Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on settembre 21, 2017

Miscellanee

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L’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bologna organizza l’evento “GOING DIGITAL documento informatico, firma elettronica, nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati”.

L’evento vede la partecipazione di Giusella Finocchiaro come relatore unico sul tema del Documento informatico e delle firme elettroniche, in particolare ne illustrerà:

• il quadro normativo

• il nuovo Regolamento e-IDAS e il coordinamento con il Codice dell’Amministrazione digitale

• il documento informatico e le firme elettroniche: descrizione e definizioni

• le funzioni delle firme elettroniche

• excursus giurisprudenziale in materia di documento e firme elettroniche

• il sigillo elettronico

La Professoressa terrà inoltre un’introduzione al nuovo Regolamento europeo 2016/679 in materia di protezione dei dati personali, ed in particolare tratterrà un preliminare confronto con la direttiva 95/46/CE e le principali novità del Regolamento le nuove condizioni per il consenso e i nuovi diritti e tutele per l’interessato

L’evento si terrà presso la Sala Conferenze Marco Biagi – Piazza De’ Calderini 2/2, Bologna, dalle 15.00 alle 18.00. Il convegno dà la possibilità di maturare tre crediti formativi.

Per informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa: Fondazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, di Bologna P.zza De’ Calderini, 2/2 – 40124 Bologna Tel. 051/220392 – Fax. 051/238204 info@fondazionedottcomm-bo.it – www.fondazionedottcomm-bo.it

Il convegno è gratuito; E’ obbligatoria l’iscrizione da effettuarsi esclusivamente on line sul sito della Fondazione

Presentiamo qui un estratto dell’articolo di Giusella Finocchiaro pubblicato sul magazine online Forum PA il 21 settembre 2016.

Come cambia la disciplina delle firme elettroniche nel nuovo CAD? Come si sa, si tratta di un percorso lungo e complesso, cominciato nel ’97, che ha visto tante modifiche e aggiustamenti e oggi le riformulazioni che in parte sono riconducibili al Regolamento eIDAS. Nel nuovo CAD sono state soppresse le definizioni di firma elettronica, firma elettronica avanzata e firma qualificata che sono invece contenute nel Regolamento eIDAS cui si rinvia all’art. 1, comma 1- bis. Resta, invece, la definizione di firma digitale, benché corretta, tutta italiana.

Il cambiamento più significativo interessa l’art. 21 dedicato al documento informatico sottoscritto con firma elettronica. Il nuovo 1° comma dispone che “il documento informatico, cui è apposta una firma elettronica, soddisfa il requisito della forma scritta e sul piano probatorio è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità”.

Per l’articolo completo si rimanda al sito di Forum PA.

Forum PAPresentiamo qui un estratto dell’articolo di Giusella Finocchiaro pubblicato sul magazine online Forum PA il 30 giugno 2016.

Il Regolamento eIDAS si inserisce nella strategia europea volta a rafforzare la fiducia nelle transazioni elettroniche e, quindi, a potenziare la realizzazione di un mercato unico digitale.

Le radicali innovazioni apportate dal Regolamento concernono la disciplina dell’identificazione on line e quella dei servizi fiduciari, mentre poco significative sono le modifiche rispetto al quadro normativo già delineato dalla Direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 1999, in materia di firme elettroniche.

Il Regolamento conferma sostanzialmente i principi dettati dalla direttiva. In primo luogo, il principio del non disconoscimento della firma elettronica, enunciato all’art. 25, comma 1°, secondo il quale: «ad una firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti per firme elettroniche qualificate».

Il principio di non discriminazione non vale invece per la firma elettronica qualificata che viene direttamente equiparata dal Regolamento alla sottoscrizione autografa e che, per espressa disposizione, gode del riconoscimento reciproco tra Stati membri se accompagnata da certificato qualificato.

