Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on ottobre 28, 2014

Diritto d'autore e copyright

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La Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d’Autore del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tramite il Servizio III – Diritto d’Autore e Vigilanza SIAE e l’Università Europea di Roma, nell’ambito dell’attività del CREDA (Centro di Ricerca d’eccellenza per il Diritto d’Autore) hanno organizzato, in occasione del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea il Convegno “Le nuove frontiere dell’innovazione tra diritto d’autore e brevetto”.

L’evento si terrà il 29 ottobre 2014 presso la sala conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, all’interno del Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure“, di cui l’Università Europea è capofila.

Al convegno interverrà l’On. Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini. E’ prevista la partecipazione del Presidente dell’Autorità Garante delle Comunicazioni (AGCOM), Angelo Marcello Cardani, nonché di numerosi professori di prestigiose università italiane ed europee, tra cui Giusella Finocchiaro per l’Università di Bologna.

Al dibattito interverranno rappresentanti WIPO, EPO e della Commissione europea, oltre ad esponenti del mondo della politica e rappresentanti del settore dell’industria.

Obiettivo dell’iniziativa è l’approfondimento delle nuove frontiere dell’innovazione, con riguardo ai limiti e alle tutele poste dal diritto d’autore e dal brevetto. In particolare verranno analizzate per un verso, le sfide dell’economia digitale rispetto alle prerogative del diritto d’autore, e per altro, l’evoluzione del diritto dei brevetti nella prospettiva dell’innovazione biotecnologica.

La partecipazione al Convegno è gratuita e attribuisce 8 crediti per la formazione continua degli Avvocati. Per ulteriori info si rimanda a QUESTA pagina.

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posted by admin on ottobre 27, 2014

Diritto d'autore e copyright

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YouTubeLa pubblicazione su un sito di un video di YouTube non costituisce reato di violazione del copyright.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Europea, che recentemente si è espressa sulla liceità della pratica dell’embedding, ovvero la pubblicazione di video di YouTube sulle pagine dei propri siti web attraverso l’inserimento di un apposito codice.

Occasione per il chiarimento è stata la causa intentata in Germania dalla BestWater, azienda che produce filtri per l’acqua, contro due agenti di vendita di una compagnia concorrente, accusati di avere incorporato nel loro sito, senza autorizzazione, un video che BestWater aveva pubblicato sul suo account di YouTube.

Secondo quanto stabilito dai giudici, la diffusione di un video già pubblicato in rete attraverso il mero inserimento di un codice è da ritenersi affine all’attività di condivisione di un link. Infatti, l’embedding non costituisce una nuova o diversa comunicazione al pubblico ma è di fatto solo un collegamento dal momento che il video non viene alterato e non viene proposto a un nuovo tipo di audience.

La decisione della corte segue la linea interpretativa contenuta nella sentenza del caso Svensson, nella quale si è sancito che la condivisione di un link ad un contenuto già raggiungibile non corrisponde a una nuova “messa a disposizione di un’opera al pubblico in maniera tale che quest’ultimo possa avervi accesso”.

Il testo della sentenza non è stato diffuso ufficialmente. La notizia è stata pubblicata il 25 ottobre 2014 dal magazine Torrentfreak, che ha ricevuto il documento direttamente dai legali della difesa.

La decisione della Corte di Giustizia si pone in controtendenza rispetto all’orientamento giudiziario più diffuso tra i paesi comunitari, che vede nell’inserimento dei video una pratica equivalente ad una pubblicazione non autorizzata.

Il testo, in lingua tedesca, è disponibile QUI.

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posted by admin on ottobre 24, 2014

Computer Crimes

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ricerca online aggressivitàSecondo l’ultimo rapporto del Pew Research Center, i fenomeni di molestie online coinvolgono una fetta significativa della popolazione cibernauta.

Lo studio, condotto su un campione volontario di 2.849 web users, nel periodo compreso tra maggio e giugno 2013, rivela che il 73% degli intervistati ha assistito a forme di prevaricazione online, e che il 40% ne è stato personalmente coinvolto. Coloro che ne sono stati loro malgrado protagonisti, hanno dichiarato di avere subito ingiurie nel 27% dei casi, di essere stati deliberatamente messi in imbarazzo nel 22%, minacciati fisicamente nell’8%, di avere subito fenomeni di stalking 8%, molestie per un prolungato periodo di tempo 7%, e di essere stati molestati sessualmente nel 6%.

