Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on ottobre 23, 2017

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In occasione del prossimo convegno del 3 novembre a Pechino, è stata annunciata la pubblicazione in Cina dell’analisi di Giusella Finocchiaro dal titolo “The European EIDAS Regulation”.

La pubblicazione del documento rappresenta un tassello importante del percorso di studio dei giuristi cinesi sulla regolamentazione dell’identificazione elettronica, del documento e delle firme elettroniche dell’Unione Europea.

Il documento è disponibile per la consultazione nella versione in inglese con traduzione a fronte in cinese cliccando QUI.



posted by admin on ottobre 15, 2017

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Vi proponiamo qui l’articolo di Giusella Finocchiaro e Michele Colajanni, pubblicato su Nòva del Sole 24 Ore il 15 ottobre 2017.

Chi avrebbe mai pensato di trovare citate le tre leggi della robotica di Asimov in un testo normativo? Eppure si leggono nella “Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017” che reca “raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica”.

Pur trattandosi di raccomandazioni e quindi di soft law, si affronta un tema che pochi anni fa sarebbe parso ai limiti della fantascienza: chi risponde dei danni causati da un robot o da un software a cui vengono delegate decisioni? Qualche anno fa si sarebbe risposto: è responsabile o sono responsabili alternativamente o cumulativamente chi ha scritto il programma, il produttore o il venditore. Ma oggi lo scenario è più complesso, la risposta giuridica più articolata e pertinente alla pervasività dell’informatica nella società e nell’industria.

La progressiva delega della competenza decisionale dall’uomo al software ci porterà dall’Industria 4.0 all’Impresa 5.0 in modo progressivo e solo apparentemente non dirompente. Già oggi esistono algoritmi in grado di apprendere in modo autonomo e di prendere decisioni senza che le relazioni causa-effetto siano necessariamente comprese dall’uomo. Colpisce l’affermazione del capo progetto del software Libratus che ha stracciato i migliori giocatori mondiali del poker professionistico: “Noi non abbiamo insegnato a Libratus come giocare a poker. Gli abbiamo dato le regole del poker e detto: adesso impara da solo”.

Certo, un gioco complesso a informazione imperfetta non è assimilabile alla vita reale dove non è detto che tutti rispettino le regole, ma d’altro canto la coabitazione che ci attende è molto più complessa del previsto scenario: robot che rispetta le regole, uomo imprevedibile. Dovremo considerare aspetti relativi alla co-esistenza di robot che operano con software contenente errori (essendo un prodotto umano, è fallace per definizione), robot che saranno informaticamente violati, ma anche robot che implementeranno regole basate su princìpi della propria cultura e della contingenza, in quanto nessuno ha mai potuto definire a livello universale le categorie assolute e dualistiche del giusto e dell’errato, da cui la necessità del Parlamento europeo di ricorrere alle meta-leggi della robotica di Asimov. Sotto il profilo giuridico ciò che rileva è proprio che la decisione o il comportamento assunti dai robot non sono sempre prevedibili.

Quali soluzioni sono prospettabili in alternativa o in aggiunta alle soluzioni tradizionali?

Continua su Nòva.

posted by admin on settembre 21, 2017

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L’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bologna organizza l’evento “GOING DIGITAL documento informatico, firma elettronica, nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati”.

L’evento vede la partecipazione di Giusella Finocchiaro come relatore unico sul tema del Documento informatico e delle firme elettroniche, in particolare ne illustrerà:

• il quadro normativo

• il nuovo Regolamento e-IDAS e il coordinamento con il Codice dell’Amministrazione digitale

• il documento informatico e le firme elettroniche: descrizione e definizioni

• le funzioni delle firme elettroniche

• excursus giurisprudenziale in materia di documento e firme elettroniche

• il sigillo elettronico

La Professoressa terrà inoltre un’introduzione al nuovo Regolamento europeo 2016/679 in materia di protezione dei dati personali, ed in particolare tratterrà un preliminare confronto con la direttiva 95/46/CE e le principali novità del Regolamento le nuove condizioni per il consenso e i nuovi diritti e tutele per l’interessato

L’evento si terrà presso la Sala Conferenze Marco Biagi – Piazza De’ Calderini 2/2, Bologna, dalle 15.00 alle 18.00. Il convegno dà la possibilità di maturare tre crediti formativi.

Per informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa: Fondazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, di Bologna P.zza De’ Calderini, 2/2 – 40124 Bologna Tel. 051/220392 – Fax. 051/238204 info@fondazionedottcomm-bo.it – www.fondazionedottcomm-bo.it

Il convegno è gratuito; E’ obbligatoria l’iscrizione da effettuarsi esclusivamente on line sul sito della Fondazione

posted by Giusella Finocchiaro on settembre 9, 2017

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Il 9 settembre 2017 il Sole 24 Ore ha pubblicato un’analisi di Giusella Finocchiaro sulle novità introdotte dal decreto legislativo che modifica il Codice dell’Amministrazione Digitale.