L’approccio tecnologicamente neutro viene confermato in relazione alla firma elettronica avanzata, la cui definizione non opera rinvii ad alcuna specifica tecnologia, bensì precisa i requisiti che debbono essere soddisfatti. La firma elettronica è dunque firma elettronica avanzata se «soddisfa i seguenti requisiti: a) è connessa unicamente al firmatario; b) è idonea a identificare il firmatario; c) è creata mediante dati per la creazione di una firma elettronica che il firmatario può, con un elevato livello di sicurezza, utilizzare sotto il proprio esclusivo controllo; e d) è collegata ai dati sottoscritti in modo da consentire l’identificazione di ogni successiva modifica di tali dati».
Rilevanti sono invece i mutamenti normativi riguardanti: la definizione di firma elettronica, in cui viene introdotta l’espressione “per firmare”, prima assente, la quale prospetta una nuova funzione della firma elettronica, come meglio appresso si dirà; l’introduzione del “sigillo elettronico” che, con riguardo a talune delle funzioni svolte, può essere assimilato alla firma.

L’approccio tecnologicamente neutro viene confermato in relazione alla firma elettronica avanzata, la cui definizione non opera rinvii ad alcuna specifica tecnologia, bensì precisa i requisiti che debbono essere soddisfatti. La firma elettronica è dunque firma elettronica avanzata se «soddisfa i seguenti requisiti: a) è connessa unicamente al firmatario; b) è idonea a identificare il firmatario; c) è creata mediante dati per la creazione di una firma elettronica che il firmatario può, con un elevato livello di sicurezza, utilizzare sotto il proprio esclusivo controllo; e d) è collegata ai dati sottoscritti in modo da consentire l’identificazione di ogni successiva modifica di tali dati».

Rilevanti sono invece i mutamenti normativi riguardanti: la definizione di firma elettronica, in cui viene introdotta l’espressione “per firmare”, prima assente, la quale prospetta una nuova funzione della firma elettronica, come meglio appresso si dirà; l’introduzione del “sigillo elettronico” che, con riguardo a talune delle funzioni svolte, può essere assimilato alla firma.

Per l’articolo completo si rimanda al sito di Forum PA.

School of managementL’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, organizza il convegno nazionale di presentazione dei risultati della Ricerca 2015-2016.

La digitalizzazione dei processi è un’importante opportunità e una leva strategica indispensabile per stimolare il recupero di competitività del nostro Paese. Le imprese faticano però a cogliere l’opportunità dell’innovazione digitale. Dopo l’obbligo di Fatturazione Elettronica verso la Pubblica Amministrazione, molte imprese stanno aspettando di conoscere quali incentivi il Legislatore vorrà mettere in campo per stimolare il “percorso digitale” anche nel B2b. In tempi di digital disruption, come si affronta il Digitale nelle imprese?

Il Convegno di presentazione dei risultati della Ricerca 2015/16 dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, proverà a dare una risposta alle seguenti domande: Che cos’è e quanto vale l’eCommerce B2b in Italia? Qual è il grado di digitalizzazione delle imprese in Italia? Quali le differenze tra grandi, piccole e micro imprese? Quali sono le imprese che oggi possiamo definire “digitali”? Come hanno affrontato il proprio percorso di Digitalizzazione? Quali sono i benefici riconosciuti dalle imprese che hanno realmente affrontato un percorso di digitalizzazione? Quali, invece, le criticità e le barriere ancora da superare? Qual è stato l’effetto della Fatturazione Elettronica verso la PA? Ci sono altre azioni che può mettere in atto il Legislatore per accelerare il processo di digitalizzazione delle nostre imprese?Quali sono gli incentivi che potrebbero realmente stimolare una trasformazione digitale delle imprese?

Il Convegno “Trasformazione Digitale: B2b… or not to be?” si terrà giovedì 16 Giugno 2016 dalle 9.00 alle 13.15 presso l’Auditorium Gio Ponti, Sede di Assolombarda, Via Pantano 9, 20122, Milano. Alle 11.40 Giusella Finocchiaro interverrà nella sessione dal titolo ”L’Italia in un mercato digitale europeo”.

