Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on settembre 2, 2010

Diritto d'autore e copyright

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GT5 logoLa richiesta del Consorzio per la Tutela del Palio di Siena è andata a buon fine e la Sony ha dichiarato che procederà alla cancellazione delle bandiere e degli altri simboli delle Contrade dal videogioco Gran Turismo 5.

La vicenda si è così conclusa felicemente, senza ricorso legale da parte del Consorzio che dagli anni ottanta protegge i simboli legati al Palio.

La Sony ha dato disposizioni alla Poliphony Digital, società produttrice del videogioco, affinché gli stemmi vengano rimossi al più presto. La società della Playstation ha inoltre ordinato il ritiro del materiale promozionale su cui compaiono le bandiere.

Il Consorzio, che non ha mai chiesto che venissero pagati diritti di sfruttamento delle bandiere (protette da copyright), non aveva gradito l’accostamento di simboli delle Contrade alla gara di Go Kart in Piazza del Campo contenuta nel videogioco.

In un comunicato, il Consorzio ha espresso soddisfazione “in quanto le ragioni di fondo del proprio intervento, e cioè la tutela del Palio quale patrimonio storico e culturale della comunità senese, sono state comprese dalla Sony“.

Nonostante l’incidente di percorso, l’uscita di Gran Turismo 5 in Europa non è stata posticipata, con soddisfazione dei numerosi fan del videogioco.

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posted by admin on settembre 1, 2010

Diritto d'autore e copyright

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Non ha usato mezzi termini il segretario per il commercio USA, Gary Locke, quando lunedì ha definito la pirateria musicale come un furto puro e semplice, da trattare come tale.

Durante una conferenza sulla protezione delle proprietà intellettuale – non a caso tenuta a Nashville, la città della musica, simbolo della produzione country americana -  Locke ha espresso il punto di vista dell’amministrazione Obama sulla condivisione illegale, definita come una minaccia in crescita e un affronto all’industria musicale.

Il segretario del commercio ha annunciato la strategia del governo per contrastare il fenomeno. Di primaria importanza è considerata la cooperazione internazionale. Gli Stati Uniti stanno lavorando affinché vengano adottate  – ed effettivamente applicate – norme globali sulla proprietà intellettuale, oltre ad un rafforzamento del sistema internazionale sul copyright.

Anche il coinvolgimento dei fornitori di servizi è fondamentale. I content e i service provider sono invitati dal governo a collaborare nell’individuazione delle violazioni, specialmente quelle ripetute.

Il discorso di Locke segue di pochi giorni la dichiarazione del presidente della RIAA (Record Industry Association of America) secondo cui la legge sul copyright non sta funzionando per il fatto che gli ISP sono liberi di “chiudere un occhio” sulle attività illecite dei loro clienti. Da tempo l’industria cinematografica e musicale sta facendo pressioni al governo affinché sia introdotta la regola dei three strikes che attribuisce ai fornitori di connettività l’obbligo di sorveglianza.

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posted by admin on agosto 31, 2010

Diritto d'autore e copyright

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Nella continua lotta delle major cinematografiche contro i siti che diffondono illegalmente i film, Disney e Warner Bros stanno sperimentando una nuova strategia: affossare i siti pirata tagliando la  loro unica fonte di sostentamento, le inserzioni pubblicitarie.

Le due case di produzione hanno recentemente intrapreso una causa presso la Corte distrettuale della California contro Triton Media, un’azienda dell’Arizona che secondo le major avrebbe rifornito con pubblicità e link di raccomandazioni nove siti – freetv-video-online.info, supernovatube.corn, donogo.com, watch-movies.net, watchmovies-online.tv, watch-movies-links.net, havenvideo.com and thepiratecity.org – che hanno come scopo primario la diffusione illegale di film protetti da copyright.

L’accusa contesta anche il possesso, da parte di Triton Media, di uno di questi siti – donogo.com – che al momento risulta offline. In tutti gli altri casi la società dell’Arizona ha svolto solo il ruolo di fornitore di pubblicità.

