Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

ISchermata 08-2457630 alle 09.02.14l web non è sempre esistito. Tantomeno Internet. Quando ricordo questi fatti evidenti ogni anno, all’inizio del mio corso di Diritto di Internet, alcuni studenti mi guardano stupiti. Quando pensiamo che 25 o 27 anni fa (a seconda delle ricostruzioni: di Facebook che ha lanciato l’idea del venticinquesimo compleanno e dell’inventore del web, Tim Berners-Lee, citato dal Post, che ha autorevolmente corretto) non c’era il web e nemmeno Google, Facebook, i social network e gli smart phone, sembra davvero che si tratti di un’altra era geologica.

Eppure, anche se a raccontarlo mi sento il “Numero Uno” di Alan Ford (per i più giovani non esperti di fumetti: riferimenti su wikipedia) c’era una volta un’epoca senza il www… Certamente è stata un’invenzione che ha cambiato il mondo e il modo di comunicare e di interagire con gli altri, con impatti di enorme rilevanza, di cui ancora osserviamo le conseguenze, nell’economia, nella politica e ovviamente nel diritto.

Internet, come è noto, e come ci ricorda anche il bel documentario di Herzog, Lo and Behold, è nato alla fine degli anni ‘60. Il world wide web, che non coincide con Internet, ma è uno dei più rilevanti servizi che utilizzano la Rete, molto più recentemente. I progenitori erano gli ipertesti, la cui idea innovativa era quella di collegare fra loro contenuti in un ordine non più necessariamente sequenziale, ma relazionale.

Nel 1969 l’uomo è andato sulla Luna e questo evento lo ricordano tutti. Pochi ricordano la contemporanea nascita di Internet, ma certo questo ha sconvolto molto di più la nostra quotidianità.

Le applicazioni commerciali di Internet si vedono negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘90: da neolaureata approfondivo le mie ricerche sui contratti informatici. E negli spot pubblicitari non mancava l’indirizzo www del produttore, che ancora in Italia non si vedeva. E ancora, il primo acquisto on line: un portatile (grande come una valigetta) consegnato overnight.

Tutto questo è oggi la nostra quotidianità: non ha più senso nemmeno la distinzione reale/virtuale. È tutto reale e anzi la nostra realtà può essere aumentata. Ma quanto ne siamo davvero consapevoli? Quanto abbiamo davvero compreso che il nostro agire anche on line ha precise conseguenze nella vita nostra e degli altri e non è affatto al di fuori delle regole?

posted by admin on agosto 24, 2016

Professione forense

(No comments)

Il deposito telematico degli atti dei processi civili è lecito solo per tribunali e corti d’appello, giudice di pace e Corte di Cassazione dovranno aspettare un nuovo decreto.

Con una nota inviata il 17 giugno 2016 al Presidente del Consiglio Nazionale Forense la Corte Suprema ha chiarito che non è ancora possibile depositare per via telematica gli atti del processo in quanto manca il decreto del ministero della Giustizia prescritto dall’articolo 6, comma 12-bis del Dl 179/2012, convertito nella legge 221 del 2012, che avrebbe dovuto delineare la funzionalità dei servizi di comunicazione degli uffici giudiziari diversi dai tribunali. Non è dunque ancora ammesso il deposito telematico di ricorso, controricorso, ricorso incidentale, memorie ex art. 378 del codice di procedura civile, memorie di costituzione di difensore, atti di costituzione a fini defensionali, atti depositati ex art. 372 cpc.

È comunque possibile depositare tramite strumenti telematici le istanze dei difensori non aventi immediata incidenza sul processo, come per esempio le istanze di prelievo o sollecita fissazione di ricorsi, di riunione, di differimento della trattazione, di assegnazione alle sezioni unite. La copia cartacea di queste istanze deve essere creata dalla cancelleria, per poi essere sottoposta al presidente titolare e inserita nel fascicolo.

posted by admin on agosto 22, 2016

Miscellanee

(No comments)

Il 10 agosto il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle modifiche del Codice dell’Amministrazione Digitale: concesso più tempo agli enti locali per l’abbandono della carta e l’obbligo di produrre i propri documenti soltanto in formato digitale.

Su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo recante norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante modifica e integrazione del codice dell’amministrazione digitale (CAD) di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

Prorogata di 4 mesi la scadenza, inizialmente fissata al 12 agosto, che obbligava le PA ad adeguare i propri sistemi di gestione informatica dei documenti ed essere in grado di produrre in formato digitale tutti gli originali dei documenti amministrativi informatici (Dpcm del 13 novembre 2014).

