È ufficiale la notizia del blocco del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale che avevamo anticipato un mese fa.
Il Sole 24ORE ha riportato che la scorsa settimana il Ministero dell’Economia ha emesso una nota di 8 pagine in cui si analizza articolo per articolo il Ddl recante disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese. Il verdetto è chiaro: la copertura finanziaria del provvedimento è stata negata dalla Commissione Bilancio.
Il blocco del provvedimento comprende anche la bocciatura degli articoli 10 e 20bis (il secondo oggetto anche di emendamento soppressivo del Governo) sulla PEC, la Posta Elettronica Certificata di cui si è molto parlato negli ultimi mesi. Lo stop alla PEC vuole evitare gli oneri eccessivi che comporta su professionisti ed imprese, ma non solo: l’assegnazione a tutti i cittadini di una casella CEC-PAC (Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino) determina un «significativo impatto» sull’organizzazione delle amministrazioni a cui vanno aggiunti gli ulteriori oneri finanziari e organizzativi derivanti dall’obbligo per le PA di comunicare tra loro solo tramite PEC, oneri che al momento non trovano adeguata copertura economica.
Da oggi è possibile attivare il servizio di posta elettronica certificata per i cittadini denominato CEC-PAC. La sigla sta per Comunicazione Elettronica Certificata fra Pubblica Amministrazione e Cittadino: una casella e-mail con la quale è possibile richiedere certificati e altri documenti burocratici per via telematica.
Gli aspetti della PEC, della CEC-PAC e la loro evoluzione sono stati argomenti più volti trattati in questo spazio. Oggi, in quello che è stato definito il “PEC-day”, ci limitiamo a riassumerne i tratti principali e illustrarne le modalità di attivazione.
La CEC-PAC è una casella di posta da 500 Megabyte che ha il valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno. È utilizzabile da tutti i cittadini maggiorenni muniti di Codice Fiscale e la sua attivazione e manutenzione è gratuita.
La procedura per attivare la CEC-PAC richiede due passaggi. Per prima cosa è necessario registrare la propria richiesta di attivazione collegandosi al portale www.postacertificata.gov.it o chiamando il numero verde 800.104.464 (da rete mobile 199.135.191). Dopodichè, a partire da 24 ore dopo la registrazione ed entro un tempo di tre mesi, bisogna recarsi in un ufficio postale abilitato per l’identificazione – portando con sé documento d’identità, codice fiscale o tessera sanitaria – per effettuare la certificazione della firma.
Il ministero ha recentemente dichiarato che ci sono 50 milioni di caselle PEC in attesa di essere attivate, ma per ora sono circa 80 mila le caselle certificate già richieste dai cittadini, grazie ad una sperimentazione avviata a fine settembre 2009 da Aci e Inps.
Se l’introduzione della PEC sembra essere stata avviata con successo tra privati (anche professionisti e imprese si sono adeguate all’obbligo di munirsi della PEC per legge) non si può ancora parlare di massiccia diffusione della Posta Certificata nelle Pubbliche Amministrazioni. Nonostante il Codice dell’amministrazione digitale prevedesse già 5 anni fa che tutte le Pubbliche amministrazioni istituissero una casella di Posta elettronica certificata, la maggior parte delle amministrazioni italiane oggi non l’hanno ancora messa in funzione. I dati più recenti dicono infatti che sono solo 12.500 le Pec attivate dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali, anche se in questi giorni è stata portata avanti una sollecitazione da parte di DigitPa, dal Formez e dall’azione dell’Ispettorato della Funzione pubblica che dovrebbe avere l’effetto di un impennata del numero di caselle attive.
Non tutta la pubblica amministrazione è comunque allo stesso livello di innovazione tecnologica. In alcuni settori, come Regioni, Camere di Commercio, Inps, Inail, Inpdap, la copertura PEC è del 100%, mentre nei ministeri si parla di un 85% e nelle Asl del 50-60%. Il dato peggiora per quanto riguarda le università. Solo 20 atenei italiani su 93 risultano oggi dotati di una PEC.
Per capire con quali amministrazioni è già possibile comunicare tramite CEC-PAC è possibile consultare www.paginepecpa.gov.it, un motore di ricerca per gli indirizzi Pec.
In conclusione si ricorda che la CEC-PAC, una volta attivata, sostituisce a tutti gli effetti i tradizionali canali di comunicazione fra cittadini e Pubblica Amministrazione, in entrambi i sensi. Ogni raccomandata da parte di uffici pubblici potrà quindi raggiungere il cittadino anche solo, esclusivamente, per via telematica. È perciò consigliabile controllare la casella PEC con la stessa frequenza della buchetta di posta tradizionale.
