Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

processo_digitaleDal 1° gennaio 2017 la presentazione di ricorsi al Tar e Consiglio di Stato e la relativa acquisizione da parte delle cancellerie potrà essere effettuata esclusivamente per via telematica.

Il Processo Amministrativo Telematico (PAT) si applica ai nuovi ricorsi, in primo o in secondo grado, mentre ai ricorsi depositati anteriormente al 2017, continuano ad applicarsi, fino all’esaurimento del grado di giudizio nel quale sono pendenti alla data stessa, le precedenti norme.

Dopo molti rinvii entra in vigore il sistema digitale anche se bisognerà aspettare fino a gennaio del 2018 per l’abbandono definitivo della carta. Di qui a un anno infatti la copia online sarà affiancata da quella cartacea di cortesia. La modalità cartacea resta inoltre in vigore per le cause già in corso.

Per gestire il nuovo assetto è stata creata la Direzione generale di Informatica e Statistica, una struttura formata da 53 addetti (tre dirigenti e 50 funzionari) e un help desk dedicato per fornire assistenza agli avvocati. Inoltre, presso ogni Tar è prevista una postazione che consentirà di presentare il ricorso telematico in loco a coloro che decidono di non farsi assistere da avvocati durante i procedimenti e non sono dotati degli strumenti informatici per procedere autonomamente con la presentazione dei ricorsi, che devono essere obbligatoriamente inviati via Pec e firmati con firma digitale (procedura obbligatoria per la sottoscrizione dei nuovi atti).

Ulteriori informazioni sulla pagina delle FAQ del sito istituzionale dedicato all Giustizia Amministrativa.

Forum PASi riporta qui l’articolo di Giusella Finocchiaro apparso sul magazine di Forum PA il 1 febbraio 2016.

Il Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2016 ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo di modifica e integrazione del Codice dell’Amministrazione digitale (di seguito, per brevità “CAD”). Sperando di fornire un contributo costruttivo, esprimo alcune perplessità sulla nuova sistematizzazione della disciplina del documento informatico e delle firme elettroniche quale emerge dalla lettura della bozza.

Gli articoli rilevanti sul valore giuridico del documento informatico e sulla sua efficacia probatoria sono tre:

-l’art. 20 sul documento informatico senza firma;
-l’art. 21 sul documento informatico con firma elettronica, firma elettronica avanzata, firma elettronica qualificata e firma digitale;
-l’art. 23 quater sulle riproduzioni informatiche.

Nel CAD vigente l’art. 20, comma 1-bis dispone che:

“1-bis. L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità, fermo restando quanto disposto dall’articolo 21”.

Nel nuovo CAD l’art. 20, comma 1-bis suonerebbe:

“1-bis. L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità”.

Dunque su questo punto non si verificherebbero particolari cambiamenti. L’art. 21, invece, sarebbe radicalmente rivisto.

Di seguito il nuovo articolo 21

“2. Fermo restando quanto previsto dai commi 2-bis e 2-ter, il documento informatico sottoscritto con firma elettronica, formato nel rispetto delle regole tecniche di cui all’articolo 20, comma 3, soddisfa il requisito della forma scritta e ha l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile. L’utilizzo del dispositivo di firma elettronica qualificata o digitale si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria”.

“2-bis Salvo il caso di sottoscrizione autenticata le scritture private di cui all’articolo 1350, primo comma, numeri da 1 a 12, del codice civile, redatte su documento informatico, sono sottoscritte, a pena di nullità, con firma elettronica qualificata o con firma digitale. Gli atti di cui all’articolo 1350, numero 13), del codice civile redatti su documento informatico o formati attraverso procedimenti informatici sono sottoscritti, a pena di nullità, con firma elettronica avanzata, qualificata o digitale.

(omissis)”

Non va poi dimenticato l’art. 23-quater sulle riproduzioni informatiche il quale dispone che “All’articolo 2712 del codice civile dopo le parole: ‘riproduzioni fotografiche’ è inserita la seguente: ‘informatiche’” che rimarrebbe invariato.

Sul commento dell’art. 23-quater non posso intrattenermi qui per ragioni di necessaria brevità, ma ricordo la contraddizione fra questa norma e l’art. 20 nell’ormai ampia interpretazione giurisprudenziale.

