Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on agosto 29, 2014

Diritto d'autore e copyright

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smartphone battleDi comune accordo le due compagnie decidono di deporre le armi e rinunciare alle reciproche rivalse sui brevetti. Restano attivi solo due processi negli Stati Uniti.

Con un comunicato congiunto, Apple e Samsung hanno recentemente annunciato la volontà di annullare le azioni legali attualmente in corso in Australia, Giappone, Corea del Sud, Germania, Olanda, Regno Unito, Francia e Italia.

La decisione mette fine ad una lunga sequela di contenziosi su brevetti legati al mondo delle tecnologia mobile. Nello specifico: Apple accusa Samsung di aver copiato il design di iPhone e iPad mentre Samsung reclama la paternità del sistema di trasmissione wireless, utilizzato da Apple senza autorizzazione.

Le sentenze fino ad oggi emesse, che a volte hanno dato ragione all’una e a volte all’altra compagnia, non hanno di fatto mai influito sull’assetto dei prodotti e sulle vendite. Questo anche grazie al fatto che la maggioranza dei giudici ha spinto per un patteggiamento tra la due società.

A quanto si apprende, le due compagnie – attualmente le più grandi aziende di smartphone esistenti – hanno già sborsato centinaia di milioni di dollari in spese legali nel tentativo di dominare un mercato che nel 2013 è stato stimato intorno ai  338 miliardi di dollari.

La decisione di seppellire l’ascia di guerra potrebbe essere stata dettata dalla necessità di concentrare le forze contro le nuove compagnie emergenti cinesi, Huawei Technologies, Lenovo Group e Xiaomi, che minacciano le quote di mercato dei due colossi.

Apple e Samsung hanno comunque fatto sapere che la loro decisione non sottende alcun accordo commerciale sulle licenze e che non verranno annullati due processi in corso negli Stati Uniti, entrambi in fase di appello.

downloadIl Copyright Office degli Stati Uniti ha recentemente chiarito i dubbi emersi nel dibattito sull’autoscatto della scimmia pubblicato su Wikimedia: negli USA le opere prodotte da animali non sono coperte da copyright.

Sulla disputa fra il fotografo inglese David Slater e Wikimedia Commons relativa ai diritti d’autore sul “selfie” della scimmia indonesiana, si è recentemente pronunciato il Copyright Office della libreria del Congresso.

Nella bozza della terza edizione del suo Compendium l’agenzia governativa ha sancito che solo le opere create dagli esseri umani possono essere soggette a copyright e sono quindi escluse le fotografie scattate da animali o da sistemi automatizzati.

Sarebbe dunque supportata dalla legge americana l’affermazione di Wikimedia secondo cui l’autoscatto dell scimmia sarebbe appartenente al pubblico dominio.

“Dal momento che la legge sul copyright si riferisce a “la concezione intellettuale originale dell’autore” il Copyright Office non può registrare richieste che implichino che un essere umano non ha creato l’opera” si legge nella bozza. Il testo cita poi specificatamente “una fotografia scattata da una scimmia” come esempio di un lavoro che non può essere coperto da diritto d’autore.

Nello stesso capitolo del compendium viene riportato anche l’orientamento normativo riguardante i casi di “intervento divino: “allo stesso modo, l’ufficio non può registrare un’opera che si presume essere creata da una divinità o un essere soprannaturale, mentre è possibile registrare lavori accompagnati dalla dichiarazione che l’opera è stata ispirata ad uno spirito divino”.

macacaWikipedia rifiuta di rimuovere un’immagine segnalata come in violazione di copyright: se la foto è scattata da un macaco, non è protetta da diritto d’autore.

In queste settimane ha fatto il giro del mondo la notizia del contenzioso scaturito tra Wikimedia Commons, la comunità no-profit che gestisce l’archivio di immagini utilizzate nelle pagine Wikipedia, ed un fotografo naturalistico inglese, David J Slater, in merito al copyright della foto che vedete in questo post.

Si tratta di un autoritratto fotografico, o di un “selfie”  - come pare piaccia definirlo ora –  ad opera di un esemplare femmina di macaco indonesiano (macaca nigra).

L’incredibile foto è stata scattata nel 2011 in una foresta indonesiana. Un gruppo di scimmie si impossessarono della macchina fotografica di Slater abbandonata per qualche minuto su un cavalletto nella foresta. Tra le oltre 100 immagini scattate dai primati, gran parte delle quali fuori fuoco, alcuni autoritratti risultarono sorprendentemente ben fatti.

