Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on febbraio 16, 2018

Professione forense

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La Oxford Comma, altrimenti detta “virgola seriale”, è la virgola che precede la congiunzione “e” o “o” alla fine di una lista e non ne è universalmente riconosciuta la necessità.

L’opportunità del suo eventuale utilizzo può sembrare una minuzia per studiosi di grammatica, invece la mancanza della virgola è stata la questione al centro di una causa legale durata 4 anni e conclusasi con una sentenza di risarcimento da 5 milioni di dollari.

La vicenda si è svolta nel Maine, Stati Uniti, ed è cominciata nel 2014, quando un’azienda casearia locale, la Oakhurst Dairy, si è rifiutata di pagare ai camionisti dipendenti gli straordinari previsti dalla legge dello stato, sostenendo che il loro lavoro extra rientrasse nelle eccezioni stabilite dalla stessa.

La legge del Maine prevede infatti che gli straordinari vadano pagati maggiormente rispetto alle ore normali di lavoro ad eccezione di alcuni casi specifici, che vengono enumerati da un articolo di legge che così recita:

“L’inscatolamento, lavorazione, conservazione, surgelamento, immagazzinamento, confezionamento ai fini di spedizione o distribuzione di:

1) Prodotti agricoli;

2) Derivati di carne e pesce; e

3) Prodotti deperibili.”

I camionisti si sono subito rivolti ai sindacati, sostenendo che, per come è scritta, la legge dice che l’eccezione riguarda chi fa “confezionamento ai fini di spedizione o distribuzione”, non chi distribuisce. Il discrimine è proprio l’assenza della virgola tra “spedizione” e “o”, che rende ambiguo l’articolo di legge.

I lavoratori avevano fatto causa già nel 2014, ma la loro richiesta era stata respinta. Dopo un ricorso in corte d’appello, la loro obiezione è stata accolta, di conseguenza la Oakhurst Dairy sarà costretta a pagar loro 5 milioni di dollari.

I legislatori del Maine si sono veduti costretti a modificare la legge aggiustando la punteggiatura. Infatti, sarebbe stato sufficiente scrivere “L’inscatolamento, lavorazione, conservazione, surgelamento, immagazzinamento, confezionamento ai fini di spedizione, o distribuzione” per evitare il procedimento penale.

Microsoft ha deciso di implementare la sicurezza dei suoi sistemi di acquisizione dei dati personali per proteggere la privacy dei suoi clienti.

Per farlo ha deciso di ricorrere alla tecnologia chiamata “Blockchain”, celebre per aver reso possibili e sicuri gli scambi di Bitcoin, la moneta digitale che sta rivoluzionando il mondo della finanza.

La tecnologia Blockchain (traducibile come “catena di blocchi”) è una sorta di registro digitale che tiene traccia di dati e operazioni, criptandoli. I dati degli utenti dei servizi Microsoft saranno quindi trattati con una tecnologia che dovrebbe avere lo stesso livello di protezione riservato agli scambi di criptovaluta.

In un comunicato sul blog ufficiale dell’azienda, un portavoce Microsoft ha dichiarato: “Crediamo sia essenziale per le persone possedere e controllare tutti gli elementi della propria identità digitale piuttosto che dare consenso ad un numero infinito di app e servizi e lasciare che i propri dati si diffondano tra i diversi provider. Gli utenti necessitano di un luogo online dove possono conservare la loro identità digitale e controllarne l’accesso”.

Il corso monografico SP. I.S.A. (Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica) dell’Alma Mater propone un seminario che approfondisce la recente riforma del terzo settore e altre novità che riguardano le fondazioni bancarie. Il corso si svolge il 9 e 10 febbraio e il 16 e 17 febbraio, presso la sede della Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica, in via Belmeloro 10, a Bologna.

Il coordinamento scientifico è affidato alla Professoressa Marcella Gola e alla Professoressa Giusella Finocchiaro.

