia-Romagna. Il settimanale ha pubblicato un articolo sul percorso professionale di Giusella Finocchiaro, che contiene una piccola intervista alla Professoressa sul tema dell’identità digitale e sul lavoro del Working Group sul commercio elettronico dell’Uncitral.

Proponiamo qui l’articolo in forma di screenshot fotografico (click per ingrandire):

29 giugno 2015 - Corriere Imprese