Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

FacebookHanno attirato l’attenzione internazionale le recenti dichiarazioni della direttrice marketing di Facebook, sorella del CEO Mark Zuckerberg.

Intervenuta ad una tavola rotonda sul “cyber-bullismo” organizzata dalla rivista Marie Claire, Randi Zuckerberg si è pronunciata contro l’anonimato online, sostenendo che i cittadini della rete si comporterebbero molto meglio se ogni loro azione fosse correlata dal loro reale nome in evidenza. Secondo la direttrice marketing, sarebbe questo il motivo per cui Facebook richiede espressamente il nome, il cognome e l’indirizzo email reali dei loro iscritti. “Credo che l’anonimato su Internet debba scomparire”, ha specificato.

Le parole di Randi Zuckerberg richiamano le dichiarazioni del CEO di Google Eric Schmidt che alcuni mesi fa aveva definito l’anonimato in rete come “un pericolo”, aggiungendo che i governi si troveranno presto nella condizione di doverlo vietare.

Naturalmente questo genere di proposte trova fieri oppositori in quanti sostengono che l’anonimato è fondamentale per la libertà di espressione in rete. Sono molte infatti le occasioni in cui l’anonimato costituisce una protezione per i cittadini, come ad esempio nel caso di dichiarazioni di dissidenti politici o di persone vittime di abusi. Per questo motivo l’anonimato è anche alla base di molti portali di condivisione di notizie, basti pensare a Wikileaks, grazie ai quali sono venuti alla luce crimini e scandali.



posted by admin on luglio 28, 2011

Diritto d'autore e copyright

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L’adozione definiva del regolamento Agcom in materia di diritto d’autore su Internet non avverrà prima di novembre. Lo ha annunciato questa mattina il Presidente dell’Agcom Corrado Calabrò, durante l’audizione alla Commissione Trasporti e Comunicazioni del Senato.

Il Presidente dell’Authority ha sottolineato che “la procedura prevista nel regolamento è “ipergarantista” ed è fondata sulla “primazia” dell’autorità giudiziaria che può essere investita della competenza in materia in qualunque momento della procedura, determinando in questo caso la sospensione del procedimento davanti all’Agcom”. Calabrò ha inoltre ribadito che “il regolamento prevede ampie eccezioni” tra cui “blog, siti aventi carattere informativo, di studio o ricerca, siti senza fini di lucro, siti che riproducano contenuti protetti da copyright parzialmente e senza conseguenze sul valore commerciale dell’opera”.

In conclusione il Presidente ha definito auspicabile “un intervento del Parlamento per raccordare in maniera piu’ efficace le norme esistenti ed, eventualmente, colmare il vuoto relativo all’intervento sui siti esteri”.

posted by admin on luglio 27, 2011

Computer Crimes

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A completezza del recente post sull’attacco ai server del CNAIPIC  (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche), segnaliamo la categorica presa di distanza di Anonymous e LulzSec dall’operazione di hackeraggio.

Sul sito di Anonymous Italy è apparso oggi un comunicato in cui i due gruppi di hacker negano ogni coinvolgimento nell’azione. Contrariamente a quanto riportato sulla stampa l’attacco ai server del CNAIP sarebbe da attribuirsi esclusivamente al gruppo autonomo NKWT LOAD.

Anonymous e LulzSec dichiarano inoltre che non sono in possesso dei file sottratti al CNAIPIC, né sono a conoscenza delle tecniche di hackeraggio utilizzate nell’attacco al Centro Anticrimine.

I due gruppi sottolineano infine che non intendono appoggiare l’operato di NKWT LOAD, non potendo in alcun modo verificare l’attendibilità delle gravi accuse di corruzione e spionaggio rivolte da NKWT allo CNAIPIC.




Il Garante privacy è tornato recentemente a occuparsi di comunicazioni pubblicitarie indesiderate, divenute ormai il principale motivo di segnalazioni e reclami da parte dei cittadini.

L’intervento dell’Authority questa volta è volto a regolare le proposte commerciali inoltrate via fax, una forma di comunicazione pubblicitaria di cui si parla poco, ma che sembra coinvolgere un numero sempre crescente di imprese e cittadini.

Secondo un comunicato del Garante, sono oltre quindici i provvedimenti, emanati nel corso degli ultimi mesi, con i quali l’Autorità ha vietato a privati e società l’uso di migliaia di recapiti per l’invio di fax pubblicitari illeciti, ribadendo il principio secondo cui chiunque invii messaggi promozionali mediante sistemi automatizzati (fax, e-mail, sms, mms) è sempre obbligato a raccogliere preventivamente il consenso specifico ed informato del destinatario.