Dunque il sistema che emergerebbe sarebbe il seguente:

- il documento informatico senza firma sarebbe valutabile in giudizio dal giudice, sotto ogni profilo;
- il documento informatico con firma elettronica soddisferebbe il requisito della forma scritta (ad substantiam, cioè per la validità dell’atto?) e avrebbe l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del codice civile cioè quella della scrittura privata;
- il documento informatico con firma elettronica qualificata o digitale si suppone avrebbe l’efficacia probatoria della scrittura privata ma ciò non è espressamente disposto;
- al documento informatico con firma elettronica qualificata o digitale sarebbe applicabile la nota presunzione di utilizzo del dispositivo da parte del titolare dello stesso;
- il documento informatico con firma elettronica qualificata o digitale soddisferebbe tout court il requisito della forma scritta ad substantiam;
- il documento informatico con firma elettronica avanzata soddisferebbe il requisito della forma scritta ad substantiam soltanto nei casi indicati dall’art. 1350, primo comma, n. 13 del codice civile cioè per gli atti non aventi ad oggetto beni immobili.

Dunque, in estrema sintesi, non cambierebbe la disciplina sul documento informatico con firma elettronica avanzata, qualificata e digitale (anche se il testo novellato presenta già segnalati problemi di drafting); cambierebbe invece quella concernente il documento con firma elettronica.

Qui, dalla valutazione caso per caso del giudice, si passerebbe all’affermazione del soddisfacimento del requisito della forma scritta e dell’efficacia della scrittura privata.

Sia detto a margine, occorrerebbe chiarire se la forma scritta di cui si parla in relazione al documento informatico con firma elettronica è quella ad substantiam. Ma soprattutto occorre sottolineare che fino ad oggi il documento informatico con firma elettronica era valutabile caso per caso dal giudice, dal momento che a priori non si conosce quale sia in concreto la firma elettronica, la quale può andare da una password banale ad un sistema basato sulla biometria, con un conseguente livello di sicurezza assai variabile.

Nella vigente normativa, dunque, non conoscendo a priori di che firma in concreto si parla, si demanda al giudice l’individuazione del valore del documento cui essa è associata.

Nel nuovo CAD, invece, si affermerebbe che il documento con firma elettronica soddisfa comunque il requisito della forma scritta ed è scrittura privata. Dunque ad un documento con una firma non definita a priori si associano il valore giuridico e l’efficacia probatoria della scrittura privata. Il che non è richiesto affatto dalla normativa europea (né da quella attualmente vigente, né dal regolamento EIDAS che entrerà in vigore il prossimo 1° luglio), la quale anzi prevede soltanto il principio della non discriminazione del documento informatico: cioè che ad un documento informatico non può essere negato valore giuridico soltanto per la sua forma elettronica.

Con la formulazione del nuovo art. 21 pare volersi andare oltre, disponendo che un documento informatico ha l’efficacia della scrittura privata e dunque soddisfa il requisito della forma scritta ad substantiam.

Il giudice dovrebbe peraltro valutare il documento informatico con firma elettronica alla luce di regole tecniche il cui contenuto appare assai difficile da immaginare, dal momento che esse potrebbero oscillare fra i due estremi della casistica analitica (con i rischi connessi ad un’elencazione inevitabilmente incompleta e necessariamente sottoposta ad un continuo aggiornamento) e i principi generali già statuiti in precedenza per il documento informatico e per lo stesso documento informatico con firma elettronica (sicurezza, qualità, immodificabilità, integrità).

Se lo scopo è quello di evitare la consulenza tecnica d’ufficio o di dare più certezza giuridica al documento informatico con firma elettronica, difficilmente esso sarà raggiunto, perché comunque le regole tecniche (ardue da immaginare) dovranno sempre presentare ampli spazi di adattamento alla tecnologia e quindi di interpretazione. E non è affatto improbabile che il giudice comunque ricorra alla CTU.

In compenso ci si sarà allontanati dalla normativa europea per creare nuova confusione.

Il punto è che si sta cercando di rendere quadrato ciò che è nato tondo: cioè di rendere “non neutra” la firma elettronica, che come tutti sanno è tecnologicamente neutra. E questa operazione sarebbe portata a termine attraverso le redigende regole tecniche le quali dovrebbero modificare la natura della firma elettronica. Il regolamento europeo non va in questa direzione e neppure i testi internazionali (come la Convenzione Uncitral sulle comunicazioni elettroniche e il Model Law in materia di firme elettroniche).

Se si vogliono evitare i rischi della neutralità tecnologica, si può utilizzare la firma digitale.

Se si vogliono i vantaggi della neutralità tecnologica, si può utilizzare la firma elettronica.

