Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on agosto 26, 2010

Miscellanee

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craigslistLa responsabilità del fornitore di servizi torna in primo piano nella lettera aperta inviata da un gruppo di procuratori generali degli Stati Uniti a Craigslist, il sito di annunci più usato degli americani.

La questione riguarda la presenza sul sito di inserzioni che promuovono la prostituzione e addirittura il traffico di minori. Per impedirne la pubblicazione i procuratori generali chiedono  che la sezione di annunci per adulti venga chiusa definitivamente, dato che precedenti tentativi di filtraggio da parte di Craigslist si sono rivelati insufficienti.

Sono infatti diversi anni che i procuratori di alcuni stati contestano al sito di annunci la diffussione dell’attività di prostituzione attraverso il suo servizio. In seguito ad alcune proteste, nel 2008 Craigslist ha stipulato un accordo con the National Center for Missing and Exploited Children nel quale si impegnava a migliorare le misure di controllo contro gli annunci illegali.

Nonostante le nuove misure Craigslist è stato però di nuovo contestato dai procuratori.  Nel 2009 si è dotato quindi di una procedura più complessa per inserire annunci “per adulti”: ogni inserzione viene controllata personalmente da un legale e per la sua pubblicazione è necessario pagare 10$. Il pagamento serve a garantire l’identificazione dell’inserzionista e viene donato in beneficienza.

Jim Buckmaster, CEO di Craigslist, ha recentemente commentato il nuovo sistema sul suo blog: “Nell’anno che ha seguito l’implementazione del filtraggio manuale più di 700.000 annunci sono stati rifiutati dai nostri legali per piccoli scostamenti dalle nostre guidelines. Il nostro unico processo intensivo di controllo ha portato all’ esodo di massa di coloro che non volevano adeguarsi agli standard di Craigslist, rinforzati dal controllo manuale di inserzione su inserzione“.

Ciononostante, la protesta dei procuratori non si è fermata. Il potavoce del gruppo ha rilasciato una dichiarazione piuttosto chiara: “Solo Craigslist ha il potere di fermare questi annunci prima che siano pubblicati e tristemente non ha la minima intenzione di farlo“.

Secondo Buckmaster, invece, la policy interna del sito si è già spinta ben oltre gli obblighi imposti dalla legge nella lotta alla prostituzione.

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posted by admin on luglio 7, 2010

Miscellanee

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wikileaksDopo oltre un mese di reclusione pre-processuale nel campo militare Arifjan in Kuwait, sono finalmente stati formulati i capi d’accusa contro il giovane analista dell’intelligence USA sospettato di avere divulgato su Wikileaks documenti segreti dell’esercito americano.

Secondo il magazine Wired, il Soldato di Prima Classe Bradley Manning dovrà presentarsi davanti alla Corte Marziale per due diversi capi d’accusa: il primo è la sommatoria di otto violazioni della legge criminale federale, tra cui accesso non autorizzato a postazioni informatiche e trasmissione a terze parti di informazioni riservate, mentre il secondo riguarda una violazione non criminale dei regolamenti dell’esercito in materia di gestione di documenti riservati.

In particolare, Manning è accusato di aver effettuato il download non autorizzato di un filmato che documenta un’azione militare dell’esercito USA in Iraq e di averlo trasmesso a una terza parte non governativa.

Anche se non è nominata formalmente, la “terza parte” a cui fa riferimento l’accusa è il sito di fughe di notizie Wikileaks, attraverso il quale Manning avrebbe diffuso il video di un’incursione aerea a Baghdad del 2007 nella quale gli elicotteri Apache dell’esercito americano uccisero 12 civili, inclusi due giornalisti della Reuters.

Gli altri capi d’accusa contro l’analista riguardano il download dalla rete interna di oltre 150.000 rapporti segreti della diplomazia americana e la relativa diffusione ad una “terza parte”. Anche in questo caso la “terza parte” è probabilmente Wikileaks, su cui all’inizio di Febbraio è comparso un rapporto confidenziale della diplomazia americana sul governo Islandese.

Al momento il soldato è ancora detenuto in Kuwait in attesa del processo. Nonostante il fondatore di Wikileaks avesse dichiarato di volere provvedere della difesa legale,  Wired riporta che all’imputato è stato assegnato un avvocato militare.

Se risultasse colpevole di tutte le accuse, il ventiduenne Bradley Manning potrebbe essere condannato ad una pena massima di 52 anni di carcere.

