Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Il motore di ricerca non è un editore, ma un semplice intermediario.

Questa, in estrema sintesi, la motivazione alla base della decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha rigettato il ricorso di RTI (Gruppo Mediaset), non riconoscendo in capo a Yahoo! Italia una violazione del diritto d’autore, e confermando la sentenza di primo grado di giugno 2014.

Secondo i giudici milanesi il motore di ricerca non è responsabile dei risultati automatici delle ricerche, e non ha il dovere di intervenire sull’indicizzazione di siti terzi che ospitano opere protette da diritto d’autore senza il consenso del titolare dei diritti.

Questa sentenza va a confermare non solo l’analoga decisione del Tribunale di primo grado, ma anche la sentenza d’appello del gennaio 2015 relativa ad un precedente contenzioso tra Yahoo! e RTI.

Il caso aveva avuto origine nel 2009 quando RTI aveva citato in giudizio “Yahoo! Video”, la piattaforma di condivisione di video caricati dagli utenti, oggi non più attiva, per la pubblicazione non autorizzata di filmati tratti da trasmissioni televisive prodotte da RTI, quali Amici, Il Grande Fratello, Striscia La Notizia, ecc.

In quell’occasione il Tribunale di primo grado aveva ritenuto la piattaforma responsabile delle violazioni, perché aveva ravvisato nel suo servizio un’attività di tipo editoriale, in virtù della funzione di indicizzazione automatica e, paradossalmente, proprio della possibilità di rimozione di contenuti segnalati come illeciti. Nel 2015 la Corte d’Appello ha però smentito la precedente sentenza, sottolineando come non sussista alcuna responsabilità del provider poiché l’attività di cercare e organizzare in un elenco i siti pertinenti ai criteri di ricerca richiesti dell’utente si basa sulla memorizzazione automatica, intermedia e temporanea delle informazioni. L’embedding dei video, la scelta del frame dell’anteprima, i suggerimenti di ricerca sono “di carattere automatico e neutro”.

L’attuale sentenza della Corte d’Appello, quindi, pur avendo come oggetto l’attività di Yahoo! come motore di ricerca e non come piattaforma di video sharing, si è espressa sulla stessa linea di principio. Ha aggiunto inoltre una constatazione sulla mancata sussistenza di “elementi tali da far desumere che l’attività di Yahoo! Italia SRL sia intenzionalmente orientata ad agganciare links in aperta violazione dei diritti altrui”.

RTI ha già dichiarato l’intenzione di impugnare in Cassazione la sentenza della Corte d’Appello.

In una recente sentenza, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è espressa in merito ai contributi sull’equo compenso per copia privata.

La vendita di dispositivi di memorizzazione a soggetti diversi dalle persone fisiche per fini diversi alla riproduzione per uso privato dovrebbe essere esentata dall’obbligo di compenso per copia privata.

Così si è pronunciata la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata dall’Alta Corte danese a intervenire con una pronuncia pregiudiziale su alcune questioni riguardanti l’applicazione della normativa nazionale sull’equo compenso, la “tassa” sui supporti digitali atti a duplicare opere coperte da diritto d’autore.

In particolare, la richiesta riguarda l’interpretazione degli articoli 5, paragrafo 2, lettera b), e 6 della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di alcuni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione.

La domanda di pronuncia pregiudiziale dei giudici danesi nasce da una controversia che ha visto la Nokia contestare l’obbligo di pagamento dei contributi alla Copydan, la società di gestione che rappresenta i titolari dei diritti di autore danesi su opere sonore e audiovisive, equivalente alla nostra SIAE. Oggetto della contesa, le memory card incluse nell’acquisto dei dispositivi mobili Nokia venduti in Danimarca ad aziende e privati.

Il colosso finlandese si era appellato ai giudici in base al principio che la polivalenza delle memorie degli smartphone, che non hanno come principale utilizzo quello di conservare copie di opere audiovisive o sonore,  non possa di per sè implicare un utilizzo in violazione dei diritti di proprietà intellettuale. A maggior ragione, secondo la Nokia, non dovrebbe esser dovuto l’equo compenso là dove tali supporti  vengano venduti a professionisti ed aziende per evidenti fini professionali, che escludono lo sfruttamento di contenuti tipicamente destinati all’intrattenimento.

