Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Il Tribunale di Roma si è pronunciato in merito alla querela per diffamazione e alla richiesta di risarcimento danni presentata dal Movimento Italiano Genitori (Moige) nei confronti di Wikimedia Foundation Inc. Il giudice ha rigettato le richieste di rimozione dei contenuti ritenuti dannosi e diffamatori pubblicati su Wikipedia nelle pagine dedicate all’associazione, negando la concessione di un risarcimento di oltre 200.000 euro avanzato per la mancata rimozione.

Il contenzioso aveva avuto origine nel 2011, quando il Moige aveva denunciato la Fondazione Wikimedia, chiedendo la rimozione di alcuni contenuti che ne avrebbero offerto una descrizione particolarmente negativa, riducendone l’immagine a quella di un “manipolo di bigotti censori”. Il Moige aveva anche richiesto la rimozione di alcune citazioni provenienti dal sito ufficiale della stessa associazione. In seguito all’invio di richieste scritte e diffide, al vano tentativo di modifica e blocco della pagina incriminata, il Moige si era rivolto al Tribunale di Roma.

Con la conferma del ruolo di Wikimedia quale hosting provider neutrale, il giudice ha riconosciuto all’enciclopedia online la mancanza di responsabilità civile in merito al contenuto delle pagine create dagli utenti. Nella sentenza, si specifica che la procedura messa a disposizione da Wikimedia per permettere la modifica delle pagine di Wikipedia, estremamente chiara, oltre che confermata dalla documentazione allegata, “esclude l’obbligo di garanzia di verità e validità” e “trova il suo bilanciamento nella possibilità lasciata a chiunque di modificarne i contenuti e di chiederne la cancellazione”. A riprova di ciò, “conformemente allo spirito della libera enciclopedia, la pagina della medesima dedicata al Moige ed oggetto di contestazione è stata ripetutamente modificata dall’epoca dell’introduzione del giudizio sino all’attualità, per come evidenziato da entrambe le parti anche in sede di precisazione delle conclusioni e di scritti conclusivi”.

Non è perciò riscontrato alcun tipo di condotta omissiva a titolo di concorso nella diffamazione. L’eventuale responsabilità di tale condotta è da imputare ai singoli utenti, “dei quali viene peraltro conservato dal provider l’indirizzo a scopo cautelativo”. Infine, la procedura dell’enciclopedia online “prevede il blocco dell’account degli utenti che hanno cercato ripetutamente di modificare voci esistenti senza il supporto di fonti attendibili o di motivazioni verificabili o in contrasto con le regole redazionali, ciò al fine di tutela del servizio e della sua integrità”.

La Fondazione Wikimedia ha commentato la sentenza sottolinenando come costituisca “una vittoria per tutti i Wikipedians e per la libertà di espressione su Internet”.

L’Ente nazionale di aviazione civile ha aggiornato le regole riguardanti i mezzi aerei a pilotaggio remoto.

L’aggiornamento, che riguarda i sistemi aeromobili di pilotaggio di uso professionale e amatoriale, si propone di garantire la sicurezza dei cittadini tenendo conto delle ”caratteristiche tecniche ed operative dei sistemi a pilotaggio remoto, delle modalità di occupazione dello spazio aereo, del contributo conferito dalla capacità di gestione dell’operatore e dalla qualificazione dei piloti di tali mezzi”.

Tra le novità, la possibilità per gli operatori autorizzati Enac di sorvolare le città, evitando però “assembramenti anomali di persone”, e la possibilità del trasporto autorizzato di merci pericolose.

Per l’uso amatoriale dei droni, l’aggiornamento ne specifica la limitazione alle zone autorizzate. L’utilizzo in luogo pubblico prevede il divieto di installazione di dispositivi o strumenti supplementari atti a configurare l’apparecchio per operazioni specializzate quali riprese cinematografiche, televisive, servizi fotografici, sorveglianza, monitoraggio, l’impiego agricolo, la fotogrammetria, pubblicità o addestramento.

Le sanzioni previste in tema di violazione della privacy, rimangono immutate: l’omessa o inidonea informativa privacy è punita con una sanzione amministrativa, il trattamento illecito di dati personali con la reclusione fino a 3 anni, l’interferenza illecita nella vita privata dei cittadini con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Il nuovo regolamento Enac entrerà in vigore dal prossimo 15 settembre.

A rischio i dati sensibili degli iscritti ad Ashley Madison, un portale di dating espressamente dedicato agli incontri extraconiugali.