Questi i titoli delle giornate di lavoro: La riforma del terzo settore; Attività di interesse generale e autonomia privata; Le fondazioni bancarie e gli scopi di utilità sociale; Libertà, autonomia privata e utilità sociale.

Informazioni e programma: www.spisa.unibo.it; spisa.comunicazione@unibo.it; tel.051.2094067-68

Si tratta di bambole, peluche, robot in grado di interagire con le persone e con l’ambiente circostante, registrare suoni, scattare foto, girare video e collegarsi con Internet: una raccolta di dati di cui è bene che i genitori siano consapevoli.

Senza puntare il dito contro la nuova generazione di giochi, il Garante messo a punto un vademecum per informare i cittadini dei possibili rischi per la privacy, soprattutto dei bambini piccoli, dovuti all’utilizzo di questi dispositivi ludici, spesso accompagnati anche da utili funzioni educative, che sono in grado di raccogliere, elaborare e comunicare dati e informazioni di diverso genere – dalla voce alle password, dalle immagini alle e-mail, fino ai gusti, alle preferenze e alle abitudini non solo del minore ma dell’intera famiglia.

Bastano alcune semplici regole da seguire per far divertire i propri figli senza esporli a violazioni della propria riservatezza.  Ad esempio, informandosi su quali e quanti dati potrebbe raccogliere e trattare il giocattolo e per quali finalità, spegnendolo o disconnettendolo dalla rete quando non viene utilizzato, impostando password di accesso sicure per la connessione a Internet dello smart toy, ed eventualmente anche per l’accesso al giocattolo o alla app che lo gestisce.

Tutti i consigli del Garante sono disponibili a QUESTA pagina.

posted by admin on gennaio 18, 2018

identità digitale

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I sistemi basati sull’intelligenza artificiale stanno cambiando il nostro futuro e il modo con cui interagiremo con la tecnologa. Sebbene ancora non pienamente diffusi, le “macchine pensanti” si stanno affermando in una varietà di comparti produttivi, dalla mobilità ai servizi alla persona. La regolamentazione giuridica di questo nuovo settore rappresenta una sfida, in particolare sui profili di responsabilità, che si preannunciano sempre più complessi.

A questo tema è dedicata l’inaugurazione del nuovo anno giuridico 2018 organizzata dalla Commissione rapporti internazionali dell’Ordine degli Avvocati di Milano con una conferenza dal titolo “Intelligenza artificiale: nuove sfide, nuove diritti. Tecnologie del domani, trasformazioni sociali e il futuro della professione legale”.

L’evento, concentrandosi su quella che è stata definita la “quarta rivoluzione industriale”,  vuole essere un tentativo di fare il punto nel campo  professionale, tecnico-giuridico e etico sullo stato dell’arte delle tecnologie artificiali.

La conferenza si terrà a Milano il 26 gennaio 2018 presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale, Piazza Duomo 14. Alle ore 15.30, Giusella Finocchiarointerverrà con un intervento sulla responsabilità civile, responsabilità oggettiva, e profili assicurativi legati ai sistemi basati su l’intelligenza artificiale.

La partecipazione all’evento di formazione continua specialistica, consente l’attribuzione di n. 4 crediti formativi, di cui 1 in deontologia.

Il programma è disponibile QUI.

posted by admin on gennaio 12, 2018

PA telematica

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Digital-Signature-blueIl 12 gennaio 2018 è stato pubblicato il decreto legislativo 13 dicembre 2017, n. 217 contenente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, concernente modifiche ed integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

A un anno dall’entrata in vigore del d.lgs. 179/2016, che aveva già profondamente riformato la disciplina prevista dal Codice dell’Amministrazione digitale, il Consiglio dei Ministri ha approvato nel settembre 2017 un nuovo schema di decreto legislativo integrativo e correttivo del precedente.

Oggi trova definitiva conclusione il procedimento di approvazione del più recente intervento legislativo, che porta avanti l’opera di razionalizzazione e deregolamentazione delle disposizioni contenute nel Codice dell’Amministrazione digitale.