In arrivo una nuova firma elettronica “avanzata”, con la previa autenticazione del titolare, mentre si allarga la portata del domicilio digitale. È stato approvato ieri, in esame preliminare dal Consiglio dei ministri, il decreto legislativo proposto dalla ministra Marianna Madia che modifica il Cad, il Codice dell’amministrazione digitale approvato con il Dlgs 82/2005. Il Cad è stato modificato già cinque volte. Fra i molti ritocchi in arrivo segnaliamo le modifiche principali di interesse per le imprese, che riguardano le firme elettroniche e il domicilio digitale.

Continua su Il Sole 24Ore.

posted by admin on agosto 29, 2017

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Il 29 agosto entra in vigore il cosiddetto “ddl Concorrenza” la “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”,  pubblicata in G.U. il 14 agosto 2017. Molte le novità contenute nel provvedimento, composto da 1 articolo e 192 commi, tra cui importanti novità per gli studi legali e notarli.

La nuova legge prevede che la professione forense possa essere esercitata anche in forma societaria, consentita non solo a società di persone, bensì anche a società di capitali oppure cooperative iscritte in apposita sezione speciale dell’albo territoriale della circoscrizione in cui ha sede la stessa società. Viene vietata la partecipazione societaria tramite società fiduciarie, trust o per interposta persona.

I soci devono essere avvocati iscritti all’albo, ovvero avvocati iscritti all’albo e professionisti iscritti in albi di altre professioni, per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto. Il venire meno di questa condizione costituisce causa di scioglimento della società e il consiglio dell’ordine presso il quale è iscritta la società procede alla cancellazione della stessa dall’albo, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di sei mesi. È stato poi abrogato il divieto per gli avvocati di partecipare a più associazioni, previsto dalla riforma forense (legge 247/2012).

Anche la maggioranza dei membri dell’organo di gestione deve essere composta da soci avvocati e comunque tutti i  componenti dell’organo di gestione non possono essere estranei alla compagine sociale. Resta fermo il principio della personalità della prestazione professionale.

La sospensione, cancellazione o radiazione del socio dall’albo nel quale è iscritto costituisce causa di esclusione dalla società.

Le società sono in ogni caso tenute al rispetto del codice deontologico forense e sono soggette alla competenza disciplinare dell’ordine di appartenenza.

Diventa obbligatorio il preventivo scritto: l’avvocato dovrà “comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfetarie, e compenso professionale“.

Novità in arrivo anche per i notai. La nuova legge abbassa il rapporto tra notai e popolazione: il numero dei notai salirà da 1 ogni 7 mila abitanti a 1 ogni 5 mila. Il registro delle successioni, fino ad oggi tenuto dalle cancellerie dei tribunali, ora sarà curato dal Consiglio nazionale del notariato. Continuerà ad essere richiesto l’intervento del notaio per la costituzione di srl semplificate.

Viene esteso l’ambito territoriale nel quale il notaio può esercitare le proprie funzioni: non più limitate al solo distretto di corte d’appello in cui si trova la sede assegnata, potranno essere svolte in tutto il territorio della regione in cui si trova la sede notarile nonché nel territorio del distretto di corte d’appello se questo comprende più regioni. l ministero della Giustizia dovrà aggiornare periodicamente la tabella delle sedi notarili.

La legge interviene anche sul tema della pubblicità professionale dei notai, allineandone la disciplina a quella prevista per tutte le professioni dal regolamento di riforma degli ordinamenti professionali (D.P.R. 137 del 2012). Altre novità infine riguardano le disposizioni sugli obblighi per notai e pubblici ufficiali di depositare alcune somme su conti correnti dedicati.

posted by Giulia Giapponesi on agosto 21, 2017

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Incitamento all’odio, fake news, cyberbullismo e campagne di denigrazione. Umiliazioni online che hanno portato le vittime a tracolli psicologici e gesti estremi. Negli ultimi tempi sembra che Internet abbia svelato il suo lato più oscuro e pericoloso, che colpisce nella semplice forma di commenti pubblicati sui forum e social network.

“La penna è più potente che la spada”, l’adagio attribuito a Edward Bulwer-Lytton dovrebbe oggi essere ribaltato in “la tastiera è più potente della spada”, o “del mitra” se si vuole modernizzare fino in fondo. Righe di testo cariche di rabbia, nella migliore delle ipotesi scritte di fretta da cittadini irresponsabili, con effetto valanga si tramutano in centinaia di messaggi ingiuriosi che non solo provocano ai destinatari situazioni di forte stress psicologico ma sembrano rafforzare negli utenti dei social network la credenza che quando si tratta di commentare, qualunque discorso sia lecito e qualsiasi offesa impunita.