Secondo l’accusa Triton Media è colpevole sia di complicità nel reato di violazione del copyright sia di induzione di reato. Le major chiedono al Giudice distrettuale la massima pena prevista dalla legge federale sul copyright.

L’esito di questo processo, atteso con grande interesse, stabilirà un importante precedente per valutare l’implicazione di soggetti terzi che collaborano con intermediari coinvolti  in violazioni del diritto d’autore.

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posted by admin on agosto 30, 2010

Diritto d'autore e copyright

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blockbuster-logoÈ stata annunciato per metà settembre l’avvio della pratica per bancarotta di Blockbuster, la catena che da quasi ventanni domina il mercato del noleggio video.

Il fallimento non giunge inaspettato. Da anni il settore del videonoleggio tradizionale soffre gli effetti di una crisi dovuta al cambiamento delle abitudini dei consumatori. La diffusione di massa delle connessioni a banda larga ha inaugurato l’era dello streaming – legale o meno – e sono sempre meno le persone disposte a uscire di casa per procurarsi un film. Blockbuster va quindi a seguire la strada del suo più acerrimo nemico in patria, la catena di noleggio dvd Hollywood Video, che ha chiuso i battenti lo scorso aprile.

Secondo il Chicago Breaking Businness, Blockbuster ha perso oltre 1 miliardo di dollari dall’inizio del 2008, accumulando un debito per interessi di 920 milioni. All’inizio dello scorso Agosto portavoci della società hanno annunciato che i debitori hanno acconsentito ad aspettare fino al 30 settembre prima di riscuotere gli interessi.

L’avvio della pratiche di fallimento permettera a Blockbuster di godere delle possibilità di ricapitalizzazione permesse dal Chapter 11 del Bankruptcy Code, grazie al quale tenterà di ridurre il debito accumulato. L’obiettivo principale del processo di bancarotta, che durerà circa cinque mesi, è quello di evitare il costoso pagamento degli affitti dei punti vendita che registrano i più pesanti passivi, circa 500 su 3425 totali nei soli StatiUniti.

Durante questo processo è di cruciale importanza il supporto degli studios di Hollywood ai quali è stato chiesto di continuare a rifornire le filiali di Blockbuster con i dvd di tutti i film in uscita.

Oggi il valore totale di mercato di di Blockbuster è di 24 milioni di dollari. Nel 1994 il colosso dei media Viacom aveva acquistato la società per 8,4 miliardi.

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posted by admin on agosto 23, 2010

Diritto d'autore e copyright

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gran_turismo_5_screenshots_003Il Consorzio per la Tutela del Palio di Siena minaccia di intraprendere una causa legale contro la Sony Entertainment per l’utilizzo non autorizzato delle bandiere delle sue Contrade in un videogioco di prossima uscita.

Pare infatti che in Gran Turismo 5, ultima versione dell’acclamata serie di simulazione di guida per Playstation, sia possibile partecipare ad una gara di Go Kart in Piazza del Campo, in una specie di Palio motorizzato nel quale appaiono il Palazzo Comunale e tutte le bandiere delle Contrade.

Un omaggio alla città toscana non gradito da chi, dal 1981, si occupa di tutelare legalmente tutti i marchi registrati legati all’antica manifestazione. Secondo Anna Carli, amministratore delegato del Consorzio per la Tutela del Palio, non è infatti possibile utilizzare le immagini delle bandiere senza un’autorizzazione.

Il Consorzio è quindi deciso a chiedere la rimozione dei simboli senesi, per la tutela dei quali è pronto ad andare in tribunale. “Inizieremo sicuramente da una segnalazione ai produttori e alla distribuzione” ha dichiarato Anna Carli al Corriere FiorentinoC omunque, vista la non attinenza del videogioco con la storia e i riferimenti alla nostra Festa, nello specifico con l’uso delle immagini delle bandiere delle Contrade, non ne avremmo comunque autorizzato l’utilizzo“.