La scorsa settimana molte agenzie di stampa hanno pubblicato alcune notizie sull’effettiva attivazione di nuove procedure digitali in ambito burocratico, dal certificato medico informatico alla distribuzione al cittadino della CEC-PAC (Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino). Nonostante l’attinenza al tema, non sono però state riportate dichiarazioni sullo stato del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale, del quale non si hanno più notizie dal 19 Febbraio, giorno dall’approvazione – con riserva di ulteriori accordi – da parte del Consiglio dei Ministri.
Da fonti informate risulta che il processo di approvazione definitiva del CAD sia stato bloccato. Lo stato d’impasse sarebbe dovuto alla preoccupazione del Ministero dell’Economia riguardo ai maggiori oneri economici che la nuova normativa imporrebbe alle pubbliche amministrazioni. Viene infatti che lamentato che, sebbene presentato come uno strumento di risparmio a costo zero per le amministrazioni, in pratica il nuovo CAD sembra dover essere finanziato dagli stessi risparmi che dovrebbe produrre. È previsto infatti che i risparmi conseguiti dalle singole amministrazioni grazie al processo di digitalizzazione vengano rimessi in circolo nell’amministrazione che li ha prodotti, in parte come investimenti nello stesso processo di innovazione e in parte come premialità ai dirigenti. A questo paradosso, già poco promettente in termini di bilancio, si aggiungono le famigerate sanzioni, per le amministrazioni lente nell’applicare le innovazioni, che andrebbero a tagliare la premialità.
Anche se è stato sottolineato come il processo di innovazione non abbia costi molto elevati, dal momento che già le pubbliche amministrazioni redigono i documenti al computer per poi stamparli, rimane comunque dubbio quale sia l’effettivo costo iniziale dell’innovazione e sul chiarimento di questo punto stanno cooperando il ministero dell’Innovazione e quello dell’Economia.
Oltre alla motivazione economica, il blocco del nuovo CAD è dovuto in parte anche al recepimento delle numerose perplessità sulle copie digitali. A palazzo Vidoni molti ritengono che l’istituzione di “duplicato” per un documento informatico non abbia un senso e che vada chiarita la parte del Codice che riguarda il rapporto tra documenti digitali e analogici. Pare ci sia anche l’intenzione di intervenire sulla firma elettronica avanzata: sebbene tutti concordino nel ritenere giusto reintrodurla, molti lamentano la necessità di chiarezza nella definizione del suo valore probatorio. C’è chi pensa inoltre di definire meglio la gestione del passaggio ancora indispensabile tra digitale e carta tramite il cosiddetto “contrassegno digitale”, cioè l’attestazione della provenienza e dell’integrità dei documenti digitali stampati su carta. Si tratta di un codice a barre bidimensionale, per il quale dovranno essere introdotte regole tecniche di interoperabilità. La necessità di questo strumento è indiscussa, dal momento che fino a quando il digital devide non sarà colmato (si pensi alle difficoltà dei più anziani davanti a un documento digitale) difficilmente la burocrazia potrà liberarsi della carta.
Per l’approvazione definitiva del CAD si dovrà quindi attendere che queste ambiguità vengano risolte e che il Ministero dell’Innovazione garantisca la mancanza di oneri per le pubbliche amministrazioni.
Con un comunicato del 25 gennaio, il Dipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’Innovazione tecnologica ha reso noto che si è conclusa la selezione delle offerte per la concessione delle servizio di Posta Elettronica Certificata (PEC) gratuita per il cittadino. Primo in graduatoria è risultato il raggruppamento temporaneo di impresa costituito da Poste Italiane, Postecom e Telecom Italia che quindi, con ogni probabilità, si aggiudicherà l’appalto da 50 milioni di euro.
Non desta sorpresa tra i commentatori il risultato di questa selezione; il Disciplinare di Gara prevedeva infatti che la società vincitrice potesse offrire un servizio di sportelli (fisici) al cittadino presente in almeno” l’80% dei comuni italiani con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, con orario di apertura al pubblico, dal lunedì al sabato, 9.00-13.00” inoltre era necessario che l’azienda avesse realizzato servizi di gestione di scambio di dati informatici, di posta elettronica o posta elettronica certificata, di messa a punto, gestione e manutenzione di software applicativi e di assistenza ai clienti per quindici milioni di euro nell’ultimo quadriennio e almeno cinque milioni di euro nell’ultimo anno.
Requisiti, quindi, di difficile soddisfazione (per quanto non impossibile, come sottolineato dal ministro Brunetta) per la maggior parte delle aziende concorrenti a Poste Italiane che, infatti, nel raggruppamento con Telecom, è risultata vincente su Aruba, Fastweb e Lottomatica.
Ora, il raggruppamento d’impresa vincitore avrà il compito di organizzare e gestire l’erogazione della cosiddetta CEC-PAC , Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino, in pratica una posta elettronica gratuita che sarà utile esclusivamente per le comunicazione tra privati cittadini e PA.