Comprensibilmente, in seguito alla sua pubblicazione sul web, le immagini si sono diffuse in poco tempo. Una di esse è stata inserita nell’archivio di immagini “libere da copyright” di Wikimedia per poter essere collegata alla pagina di Wikipedia dedicata al macaca nigra.

L’idea non è piaciuta a Slater, che ha inviato ripetute richieste alla comunità di Wikimedia reclamando il diritto d’autore sull’immagine e chiedendone la rimozione.

I membri dell’enciclopedia libera non hanno però accettato le rimostranze, sostenendo che essendo un autoritratto, l’autorialità dell’opera non poteva essere ricondotta al fotografo. Facendo riferimento al Copyright Compendium § 202.02(b) del Copyright Office degli Stati Uniti, Wikimedia ha sottolineato che “il termine “autorialità” implica, per un’opera, che sia stata originata da un essere umano. Materiali prodotti dalla natura, dalle piante o dagli animali non possono essere soggetti a copyright.”

Slater ha replicato sostenendo che sebbene la scimmia avesse premuto il bottone, tutta la preparazione allo scatto era stata messa in atto da lui. Secondo il fotografo la proprietà dell’immagine deve essergli attribuita anche per l’investimento economico che ha portato alla realizzazione della foto: oltre 2000 sterline di spese di viaggio.

Alcuni commentatori hanno obiettato che se si potesse reclamare il copyright per aver messo a punto un’apparecchiatura tutte le aziende produttrici di materiale fotografico potrebbero concorrere nel diritto d’autore.

In un’intervista riportata sul Washington Post, la responsabile dell’ufficio comunicazione di Wikimedia Foundation Katherine Maher ha dichiarato che Wikimedia conta sul fatto che la base giuridica per negare la richiesta di rimozione di Slater è solida, in quanto la persona che scatta la foto dovrebbe essere quella che gode dei diritti d’autore, ma in questo caso nessuna persona ha scattato e quindi l’immagine è lecitamente parte del pubblico dominio.  Secondo Maher, il fotografo avrebbe dovuto operare modifiche sostanziali all’immagine per poter reclamare dei diritti intellettuali, e non solo limitarsi a ridimensionare o ritoccare leggermente il colore.

Slater ha dichiarato di voler ricorrere alle vie legali sia in Inghilterra, dove risiede, sia negli Stati Uniti, dove ha base la Wikimedia Fundation.

posted by admin on maggio 12, 2014

Diritto d'autore e copyright

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YouTubeUna recente sentenza del Tribunale di Torino ha stabilito che il provider di servizi di deve provvedere alla rimozione dei contenuti ritenuti illeciti solo dietro segnalazione dell’URL corrispondente da parte del detentore dei diritti.

Il Tribunale, con ordinanza del 5 maggio 2014, ha rigettato le richieste avanzate dalla società Delta TV S.r.l., detentore dei diritti di sfruttamento economico per l’Italia di una ventina di telenovele sudamericane di grande successo, che aveva avviato una causa contro Google Inc e YouTube LLC per la mancata rimozione di alcuni episodi pubblicati dagli utenti senza autorizzazione sulla piattaforma di video.

La società aveva richiesto a YouTube di provvedere  alla cancellazione di tutte URL riconducibili alle varie soap opera e che mettesse in atto un sistema di prevenzione dagli eventuali futuri upload illeciti.

La richiesta di risarcimento avanzata da Delta TV ammontava a 13.097.000 euro, considerati dalla società sufficienti a compensare la procurata svalutazione del prodotto destinato al mercato italiano, da sommare al non ancora stimato “mancato compenso per copia privata” derivante dal mercato Home Video.

Il Tribunale di Torino ha respinto il ricorso escludendo qualsiasi obbligo di vaglio preventivo dell’effettiva titolarità dei diritti di autore in capo agli utenti che caricano i video sulla piattaforma, sottolineando che la piattaforma mette già a disposizione dei detentori di copyright strumenti di tutela come il Content ID, un sistema idoneo “ad intercettare preventivamente il caricamento di file violativi del diritto d’autore”.

L’obbligo di rimozione in capo a YouTube, mero “hosting passivo” ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs. 17/2003, sorge perciò per effetto di un’esatta indicazione dell’URL relativo al contenuto ritenuto illecito, e non sulla base di sospetti o di “una diffida generica contenente il solo titolo del prodotto audiovisivo”.

Da quanto si apprende da fonti di stampa la sentenza precisa che “è certamente vero che detta modalità di tutela implica un peculiare obbligo di facere (l’obbligo di sorveglianza e vigilanza in proprio) da parte del titolare del diritto d’autore violato, ma è anche vero che detta modalità è l’unica che consente di mantenere e attuare il favor alla diffusione dei servizi della società dell’informazione che il legislatore europeo e nazionale intende attuare e concretare”.

