Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Copertina del volume La sentenza della Corte di Giustizia europea del 13 maggio 2014 rappresenta un passaggio epocale per il futuro del diritto all’oblio dei cittadini europei.

I fatti alla base del caso “Google Spain”, riassunti nel post pubblicato QUI, presentano indubbiamente delle asperità di natura tecnico-giuridica che necessitano chiarezza. Gli utenti della rete hanno il diritto di controllare le notizie che li riguardano? Possono chiedere ai motori di ricerca di rimuovere i risultati associati al loro nome? Fino a che punto è consentito intervenire su indicizzazioni e archivi? Per offrire una ampia analisi e ottemperare ai legittimi dubbi sulle possibili conseguenze della sentenza della Corte di Giustizia UE, è stato pubblicato il volume “Il diritto all’oblio su Internet dopo la sentenza Google Spain”, curato da Giorgio Resta e Vincenzo Zeno-Zencovich.

Al suo interno sarà possibile trovare un’analisi approfondita della sentenza attraverso gli interventi di quattordici esperti della materia nelle prospettive di diritto costituzionale, di diritto privato, del diritto internazionale privato, del diritto penale, delle relazioni internazionali, tenendo sempre in mente i riflessi che essa avrà, in generale, sulle attività della rete.

Il contributo degli autori è volto a illustrare gli elementi critici della sentenza nei vari aspetti che deriveranno dalla sua attuazione, evidenziando come sotto l’accattivante formula del “diritto all’oblio” vi siano questioni e prospettive ben più complesse.

Nel capitolo “Il diritto all’oblio nel quadro dei diritti della personalità” Giusella Finocchiaro affronta uno degli aspetti decisivi trattati nel volume.

Il volume è pubblicato sotto licenza “creative commons” ed è dunque liberamente consultabile e disponibile per il download gratuito a questa pagina.

Gli argomenti del volume saranno inoltre trattati nel seminario “Diritto all’identità personale e diritto all’oblio”, a cui parteciperà Giusella Finocchiaro, e che si terrà a Roma il 14 maggio 2015, ore 14.30, nell’aula Magna della Corte di Cassazione. La brochure del seminario è disponibile QUI.

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posted by admin on aprile 29, 2015

Eventi

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La sezione internazionale dell’ACE (Avocats Conseils d’Entreprises), in collaborazione con UIA (Union Internationale des avocats) e con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna dedica il 4° seminario franco-italiano al tema dell’arte.

Che cosa è un’opera d’arte ai giorni nostri? Come il mercato dell’arte e i suoi attori si adeguano all’era di Internet e alla possibilità di nuovi modi di finanziamento come il crowdfunding? Il mercato dell’arte è una bolla speculativa? Che ruolo ha il mecenatismo? Quali sono le nuove forme di traffico illecito e come si contrastano? Queste alcune delle questioni trattate dagli esperti del mondo accademico e professionale che interverranno nel corso del seminario.

Il seminario, che si terrà presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna il 7 e l’8 maggio 2015, è diviso in due moduli, il primo è dedicato alladefinizione di arte e agli aspetti tecnico-giuridici del mercato delle opere mentre il secondo si sofferma sugli aspetti istituzionali degli scambi di opere d’arte fra Stati.

Giusella Finocchiaro interverrà durante il primo giorno di seminario, nel panel dedicato alla circolazione dei beni culturali e la trasformazione del mercato dell’arte. Durante la sessione, moderata da Deny Rosen, Avvocato del Foro di Parigi, Rosen-Poulain, interverranno anche Marilena Pirrelli, Giornalista de “Il Sole 24 Ore” ideatrice e responsabile “Art Economy 24″, Sandrine Giroud, Direttrice della Fondazione per il diritto dell’Arte, Ginevra, Pierre Médecin, Senior Advisor del Ministero delle finanze e dell’economia del Principato di Monaco.

I lavori sono tradotti in simultanea francese/italiano, e riconosciuti a titolo di formazione professionale continua con 12 crediti formativi per gli avvocati italiani e con 10 ore per gli avvocati francesi.

Per maggiori informazioni e iscrizioni è disponibile QUI il pdf informativo.

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posted by admin on aprile 28, 2015

Eventi, Tutela dei consumatori

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in collaborazione con l’Accademia Italiana per il Codice di Internet (IAIC) organizza a Roma un convegno dedicato ai diritti e al benessere dei consumatori nell’ecosistema digitale.