La Corte di Giustizia, pur ritenendo l’eventualità che un supporto di memoria venga utilizzato per creare delle copie private come sufficiente ad ammettere l’obbligo di riscossione anche per supporti in cui questa funzionalità è secondaria, ha stabilito che il carattere principale o secondario di questa funzione e l’importanza relativa della capacità del supporto di realizzare copie possono incidere sull’entità dell’equo compenso dovuto. Inoltre, laddove il danno causato ai titolari dei diritti fosse da ritenersi minimo, la messa a disposizione di tale funzione potrebbe non far sorgere alcun obbligo di versamento del compenso.

La Corte ha inoltre stabilito che qualora dimostrino di aver fornito le schede di memoria per telefoni cellulari a soggetti diversi da persone fisiche a fini manifestamente estranei a quelli della riproduzione per uso privato; i debitori possono essere esonerati dal prelievo.

La sentenza della Corte di Giustizia Europea è disponibile QUI.

posted by admin on marzo 9, 2015

Diritto d'autore e copyright

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youkioske_n-672xXx80Sei anni di carcere ai due ideatori dell’edicola pirata online.

I giudici della Audiencia Nacional di Madrid, hanno condannato David González Hernández e Raúl Antonio Luque, i due gestori di Youkioske, il sito che offriva agli utenti della rete riviste e quotidiani provenienti da tutta Europa scaricabili gratuitamente in formato pdf.

I giudici hanno ritenuto gli imputati colpevoli di violazione del diritto d’autore e di avere promosso e costituito una organizzazione criminale. La pena detentiva è stata inflitta in considerazione della gravità del danno economico procurato agli editori, stimato per 3 milioni e 700mila euro.

Pena aggiuntiva ai 6 anni di carcere, l’interdizione alla professione di gestori web per cinque anni e l’obbligo di indennizzo alle società danneggiate, corrispondente alla cifra del guadagno proveniente dalle inserzioni pubblicitarie ottenuto nei tre anni di attività di youKioske.

Il sito, avviato a scopo di lucro tra il 2009 e il 2012, avrebbe infatti ricavato circa 200mila euro per mezzo di annunci pubblicitari che accompagnavano il catalogo di pubblicazioni provenienti dalle edicole di Spagna, Germania, Regno Unito, Portogallo, Russia, Olanda e Italia.

I contenuti di Youkioske erano ospitati su un server canadese, la società aveva sede legale nel Belize, ma operava da Madrid.

Si tratta della prima condanna inflitta dalla Audiencia Nacional in applicazione della nuova legge recentemente approvata dal Governo spagnolo per la tutela della proprietà intellettuale.

Lucasfilm is demanding that popular photo-sharing site ImageShack cough up the identity of one of its users the studio says uploaded an infringing photograph connected to its upcoming Star Wars movie.
ImageShack has already deleted the picture from user “Darth-Simi” whose account was used to post a picture that was described as a villain from the upcoming Star Wars: The Force Awakens movie. The image included a glimpse of a red crossguard lightsaber like the one showed in a teaser trailer officially released in November. Lucasfilm’s parent company, Disney, is seeking a San Francisco federal court to order California-based ImageShack to turn over Darth-Simi’s personal information.
The studio is making the demand [PDF] to remove the picture “Star Wars Episode VII Costume Design and Photograph” under the Digital Millennium Copyright Act.
The DMCA requires Internet Service Providers like ImageShack to remove images upon a rightsholder’s request or become legally liable for hosting them. The act grants rightsholder’s the right to sue infringers for up to $150,000 per violation. The DMCA also gives a rightsholder the power of subpoena to unmask infringers.
The J.J. Abrams-directed movie is expected to debut in December.
ImageShack, of Los Gatos, Calif., did not immediately respond for comment.

starwarsLa casa di produzione cinematografica Lucasfilm ha chiesto ad ImageShack, una popolare piattaforma web di condivisione foto, di rivelare l’identità di un utente reo di avere pubblicato una fotografia coperta da diritto d’autore.