I provvedimenti seguivano in molti casi le segnalazioni di imprese e cittadini esasperati dalla continua ricezione di fax, anche durante la notte, spesso senza nemmeno avere la possibilità di identificare il mittente dei messaggi commerciali.

Nei confronti di tutte le società raggiunte dai divieti l’Autorità ha avviato procedimenti per valutare l’applicazione di sanzioni amministrative che nei casi più gravi possono arrivare fino a 300 mila euro.

posted by admin on luglio 25, 2011

Computer Crimes

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Registrato un nuovo colpo dei gruppi hacker Anonymous e LulzSec a danni di organizzazioni istituzionali italiane.

L’ultimo attacco coinvolge il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche che sembra essere stato oggetto di una cospicua sottrazione di file rivendicata dagli hacker.

Si tratterebbe di 8 Gigabyte di documenti riguardanti rapporti riservvati tra il Centro e  istituzioni di altri stati tra cui l’Egitto (Ministero dei Trasporti e della Comunicazione), l’Australia (Ministero della Difesa) oltre che alcune importanti aziende energetiche russe e americane (Atomstroyexport, Sibneft, Gazprom, Exxon Mobil).

Secondo la rivendicazione firmata da LulzSec e Anonymous,  il CNAIP, definito un’organizzazione corrotta e amorale, negli anni avrebbe raccolto importanti informazioni da computer sequestrati nel corso di indagini per poi usarle illecitamente “per compiere operazioni illegali con la cooperazione di agenzie di intelligence straniere e varie oligarchie per saziare la loro brama di potere e soldi,anizchè usare i dati ottenuti per facilitare le inchieste/indagini in corso”.

Gli hacker annunciano che i file sottratti saranno pubblicati in rete e diffusi da tutta la comunità di Anonymous e Lulzsec in quella che è chiamano campagna #AntiSec (anti-security), un’azione concertata che prevede l’attacco alla Homeland Security Cyber Operation Unit europea, di cui il CNAIPIC è la rappresentanza italiana

Tra i primi file pubblicati oggi come anteprima risultano documenti contenenti informazioni sulla struttura del Centro Anticrimine, tra cui alcune foto.

Attualmente non sono stati rilasciati commenti ufficiali dalla Polizia Italiana.

La Commissione Europea ha dato il via alla procedura legale contro i 20 stati membri, tra cui l’Italia, che non hanno provveduto alla notifica del recepimento della direttiva 2009/136/CE. La scadenza fissata dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dei Ministri Europeo per la notifica di attuazione era fissata per il 25 maggio 2011.

Si tratta della direttiva, più volte riportata su questo blog, contenente anche la cosiddetta Cookie Law, che prevede il consenso esplicito da parte degli utenti della rete per l’installazione di cookie sui loro terminali. Una norma che ha sollevato diverse proteste da parte di aziende che operano in rete secondo le quali le continue richieste di consenso complicherebbero l’esperienza di fruizione degli utenti e potrebbero provocare un’eccessiva diffidenza dei navigatori verso i siti che per funzionare necessitano dell’installazione di cookie.

La Commissione ha quindi inviato lettere di avviso formale per la richiesta di informazioni ai seguenti stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna.

Gli stati membri hanno due mesi di tempo per rispondere al richiamo. Se non provvedono alla risposta o se la risposta dovesse essere ritenuta insoddisfacente, la Commissione invierà agli stati una richiesta formale di recepimento al quale potrebbe poi seguire il ricorso alla Corte di Giustizia Europea.

La Direzione Generale per le Politiche Esterne del Parlamento Europeo ha recentemente pubblicato uno studio conoscitivo sull’ACTA, il trattato internazionale anti-contraffazione che definisce alcune disposizioni contro la violazione della proprietà intellettuale aspramente criticate sulla rete.

Lo studio, commissionato in vista del prossimo incontro di negoziato volto a ratificare l’accordo, mette in luce molti degli aspetti negativi del trattato già precedentemente segnalati dagli accademici americani ed europei.

In particolare lo studio evidenzia come sia difficile identificare per i cittadini europei vantaggi ulteriori rispetto a quelli già garantiti dall’attuale regolamentazione internazionale.

La concusione a cui giunge è che l’approvazione del trattato, allo stato attuale, non è raccomandata a quei parlamentari europei per i quali la conformità alle leggi comunitarie è una condizione sine qua non per la ratificazione dell’accordo.

Lo studio è stato ripreso e commentato con soddisfazione da alcuni esponenti di “La quadrature du net” il gruppo francese di attivismo civile in difesa della libertà in rete e dei diritti di cittadini, uno  dei fronti più impegnati a contrastare la ratificazione del trattato allo stato attuale.

posted by admin on luglio 20, 2011

Dati sanitari

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Il Presidente Barack Obama ha da tempo annunciato la digitalizzazione del sistema sanitario nazionale degli Stati Uniti, considerato come il più grande sistema sanitario del mondo.