L’innovazione tecnologica, anche attraverso la crescente semplicità della user experience, coinvolge sempre più cittadini di ogni età. Tuttavia, l’evoluzione ha portato non solo un maggiore benessere per il consumatore – che ha ogni giorno di più il mondo a portata di mano – ma anche notevoli insidie per i sempre più numerosi fruitori di beni e servizi digitali e per il mercato rispetto alle quali l’intervento del legislatore non sempre è stato tempestivo ed efficace come avrebbe dovuto.

L’Antitrust spesso è intervenuta con provvedimenti volti a sanzionare pratiche anticoncorrenziali che vedono contrapposto il mercato tradizionale e quello on-line, con conseguenti danni subiti dai consumatori a causa della distorsione della concorrenza.

È questo il contesto nel quale l’AGCM e lo IAIC hanno promosso, con il coordinamento scientifico della prof.ssa Valeria Falce dell’Università Europea di Roma e del Commissario AGCM dr.ssa Gabriella Muscolo, un convegno finalizzato a comprendere l’evoluzione dei mercati, dell’effettivo benessere e della tutela dei consumatori anche alla luce delle più recenti innovazioni normative di matrice comunitaria.

Il convegno si terrà il prossimo 14 maggio, a Roma presso la sede dell’Autorità. Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina dedicata all’evento.

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posted by admin on aprile 27, 2015

Computer Crimes, data breach

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Documenti non riservati della Casa Bianca sarebbero stati raggiunti da una azione di hackeraggio.

Il New York Times ha recentemente riferito di un attacco informatico, presumibilmente operato da hacker russi, eseguito a danno degli account del presidente degli Stati Uniti. L’azione, che sarebbe stata compiuta l’anno scorso, è stata individuata e bloccata dal Joint Worldwide Intelligence Communications System (Jwics), il sistema di difesa governativo per le informazioni classificate della Casa Bianca.

Stando a quanto riferito al quotidiano da un rappresentate dell’amministrazione, non esiste prova di intrusione nell’account che il presidente Obama usa abitualmente tramite il suo BlackBerry, i cui server sono protetti. Ad essere colpito sarebbe stato un indirizzo di posta elettronica utilizzato dallo staff del presidente per la comunicazione con l’esterno, riguardante informazioni non riservate, e perciò non coperto dal sofisticato sistema di sicurezza della Casa Bianca. Attraverso questo account, gli hacker avrebbero avuto accesso a mail inviate e ricevute da persone che si relazionano quotidianamente con Obama.

I contenuti violati comprendono “appuntamenti, scambi di mail con ambasciatori e diplomatici, discussioni riguardo strategie” che coinvolgono inevitabilmente l’attività politica del presidente. Il NYT sottolinea come l’attacco appaia “più invasivo e preoccupante di quanto pubblicamente dichiarato”. Non è al momento noto il numero e il contenuto delle mail a cui gli hacker hanno avuto accesso.

All’inizio di aprile, l’amministrazione Obama aveva diffuso la notizia di un attacco informatico che aveva coinvolto i sistemi del Dipartimento di Stato nel corso del 2014, senza però specificarne l’obiettivo e senza offrire notizie più dettagliate degli autori.

Negli Stati uniti la notizia ha riaperto il dibattito sulla sicurezza nazionale: già nel dicembre 2014 l’FBI aveva indicato la Corea del Nord responsabile dell’azione che a novembre aveva interessato la casa di produzione Sony Pictures, mentre nel 2008 era stata la stessa campagna elettorale di Obama ad essere colpita da hacker cinesi.

Il NYT riferisce di una inchiesta in corso che riconduce ad hacker “presumibilmente legati al governo russo, se non addirittura suoi dipendenti”. In proposito, il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest, ha espresso l’intenzione degli investigatori di non voler precisare l’identità degli hacker.

Il caso, verificatosi in un momento di tensione diplomatica con il governo russo, rappresenta un ulteriore elemento critico nei rapporti fra i due paesi.

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Pubblicato un vademecum informativo su marketing e diritto alla privacy del consumatore.

