Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on giugno 17, 2013

Brevetti

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GeneticCounseling-IconLa Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i geni che sono parte del naturale corredo genetico degli esseri umani non sono brevettabili. Si conclude così la battaglia legale tra la comunità scientifica accademica e la Myriad’s Genetics sui brevetti dei geni BRCA1 e BRCA2, individuati come correlati al tumore al seno.

Il caso risale al 201o, quando l’American Civil Liberties Union (ACLU) ha chiesto alla Corte federale di New York di revocare alla Myriad Genetics il brevetto su BRCA1 e BRCA2, due geni utili a diagnosticare la predisposizione genetica al tumore al seno e al tumore alle ovaie.

Il deposito dei brevetti sui geni permetteva infatti alla azienda di biotecnologie di reclamare l’esclusiva sulla possibilità di isolare i geni BRCA1 e BRCA2 nelle pazienti, garantendo di fatto il monopolio sulla diagnosi precoce del rischio di tumore.

Davanti alla Corte l’accusa ha sostenuto che i geni umani non fossero brevettabili in quanto “prodotti di natura” e  che il copyright sui geni avrebbe ostacolato le future ricerche sul campo e le possibilità di cure dei pazienti. Il giudice federale ha accolto le ragioni dell’ACLU stabilendo l’illiceità della registrazione di brevetti sui geni umani.

Tuttavia, il ricorso intrapreso l’anno dopo dalla Myriad Genetics alla Corte d’Appello del District of Columbia ha rovesciato la precedente sentenza. Il giudice distrettuale ha dato ragione alla società biotech affermando il diritto a registrare i geni in base dell’assunto che la possibilità di brevettare le scoperte sarebbe il vero motore della ricerca e dell’innovazione.

La recente decisione della Corte Suprema rigetta nuovamente questa tesi ribadendo che i geni umani sono prodotti di natura e pertanto non sono brevettabili. Tuttavia la Corte ha altresì stabilito che le sequenze di DNA complementare (o cDNA), il DNA a doppia elica sintetizzato in laboratorio a partire da un campione di RNA possono invece essere soggette a registrazione, e pertanto alcune versioni di cDNA dei geni BRCA sarebbero ancora di proprietà della casa farmaceutica.

Secondo il giudice, la scoperta della Myriad’s genetics, per quanto rivoluzionaria e brillante, non è equiparabile ad un’invenzione tecnologica e pertanto non si può brevettare.

La sentenza è stata accolta con soddisfazione dai gruppi di scienziati e attivisti per i diritti umani che sostenevano che il brevetti della Myriad rappresentassero uno stop alla ricerca e un ostacolo per l’accessibilità alle diagnosi precoci basate su rilevazioni genetiche.  Mentre, infatti, l’isolamento di un gene è essenziale per condurre uno screening, la sequnza di cDNA non è indispensabile per le attività di prevenzione.

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Vi proponiamo qui l’articolo di Giusella Finocchiaro, pubblicato su ICT4Executive n. 89, giugno .2013 e su ICT4PMI n. 63, giugno 2013

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del d.p.c.m. 22 febbraio 2013, la firma elettronica avanzata trova piena operatività.

Fino ad oggi, la disposizione del Codice dell’amministrazione digitale sull’equiparazione del documento informatico con firma elettronica avanzata alla scrittura privata, mancando le regole tecniche, era priva di effetto.

Il Codice dell’amministrazione digitale si limita, infatti, ad enunciare i requisiti generali che una firma elettronica avanzata deve soddisfare, rinviando alle regole tecniche per l’individuazione delle condizioni che essa deve garantire.

Evidente, pertanto, la rilevanza delle regole tecniche e l’impatto che questo provvedimento è destinato ad avere sulle soluzioni tecnologiche di sottoscrizione dei documenti adottate dalle diverse realtà organizzative…

Continua su ICT4Executive n.89, giugno 2013

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Vi proponiamo qui l’articolo apparso oggi sul Sole 24Ore a firma di Giusella Finocchiaro.