La riforma del CAD comprenderà disposizioni sul domicilio digitale della persona fisica e la sede legale delle imprese, mantenendo lo SPID quale strumento privilegiato di accesso in rete ai servizi delle pubbliche amministrazioni. Sarà compito delle PA provvedere a garantire l’accesso digitale ai propri servizi tramite il “pin unico” entro dicembre 2017. Per una maggiore trasparenza le amministrazioni saranno obbligate a inserire nei propri siti Internet informazioni esaustive per ciò che concerne appalti, tempi medi di attesa nella sanità, tempestività dei pagamenti nei confronti delle imprese creditrici, risultati di valutazione e piani per la prevenzione della corruzione.

Per un approfondimento sull’impatto delle modifiche del nuovo CAD in materia di documento informatico e firma digitale si rimanda al recente articolo di Giusella Finocchiaro.

Svolume-schremsCon una decine di recenti sentenze la Corte di Giustizia Europea ha affermato la rilevanza strategica che la protezione dei dati personali ha assunto nell’Unione Europea. Emerge chiaramente la volontà, apparentemente ovvia, di applicare i principi del diritto europeo al trattamento dei dati personali degli europei. Tuttavia, il tema che si affronta è più ampio e riguarda la difficoltà di giurisdizione su Internet, un non-luogo dove non esistono norme condivise, non essendo individuabile un soggetto politico legittimato a emanare le regole a livello globale.

La decisione nel caso Schrems segna un ulteriore passo verso l’affermazione di un modello europeo contrapposto a quello statunitense e la primazia del controllo giudiziario sugli accordi UE/USA. Per offrire una ampia analisi dell’attuale contesto giuridico, è stato pubblicato il volume “La protezione transnazionale dei dati personali dai “safe harbour principles” al “privacy shield””, curato da Giorgio Resta e Vincenzo Zeno-Zencovich.

Il volume si pone in continuità rispetto a quello sulla precedente sentenza nel caso Google Spain: dodici studiosi analizzano la nuova decisione sotto molteplici aspetti giuridici, prospettando interpretazioni e prospettive anche alla luce del “Privacy Shield” che dovrebbe governare la circolazione trans-atlantica dei dati.

Nel capitolo “La giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di dati personali da Google Spain a Schrems” Giusella Finocchiaro approfondisce le tematiche alla base delle sentenze della Corte di Giustizia.

Il volume è pubblicato sotto licenza “creative commons” ed è dunque liberamente consultabile e disponibile per il download gratuito a questa pagina.

La Commissione Europea aveva adottato la normativa il 12 luglio, lo “scudo” è operativo dal 1 agosto 2016. Adottata anche una “guida per il cittadino” per chiarire come attraverso il Privacy Shield venga tutelato il diritto alla protezione dei dati personali e quali siano gli eventuali rimedi in caso di utilizzo illecito.

Con l’entrata in vigore, le società private possono accreditarsi per il Privacy Shield presso il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti che verificherà se le policy aziendali sono in linea con lo standard di protezione dei dati richiesto dallo scudo.

QUI sono disponibili una serie di post del nostro blog che illustrano gli aspetti regolatori del Privacy Shield.

Per la guida per il cittadino si rimanda invece a QUESTO LINK.

posted by admin on luglio 27, 2016

PA telematica

(No comments)

Il 27 luglio la Commissione parlamentare per la semplificazione ha espresso un parere favorevole sullo schema di decreto legislativo di modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale con alcune osservazioni.

Lo stato dei lavori e le osservazioni della Commissione sono consultabili a QUESTO indirizzo.

Il 18 luglio 2016 il Consiglio Europeo ha adottato la direttiva relativa all’accessibilità dei siti web e delle app degli enti pubblici, concordata con il Parlamento europeo in maggio. La direttiva rende i prodotti e i servizi digitali accessibili a tutti, semplificando l’utilizzo dei servizi da parte delle persone svantaggiate.

La direttiva svolge un ruolo fondamentale nel garantire la piena partecipazione alla società e all’economia digitale anche in previsione dell’innalzamento dell’età media nel continente europeo, che secondo una stima riportata dall’Ufficio Stampa del Consiglio arriverà a 120 milioni di persone con disabilità o con limitazioni connesse all’invecchiamento entro il 2020.

Grazie alla direttiva i siti web e le applicazioni mobili delle amministrazioni, degli ospedali pubblici, dei tribunali e degli altri enti pubblici dovranno soddisfare criteri minimi comuni in materia di accessibilità. Gli Stati membri saranno liberi di stabilire requisiti ancora più rigorosi, nonché di applicare tali requisiti e/o quelli supplementari ai siti web e alle app di altri tipi di enti.

