Dopo oltre un mese di reclusione pre-processuale nel campo militare Arifjan in Kuwait, sono finalmente stati formulati i capi d’accusa contro il giovane analista dell’intelligence USA sospettato di avere divulgato su Wikileaks documenti segreti dell’esercito americano.
Secondo il magazine Wired, il Soldato di Prima Classe Bradley Manning dovrà presentarsi davanti alla Corte Marziale per due diversi capi d’accusa: il primo è la sommatoria di otto violazioni della legge criminale federale, tra cui accesso non autorizzato a postazioni informatiche e trasmissione a terze parti di informazioni riservate, mentre il secondo riguarda una violazione non criminale dei regolamenti dell’esercito in materia di gestione di documenti riservati.
In particolare, Manning è accusato di aver effettuato il download non autorizzato di un filmato che documenta un’azione militare dell’esercito USA in Iraq e di averlo trasmesso a una terza parte non governativa.
Anche se non è nominata formalmente, la “terza parte” a cui fa riferimento l’accusa è il sito di fughe di notizie Wikileaks, attraverso il quale Manning avrebbe diffuso il video di un’incursione aerea a Baghdad del 2007 nella quale gli elicotteri Apache dell’esercito americano uccisero 12 civili, inclusi due giornalisti della Reuters.
Gli altri capi d’accusa contro l’analista riguardano il download dalla rete interna di oltre 150.000 rapporti segreti della diplomazia americana e la relativa diffusione ad una “terza parte”. Anche in questo caso la “terza parte” è probabilmente Wikileaks, su cui all’inizio di Febbraio è comparso un rapporto confidenziale della diplomazia americana sul governo Islandese.
Al momento il soldato è ancora detenuto in Kuwait in attesa del processo. Nonostante il fondatore di Wikileaks avesse dichiarato di volere provvedere della difesa legale, Wired riporta che all’imputato è stato assegnato un avvocato militare.
Se risultasse colpevole di tutte le accuse, il ventiduenne Bradley Manning potrebbe essere condannato ad una pena massima di 52 anni di carcere.
Con una pronuncia del 15 dicembre 2009, il Tribunale di Roma ha, in via cautelare, ordinato a You Tube LLC, You Tube Inc e Google UK Ltd l’immediata rimozione dai propri server e la conseguente immediata disabilitazione all’accesso di tutti i contenuti riproducenti, in tutto o in parte, sequenze di immagine relative al programma “Il Grande Fratello”. Il testo integrale dell’ordinanza è disponibile a questo indirizzo.
Le major holliwoodiane sono nuovamente sul piede di guerra. E stavolta l’oggetto dei loro strali non sono né i torrent né YouTube ma invece i buoni, vecchi distributori di videocassette. La ragione? Noleggi troppo a ridosso dall’uscita dei film, ed a prezzi troppo bassi.
I fatti. L’azienda statunitense Redbox, leader nella commercializzazione di distributori automatici di film in DVD, ha intrapreso da qualche mese un’aggressiva campagna di marketing, noleggiando per la modica cifra di 1$ presso i propri punti- vendita i titoli “di cassetta” appena pubblicati dalle major. Salvo che questo ha provocato la reazione immediata degli stessi editori, preoccupati di vedere erosi i propri margini in uno dei pochi mercati ancora floridi del comparto cinematografico.
In particolare, le major hanno modificato i propri termini di servizio proibendo il noleggio dei film prima di un mese dalla loro uscita. Ma Redbox non si è data per vinta, e si è a più riprese rivolta ai giudici d’oltreoceano per veder ripristinato il proprio diritto a noleggiare i film a basso costo.
Chi vincerà? Ancora non è dato sapere quali saranno gli orientamenti delle corti investite dai casi. Ma una cosa è certa: le decisioni dei giudici sono destinate a giocare un ruolo importante nel futuro della distribuzione cinematografica.