Lo scorso 5 giugno è entrato in vigore il d.p.c.m. 22 febbraio 2013 con le “Regole tecniche in materia di generazione, apposizione e verifica delle firme elettroniche avanzate, qualificate e digitali, ai sensi degli articoli 20, comma 3, 24, comma 4, 28, comma 3, 32, comma 3, lettera b), 35, comma 2, 36, comma 2, e 71”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.117, il 21 maggio 2013.

Il decreto ha aggiunto un importante tassello al quadro normativo italiano sul documento informatico e costituisce un passo importante verso la dematerializzazione. Considerando che il giorno dopo è stato pubblicato il decreto sulla fatturazione elettronica, atteso da anni, si è trattato di un balzo in avanti nella dematerializzazione. Si attendono, peraltro, altre regole tecniche, come ad esempio, quelle sulla conservazione.

Le regole tecniche sulle firme riguardano la firma digitale, la firma elettronica qualificata e la firma elettronica avanzata. È su quest’ultima, tuttavia, in questo momento, che si registra la maggior attenzione del mercato. La firma elettronica avanzata è una firma tecnologicamente neutra che quindi non fa riferimento alla tecnologia utilizzata.

La firma elettronica avanzata oggi più diffusa è la firma su tablet, o firma grafometrica, apposta su un particolare tablet con una speciale pen drive e idonea a memorizzare alcune caratteristiche biometriche: velocità della firma, pressione, accelerazione, ecc. Questa tipologia di firma elettronica riscuote oggi un notevole interesse perché viene avvertita come un gesto naturale da parte del firmatario, che altro non fa che replicare il consueto gesto della sottoscrizione. È stata applicata con grande successo nel settore bancario, che per primo ha cominciato a sperimentare. Ma può ugualmente essere applicata nel commercio elettronico, in sanità, nella pubblica amministrazione, da parte dei professionisti, e in generale in ogni settore.

Occorre sempre ricordare, però, che la firma elettronica avanzata non è un prodotto, ma un processo. Dunque assumono grande rilevanza gli elementi del processo, non solo tecnologici. E proprio questi sono disciplinati in dettaglio dalle regole tecniche. Fra i requisiti del processo di firma elettronica avanzata vi sono: l’identificazione del firmatario, la sottoscrizione delle condizioni di adesione al servizio di firma elettronica avanzata, il soddisfacimento di obblighi informativi e di trasparenza, l’assicurazione dei rischi.

Pubblica amministrazione e sanità risultano avvantaggiate, dal momento che la dichiarazione di accettazione del servizio può esser formulata anche oralmente e poi verbalizzata dal funzionario pubblico o dall’esercente la professione sanitaria che la raccoglie.

Sotto il profilo giuridico, il documento cui è apposta una firma elettronica avanzata, ha l’efficacia probatoria della scrittura privata.

Il documento con firma elettronica avanzata integra, inoltre, il requisito della forma scritta, ove prevista dalla legge.

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Per un approfondimento su tutte le novità e le regole riguardanti la firma digitale e la firma elettronica avanzata, sul sito del Sole 24 Ore è disponibile il DOSSIER. Il contenuto è riservato agli abbonati, è possibile tuttavia effettuare l’acquisto singolo del dossier.

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La relazione del Garante per la protezione dei dati personali al Parlamento ha ripreso molti temi di grande interesse: la rilevanza della trasparenza, l’importanza del diritto di cronaca, il necessario bilanciamento tra esigenze di indagine e diritto all’anonimato.

Il Garante ha avviato iniziative ad hoc in materia di indagini giudiziarie e ha ribadito l’esigenza di un coordinamento fra i legislatori: in estrema sintesi. il diritto di internet non può essere un diritto nazionale.