L’immagine in questione, dal titolo Star Wars Episode VII Costume Design and Photograph, ritrarrebbe il nuovo “cattivo” di Star Wars 7, il nuovo film della nota serie un tempo conosciuta anche come Guerre Stellari.  L’uscita del film è prevista a dicembre 2015, ma a quanto pare i fan sono già alla ricerca di soffiate e indiscrezioni sui nuovi personaggi dell’episodio diretto da J.J. Abrams, già creatore della fortunata serie televisiva Lost.

In ottemperanza alle disposizioni del Digital Millennium Copyright Act, su richiesta dei produttori cinematografici ImageShack ha prontamente rimosso la foto, che aveva ottenuto 6000 visualizzazioni sull’account di un misterioso utente di nome Darth-Simi.

Com’è noto, il DCMA dispone che gli fornitori di servizi agli utenti, come ImageShack, siano tenuti a rimuovere i contenuti degli utenti segnalati da detentori di diritti d’autore come in violazione. Se la rimozione non avviene entro un periodo di tempo, gli intermediari diventano legalmente responsabili della pubblicazione.

La rimozione non è stata tuttavia ritenuta sufficiente per chiudere l’incidente e, nel tentativo di trovare un responsabile a cui chiedere un risarcimento economico, la Disney, società proprietaria della Lucasfilm, ha deciso di identificare il colpevole dell’infrazione. Ha quindi richiesto ad una Corte federale di San Francisco di ordinare alla società ImageShack, con sede a los Gatos, California, di rendere note le informazioni personali dell’utente Darth-Simi.

Anche questa richiesta è prevista dal “subpoena process” del DCMA, è quindi probabile che la Disney verrà a conoscenza di informazioni sull’utente, che le serviranno per valutare se procedere o no ad una richiesta di risarcimento, la cui richiesta potrà ammontare fino a 150.000 dollari.

Si prevede che Star Wars: The Force Awakens frutterà diversi miliardi alla Disney fra merchandising e box office.

Yahoo Y logoLa Corte di Appello di Milano ha accolto il ricorso di Yahoo! contro la sentenza di violazione del diritto d’autore, emessa a favore del Gruppo Mediaset nel 2011.

La succursale italiana di Yahoo! era stata condannata a causa di alcuni video caricati dagli utenti sulla piattaforma “Yahoo! Video”, oggi non più in attività. I video incriminati erano tratti da trasmissioni televisive di RTI (Gruppo Mediaset) quali Amici, Il Grande Fratello, Striscia La Notizia, ecc.

Secondo il giudice di primo grado, nonostante i video fossero stati diffusi dagli utenti, la violazione era da ritenersi in capo a Yahoo! in quanto l’attività della piattaforma non poteva essere ricondotta alla limitazione di responsabilità prevista dall’art.14 della Direttiva Europea sul Commercio Elettronico (2000/31/CE) attuata dal d.lgs 70/2003.

Il mancato riconoscimento della neutralità dell’intermediario era motivato da un presunto controllo sui video da parte di Yahoo! che avrebbe reso la piattaforma un hosting provider “attivo”, a differenza dei provider “passivi” tutelati dalla Direttiva. In sostanza, la Corte aveva riconosciuto un’attività di tipo editoriale da parte della piattaforma, in virtù della funzione di indicizzazione automatica e, paradossalmente, della possibilità di rimozione di contenuti segnalati come illeciti.

Ciò premesso, il giudice aveva individuato la colpevolezza di Yahoo! anche nella mancata rimozione di tutti i video in seguito alla diffida ricevuta da RTI. Una motivazione a cui Yahoo! aveva risposto invano nel corso del giudizio, sostenendo di avere rimosso subito i 9 video indicati e di aver chiesto a RTI di specificare ulteriori URL di video da rimuovere e di non aver mai ricevuto la lista completa.