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posted by admin on luglio 5, 2010

Miscellanee

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alma

Dalla recente indagine internazionale contro il servizio di Google Street View fino alle proteste contro la privacy di Facebook, la questione della protezione dei dati personali si è rivelata essere oggi di fondamentale importanza per un sano sviluppo della società della rete.

Il tema, al centro anche della discussa sentenza sul caso Google/Vividown, ha sollevato un ampio dibattito. Da un lato si è rilevata la difficoltà nello stabilire una policy interna coerente con le varie normative nazionali per le aziende che operano internazionalmente sulla rete. Dall’altro lato la violazione della privacy attraverso contenuti generati dagli utenti ha portato nuovamente in primo piano la questione dell’attribuzione di responsabilità ai meri fornitori di servizi.

All’interno del dibattito non sono mancate prese di posizione radicali, come quella del giovane CEO di Facebook, Mark Zuckerberg che ha recentemente dichiarato in un’intervista a Repubblica: “Per i miei genitori la privacy era un valore, per i miei coetanei condividere è un valore”.

Ma qual è l’attuale spazio di intervento dell’Autorità Garante della privacy sui social network? Quali i criteri delle istituzioni della policy aziendale sulla protezione dei dati personali di un azienda che, come Google, opera in tutto il mondo?

Questi sono alcuni degli spunti di riflessione che saranno sollevati durante l’incontro coordinato da Giusella Finocchiaro, Professore ordinario di diritto di Internet e di diritto privato nell’Università di Bologna, con il Cons. Giovanni Buttarelli, Garante europeo aggiunto dei dati personali, e il Dott. Marco Pancini, European Policy Counsel and Director of institutional relations of Google Italia.

L’evento si terrà giovedì prossimo, 8 luglio, alle 17 presso Villa Guastavillani, sede di Alma Graduate School, via degli Scalini 18, Bologna. Per ulteriori informazioni e iscrizioni cliccare QUI.

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posted by admin on maggio 5, 2010

Miscellanee

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La Corte Suprema degli Stati Uniti sta stabilendo in questi giorni se la legge dello stato della California che proibisce la vendita e l’affitto di videogiochi violenti ai minori rappresenti o meno una violazione del primo emendamento costituzionale che stabilisce la libertà d’espressione.

I videogiochi violenti incriminati sarebbero quelli definiti dalla legge californiana come “palesemente offensivi” e privi di qualsiasi valore letterario, artistico, politico o scientifico. Nel mirino, in particolare, i giochi in cui si inscenano uccisioni e assalti ad esseri umani. Firmata dal gov. Arnold Shwarzenegger nel 2005, la norma non è mai stata applicata a causa del contenzioso legale in corso. La legge è stata infatti attaccata dalle più importanti major dei videogame, che hanno fatto ricorso alla Corte Federale contestandone l’incostituzionalità. La Corte ha dato ragione all’industria dei videogiochi, lo Stato della California è  ricorso alla Corte d’Appello ma la seconda sentenza ha nuovamente bocciato la legge per incostituzionalità.

Nonostante le concordi decisioni delle corti minori – in entrambi i casi prese quasi all’unanimità dalle rispettive giurie – la Corte Suprema ha comunque concesso l’udienza richiesta dello Stato della California. La pronuncia definitiva sulla costituzionalità o meno della legge è attesa per quest’autunno. La decisione è ritenuta particolarmente importante per l’effetto che avrà anche sugli altri stati degli USA (Illinois, Michigan, Minnesota, Louisiana, Oklahoma e Washington) dove leggi simili sono state ugualmente rigettate dalle Corti d’Appello.

Le corti di tutto il paese hanno costantemente sentenziato che qualsiasi regolamento sui computer e i videogames che si basi sui contenuti è incostituzionale. Una ricerca mostra che il pubblico è d’accordo che i videogiochi debbano essere tutelati come i libri, i film e la musica“, ha dichiarato Michael Gallagher, presidente e direttore dell’Entertaiment Software Association, che comprende fra i suoi membri la Disney interactive studios, l’Electronic arts, la Microsoft e la Sony computer entertainment America.