Nell’ultimo anno la Ricerca si è posta i seguenti obiettivi:

• Monitorare le esperienze in Italia di Fatturazione Elettronica verso la PA, identicandone le «Good» e le «Bad» Practice;

• Monitorare le esperienze di Digitalizzazione, identicando le «Good Practice» e misurando la diusione a livello di liere e reti di imprese;

• Continuare a denire l’impatto della Digitalizzazione dei processi, a livello di singola impresa e di Supply Chain;

• Monitorare continuativamente evoluzione e sviluppi del quadro normativo nel nostro Paese e a livello Europeo;

• Analizzare criticamente il mercato dell’Oerta di soluzioni e servizi di Digitalizzazione in Italia;

• Accompagnare PA e imprese nell’identicare la propria roadmap di evoluzione Digitale;

• Continuare nel percorso di diusione culturale delle opportunità della Digitalizzazione a supporto dei processi di business;

• Raorzare il ruolo della Community sviluppata negli anni attorno all’Osservatorio.

La presentazione dei risultati della Ricerca sarà seguita da una tavola rotonda, in cui i principali rappresentanti delle istituzioni e del sistema imprenditoriale in Italia si confronteranno sulle opportunità offerte dal “Digitale” per rilanciare la competitività del Paese. Il Convegno sarà anche occasione per presentare numerose testimonianze di organizzazioni che già hanno avviato un percorso consapevole di Digital Business Transformation.

Il programma del convegno è disponibile QUI. Per maggiori informazioni sul Convegno contattare la Dott.ssa Eleonora Luca (email: eleonora.luca@polimi.it).

Vi proponiamo qui l’articolo di Giusella Finocchiaro pubblicato il 15 febbraio 2016 su Forum PA. Questo articolo fa parte del dossier “Speciale CAD: Cad corrotto, Agenda digitale infetta”. Per la versione completa del dossier rimandiamo al sito di Forum PA.

Il 1° luglio 2016 entrerà in vigore il Regolamento europeo 910/2014, noto come e-IDAS, che comporterà alcune rilevanti innovazioni in materia di identità digitale, di firme elettroniche e di servizi fiduciari.

Trattandosi di Regolamento europeo, quindi direttamente applicabile, non era tecnicamente necessario revisionare il Codice dell’Amministrazione digitale. Non è una direttiva, ma un Regolamento. Non sono quindi necessari atti di recepimento, come invece accade per le direttive europee. Non è uno strumento di armonizzazione, ma uno strumento di uniformazione del diritto che crea un’identica normativa europea per i 28 Stati.

Certo la riforma del CAD avrebbe comunque potuto essere utile, per favorire il coordinamento con la nuova normativa europea. Tuttavia il legislatore, quanto meno nella bozza pubblicata, va oltre il Regolamento europeo e, in taluni casi, in conflitto. Ciò comporterà i costi dell’incertezza giuridica per le imprese italiane che avrebbero invece potuto godere del vantaggio dell’esperienza accumulata nell’ambito della digitalizzazione e confluita in gran parte nel Regolamento europeo.

Affronto qui soltanto il tema del documento informatico e delle firme, oggi disciplinati dagli artt. 20 e seguenti del CAD.

Il Regolamento europeo prevede un approccio a due livelli (two-tier approach): in estrema sintesi solo la firma qualificata è equivalente alla sottoscrizione autografa; per il resto vige il principio della non discriminazione, cioè il principio secondo il quale non può essere negato valore giuridico ad un documento informatico per il solo fatto che è in forma elettronica.

Il legislatore italiano ha applicato questo principio nel CAD attualmente vigente, disponendo che il documento informatico, con o senza firma elettronica, è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità.

