Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on febbraio 3, 2012

Libertà di Internet

(No comments)

Twitter-KOUn portavoce ufficiale di Twitter ha recentemente annunciato che il social network inizierà a cancellare i messaggi degli utenti su base nazionale qualora sia richiesto dalle autorità governative, i messaggi tuttavia saranno ancora visualizzabili nel resto del mondo.

La novità tecnica risiede nel fatto che fino ad oggi la rimozione di un messaggio di Twitter era possibile solo su scala globale, mentre ora la censura è applicabile alle singole reti nazionali.

Nel menzionare alcuni paesi in cui i “tweet” degli utenti potrebbero venire censurati il portavoce di Twitter ha citato, sorprendentemente, due paesi europei, la Germania e la Francia, dove è in vigore il divieto di pubblicare messaggi di incitamento al nazismo. In altri paesi dove la libertà di espressione è fortemente censurata, invece, Twitter non esisterà del tutto,.

Il portavoce del social network ha comunque assicurato che i messaggi verranno eliminati solo dietro segnalazione esterna, caso per caso, ed informando l’utente sul motivo della cancellazione.

(CNN) — Online social networking site Twitter said Thursday it will begin deleting users’ tweets in countries that require it — but it will still keep those deleted tweets visible to the rest of the world.

The move is significant because, until now, the only way Twitter could comply with countries’ limits was to remove the content globally.

Twitter said it will now delete tweets only “reactively” and on a case-by-case basis and will let the affected user know why the content is being withheld.

“We hold freedom of expression in high esteem and work hard not to remove Tweets,” Twitter spokeswoman Jodi Olson wrote in an e-mail to CNN.

“And just to be clear, this is not a change in philosophy and there are still countries to which we will not go,” she said.

Twitter to delete posts if countries ask

Michelle Obama launches Twitter account

As examples of countries where tweets may have to be restricted, Twitter mentioned Germany and France, which ban pro-Nazi content. Twitter will operate in those countries while censoring pro-Nazi tweets, for example.

But some countries are so restrictive with freedom of expression that Twitter can’t exist there at all, the company said.

“One of our core values as a company is to defend and respect each user’s voice,” Twitter wrote in a blog entry Thursday. “We try to keep content up wherever and whenever we can, and we will be transparent with users when we can’t. The Tweets must continue to flow.”

But one observer said the move is blatant censorship.

“There’s no way around that. But alas, Twitter is not above the law,” according to Jillian York, the director for international freedom of expression at the Electronic Frontier Foundation, which defends free speech and privacy online.

York said she acknowledges that Twitter, like other companies hosting user-generated content, has at some point faced a government order or request to take down content.

“Twitter has two options in the event of a request: fail to comply, and risk being blocked by the government in question, or comply (read: censor). And if they have ‘boots on the ground,’ so to speak, in the country in question? No choice,” she wrote.

The company is simply “doing its best in a tough situation,” she said.

(CNN) — Online social networking site Twitter said Thursday it will begin deleting users’ tweets in countries that require it — but it will still keep those deleted tweets visible to the rest of the world.

The move is significant because, until now, the only way Twitter could comply with countries’ limits was to remove the content globally.

Twitter said it will now delete tweets only “reactively” and on a case-by-case basis and will let the affected user know why the content is being withheld.

“We hold freedom of expression in high esteem and work hard not to remove Tweets,” Twitter spokeswoman Jodi Olson wrote in an e-mail to CNN.

“And just to be clear, this is not a change in philosophy and there are still countries to which we will not go,” she said.

Twitter to delete posts if countries ask

Michelle Obama launches Twitter account

As examples of countries where tweets may have to be restricted, Twitter mentioned Germany and France, which ban pro-Nazi content. Twitter will operate in those countries while censoring pro-Nazi tweets, for example.

But some countries are so restrictive with freedom of expression that Twitter can’t exist there at all, the company said.

“One of our core values as a company is to defend and respect each user’s voice,” Twitter wrote in a blog entry Thursday. “We try to keep content up wherever and whenever we can, and we will be transparent with users when we can’t. The Tweets must continue to flow.”

But one observer said the move is blatant censorship.

“There’s no way around that. But alas, Twitter is not above the law,” according to Jillian York, the director for international freedom of expression at the Electronic Frontier Foundation, which defends free speech and privacy online.

York said she acknowledges that Twitter, like other companies hosting user-generated content, has at some point faced a government order or request to take down content.

“Twitter has two options in the event of a request: fail to comply, and risk being blocked by the government in question, or comply (read: censor). And if they have ‘boots on the ground,’ so to speak, in the country in question? No choice,” she wrote.