Un gruppo di hacker, autonominatosi Impact Team, si è servito di una falla del sito web per venire in possesso dei dati sensibili di 37 milioni di utenti.

I dati riguardano non solo gli attuali membri, ma anche coloro che in passato hanno posseduto un account e che successivamente ne hanno chiesta e ottenuta la cancellazione.

Noel Bilderman, Ceo della Avid Life Media, società proprietaria del sito, ha confermato la notizia, senza però offrire informazioni ulteriori sulla gravità del furto avvenuto. Impact Team, che ha invece dichiarato di essersi impossessato della totalità dei dati disponibili, ha intimato la chiusura immediata e definitiva di Ashley Madison e Established Men, altro sito di dating controllato dalla Avid Life Media. In caso di rifiuto, la totalità dei dati dei profili, i nomi, gli indirizzi, i numeri delle carte di credito, le transazioni bancarie e le conversazioni private degli utenti iscritti saranno resi pubblici.

Nel 2011, Ashley Madison si era reso noto in Italia per una campagna pubblicitaria che faceva esplicito riferimento alle vicende private dell’allora Presidente del Consiglio. In quel periodo oltre 200.000 italiani decisero di creare un account.

La natura dei dati sensibili raccolti dal portale fa ipotizzare gravi danni alla sfera privata di molti cittadini in caso di diffusione non autorizzata.

posted by admin on luglio 6, 2015

Eventi

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Giusella Finocchiaro è la nuova Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna per il mandato 2015-2020. Il 6 luglio 2015 è stata eletta all’unanimità con scrutinio segreto durante le prima seduta del nuovo Consiglio di Indirizzo della Fondazione.

Giusella Finocchiaro, che succede a Marco Cammelli, era stata nominata il 25 maggio scorso componente del nuovo Consiglio di Indirizzo insieme a Luigi Balestra, Sara Bisulli, Mauro Brighi, Luigi Busetto, Valeria Cicala, Sergio Conti, Giuseppe Cremonesi, Gianluca Dradi, Onofrio Arduino Gianaroli, Carlo Guarnieri, Paola Lanzarini, Massimo Moscatelli, Daniela Oliva, Andrea Segrè, Siriana Suprani, Simone Spataro, Daniela Zannoni.

“Marco Cammelli ci consegna un nobile lascito: una Fondazione vivace e in ottimo stato, che ha saputo gestire con grande saggezza ed equilibrio; il che rende più impegnativo il nostro compito. Fortunatamente possiamo contare sulle rilevanti competenze dei colleghi del Consiglio di Indirizzo e del Consiglio di Amministrazione” ha dichiarato Giusella Finocchiaro.

La Professoressa ha illustrato le questioni che la Fondazione affronterà sotto il suo mandato: “come è stato evidenziato nel bilancio di mandato, circostanze esterne alla Fondazione hanno creato alcuni problemi che dovremo affrontare: pressione fiscale aumentata di circa il 20% dal dicembre 2014; obbligo di diversificare gli investimenti in attuazione del protocollo ACRI-MEF; progressiva diminuzione delle erogazioni dal picco del 2008 a quanto sarà definito per l’anno prossimo, che potrebbe registrare anche un ulteriore contenimento. Le principali direzioni in cui intendiamo guidare la Fondazione nei prossimi anni sono: valorizzare i territori della Fondazione in una dimensione internazionale, incentivare sempre più i progetti innovativi, supportando la creatività delle proposte, migliorare la comunicazione fra Fondazione e stakeholder, non solo facilitando la diffusione dei bandi ma anche organizzando spazi di ascolto e scambio di idee con gli stakeholder e incrementare la diffusione on line del patrimonio artistico e culturale della Fondazione”.

A conclusione delle operazioni di voto, Giusella Finocchiaro, ha proposto la riduzione di circa il 10% delle indennità del Presidente e dei Consiglieri di Indirizzo della Fondazione. La riduzione delle indennità è stata approvata all’unanimità.

posted by admin on luglio 2, 2015

Diritto d'autore e copyright

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L’Alta Corte britannica ha giudicato illegale la legge che dal novembre 2014 esonerava i cittadini inglesi dall’obbligo del pagamento di una quota sul diritto di copia per uso privato.