Due gli spunti che hanno maggiormente attirato la mia attenzione:

1) Revisione delle misure di sicurezza. Si sta considerando di rivedere le norme in materia di sicurezza. In sostanza, l’allegato B al Codice, disciplinare tecnico in materia di sicurezza. Tali norme paiono oggi inadeguate, non essendo state pensate per un mondo in cui internet è protagonista, basti pensare al cloud computing.

2) Gli algoritmi non sono neutrali. “Trasparenza totale”, ha affermato il Garante “non significa verità”. “Gli algoritmi non sono neutrali” e si rischia di trovare in rete una visione parziale e distorta del mondo, ciò che gli algoritmi ci fanno vedere, che non necessariamente è la realtà.

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posted by admin on giugno 10, 2013

Miscellanee, firma grafometrica

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La recente pubblicazione in Gazzetta delle Regole tecniche in materia di firme elettroniche avanzate, qualificate e digitali, offre l’occasione per presentare un approfondimento di Giusella Finocchiaro sul tema della firma grafometrica, la nuova tecnologia di firma che consiste in una sottoscrizione autografa su tablet effettuata attraverso una speciale penna digitale.

Secondo il Codice dell’Amministrazione Digitale attualmente in vigore, la firma grafometrica possiede alcune caratteristiche tecniche secondo le quali può essere considerata sia come una firma elettronica sia come una firma elettronica avanzata.

Tuttavia, a differenza delle altre firme informatiche, la firma grafometrica si effettua attraverso lo stesso movimento della mano impiegato nella sottoscrizione autografa tradizionale. La sola differenza risiede nel fatto che il gesto viene effettuato su un tablet invece che su materiale cartaceo. Se la firma grafometrica non è oggi considerata come una sottoscrizione autografa a tutti gli effetti ciò può essere dovuto solo ad una resistenza culturale e non a un effettivo ostacolo nella coerenza giuridica.

Questa considerazione muove Giusella Finocchiaro lungo un percorso logico che, partendo dall’analisi della tecnica della metafora utilizzata dal legislatore per richiamare in materia di firme informatiche l’esperienza giuridica della sottoscrizione autografa, arriva a dimostrare che nel caso della firma grafometrica tale metafora non solo risulta irrilevante, ma è foriera di interpretazioni erronee e deve essere evitata.

L’articolo, pubblicato sul fascicolo n.1 del 2013 della rivista “Il Diritto dell’Informazione e dell’informatica” è disponibile per il download cliccando QUI.

 

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L’Associazione Europea per il Diritto Bancario e Finanziario ha organizzato il convegno “La digitalizzazione dei contratti bancari“, che si terrà a Roma giovedì, 13 giugno 2013 presso le Scuderie di Palazzo Altieri, Piazza del Gesù, 49.

Il Convegno vedrà la partecipazione di alcuni fra i maggiori esperti di diritto bancario e finanziario e di dematerializzazione, fra cui Giusella Finocchiaro che interverrà con una relazione dal titolo “Gli aspetti giuridici della digitalizzazione dei contratti bancari: documento informatico e firme elettroniche”.

La partecipazione al convegno è gratuita. Si consiglia tuttavia di comunicare l’adesione alla segreteria di AEDBF, tel. 02.86852322.

Il programma del convegno è disponibile QUI.

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L’11 giugno alle ore 11,00, presso la Sala della Regina di Palazzo Monte Citorio, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali presenterà la Relazione sull’attività svolta nel 2012.

La Relazione illustra i diversi fronti sui quali è stata impegnata l’Autorità, attualmente composta da Antonello Soro, Augusta Iannini, Giovanna Bianchi Clerici e Licia Califano, nel suo sedicesimo anno di attività. La presentazione offrirà anche l’occasione di fare il punto sullo stato di attuazione della legislazione sulla privacy; saranno inoltre  indicate le prospettive di azione verso le quali intende muoversi il Garante.

La cerimonia avverrà alla presenza della Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, di Ministri e di rappresentanti del Parlamento, delle Istituzioni, del mondo dell’impresa e delle associazioni di categoria.

