Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

School of Management del Politecnico di MilanoL’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano organizza quattro specifici Workshop di Approfondimento Premium in ambito tecnico-giuridico sui temi della dematerializzazione, della fatturazione elettronica, della conservazione sostitutiva, della gestione delle firme elettroniche e dei documenti informatici.

Gli incontri, presieduti dalla Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro e dal Dott. Umberto Zanini, esperti dell’area tecnico-giuridica dell’Osservatorio, si propongono come momenti di approfondimento e dibattito altamente interattivi, durante i quali i partecipanti potranno confrontarsi con gli esperti e trovare risposta a eventuali domande sulle specifiche tematiche trattate.

I Workshop si rivolgono a imprenditori, manager, consulenti e professionisti che si occupano concretamente di progetti di fatturazione elettronica, conservazione sostitutiva e dematerializzazione e su questi temi desiderano accrescere le proprie conoscenze di carattere tecnico-giuridico.

Il primo appuntamento, che si terrà il 18 Settembre 2014 – Ore 14.30 – 17.3o presso il Campus Bovisa del Politecnico di Milano, sarà dedicato al DMEF del 17 giugno 2014, la Circolare 18/E del 24 giugno 2014 e alle Regole Tecniche sui Sistemi di Conservazione. L’incontro si svolgerà intorno ad alcune domande, a cui verrà data esaustiva risposta:

  • Quali sono le principali novità in tema di Conservazione Digitale introdotte dal DMEF del 17 giugno 2014?
  • Come si è espressa l’Agenzia delle Entrate – con la Circolare 18/E del 24 giugno 2014 – relativamente alla Conservazione Digitale delle Fatture Elettroniche?
  • Quali sono gli impatti di queste evoluzioni normative per le imprese?
  • Che cosa prevedono le regole tecniche in materia di sistema di conservazione (pubblicate in Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 marzo)?
  • Quali sono i soggetti coinvolti e quali le loro responsabilità?
  • Come cambierà il processo di conservazione dei documenti? Quali sono le tempistiche per adeguarsi?

Durante il Workshop di Approfondimento Premium sarà possibile condividere le risposte a eventuali domande rivolte ai relatori sulle specifiche tematiche trattate. Condizione necessaria per ottenere risposta durante il Workshop è quella di inviare le proprie domande all’indirizzo “irene.facchinetti@polimi.it” con almeno 15 giorni di anticipo rispetto alla data del Workshop.

Per ulteriori informazioni ed iscrizioni si rimanda alla pagina del sito dell’Osservatorio dedicata all’evento.

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Unione_EuropeaPubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 257 del 28 agosto 2014 il Regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari nel mercato interno.

Il Regolamento, che abroga la Direttiva 1999/93/CE , ha lo scopo di realizzare l’interoperabilità giuridica e tecnica fra i Paesi dell’Unione europea degli strumenti elettronici di identificazione, autenticazione e firma (in inglese, electronic identification, authentication, signature, da cui l’acronimo eIDAS usato per indicare il Regolamento).

Per un approfondimento sulle novità introdotte dal Regolamento si rimanda all’articolo di Giusella Finocchiaro pubblicato su Agenda Digitale il 7 agosto 2014, disponibile QUI.

Il Regolamento entrerà in vigore dal 17 settembre, a 20 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, senza la necessità di ulteriori atti di recepimento nei singoli contesti nazionali.

Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale è disponibile QUI.

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posted by admin on settembre 9, 2014

Diritto all'oblio

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markMercoledì 10 settembre 2014 il Consiglio consultivo per il diritto all’oblio di Google organizza a Roma un incontro pubblico dedicato al tema del diritto all’oblio.

Il Consiglio ascolterà la testimonianza di una commissione di esperti della materia a cui porrà alcune domande chiave. L’incontro si terrà presso l’Auditorium Parco della Musica dalle 14:00 alle 17:30, con una pausa.

L’evento fa parte di una serie di udienze conoscitive che si terranno in Europa, come parte importante del processo che porterà alla stesura di raccomandazioni da parte del Consiglio.

La registrazione all’incontro è aperta fino a esaurimento posti. La partecipazione è gratuita.

Per ulteriori informazioni sulla struttura e sulla logistica dell’evento, si rimanda alla pagina dedicata.

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posted by admin on settembre 8, 2014

Diritto d'autore e copyright

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493197245Scontro sulla nuova funzionalità di Bing che permette ai gestori di siti di incorporare qualsiasi immagine del web attraverso un widget collegato al motore di ricerca.

A poche settimane dal lancio del “widget immagini” del motore di ricerca Bing, Getty Images ha depositato una una denuncia contro Microsoft per violazione di proprietà intellettuale.

