Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Ha preso il via la fase della consultazione pubblica sullo schema di decreto correttivo del Codice dell’Amministrazione digitale (Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, recante “Modifiche e integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n 82), ai sensi dell’art. 1 della legge delega 124/2015, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, attivato dal Relatore della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, on. Paolo Coppola.

La legge 7 agosto 2015, n. 124 in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, ha delegato il Governo a intervenire sulla disciplina contenuta nel Codice dell’amministrazione digitale (CAD – decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82), per fornire un quadro giuridico idoneo a realizzare un’amministrazione digitale e aperta, coordinando la disciplina nazionale con quella di matrice europea.

Il d.lgs. del 26 agosto 2016, n. 179, aveva già modificato il CAD con importanti ammodernamenti.

Il regolamento (UE) 23 luglio 2014, n. 910, del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE (eIdas) e il regolamento (UE) 27 aprile 2016, n. 679, del Parlamento europeo e delConsiglio relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (GDPR) impongono una nuova revisione.

Il nuovo schema di decreto legislativo di modifica e integrazione del CAD è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri e ha ricevuto il parere della Conferenza Unificata e il parere del Consiglio di Stato. Per partecipare occorre accedere direttamente dalla piattaforma open.gov.it, punto di riferimento per la partecipazione della pubblica amministrazione italiana:

http://open.gov.it/partecipa/consultazioni-attive/consultazione-pubblica-cad-2017/

La scadenza per contribuire è il 4 novembre 2017.

FSEPubblicato in Gazzetta Ufficiale il comunicato dell’Agenzia per l’Italia digitale che riporta la pubblicazione della circolare n. 4 recante il «Documento di progetto dell’Infrastruttura nazionale per l’interoperabilita’ dei fascicoli sanitari elettronici (art. 12, comma 15-ter, decreto-legge n. 179/2012)».

Il documento definisce lo scenario di riferimento del FSE fornendo gli aspetti tecnici dell’evoluzione della Infrastruttura nazionale per l’interoperabilità  (INI) dei fascicoli sanitari elettronici regionali e descrivendo le funzionalità che l’Infrastruttura nazionale mette a disposizione alle regioni che decidono di avvalersene.

La circolare è disponibile a QUESTA pagina.

Digital-Signature-blueIl processo telematico torna ad essere oggetto di attenzione nelle aule giudiziarie. Sebbene la digitalizzazione del processo rappresenti ormai una realtà con cui gli operatori si interfacciano quotidianamente, paiono esservi ancora dubbi circa il concreto utilizzo dei nuovi sistemi telematici.

È arrivato sino in Cassazione il ricorso di un avvocato che sosteneva l’illeggibilità delle notifiche con estensione “.p7m”, ossia il formato con cui vengono identificati i documenti a cui è apposta la firma digitale di tipo CAdES. L’avvocato fondava il proprio ricorso principalmente sulla disparità di trattamento rispetto alle notifiche in formato analogico in ragione della pienezza di conoscenza e conoscibilità che queste, a differenza di quelle telematiche, avrebbero assicurato. Il ricorrente sosteneva altresì l’assenza di una normativa che imponeva al destinatario di munirsi di un programma di lettura e che un obbligo in tal senso avrebbe comportato oneri eccessivi in violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione.

Con ordinanza del 25 settembre 2017, n. 22320, la VI Sezione della Corte di Cassazione civile ha respinto il ricorso sancendo l’onere del destinatario di notifiche telematiche di dotarsi di adeguati strumenti di lettura e codifica di queste ultime.

Alla luce del d.m. 21 febbraio 2011, n. 44 relativo alle regole tecniche per l’adozione nel processo civile e penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, la Corte Suprema ha in primo luogo rilevato che, sebbene non venga ivi definito un vero e proprio obbligo, l’impiego di strumenti informatici per la formazione e notificazione degli atti non solo è possibile e legittimo, ma indispensabile al fine di consentire l’operatività concreta della normativa sul processo telematico. Trattasi dunque – secondo i giudici – di una “imposizione implicita”, riflesso dell’evoluzione della disciplina delle notificazioni tradizionali e dell’adeguamento al mutato contesto tecnologico e, pertanto, non contraria alle norme costituzionali.

