Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on ottobre 31, 2014

Diritto d'autore e copyright

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siaeIl Tribunale di Milano si è espresso in favore della start up Soundreef, aprendo alla libera concorrenza delle collecting society, in materia di raccolta e distribuzione di diritti d’autore musicali.

La musica d’ambiente, sottofondo musicale per centri commerciali e altri esercizi pubblici, non è obbligatoriamente vincolata all’intermediazione del soggetto unico SIAE.

Il Tribunale di Milano si è così pronunciato, rigettando le richieste inoltrate da un’artista e dalla radio “in-store” Ros&Ros, specializzata nella creazione di playlist per centri commerciali e annoverata fra i soggetti autorizzati da SIAE.

La causa legale era stata avviata nel tentativo di inibire le attività di Soundreef, una società di gestione collettiva inglese che distribuisce in Italia un repertorio di musica d’ambiente destinato agli esercizi commerciali.

I querelanti si erano appellati all’art.180 della legge 22 Aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore che attribuisce a SIAE un mandato esclusivo per la gestione dei diritti. Nel procedimento d’urgenza adottato, il Tribunale di Milano ha inteso far prevalere l’art.56 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in merito alla libera circolazione dei servizi, ritenendo non esistano sufficienti elementi per considerare la diffusione di musica da parte di Soundreef nel territorio italiano illecita, tantomeno che si possa affermare che la musica “gestita da Soundreef e da questa diffusa in Italia in centri commerciali e simili debba obbligatoriamente essere affidata all’intermediazione di SIAE. Una simile pretesa entrerebbe in conflitto con i principi del libero mercato in ambito comunitario e con i fondamentali principi della libera concorrenza”.

I Giudici hanno, inoltre, aggiunto che, dal momento che Soundreef è una società inglese, “non può dirsi che ricorra un obbligo per le collecting society europee di operare in Italia solo tramite accordi di reciprocità con la collecting society locale. Questa ipotesi si pone come facoltà rimessa alle parti, ma non come obbligo”.

Lo scontro tra Soundreef e, di fatto, la SIAE, era apparso inevitabile, poiché il meccanismo della start up permette di caricare gratuitamente tracce musicali di artisti che ne mantengono il 100% dei diritti di proprietà.

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posted by admin on ottobre 28, 2014

Diritto d'autore e copyright

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La Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d’Autore del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tramite il Servizio III – Diritto d’Autore e Vigilanza SIAE e l’Università Europea di Roma, nell’ambito dell’attività del CREDA (Centro di Ricerca d’eccellenza per il Diritto d’Autore) hanno organizzato, in occasione del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea il Convegno “Le nuove frontiere dell’innovazione tra diritto d’autore e brevetto”.

L’evento si terrà il 29 ottobre 2014 presso la sala conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, all’interno del Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure“, di cui l’Università Europea è capofila.

Al convegno interverrà l’On. Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini. E’ prevista la partecipazione del Presidente dell’Autorità Garante delle Comunicazioni (AGCOM), Angelo Marcello Cardani, nonché di numerosi professori di prestigiose università italiane ed europee, tra cui Giusella Finocchiaro per l’Università di Bologna.

Al dibattito interverranno rappresentanti WIPO, EPO e della Commissione europea, oltre ad esponenti del mondo della politica e rappresentanti del settore dell’industria.

Obiettivo dell’iniziativa è l’approfondimento delle nuove frontiere dell’innovazione, con riguardo ai limiti e alle tutele poste dal diritto d’autore e dal brevetto. In particolare verranno analizzate per un verso, le sfide dell’economia digitale rispetto alle prerogative del diritto d’autore, e per altro, l’evoluzione del diritto dei brevetti nella prospettiva dell’innovazione biotecnologica.

La partecipazione al Convegno è gratuita e attribuisce 8 crediti per la formazione continua degli Avvocati. Per ulteriori info si rimanda a QUESTA pagina.

posted by admin on ottobre 27, 2014

Diritto d'autore e copyright

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YouTubeLa pubblicazione su un sito di un video di YouTube non costituisce reato di violazione del copyright.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Europea, che recentemente si è espressa sulla liceità della pratica dell’embedding, ovvero la pubblicazione di video di YouTube sulle pagine dei propri siti web attraverso l’inserimento di un apposito codice.