The company is simply “doing its best in a tough situation,” she said.

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Dato il crescente interesse sul tema delle firme elettroniche, vi proponiamo l’articolo della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro “Ancora novità legislative in materia di documento informatico: le recenti modifiche al Codice dell’amministrazione digitale”, pubblicato sul periodico giuridico Contratto ed Impresa, n.2, 2011.

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Il decreto legge sulle cosiddette “semplificazioni” è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nella giornata di venerdì ed è ancora in attesa della firma del Presidente della Repubblica, cui seguirà la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Solo all’atto della pubblicazione del testo “ufficiale” in Gazzetta sarà possibile esprimersi con ragionevole certezza sull’effettivo impatto del provvedimento.

Per ragioni di completezza, è necessario comunque sottolineare che il decreto legge è uno strumento dotato di una efficacia temporale limitata a soli sessanta giorni, nel corso dei quali le disposizioni ivi contenute debbono essere convertite in legge. Prima della effettiva conversione, è dunque possibile che il contenuto possa subire ulteriori modifiche.

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Il 27 gennaio il Consiglio dei Ministri ha esaminato e approvato un decreto-legge in materia di semplificazione e sviluppo volto a modernizzare i rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese.

La principale novità è l’introduzione da parte delle pubbliche amministrazioni dell’erogazione via web di certificati e servizi quali il cambio di residenza, i certificati anagrafici, il rinnovo dei documenti, l’iscrizione alle liste elettorali e la partecipazione ai concorsi pubblici.

Il decreto introduce inoltre i quattro punti fondamentali della cosiddetta “agenda digitale”: la costituzione di una cabina di regia per lo sviluppo della banda larga e ultra-larga, la diffusione in rete dei dati in possesso delle amministrazioni, l’utilizzo del cloud per gli scambi di dati tra le pubbliche amministrazioni e gli incentivi alle smart communities, gli spazi virtuali in cui i cittadini possono scambiare opinioni e proporre soluzioni condivise.

Le disposizioni di semplificazione, tra le altre cose, eliminano dall’ordinamento un numero consistente di adempimenti burocratici. Tra questi spicca, sul versante privacy, l’eliminazione dell’obbligo per le piccole e medie imprese di predisporre e aggiornare il documento programmatico sulla sicurezza (DPS). Secondo quanto si legge nel comunicato del Consiglio dei Ministri tale obbligo “oltre a non essere previsto tra le misure di sicurezza richieste dalla Direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, rappresenta un adempimento meramente superfluo”.

Particolarmente importanti anche le misure riguardanti l’università. Con l’approvazione del decreto-legge viene infatti introdotto il Portale unico delle università: la verbalizzazione e la registrazione degli esiti degli esami di profitto e di laurea sostenuti dagli studenti universitari si effettuerà esclusivamente per via telematica.

Per una sintesi completa dei principali punti del provvedimento, suddivisi per tipologia, si rimanda al comunicato del Consiglio dei Ministri.

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La proposta di inserire il “diritto ad essere dimenticati” tra le modifiche della direttiva europea sulla protezione dei dati personali ha portato nuovamente il diritto all’oblio al centro del dibattito giuridico in materia di privacy.

Il tema era stato anticipato e ampliamente dettagliato nella relazione della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro presentata durante il convegno “Il futuro della responsabilità in rete. Quali regole dopo la sentena Google/Vividown?” e in seguito pubblicata sulla rivista giuridica “Il Diritto dell’Informazione e dell’informatica”, n. 3, maggio-giugno 2010.

L‘odierna conferma della Commissione Europea sulla proposta di modifica della direttiva rende la relazione nuovamente di estrema attualità. La ripronioniamo dunque nella sua versione intergrale, scaricabile in formato PDF cliccando QUI.

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“Immagina un mondo senza libera conoscenza. Per oltre dieci anni abbiamo speso milioni di ore costruendo la più ampia enciclopedia della storia umana. In questo momento il Congresso degli Stati Uniti sta vagliando una legislazione che potrebbe fatalmente danneggiare la libertà e l’apertura di Internet. “

Con queste parole Wikipedia ha dato il via all’annunciato blocco di accesso a tutte le sue pagine in lingua inglese, in segno di protesta contro lo Stop Online Piracy Act e il Protect IP Act (SOPA e PIPA), già illustrati nel post di ieri.

La protesta è stata anche sostenuta da Google.com. Pur non avendo sospeso il servizio, infatti, Mountain View ha deciso di oscurare il logo di Google per un giorno, lasciando senza alcuna immagina la pagina delle ricerche.