Oltre al rilevante risparmio economico, l’obiettivo dichiarato del passaggio è anche quello di facilitare lo scambio di dati tra ospedali e tra pazienti e medici e migliorare la qualità della ricerca.

Tuttavia, il rovescio della medaglia che riguarda, com’è noto, gli importanti aspetti della privacy e della sicurezza dei dati sanitari, temi spesso trattati su questo blog.

Segnaliamo quindi ai lettori l’interessante intervista di Repubblica a John Halamka, capo della Commissione USA incaricata di realizzare il passaggio alla digitalizzazione del sistema sanitario.

L’intervista è pubblicata a questo indirizzo.

posted by admin on luglio 19, 2011

Tutela dei consumatori

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L’Antitrust ha recentemente annunciato l’avvio di un‘istruttoria per pratica commerciale scorretta sul sito Italia-programmi.net, con possibile adozione di un provvedimento cautelare, nei confronti della società Estesa Limited.

Il procedimento è stato avviato in seguito a numerose segnalazioni di cittadini e di associazioni dei consumatori che avevano inavvertitamente effettuato una sottoscrizione a pagamento sul sito italia-programmi.net.

Pare che il link a www.italia-programmi.net comparisse come primo risultato nelle ricerche su Google relative al download gratuito di vari software , fra cui l’antivirus Avira.

Una volta approdato al sito il consumatore era invitato a registrarsi, fornendo i dati personali, per poter scaricare il software gratuito. In realtà, attraverso la procedura di registrazione il consumatore sottoscriveva sostanzialmente a sua insaputa, un contratto biennale con la società Estesa Ltd, con sede nella Repubblica delle Seychelles, per la fornitura di software al costo annuale di 96 euro da pagare anticipatamente una volta l’anno.

Secondo l’Authority, la pagina di registrazione riportava i termini dell’abbonamento con un’evidenza grafica non sufficiente ad una loro immediata percezione. In sostanza “il consumatore era indotto a credere che si trattasse di un servizio gratuito”.

Dopo che l’utente aveva fornito i propri dati, e senza dare al consumatore alcuna conferma del perfezionamento del contratto, la società Estesa Ltd iniziava poi a sollecitare i pagamenti minacciando il ricorso ad azioni legali in caso di mancato adempimento, con conseguenti ingenti costi aggiuntivi.

Tali solleciti risulterebbero anche inviati a consumatori che hanno esercitato, nei termini e secondo le modalità previste, il diritto di recesso.

L’istruttoria su Italia-programmi.net è l’ennesimo procedimento dell’Antitrust contro siti che inducono i consumatori a sottoscrivere, attraverso la registrazione e in modo inconsapevole, contratti di fornitura di servizi vari. Pare infatti che solo tra il 2009 e il 2011 l’Autorità abbia irrogato oltre 5 milioni di euro di multe per comportamenti scorretti.

posted by admin on luglio 15, 2011

Miscellanee

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Yahoo! è di nuovo libera di far apparire nei risultati delle ricerche i link allo streaming pirata del film iraniano “About Elly”.

È stato accolto il reclamo del motore di ricerca contro la decisione cautelare emessa in marzo dal Tribunale di Roma che, su richiesta della casa di produzione PFA Films, aveva ordinato a Yahoo! di rimuovere delle sue indicizzazioni i link che portavano a “copie illecite” del film.

Con la nuova ordinanza dell’11 luglio 2011, la sezione specializzata in proprietà intellettuale del Tribunale di Roma ha riaffermato il principio della non responsabilità dei provider: “la limitazione di responsabilità introdotta a beneficio degli ISP è principalmente volta ad evitare l’introduzione di una nuova ipotesi di responsabilità oggettiva non legislativamente tipizzata o quantomeno l’ipotesi di una compartecipazione dei providers ai contenuti illeciti veicolati da terzi utilizzando il servizio di connettività da essi fornito”.

Per quanto riguarda la mancata rimozione da parte di Yahoo! del materiale segnalato come in violazione dalla PFA Film, l’ordinanza ricorda che il richiedente non solo deve dimostrare di essere il legittimo titolare dei diritti intellettuali ma deve anche fornire prova del carattere non autorizzato della diffusione dell’opera sui siti segnalati. Nel fare ciò è quindi tenuto a indicare con precisione gli URL dei siti sui quali è effettuata la supposta violazione. La PFA Film si era invece limitata a segnalare genericamente a Yahoo! la presenza di una grande quantità di link che offrivano una visione non autorizzata del film.

Molti commentatori della rete si augurano che questa ordinanza possa influenzare l’esito della consultazione pubblica del discusso regolamento Agcom, recentemente trattato QUI.