Se si confondono i due approcci sistematici, dopo almeno vent’anni di elaborazione giuridica su questi temi, quando finalmente il mercato si è assestato, non si crea certezza giuridica, ma al contrario, incertezza. E il mercato, che ormai ha assorbito queste tematiche, non ha certo bisogno di nuovi dubbi né di attendere ulteriori improbabili regole tecniche.

posted by admin on gennaio 28, 2016

PA telematica

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Digital-Signature-blueIl 20 gennaio 2016 il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo sulle norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante modifiche e integrazioni al CAD.

La riforma del CAD comprenderà disposizioni sul domicilio digitale della persona fisica e la sede legale delle imprese, mantenendo lo SPID quale strumento privilegiato di accesso in rete ai servizi delle pubbliche amministrazioni. Sarà compito delle PA provvedere a garantire l’accesso digitale ai propri servizi tramite il “pin unico” entro dicembre 2017. Per una maggiore trasparenza le amministrazioni saranno obbligate a inserire nei propri siti Internet informazioni esaustive per ciò che concerne appalti, tempi medi di attesa nella sanità, tempestività dei pagamenti nei confronti delle imprese creditrici, risultati di valutazione e piani per la prevenzione della corruzione.

Compito fondamentale delle modifiche sarà quello provvedere alla progressiva eliminazione dei supporti cartacei, per una maggiore efficienza e un significativo risparmio di risorse anche sotto il profilo ambientale. Con l’estinzione del cartaceo, cambierà il valore probatorio del documento informatico.

Ogni atto pubblico formato su documento informatico non sottoscritto da un pubblico ufficiale con firma qualificata o digitale sarà dichiarato nullo. Sembra che le definizioni di firma elettronica, firma elettronica avanzata e firma elettronica qualificata, siano state abrogate dal nuovo CAD rinviando a quelle del Regolamento eIDAS, la firma digitale non apparterrà al novero delle firme elettroniche avanzate, bensì a quello delle firme elettroniche qualificate.

Poiché i documenti informatici saranno conservati per legge dalla pubblica amministrazione, cesserà l’obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese, che potranno richiedere di avervi accesso in qualunque momento. Il Foia (Freedom of Information Act), sarà lo strumento che permetterà al cittadino di fare richiesta di dati alle amministrazioni senza obbligo di motivazioni, ad eccezione dei casi di segreto di divieto di divulgazione.

Il nuovo CAD entrerà in vigore il primo luglio del 2016.

fattura_elettronicaVi proponiamo qui l’articolo di Giusella Finocchiaro apparso su Agenda Digitale l’8 ottobre 2014.

L’analisi dei dati sulla diffusione della fatturazione elettronica nel nostro Paese mostra un processo in crescente espansione. Come ricostruito dall’Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano, a seguito dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, è in crescente aumento il numero delle pubbliche amministrazioni che hanno provveduto all’indicazione degli uffici deputati alla ricezione delle fatture elettroniche all’interno dell’iPA (indice delle pubbliche amministrazioni). Parimenti è in costante crescita il numero delle fatture elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di interscambio.

Dagli ultimi dati pubblicati per l’anno 2014, ad esempio, si ricava un numero elevato di fatture inoltrate alle pubbliche amministrazioni (135.015), numero che risulta ancor più significativo considerato che si tratta di un dato riferito al mese di agosto. Un ulteriore elemento positivo è che dal raffronto tra i dati relativi al mese di luglio e quelli del mese di agosto, è in diminuzione il numero delle fatture scartate dal sistema, perché formalmente errate e delle fatture non recapitate, perché mancanti del codice identificativo dell’ufficio destinatario. Si tratta quindi di un trend positivo che non può che ipotizzarsi in espansione per i prossimi mesi.

Allargando la prospettiva di analisi ai rapporti tra imprese, risulta che i numeri della diffusione della fatturazione elettronica variano sensibilmente a seconda della modalità impiegata. Noto è che il processo di fatturazione elettronica può essere dalle imprese implementato attraverso diverse modalità. Alle imprese (poche decine) che hanno implementato un processo di fatturazione elettronica, analogo a quello previsto e disciplinato dal d.m. 3 aprile 2013, n. 55, tale cioè che prevede il formato strutturato, l’apposizione della firma qualificata o digitale, la successiva conservazione nel rispetto delle previsioni di cui al Codice dell’amministrazione digitale, si affianca il numero ben più elevato delle imprese che hanno basato il processo sulla definizione di fattura elettronica, come modificata e notevolmente semplificata dall’art. 1, comma 325 della “legge di stabilità 2013”. Secondo l’attuale formulazione dell’art. 21 del d.p.r. 26 ottobre 1972, n. 633, infatti, la fattura elettronica è definita come “la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico”. L’elemento scriminante per qualificare “elettronica” la fattura non è quindi il suo formato originario, ben potendo essere anche cartaceo, ma la circostanza che la fattura sia in formato elettronico quando viene trasmessa o messa disposizione del destinatario. Sempre grazie ai dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, si ricava che la percentuale delle imprese che “fanno fatturazione elettronica” attraverso questa modalità si aggira intorno al 50%. Il numero è tale da giustificare talune considerazioni che forse possono essere estese anche all’ambito della fatturazione elettronica verso le pubbliche amministrazioni.