I giudici hanno poi escluso che la dotazione di specifici programmi informatici costituisca un onere eccezionale od eccessivamente gravoso: al contrario, essi rappresentano ormai un indispensabile complemento dello strumentario quotidiano del professionista legale, necessario per il corretto esercizio della professione.

L’orientamento espresso con la presente ordinanza evidenzia l’acquisizione di una maggiore familiarità con i principi sottesi al processo telematico che, non tanto tempo fa, erano oggetto di interpretazioni discordanti. Si prenda ad esempio la sentenza del Tribunale di Lecce del 16 marzo 2016 che tanto fece discutere per l’ordine di rinnovare la notificazione della citazione secondo l’ordinario procedimento a mezzo ufficiale giudiziario: tra le altre motivazioni, il GOT sostenne l’assenza di un obbligo normativo di munirsi di programmi di lettura degli atti sottoscritti con firma digitale.

Ad oggi può dunque rilevarsi un certo grado di consapevolezza e padronanza non solo degli strumenti informatici, ma anche dei principi sottesi al processo telematico di cui la giurisprudenza diventa promotrice contribuendo ad educare il professionista alla digitalizzazione del processo.

Venerdì 8 settembre è stato approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo recante modifiche e integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale, d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (“CAD”). Naturalmente si tratta di un testo preliminare suscettibile di subire delle modifiche e che dovrà acquisire ancora molte approvazioni (parere del Garante per la protezione dei dati personali, della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato, nonché della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari). Probabilmente ci sarà anche una consultazione pubblica. Solo dopo questi passaggi il Consiglio dei Ministri potrà procedere all’esame definitivo del testo normativo che verrà successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

L’ultima modifica del CAD è stata effettuata per integrare nell’ordinamento italiano (tecnicamente, il recepimento non era necessario) il Regolamento europeo EIDAS.

D’altronde, la digitalizzazione è una necessità attuale (basti pensare al settore bancario) e non più un optional. Infatti il nuovo CAD introduce espressamente la “Carta di cittadinanza digitale”.

Fra i molti restyling, segnaliamo le più importanti modifiche al CAD vigente.

Firma elettronica

Com’è noto, nel nostro ordinamento giuridico attualmente sono enumerate quattro tipologie di firme elettroniche: la firma elettronica, la firma elettronica avanzata, la firma elettronica qualificata e la firma digitale, di cui in questo blog ci siamo occupati molte volte. Le ultime tre hanno sostanzialmente il medesimo valore giuridico della sottoscrizione autografa, e conferiscono al documento informatico il medesimo valore giuridico della scrittura privata. Ma con alcune rilevanti differenze. Infatti, la firma elettronica avanzata è tecnologicamente neutra. La più diffusa applicazione della firma elettronica avanzata è la firma grafometrica. Inoltre, diverse sono le modalità di disconoscimento nelle diverse tipologie di firma.

Ora la nuova versione del CAD introduce una revisione delle disposizioni sulla firma elettronica. Si aggiunge alla firma digitale, alla firma elettronica qualificata e alla firma elettronica avanzata, un nuovo processo di firma. È quello che prevede che il documento sia formato “previa identificazione del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’AgID ai sensi dell’art. 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore”. Dunque, un nuovo processo di firma elettronica avanzata che, non è difficile immaginare, sarà integrato da SPID.

Al contrario, il valore giuridico del documento informatico senza firma e del documento informatico con firma elettronica restano liberamente valutabili in giudizio, sulla base di quattro criteri: qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità. È il giudice a decidere, ad esempio, e sempre più frequentemente, quanto vale un’email.

Domicilio digitale

Già da molti anni, con la PEC e prima ancora con alcune disposizioni in materia di posta elettronica, pur senza definirlo in questo modo, il legislatore italiano ha cercato di introdurre nell’ordinamento il domicilio digitale.