Occasione per il chiarimento è stata la causa intentata in Germania dalla BestWater, azienda che produce filtri per l’acqua, contro due agenti di vendita di una compagnia concorrente, accusati di avere incorporato nel loro sito, senza autorizzazione, un video che BestWater aveva pubblicato sul suo account di YouTube.

Secondo quanto stabilito dai giudici, la diffusione di un video già pubblicato in rete attraverso il mero inserimento di un codice è da ritenersi affine all’attività di condivisione di un link. Infatti, l’embedding non costituisce una nuova o diversa comunicazione al pubblico ma è di fatto solo un collegamento dal momento che il video non viene alterato e non viene proposto a un nuovo tipo di audience.

La decisione della corte segue la linea interpretativa contenuta nella sentenza del caso Svensson, nella quale si è sancito che la condivisione di un link ad un contenuto già raggiungibile non corrisponde a una nuova “messa a disposizione di un’opera al pubblico in maniera tale che quest’ultimo possa avervi accesso”.

Il testo della sentenza non è stato diffuso ufficialmente. La notizia è stata pubblicata il 25 ottobre 2014 dal magazine Torrentfreak, che ha ricevuto il documento direttamente dai legali della difesa.

La decisione della Corte di Giustizia si pone in controtendenza rispetto all’orientamento giudiziario più diffuso tra i paesi comunitari, che vede nell’inserimento dei video una pratica equivalente ad una pubblicazione non autorizzata.

Il testo, in lingua tedesca, è disponibile QUI.

posted by admin on settembre 8, 2014

Diritto d'autore e copyright

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493197245Scontro sulla nuova funzionalità di Bing che permette ai gestori di siti di incorporare qualsiasi immagine del web attraverso un widget collegato al motore di ricerca.

A poche settimane dal lancio del “widget immagini” del motore di ricerca Bing, Getty Images ha depositato una una denuncia contro Microsoft per violazione di proprietà intellettuale.

Il nuovo Image Widget permette ai gestori di inserire sui propri siti un pannello che visualizza immagini singole o intere fotogallery attinte dalla rete senza limitazioni attraverso una selezione del motore di ricerca.

Secondo Getty Images, dal momento che la maggioranza delle foto pubblicate sul web è coperta da copyright il widget faciliterebbe una massiva violazione del diritto d’autore. Ovviamente, la preoccupazione principale dell’agenzia fotografica va alle 80 milioni di foto del suo catalogo, quotidianamente vendute a siti web e prodotti editoriali di tutto il mondo.

Nella denuncia, Getty Images ha chiarito che l’accusa non si rivolge alle funzionalità di ricerca immagini di Bing, ma solamente alla diffusione del widget, pubblicizzato da Microsoft come uno strumento progettato per rendere i siti web visivamente più attraenti e, di conseguenza, di più alto valore economico.

Ma, secondo Getty Images, lo sfruttamento economico delle immagini non si esaurirebbe in questo passaggio. Infatti, quando gli utenti “cliccano” sul widget vengono reindirizzati alla pagina della ricerca immagini di Bing permettendo alla Microsoft di raccogliere informazioni sugli utenti. Inoltre, aumentando il traffico sul motore di ricerca, il widget rende più redditizia la pubblicità su Bing.

In sostanza, l’agenzia di foto accusa Microsoft di lucrare indirettamente sulle immagini pubblicate dagli utenti del widget in violazione dal diritto d’autore.

Tuttavia, potrebbe esserci un’altra motivazione dietro al tentativo di bloccare la diffusione dell’applicativo di Microsoft. Nel marzo 2014 Getty Images ha lanciato un proprio widget di inserimento foto, dal funzionamento molto simile a quello di Bing, che permette ai siti non commerciali e agli utenti dei social network di inserire liberamente foto coperte dal diritto d’autore tratte dal catalogo dell’agenzia. “Però a differenza di Microsoft”, ha specificato un portavoce al The Seattle Times,”noi abbiamo licenze e accordi contrattuali  che ci permettono di distribuire legalmente le immagini”.