Il provvedimento entrerà in vigore il 27 gennaio 2018.

In materia di documento informatico e firma elettronica, le modifiche apportate in sede di esame definitivo non mutano quanto già previsto dallo schema adottato in esame preliminare. Per un approfondimento in merito all’impatto delle nuove integrazioni, con particolare riferimento a firma digitale e domicilio digitale, si rinvia all’articolo di Giusella Finocchiaro.

posted by admin on gennaio 8, 2018

Miscellanee

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Milano, 12 gennaio 2018
Fondazione Eni Enrico Mattei
Palazzo delle Stelline
Corso Magenta, 63
13h00 – 14h30

Più di mezzo secolo fa la canzone di Bob Dylan “A hard rain’s a-gonna fall” descriveva un mondo cupo e turbolento alle prese con un potenziale attacco nucleare, la minaccia nascente dell’inquinamento ambientale, un ordine internazionale in rapido spostamento, una crescente divisione all’interno della società e la comparsa di nuovi paradigmi socio-politici e centri di potere. E’ uno scenario simile a quello di oggi? O la pioggia che cade è l’origine di nuove opportunità?

Nomisma ha chiesto agli esperti di tutto il mondo di condividere i loro punti di vista sui principali trend che influenzeranno l’agenda globale nel 2018. Il loro contributo è raccolto in un volume che racconta una visione complessiva del futuro anno suddivisa per settori. Giusella Finocchiaro ha curato il capitolo dedicato alla Internet Law nel 2018. Il volume è a cura di Andrea Goldstein e Julia K. Culver ed è liberamente scaricabile QUI.

Il volume sarà presentato a Milano il 12 gennaio 2018, dalle 13.000 alle 14.30, a Palazzo delle Stelline presso la Fondazione Eni Enrico Mattei, Corso Magenta, 63.  Per ragioni organizzative è necessario iscriversi. Per ulteriori informazioni si rimanda al sito di Nomisma.

posted by admin on gennaio 5, 2018

Diritto d'autore e copyright

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La società americana Wixen Music Publishing fa causa al colosso svedese dello streaming con l’accusa di pagare troppo poco di royalties ai suoi artisti.

Spotify, la società che offre ascolto illimitato di musica in streming in cambio di un abbonamento, è stata accusata di non corrispondere il compenso dovuto agli aventi diritto della Wixen Music Publishing, che gestisce i diritti di 10.784 canzoni di rockstar, compresi i successi di Tom Petty, dei Doors, di Carlos Santana e di Neil Young. La società discografica chiede a Spotify un risarcimento forfettario di 150mila dollari a canzone, per un totale di oltre 1,6 miliardi di dollari.

La società di Stoccolma non è nuova a questo genere di accuse. Già nel maggio 2017, dopo una lunga vicenda giudiziaria, Spotify aveva raggiunto un accordo in una class action capitanata dagli autori David Lowery e Melissa Ferrick, accettando di pagare agli autori 43 milioni di dollari in diritti in vista della prossima quotazione a Wall Street, prevista per quest’anno. A luglio 2016 due editori musicali di Nashville, Rob Gaudino e Bluewater Music, hanno avviato una causa legale depositando le stesse motivazioni.

Intanto Spotify ha presentato alla Sec i documenti per la Dpo, la quotazione diretta a Wall Street che dovrebbe avvenire entro il primo trimestre dell’anno. Spotify, leader mondiale nella musica in streaming, ha fatto recentemente sapere che ad oggi conta oltre 70 milioni di abbonati. Il suo valore societario è stata valutato  8,5 miliardi lo scorso anno, ma pare che la quota sia salita a circa 20 miliardi dopo il recente swap azionario con il colosso cinese Tencent.

Alla luce del termine, ormai prossimo, di applicazione delle prescrizioni europee in materia di protezione dei dati personali, il Ministero della Giustizia ha designato un gruppo di esperti chiamati a conformare urgentemente l’attuale Codice Privacy alle nuove regole.