Nella nuova versione del CAD, il domicilio digitale è l’indirizzo elettronico, eletto conformemente allo stesso CAD, valido al fine delle comunicazioni aventi valore legale. Non è più costituito soltanto da un indirizzo PEC, ma per le persone fisiche sono previste anche altre modalità. In particolare, è previsto che “Le persone fisiche possono altresì eleggere il domicilio digitale avvalendosi del servizio di cui all’articolo 64-bis”.

È obbligatorio per i soggetti espressamente indicati dall’art. 2 del CAD il quale è stato modificato: esso ora comprende: le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nel rispetto del riparto di competenza di cui all’articolo 117 della Costituzione, ivi comprese le autorità di sistema portuale, nonché le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione; i gestori di servizi pubblici in relazione ai servizi di pubblico interesse; le società a controllo pubblico, come definite nel decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, escluse le società quotate, nonché le società da esse partecipate, salvo che queste ultime siano, non per il tramite di società quotate, controllate o partecipate da amministrazioni pubbliche.

È obbligatorio anche per i professionisti iscritti in albi ed elenchi e per le imprese e le società. Il domicilio digitale sarà automaticamente costituito dall’indirizzo indicato da professionisti, imprese e società in albi, elenchi e registri. Peraltro, come accennato, già oggi la medesima funzione del domicilio digitale è svolta dalla PEC, obbligatoria per molti soggetti.

Un emanando regolamento stabilirà le modalità di individuazione del domicilio digitale per le persone fisiche per le quali non è obbligatoria la PEC e le modalità per colmare il divario digitale.

Le comunicazioni trasmesse al domicilio digitale producono gli stessi effetti delle raccomandate con ricevuta di ritorno e delle notificazioni. Si intendono spedite se inviate al proprio gestore e consegnate se rese disponibili al domicilio digitale del destinatario, salva la prova cha la mancata consegna sia dovuta a fatto non imputabile al destinatario. Dunque sarà il destinatario a dovere provare di non avere ricevuto a causa, per esempio, di malfunzionamento del sistema.

SPID

Il sistema di identificazione digitale sul quale molto è stato investito in questi anni è rafforzato dal decreto in commento. Innanzitutto, si prevede, come già accennato, un nuovo processo di firma elettronica avanzata, basata (anche se questo non è esplicitato) sostanzialmente su SPID.

Poi si dispone nel nuovo art. 64 che “L’accesso ai servizi in rete erogati dalle pubbliche amministrazioni che richiedono identificazione informatica avviene tramite SPID” .

E ancora, nel novellato art. 65 si dispone che istanze e dichiarazioni possono essere trasmesse alla pubblica amministrazione in una delle forme di cui all’art. 20, dunque anche con il nuovo processo di firma elettronica avanzata che prevede l’utilizzo di SPID.

La compilazione di moduli predefiniti per dialogare con la Pubblica Amministrazione, specialmente online o in assenza di un addetto, può portare i cittadini ad avere dubbi sul tipo di risposte corrette e legittime. Su questo tema abbiamo ricevuto una domanda da un lettore che pubblichiamo a beneficio di quanti si sono trovati nella stessa situazione di incertezza.

Salve, se nella domanda di un concorso inserisco il mio numero di cellulare sia nella utenza fissa che in quella mobile, possono accusarmi di dichiarazione mendace?

Il concetto di “dichiarazione mendace” si riferisce, di regola, ad altre tipologie di informazioni, quali, ad esempio, gli stati o le qualità personali, l’assenza di precedenti penali, etc. La circostanza che lei abbia inserito lo stesso numero in entrambi i campi può a buon diritto lasciare intendere la disponibilità di una sola utenza, oppure costituire mero errore di compilazione. Il fatto che il numero sia ripetuto, del resto, dovrebbe consentire al terzo di percepire immediatamente l’errore, senza integrare un’ipotesi di mendacio.

firma_digitale2È stata pubblicata sul sito AgID la pagina del progetto eIGOR con l’annuncio della consultazione pubblica della Core Invoice User Specification italiana elaborata nell’ambito dal progetto da un gruppo di lavoro coordinato da AgID e composto tra gli altri da Agenzia delle Entrate, Unioncamere e Intercent-ER.

eIGOR (eInvoicing GO Regional) è il progetto nazionale finanziato dalla Commissione Europea per abilitare il sistema di fatturazione elettronica nazionale allo scambio di fatture conformi allo standard comune europeo. L’obiettivo è quello di rendere il processo di fatturazione elettronica nazionale negli appalti pubblici conforme alla Direttiva 2014/55/UE, implementando lo standard comune sviluppato dal CEN, l’organo di normazione europeo.