I dati presi in considerazione sono stati suddivisi in due sotto-categorie, che separano fenomeni online in qualche modo episodici, da quelli più problematici, che si sono protratti nel tempo, e che riguardano il 22% del totale delle testimonianze.

Le statistiche rivelano che il picco di molestie (65%) si concentra nella popolazione di età compresa tra i 18 e i 29 anni, per aumentare fino al 73% in considerazione della sola popolazione femminile. Stando ai dati raccolti, il profilo del molestatore è quello di una persona della quale non si conosce la reale identità, che agisce più frequentemente sui social network, o nella sezione dei commenti dei siti web.

Le vittime tendono a ignorare l’importunatore, decidendo di non rispondere in alcun modo (nel 47% dei casi), e bloccando, quando possibile, i contatti con il profilo ostile (43%). Sebbene il tentativo sia quello di rimuoverne il ricordo il più velocemente possibile, appare evidente che questo tipo di esperienze lascino segni tutt’altro che trascurabili: se 51% del campione ha rivelato di essere stato turbato in modo più o meno significativo per quanto accaduto, ben il 14% si è detto sconvolto.

In un recente evento pubblico, Tim Berners-Lee, fondatore del World Wide Web, ha speso alcune parole intorno al fenomeno del “trollaggio” (etichetta che sta a indicare ogni genere di aggressione verbale online), soffermandosi sul rapporto esistente tra violenza e rete: “Avevo sperato in un web in grado di dare alla gente strumenti per rompere le barriere nazionali e per favorire un progresso della conoscenza, ma è assai sorprendente per me che persone cresciute in modo normale da un momento all’altro diventino molto polarizzate nelle loro opinioni, diventando portatrici di odio invece che di amore”.

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posted by admin on ottobre 23, 2014

Diffamazione

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Il senatore Scilipoti ha sporto denuncia per diffamazione nei confronti di un blogger, reo di avere ripreso in un suo post un comunicato dell’Ansa rivelatosi falso ma prontamente rettificato sul blog.

Il senatore Domenico Scilipoti ha denunciato il blogger indipendente Domenico Condello, colpevole, nel marzo 2014, di avere riportato una notizia diffusa dall’Ansa che vedeva il senatore iscritto nel registro degli indagati per il reato di corruzione. La notizia aveva messo in relazione Scilipoti con fatti che coinvolgono un altro senatore della Repubblica italiana, Sergio De Gregorio, già indagato e per sua stessa ammissione responsabile di avere accettato tre milioni di euro per abbandonare la coalizione di maggioranza del Governo Prodi nel 2006.

Il giorno dopo, in seguito alla smentita ufficiale giunta dalla Procura di Roma, Domenico Condello aveva tempestivamente provveduto alla rettifica del comunicato dall’Ansa riportato sul suo blog. Nonostante ciò, la diffusione della notizia è stata ritenuta dal senatore meritevole di denuncia per diffamazione a mezzo stampa.

La notizia della querela è stata accolta con un certo scetticismo da diversi commentatori della rete, secondo cui il blogger avrebbe agito conformemente a quanto prescrive il codice deontologico dei giornalisti.

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InternetdellecoseLe autorità europee per la protezione dei dati del gruppo Article 29 Working Party hanno emesso un parere sui recenti sviluppi del cosiddetto “Internet delle cose” e delle sue implicazioni in materia di privacy.

Tecnologie indossabili, domotica e sensori di misurazione biomedica: le funzionalità dei nuovi “oggetti intelligenti” non solo raccolgono una grande quantità di dati personale dei loro proprietari, ma sono anche in grado di connettersi ad altri sistemi istituendo una rete di monitoraggio tanto accurata quanto invisibile al cittadino.

L’analisi compiuta dal gruppo di lavoro Articolo 29, l’organo europeo indipendente a carattere consultivo in materia di privacy, rappresenta questi nuovi oggetti come vere e proprie sfide all’attività di protezione dei dati. Si tratta infatti di tecnologie che generano diversi rischi per la vita privata dei cittadini, basti pensare ai dispositivi di quantified self, sensori ed altri apparecchi utilizzati per misurazioni di prestazioni o monitoraggio delle condizioni bio-fisiche.

Per mantenere alto il livello di protezione della privacy delle persone che già utilizzano quotidianamente questi servizi e in vista della loro sempre più ampia diffusione, i rappresentanti europei del gruppo di lavoro hanno fornito indicazioni e raccomandazioni agli stakeholder ed in particolare ai fornitori dei servizi.