La Corte di Appello, nella sentenza che ribalta la decisione di primo grado ha sottolineato come Yahoo! avesse puntualmente provveduto a rimuovere anche ulteriori 218 video, nel momento in cui i relativi URL sono stati indicati da RTI, in fase di giudizio.

Per quanto riguarda la responsabilità della piattaforma, citando alcune decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea quali quelle relative al caso SABAM-Scarlet, quelle relative al caso SABAM-Netlog e quelle relative al caso Telekebel, il giudice d’appello ha rigettato le interpretazioni in cui si era prodotto il Tribunale di Milano nel 2011. Non ci sono i presupposti per considerare la piattaforma come appartenente ad una diversa tipologia di hosting provider non tutelata dalla Direttiva 2000/31/CE. Yahoo! è pertanto un semplice intermediario e come tale non era tenuto ad individuare autonomamente contenuti in violazione dei diritti di d’autore di RTI, né avrebbe dovuto approntare un sistema di filtri che prevenisse le successive violazioni.

RTI è stata dunque condannata a risarcire Yahoo! delle spese processuali di primo e secondo grado, per un ammontare totale di 244.000 euro.

Il testo della sentenza è stato pubblicato QUI.

posted by admin on dicembre 16, 2014

Diritto d'autore e copyright

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Il colosso di Mountain View dovrà rispondere della presunta violazione del brevetto del codec h.264, relativo a un formato standard di compressione video digitale.

A muovere l’accusa che mette sotto inchiesta il sistema operativo Android per tablet e smartphone, la società statunitense Max Sound, detentrice dei diritti del codec per la visualizzazione in streaming. La conseguente richiesta è di un risarcimento per ogni video pubblicato in violazione del brevetto, e la divisione dei profitti per le visualizzazioni successive.

A sostegno della propria tesi, la Max Sound avrebbe reso noto di essere in possesso della documentazione relativa a contatti avvenuti con la stessa Google, intervenuta per trattare l’acquisizione delle tecnologie protette dal brevetto.

La decisione della corte tedesca, che potrebbe costare un risarcimento milionario e il blocco della distribuzione dei prodotti android incriminati, è attesa entro un anno.

posted by admin on ottobre 31, 2014

Diritto d'autore e copyright

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siaeIl Tribunale di Milano si è espresso in favore della start up Soundreef, aprendo alla libera concorrenza delle collecting society, in materia di raccolta e distribuzione di diritti d’autore musicali.

La musica d’ambiente, sottofondo musicale per centri commerciali e altri esercizi pubblici, non è obbligatoriamente vincolata all’intermediazione del soggetto unico SIAE.

Il Tribunale di Milano si è così pronunciato, rigettando le richieste inoltrate da un’artista e dalla radio “in-store” Ros&Ros, specializzata nella creazione di playlist per centri commerciali e annoverata fra i soggetti autorizzati da SIAE.

La causa legale era stata avviata nel tentativo di inibire le attività di Soundreef, una società di gestione collettiva inglese che distribuisce in Italia un repertorio di musica d’ambiente destinato agli esercizi commerciali.

I querelanti si erano appellati all’art.180 della legge 22 Aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore che attribuisce a SIAE un mandato esclusivo per la gestione dei diritti. Nel procedimento d’urgenza adottato, il Tribunale di Milano ha inteso far prevalere l’art.56 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in merito alla libera circolazione dei servizi, ritenendo non esistano sufficienti elementi per considerare la diffusione di musica da parte di Soundreef nel territorio italiano illecita, tantomeno che si possa affermare che la musica “gestita da Soundreef e da questa diffusa in Italia in centri commerciali e simili debba obbligatoriamente essere affidata all’intermediazione di SIAE. Una simile pretesa entrerebbe in conflitto con i principi del libero mercato in ambito comunitario e con i fondamentali principi della libera concorrenza”.

I Giudici hanno, inoltre, aggiunto che, dal momento che Soundreef è una società inglese, “non può dirsi che ricorra un obbligo per le collecting society europee di operare in Italia solo tramite accordi di reciprocità con la collecting society locale. Questa ipotesi si pone come facoltà rimessa alle parti, ma non come obbligo”.