Tra i siti italiani, segnaliamo l’iniziativa della versione nostrana di Wikipedia, che si è unita alla contestazione introducendo un messaggio di solidarietà all’accesso delle sue pagine, accompagnato da un comunicato che informa gli utenti italiani sulla protesta contro il SOPA.

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Nuovi sviluppi sui rapporti tra la Commissione Europea e l’Ungheria, al centro dell’attenzione internazionale in seguito alla revisione costituzionale di stampo nazionalista operata dal governo di Viktor Orban.

Tra i nuovi elementi normativi che hanno destato la preoccupazione della Commissione Europea e del Fondo Monetario Internazionale spicca il provvedimento che limita l’indipendenza della Banca centrale nazionale. La Commissione ha anche espresso forti perplessità sulla norma che ha sostituito l’autorità ungherese per la protezione dei dati personali con una nuova autorità amministrativa il cui vertice viene nominato direttamente dal Primo Ministro, minandone così l’indipendenza. Un terzo elelmento critico è invece rappresentato dalla norma sulla pensione obbligatoria anticipata per giudici e magistrati.

In risposta alle pressioni provenienti dalla UE e dal FMI, il Primo Ministro ungherese ha recentemente dichiarato che il suo governo sarebbe pronto a trattare una modifica della controversa legge sulla Banca centrale magiara, giudicata dagli organi internazionali come non conforme ai Trattati europei. Orban ha però respinto gli altri appunti mossi dalla Commissione europea sull’ indipendenza della giustizia e sull’ autorità per la protezione dei dati personali.

Nei giorni scorsi la Commissione ha reso noto di essere pronta a lanciare procedure d’infrazione contro l’Ungheria se l’analisi delle spiegazioni chieste a Budapest e fornite dal governo magiaro non saranno sufficienti a fugare il sospetto che le norme varate siano in contrasto con il diritto comunitario. La decisione della Commissione è attesa per il 17 gennaio, in occasione della riunione settimanale a Strasburgo.

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google-adwords-logoUn’indagine di Scotland Yard ha portato in evidenza il fenomeno degli annunci di Google AdWords che rimandano a siti illegali, attraverso i quali vengono veicolati reati penali.

Il caso è scoppiato in seguito alla segnalazione di una ragazza inglese che aveva cercato di comprare dei biglietti per le Olimpiadi 2012 attraverso il sito LiveOlympicTickets.com che compariva al primo posto dei siti sponsorizzati da Google sulla pagina dei risultati della query “Olympic tickets”.

Dopo aver completato l’acquisto di 2 biglietti per un totale di 750 sterline, la ragazza si era insospettita in seguito alla richiesta da parte della società di inoltrare un fax con la propria firma per completare la trattativa. Ha quindi contattato la polizia per una verifica, e ha scoperto che la società LiveOlympicTickets non era riconosciuta come rivenditore ufficiale dei biglietti per le Olimpiadi di Londra del 2012. Purtroppo, tuttavia, la sua banca aveva già inoltrato il pagamento e la giovane non è riuscita a recuperare il suo denaro.

La rivendita non autorizzata di biglietti per i Giochi Olimpici del 2012 è un reato penale secondo la legge del Regno Unito. In seguito alla segnalazione della ragazza, la polizia di Londra ha contattato Google chiedendo la rimozione dell’annuncio pubblicitario dai suoi risultati, non potendo intervenire direttamente sulla società truffaldina, avendo essa sede oltreoceano.

La compagnia di Mountain View ha impiegato oltre una settimana per adempiere all’ordine ricevuto, e ha rimosso l’inserzione solo dopo l’interessamento della redazione di 5 Live Investigates, un programma della BBC a cui si era precedentemente rivolta la ragazza truffata.

La copertura mediatica del caso ha portato nuovamente Google al centro del dibattito sulla responsabilità sui contenuti veicolati dai suoi servizi. Un’ulteriore indagine della BBC ha infatti scoperto annunci di AdWords legati anche ad altri tipi di attività illecite quali la diffusione di cannabis e la vendita di documenti d’identità e passaporti falsi.

Contattato dalla redazione di 5 Live Investigates, il colosso del web ha fornito una spiegazione che suona familiare a quanti negli anni hanno seguito i diversi tentativi di attribuzione di responsabilità dei fornitori di servizi sui contenuti generati dagli utenti: l’associazione tra parole chiave e annunci di AdWords funziona in modo automatico ed è correlata da un sistema di filtraggio – anch’esso automatico – che segnala le parole che potrebbero essere collegate a siti illegali ad una redazione “umana”, pronta a verificare gli annunci. Inoltre Google è pronto a rimuovere ogni contenuto che sia legittimamente segnalato come in violazione della sua policy.