Com’è oramai noto, nel tentativo di fermare i flusso di offese che imperversa sulle sue pagine social  Laura Boldrini, da anni bersaglio di commenti ingiuriosi sul web,  ha recentemente dichiarato la volontà di perseguire penalmente chi insulta online. La Presidente della Camera si era già espressa più volte sulle campagne di odio, aprendo un dibattito sull’eventuale necessità di ripensare alle norme su alcuni aspetti della rete, come l’anonimato.

Eppure il diritto all’anonimato, tutelato dall’Art.10 della Dichiarazione dei diritti di Internet, sembra non essere connesso dell’allarme sulla diffusione dell’incitamento all’odio e alla violenza. Oggi la maggioranza dei commenti offensivi e denigratori che si leggono su social network non sono affatto anonimi, bensì accompagnati da nome e cognome e foto. Ma non solo. Lungi dall’essere protetti da uno pseudonimo, gli aggressori verbali sono esposti a un’identificazione molto maggiore di quella limitata al dato anagrafico. Attraverso i profili Facebook dei commentatori è possibile venire a conoscenza di una grande quantità di informazioni personali. Si tratta quindi di un reato per i quali i responsabili non sentono in alcun modo il bisogno di proteggersi dalle pene previste dalla legge.

È possibile che questi cittadini non siano consapevoli che l’utilizzo dei social network e delle nuove tecnologie non li rende immuni alle disposizioni di legge, che sono chiare: hate speech, fake news, vignette ingiuriose, fotomontaggi offensivi, sono declinazioni di un un’unica tipologia di reato che rientra nella definizione giuridica di diffamazione.

La diffamazione, anche attraverso Facebook, è un reato adeguatamente normato dalla legislazione italiana.

Secondo le disposizioni dell’art. 595 c.p. chiunque offende l’altrui reputazione comunicando con più persone è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, o della multa fino a euro 2.065.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità (tra cui Facebook, come confermato dalla sentenza n. 4873 depositata il 1° febbraio 2017, la Quinta Sezione della Cassazione), la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.

E le pene aumentano se l’offesa è recata a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una Autorità costituita in collegio.

Chiarito questo punto va però ricordato che in molti hanno commentato che se le vittime degli campagne d’odio online querelassero tutte i responsabili di diffamazione le procure verrebbero sommerse di lavoro, e le risorse per gestire tutti i casi potrebbero venire a mancare. Si tratta di un’osservazione di ordine pratico che tuttavia non deve incidere sulla scelta delle vittime di querelare chi diffama. Anche poche punizioni esemplari potrebbero sortire un effetto deterrente utile.

La questione del sovraccaricamento di lavoro delle procure dovrebbe però preoccupare tutti i cittadini perché le campagne d’odio hanno un costo collettivo in termini di spesa pubblica che ricade su tutti e quindi anche sugli stessi haters, che vengano querelati o meno. Sarebbe quindi auspicabile un’alzata di scudi collettiva non solo per la spregevolezza del reato di incitamento all’odio ma anche per via dei costi della giustizia che incidono direttamente sul bilancio dello stato. Basti pensare a cosa accadrebbe se tutte le vittime di diffamazione online querelassero i responsabili, com’è loro diritto.

Purtroppo, stando a quanto viene riportato online, i commenti violenti nei riguardi della Presidente della Camera non sono cessati dopo la minaccia di querele a tappeto, com’è possibile verificare seguendo l’hashtag #adessobasta. Dunque è possibile che ci troveremo ad assistere ad una serie di azioni giudiziarie i cui esiti potrebbero influire, se non altro, auspicabilmente, sulla diffusa percezione di impunità.

Google ha annunciato che il servizio Gmail cesserà di scandagliare i contenuti delle email degli utenti per proporre inserzioni pubblicitarie mirate, come faceva ormai da molti anni.

Finalmente gli utilizzatori di Gmail nella sua versione gratuita godranno dello stesso livello di privacy assicurato dalla versione business e le parole contenute nelle loro email non saranno più oggetto di automatizzazione pubblicitaria. Questo è quanto comunicato da Google nel suo blog. D’ora in avanti la modalità della pubblicità visualizzata si baserà sulle preferenze dichiarate dagli utenti nelle impostazioni della casella elettronica, che ora includono il comando che disabilita la “ads personalization”.

Attualmente. Gmail è il più grande provider email del mondo e conta oltre 1 miliardo e 200 milioni di utenti.

Ogni utente ha la possibilità di controllare le informazioni che condivide con Big G attraverso la pagina myaccount.google.com.

posted by admin on marzo 27, 2017

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Segnaliamo che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il d.lgs. 15 marzo 2017, n. 35 di attuazione della direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno.