Il progetto mira ad aggiornare il sistema nazionale di scambio delle fatture elettroniche (Sistema di Interscambio – SDI) gestito dall’Agenzia delle Entrate al fine di garantire che le pubbliche amministrazioni italiane possano ricevere fatture conformi allo standard europeo. Si prospetta un’ipotesi di evoluzione orientata alla flessibilità del processo di fatturazione elettronica verso le Pubbliche Amministrazioni tramite il Sistema di Interscambio, al fine di consentire una transizione graduale all’utilizzo dei nuovi formati europei che dovranno essere accettati dalle PA. Infatti le PA potranno scegliere il formato in cui ricevere le fatture, oltre ai canali di ricezione e trasmissione, grazie ai nuovi servizi integrati nel SDI. Gli interventi di evoluzione del Sistema di Interscambio consentiranno di minimizzare l’impatto del cambiamento sulle PA, le quali potranno preservare gli investimenti fatti e scegliere modalità e termini per il passaggio alla gestione delle fatture elettroniche in formato europeo.

Lo standard europeo è stato sviluppato in modo da poter essere utilizzato anche per la fatturazione elettronica tra imprese, nel contesto business-to-business. L’Agenzia per l’Italia Digitale ha avviato la consultazione pubblica del documento CIUS-IT (Italian Core Invoice Usage Specification), la cui definizione è uno dei principali obiettivi del progetto eIGOR. I contributi, in lingua italiana o inglese, dovranno pervenire via mail entro e non oltre il 30/09/2017.

Per partecipare e per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina eIGOR del sito dell’Agid.

Nella guida de Il Sole 24 Ore “Tutto pratiche online - Fisco, certificati, permessi e multe” uscita  in edicola e online mercoledì 24 maggio 2017 si passano in rassegna le più rilevanti opportunità in fatto di documenti che possono viaggiare online.

Nell’inserto il capitolo 2, “Diritti e doveri di utenti e PA”,  è a cura dalla Prof. Giusella Finocchiaro e dai suoi collaboratori.

Ecco, in sintesi, gli argomenti trattati negli articoli.

- “Non serve la motivazione per accedere ai dati della PA” di Giusella Finocchiaro e Laura Greco

- “Trattamento dei dati personali, interessati sempre da informare” di Giusella Finocchiaro e Matilde Ratti

- “Con il domicilio digitale le notifiche arrivano via Pec” di Giusella Finocchiaro e Alessandro Candini

Pubblicato per Giappichelli editore il commento al regolamento UE 910/2014 a cura di Giusella Finocchiaro e Francesco Delfini.

Il Regolamento eIDAS si inserisce nella strategia europea volta a rafforzare la fiducia nelle transazioni elettroniche e, quindi, a potenziare la realizzazione di un mercato unico digitale. “Identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno, commento al regolamento UE 910/2014” è un commentario diretto all’analisi delle innovazioni introdotte nel panorama giuridico europeo dal regolamento e-IDAS.

Il regolamento, che a partire dal 1° luglio 2016 è direttamente applicabile, mira alla creazione di un regime di interoperabilità dei sistemi di identificazione elettronica e dei servizi fiduciari, tra i rispettivi Stati membri.

Articolo per articolo, il volume indaga le questioni giuridiche emergenti dalla nuova disciplina analizzando temi quali l’identificazione elettronica, le firme e i sigilli elettronici, nonché le novità in ambito di servizi fiduciari e dei loro prestatori, anche attraverso un confronto con la previgente normativa europea e l’attuale Codice dell’Amministrazione digitale.