Pare che l’attesissimo videogioco, in cantiere dal 2006, abbia già subito molti ritardi legati alla produzione. I milioni di appassionati della serie – si parla di oltre 56 milioni di copie vendute dal 1997 – hanno quindi accolto con fastidio il possibile ulteriore ritardo dovuto all’azione del Consorzio senese.

In poche ore, la notizia si è diffusa globalmente su tutti i principali magazine di videogiochi, dall’Australia agli Stati Uniti. Le critiche per lo più indirizzate alla Sony, non hanno però risparmiato anche il Palio stesso, descritto come una violenta manifestazione simile alle corride spagnole.

La diatriba ha evidentemente procurato alla città di Siena una certa visibilità. Tuttavia c’è chi si chiede se, da questo punto di vista, non avrebbe giovato di più lasciare circolare liberamente il videogioco.

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imagesLa modifica dei sistemi operativi degli smartphone, lo sblocco delle restrizioni sui telefonini e il remix di video non rappresentano più un’infrazione della legge sul copyright degli Stati Uniti.

Ne ha dato recentemente l’annuncio la Electronic Frontier Foundation, riportando l’esito positivo delle richieste al Copyright Office e alla Libreria del Congresso affinché venissero introdotte nuove eccezioni al Digital Millennium Copyright Act.

Com’è noto, il DMCA proibisce la circumvenzione dei digital rights management (DRM), le misure tecniche di protezione usate per controllare l’accesso a materiale protetto da diritto d’autore.

Per questa ragione, fino al ricorso dell’EFF, era considerato come un’infrazione del DMCA il cosiddetto “jailbreak” sugli smartphone.

Generalmente infatti i telefonini di ultima generazione sono dotati di un sistema operativo che permette di installare solo programmi approvati dall’azienda di fabbricazione. Sugli i-phone, ad esempio, si possono installare solo applicazioni approvate dalla Apple e quindi vendute da iTunes.

Grazie a Jailbreak, un programma messo a punto da un gruppo di hacker,  è possibile modificare il firmware originale dell’i-phone, eliminando tutte le restizioni e permettendo l’accesso ai file di Sistema.

Nonostante l’aggiramento del DRM degli smartphone, da oggi la pratica del jailbreak è legale. Il copyright Office ha approvato la richiesta dell’EFF convenendo sul fatto che la legge contro l’aggiramento dei DMR non deve interferire con l’interoperabilità dei sistemi.

La seconda eccezione al DMCA richiesta dall’EFF riguarda il remix di videoclip senza scopo commerciale. La legge sul copyright rendeva infatti perseguibili anche gli appassionati che pubblicavano su internet, ad esempio a scopo di commento o satira, spezzoni di videoclip protetti da copyright. Le major hollyoowdiane, infatti, hanno sempre indicato il ripping dei dvd come una pratica illegale, a prescindere dall’uso che si sarebbe fatto del filmato. Grazie all’intervento dell’EFF è stata istituita una nuova regola del DMCA che riconosce la legalità di queste pratiche non commerciali secondo il principio del fair use.

La terza eccezione approvata riguarda ancora le telefonia. Grazie all’intervento dell’EFF, la Libreria del Congresso ha sancito che è legale sbloccare le restrizioni tecniche dei telefonini per passare ad un diverso operatore di telecomunicazioni. L’aggiramento del blocco dei cellulari, infatti, in alcuni casi era stato condannato come infrazione del DMCA, nonostante non ci fosse violazione di alcun diritto d’autore. L’eccezione richiesta dell’EFF è stata approvata dal Copyright Office che ha riconosciuto come il blocco sui telefonini abbia come scopo quello di legare il consumatore ad un solo operatore piuttosto che proteggere il copyright. Tuttavia la nuova regola sullo sbloccamento si applica solo sui cellulari usati, nell’intento di non ostacolarne il riciclo.