Infatti, sebbene l’Internet delle cose apra grandi prospettive per un gran numero di aziende innovative e creative europee, e porti indubbi benefici per cittadini e imprese, è tuttavia auspicabile che l’entusiasmo non releghi in secondo piano le cautele e gli accorgimenti necessari per preservare i dati personali dei cittadini.

Il gruppo di lavoro sottolinea come l’attuale quadro normativo europeo sia pienamente applicabile ai procedimenti di trattamento dei dati messi in atto dai nuovi dispositivi.  Gli obblighi essenziali in materia di protezione dei dati rimangono i medesimi nonostante la complessità dell’ecosistema degli “oggetti smart”. Per questo nel parere viene chiesto che le garanzie di privacy siano introdotte già nella fase progettuale, secondo il principio della “privacy by design” e della “privacy by default”, e nell’adozione coerente del principio di minimizzazione dei dati personali raccolti.

In particolare, le autorità europee mettono in guardia sui rischi per la sicurezza dei dati (che possono essere raccolti e incrociati attraverso gli oggetti interconnessi), sull’asimmetria informativa (gli utenti possono non capire quali dati siano raccolti, né chi vi possa accedere) e sulla profilazione, potenzialmente illimitata, di abitudini e comportamenti. Per ciascuno di questi aspetti nel parere vengono indicate contromisure e raccomandazioni, rivolte a tutti gli stakeholder interessati: produttori, sviluppatori di app, piattaforme social.

Il gruppo di lavoro sottolinea comunque un principio generale: l’utente deve poter mantenere il controllo dei dati trattati dagli “oggetti” in ogni fase e deve essere messo nella condizione di poter esprimere il proprio consenso informato, libero e specifico al trattamento dei dati .

Il testo completo del documento è disponibile QUI.

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posted by admin on ottobre 15, 2014

Libertà di Internet

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bannerpaginainternaIl 14 ottobre 2014 è stata presentata a Montecitorio la Carta dei diritti di Internet della Commissione di studio promossa dalla Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini e guidata dal giurista Stefano Rodotà. Il documento punta a promuovere i diritti dei cittadini in rete per difenderli da eventuali imposizioni dei governi e del mercato.

La Carta dei diritti di Internet è formata da quattordici articoli incentrati sui diritti della cittadinanza digitale, dal diritto alla privacy al diritto di accesso all’educazione, dal diritto all’oblio alla neutralità della rete.

In particolare, su quest’ultimo punto, attualmente molto dibattuto, la Carta prende posizione specificando che “il diritto di accesso alla rete deve avvenire in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”. Com’è noto, il principio di neutralità della rete punta ad impedire agli oligopoli delle telecomunicazioni di creare corsie preferenziali a pagamento, e ai governi di ostacolare l’accesso alle informazioni da parte dei cittadini.

Il documento, proposto della Commissione in forma di bozza, sarà oggetto di una consultazione pubblica aperta a commenti e proposti da parte di tutti i cittadini, a partire dal 27 ottobre. Per analizzare i 14 articoli e per maggiori informazioni sulla consultazione, si rimanda alla pagina dedicata sul sito della Camera dei Deputati.

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L’attenzione internazionale verso il tema del diritto all’oblio come aspetto integrante della difesa della reputazione online è al centro dell’intervento di Giusella Finocchiaro al prossimo convegno Optime.

L’evento è volto a trattare il problema della diffamazione on line con completezza, approfondimento scientifico e orientamento alle soluzioni praticabili. In particolare il convegno illustrerà le nuove modalità attraverso le quali può essere arrecata lesione all’immagine sul web e, esponendo i recenti orientamenti della giurisprudenza nazionale e comunitaria e le recenti novità normative, analizzerà soluzioni di monitoraggio e tecnologie utili a prevenire il fenomeno e a intervenire per contenere i danni provocati dalla lesione all’immagine aziendale.

Giusella Finocchiaro interverrà con una relazione sulla privacy e il diritto all’oblio nella recente giurisprudenza comunitaria. Il suo intervento illustrerà in particolare la sentenza della Cassazione n. 5525 del 5 aprile 2012 in tema di diritto all’oblio e la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 13 maggio 2014.

Entrambi gli aspetti sono già stati oggetto di approfondimento su questo blog. Per la sentenza della Corte di Cassazione si veda il saggio di Giusella Finocchiaro “Identità personale su Internet: Il diritto alla contestualizzazione dell’informazione”, pubblicato su “Il diritto dell’informazione e dell’informatica” anno XXVIIC Fasc.3 – 2012, che abbiamo proposto QUI ai lettori. Per la decisione della Corte di Giustizia Europea si rimanda invece a QUESTO post.