Il Garante della Privacy ha pubblicato “VIVA I CONSIGLI, ABBASSO LO SPAM. Dal telefono al supermercato: il marketing a prova di privacy“, un vademecum sulle modalità di difesa dalla pubblicità invasiva, ideato per informare il consumatore e per sollecitare le aziende a sviluppare metodi di marketing nel rispetto dei diritti degli utenti. Al suo interno sono illustrate le azioni che il cittadino può compiere per impedire che vengano spiati i propri acquisti o per bloccare le telefonate e i messaggi telefonici a scopo pubblicitario. Sono analizzati i problemi relativi alle tecniche persuasive usate per telefoni, email e social network, e quelli riguardanti il funzionamento del Registro delle Opposizioni. In proposito il Presidente dell’Autorità, Antonello Soro, auspica “una rapida revisione legislativa del Registro delle opposizioni che renda più efficace la tutela dei consumatori”.

Inoltre, nel vademecum sono esposte le modalità necessarie a svolgere un’attività di marketing che non trasgredisca le regole della privacy, instaurando un rapporto di fiducia e di ascolto. Il Garante ricorda che “il rispetto del consumatore e il corretto uso dei suoi dati personali – a partire da quelli necessari per contattarlo fino alle informazioni più private, come gusti e preferenze – differenziano le imprese che vedono i propri clienti come semplice “preda”, da quelle che scelgono di operare in modo trasparente, ponendo al centro della loro attività sia la qualità dei propri prodotti e servizi sia la fiducia dei propri acquirenti”.

Il testo, ideato per rispondere alle domande e ai dubbi più frequenti, è disposto in otto agili capitoli: “Privacy e marketing nell’impresa”, “Libertà al consumatore: informativa e consenso”, “Finalità e disponibilità: asso pigliatutto”, “Le differenze tra i personal shopper e i disturbatori”, “La ricerca del cliente e lo scambio dei dati”, “Le promozioni al telefono”, “Web e social network, liberi dallo spam”, “Aiuto! a chi mi rivolgo?”

Il vademecum è disponibile QUI in formato pdf e, su richiesta al Garante, anche in formato cartaceo.

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posted by admin on aprile 21, 2015

Tutela dei consumatori

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Schermata 2015-04-21 alle 23.17.18Il 21 aprile 2015, il Consiglio direttivo IAP ha deliberato all’unanimità la nomina della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro a membro del Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria per il biennio 2015-2016.

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria persegue l’obiettivo di tutelare una comunicazione commerciale onesta, veritiera e corretta. Attraverso una sottoscrizione vincolante, impegna gli aderenti a inserire nei propri contratti una speciale clausola di accettazione delle norme del Codice IAP e delle decisioni autodisciplinari. Il codice è rivolto alle aziende che investono in comunicazione, alle agenzie, ai consulenti, ai mezzi di diffusione e alle concessionarie e coinvolge la larga generalità della comunicazione commerciale italiana.

I membri del Giurì e del Comitato di Controllo IAP sono scelti tra esperti posti in condizione di giudicare con assoluta indipendenza e imparzialità, nel rispetto dell’apposito Regolamento a garanzia dell’imparzialità del Giudizio autodisciplinare.

L’Istituto ha il compito di esaminare le segnalazioni dei messaggi ritenuti non conformi alle norme del Codice, decidere il blocco della pubblicità scorretta, oltre che offrire agli operatori pareri preventivi su pubblicità non ancora diffuse e la protezione della creatività di future campagne.

Lo IAP rappresenta, nel campo della comunicazione commerciale, un autorevole interlocutore dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e il suo valore è riconosciuto sia a livello comunitario che nazionale.

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posted by admin on aprile 17, 2015

PA telematica

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Schermata 2015-04-19 alle 22.35.38Una recente ricerca internazionale sul tema dell’open government, vede l’Italia classificata al 28esimo posto.

Con “open government” si intende la capacità di un governo di condividere informazioni in modo trasparente, permettendo ai cittadini di vigilare sull’operato dell’Amministrazione Pubblica e stimolando la partecipazione al dibattito politico.

Il World Justice Project (WJP), un’organizzazione indipendente statunitense formata da accademici e giuristi internazionali, ha pubblicato per la prima volta l’Open Government Index 2015, una ricerca che si pone l’obiettivo di misurare il livello di apertura governativa di 102 Paesi.

L’Open Government Index è stato realizzato sulla base di oltre 100.000 interviste ai cittadini e agli esperti di legge dei diversi stati. Le domande erano relative a quattro dimensioni principali individuate come profili chiave dell’open government:

- La reperibilità delle norme vigenti e dei dati sul funzionamento dell’amministrazione. Questa dimensione tiene conto del tempismo con cui vengono pubblicati dati sulla gestione della Pubblica Amministrazioni e le leggi. Tiene inoltre conto del linguaggio utilizzato, che dovrebbe essere semplice e chiaro.