Sono due le normative comunitarie che dovranno essere implementate nel nostro ordinamento nel maggio del 2018. Il Regolamento 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla privacy, che abroga la precedente direttiva del 1995, dovrà essere applicato dal 25 maggio 2018, mentre nel giorno 6 dello stesso mese è fissato il termine per la pubblicazione e l’adozione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative della Direttiva UE 2016/680 relativa alla protezione dei dati personali da parte delle autorità competenti ai fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali nonché alla libera circolazione di tali dati.

Per conformare urgentemente il nostro Codice in materia di dati personali alle nuove disposizioni, il Governo ha deciso di avvalersi di qualificati esperti, anche esterni all’Amministrazione e provenienti da diverse categorie professionali. Il 14 dicembre 2017 Giusella Finocchiaro è stata designata dal Ministero della Giustizia a presiedere il Gruppo di lavoro incaricato di provvedere alla predisposizione dei decreti legislativi, in modo da garantire il tempestivo recepimento ed adeguamento dell’ordinamento interno alle prescrizioni europee in materia di privacy.

Cosa fare in caso di violazioni di dati personali che possano compromettere le libertà e i diritti dei soggetti interessati? A chi rivolgersi? Come comunicarle? La risposta è nelle linee guida pubblicate dal Gruppo di lavoro del nuovo regolamento europeo sulla privacy.

Vi proponiamo qui l’articolo di Giusella Finocchiaro e Maria Chiara Meneghetti, pubblicato su Digital 4 Executive il 18 dicembre 2017.

A seguito dell’entrata in vigore del GDPR (Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali), il Gruppo di lavoro Art. 29 si è più volte attivato per offrire indicazioni concrete e casi esemplificativi che potessero aiutare gli operatori coinvolti nel trattamento di dati personali a interpretare le disposizioni del Regolamento e a pianificare correttamente il loro adeguamento.

Si collocano in questo scenario le nuove linee guida del Gruppo di lavoro Art. 29 sul data breach (Guidelines on Personal data breach notification under Regulation 2016/679, adottate il 3 ottobre 2017).

Il GDPR disciplina il data breach prevedendo espressamente un obbligo di notifica e comunicazione in capo al titolare, in presenza di violazioni di dati personali che possano compromettere le libertà e i diritti dei soggetti interessati. L’approccio del Regolamento si differenzia nettamente da quello adottato della Direttiva 95/46/CE, che, al contrario, non dispone alcun obbligo generalizzato di notifica. Attualmente, anche il nostro ordinamento prevede un obbligo di notifica frammentario. In recepimento della normativa europea in materia di comunicazioni elettroniche, il Codice privacy ha introdotto uno specifico obbligo di notifica dei data breach esclusivamente per i fornitori di servizi di comunicazioni elettroniche accessibili al pubblico. In altri settori (dati biometrici, dossier sanitario e pubbliche amministrazioni) l’obbligo è stato prescritto attraverso puntuali provvedimenti del Garante privacy. Il nuovo Regolamento, invece, attribuisce alla notifica una funzione essenziale di tutela degli interessati ed estende tale obbligo alla generalità dei titolari di trattamento.

Il criterio dirimente per valutare la necessità di avviare una procedura di notifica è la probabilità che la violazione possa porre a rischio (per la notifica all’autorità) o ad elevato rischio (per la comunicazione agli interessati) le libertà e i diritti degli individui. Appurato il rischio conseguente dalla violazione, gli artt. 33 e 34 del GDPR indicano ai titolari i termini, le modalità, i contenuti e le deroghe della notifica e della comunicazione di data breach.

Le nuove linee guida integrano gli articoli citati e permettono di dare risposta ad una serie di quesiti la cui comprensione risulta di fondamentale importanza per la predisposizione di corrette procedure di notificazione.

[Continua su Digital4Executive].