Il Governo Cameron aveva infatti avviato una revisione delle leggi sul diritto d’autore che prevedeva la possibilità di fare copie di opere protette dal diritto d’autore per uso personale. L’eccezione introdotta muoveva dal principio che il compenso per copia privata delle opere regolarmente acquistate dai cittadini non fosse realmente necessario, in quanto “i compensi per copia privata sono inefficienti, burocratici e sleali e penalizzano le persone che pagano per i contenuti”. Nel Regno Unito si era perciò deciso di non applicare il sistema dell’equo compenso per la copia privata.

Nello stesso mese del 2014, le associazioni Musicians’ Union, British Academy of Songwriters, Composers and Authors (BASCA) e UK Music si erano rivolte alla giustizia per chiedere la revisione della normativa: la contestazione non verteva sull’eccezione introdotta con la revisione delle leggi sul copyright, quanto sulla errata valutazione del danno economico recato ai possessori dei diritti.

Già nel gennaio 2015, i giudici avevano riconosciuto legittimo il diritto di contestare la decisione del governo acconsentendo che l’udienza per la Judicial Review della normativa si fosse tenuta in tempi brevi.

L’Alta Corte londinese si è ora pronunciata, giudicando illegale l’assenza di un sistema pensato per compensare il danno economico derivato dalla produzione delle copie private, causa di una condizione di assenza di tutela del copyright non giustificata.

Nei prossimi mesi l’Alta Corte stabilirà le conseguenze della sentenza sul quadro normativo inglese.

29 giugno 2015 - Corriere imprese

“Bandiera rosa sull’Emilia. Sempre più donne nelle stanze del potere, fra aziende e pubbliche amministrazioni. Dal ministro Guidi alla Primori, donna manager dell’anno. La CNA: le imprese femminili hanno resistito meglio di altre alla crisi. Il caso di Giusella Finocchiaro, la docente chiamata dall’Onu a scrivere il protocollo sull’identità digitale. Salirà al vertice di Carimonte.”

Questo il titolo della prima pagina del numero del 29 giugno 2015 di Corriere Imprese, il nuovo supplemento del lunedì del Corriere dedicato al mondo dell’economia dell’Emilia-Romagna. Il settimanale ha pubblicato un articolo sul percorso professionale di Giusella Finocchiaro, che contiene una piccola intervista alla Professoressa sul tema dell’identità digitale e sul lavoro del Working Group sul commercio elettronico dell’Uncitral.

Proponiamo qui l’articolo in forma di screenshot fotografico (click per ingrandire):

29 giugno 2015 - Corriere Imprese

posted by admin on giugno 25, 2015

Miscellanee

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uberPOPLa notizia dell’espansione dell’App Uber in 7 città dell’India è l’ultima puntata di un controverso caso di innovazione sociale. Attualmente in Italia la app che permette a chiunque di fare l’autista dando passaggi attraverso compenso, non è più attiva.

Respinta l’istanza di sospensione del blocco che la multinazionale americana Uber aveva presentato in seguito al provvedimento inibitorio del servizio dello scorso maggio.

Il giudice di Milano Marina Tavassi ha disposto un blocco immediatamente esecutivo, ritenendo il servizio offerto da Uberpop una forma di concorrenza sleale nei confronti dei taxi, oltre che d’incoraggiamento all’abusivismo. È rigettata anche la proposta avanzata da Uber, che prevedeva una limitazione del servizio dei propri driver alle 15 ore settimanali. Nell’ordinanza si legge inoltre che il colosso americano ha contravvenuto la precedente decisione del Tribunale di Milano, non interrompendo il servizio già lo scorso 26 maggio.

La controversia che contrappone Uberpop a tassisti e associazioni di categoria, ha avuto origine diversi mesi fa. A ricorrere al Tribunale civile erano stati i tassisti milanesi che, dopo mesi di proteste e scioperi contro l’app statunitense, ne avevano chiesto l’oscuramento.

Il Tribunale di Milano aveva accolto le richieste dei tassisti, riconoscendo la «concorrenza sleale» e la «violazione della disciplina amministrativa che regola il settore taxi». Lo scorso 26 maggio, un provvedimento cautelare aveva disposto il blocco di UberPop e l’inibitoria dalla prestazione del servizio su tutto il territorio nazionale. Uber aveva a sua volta presentato ricorso.

Nei giorni scorsi, con una segnalazione a Governo e Parlamento, l’Autorità dei Trasporti era intervenuta in merito, proponendo alcune modifiche alla norma sui trasporti pubblici non di linea. Attraverso la distinzione fra economia collaborativa e attività di piattaforme che permettono a privati cittadini di guadagnare sfruttando la loro automobile, l’Autority aveva proposto una regolamentazione che prevedesse un limite di 15 ore di guida settimanali, un’assicurazione aggiuntiva, e il riconoscimento all’interno di un registro apposito delle Regioni.