L’EFF ha espresso soddisfazione per le nuove regole.  ”Approvando tutte le richieste, il Copyright Office e la Libreria del Congresso hanno fatto oggi tre importanti passi avanti per mitigare alcuni dei danni causati dal DMCA,” ha dichiarato Jennifer Granick, Direttrice delle Libertà Civili dell’Electronic Frontier Foundation, “siamo entusiasti di avere aiutato a liberare i jailbreaker, gli sbloccatori e i video artisti da questo prevaricamento legislativo”.

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pirate-ispIl Partito Pirata svedese ha annunciato il lancio di Pirate ISP, il nuovo servizio di fornitura  anonima di connettività ad internet che sarà presto disponibile per i cittadini svedesi.

Un’intervista di TorrentFreak a Gustav Nipe, studente di economia e membro del Partito Pirata, spiega che Pirate ISP sarà un provider in linea con i princìpi del partito, primo fra tutti il diritto alla privacy e all’anonimato. Gli utenti del servizio potranno navigare anonimamente in rete grazie al supporto operativo di ViaEuropa, la società nota per aver creato IPREDator anonimity service.

Il Beta test del nuovo fornitore di connettività è partito lunedì 19 Luglio nella città di Lund su un campione di 100 abitanti. Le previsioni di espansione per ora sono limitate alla conquista del 5% del mercato di Lund. Gustav Nipe, che è diventato CEO di Pirate ISP,  confida che presto il servizio possa estendersi in altre località svedesi. Nel frattempo si augura che l’iniziativa possa stimolare la competizione degli altri provider sul piano della privacy.

Durante la Hacknight Conference, Nipe ha anche annunciato che il Pirate ISP non permetterà al governo il monitoraggio degli utenti. Per impedirlo, il servizio non archivierà i log di accesso.

Naturalmente l’idea non piace a Henrik Pontén dell’autorità anti-pirateria svedese, che ha tagliato corto: “Quando la polizia busserà alla loro porta, saranno costretti a rilasciare le informazioni“.

Tuttavia, se davvero il Pirate ISP non registrerà alcun log, la questione potrebbe farsi più complessa.


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confidential_stamp1Nonostante l’ultima bozza dell’accordo anti-contraffazione (ACTA) fosse stata resa pubblica in nome della trasparenza, l’ultimo negoziato confidenziale di Lucerna non ha diffuso alcuna documentazione sul nuovo stato dei lavori.

Anche il rapporto ai membri del Parlamento Europeo sullo stato dei negoziati si è svolto a porte chiuse, escludendo la partecipazione del pubblico.  Una mossa che non è piaciuta al membro del Partito Pirata svedese Christian Engström che all’avvio della discussione ha chiesto se fossero previste restrizioni per la diffusione delle informazioni sul negoziato e, dopo aver ricevuto risposta affermativa, ha lasciato l’aula.

Alcune informazioni ufficiali sull’ultima seduta ACTA sono state comunque rese note il 13 luglio in una presentazione al Parlamento Europeo del Commissario del Commercio Karel De Gucht. Dopo aver sottolineato l’importanza dell’accordo per la competitività commerciale dell’Unione Europea, De Gucht ha dichiarato che l’ACTA si occuperà solo delle violazioni su larga scala con un forte impatto sul commercio.

Alcuni controversi aspetti del trattato sono stati cambiati. Ad esempio, le violazioni del copyright sui brevetti sono state rimosse dalla lista dei controlli sulle merci alla frontiera. Questo significa che l’ACTA non creerà problemi al transito internazionale dei medicinali, ha puntualizzato De Gucht.

Inoltre, rispondendo ad una domanda di un membro del parlamento, De Gucht ha dichiarato che l’adozione e l’implementazione della “regola dei three-strikes” contro il download illegale verrà lasciata alla discrezione degli Stati Membri.