La ratio della norma è che non conoscendo a priori quale sia in concreto la firma elettronica, la quale può andare da una password banale ad un sistema basato sulla biometria, conseguentemente con un livello di sicurezza assai variabile, è il giudice che valuta caso per caso quanto vale.

Nella vigente normativa, dunque, non conoscendo a priori di che firma in concreto si parla, si demanda al giudice l’individuazione del valore giuridico del documento cui essa è associata.

Il nuovo art. 21 del CAD sarebbe il seguente:

“2. Fermo restando quanto previsto dai commi 2-bis e 2-ter, il documento informatico sottoscritto con firma elettronica, formato nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 20, comma 3, soddisfa il requisito della forma scritta e ha l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile. L’utilizzo del dispositivo di firma elettronica qualificata o digitale si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria”.

Secondo questa proposta, il documento sottoscritto con firma elettronica sarebbe idoneo a soddisfare il requisito della forma scritta e avrebbe l’efficacia probatoria prevista dall’art. 2702 c.c. Qualora la modifica apportata all’art. 21 fosse confermata, il documento recante una firma elettronica semplice sarebbe equiparato alla scrittura privata di cui all’art. 2702 c.c., se fosse idoneo a soddisfare le regole tecniche previste da un apposito regolamento.

Il regolamento, si immagina, dovrebbe cristallizzare le tipologie di firma elettronica oggi diffuse presumibilmente con un approccio analitico e casistico, di per sé inevitabilmente non esaustivo e fermo nel tempo. O invece, fare riferimento a principi generali e standard che non potrebbero che ricalcare altre tipologie di firma elettronica come, per esempio, la firma elettronica avanzata. Dunque un regolamento arduo da immaginare, che richiederà anni (3 anni si è atteso il regolamento sulla firma elettronica avanzata) e che nel frattempo bloccherà un mercato consolidato. Con quale vantaggio? Certo non si eviterà la consulenza tecnica d’ufficio, dal momento che il giudice si rivolgerà quasi certamente al CTU per verificare se le prescrizioni del regolamento sono rispettate nel caso concreto. Certo non si creerà maggiore certezza a priori, perché sarà comunque il giudice ex post a valutare se nella fattispecie si tratta di firma elettronica conforme al regolamento. Tutto questo con un vizio di fondo: tentare di rendere non neutra la firma elettronica, che è invece tecnologicamente neutra. Se questo approccio regolatorio è valido per la firma digitale che fa già nella definizione normativa riferimento ad una specifica tecnologia, non lo è per la firma elettronica che invece nasce tecnologicamente neutra.

Nulla cambierebbe invece nella disciplina relativa alla firma elettronica avanzata, qualificata e digitale, sempre che siano corretti alcuni errori, se interpreto correttamente l’intenzione del legislatore. Nell’attuale versione della proposta di riforma del CAD è infatti omesso il richiamo all’art. 2702 c.c. per i documenti che recano queste tipologie di firme, ed è anche omesso il richiamo alla presunzione di utilizzo del dispositivo di firma per i documenti con firma elettronica avanzata.

Forum PASi riporta qui l’articolo di Giusella Finocchiaro apparso sul magazine di Forum PA il 1 febbraio 2016.

Il Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2016 ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo di modifica e integrazione del Codice dell’Amministrazione digitale (di seguito, per brevità “CAD”). Sperando di fornire un contributo costruttivo, esprimo alcune perplessità sulla nuova sistematizzazione della disciplina del documento informatico e delle firme elettroniche quale emerge dalla lettura della bozza.

Gli articoli rilevanti sul valore giuridico del documento informatico e sulla sua efficacia probatoria sono tre:

-l’art. 20 sul documento informatico senza firma;
-l’art. 21 sul documento informatico con firma elettronica, firma elettronica avanzata, firma elettronica qualificata e firma digitale;
-l’art. 23 quater sulle riproduzioni informatiche.

Nel CAD vigente l’art. 20, comma 1-bis dispone che:

“1-bis. L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità, fermo restando quanto disposto dall’articolo 21”.