Il 22 aprile 2014 il Marco Civil, la “costituzione di Internet” del Brasile, è stata definitivamente approvata dal Senato Brasiliano. La legge che regola i diritti e i doveri degli utenti della rete è stata firmata dal presidente Dilma Rousseff in apertura della conferenza “NetMundial”, un evento di due giorni dedicato alla governance mondiale della rete.

Dopo cinque anni di lavori viene approvata a San Paolo la normativa che protegge la privacy, la libertà di espressione e garantisce la net neutrality. E proprio in relazione alla net neutrality la Carta dei diritti di Internet brasiliana è considerata dagli attivisti delle libertà civili come un documento rivoluzionario nella storia di Internet. La norma impedirà infatti alle compagnie di telecomunicazione di istituire canali preferenziali di accesso alla banda ad appannaggio di alcuni servizi e a discapito di altri, una tendenza emergente nelle nuove strategie commerciali dei provider di connettività di tutto il mondo.

L’iter della legge ha subito un’accelerazione in seguito alle rivelazioni di Edward Snowden, dalle quali è emerso che gli Stati Uniti monitoravano le comunicazioni della Presidente Rousseff. Sul fronte del datagate, tuttavia, la legge brasiliana si rivela essere meno incisiva di quanto sembrasse al momento della sua prima formulazione. Infatti una delle più dibattute novità contenute nella proposta di legge, l’idea di impedire l’archiviazione di dati di cittadini brasiliani su server collocati all’estero, è stata eliminata dal testo della norma prima dell’approvazione in Senato.

In virtù della rimozione di questa proposta, è stato rafforzato un altro articolo della normativa, che prevede che le compagnie che raccolgono dati degli utenti generati in Brasile debbano sottostare alle regole sulla protezione dei dati del governo brasiliano, a prescindere dal luogo dove sono collocati i server su cui vengono archiviate le informazioni.

Il Marco Civil contiene anche prescrizioni contro l’attribuzione di responsabilità degli intermediari, sancendo che i provider non sono responsabili del contenuto pubblicato online dagli utenti, un tema da anni dibattuto in Europa su cui il Brasile ancora non aveva legiferato. Secondo la nuova normativa, i fornitori di servizi saranno ritenuti responsabili per i contenuti di terzi solo se non provvederanno alla rimozione del materiale in seguito ad un’ordinanza di un tribunale.

A quanto si apprende dalla stampa, il momento della firma presidenziale della legge è stato accolto con applausi e grida dal pubblico di NetMundial, composto da esperti e rappresentanti delle principali compagnie mondiali della rete.

In un intervento che ha preceduto di poco la firma della Rouseff l’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee ha espresso l’auspicio che altri governi seguano l’esempio del Brasile e si uniscano nella firma della carta, definita come un fantastico esempio di come i governi possono giocare un ruolo positivo nell’avanzamento dei diritti civili su Internet e nel mantenimento di una rete aperta.

Dopo l’intervento della Presidente anche la Commissaria Europea Neelie Kroes ha espresso il suo entusiasmo definendo il Marco civil come “una festa”.

posted by admin on marzo 28, 2014

Diritto d'autore e copyright

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agcom_logoIl 31 Marzo 2014 entra in vigore regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70, approvato il 12 dicembre 2013 dall’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni. Il regolamento è al centro di proteste e polemiche da parte di associazioni di categoria e commentatori della rete.

A quanto si apprende da fonti di stampa, il regolamento è attualmente oggetto di tre distinti ricorsi.

Presso il TAR del Lazio è aperto un ricorso impugnato da tre associazioni di stampa: Anso (Associazione nazionale stampa online), Femi (Federazione Media digitali indipendenti) e Open Media Coalition. Le associazioni chiedono al tribunale che il regolamento venga sospeso in quanto illegittimo. Nell’annunciare il ricorso spiegano infatti che “non spettava ad AGCOM scrivere nuove regole per il diritto d’autore online, sostituendosi al Parlamento ed ai Giudici Ordinari ai quali la legge sul Diritto d’autore attribuisce la giurisdizione esclusiva in materia di proprietà intellettuale, prevedendo, peraltro, anche la possibilità per i titolari dei diritti di chiedere ed ottenere provvedimenti d’urgenza assolutamente analoghi a quelli che l’Authority si è ora attribuita il potere di emanare al posto dei giudici”. “L’applicazione delle disposizioni contenute nel provvedimento varato dall’Authority” aggiungono le associazioni “pone sulle spalle di tutti gli imprenditori che maneggiano contenuti digitali online macroscopici oneri e responsabilità attraverso i quali, di fatto, si trasferisce integralmente in capo a questi ultimi – che non sono né ladri né pirati – il costo dell’antipirateria”.