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almaL’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano organizza il workshop “La digitalizzazione dei processi: nuovi modelli di relazione per imprese e pubbliche amministrazioni” che si terrà a Bologna, l’11 Giugno 2013.

Il workshop, organizzato e promosso con la collaborazione di Alma Graduate School, si pone l’obiettivo di diffondere sul territorio le competenze e il know-how sviluppato dall’Osservatorio in sette anni di Ricerca e di approfondire tematiche verso cui le imprese sembrano essere sempre più attente e sensibili.

In particolare, l’incontro intende offrire a imprese e pubbliche amministrazioni l’opportunità di:

- conoscere il “valore” della digitalizzazione dei processi, grazie alle metodologie, messe a punto dall’Osservatorio, che permettono di determinare l’ordine di grandezza dei benefici economici e del tempo di ritorno dell’investimento dei progetti di integrazione cliente-fornitore, conservazione sostitutiva e fatturazione elettronica;

- usufruire di un momento di interazione, apprendimento e confronto sui principali aspetti legati al quadro normativo su fatturazione elettronica e conservazione sostitutiva, grazie ai contenuti e agli strumenti sviluppati, in anni di Ricerca, dall’Osservatorio;

- interagire con il team degli esperti dell’Osservatorio in merito agli aspetti legali, fiscali, normativi e tecnici attinenti ai temi della fatturazione elettronica e della dematerializzazione più in generale;

- confrontarsi con attori qualificati del mondo dell’offerta e con le principali associazioni e iniziative di filiera operanti in Italia e impegnate da anni sul tema della fatturazione elettronica.

Nel corso del workshop Giusella Finocchiaro, membro dell’Osseratorio, interverrà con una relazione dal titolo “Dematerializzare la firma autografa: le nuove opportunita? del quadro giuridico”.

L’evento è rivolto a tutte quelle imprese e amministrazioni pubbliche interessate al tema della digitalizzazione e dematerializzazione dei processi e si terrà a Bologna (presso la sede di Alma Graduate School, Villa Guastavillani Via degli Scalini, 18), martedì 11 Giugno 2013 con inizio a partire dalle ore 16.00 fino alle ore 18.45.

La partecipazione al Workshop e? gratuita. Si prega di dare conferma registrandosi sul sito www.osservatori.net.

Il programma dell’incontro, con la lista dei relatori, è disponibile QUI.

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Il Movimento italiano genitori (Moige) ha presentato formale denuncia alla Procura di Roma nei confronti di Facebook per omesso controllo e vigilanza sui contenuti web ritenuti la causa del suicidio della 14enne di Novara. La giovane si era tolta la vita lo scorso gennaio in seguito alle umiliazioni perpetrate in rete da parte di alcuni suoi coetanei.

L’azione legale del Moige contro Facebook segue di poche settimane l’iscrizione sul registro degli indagati da parte della Procura di Torino di otto minorenni novaresi accusati di istigazione al suicidio e detenzione di materiale pedopornografico. L’accusa formale arriva a conclusione dell’indagine avviata dopo il suicidio della studentessa 14enne, suicidatasi dopo essere stata oggetto di cyberbullismo su Facebook da parte di alcuni compagni di scuola.

La procura di Novara ha avviato una seconda indagine che, a quanto si apprende dalla stampa, si basa su alcune testimonianze che riferiscono di richieste inascoltate di rimuovere le frasi ingiuriose contro la giovane pubblicate su diversi profili Facebook di suoi conoscenti.

Secondo l’ipotesi dell’accusa il suicidio dell’adolescente potrebbe essere stato istigato dalle ingiurie e da alcuni video che circolavano sul social network.

L’attribuzione della responsabilità che il Moige vorrebbe imputare a Facebook ricorda il celebre caso Google-Vividown, che nel 2010 ha causato una condanna di primo grado a 4 dirigenti di Google, condannati a 6 mesi di carcere e successivamente assolti in appello.