Evidentemente, le ragioni di un numero così elevato va ravvisato nell’avvertire la relativa disciplina meno stringente. Non è previsto un formato strutturato; il soggetto passivo sceglie la modalità attraverso cui assicurare i requisiti di autenticità dell’origine e di integrità del contenuto (attraverso un sistema di controllo di gestione o, in alternativa, attraverso l’apposizione della firma elettronica qualificata o digitale dell’emittente ovvero attraverso sistemi EDI); la conservazione non comporta un obbligo di simmetria tra emittente e destinatario della fattura, potendo quest’ultimo decidere di accettare o meno questo processo.

Il quadro di riferimento appare quindi agli operatori meno vincolante rispetto a quello dettagliatamente disciplinato dal citato d.m. 3 aprile 2013, n. 55 per la fatturazione nei rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Concludendo, pur nella ricostruita positiva tendenza di crescente espansione, possiamo affermare che manca qualcosa per il definitivo consolidamento?

Il quadro normativo è chiaro. Anche sotto il profilo della diffusione di una cultura della conoscenza il quadro può dirsi esaustivo. Il sito www.fatturapa.gov.it offre, infatti, dettagliate indicazioni di supporto sul “come fare”, prevedendo specifiche funzionalità attraverso cui l’utente può simulare le diverse fasi del processo e segnatamente compilazione, invio e ricezione. Ad oggi, forse, salvo autorevoli eccezioni (in primis l’attività condotta dall’Osservatorio del Politecnico di Milano), manca un’attività di diffusione dei vantaggi derivanti dalla fatturazione elettronica e in generale dall’informatizzazione dei processi organizzativi. Gli strumenti ci sono basta volerli adottare. Ma per le imprese è essenziale avvertire l’adozione di un nuovo strumento in un’ottica positiva di costi e benefici, idonea cioè a conseguire una vantaggio. E questa potenzialità è a parere di chi scrive insita nei processi di fatturazione elettronica.

firma_digitaleIl 25 luglio 2014 è scaduto il termine di validità per le autocertificazioni sulla sicurezza dei dispositivi automatici di firma digitale.

Come stabilito dal decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 19 luglio 2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 ottobre dello stesso anno,i fornitori di firme digitali potevano attestare, mediante autocertificazione, la corrispondenza dei dispositivi automatici agli standard europei di sicurezza europei solo fino al 25 luglio 2014, data a partire dalla quale, per continuare a operare, devono disporre di un “bollino di garanzia” ottenibile presso l’Organismo di Certificazione della Sicurezza Informatica (OCSI).

I produttori della soluzione di firma remota sono tenuti a dimostrare che il loro prodotto è stato sottoposto alle prove e alle revisioni richieste per beneficiare della certificazione di conformità allo standard internazionale di sicurezza Common Criteria Eal4 +.

La firma digitale remota apposta utilizzando un dispositivo non certificato espone il documento così sottoscritto al rischio di invalidazione della firma per inadempienza alle nuove norme.

Regolamento sulla conservazione, Regolamento IVASS e Regolamento eIDAS in materia di identificazione online e servizi fiduciari. In questo video, Giusella Finocchiaro illustra le ultime novità in materia di digitalizzazione.



ICT5ExecutiveA maggio sono state pubblicate le norme che disciplinano l’uso della firma elettronica e ad aprile le attesissime regole tecniche per la gestione dei processi di fatturazione elettronica nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, che fissano l’obbligo al 6 giugno. In un’intervista al magazine ICT4Executive, Giusella Finocchiaro spiega che, anche se non sempre semplice da comprendere, il quadro normativo italiano è ormai completo. Vi proponiamo qui parte dell’articolo, la cui versione completa è disponibile sul sito di ICT4Executives.