I media anglosassoni, tuttavia, non sembrano disposti a accettare la versione di Mountain View, e puntano il dito contro i lauti profitti che gli annunci illegali di AdWords hanno fornito alla compagnia negli anni. In particolare, gli annunci più redditizi risultano essere quelli che, come LiveOlympicTickets.com, compaiono al primo posto nelle pagine dei risultati, una posizione che può costare agli inserzionisti fin oltre 28 sterline a “click”. Secondo alcuni commentatori, questo spiegherebbe la lunga pratica burocratica richiesta per ottenere la rimozione dell’annuncio di un sito.

D’altra parte, la BBC ricorda come già in passato il mancato controllo sugli inserzionisti abbia causato un discreto danno economico a “Big G”. Lo scorso agosto Google ha patteggiato per un risarcimento forfettario di 500 milioni di dollari per aver pubblicato la pubblicità di alcune farmacie online canadesi che vendevano ai cittadini americani alcuni farmaci illegali negli Stati Uniti.

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Con una serie di recenti provvedimenti il Garante privacy ha dichiarato illecito l’uso del sistema di videosorveglianza  installato in alcuni luoghi di lavoro, quali un’amministrazione pubblica, un’azienda privata e due strutture sociosanitarie.

In tutti e quattro i casi,  le videocamere di sorveglianza erano state installate in violazione dello Statuto dei lavoratori, che vieta il controllo a distanza dei dipendenti, e della normativa in materia di protezione dei dati personali.

L’intervento del Garante, sollecitato da alcuni cittadini, ha sancito l’illiceità del trattamento di dati effettuato e ha pertanto reso inutilizzabili le immagini riprese in violazione di legge.

In particolare, nel provvedimento nei confronti di una casa di risposo l’uso delle telecamere installate nell’area dove i dipendenti timbrano il cartellino è stato vietato definitivamente.

Negli altri tre casi, il Garante ha inibito l’uso delle telecamere collocate presso gli accessi ai luoghi di lavoro, in attesa dell’eventuale attuazione delle procedure previste dallo Statuto dei lavoratori (accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, o autorizzazione della Direzione provinciale del Lavoro).

Nel motivare i divieti il Garante ha ribadito che il controllo a distanza dell’attività lavorativa si configura anche qualora la sorveglianza non sia a carattere continuativo o le telecamere siano segnalate da cartelli: per essere in regola nell’installazione di telecamere occorre comunque e sempre rispettare le procedure stabilite dallo Statuto a tutela dei lavoratori.

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bandiera_cubaNuove attribuzioni di responsabilità dei social network sui contenuti postati dagli utenti. Questa volta la polemica giunge da Cuba a seguito della diffusione su Twitter di una notizia falsa che riportava la morte del lider maximo Fidel Castro.

Il portale web filogovernativo Cubadebate ha pubblicato un articolo di protesta contro Twitter accusando il social network di avere facilitato la diffusione della “bufala” posizionando l’hashtag “#FidelCastro” al primo post nella lista degli argomenti più “twittati” del momento.

L’articolo riporta anche che il messaggio sulla morte del lider è stato originariamente postato sull’account di un utente chiamato “@naroh” che, attraverso la creazione di una moltitudine di account secondari, ha inondato la sfera di twitter con migliaia di messaggi che simultaneamente riportavano la falsa notizia.

L’account apparterrebbe a un utente spagnolo, David Fernandez, che però ha dichiarato di essere stato vittima di un attacco tramite botnet al suo profilo di Twitter. Tale ipotesi è sostenuta anche dal magazine cubano, che infatti sottolinea come, curiosamente, i messaggi diffusi attraverso l’account @naroh sarebbero stati postati tramite un server italiano.

Secondo Cubadebate, l’attacco botnet è stato inscenato da “controrivoluzionari necrofili” e la notizia della morte di Fidel sarebbe stata amplificata volontariamente da Twitter attraverso la manipolazione della classifica degli hashtag più popolari.

A sostegno di questa tesi, l’articolo riporta un precdente.  Sembra infatti che, in occasione di un convegno sui social network recentemente tenutosi a L’Avana, una gran quantità di utenti di Twitter abbiano postato messaggi di sostegno a Cuba contraddistinti dal tag “#derechosdecuba”. Tuttavia, sebbene alcune statistiche web indicassero il topic come uno dei più attivi, Twitter non ha mai riportato tale hashtag nelle sue liste degli argomenti più “twittati”.

Un portavoce di Twitter, Jodi Olson, ha dichiarato che la compagnia non ha intenzione di commentare le critiche provenienti dal Governo cubano, ma ha aggiunto che, com’è noto, il social network non interviene sui contenuti.

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