Getty Images ha richiesto al giudice della Corte Distrettuale Sud di New York un’ingiunzione preliminare ed una permanente contro la diffusione dell’Image Widget, almeno fino a quando Microsoft non potrà provare che la funzionalità non viola il diritto d’autore degli scatti fotografici. L’agenzia chiede inoltre un risarcimento per danni economici, che saranno valutati nel corso del giudizio.

Microsoft, in un comunicato, ha fatto sapere di ritenere molto importante la legge sul diritto d’autore e di voler prendere in seria considerazione la richiesta di Getty Images.

Attualmente, sulla pagina di download di Bing dedicata al widget, non è più possibile scaricare l’applicativo.

posted by admin on agosto 29, 2014

Diritto d'autore e copyright

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smartphone battleDi comune accordo le due compagnie decidono di deporre le armi e rinunciare alle reciproche rivalse sui brevetti. Restano attivi solo due processi negli Stati Uniti.

Con un comunicato congiunto, Apple e Samsung hanno recentemente annunciato la volontà di annullare le azioni legali attualmente in corso in Australia, Giappone, Corea del Sud, Germania, Olanda, Regno Unito, Francia e Italia.

La decisione mette fine ad una lunga sequela di contenziosi su brevetti legati al mondo delle tecnologia mobile. Nello specifico: Apple accusa Samsung di aver copiato il design di iPhone e iPad mentre Samsung reclama la paternità del sistema di trasmissione wireless, utilizzato da Apple senza autorizzazione.

Le sentenze fino ad oggi emesse, che a volte hanno dato ragione all’una e a volte all’altra compagnia, non hanno di fatto mai influito sull’assetto dei prodotti e sulle vendite. Questo anche grazie al fatto che la maggioranza dei giudici ha spinto per un patteggiamento tra la due società.

A quanto si apprende, le due compagnie – attualmente le più grandi aziende di smartphone esistenti – hanno già sborsato centinaia di milioni di dollari in spese legali nel tentativo di dominare un mercato che nel 2013 è stato stimato intorno ai  338 miliardi di dollari.

La decisione di seppellire l’ascia di guerra potrebbe essere stata dettata dalla necessità di concentrare le forze contro le nuove compagnie emergenti cinesi, Huawei Technologies, Lenovo Group e Xiaomi, che minacciano le quote di mercato dei due colossi.

Apple e Samsung hanno comunque fatto sapere che la loro decisione non sottende alcun accordo commerciale sulle licenze e che non verranno annullati due processi in corso negli Stati Uniti, entrambi in fase di appello.

downloadIl Copyright Office degli Stati Uniti ha recentemente chiarito i dubbi emersi nel dibattito sull’autoscatto della scimmia pubblicato su Wikimedia: negli USA le opere prodotte da animali non sono coperte da copyright.

Sulla disputa fra il fotografo inglese David Slater e Wikimedia Commons relativa ai diritti d’autore sul “selfie” della scimmia indonesiana, si è recentemente pronunciato il Copyright Office della libreria del Congresso.

Nella bozza della terza edizione del suo Compendium l’agenzia governativa ha sancito che solo le opere create dagli esseri umani possono essere soggette a copyright e sono quindi escluse le fotografie scattate da animali o da sistemi automatizzati.

Sarebbe dunque supportata dalla legge americana l’affermazione di Wikimedia secondo cui l’autoscatto dell scimmia sarebbe appartenente al pubblico dominio.

“Dal momento che la legge sul copyright si riferisce a “la concezione intellettuale originale dell’autore” il Copyright Office non può registrare richieste che implichino che un essere umano non ha creato l’opera” si legge nella bozza. Il testo cita poi specificatamente “una fotografia scattata da una scimmia” come esempio di un lavoro che non può essere coperto da diritto d’autore.