Professoressa Finocchiaro, quali sono le novità normative più significative nell’ambito della firma elettronica, della fatturazione elettronica e della dematerializzazione dei documenti?

Sul tema della firma elettronica si è in attesa della definitiva approvazione da parte della Commissione Europea della Proposta di Regolamento in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno. Al Regolamento, che una volta adottato abrogherà la Direttiva Europea 1999/93/CE, si guarda con estremo interesse. Evidente, infatti, l’obiettivo di realizzare un vero mercato unico per il digitale, eliminando le barriere dettate dalle normative nazionali, puntando sull’interoperabilità giuridica e tecnica fra i Paesi dell’Unione degli strumenti elettronici di identificazione, autenticazione e firma.

Con particolare riguardo alla cosiddetta “firma grafometrica” (la firma digitale su tablet – ndr), strumento in crescente diffusione in diversi settori economici, si è in attesa del provvedimento generale dell’Autorità Garante sul trattamento dei dati biometrici utilizzati in questa innovativa modalità di sottoscrizione. Diversi sono stati i provvedimenti dell’Autorità Garante che, nonostante non rivestano carattere generale, hanno offerto ai potenziali soggetti erogatori di soluzioni di firma “grafometrica” specifiche istruzioni operative1.

Con riguardo alla dematerializzazione dei documenti, si segnala che sono in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale le regole tecniche di attuazione del Codice dell’Amministrazione Digitale in materia di conservazione dei documenti e in materia di protocollo informatico.

Recente, inoltre, l’entrata in vigore delle Linee Guida predisposte dall’AGID per l’effettuazione dei pagamenti elettronici a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi2.

Fondamentale, infine, la disciplina sulla fatturazione elettronica. Con il decreto ministeriale n. 55 del 3 aprile 2013 sono state individuate le regole tecniche per la gestione dei processi di fatturazione elettronica nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Il decreto riveste un rilievo evidente dando attuazione agli obblighi, previsti dalla Legge Finanziaria del 2008, di fatturazione elettronica nei confronti delle pubbliche amministrazioni. A partire dal prossimo 6 giugno, Ministeri, Agenzie Fiscali ed Enti Nazionali di previdenza e assistenza sociale non potranno accettare fatture in formato cartaceo. Successivamente l’obbligo si estenderà anche alle altre pubbliche amministrazioni.

[continua su ICT4Executive]

Il 1° marzo 2014 è entrato in vigore il d.m. 23 dicembre 2013, n. 163, “Regolamento recante la disciplina dell’uso di strumenti informatici e telematici nel processo tributario in attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 39, comma 8, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111”.

Il Regolamento disciplina la formazione, la trasmissione, la comunicazione, la notificazione e il deposito degli atti e dei provvedimenti del processo tributario in modalità digitale. La digitalizzazione è garantita attraverso l’uso della firma elettronica qualificata, della firma digitale e della posta elettronica certificata. Non c’è spazio nel Regolamento per la firma elettronica avanzata.

Il ricorso alle modalità digitali non è oggetto di un obbligo. Le parti, infatti, possono decidere di utilizzare le tradizionali modalità cartacee; tuttavia, se la parte ha utilizzato in primo grado le modalità telematiche, è tenuta ad utilizzare le medesime modalità per l’intero grado di giudizio, nonché per l’appello.

Tra le disposizioni di maggior rilievo contenute nel Regolamento, si evidenziano l’art. 4 sulla procura alle liti, il cui co. 1° stabilisce che la procura alle liti o l’incarico di assistenza e difesa conferiti, congiuntamente all’atto cui si riferiscono, su supporto informatico e sottoscritti con firma elettronica qualificata o firma digitale dal ricorrente, sono trasmessi dalle parti utilizzando la p.e.c. e l’art. 8, il cui co. 1° stabilisce che “qualunque comunicazione o notificazione di documenti informatici tramite p.e.c. si considera effettuata, ai fini di decorrenza dei termini processuali per il mittente, al momento dell’invio al proprio gestore attestato dalla relativa ricevuta di accettazione e, per il destinatario, al momento in cui la comunicazione o notificazione è resa disponibile nella casella p.e.c.”.

Dovranno essere adottati ulteriori decreti per individuare le regole tecniche ed operative per il funzionamento del Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (S.I.Gi.T.) di cui all’art. 3 del d.m. 163/2013. Il S.I.Gi.T. dovrà, fra l’altro, assicurare:

- l’individuazione della Commissione tributaria adita;

- l’individuazione del procedimento giurisdizionale tributario attivato;

- la trasmissione degli atti e documenti alla Commissione tributaria competente;

- la ricezione degli atti e documenti da parte della Commissione tributaria competente;

- la formazione del fascicolo informatico.