Nel nuovo CAD l’art. 20, comma 1-bis suonerebbe:

“1-bis. L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità”.

Dunque su questo punto non si verificherebbero particolari cambiamenti. L’art. 21, invece, sarebbe radicalmente rivisto.

Di seguito il nuovo articolo 21

“2. Fermo restando quanto previsto dai commi 2-bis e 2-ter, il documento informatico sottoscritto con firma elettronica, formato nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 20, comma 3, soddisfa il requisito della forma scritta e ha l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile. L’utilizzo del dispositivo di firma elettronica qualificata o digitale si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria”.

“2-bis Salvo il caso di sottoscrizione autenticata le scritture private di cui all’articolo 1350, primo comma, numeri da 1 a 12, del codice civile, redatte su documento informatico, sono sottoscritte, a pena di nullità, con firma elettronica qualificata o con firma digitale. Gli atti di cui all’articolo 1350, numero 13), del codice civile redatti su documento informatico o formati attraverso procedimenti informatici sono sottoscritti, a pena di nullità, con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.

(omissis)”

Non va poi dimenticato l’art. 23-quater sulle riproduzioni informatiche il quale dispone che “All’articolo 2712 del codice civile dopo le parole: ‘riproduzioni fotografiche’ è inserita la seguente: ‘informatiche’” che rimarrebbe invariato.

Sul commento dell’art. 23-quater non posso intrattenermi qui per ragioni di necessaria brevità, ma ricordo la contraddizione fra questa norma e l’art. 20 nell’ormai ampia interpretazione giurisprudenziale.

Dunque il sistema che emergerebbe sarebbe il seguente:

- il documento informatico senza firma sarebbe valutabile in giudizio dal giudice, sotto ogni profilo;
- il documento informatico con firma elettronica soddisferebbe il requisito della forma scritta (ad substantiam, cioè per la validità dell’atto?) e avrebbe l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile cioè quella della scrittura privata;
- il documento informatico con firma elettronica qualificata o digitale si suppone avrebbe l’efficacia probatoria della scrittura privata ma ciò non è espressamente disposto;
- al documento informatico con firma elettronica qualificata o digitale sarebbe applicabile la nota presunzione di utilizzo del dispositivo da parte del titolare dello stesso;
- il documento informatico con firma elettronica qualificata o digitale soddisferebbe tout court il requisito della forma scritta ad substantiam;
- il documento informatico con firma elettronica avanzata soddisferebbe il requisito della forma scritta ad substantiam soltanto nei casi indicati dall’art. 1350, primo comma, n. 13 del codice civile cioè per gli atti non aventi ad oggetto beni immobili.

Dunque, in estrema sintesi, non cambierebbe la disciplina sul documento informatico con firma elettronica avanzata, qualificata e digitale (anche se il testo novellato presenta già segnalati problemi di drafting); cambierebbe invece quella concernente il documento con firma elettronica.

Qui, dalla valutazione caso per caso del giudice, si passerebbe all’affermazione del soddisfacimento del requisito della forma scritta e dell’efficacia della scrittura privata.

Sia detto a margine, occorrerebbe chiarire se la forma scritta di cui si parla in relazione al documento informatico con firma elettronica è quella ad substantiam. Ma soprattutto occorre sottolineare che fino ad oggi il documento informatico con firma elettronica era valutabile caso per caso dal giudice, dal momento che a priori non si conosce quale sia in concreto la firma elettronica, la quale può andare da una password banale ad un sistema basato sulla biometria, con un conseguente livello di sicurezza assai variabile.

Nella vigente normativa, dunque, non conoscendo a priori di che firma in concreto si parla, si demanda al giudice l’individuazione del valore del documento cui essa è associata.