Il nuovo Image Widget permette ai gestori di inserire sui propri siti un pannello che visualizza immagini singole o intere fotogallery attinte dalla rete senza limitazioni attraverso una selezione del motore di ricerca.

Secondo Getty Images, dal momento che la maggioranza delle foto pubblicate sul web è coperta da copyright il widget faciliterebbe una massiva violazione del diritto d’autore. Ovviamente, la preoccupazione principale dell’agenzia fotografica va alle 80 milioni di foto del suo catalogo, quotidianamente vendute a siti web e prodotti editoriali di tutto il mondo.

Nella denuncia, Getty Images ha chiarito che l’accusa non si rivolge alle funzionalità di ricerca immagini di Bing, ma solamente alla diffusione del widget, pubblicizzato da Microsoft come uno strumento progettato per rendere i siti web visivamente più attraenti e, di conseguenza, di più alto valore economico.

Ma, secondo Getty Images, lo sfruttamento economico delle immagini non si esaurirebbe in questo passaggio. Infatti, quando gli utenti “cliccano” sul widget vengono reindirizzati alla pagina della ricerca immagini di Bing permettendo alla Microsoft di raccogliere informazioni sugli utenti. Inoltre, aumentando il traffico sul motore di ricerca, il widget rende più redditizia la pubblicità su Bing.

In sostanza, l’agenzia di foto accusa Microsoft di lucrare indirettamente sulle immagini pubblicate dagli utenti del widget in violazione dal diritto d’autore.

Tuttavia, potrebbe esserci un’altra motivazione dietro al tentativo di bloccare la diffusione dell’applicativo di Microsoft. Nel marzo 2014 Getty Images ha lanciato un proprio widget di inserimento foto, dal funzionamento molto simile a quello di Bing, che permette ai siti non commerciali e agli utenti dei social network di inserire liberamente foto coperte dal diritto d’autore tratte dal catalogo dell’agenzia. “Però a differenza di Microsoft”, ha specificato un portavoce al The Seattle Times,”noi abbiamo licenze e accordi contrattuali  che ci permettono di distribuire legalmente le immagini”.

Getty Images ha richiesto al giudice della Corte Distrettuale Sud di New York un’ingiunzione preliminare ed una permanente contro la diffusione dell’Image Widget, almeno fino a quando Microsoft non potrà provare che la funzionalità non viola il diritto d’autore degli scatti fotografici. L’agenzia chiede inoltre un risarcimento per danni economici, che saranno valutati nel corso del giudizio.

Microsoft, in un comunicato, ha fatto sapere di ritenere molto importante la legge sul diritto d’autore e di voler prendere in seria considerazione la richiesta di Getty Images.

Attualmente, sulla pagina di download di Bing dedicata al widget, non è più possibile scaricare l’applicativo.

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OptimeOptime organizza un convegno volto ad analizzare le recenti novità e la principale prassi operativa nell’attuazione degli obblighi di pubblicazione dei dati sui siti web delle Pubbliche Amministrazioni e delle società partecipate (D. Lgs. n. 33/2013).

Gli interventi approfondiranno le disposizioni contenute nelle recenti linee guida del Garante per la protezione dei dati personali in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza sul web da soggetti pubblici e da altri enti obbligati. Obiettivo dell’incontro è presentare un quadro dettagliato e completo dei principali obblighi e delle relative responsabilità, mettendo a disposizione dei partecipanti strumenti operativi e indicazioni pratiche per aggiornare le proprie competenze professionali.

Il convegno si terrà a Milano il 23 e 24 settembre presso il Grand Hotel et de Milan.

La Prof. Giusella Finocchiaro interverrà nella prima giornata di lavori con una relazione su “I diritti degli interessati, gli obblighi dei soggetti preposti e la tutela giurisdizionale dei dati personali”. La relazione approfondirà il tema dei diritti degli interessati al trattamento, gli obblighi dei responsabili e degli incaricati al trattamento e il ricorso in sede giurisdizionale.

Parteciperanno in qualità di relatori, anche rappresentanti del Garante per la privacy, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Dipartimento della Funzione Pubblica e della magistratura contabile e amministrativa.

Il seminario è rivolto ai dirigenti e ai funzionari delle Pubbliche Amministrazioni e degli enti partecipati, responsabili o coinvolti nell’attuazione degli obblighi di pubblicazione dei dati sui siti web.

Per i dettagli dell’evento e per le iscrizioni si rimanda al sito di Optime.

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Scarlett_Johansson_2014

Scarlett Johansson, tra le vittime del furto di foto

Il furto di foto private di alcune celebrità hollywoodiane, ampiamente riportato dalla stampa nei giorni scorsi, ha riportato in primo piano la questione della sicurezza del cloud. Come tutelarsi?