IDENTITÀ PERSONALE SU
INTERNET: IL DIRITTO ALLA
CONTESTUALIZZAZIONE
DELL’INFORMAZIONE

Il convegno di Optime è rivolto ai Responsabili del Servizio Legale, ai Responsabili della Brand Protection, ai Responsabili delle Pubbliche Relazioni, ai Responsabili dei Sistemi Informativi di imprese, banche e assicurazioni, avvocati e consulenti.

L’evento si terrà a Milano, il 15 ottobre 2014. Per maggiori informazioni e per le iscrizioni si rimanda alla pagina di Optime dedicata all’evento.

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posted by admin on ottobre 13, 2014

Ecommerce e contrattualistica, Eventi

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Schermata 10-2456945 alle 10.50.45Il futuro dei pagamenti è il tema principale del convegno SIA Expo 2014, il convegno che chiama a raccolta istituzioni finanziarie, imprese e Pubblica Amministrazione per parlare di economia digitale.

Tra gli argomenti trattati nell’edizione di quest’anno, si segnalano: il panorama attuale in materia di cybersecurity, gli strumenti di pagamento innovativi,  i sistemi e gli standard comuni per dare efficienza alla Pubblica Amministrazione, le soluzioni avanzate per il trading e la compliance sui mercati finanziari e i vantaggi della connessione e dei servizi a valore aggiunti per il mondo retail. L’evento, che si tiene ormai da diversi anni, ospita relatori che discutono i temi di attualità che segnano l’agenda del mondo economico.

Il Gruppo SIA, che organizza l’evento, è uno dei principali provider di servizi di connettività e di messaggistica per il sistema bancario e finanziario italiano.

L’evento si terrà al Marriot Hotel di Milano il 15 ottobre 2014 dalle 8:00 alle 17:30.

Nel pomeriggio il convegno si articolerà in una serie di panel dedicati a diverse aree di interesse. All’interno del panel “Corporate” interverrà Giusella Finocchiaro. Per informazioni dettagliate sul programma si rimanda al sito dell’evento.

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fattura_elettronicaVi proponiamo qui l’articolo di Giusella Finocchiaro apparso su Agenda Digitale l’8 ottobre 2014.

L’analisi dei dati sulla diffusione della fatturazione elettronica nel nostro Paese mostra un processo in crescente espansione. Come ricostruito dall’Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano, a seguito dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, è in crescente aumento il numero delle pubbliche amministrazioni che hanno provveduto all’indicazione degli uffici deputati alla ricezione delle fatture elettroniche all’interno dell’iPA (indice delle pubbliche amministrazioni). Parimenti è in costante crescita il numero delle fatture elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di interscambio.

Dagli ultimi dati pubblicati per l’anno 2014, ad esempio, si ricava un numero elevato di fatture inoltrate alle pubbliche amministrazioni (135.015), numero che risulta ancor più significativo considerato che si tratta di un dato riferito al mese di agosto. Un ulteriore elemento positivo è che dal raffronto tra i dati relativi al mese di luglio e quelli del mese di agosto, è in diminuzione il numero delle fatture scartate dal sistema, perché formalmente errate e delle fatture non recapitate, perché mancanti del codice identificativo dell’ufficio destinatario. Si tratta quindi di un trend positivo che non può che ipotizzarsi in espansione per i prossimi mesi.

Allargando la prospettiva di analisi ai rapporti tra imprese, risulta che i numeri della diffusione della fatturazione elettronica variano sensibilmente a seconda della modalità impiegata. Noto è che il processo di fatturazione elettronica può essere dalle imprese implementato attraverso diverse modalità. Alle imprese (poche decine) che hanno implementato un processo di fatturazione elettronica, analogo a quello previsto e disciplinato dal d.m. 3 aprile 2013, n. 55, tale cioè che prevede il formato strutturato, l’apposizione della firma qualificata o digitale, la successiva conservazione nel rispetto delle previsioni di cui al Codice dell’amministrazione digitale, si affianca il numero ben più elevato delle imprese che hanno basato il processo sulla definizione di fattura elettronica, come modificata e notevolmente semplificata dall’art. 1, comma 325 della “legge di stabilità 2013”. Secondo l’attuale formulazione dell’art. 21 del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633, infatti, la fattura elettronica è definita come “la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico”. L’elemento scriminante per qualificare “elettronica” la fattura non è quindi il suo formato originario, ben potendo essere anche cartaceo, ma la circostanza che la fattura sia in formato elettronico quando viene trasmessa o messa disposizione del destinatario. Sempre grazie ai dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, si ricava che la percentuale delle imprese che “fanno fatturazione elettronica” attraverso questa modalità si aggira intorno al 50%. Il numero è tale da giustificare talune considerazioni che forse possono essere estese anche all’ambito della fatturazione elettronica verso le pubbliche amministrazioni.