Lo scontro tra Soundreef e, di fatto, la SIAE, era apparso inevitabile, poiché il meccanismo della start up permette di caricare gratuitamente tracce musicali di artisti che ne mantengono il 100% dei diritti di proprietà.

I! Giudici! hanno,! inoltre,! aggiunto! che,! dal! momento! che! Soundreef! è! una! collecting! society!
inglese,!“non!può!dirsi!che!ricorra!un!obbligo!per!le!collecting!society!europee!di!operare!in!
Italia!solo!tramite!accordi!di!reciprocità!con!la!collecting!society!locale.!Questa!ipotesi!si!pone!
come!facoltà!rimessa!alle!parti,!ma!non!come!obbligo”.I! Giudici! hanno,! inoltre,! aggiunto! che,! dal! momento! che! Soundreef! è! una! collecting! society!

inglese,!“non!può!dirsi!che!ricorra!un!obbligo!per!le!collecting!society!europee!di!operare!in!

Italia!solo!tramite!accordi!di!reciprocità!con!la!collecting!society!locale.!Questa!ipotesi!si!pone!

come!facoltà!rimessa!alle!parti,!ma!non!come!obbligo”.

posted by admin on ottobre 28, 2014

Diritto d'autore e copyright

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La Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il Diritto d’Autore del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tramite il Servizio III – Diritto d’Autore e Vigilanza SIAE e l’Università Europea di Roma, nell’ambito dell’attività del CREDA (Centro di Ricerca d’eccellenza per il Diritto d’Autore) hanno organizzato, in occasione del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea il Convegno “Le nuove frontiere dell’innovazione tra diritto d’autore e brevetto”.

L’evento si terrà il 29 ottobre 2014 presso la sala conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, all’interno del Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale “La regolamentazione giuridica delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale strumento di potenziamento delle società inclusive, innovative e sicure“, di cui l’Università Europea è capofila.

Al convegno interverrà l’On. Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini. E’ prevista la partecipazione del Presidente dell’Autorità Garante delle Comunicazioni (AGCOM), Angelo Marcello Cardani, nonché di numerosi professori di prestigiose università italiane ed europee, tra cui Giusella Finocchiaro per l’Università di Bologna.

Al dibattito interverranno rappresentanti WIPO, EPO e della Commissione europea, oltre ad esponenti del mondo della politica e rappresentanti del settore dell’industria.

Obiettivo dell’iniziativa è l’approfondimento delle nuove frontiere dell’innovazione, con riguardo ai limiti e alle tutele poste dal diritto d’autore e dal brevetto. In particolare verranno analizzate per un verso, le sfide dell’economia digitale rispetto alle prerogative del diritto d’autore, e per altro, l’evoluzione del diritto dei brevetti nella prospettiva dell’innovazione biotecnologica.

La partecipazione al Convegno è gratuita e attribuisce 8 crediti per la formazione continua degli Avvocati. Per ulteriori info si rimanda a QUESTA pagina.

posted by admin on ottobre 27, 2014

Diritto d'autore e copyright

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YouTubeLa pubblicazione su un sito di un video di YouTube non costituisce reato di violazione del copyright.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Europea, che recentemente si è espressa sulla liceità della pratica dell’embedding, ovvero la pubblicazione di video di YouTube sulle pagine dei propri siti web attraverso l’inserimento di un apposito codice.

Occasione per il chiarimento è stata la causa intentata in Germania dalla BestWater, azienda che produce filtri per l’acqua, contro due agenti di vendita di una compagnia concorrente, accusati di avere incorporato nel loro sito, senza autorizzazione, un video che BestWater aveva pubblicato sul suo account di YouTube.

Secondo quanto stabilito dai giudici, la diffusione di un video già pubblicato in rete attraverso il mero inserimento di un codice è da ritenersi affine all’attività di condivisione di un link. Infatti, l’embedding non costituisce una nuova o diversa comunicazione al pubblico ma è di fatto solo un collegamento dal momento che il video non viene alterato e non viene proposto a un nuovo tipo di audience.