Questa la motivazione che ha spinto anche Assoprovider-Confcommercio, insieme a diverse associazioni di consumatori, a intraprendere ricorso contro il regolamento. In un recente comunicato l’associazione dei provider indipendenti dichiara di sentirsi costretta “ad un appello alle istituzioni affinchè i diritti economici degli imprenditori italiani dell’ICT siano tutelati almeno tanto quanto quelli degli operatori economici di un settore in gran parte dominato da soggetti internazionali.”

Parimenti, anche il colosso delle tlc Wind, avrebbe impugnato il regolamento ma non avrebbe ancora deciso se confermare il ricorso già notificato ad AGCOM depositandolo presso il Tar del Lazio.

Anche i sindacati Cigl, Cisl e Uil si sono mobilitati contro il regolamento, chiedendo, in una lettera aperta all’authority, chiarimenti sul personale che si occuperà delle procedure antipirateria.

Il regolamento è stato inoltre anche al centro di uno scontro in Parlamento dove sono state depositate due proposte di legge sul diritto d’autore, una a firma dell’on. Mirella Liuzzi del M5s e una del senatore del Pd Felice Casson.

posted by admin on marzo 18, 2014

Diritto d'autore e copyright

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fileserve premium accountCondannato per violazione del copyright, il servizio di file sharing FileServe dovrà risarcire una casa di produzione americana per i mancati ricavi di un’opera cinematografica.

La vicenda risale alla primavera scorsa: FileServe aveva reso disponibile sui suoi server il download gratuito del film “American Cowslip”, caricato illecitamente da un utente, e ne aveva permesso la fruizione senza l’autorizzazione dai detentori dei diritti. Dopo avere richisto invano al servizio di hosting la rimozione dei file, la Cowslip Film Partners, la casa di produzione dell’opera, si era rivolta alla Corte Distrettuale della California chiedendo un risarcimento danni.

Per stimare il danno relativo ai mancati incassi la compagnia cinematografica ha proceduto calcolando la differenza tra l’incasso previsto e quello ottenuto dalla proiezione nelle sale, di gran lunga inferiore alle aspettative.

Per determinare l’ammontare del mancato guadagno, la Cowslip Film Partners ha utilizzato un sistema di previsione statistica basato sui ricavi di film giudicati “simili” ad “American Cowslip”. Secondo la stima, il film avrebbe dovuto generare oltre un milione di incasso solo in Nord America, tuttavia il botteghino ha registrato un ricavo di soli 68.000 dollari.

Accogliendo la richiesta della casa di produzione il giudice ha imposto a FileServe un risarcimento di 869.500 dollari per compensare la casa di produzione dei danni causati dalla diffusione illecita dell’opera.

Con una stima di quasi 200 milioni di pagine visitate al mese, FileServe è nella lista delle 10 piattaforme di file sharing più visitate al mondo.

La compagnia che gestisce la piattaforma, con sede nelle Isole Vergini, dovrà ora procedere al pagamento del risarcimento, oltre al pagamento di 20mila dollari relativi alle spese legali del procedimento. Tuttavia, c’è la possibilità che la compagnia cinematografica non riceva quanto stabilito dal giudice: i rappresentanti di FileServe non si sono infatti mai presentati in tribunale e non è peregrino ipotizzare che cambino presto la sede aziendale.

posted by admin on marzo 5, 2014

Diritto d'autore e copyright

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La Guardia di Finanza ha sequestrato 46 tra portali e domini internet che permettevano il download e lo streaming di contenuti protetti da diritto d’autore in cambio di donazioni e della disponibilità alla condivisione dei file da parte degli utenti.

Il Giudice per le indagini preliminari di Roma ha disposto il sequestro con l’ipotesi di reato in violazione dell’art. 171 ter, comma 2bis, della legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore, contestandone il fine di lucro, conseguito attraverso l’inserimento di banner pubblicitari e la richiesta di libere donazioni.

L’operazione effettuata dal nucleo speciale per la radiodiffusione e l’editoria di Roma della Guarda di Finanza, in collaborazione con il nucleo speciale frodi tecnologiche delle fiamme gialle, è una delle più importanti mai portate a termine in materia di pirateria sul territorio italiano.

Per quanto riguarda la procedura di sequestro, sono stati oscurati i siti incriminati con IP italiano, che risultano già inaccessibili, mentre è in corso la procedura di blocco per quelli con hosting provider estero: la procura ha infatti chiesto agli ISP nazionali di inibire l’accesso per gli utenti del nostro Paese tramite blocco dei Domain Name Server.