Nel nuovo CAD, invece, si affermerebbe che il documento con firma elettronica soddisfa comunque il requisito della forma scritta ed è scrittura privata. Dunque ad un documento con una firma non definita a priori si associano il valore giuridico e l’efficacia probatoria della scrittura privata. Il che non è richiesto affatto dalla normativa europea (né da quella attualmente vigente, né dal regolamento EIDAS che entrerà in vigore il prossimo 1° luglio), la quale anzi prevede soltanto il principio della non discriminazione del documento informatico: cioè che ad un documento informatico non può essere negato valore giuridico soltanto per la sua forma elettronica.

Con la formulazione del nuovo art. 21 pare volersi andare oltre, disponendo che un documento informatico ha l’efficacia della scrittura privata e dunque soddisfa il requisito della forma scritta ad substantiam.

Il giudice dovrebbe peraltro valutare il documento informatico con firma elettronica alla luce di regole tecniche il cui contenuto appare assai difficile da immaginare, dal momento che esse potrebbero oscillare fra i due estremi della casistica analitica (con i rischi connessi ad un’elencazione inevitabilmente incompleta e necessariamente sottoposta ad un continuo aggiornamento) e i principi generali già statuiti in precedenza per il documento informatico e per lo stesso documento informatico con firma elettronica (sicurezza, qualità, immodificabilità, integrità).

Se lo scopo è quello di evitare la consulenza tecnica d’ufficio o di dare più certezza giuridica al documento informatico con firma elettronica, difficilmente esso sarà raggiunto, perché comunque le regole tecniche (ardue da immaginare) dovranno sempre presentare ampli spazi di adattamento alla tecnologia e quindi di interpretazione. E non è affatto improbabile che il giudice comunque ricorra alla CTU.

In compenso ci si sarà allontanati dalla normativa europea per creare nuova confusione.

Il punto è che si sta cercando di rendere quadrato ciò che è nato tondo: cioè di rendere “non neutra” la firma elettronica, che come tutti sanno è tecnologicamente neutra. E questa operazione sarebbe portata a termine attraverso le redigende regole tecniche le quali dovrebbero modificare la natura della firma elettronica. Il regolamento europeo non va in questa direzione e neppure i testi internazionali (come la Convenzione Uncitral sulle comunicazioni elettroniche e il Model Law in materia di firme elettroniche).

Se si vogliono evitare i rischi della neutralità tecnologica, si può utilizzare la firma digitale.

Se si vogliono i vantaggi della neutralità tecnologica, si può utilizzare la firma elettronica.

Se si confondono i due approcci sistematici, dopo almeno vent’anni di elaborazione giuridica su questi temi, quando finalmente il mercato si è assestato, non si crea certezza giuridica, ma al contrario, incertezza. E il mercato, che ormai ha assorbito queste tematiche, non ha certo bisogno di nuovi dubbi né di attendere ulteriori improbabili regole tecniche.

posted by admin on gennaio 28, 2016

PA telematica

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Digital-Signature-blueIl 20 gennaio 2016 il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo sulle norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante modifiche e integrazioni al CAD.

La riforma del CAD comprenderà disposizioni sul domicilio digitale della persona fisica e la sede legale delle imprese, mantenendo lo SPID quale strumento privilegiato di accesso in rete ai servizi delle pubbliche amministrazioni. Sarà compito delle PA provvedere a garantire l’accesso digitale ai propri servizi tramite il “pin unico” entro dicembre 2017. Per una maggiore trasparenza le amministrazioni saranno obbligate a inserire nei propri siti Internet informazioni esaustive per ciò che concerne appalti, tempi medi di attesa nella sanità, tempestività dei pagamenti nei confronti delle imprese creditrici, risultati di valutazione e piani per la prevenzione della corruzione.

Compito fondamentale delle modifiche sarà quello provvedere alla progressiva eliminazione dei supporti cartacei, per una maggiore efficienza e un significativo risparmio di risorse anche sotto il profilo ambientale. Con l’estinzione del cartaceo, cambierà il valore probatorio del documento informatico.