Il decreto stabilisce i requisiti necessari per garantire il buon funzionamento della gestione dei diritti d’autore e dei diritti connessi da parte degli organismi di gestione collettiva e delle entità di gestione indipendente, nonché i requisiti per la concessione di licenze multiterritoriali da parte di organismi di gestione collettiva dei diritti d’autore per l’uso online di opere musicali nel mercato interno.

Il provvedimento entrerà in vigore in data 11/04/2017. QUI il link alla Gazzetta Ufficiale.

posted by admin on marzo 10, 2017

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euro-76019_640Il Garante Privacy ha sanzionato al pagamento di oltre 11 milioni di euro cinque società di money transfer che per aggirare la normativa antiriciclaggio utilizzavano  in modo illecito i dati personali di più di mille utenti .

Le società raccoglievano e trasferivano in Cina somme di denaro riconducibili a imprenditori cinesi, in violazione non solo della normativa antiriciclaggio, ma anche di quella sulla protezione dei dati personali. Attraverso la tecnica del frazionamento (dividendo cioè le somme di denaro in più operazioni sotto la soglia prevista dalla normativa antiriciclaggio) attribuivano i trasferimenti di denaro a più di mille clienti del tutto ignari, utilizzando illecitamente i loro dati.

Le gravi violazioni sono emerse nel corso di un’indagine della Procura di Roma. Il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza su delega della magistratura ha infatti accertato che i nominativi ai quali erano intestati i trasferimenti di denaro non corrispondevano ai reali mittenti e, in alcuni casi, i moduli risultavano compilati da persone decedute o inesistenti, oppure non firmati. I dati personali utilizzati erano tratti da fotocopie di documenti di identità, conservati in appostiti raccoglitori da utilizzare all’occorrenza, e gli invii di denaro venivano effettuati a pochi secondi l’uno dall’altro, per importi appena sotto la soglia e indirizzati allo stesso destinatario.

La violazione della normativa sulla privacy ha determinando l’intervento del Garante che, tenuto conto della gravità delle violazioni commesse dalle società, del numero delle persone coinvolte i cui dati sono stati trattati senza consenso e della rilevanza della banca dati, ha inflitto una sanzione di 5.880.000 euro alla multinazionale, e di  1.590.000, 1.430.000, 1.260.00 e 850.000 euro rispettivamente ad ognuna delle altre quattro società, per un totale che supera gli 11 milioni.

Pubblicate le linee guida dei Garanti privacy europei relative all’attuazione del nuovo Regolamento privacy. Le linee guida riguardano, in particolare, il “responsabile per la protezione dei dati” (Data Protection Officer – DPO), il diritto alla portabilità dei dati, e la ”autorità capofila” che fungerà da “sportello unico” per i trattamenti transnazionali.

Il 13 dicembre 2016 il Gruppo dei Garanti Ue riuniti nell’Article 29 Working Party ha approvato tre documenti con indicazioni e raccomandazioni sulle novità del Regolamento 2016/679 sulla protezione dei dati, che dovrà essere applicato dagli Stati membri a partire dal maggio 2018.

Per quanto riguarda il Data Protection officer, la cui designazione sarà obbligatoria per tutti i soggetti pubblici e per alcuni soggetti privati sulla base di criteri chiariti nel documento, vengono specificati i requisiti soggettivi e oggettivi di questa figura, tra cui le competenze professionali e le garanzie di indipendenza e inamovibilità di cui il DPO deve godere nello svolgimento delle proprie attività di indirizzo e controllo all’interno dell’organizzazione del titolare.

Per quanto riguarda il diritto alla portabilità, si evidenzia il suo valore di strumento per l’effettiva libertà di scelta dell’utente, che potrà decidere di trasferire altrove i dati personali forniti direttamente al titolare del trattamento (social network, fornitore di posta elettronica etc.) oppure generati dall’utente stesso navigando in rete. Il documento esamina anche gli aspetti tecnici legati soprattutto ai requisiti di interoperabilità fra i sistemi informatici e alla necessità di sviluppare applicazioni che facilitino l’esercizio del diritto.

Infine, le linee guida hanno chiarito le caratteristiche di un elemento importante del nuovo quadro normativo, che aiuterà i titolari o responsabili del trattamento a individuare correttamente l’Autorità competente nei casi in cui il titolare o il responsabile trattino dati personali in più stabilimenti nell’Ue o offrano prodotti o servizi in più Paesi Ue anche a partire da un solo stabilimento. Per evitare controversie e garantire un’attuazione efficace del Regolamento i Garanti Ue hanno chiarito i criteri per la individuazione della “Autorità capofila” che deve fungere da “sportello unico” per i trattamenti transnazionali.

Su ciascuno di questi documenti, disponibili per ora solo in lingua inglese cliccando QUI, il Garante predisporrà delle apposite schede di approfondimento volte a far meglio comprendere e utilizzare i nuovi strumenti introdotti dal Regolamento.