La decisione della corte segue la linea interpretativa contenuta nella sentenza del caso Svensson, nella quale si è sancito che la condivisione di un link ad un contenuto già raggiungibile non corrisponde a una nuova “messa a disposizione di un’opera al pubblico in maniera tale che quest’ultimo possa avervi accesso”.

Il testo della sentenza non è stato diffuso ufficialmente. La notizia è stata pubblicata il 25 ottobre 2014 dal magazine Torrentfreak, che ha ricevuto il documento direttamente dai legali della difesa.

La decisione della Corte di Giustizia si pone in controtendenza rispetto all’orientamento giudiziario più diffuso tra i paesi comunitari, che vede nell’inserimento dei video una pratica equivalente ad una pubblicazione non autorizzata.

Il testo, in lingua tedesca, è disponibile QUI.

posted by admin on settembre 8, 2014

Diritto d'autore e copyright

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493197245Scontro sulla nuova funzionalità di Bing che permette ai gestori di siti di incorporare qualsiasi immagine del web attraverso un widget collegato al motore di ricerca.

A poche settimane dal lancio del “widget immagini” del motore di ricerca Bing, Getty Images ha depositato una una denuncia contro Microsoft per violazione di proprietà intellettuale.

Il nuovo Image Widget permette ai gestori di inserire sui propri siti un pannello che visualizza immagini singole o intere fotogallery attinte dalla rete senza limitazioni attraverso una selezione del motore di ricerca.

Secondo Getty Images, dal momento che la maggioranza delle foto pubblicate sul web è coperta da copyright il widget faciliterebbe una massiva violazione del diritto d’autore. Ovviamente, la preoccupazione principale dell’agenzia fotografica va alle 80 milioni di foto del suo catalogo, quotidianamente vendute a siti web e prodotti editoriali di tutto il mondo.

Nella denuncia, Getty Images ha chiarito che l’accusa non si rivolge alle funzionalità di ricerca immagini di Bing, ma solamente alla diffusione del widget, pubblicizzato da Microsoft come uno strumento progettato per rendere i siti web visivamente più attraenti e, di conseguenza, di più alto valore economico.

Ma, secondo Getty Images, lo sfruttamento economico delle immagini non si esaurirebbe in questo passaggio. Infatti, quando gli utenti “cliccano” sul widget vengono reindirizzati alla pagina della ricerca immagini di Bing permettendo alla Microsoft di raccogliere informazioni sugli utenti. Inoltre, aumentando il traffico sul motore di ricerca, il widget rende più redditizia la pubblicità su Bing.

In sostanza, l’agenzia di foto accusa Microsoft di lucrare indirettamente sulle immagini pubblicate dagli utenti del widget in violazione dal diritto d’autore.

Tuttavia, potrebbe esserci un’altra motivazione dietro al tentativo di bloccare la diffusione dell’applicativo di Microsoft. Nel marzo 2014 Getty Images ha lanciato un proprio widget di inserimento foto, dal funzionamento molto simile a quello di Bing, che permette ai siti non commerciali e agli utenti dei social network di inserire liberamente foto coperte dal diritto d’autore tratte dal catalogo dell’agenzia. “Però a differenza di Microsoft”, ha specificato un portavoce al The Seattle Times,”noi abbiamo licenze e accordi contrattuali  che ci permettono di distribuire legalmente le immagini”.

Getty Images ha richiesto al giudice della Corte Distrettuale Sud di New York un’ingiunzione preliminare ed una permanente contro la diffusione dell’Image Widget, almeno fino a quando Microsoft non potrà provare che la funzionalità non viola il diritto d’autore degli scatti fotografici. L’agenzia chiede inoltre un risarcimento per danni economici, che saranno valutati nel corso del giudizio.

Microsoft, in un comunicato, ha fatto sapere di ritenere molto importante la legge sul diritto d’autore e di voler prendere in seria considerazione la richiesta di Getty Images.

Attualmente, sulla pagina di download di Bing dedicata al widget, non è più possibile scaricare l’applicativo.