Nonostante alcuni miglioramenti, tuttavia, rimangono disaccordi tra gli Stati Uniti e l’Europa su alcuni aspetti dell’ACTA. Il più importante riguarda la volontà da parte della UE di inserire nell’accordo anti-contraffazione la tutela delle Indicazioni Geografiche Protette (es. Champagne e Parmigiano-Reggiano) contro l’opinione degli Stati Uniti secondo i quali l’ACTA non dovrebbe espandersi oltre la protezione del copyright e dei marchi registrati. Un’opinione considerata ipocrita visto che le indicazioni geografiche americane, equivalenti negli USA a marchi registrati, sono già tutelate dall’accordo.

Riguardo alla riservatezza dell’ACTA, De Gucht ha annunciato che la Commissione ha trasmesso il testo della bozza di Lucerna al Parlamento Europeo e i membri del parlamento possono riceverlo “sotto alcune restrizioni”. A questo proposito il membro del parlamento Ska Keller ha chiesto al Commissario del Commercio quale delegazione coinvolta nel negoziato abbia fatto nuovamente richiesta di segretezza, dal momento che il 10 Marzo una risoluzione comunitaria aveva domandato che il testo fosse reso pubblico. In risposta De Gucht ha fatto riferimento a precedenti posizioni degli Stati Uniti sulla trasparenza.

La prossima riunione dei negoziati dell’ACTA si terrà a Washington DC alla fine di Luglio.

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screen-shot-2010-03-19-at-124716-pmNegli Stati Uniti si torna a parlare del caso The Fly on The Wall e della cosiddetta “hot news doctrine“, il principio che sancisce che la copertura di una notizia sia riservata in esclusiva, per un periodo di tempo limitato, al giornale che per primo la pubblica.

Il caso, che abbiamo trattato qui, si era concluso con un’ingiunzione del giudice distrettuale in cui si vietava al sito di notizie finanziarie The Fly on the Wall di pubblicare prima delle dieci del mattino i rapporti sul mercato borsistico emessi dalle banche. Il giudice aveva così accolto l’istanza di Bank of America, Barclays e Morgan Stanley che accusavano The Fly di pubblicare indebitamente informazioni di loro proprietà in tempo reale, entrando così in concorrenza con le banche sul mercato delle soffiate finanziarie.

The Fly on the wall, annunciando il ricorso in appello, aveva chiesto il sostegno di tutta la stampa finanziaria: il principio della hot news doctrine, infatti, avrebbe potuto avere ripercussioni su tutti i giornali abituati a pubblicare notizie da fonti non originali. In particolare i quotidiani che trattano notizie borsistiche, per le quali la temperstività è cruciale.

Tuttavia, le possibili conseguenze dell’affermarsi della hot news doctrine hanno una portata molto più grande del solo settore giornalistico ed economico. Su Internet, dove regna la ripubblicazione immediata ed esponenziale di qualsiasi notizia, l’applicazione di questa regola è infatti impensabile.

Per questa ragione Google e Twitter sono intervenute nel ricorso in appello di The Fly on the Wall presentando alla Corte un amicus brief a sostegno del sito finanziario. Nel documento le due compagnie definiscono la hot news doctrine come “obsoleta” , sottolineando come sia impossibile definire un periodo di tempo di esclusività di una notizia nel mondo della rete.

“Come potrebbe una Corte stabilire un periodo di tempo nel quale ad esempio  i fatti del recente attentato a Times Square non possono essere riportati da altri?” si legge nel documento presentato da Twitter e Google. Sulla rete inoltre, tutti gli utenti possono ripubblicare una notizia, non solo i giornalisti. “E se gli utenti possono pubblicare notizie sui fatti, perché non possono ripubblicare raccomandazioni finanziarie di Barclays e Merrill Lynch?”, si chiede un articolo di Ars Techinca.

Anche l’Electronic Frontier Foundation ha presentato un amicus brief alla Corte che presiederà l’appello di The Fly. on the Wall. Secondo l’EFF la hot news doctrine è in contrasto con i principi del Primo Emendamento dal momento che “un’ingiunzione che si basa sulla hot news doctrine implica chiaramente una restrizione nella pubblicazione di fatti rilevanti”.