Nello stesso capitolo del compendium viene riportato anche l’orientamento normativo riguardante i casi di “intervento divino: “allo stesso modo, l’ufficio non può registrare un’opera che si presume essere creata da una divinità o un essere soprannaturale, mentre è possibile registrare lavori accompagnati dalla dichiarazione che l’opera è stata ispirata ad uno spirito divino”.

macacaWikipedia rifiuta di rimuovere un’immagine segnalata come in violazione di copyright: se la foto è scattata da un macaco, non è protetta da diritto d’autore.

In queste settimane ha fatto il giro del mondo la notizia del contenzioso scaturito tra Wikimedia Commons, la comunità no-profit che gestisce l’archivio di immagini utilizzate nelle pagine Wikipedia, ed un fotografo naturalistico inglese, David J Slater, in merito al copyright della foto che vedete in questo post.

Si tratta di un autoritratto fotografico, o di un “selfie”  - come pare piaccia definirlo ora –  ad opera di un esemplare femmina di macaco indonesiano (macaca nigra).

L’incredibile foto è stata scattata nel 2011 in una foresta indonesiana. Un gruppo di scimmie si impossessarono della macchina fotografica di Slater abbandonata per qualche minuto su un cavalletto nella foresta. Tra le oltre 100 immagini scattate dai primati, gran parte delle quali fuori fuoco, alcuni autoritratti risultarono sorprendentemente ben fatti.

Comprensibilmente, in seguito alla sua pubblicazione sul web, le immagini si sono diffuse in poco tempo. Una di esse è stata inserita nell’archivio di immagini “libere da copyright” di Wikimedia per poter essere collegata alla pagina di Wikipedia dedicata al macaca nigra.

L’idea non è piaciuta a Slater, che ha inviato ripetute richieste alla comunità di Wikimedia reclamando il diritto d’autore sull’immagine e chiedendone la rimozione.

I membri dell’enciclopedia libera non hanno però accettato le rimostranze, sostenendo che essendo un autoritratto, l’autorialità dell’opera non poteva essere ricondotta al fotografo. Facendo riferimento al Copyright Compendium § 202.02(b) del Copyright Office degli Stati Uniti, Wikimedia ha sottolineato che “il termine “autorialità” implica, per un’opera, che sia stata originata da un essere umano. Materiali prodotti dalla natura, dalle piante o dagli animali non possono essere soggetti a copyright.”

Slater ha replicato sostenendo che sebbene la scimmia avesse premuto il bottone, tutta la preparazione allo scatto era stata messa in atto da lui. Secondo il fotografo la proprietà dell’immagine deve essergli attribuita anche per l’investimento economico che ha portato alla realizzazione della foto: oltre 2000 sterline di spese di viaggio.

Alcuni commentatori hanno obiettato che se si potesse reclamare il copyright per aver messo a punto un’apparecchiatura tutte le aziende produttrici di materiale fotografico potrebbero concorrere nel diritto d’autore.

In un’intervista riportata sul Washington Post, la responsabile dell’ufficio comunicazione di Wikimedia Foundation Katherine Maher ha dichiarato che Wikimedia conta sul fatto che la base giuridica per negare la richiesta di rimozione di Slater è solida, in quanto la persona che scatta la foto dovrebbe essere quella che gode dei diritti d’autore, ma in questo caso nessuna persona ha scattato e quindi l’immagine è lecitamente parte del pubblico dominio.  Secondo Maher, il fotografo avrebbe dovuto operare modifiche sostanziali all’immagine per poter reclamare dei diritti intellettuali, e non solo limitarsi a ridimensionare o ritoccare leggermente il colore.

Slater ha dichiarato di voler ricorrere alle vie legali sia in Inghilterra, dove risiede, sia negli Stati Uniti, dove ha base la Wikimedia Fundation.

posted by admin on maggio 12, 2014

Diritto d'autore e copyright

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YouTubeUna recente sentenza del Tribunale di Torino ha stabilito che il provider di servizi di deve provvedere alla rimozione dei contenuti ritenuti illeciti solo dietro segnalazione dell’URL corrispondente da parte del detentore dei diritti.