- Il diritto d’accesso all’informazione. Con cui si intende l’accessibilità alle informazioni in possesso delle Agenzie Governative e la consapevolezza dell’esistenza di questo diritto da parte dei cittadini.

- La partecipazione civica. Un parametro che include anche la libertà di espressione, di associazione e di protesta.

-I meccanismi di ricorso contro disposizioni di legge o adempimenti giudiziari.

Ai primi posti della classifica ci sono, prevedibilmente, Svezia, Nuova Zelanda e Norvegia. Gli ultimi posti sono invece occupati da Birmania, Uzbekistan e Zimbabwe. L’Italia, al 28simo posto, è preceduta dal Sud Africa ed è tra le ultime nazioni europee in classifica.

In particolare, colpiscono i dati raccolti nel nostro Paese sul diritto di accesso alle informazioni governative e sui meccanismi di ricorso.

Per quanto riguarda il diritto all’accesso alle informazioni governative, meno della metà dei italiani sa di godere di tale diritto (il 44%). In generale, solo il 22% dei cittadini ha richiesto dati alla Pubblica Amministrazione e di questi il 48% non ha ricevuto risposta. Tra i fortunati che hanno ottenuto un responso il 53% hanno ritenuto la risposta governativa “vaga o incompleta”.

Il giudizio degli italiani sui meccanismi per presentare ricorsi o lamentele nei confronti di disposizioni di legge è decisamente negativo. Solo il 22% dei cittadini li ritiene adeguati.

Per i risultati globali della ricerca si rimanda al report, scaricabile in formato .pdf, mentre un approfondimento sulle risposte dei cittadini italiani è disponibile QUI.

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Gli utenti non possono appellarsi al diritto all’oblio per fatti recenti e di rilevante interesse pubblico, ma hanno diritto alla rettifica dei testi di integrazione generati automaticamente dal motore di ricerca quando contengono informazioni fuorvianti.

Il Garante si è così pronunciato, respingendo il ricorso di un utente che non aveva ottenuto da Google la deindicizzazione di una notizia su una inchiesta giudiziaria che lo vedeva coinvolto. Secondo l’utente, l’articolo conteneva informazioni “estremamente fuorvianti e altamente pregiudizievoli”, che perciò non meritavano di essere associate alla sua persona nei risultati di ricerca di Google.

L’Autorità ha respinto la richiesta: la notizia contestata è infatti molto recente, riguarda una importante indagine giudiziaria e riporta i dati nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione.

In proposito, l’Autorità ha ricordato che la persona che si ritiene vittima di informazioni fuorvianti sul suo conto può rivolgersi all’editore per chiedere la rettificazione e l’integrazione dei dati contenuti nell’articolo.

Per quanto invece riguarda il testo di sintesi generato automaticamente da Google per integrare i risultati di ricerca, i così detti “snippet”, il Garante ha riconosciuto legittime le eventuali richieste di eliminazione dei testi non in linea con la narrazione dei fatti riportati nelle pagine dei link a cui rimandano. Sebbene si escluda “la possibilità di intervento editoriale da parte di Google”, gli snippet riportanti dati incompleti, “costituiscono a tutti gli effetti trattamenti di dati personali e come tali non possono non essere pertinenti, corretti e non fuorvianti”.

Nel caso preso in esame dal Garante, il ricorrente aveva ottenuto da Mountain View la modifica dello snippet che lo associava a reati più gravi rispetto a quelli per i quali era indagato. Google aveva infatti accolto la richiesta e provveduto autonomamente alla cancellazione del riassunto fuorviante generato dal suo algoritmo.

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posted by admin on aprile 14, 2015

Tutela dei consumatori

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googleLa Commissione europea ha avviato un’azione formale contro il colosso americano per abuso di posizione dominante.

Con una “comunicazione di obiezioni” la Commissione europea ha ufficializzato l’avvio di una doppia procedura antitrust nei confronti di Google. Sotto accusa, l’abuso di posizione dominante nel mercato delle ricerche di shopping online e la possibile violazione delle regole Ue operata da Android, il sistema operativo dedicato agli smartphone.

L’indagine, iniziata cinque anni fa, si è conclusa con uno statement of objection nei confronti di Google, accusato di favorire una maggiore visibilità ad alcuni prodotti nei risultatidi ricerche per acquisti, indipendentemente da un’effettiva comparazione dai prodotti della concorrenza. L’Ue ritiene che il colosso di Mountain View non abbia applicato al proprio sistema per lo shopping la logica utilizzata per gli altri servizi analoghi.