Il volume rappresenta quindi un utile strumento di lavoro per i professionisti interessati ad uno studio approfondito della materia.

È possibile acquistare il volume, anche in formato digitale, collegandosi alla pagina di Giappichelli editore.

Dal confronto e lavoro di analisi portato avanti dai protagonisti del Cantiere Documenti digitali nel corso del 2016, nasce il report “Documenti: definire e sostenere il digitale“.

Il tavolo di lavoro, coordinato da Massimo Laurenzi, con la supervisione scientifica della Prof.ssa Giusella Finocchiaro, ha visto la partecipazione di dirigenti, referenti per i progetti di dematerializzazione e responsabili della gestione documentale della PA centrale e locale, esponenti del mondo dell’accademia e della ricerca, rappresentanti delle associazioni professionali della conservazione e dell’archivistica e dell’azienda partner del cantiere.

Il gruppo ha dato vita ad un ricco e articolato dibattito, che ha ovviamente preso le mosse dall’impatto del nuovo Codice dell’amministrazione digitale sulle PA italiane, dal punto di vista normativo, tecnologico e organizzativo, focalizzandosi in particolare su alcuni dei punti più controversi della riforma.

Seguono poi alcune riflessioni sugli aspetti legati alle modalità di ricezione e spedizione dei documenti nelle comunicazioni tra PA e cittadini e sulla rivisitazione dei manuali di gestione delle amministrazioni pubbliche, partendo dall’analisi di alcune best practice. Per ciascun ambito vengono proposte alcune raccomandazioni prioritarie che FPA offre al decisore politico e ai responsabili di questa complessa policy.

Il volume è gratuito, è necessario essere iscritti alla community di FPA, per scaricarlo CLICCARE QUI. In caso di estrazione e utilizzo di parti della ricerca si prega di citare la FONTE: Documenti: definire e sostenere il digitale – dicembre 2016, Edizioni ForumPA

Presentiamo qui un estratto dell’articolo di Giusella Finocchiaro pubblicato sul magazine online “Cantieri della PA digitale” in data 8 marzo 2017.

Il 2016 è stato un anno decisivo per il consolidamento del processo di digitalizzazione sia a livello europeo, sia a livello nazionale. La recente riforma del Codice dell’Amministrazione digitale rappresenta il primo segno di recepimento di quelle spinte europee che ormai da tempo promuovono e sostengono l’ambizioso progetto di un’evoluzione full digital in diversi settori. La dematerializzazione dei processi documentali e conservativi, interni ed esterni alle pubbliche amministrazioni, si inserisce in questo articolato percorso di digitalizzazione, percorso che in Italia è stato fino ad oggi frenato a causa delle incertezze normative e dalle lentezze burocratiche.

Nella ridefinizione del quadro normativo italiano ha giocato un ruolo fondamentale l’opera di coordinamento con il Regolamento e-IDAS sull’identificazione digitale e sulle firme elettroniche.

Innanzitutto, muta la definizione di documento informatico e viene assegnato un nuovo valore giuridico al documento con firma elettronica.

Viene rafforzato l’approccio digital first, finalizzato al definitivo passaggio dal cartaceo al digitale dell’intero ciclo di vita del documento, dalla creazione, alla gestione e infine alla conservazione.

Ancora, lo SPID, il sistema di identificazione digitale, assume un ruolo fondamentale nella formazione di atti giuridici in quanto nuovo strumento di acquisizione della volontà dell’utente.

Sebbene sia ancora presto per valutare l’adeguatezza delle modifiche apportate, ciò che già da adesso appare necessario è un cambiamento che non sia circoscritto al testo della norma, ma che riguardi lo stesso approccio alla materia. Un approccio che ridefinisca i paradigmi e modelli di gestione e non si limiti solo a tradurre in digitale strumenti analogici e documenti cartacei.

Sono molte, infatti, le questioni ancora aperte che porteranno a una riflessione nel corso del 2017.

Continua su “Cantieri della PA digitale”.