Il Tribunale, con ordinanza del 5 maggio 2014, ha rigettato le richieste avanzate dalla società Delta TV S.r.l., detentore dei diritti di sfruttamento economico per l’Italia di una ventina di telenovele sudamericane di grande successo, che aveva avviato una causa contro Google Inc e YouTube LLC per la mancata rimozione di alcuni episodi pubblicati dagli utenti senza autorizzazione sulla piattaforma di video.

La società aveva richiesto a YouTube di provvedere  alla cancellazione di tutte URL riconducibili alle varie soap opera e che mettesse in atto un sistema di prevenzione dagli eventuali futuri upload illeciti.

La richiesta di risarcimento avanzata da Delta TV ammontava a 13.097.000 euro, considerati dalla società sufficienti a compensare la procurata svalutazione del prodotto destinato al mercato italiano, da sommare al non ancora stimato “mancato compenso per copia privata” derivante dal mercato Home Video.

Il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso escludendo qualsiasi obbligo di vaglio preventivo dell’effettiva titolarità dei diritti di autore in capo agli utenti che caricano i video sulla piattaforma, sottolineando che la piattaforma mette già a disposizione dei detentori di copyright strumenti di tutela come il Content ID, un sistema idoneo “ad intercettare preventivamente il caricamento di file violativi del diritto d’autore”.

L’obbligo di rimozione in capo a YouTube, mero “hosting passivo” ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs. 17/2003, sorge perciò per effetto di un’esatta indicazione dell’URL relativo al contenuto ritenuto illecito, e non sulla base di sospetti o di “una diffida generica contenente il solo titolo del prodotto audiovisivo”.

Da quanto si apprende da fonti di stampa la sentenza precisa che “è certamente vero che detta modalità di tutela implica un peculiare obbligo di facere (l’obbligo di sorveglianza e vigilanza in proprio) da parte del titolare del diritto d’autore violato, ma è anche vero che detta modalità è l’unica che consente di mantenere e attuare il favor alla diffusione dei servizi della società dell’informazione che il legislatore europeo e nazionale intende attuare e concretare”.

Il 22 aprile 2014 il Marco Civil, la “costituzione di Internet” del Brasile, è stata definitivamente approvata dal Senato Brasiliano. La legge che regola i diritti e i doveri degli utenti della rete è stata firmata dal presidente Dilma Rousseff in apertura della conferenza “NetMundial”, un evento di due giorni dedicato alla governance mondiale della rete.

Dopo cinque anni di lavori viene approvata a San Paolo la normativa che protegge la privacy, la libertà di espressione e garantisce la net neutrality. E proprio in relazione alla net neutrality la Carta dei diritti di Internet brasiliana è considerata dagli attivisti delle libertà civili come un documento rivoluzionario nella storia di Internet. La norma impedirà infatti alle compagnie di telecomunicazione di istituire canali preferenziali di accesso alla banda ad appannaggio di alcuni servizi e a discapito di altri, una tendenza emergente nelle nuove strategie commerciali dei provider di connettività di tutto il mondo.

L’iter della legge ha subito un’accelerazione in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden, dalle quali è emerso che gli Stati Uniti monitoravano le comunicazioni della Presidente Rousseff. Sul fronte del datagate, tuttavia, la legge brasiliana si rivela essere meno incisiva di quanto sembrasse al momento della sua prima formulazione. Infatti una delle più dibattute novità contenute nella proposta di legge, l’idea di impedire l’archiviazione di dati di cittadini brasiliani su server collocati all’estero, è stata eliminata dal testo della norma prima dell’approvazione in Senato.

In virtù della rimozione di questa proposta, è stato rafforzato un altro articolo della normativa, che prevede che le compagnie che raccolgono dati degli utenti generati in Brasile debbano sottostare alle regole sulla protezione dei dati del governo brasiliano, a prescindere dal luogo dove sono collocati i server su cui vengono archiviate le informazioni.