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Vi proponiamo qui l’articolo apparso oggi sul Sole 24Ore a firma di Giusella Finocchiaro.

L’innovazione digitale per le imprese può aumentare dell’1,5% l’anno la produttività del lavoro per 10 anni, mentre per la PA può produrre benefici complessivi per 40 miliardi di euro all’anno.

Dall’obbligo della Fatturazione Elettronica verso la PA 1,6 miliardi di euro di risparmio per lo Stato e i fornitori, ma ulteriori benefici possibili per 3 miliardi di euro per il Sistema Paese. La digitalizzazione completa del ciclo del pagamento varrebbe 60 miliardi di euro. Con la riduzione dei tempi di pagamento della PA un risparmio tra 4,4 e i 6,7 miliardi di euro sugli interessi di mora.

Sono alcuni risultati della Ricerca 2013 dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net*), presentata oggi al convegno “Digitalizzare per Competere”.

A rendere più realizzabili questi risultati hanno contribuito la scorsa settimana due decreti molto attesi: il d.p.c.m. 22 febbraio 2013 sulle firme elettroniche e il d.m. 3 aprile 2013 sulla fatturazione elettronica verso la pubblica amministrazione. Il primo provvedimento rende pienamente operativa la firma elettronica avanzata e il secondo rende obbligatoria la fattura elettronica verso la p.a. Questi provvedimenti sono stati sollecitati anche da questo giornale che ha pubblicato il Manifesto per l’Italia digitale promosso da molti esperti del settore. Si attendono invece le norme sulla conservazione.

Sul fronte della Digitalizzazione, un certo fermento è già evidente su diversi fronti, come spiega Alessandro Perego, Responsabile scientifico dell’Osservatorio “emergono strumenti specifici finalizzati a coinvolgere le PMI in relazioni digitali strutturate; la Fatturazione Elettronica verso la PA porterà all’apertura di hub locali in grado di integrarsi con il Sistema di Interscambio di Sogei e particolare attenzione è dedicata alle soluzioni per la ‘Digitalizzazione dell’ultimo miglio’, con modelli Mobile che adottano la firma grafometrica su tablet introdotta normativamente dal nuovo CAD. Le opportunità, quindi, non mancano. Devono però essere colte, sia dal mondo imprenditoriale sia dal sistema Paese, che in queste direzioni deve scegliere di investire”.

Grazie all’introduzione della Fatturazione Elettronica verso la PA si possono ottenere risparmi diretti di oltre 1 miliardo di euro l’anno, se consideriamo solo gli impatti interni alle PA, e circa 1,6 miliardi di euro l’anno, considerando anche i potenziali effetti positivi sui fornitori della PA stessa. Ma nell’ipotesi che, a partire da questo obbligo, la Fatturazione Elettronica si diffonda anche solo nel 20% dei rapporti tra imprese si potrebbero conseguire recuperi di efficienza parti ad ulteriori 3 miliardi di euro per il Sistema Paese. Un valore che può crescere anche di circa quattro volte se la Digitalizzazione investisse non solo la Fattura, ma tutti gli scambi informativi del ciclo dell’ordine. E che arriverebbe addirittura a 60 miliardi di euro di risparmi complessivi nel caso in cui l’adozione fosse estesa a tutte le relazioni tra gli attori economici del Paese, ovvero sia tra le imprese, che tra queste e la PA.

Un significativo numero è già oggi “culturalmente vicino” alla Fatturazione Elettronica e circa 60mila imprese gestiscono almeno un documento del Ciclo dell’Ordine in formato elettronico. Tuttavia, le relazioni “mature” che consentono di ridurre in modo concreto il costo del ciclo sono ancora decisamente limitate e coinvolgono meno dello 0,5% delle imprese italiane (il 5% se misurato sulla totalità delle imprese con più di 10 addetti, PMI e Grandi imprese).

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