Tra i 46 siti sottoposti a sequestro i più noti sarebbero mondotorrent, dopinatorrent, truepirates, filmxtutti, casacinema, italiafilms, guardafilm, piratestreaming, filmsenzalimiti, eurostreaming.

posted by admin on febbraio 24, 2014

Diritto d'autore e copyright

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the_nsa_mens_vneck_tshirtLa National Security Agency degli Stati Uniti, al centro dello scandalo delle intercettazioni su scala globale rivelato da Edward Snowden, è nuovamente al centro di un caso di giudiziario che riguarda una violazione ai danni dei cittadini. Questa volta, però, si tratta del diritto di satira.

La controparte è Dan McCall, un designer free lance che da oltre dieci anni vende su internet t-shirt e tazze con il logo della NSA accompagnato dalla frase “NSA: l’unica parte del governo che sa ascoltare”.

Nel 2011 McCall ha ricevuto una cosiddetta cease-and-desist letter dalla NSA che itimava la rimozione dei suoi prodotti dal portale di commercio di gadget online Zazzle.com.

Il portale, decidendo di assecondare l’Agenzia governativa, ha obbligato McCall a rimuovere gli oggetti dal suo negozio virtuale e, dopo qualche tempo, McCall ha deciso di aprire un nuovo spazio di vendita online su CafePress, una piattaforma del tutto simile a Zazzle. Ironicamente, il nuovo profilo del designer invitava gli utenti a comprare le magliette con il messaggio promozionale “Censurate dalla NSA!“.

Lo scorso ottobre, in seguito al clamore sollevato dalle rivelazioni di Snowden, McCall ha deciso di intraprendere un’azione legale contro la NSA sostenendo che la richiesta di rimozione dei suoi prodotti da parte dell’agenzia governativa fosse illecita. Secondo il designer, magliette e tazze erano parodie e come tali erano tutelate dal Primo Emendamento degli Stati Uniti, che tutela la libertà di espressione.

È notizia recente che la NSA ha accolto le motivazioni di McCall e ha patteggiato con i rappresentant legali del creativo. A quanto si apprende, entrambe le parti hanno convenuto che il merchandising di stampo satirico non viola le leggi azionali. L’agenzia ha quindi accettato di pagare 500 dollari per coprire le spese legali sostenute da McCall.

La NSA ha dunque indirizzato una lettera di rettifica al portale Zazzle riconoscendo che gli oggetti di McCall sono di stampo satirico e non avrebbero dovuto essere considerati come tentativi di far credere al pubblico che il loro design fosse approvato, sostenuto o autorizzato dalla NSA.

“Sono lieto che lsa vicenda giudiziaria abbia aiutato a riaffermare il diritto a prendere in giro il governo”, ha dichiarao McCall. “ho sempre pensato che la parodia sia una tradizione salutare della società Amricana. È bello sapere che è ancora legale”.

agcom_logoL’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha pubblicato oggi sul sito istituzionale il regolamento per la tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70.

Il regolamento disciplina le attività dell’Autorità in materia di tutela del diritto d’autore nell’ambito della lotta alla pirateria digitale, indicando anche le procedure volte all’accertamento e alla cessazione delle violazioni del diritto d’autore e dei diritti connessi, comunque realizzate.

Il comunicato stampa diffuso dall’Agcom sottolinea che l’obbiettivo dell’Autorità è quello di contrastare le violazioni massive del diritto d’autore ed in quest’ottica non si riferisce agli utenti finali che fruiscono di opere digitali attraverso il download o lo streaming, nonché alle applicazioni e ai programmi attraverso i quali si realizza la condivisione diretta tra utenti finali di contenuti digitali.

Le misure inibitorie si riferiscono quindi al provider di servizi o al gestore del sito web e consistono nella rimozione selettiva del contenuto segnalato come in violazione il diritto d’autore o, in caso di violazione massiva, la disabilitazione dell’accesso ai contenuti. Se il contenuti in violazione sono pubblicati su un sito ospitato su un server estero, l’Autorità può chiedere agli Internet provider la disabilitazione dell’accesso al sito stesso. Nel caso di inottemperanza dell’ordine è prevista una sanzione pecuniaria fino a 250mila euro.

Molti i commenti critici da parte di giornalisti e opinionisti della rete che denunciano uno “scavalcamento” della centralità delle prerogative parlamentari e giurisdizionali da parte di un autorità amministrativa.

Come previsto dall’art. 19, il regolamento entrerà in vigore il 31 marzo 2014. Il testo del regolamento è disponibile QUI.