Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on maggio 5, 2010

Miscellanee

(No comments)

La Corte Suprema degli Stati Uniti sta stabilendo in questi giorni se la legge dello stato della California che proibisce la vendita e l’affitto di videogiochi violenti ai minori rappresenti o meno una violazione del primo emendamento costituzionale che stabilisce la libertà d’espressione.

I videogiochi violenti incriminati sarebbero quelli definiti dalla legge californiana come “palesemente offensivi” e privi di qualsiasi valore letterario, artistico, politico o scientifico. Nel mirino, in particolare, i giochi in cui si inscenano uccisioni e assalti ad esseri umani. Firmata dal gov. Arnold Shwarzenegger nel 2005, la norma non è mai stata applicata a causa del contenzioso legale in corso. La legge è stata infatti attaccata dalle più importanti major dei videogame, che hanno fatto ricorso alla Corte Federale contestandone l’incostituzionalità. La Corte ha dato ragione all’industria dei videogiochi, lo Stato della California è  ricorso alla Corte d’Appello ma la seconda sentenza ha nuovamente bocciato la legge per incostituzionalità.

Nonostante le concordi decisioni delle corti minori – in entrambi i casi prese quasi all’unanimità dalle rispettive giurie – la Corte Suprema ha comunque concesso l’udienza richiesta dello Stato della California. La pronuncia definitiva sulla costituzionalità o meno della legge è attesa per quest’autunno. La decisione è ritenuta particolarmente importante per l’effetto che avrà anche sugli altri stati degli USA (Illinois, Michigan, Minnesota, Louisiana, Oklahoma e Washington) dove leggi simili sono state ugualmente rigettate dalle Corti d’Appello.

Le corti di tutto il paese hanno costantemente sentenziato che qualsiasi regolamento sui computer e i videogames che si basi sui contenuti è incostituzionale. Una ricerca mostra che il pubblico è d’accordo che i videogiochi debbano essere tutelati come i libri, i film e la musica“, ha dichiarato Michael Gallagher, presidente e direttore dell’Entertaiment Software Association, che comprende fra i suoi membri la Disney interactive studios, l’Electronic arts, la Microsoft e la Sony computer entertainment America.

L’industria dei videogame è in rapidissima espansione. Lo scorso anno negli Stati Uniti ha generato oltre venti miliardi di dollari e ora è più grande dell’industria musicale. Le statistiche riportano una crescente attenzione da parte dei consumatori verso queste forme di intrattenimento a discapito di altri svaghi quali cinema e televisione. Per questa ragione molte compagnie Hollywoodiane tra cui la citata Walt Disney e la Warner Bros stanno investendo massicciamente nel settore dei videogiochi.

Share

Facebook si appresta ad apportare nuovi cambiamenti alle sue politiche in materia di privacy e riuso dei dati personali degli utenti.
E’ stata la stessa azienda ad annunciarlo ieri, con un comunicato stampa ed un post pubblicato sul proprio blog ufficiale. I nuovi termini d’uso, che dovrebbero diventare operativi entro 12 mesi, prevedono procedure più trasparenti per la disattivazione degli account individuali ed un maggior grado di controllo sul riuso dei propri dati personali da parte dei navigatori.

Una spinta decisiva per il cambiamento dei terms of use è venuto dalle recenti indagini dell’Autorità Garante per la privacy canadese, il cui lavoro ha evidenziato “serie falle nei dispositivi di tutela della privacy individuale” impiegati da Facebook.
I responsabili dell’azienda californiana hanno raccolto le osservazioni del Garante canadese, e si sono impegnati a modificare le proprie regole in modo da renderle conformi con la normativa nazionale di quel paese. I progressi nel processo di implementazione delle nuove policy, hanno aggiunto i responsabili del social network, saranno documentati in report ad hoc, ed inviati periodicamente all’Autorità medesima.

Le modifiche nei termini d’uso varranno per tutti gli account (oltre 250 milioni) del mondo, e non solo per quelli canadesi. In questo modo, Facebook sembra anche volersi tutelare rispetto ad ulteriori contenziosi in materia di privacy. Soltanto 10 giorni fa, per esempio, un gruppo di cinque utenti aveva depositato presso la Corte Superiore della Contea di Orange County una causa contro il social network, accusandolo di violare le leggi dello Stato della California sulla privacy e di fornire informazioni fuorvianti rispetto al riuso dei dati personali.

Share