Respingendo l’istanza di sospensione del blocco presentata dalla multinazionale americana, il Tribunale di Milano ha ora imposto che da mercoledì 10 giugno, l’applicazione non sia più attiva.

L’associazione Artigiani e i tassisti milanesi hanno espresso grande soddisfazione. Di diverso avviso la Codacons, che ha invece rimarcato l’urgenza di una modifica della legislazione vigente in materia, che adegui la norma al fine di renderla al passo con le nuove possibilità offerte dal mercato e dalla tecnologia. Il presidente Carlo Rienzi ritiene «sia ampiamente possibile integrare in Italia servizi come Uber Pop ai taxi tradizionali» evitando di produrre «un evidente danno ai consumatori sul fronte della libertà di scelta e delle tariffe».

Identità digitale unica globaleIl 14 giugno 2015 su Nòva 24, l’inserto del Sole 24 Ore dedicato alla cultura è stato pubblicato un articolo di Giusella Finocchiaro e Giulia Giapponesi che fa il punto sul convegno dell’UNCITRAL del 10 giugno dedicato al tema dell’identità digitale. Lo riproponiamo qui:

La fiducia è parte integrante del contratto che ogni acquirente stipula con un venditore. Fin dalla notte dei tempi, ogni scambio commerciale porta con sé una componente di incertezza per il timore che il valore investito nella transazione vada in qualche modo perduto. Da sempre nel diritto si è cercato di minimizzare questa incertezza, e il risultato è che oggi possiamo vendere e acquistare beni e servizi con ragionevole sicurezza.

Tuttavia, il sistema fiduciario che abbiamo creato è stato nuovamente messo alla prova con le transazioni virtuali. L’incertezza si è nuovamente affacciata sui nostri scambi commerciali. Lo sa bene chiunque abbia utilizzato un portale di compravendita da utente a utente, o una prenotazione per un soggiorno in luogo sconosciuto: il momento del pagamento porta con sé l’ombra di un’inquietudine, dovuta soprattutto alla mancanza di una prova certa dell’effettiva identità del nostro partner commerciale.

Se il problema dell’identificazione online si riscontra già nelle piccole transazioni di e-commerce, la portata del problema si comprende pienamente se si pensa allo sviluppo di alcuni servizi, come quelli erogati dalla pubblica Amministrazione o i servizi bancari, per cui l’accertamento dell’identità diventa imprescindibile.

In Europa questo problema è stato risolto con il Regolamento europeo in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno. Un’unica legge per i 28 Stati membri, che ha realizzato l’interoperabilità giuridica e tecnica fra i Paesi dell’Unione europea degli strumenti elettronici di identificazione, autenticazione e firma (in inglese, electronic identification, authentication, signature, da cui l’acronimo eIDAS usato per indicare il Regolamento).

Tuttavia, su scala globale la situazione è ancora non regolamentata e non esistono sistemi di identificazioni condivisi.

Le previsioni finanziarie di un recente studio della compagnia eMarketer indicano che, per quanto riguarda la vendita al dettaglio di prodotti e servizi, entro il 2018 l’e-commerce raggiungerà l’8.8% delle vendite globali con un fatturato di $2.500 miliardi di dollari. Paesi leader del mercato globale: Cina e USA.

Per permettere uno sviluppo armonioso di questo mercato, il problema dell’identificazione diventa cruciale e la sua soluzione prioritaria. Ma come si può trasformare un sentimento, come la fiducia, in una realtà tecnico-legale?

La creazione di un sistema unificato per l’identificazione nelle transazioni di e-commerce internazionali è il nuovo compito della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL).

In quest’ottica, il 10 giugno scorso all’Università di Bologna, l’UNCITRAL ha incontrato esperti accademici e rappresentanti di colossi del web, come Google e AliBaba. Obbiettivo comune: mettere a fuoco le basi su cui avviare un processo condiviso per fissare le regole mondiali dell’identificazione online.