Evidentemente, le ragioni di un numero così elevato va ravvisato nell’avvertire la relativa disciplina meno stringente. Non è previsto un formato strutturato; il soggetto passivo sceglie la modalità attraverso cui assicurare i requisiti di autenticità dell’origine e di integrità del contenuto (attraverso un sistema di controllo di gestione o, in alternativa, attraverso l’apposizione della firma elettronica qualificata o digitale dell’emittente ovvero attraverso sistemi EDI); la conservazione non comporta un obbligo di simmetria tra emittente e destinatario della fattura, potendo quest’ultimo decidere di accettare o meno questo processo.

Il quadro di riferimento appare quindi agli operatori meno vincolante rispetto a quello dettagliatamente disciplinato dal citato d.m. 3 aprile 2013, n. 55 per la fatturazione nei rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Concludendo, pur nella ricostruita positiva tendenza di crescente espansione, possiamo affermare che manca qualcosa per il definitivo consolidamento?

Il quadro normativo è chiaro. Anche sotto il profilo della diffusione di una cultura della conoscenza il quadro può dirsi esaustivo. Il sito www.fatturapa.gov.it offre, infatti, dettagliate indicazioni di supporto sul “come fare”, prevedendo specifiche funzionalità attraverso cui l’utente può simulare le diverse fasi del processo e segnatamente compilazione, invio e ricezione. Ad oggi, forse, salvo autorevoli eccezioni (in primis l’attività condotta dall’Osservatorio del Politecnico di Milano), manca un’attività di diffusione dei vantaggi derivanti dalla fatturazione elettronica e in generale dall’informatizzazione dei processi organizzativi. Gli strumenti ci sono basta volerli adottare. Ma per le imprese è essenziale avvertire l’adozione di un nuovo strumento in un’ottica positiva di costi e benefici, idonea cioè a conseguire una vantaggio. E questa potenzialità è a parere di chi scrive insita nei processi di fatturazione elettronica.

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eraseL’iniziativa della pubblicazione integrale sul web delle sentenze pronunciate dalla Corte di Cassazione è da tempo oggetto sia di lodi per la trasparenza sia di critiche riguardo alla violazione della privacy degli imputati.

Da qualche tempo, il sito web istituzionale della Corte di Cassazione ha reso accessibili al pubblico le sentenze pronunciate dalla Corte, negli ultimi cinque anni, in materia civile.

Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, ha pubblicato una lettera aperta a Giorgio Santacroce, Primo Presidente della Corte suprema di Cassazione, in cui esprime preoccupazione per la violazione dei dati personali dei cittadini coinvolti in cause processuali approdate in Cassazione.

Pur riconoscendo all’iniziativa un indubbio rilievo, Soro esprime perplessità sulla legittimità della pubblicazione dei nominativi, per esteso, delle parti e dei terzi coinvolti a qualunque titolo nel ricorso in Cassazione.

Il Presidente del Garante privacy sottolinea, in particolare, i rischi di indicizzazione, decontestualizzazione, e alterazione dei dati resi indiscriminatamente accessibili online, anche alla luce dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 13 maggio scorso, in re C-131/12 (a cui, su questo blog, abbiamo dedicato un post e un approfondimento di Giusella Finocchiaro).

Soro chiede dunque che venga valutato se “le apprezzabili finalità di promozione della conoscenza, da parte dei cittadini, degli orientamenti giurisprudenziali espressi dalla Corte di cassazione non siano egualmente realizzabili con modalità maggiormente idonee a tutelare il diritto alla riservatezza degli interessati. In tal senso, potrebbe essere utile riflettere sull’opportunità di espungere dai provvedimenti i dati identificativi, che pur nulla togliendo alla comprensione del contenuto giuridico della pronuncia, consentirebbe tuttavia di minimizzare l’impatto, in termini di riservatezza, della più ampia accessibilità dell’atto in rete.”

Il testo completo della lettera è disponibile sul sito del Garante privacy.

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