Ogni atto pubblico formato su documento informatico non sottoscritto da un pubblico ufficiale con firma qualificata o digitale sarà dichiarato nullo. Sembra che le definizioni di firma elettronica, firma elettronica avanzata e firma elettronica qualificata, siano state abrogate dal nuovo CAD rinviando a quelle del Regolamento eIDAS, la firma digitale non apparterrà al novero delle firme elettroniche avanzate, bensì a quello delle firme elettroniche qualificate.

Poiché i documenti informatici saranno conservati per legge dalla pubblica amministrazione, cesserà l’obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese, che potranno richiedere di avervi accesso in qualunque momento. Il Foia (Freedom of Information Act), sarà lo strumento che permetterà al cittadino di fare richiesta di dati alle amministrazioni senza obbligo di motivazioni, ad eccezione dei casi di segreto di divieto di divulgazione.

Il nuovo CAD entrerà in vigore il primo luglio del 2016.

Il provvedimento che entrerà in vigore l’11 febbraio si applica alle amministrazioni pubbliche, ai privati e altri soggetti a cui è affidata gestione o conservazione dei documenti informatici. Le regole specificano come garantire immodificabilità e integrità del documento. Vi proponiamo qui l’articolo di Giusella Finocchiaro apparso su Agenda Digitale il 16 gennaio 2014.

Copie, duplicati, passaggio dalla carta al digitale e viceversa. Questi sono i temi affrontati dal d.p.c.m. 13 novembre 2014, contenente le “Regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonché di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni ai sensi degli articoli 20, 22, 23-bis, 23-ter, 40, comma 1, 41, e 71, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005”, recentemente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 8 del 12 gennaio 2015. Dunque un altro importante tassello è stato aggiunto al quadro normativo di riferimento in materia di documento informatico.

Il provvedimento che entrerà in vigore il prossimo 11 febbraio si applica alle pubbliche amministrazioni; alle società, interamente partecipate da enti pubblici o con prevalente capitale pubblico inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione; ai privati nonché, secondo quanto previsto dal comma 4° dell’art. 2, “agli altri soggetti, a cui è eventualmente affidata la gestione o la conservazione dei documenti informatici”, come nel caso di esternalizzazione dei processi di conservazione dei documenti informatici.

[Continua su Agenda Digitale.]

firma_digitaleÈ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 8 del 12 gennaio 2015 il d.p.c.m. 13 novembre 2014, contenente le “Regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonchè di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni ai sensi degli articoli 20, 22, 23-bis, 23-ter, 40, comma 1, 41, e 71, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005”.

Il provvedimento che entrerà in vigore il prossimo 11 febbraio contiene importanti previsioni in materia di formazione del documento informatico, indicando fra l’altro le operazioni necessarie per garantire le caratteristiche di immodificabilità e di integrità (art. 3), nonché in materia di copie e in materia di sicurezza per garantire la c.d. tenuta del documento (art. 8). Inoltre, specifiche previsioni disciplinano la formazione dei documenti amministrativi informatici e dei fascicoli, registri e repertori informatici.

Il provvedimento è consultabile cliccando QUI.

fattura_elettronicaVi proponiamo qui l’articolo di Giusella Finocchiaro apparso su Agenda Digitale l’8 ottobre 2014.

L’analisi dei dati sulla diffusione della fatturazione elettronica nel nostro Paese mostra un processo in crescente espansione. Come ricostruito dall’Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano, a seguito dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, è in crescente aumento il numero delle pubbliche amministrazioni che hanno provveduto all’indicazione degli uffici deputati alla ricezione delle fatture elettroniche all’interno dell’iPA (indice delle pubbliche amministrazioni). Parimenti è in costante crescita il numero delle fatture elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di interscambio.