Sebbene tutti i paesi si stiano dotando di sistemi di identità digitale -da noi l’Agenda Digitale del Governo Italiano prevede l’introduzione di “SPID” che entro il 2017 dovrebbe dotare di un’identità digitale 10 milioni di cittadini – i partecipanti all’incontro hanno sottolineato che l’obiettivo deve essere un sistema unico globale e non un’armonizzazione dei sistemi esistenti. In quest’ottica il lavoro dell’UNCITRAL dovrebbe concentrarsi sulla definizione di una “model law” che definisca i requisiti minimi di base per l’autenticazione, un minimo comun denominatore che sia compatibile con i quadri legislativi nazionali. Inoltre, l’identificazione digitale su scala globale dovrà tenere conto delle nuove necessità emerse dal web, come l’acquisto e la cessione di proprietà e diritti di natura completamente digitale, come caselle e-mail, siti web, oggetti virtuali, diritti d’autore, ecc.

Il responsabile della Public Policy e Government Relations di Google Italia, Andrea Stazi, ha sottolineato la necessità di prevedere la difficoltà di gestione dell’identità digitale in relazione alla tutela della privacy. Ala Musi, China Electronic Commerce Association Policy & Law Committee Deputy Director di AliBaba, ha invece rimarcato l’importanza di definire I limiti della responsabilità legale delle piattaforma di e-commerce che operano in tutto il mondo.

Un fatto è emerso con chiarezza: nell’attesa di regole comuni sull’identificazione, sempre più attori del commercio online cono costretti a dotarsi di sistemi di identificazione auto-gestiti. Stiamo assistendo ad una vera e propria proliferazione di credenziali e modalità di accesso che risulta difficile da gestire per gli utenti e non offre garanzie di tutela.
Il nuovo compito dell’UNCITRAL è quindi non solo urgente, ma fondamentale per assicurare uno sviluppo armonico e sicuro del mercato globale online.

Quando si parla di Twitter, lo si fa per esaltarne la velocità di comunicazione o la facilità di propagazione nel mondo del web, tralasciando spesso aspetti che riguardano il potenziale impatto con la vita privata dei suoi utenti. La protezione della privacy è un elemento non trascurabile per una piattaforma la cui attività cresce quotidianamente su scala mondiale.

Del Harvey, director of trust and safety for Twitter, offre una serie di aneddoti divertenti e allarmanti per aiutarci a definire un quadro di ciò che è bene sapere per agire nella comunità dei “quote” con responsabilità e competenza.

“Come evitare le imprevedibili conseguenze delle nostre azioni su Twitter?”

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posted by admin on giugno 16, 2015

PA telematica

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Schermata 2014-06-04 alle 09.31.56L’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, organizza il convegno nazionale di presentazione dei risultati della Ricerca 2015.

La Fatturazione Elettronica verso la PA ha contribuito a delineare uno scenario chiaro sul fronte digitale. L’offerta di soluzioni e servizi di digitalizzazione è ampia, articolata e diversificata. I benefici potenziali (monetizzabili e non) della digitalizzazione sono significativi. Le opportunità di semplificazione si concretizzano e a queste si sommano anche gli incentivi che il Legislatore sta mettendo in campo aprendo alla Fatturazione Elettronica B2b. Adesso tocca a imprese e PA fare la loro mossa.

Il Convegno sarà l’occasione per presentare i risultati della Ricerca 2014-2015 dell’Osservatorio e per affrontare criticamente in una sessione dedicata al confronto, e aperta alla partecipazione di tutti, le risposte ad alcuni quesiti, quali: la Fatturazione Elettronica verso la PA è solo un macchinoso adempimento o una concreta opportunità per fare innovazione digitale? I benefici esistono? Quanto valgono? Quali prospettive per la Digitalizzazione nelle relazioni B2b?

Il Convegno sarà anche l’occasione per presentare numerose testimonianze di imprese che già hanno avviato un percorso consapevole verso la digitalizzazione.

Non mancheranno alcune delle più virtuose esperienze di PA che si sono distinte nella capacità di affrontare la Fatturazione Elettronica come reale opportunità e leva di innovazione e miglioramento. Ai casi più interessanti verrà conferito il “Premio Fatturazione Elettronica nella PA”.

Il Convegno si terrà venerdì 19 giugno 2015, dalle ore 9:00 alle ore 13:15, presso l’Aula Carlo De Carli all’interno del Campus Bovisa del Politecnico di Milano (via Durando 10, Milano).

Alle 12.00 Giusella Finocchiaro interverrà nella sessione dal titolo “il “digitale” che arriva dall’Europa: l’innovazione continua”.

Il programma del convegno è disponibile QUI. Le iscrizioni on-line all’Evento sono chiuse, sarà comunque possibile partecipare iscrivendosi direttamente in loco. Per maggiori informazioni sul Convegno, contattare l’Ing. Irene Facchinetti (email: irene.facchinetti@polimi.it).