Sebbene in attesa degli ulteriori decreti, evidentemente il d.m. 163/2013 rappresenta un importante passo in avanti verso la digitalizzazione dei servizi di giustizia.

posted by admin on febbraio 19, 2014

Miscellanee

(No comments)

Pubblicato in  Gazzetta ufficiale, Serie Generale n.37 del 14 febbraio 2014, il decreto ministeriale n.37 del 23 dicembre 2013 che regola l’utilizzo di strumenti informatici nell’ambito del processo tributario.

Entrerà in vigore il prossimo 1° marzo il regolamento recante la disciplina dell’uso di strumenti informatici e telematici nel processo tributario in attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 39, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

Il regolamento, emanato del Ministro dell’Economia e delle Finanze, disciplina la trasmissione, la comunicazione, la notificazione e il deposito di atti e provvedimenti del processo tributario, e di quelli relativi al procedimento attivato con l’istanza di reclamo e mediazione.

L’ambito di applicazione del regolamento, indicato dall’art. 2, prevede che i documenti relativi al processo possano essere formati come documenti informatici sottoscritti con firma elettronica qualificata o firma digitale, mentre per quanto concerne il sistema di trasmissione, atti e provvedimenti dovranno essere notificati tramite Posta Elettronica Certificata (artt. 7, 5 e 9).

La firma elettronica qualificata o la firma digitale sono richieste anche per la sottoscrizione, da parte di chi presiede l’udienza e del segretario, del processo verbale dell’udienza, redatto come documento informatico. Nei casi in cui è richiesto, le parti procedono alla sottoscrizione delle dichiarazioni o del processo verbale apponendo la propria firma elettronica qualificata o firma digitale (art.15).

Come specificato dall’art.2, la parte che abbia utilizzato in primo grado le modalità telematiche è tenuta ad utilizzare le medesime modalità per l’intero grado del giudizio nonché per l’appello, salvo sostituzione del difensore.

Il regolamento disciplina inoltre la procura alle liti e conferimento dell’incarico di assistenza e difesa, le elezione di domicilio digitale, la notificazione e il deposito degli atti, la modalità di costituzione in giudizio, il deposito degli atti successivi alla costituzione in giudizio e il deposito di atti e documenti non informatici.

Il testo completo è disponibile QUI.

OMAT_highRGBLa seconda giornata del convegno Omat a Roma sarà dedicata al tema dell’Identità digitale con approfondimenti su Firme e Timbri, Strumenti di autenticazione per ridurre i costi e snellire i processi documentali.

Oltre alle testimonianze degli operatori del mercato, che illustreranno i vantaggi applicativi che offrono le nuove soluzioni tecnologiche di identificazione, la sessione darà spazio ad un analisi del contesto normativo di riferimento.

È noto infatti che il legislatore italiano, tramite il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), ha definito le modalità di identificazione informatica di un soggetto attraverso opportune tecnologie atte a garantire la sicurezza dell’accesso.

Ai sensi dell’articolo 64 del CAD, le amministrazioni possono consentire l’accesso ai servizi on-line che richiedono l’identificazione informatica, oltre che mediante la carta di identità elettronica (CIE) e la carta nazionale dei servizi (CNS), anche utilizzando strumenti diversi di identificazione certa del soggetto richiedente. Pertanto, nulla osta a che le amministrazioni pubbliche rendano disponibili sistemi di identificazione informatica alternativi, purché consentano l’accesso ai servizi anche con carta di identità elettronica e carta nazionale dei servizi.

L’Italia è il primo paese ad avere attribuito fin dal 1997 piena validità giuridica ai documenti elettronici e conta la maggiore diffusione di firme in Europa. Possono dotarsi di firma digitale tutte le persone fisiche, cittadini, amministratori e dipendenti di società e pubbliche amministrazioni: è necessario rivolgersi ai certificatori accreditati autorizzati da DigitPA che garantiscono l’identità dei soggetti che utilizzano la firma digitale. DigitPA svolge attività di vigilanza sui certificatori. (Fonte www.digitpa.gov.it)

Nella prima sessione plenaria queste tematiche saranno approfondite dall’Avv. Annarita Ricci dello Studio Legale Finocchiaro, che interverrà sul tema della definizione dell’identità digitale e dei sui rischi e le sue opportunità.

Per ulteriori informazioni si rimanda al sito dedicato all’evento.