Il Marco Civil contiene anche prescrizioni contro l’attribuzione di responsabilità degli intermediari, sancendo che i provider non sono responsabili del contenuto pubblicato online dagli utenti, un tema da anni dibattuto in Europa su cui il Brasile ancora non aveva legiferato. Secondo la nuova normativa, i fornitori di servizi saranno ritenuti responsabili per i contenuti di terzi solo se non provvederanno alla rimozione del materiale in seguito ad un’ordinanza di un tribunale.

A quanto si apprende dalla stampa, il momento della firma presidenziale della legge è stato accolto con applausi e grida dal pubblico di NetMundial, composto da esperti e rappresentanti delle principali compagnie mondiali della rete.

In un intervento che ha preceduto di poco la firma della Rouseff l’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee ha espresso l’auspicio che altri governi seguano l’esempio del Brasile e si uniscano nella firma della carta, definita come un fantastico esempio di come i governi possono giocare un ruolo positivo nell’avanzamento dei diritti civili su Internet e nel mantenimento di una rete aperta.

Dopo l’intervento della Presidente anche la Commissaria Europea Neelie Kroes ha espresso il suo entusiasmo definendo il Marco civil come “una festa”.

posted by admin on marzo 28, 2014

Diritto d'autore e copyright

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agcom_logoIl 31 Marzo 2014 entra in vigore regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70, approvato il 12 dicembre 2013 dall’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni. Il regolamento è al centro di proteste e polemiche da parte di associazioni di categoria e commentatori della rete.

A quanto si apprende da fonti di stampa, il regolamento è attualmente oggetto di tre distinti ricorsi.

Presso il TAR del Lazio è aperto un ricorso impugnato da tre associazioni di stampa: Anso (Associazione nazionale stampa online), Femi (Federazione Media digitali indipendenti) e Open Media Coalition. Le associazioni chiedono al tribunale che il regolamento venga sospeso in quanto illegittimo. Nell’annunciare il ricorso spiegano infatti che “non spettava ad AGCOM scrivere nuove regole per il diritto d’autore online, sostituendosi al Parlamento ed ai Giudici Ordinari ai quali la legge sul Diritto d’autore attribuisce la giurisdizione esclusiva in materia di proprietà intellettuale, prevedendo, peraltro, anche la possibilità per i titolari dei diritti di chiedere ed ottenere provvedimenti d’urgenza assolutamente analoghi a quelli che l’Authority si è ora attribuita il potere di emanare al posto dei giudici”. “L’applicazione delle disposizioni contenute nel provvedimento varato dall’Authority” aggiungono le associazioni “pone sulle spalle di tutti gli imprenditori che maneggiano contenuti digitali online macroscopici oneri e responsabilità attraverso i quali, di fatto, si trasferisce integralmente in capo a questi ultimi – che non sono né ladri né pirati – il costo dell’antipirateria”.

Questa la motivazione che ha spinto anche Assoprovider-Confcommercio, insieme a diverse associazioni di consumatori, a intraprendere ricorso contro il regolamento. In un recente comunicato l’associazione dei provider indipendenti dichiara di sentirsi costretta “ad un appello alle istituzioni affinchè i diritti economici degli imprenditori italiani dell’ICT siano tutelati almeno tanto quanto quelli degli operatori economici di un settore in gran parte dominato da soggetti internazionali.”

Parimenti, anche il colosso delle tlc Wind, avrebbe impugnato il regolamento ma non avrebbe ancora deciso se confermare il ricorso già notificato ad AGCOM depositandolo presso il Tar del Lazio.

Anche i sindacati Cigl, Cisl e Uil si sono mobilitati contro il regolamento, chiedendo, in una lettera aperta all’authority, chiarimenti sul personale che si occuperà delle procedure antipirateria.

Il regolamento è stato inoltre anche al centro di uno scontro in Parlamento dove sono state depositate due proposte di legge sul diritto d’autore, una a firma dell’on. Mirella Liuzzi del M5s e una del senatore del Pd Felice Casson.