Un aggiornamento diffuso dalla Apple il 2 settembre ha chiarito la dinamica del furto: le foto delle attrici sono effettivamente state prelevate dai loro account iCloud, oggetto di intrusioni effettuate attraverso banali tentativi di indovinare username, password e risposte alle domande segrete di sicurezza.

A quanto si apprende, in nessuno dei casi la violazione degli account è stata eseguita attraverso “hackeraggio” di codice informatico o brecce nei sistemi di  iCloud o di Find my iPhone.

La responsabilità del furto sarebbe dunque da attribuire in parte alle vittime stesse, che non avrebbero posto in essere i requisiti base per difendere adeguatamente i loro dati personali, nello specifico foto e autoscatti di momenti intimi.Un errore che tuttavia potrebbe capitare a tutti.

Nel comunicato la Apple consiglia ai suoi utenti di usare sempre una password forte ed attivare la cosiddetta “autenticazione in due passaggi“.  Infatti, nonostante i ladri di immagini abbiano utilizzato le risposte alle domande segrete delle  vittime per “resettare” le password di accesso, l’attacco non sarebbe andato a buon fine se fosse stato attivato il doppio processo di verifica, che prevede  l’inserimento di un codice attraverso uno dei dispositivi registrati come appartenenti al proprietario dell’account.

Anche se può sembrare una scelta drastica la migliore alternativa per tenere al sicuro i propri scatti personali resta sempre la disattivazione del caricamento automatico sul cloud. Un recente articolo del Il Post spiega come fare sia da iPhone che da dispositivo Android. Maggiori informazioni QUI.

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posted by admin on settembre 1, 2014

PA telematica

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e-governanceLe pubbliche amministrazioni e le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni  devono comunicare all’Agenzia per l’Italia digitale l’elenco delle basi di dati in loro gestione e degli applicativi che le utilizzano entro il 18 settembre 2014. Lo prescrive l’art. 24-quater, comma 2, D.L. n. 90/2014, convertito in Legge n. 114/2014 lo scorso 11 agosto.

Le informazioni possono essere trasmesse attraverso la procedura sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale a partire dal 1° settembre 2014.

La trasmissione dell’elenco delle basi dati è considerato dall’Agid un “adempimento cruciale per l’intero processo di digitalizzazione della PA italiana”. Le informazioni sono raccolte infatti per la realizzazione di un catalogo nazionale che consentirà alle pubbliche amministrazioni di comunicare tra loro e di accedere reciprocamente alle proprie basi di dati.

Sul sito dell’Agenzia sono disponibili una serie di “FAQ” contenenti chiarimenti sull’adempimento richiesto.

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posted by admin on agosto 29, 2014

Diritto d'autore e copyright

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smartphone battleDi comune accordo le due compagnie decidono di deporre le armi e rinunciare alle reciproche rivalse sui brevetti. Restano attivi solo due processi negli Stati Uniti.

Con un comunicato congiunto, Apple e Samsung hanno recentemente annunciato la volontà di annullare le azioni legali attualmente in corso in Australia, Giappone, Corea del Sud, Germania, Olanda, Regno Unito, Francia e Italia.

La decisione mette fine ad una lunga sequela di contenziosi su brevetti legati al mondo delle tecnologia mobile. Nello specifico: Apple accusa Samsung di aver copiato il design di iPhone e iPad mentre Samsung reclama la paternità del sistema di trasmissione wireless, utilizzato da Apple senza autorizzazione.

Le sentenze fino ad oggi emesse, che a volte hanno dato ragione all’una e a volte all’altra compagnia, non hanno di fatto mai influito sull’assetto dei prodotti e sulle vendite. Questo anche grazie al fatto che la maggioranza dei giudici ha spinto per un patteggiamento tra la due società.

A quanto si apprende, le due compagnie – attualmente le più grandi aziende di smartphone esistenti – hanno già sborsato centinaia di milioni di dollari in spese legali nel tentativo di dominare un mercato che nel 2013 è stato stimato intorno ai  338 miliardi di dollari.

La decisione di seppellire l’ascia di guerra potrebbe essere stata dettata dalla necessità di concentrare le forze contro le nuove compagnie emergenti cinesi, Huawei Technologies, Lenovo Group e Xiaomi, che minacciano le quote di mercato dei due colossi.

Apple e Samsung hanno comunque fatto sapere che la loro decisione non sottende alcun accordo commerciale sulle licenze e che non verranno annullati due processi in corso negli Stati Uniti, entrambi in fase di appello.

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tripadvisorL’estate 2014 ha visto accendersi la polemica, da tempo in corso, fra Federalberghi e Tripadvisor, in attesa dell’esito dell’istruttoria avviata in maggio dall’Antitrust.

Recensioni false, pagine dedicate a strutture non più esistenti e un mancato controllo da parte della redazione del portale: queste le principali accuse rivolte dalla Federalberghi alla nota piattaforma che ospita le recensioni degli utenti su hotel e ristoranti.

