Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on febbraio 19, 2014

Miscellanee

(No comments)

Pubblicato in  Gazzetta ufficiale, Serie Generale n.37 del 14 febbraio 2014, il decreto ministeriale n.37 del 23 dicembre 2013 che regola l’utilizzo di strumenti informatici nell’ambito del processo tributario.

Entrerà in vigore il prossimo 1° marzo il regolamento recante la disciplina dell’uso di strumenti informatici e telematici nel processo tributario in attuazione delle disposizioni contenute nell’articolo 39, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

Il regolamento, emanato del Ministro dell’Economia e delle Finanze, disciplina la trasmissione, la comunicazione, la notificazione e il deposito di atti e provvedimenti del processo tributario, e di quelli relativi al procedimento attivato con l’istanza di reclamo e mediazione.

L’ambito di applicazione del regolamento, indicato dall’art. 2, prevede che i documenti relativi al processo possano essere formati come documenti informatici sottoscritti con firma elettronica qualificata o firma digitale, mentre per quanto concerne il sistema di trasmissione, atti e provvedimenti dovranno essere notificati tramite Posta Elettronica Certificata (artt. 7, 5 e 9).

La firma elettronica qualificata o la firma digitale sono richieste anche per la sottoscrizione, da parte di chi presiede l’udienza e del segretario, del processo verbale dell’udienza, redatto come documento informatico. Nei casi in cui è richiesto, le parti procedono alla sottoscrizione delle dichiarazioni o del processo verbale apponendo la propria firma elettronica qualificata o firma digitale (art.15).

Come specificato dall’art.2, la parte che abbia utilizzato in primo grado le modalità telematiche è tenuta ad utilizzare le medesime modalità per l’intero grado del giudizio nonché per l’appello, salvo sostituzione del difensore.

Il regolamento disciplina inoltre la procura alle liti e conferimento dell’incarico di assistenza e difesa, le elezione di domicilio digitale, la notificazione e il deposito degli atti, la modalità di costituzione in giudizio, il deposito degli atti successivi alla costituzione in giudizio e il deposito di atti e documenti non informatici.

Il testo completo è disponibile QUI.

Il 29 di novembre 2011 è scaduto il termine per la comunicazione da parte delle aziende dell’ indirizzo di posta elettronica certificata al Registro delle imprese.

Tuttavia, in considerazione della grande quantità di richieste arrivate ai gestori di sistema PEC nel corso delle ultime settimane il Ministero dello Sviluppo Economico (circolare 224402), ha invitato le Camere di Commercio a non applicare la sanzione prevista per il mancato rispetto del termine.

Sembra infatti che gestori del sistema di posta elettronica certificata abbiano lamentato l’impossibilità di far fronte alla mole di richieste “in tempi compatibili con il rispetto del termine stesso”.

Sebbene la scadenza sull’obbligo della PEC fosse fissata dal 2008, secondo dati forniti dal Sole 24 ORE, sono state oltre 500mila le comunicazioni di indirizzo PEC arrivate alle Camere di Commercio negli ultimi giorni utili all’adempimento dell’obbligo, fra il primo e il 21 novembre 2011.

La circolare del Ministero invita pertanto le Camere di Commercio a non applicare le sanzioni di inadempimento sulle comunicazioni tardive effettuate entro “l’inizio del nuovo anno”.

Entro il 29 novembre le società di persone e di capitali dovranno dotarsi di una casella di posta elettronica certificata e comunicare, se non lo hanno già fatto, l’indirizzo al Registro delle imprese. La mancata comunicazione entro il termine previsto comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa da un minimo di 206 euro ad una massimo di 2.065 euro.

La comunicazione deve essere effettuata dal legale rappresentante della società, sul sito www.registroimprese.it è a disposizione una procedura semplificata online che dovrebbe consentire un più immediato adempimento dell’obbligo.

La portata dell’obbligo, previsto dall’art. 16, comma 6°, del d.l. 185/2008, è stata chiarita dalla recente circolare del Ministero dello sviluppo economico n. 3645/C del 3 novembre scorso. Fra i principali chiarimenti quello per cui l’obbligo incombe anche sulle società in liquidazione e sulle società estere che abbiano in Italia una o più sedi secondarie.

Per le società costituite dopo il 29 novembre 2008, la comunicazione avviene con l’iscrizione al Registro delle imprese.

È stato recentemente pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” del 18 aprile 2011 n. 89 il decreto del Ministero della giustizia n. 44 del 2011, che disciplina il processo telematico. Il regolamento sostituisce le regole tecniche adottate con il d.p.r. 13 febbraio 2001, n. 123 e con il decreto del Ministro della giustizia del 17 luglio 2008. Il nuovo regolamento entra in vigore il 18 maggio.

Il nuovo processo telematico si incentra sull’utilizzo della posta elettronica certificata, disciplinata dal Codice dell’amministrazione digitale: il sistema di posta elettronica certificata consente, come è noto, di ottenere una ricevuta di avvenuta spedizione e una ricevuta di avvenuta ricezione.

Gli indirizzi di posta elettronica certificata dei soggetti interessati devono essere disponibili attraverso il portale dei servizi telematici e il registro generale degli indirizzi elettronici. Ruolo essenziale riveste anche il fascicolo informatico, nel quale tutti gli atti del processo dovranno essere archiviati in formato digitale.

Molto è demandato alle emanande specifiche tecniche, ai sensi dell’art.34 del decreto in commento.