L’accusa inerente al sistema operativo Android, è invece quella di avere approfittato della posizione dominante per imporre l’installazione esclusiva dei propri servizi e applicazioni, tra cui Google Play, l’app store preinstallato su tutti i sistemi Android.

L’antitrust europeo ha sottolineato l’importanza della differenziazione del mercato delle ricerche generiche online da quello per la comparazione dei prezzi dei prodotti che si possono acquistare su Internet.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal nei giorni scorsi, le azioni dell’Autority potrebbero concretizzarsi con multe per oltre 6 miliardi di dollari.

Il precedente di un colosso americano multato in Europa ha visto Microsoft e Intel versare rispettivamente 800 milioni e 1,2 miliardi di dollari. Per ovviare al rischio della pesante multa, Google dovrà rimediare ai dubbi della commissione europea.

Nel frattempo, con un comunicato pubblicato sul proprio blog, Big G ha fatto sapere di essere in profondo disaccordo con lo statement of objections: il servizio “shopping” non avrebbe creato danni alla concorrenza, gli accordi con i partner di Android avverrebbero su base volontaria e il sistema operativo non obbligherebbe l’utilizzo di Google.

Il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager ha precisato che l’indagine su Google, oggi concentrata sui servizi shopping, potrebbe estendersi anche agli altri servizi maps, hotel e flight. Dall’avvio della procedura, Google ha 10 settimane di tempo per presentare la propria versione dei fatti.

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posted by admin on aprile 13, 2015

Diffamazione, Libertà di Internet

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Esempio di un meme satirico nei confronti del Presidente Putin

Esempio di un meme satirico nei confronti del presidente russo Vladimir Putin.

Il governo russo ha vietato la pubblicazione delle immagini virali che prendono in giro personaggi pubblici.

Il Roskomnadzor, l’ente statale russo per il monitoraggio delle telecomunicazioni, ha annunciato che in futuro sarà illegale pubblicare meme satirici che ritraggono personaggi noti. I cosiddetti internet meme, contenuti virali spesso composti da immagini associate a frasi umoristiche, saranno oscurati non solo quando riconosciuti causa di un danno per l’onore e la dignità del soggetto ritratto, ma anche se colpevoli di distorcere la “personalità del soggetto”.

Le nuove disposizioni del Roskomnadzor non si riferiscono all’entrata in vigore di una legge, quanto all’estensione dell’applicazione di regole già esistenti per la difesa dell’immagine di personaggi pubblici.

Molti canali di informazione russi hanno messo in relazione il nuovo divieto con una sentenza su un contenzioso tra il cantante russo V. Syutkin e un sito satirico. Syutkin aveva querelato il sito a causa della pubblicazione di un meme che utilizzava il suo volto, e il tribunale russo ha dato ragione all’artista. Sebbene la stretta sui meme sia stata annunciata proprio qualche giorno dopo la sentenza che tutelava il cantante, molti hanno ipotizzato che la censura sui contenuti satirici sia stata voluta da Vladimir Putin, considerato da diversi analisti della comunicazione il bersaglio più frequente dell’umorismo politico online.

Stando alle nuove disposizioni del governo russo, un personaggio pubblico che si ritenga offeso da un meme può informare il Roskomnadzor, che a sua volta può valutare se inoltrare una denuncia al tribunale. In tal caso, il sito incriminato avrà poche ore per rimuovere l’immagine offensiva e non incorrere nel provvedimento di oscuramento.

Diversi commentatori ritengono che il concetto di “distorsione della personalità del soggetto” risulti estremamente sfumato, al punto da divenire strumento da rivolgere arbitrariamente contro la libertà di espressione. L’imposizione di una responsabilità diretta nell’atto di pubblicazione o di condivisione di immagine su Internet potrebbe sollecitare l’incremento delle cause per diffamazione. Più che fungere da deterrente, le nuove disposizioni rischiano di innescare un processo di autocensura molto restrittivo.

La presa di posizione rispetto i meme può essere considerata in linea con i recenti provvedimenti restrittivi disposti dal governo russo nei confronti di internet. Nel corso del 2014 era già stata introdotta una legge che di fatto impediva ai cittadini di gestire blog anonimi, e una legge che permette al Roskomnadzor di bloccare temporanemente qualsiasi sito senza dover fornire spiegazioni.

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