Dopo l’approvazione del Parlamento  in seconda lettura la direttiva entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE, che dovrebbe avere luogo in autunno.

Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina dedicata alla direttiva sul sito del Consiglio Europeo.

posted by admin on luglio 22, 2016

Miscellanee

(No comments)

L’Antitrust ha espresso parere favorevole sulla proposta di legge presentata alla Camera lo scorso 2 maggio e volta a disciplinare la cosiddetta sharing economy con un approccio trasversale ai diversi settori professionali.

Intervenendo in audizione presso le Commissioni Trasporti e Attività produttive di Montecitorio, il Presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella si è espresso a favore della proposta di regolamentazione sulla sharing economy: “è opportuno disciplinare l’attività delle piattaforme che consentono di gestire rapporti sia profit sia non profit, per scambi di casa, affitti privati, taxi privati, car sharing, banche del tempo e quant’altro”.

Citando le previsioni economiche secondo cui nei prossimi 10 anni si assisterà ad un aumento degli introiti derivati dalla condivisione di beni e servizi dagli attuali 13 a 300 miliardi, il Presidente dell’Antitrust ha dichiarato di aver apprezzato “l’iniziativa di una consultazione pubblica, attraverso un sito dedicato, idonea a coinvolgere il più ampio numero possibile di competenze”. Pitruzzella evidenzia l’importanza di “prevenire o evitare conflitti tra piattaforme come Uber e Airbnb, da una parte, e i tassisti e gli albergatori dall’altra”, insistendo anche sulla “opportunità di una regolazione leggera che protegga il processo di innovazione e mantenga il mercato aperto per i potenziali innovatori, scongiurando il rischio di regolazioni coercitive, inadeguate e quindi potenzialmente controproducenti”.

L’Italia sarebbe il primo paese a regolarizzare questo settore economico in forte espansione, che conta fra i suoi servizi gli ormai famigerati Uber (ora vietato nel nostro Paese) e AirBnB.

Il testo è frutto di un lavoro di un anno e mezzo svolto da un gruppo di parlamentari dell’Intergruppo Parlamentare per l’Innovazione Tecnologica.

posted by admin on luglio 20, 2016

Diritto d'autore e copyright

(No comments)

KickasstorrentsIl fondatore del più grande portale di aggregazione di file torrent è stato arrestato con l’accusa di violazione di copyright e riciclaggio di denaro.

Il Governo degli Stati Uniti ha annunciato l’arresto di Artem Vaulin, un cittadino ucraino di 30 anni sospettato di essere il proprietario e il fondatore di KikAss Torrents (KAT) il sito più utilizzato al mondo per il reperimento dei file torrents. Vaulin è stato arrestato in Polonia e gli Stati Uniti ne hanno chiesto l’estradizione. L’accusa è stata depositata presso la Corte Distrettuale di Chicago.

A quanto si apprende, le autorità statunitensi hanno agito fingendosi una società interessata ad un inserimento pubblicitario sul portale. La trattativa ha portato all’identificazione di un conto bancario associato al sito che è stato sequestrato. Contemporaneamente sono arrivate all’identificazione di Vaulin con la collaborazione della Apple. Sembra infatti che gli investigatori abbiano rilevato che un indirizzo IP usato per iTunes era stato utilizzato nello stesso giorno anche per effettuare il login della pagina Faceobok di KAT.

Attualmente è in corso il sequestro dei vari domini attraverso i quali è possibile raggiungere il portale.

L’avvocato che ha formulato l’accusa ha dichiarato che ci sono evidenze che Vaulin abbia “distribuito illegalmente (tramite Kickass Torrents, ndr) oltre un miliardo di dollari in materiale protetto da copyright”.

posted by admin on luglio 18, 2016

Miscellanee

(No comments)

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un’infografica in cui sono sintetizzate le principali regole deontologiche per un corretto trattamento dei dati personali nelle pratiche commerciali.

Le regole formano il “Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale” che entrerà in vigore il 1° ottobre 2016. Il Codice disciplina un settore particolarmente importante per il mercato e fissa le modalità per il corretto utilizzo di banche dati e strumenti di analisi, nel rispetto della dignità e della riservatezza delle persone.

Il documento, redatto dal Garante per la protezione dei dati personali insieme a varie associazioni di categoria, imprenditoriali e dei consumatori interessate, dovrà essere adottato dalle società che offrono informazioni sull’affidabilità commerciale di imprenditori e manager, che dovranno conformare il trattamento dei dati personali alle disposizioni in esso contenute.

Il codice di deontologia è disponibile QUI.

Infografica deontologia privacy