Il nuovo processo comporta oneri organizzativi e tecnologici per gli uffici giudiziari, ma anche per gli avvocati, i quali dovranno adeguare gli studi professionali e le attrezzature tecnologiche, oltre che il modo di lavorare. Si pensi, per tutte, alla conservazione digitale, sulla quale il d.m. non si sofferma in modo particolare, ma che implica di per sé cambiamenti organizzativi e tecnologici.

posted by admin on maggio 26, 2010

PA telematica

1 comment

È ufficiale la notizia del blocco del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale che avevamo anticipato un mese fa.

Il Sole 24ORE ha riportato che la scorsa settimana il Ministero dell’Economia ha emesso una nota di 8 pagine in cui si analizza articolo per articolo il Ddl recante disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese. Il verdetto è chiaro: la copertura finanziaria del provvedimento è stata negata dalla Commissione Bilancio.

Il blocco del provvedimento comprende anche la bocciatura degli articoli 10 e 20bis (il secondo oggetto anche di emendamento soppressivo del Governo)  sulla PEC, la Posta Elettronica Certificata di cui si è molto parlato negli ultimi mesi. Lo stop alla PEC vuole evitare gli oneri eccessivi che comporta su professionisti ed imprese, ma non solo: l’assegnazione a tutti i cittadini di una casella CEC-PAC (Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino) determina un «significativo impatto» sull’organizzazione delle amministrazioni a cui vanno aggiunti gli ulteriori oneri finanziari e organizzativi derivanti dall’obbligo per le PA di comunicare tra loro solo tramite PEC, oneri che al momento non trovano adeguata copertura economica.

email

1) La posta elettronica certificata (PEC) è un sistema di comunicazione

2) Non è un sistema di firma del documento che si trasmette

3) Non è un sistema di crittografia

4) La posta elettronica certificata serve, come la raccomandata con ricevuta di ritorno, a provare spedizione e ricevuta

5) Se si vogliono assicurare al documento spedito con il sistema di comunicazione costituito dalla PEC altre proprietà (firma, segretezza), occorre utilizzare anche altri sistemi (firma digitale, programmi di crittografia)

6) L’indirizzo PEC obbligatorio (per professionisti e imprese) nasce per essere utilizzato nei rapporti con la p.a., ma può essere utilizzato anche nei rapporti fra privati

7) L’indirizzo PEC obbligatorio per i professionisti è, di per sé, destinato ad una pubblicità limitata. Infatti gli ordini professionali lo pubblicano in un elenco, consultabile in via telematica esclusivamente dalle p.a.

8 ) L’indirizzo PEC obbligatorio individua un domicilio informatico presso il quale ogni atto può essere notificato dalla pubblica amministrazione. L’uso del sistema PEC nelle comunicazioni con la p.a. non è più basato sul consenso, come originariamente disposto dal d.p.r. 68/2005

9) Anche le pubbliche amministrazioni devono avere un indirizzo PEC, che deve risultare dalla home page del sito, e non possono rifiutare un’istanza inviata via PEC

10) Dalla titolarità di un indirizzo PEC deriva un obbligo di controllo periodico della casella PEC e di conservazione digitale dei documenti ricevuti.

posted by admin on settembre 4, 2009

Portfolio

(No comments)

Ecco una selezione di articoli per la settimana appena trascorsa:

  • La posizione di Dan Gillmor sull’anonimato in rete: non dare il proprio nome significa avere meno credibilità [The Guardian]
  • Un giudice tedesco condanna Google per la scarsa trasparenza dei suoi termini di servizio [Punto Informatico]
  • Flickr ammorbidisce le proprie policy in materia di violazione del copyright sulle immagini [CNet]
  • Continuano le polemiche intorno alla PEC [Cronache dell'Egovernment]
  • USA: i motori di ricerca non sono tenuti a tutelare la reputazione delle persone [Punto Informatico]
  • E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il G.U. n. 152 del 3 luglio 2009) il D.P.C.M. 6 maggio 2009 recante “Individuazione delle regole tecniche per le modalità di presentazione della comunicazione unica e per l’immediato trasferimento dei dati tra le Amministrazioni interessate, in attuazione dell’articolo 9, comma 7, del decreto- legge 31 gennaio 2007, n.7″

    All’interno del provvedimento sono contenute indicazioni rilevanti per quanto concerne il possesso e l’impiego della Posta Elettronica Certificata (PEC) da parte delle imprese. In particolare all’articolo 8, intitolato “Indirizzo elettronico dell’impresa” si scrive:

    1 . Nel modello di Comunicazione unica, è indicata la casella PEC corrispondente alla casella dell’impresa, ai fini dell’invio degli esiti delle domande e delle iscrizioni e di ogni altra comunicazione o provvedimento relativo al procedimento. Qualora l’impresa non disponga di una casella PEC lo dichiara nella comunicazione unica, indicando le modalità per la ricezione della comunicazione circa l’assegnazione di una casella ai sensi del comma 2.
    2.
    Nel caso l’impresa non sia provvista di casella PEC, le camere di commercio provvedono immediatamente ad assegnare una casella PEC ai fini del procedimento senza costi per l’impresa, ai sensi dell’art. 9, comma 6, del decreto-legge n. 7 del 2007. Le istruzioni operative sono pubblicate in opportuna sezione del sito, dandone comunicazione ai sensi del comma 1.
    3. La casella dell’impresa è iscritta al registro delle imprese ai sensi dell’art. 4, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 68 del 2005.