L’ultima riguarderebbe la pubblicazione di recensioni su soggiorni effettuati nell’ultimo anno presso l’hotel Regency di Roma, che in realtà è chiuso dal 2007. “Per capire che si tratta di una bufala” si legge nel comunicato stampa di Federalberghi del 26 agosto 2014, ”sarebbe bastato uno sguardo al contenuto della recensione: nonostante il cliente affermi che ci sono i lucchetti alle porte, che non c’è personale, che non ci sono ospiti, il sito accetta la dichiarazione attestante il soggiorno nel mese di giugno 2014 e pubblica il relativo giudizio.”

Il mancato controllo sulle recensioni è la principale critica della federazione degli albergatori, che nel comunicato cita uno studio a riguardo: “i ricercatori di Gartner, famoso centro di ricerca americano, stimano che le recensioni false raggiungano una percentuale tra il 10% ed il 14%. Ciò significa che, se Tripadvisor pubblica più di cento milioni di recensioni, quasi quindici milioni sono “truccate”. In ogni caso, anche un singolo episodio, che a Tripadvisor può sembrare poca cosa, assume una dimensione rilevante per il cliente o per l’impresa che vede compromessa la propria reputazione.”

In una replica diffusa il 27 agosto,  il portale ha respinto la ricerca citata da Federalberghi perché considerata datata e perché non si basa su dati ufficiali. Per quanto riguarda l’hotel Regency  di Roma, invece, la compagnia ha dichiarato di averlo prontamente rimosso dal suo elenco non appena verificata la cessazione dell’attività.

La risposta di Tripadvisor si è però concentrata soprattutto sull’accusa di mancato controllo delle recensioni. “Abbiamo sistemi sofisticati e team dedicati all’individuazione dei truffatori, forti sanzioni per dissuaderli e oltre 250 specialisti a lavoro”, ha fatto sapere Tripadvisor, “ogni singola recensione passa attraverso il nostro sistema di monitoraggio, che ne mappa il come, cosa, dove e quando. Utilizziamo sofisticati strumenti automatizzati e algoritmi per individuare modelli di attività, impiegando le migliori pratiche adottate in vari settori, come le carte di credito e le agenzie bancarie, e supportiamo tutto ciò con un team di oltre 250 specialisti dei contenuti, che lavorano 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per mantenere la qualità delle nostre recensioni”.

La parola ora spetta all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che lo scorso maggio ha avviato un procedimento per pratica commerciale scorretta per verificare se Tripadvisor adotti misure idonee a prevenire e limitare il rischio di pubblicazione di false recensioni, sia sotto il profilo informativo che relativamente alle procedure di registrazione. La decisione è stata adottata in seguito a segnalazioni pervenute da consumatori, proprietari di strutture turistiche e dall’Associazione Unione Nazionale Consumatori.

In un’intervista pubblicata sul magazine Lettera43, Giusella Finocchiaro ha fornito alcuni chiarimenti sulla situazione normativa relativa alla responsabilità del portale e alle possibilità di ricorso da parte di albergatori. L’articolo è disponibile QUI.

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downloadIl Copyright Office degli Stati Uniti ha recentemente chiarito i dubbi emersi nel dibattito sull’autoscatto della scimmia pubblicato su Wikimedia: negli USA le opere prodotte da animali non sono coperte da copyright.

Sulla disputa fra il fotografo inglese David Slater e Wikimedia Commons relativa ai diritti d’autore sul “selfie” della scimmia indonesiana, si è recentemente pronunciato il Copyright Office della libreria del Congresso.

Nella bozza della terza edizione del suo Compendium l’agenzia governativa ha sancito che solo le opere create dagli esseri umani possono essere soggette a copyright e sono quindi escluse le fotografie scattate da animali o da sistemi automatizzati.

Sarebbe dunque supportata dalla legge americana l’affermazione di Wikimedia secondo cui l’autoscatto dell scimmia sarebbe appartenente al pubblico dominio.

“Dal momento che la legge sul copyright si riferisce a “la concezione intellettuale originale dell’autore” il Copyright Office non può registrare richieste che implichino che un essere umano non ha creato l’opera” si legge nella bozza. Il testo cita poi specificatamente “una fotografia scattata da una scimmia” come esempio di un lavoro che non può essere coperto da diritto d’autore.

Nello stesso capitolo del compendium viene riportato anche l’orientamento normativo riguardante i casi di “intervento divino: “allo stesso modo, l’ufficio non può registrare un’opera che si presume essere creata da una divinità o un essere soprannaturale, mentre è possibile registrare lavori accompagnati dalla dichiarazione che l’opera è stata ispirata ad uno spirito divino”.

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