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wcl_itunes_logoNovanta accademici provenienti da cinque continenti, insieme a praticanti e membri di associazioni a sostegno del pubblico interesse, si sono incontrati ad una conferenza organizzata dall’American University Washington College of Law per analizzare il testo dell’ACTA, l’accordo anti-contraffazione che sta cercando di regolare a livello globale il controllo sulla proprietà intellettuale in rete.

La discussione ha prodotto un comunicato nel quale si dichiara che l’accordo anti-contraffazione, ancora in fase di negoziazione, rappresenta una minaccia per l’interesse pubblico.  In particolare i termini del trattato arrecherebbero danni proprio a quegli aspetti della pubblica utilità che i negoziatori dell’ACTA hanno annunciato come salvaguardati.

Ciò che è iniziato come una proposta per coordinare l’applicazione delle direttive doganali” si legge nel comunicato “si è tramutato in una nuova massiccia regolamentazione della proprietà intellettuale e di internet con gravi conseguenze per l’economia globale e per la capacità dei vari governi di promuovere e proteggere il pubblico interesse“.

All’accordo ACTA viene criticato anzitutto un processo di produzione “difettoso”: un negoziato su temi così importanti avrebbe richiesto un’ampia consultazione delle diverse parti in causa, dai detentori di copyright ai difensori dei diritti civili. Al contrario, è stato portato avanti segretamente da esponenti scelti dei vari governi senza possibilità di intervento esterno per oltre due anni. Le varie versioni dell’accordo sono rimaste “confidenziali”  fino all’Aprile di quest’anno, quando la commissione europea ha deciso di rendere pubblica l’ultima bozza del documento, che comunque era già stato oggetto di una fuga di notizie pubblicata su La Quadrature du Net.

Il comunicato sottolinea poi come i termini dell’ACTA siano totalmente sbilanciati a favore dei detentori di diritti economici e a discapito degli utenti.

Per quanto riguarda internet l’accordo incoraggia gli Internet Service Provider a sorvegliare gli utenti e sanzionarli limitando la loro attività, senza supervisione di una Corte e senza un dovuto processo legale. Allo stesso modo, fuori dalla rete, l’ACTA estende i poteri dei controllori doganali autorizzandoli a ispezionare e sequestrare un’ampia gamma di beni, tra cui computer e dispositivi elettronici, senza alcuna garanzia per gli acquirenti contro confische arbitrarie e invasioni della privacy.

Il comunicato del College of Law di Washington si sofferma anche sugli aspetti dell’accordo che implicano un cambiamento sostanziale dell’attuale legislatura sulla proprietà intellettuale in diversi stati aderenti. L’ACTA infatti vuole rendere globali (impedendo così ulteriori modifiche) alcune pratiche esecutive degli Stati Uniti ed europee che si sono già rivelate problematiche e bisognose di revisioni.

In particolare, specifica il comunicato, l’accordo anti-contraffazione romperà l’equilibrio, fondamentale nel Diritto alla proprietà intellettuale, tra gli interessi dei detentori di copyright e quelli degli utenti. L’ACTA introduce infatti specifici diritti e procedure a favore dei proprietari di diritti d’autore senza correlarli di quelle eccezioni e contromisure necessarie per tutelare, ad esempio, il “fair use” o il Pubblico Dominio.

Più in generale, sottolineano gli accademici, i termini inclusi nel negoziato ACTA impediranno di godere interamente di diritti e di libertà fondamentali tra cui il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali, l’accesso all’informazione, la libertà di espressione, il dovuto processo e la presunzione di innocenza, la partecipazione culturale, la salute (l’ACTA prevede anche limitazioni alla circolazione dei medicinali generici) e altri diritti umani protetti internazionalmente.

Il comunicato dell’American University Washington College of Law è aperto fino al 23 Giugno per ulteriori contributi e sottoscrizioni da parte di individui e organizzazioni a sostengono del dominio pubblico culturale. È possibile aderire qui.

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