Dagli ultimi dati pubblicati per l’anno 2014, ad esempio, si ricava un numero elevato di fatture inoltrate alle pubbliche amministrazioni (135.015), numero che risulta ancor più significativo considerato che si tratta di un dato riferito al mese di agosto. Un ulteriore elemento positivo è che dal raffronto tra i dati relativi al mese di luglio e quelli del mese di agosto, è in diminuzione il numero delle fatture scartate dal sistema, perché formalmente errate e delle fatture non recapitate, perché mancanti del codice identificativo dell’ufficio destinatario. Si tratta quindi di un trend positivo che non può che ipotizzarsi in espansione per i prossimi mesi.

Allargando la prospettiva di analisi ai rapporti tra imprese, risulta che i numeri della diffusione della fatturazione elettronica variano sensibilmente a seconda della modalità impiegata. Noto è che il processo di fatturazione elettronica può essere dalle imprese implementato attraverso diverse modalità. Alle imprese (poche decine) che hanno implementato un processo di fatturazione elettronica, analogo a quello previsto e disciplinato dal d.m. 3 aprile 2013, n. 55, tale cioè che prevede il formato strutturato, l’apposizione della firma qualificata o digitale, la successiva conservazione nel rispetto delle previsioni di cui al Codice dell’amministrazione digitale, si affianca il numero ben più elevato delle imprese che hanno basato il processo sulla definizione di fattura elettronica, come modificata e notevolmente semplificata dall’art. 1, comma 325 della “legge di stabilità 2013”. Secondo l’attuale formulazione dell’art. 21 del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633, infatti, la fattura elettronica è definita come “la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico”. L’elemento scriminante per qualificare “elettronica” la fattura non è quindi il suo formato originario, ben potendo essere anche cartaceo, ma la circostanza che la fattura sia in formato elettronico quando viene trasmessa o messa disposizione del destinatario. Sempre grazie ai dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, si ricava che la percentuale delle imprese che “fanno fatturazione elettronica” attraverso questa modalità si aggira intorno al 50%. Il numero è tale da giustificare talune considerazioni che forse possono essere estese anche all’ambito della fatturazione elettronica verso le pubbliche amministrazioni.

Evidentemente, le ragioni di un numero così elevato va ravvisato nell’avvertire la relativa disciplina meno stringente. Non è previsto un formato strutturato; il soggetto passivo sceglie la modalità attraverso cui assicurare i requisiti di autenticità dell’origine e di integrità del contenuto (attraverso un sistema di controllo di gestione o, in alternativa, attraverso l’apposizione della firma elettronica qualificata o digitale dell’emittente ovvero attraverso sistemi EDI); la conservazione non comporta un obbligo di simmetria tra emittente e destinatario della fattura, potendo quest’ultimo decidere di accettare o meno questo processo.

Il quadro di riferimento appare quindi agli operatori meno vincolante rispetto a quello dettagliatamente disciplinato dal citato d.m. 3 aprile 2013, n. 55 per la fatturazione nei rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Concludendo, pur nella ricostruita positiva tendenza di crescente espansione, possiamo affermare che manca qualcosa per il definitivo consolidamento?

Il quadro normativo è chiaro. Anche sotto il profilo della diffusione di una cultura della conoscenza il quadro può dirsi esaustivo. Il sito www.fatturapa.gov.it offre, infatti, dettagliate indicazioni di supporto sul “come fare”, prevedendo specifiche funzionalità attraverso cui l’utente può simulare le diverse fasi del processo e segnatamente compilazione, invio e ricezione. Ad oggi, forse, salvo autorevoli eccezioni (in primis l’attività condotta dall’Osservatorio del Politecnico di Milano), manca un’attività di diffusione dei vantaggi derivanti dalla fatturazione elettronica e in generale dall’informatizzazione dei processi organizzativi. Gli strumenti ci sono basta volerli adottare. Ma per le imprese è essenziale avvertire l’adozione di un nuovo strumento in un’ottica positiva di costi e benefici, idonea cioè a conseguire una vantaggio. E questa potenzialità è a parere di chi scrive insita nei processi di fatturazione elettronica.