L’industria dei videogame è in rapidissima espansione. Lo scorso anno negli Stati Uniti ha generato oltre venti miliardi di dollari e ora è più grande dell’industria musicale. Le statistiche riportano una crescente attenzione da parte dei consumatori verso queste forme di intrattenimento a discapito di altri svaghi quali cinema e televisione. Per questa ragione molte compagnie Hollywoodiane tra cui la citata Walt Disney e la Warner Bros stanno investendo massicciamente nel settore dei videogiochi.

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Il governo del Regno Unito si allinea a quello francese nel tentativo di contrastare la pirateria digitale attraverso l’attribuzione di responsabilità agli internet provider . Giovedì scorso è stato approvato in via definitiva - manca solo il formale “assenso reale” – il Digital Economy Bill, un disegno di legge che introduce sanzioni ai fornitori di connettività, blocchi permanenti ai siti e disconnessioni per gli utenti che praticano il file-sharing.

La normativa, fortemente voluta dal Partito Conservatore e debolmente contestata dai Laburisti, prevede che l’Autorità sulle Comunicazioni anglosassone  possa ordinare agli ISP di infliggere blocchi di velocità, restringimenti di banda e interruzione del servizio di connessione a internet per gli utenti sospettati di infrangere le leggi sul copyright. Se i service provider dovessero mancare di applicare queste misure tecniche contro i propri clienti potranno essere puniti con multe fino a 250.000 sterline.

Naturalmente la contestazione sta letteralmente infuriando tra i moviementi inglesi per la rete libera – Open Rights Group ha reagito alla notizia dell’approvazione del DEBill con una incisiva campagna di protesta contro la limitazione all’accesso alla rete -  ma non solo. Anche i gruppi difensori della privacy gridano allo scandalo per una legge che obbligherà i fornitori di servizi internet a monitorare continuamente l’attività dei propri clienti, almeno in termini di traffico e di uso di banda Le associazioni dei consumatori sono invece preoccupate per la possibile tempesta di ingiunzioni legali e blocchi che potrà abbattersi su molti utenti innocenti, dal momento che a un indirizzo IP può essere usato, anche da estranei, all’insaputa del titolare del contratto di connettività.

La parte del disegno di legge che però suscita le critiche più numerose riguarda la clausola che garantisce al Segretario di Stato, Lord Mandelson, l’autorità di ordinare il blocco a un sito “che la corte ritenga sia stato, sia o possa essere usato in conessione  con un attività che infrange il copyright”. Alcuni deputati dei Democratici Liberali hanno sollevato obiezioni durante l’approvazione della legge, sostenendo che questa clausola potrebbe portare al blocco di siti che pubblicano fughe di notizie, come Wikileaks, o che potrebbe anche essere applicata a Google, dal momento che “può essere usato” in connessione con attività illegali. Anche Richard Stallman, fondatore del progetto GNU e della Free Software Foundation ha aspramente criticato il Digital Economy Bill con un sarcastico articolo pubblicato sul Guardian.

C’è comunque chi si è dichiarato soddisfatto dell’approvazione del governo a questa legge: “UK Music dà il benvenuto alla creazione del Digital Economy Act” ha dichiarato Feargal Sharkey,CEO di UK Music, “L’industria musicale britannica non ha la necessità di guardarsi indietro e, come abbiamo più volte sottolineato, la normativa non è un punto d’arrivo. Si tratta di uno sprono all’azione, noi siamo consapevoli che il vero lavoro comincia ora“.

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posted by admin on marzo 9, 2010

Miscellanee

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato ieri una una revoca all’embargo verso Cuba, Iran e Sudan su alcuni servizi di comunicazione via internet – social network, instant messaging, chat e e-mail –  per “assicurare che in questi paesi i cittadini possano esercitare il loro diritto universale di libertà di espressione e di accesso all’informazione nel modo più vasto possibile“.

L’emendamento, che dà il via libera alle operazioni commerciali di società come Microsoft, Google e Facebook nei paesi soggetti a embargo da parte degli USA, è in linea con il nuovo fondamentale principio della politica estera americana, la libertà di Internet nel mondo, un concetto espresso dal segretario di Stato Hillary Rodham Clinton in seguito al caso Google China.

A questo proposito il Segretario del Dipartimento del Tesoro, Neal Wolin ha dichiarato: “L’autorizzazione di queste licenze commerciali faciliterà le persone  in Iran, Sudan e Cuba ad utilizzare Internet per comunicare tra di loro e con il mondo esterno. La decisione di oggi renderà i cittadini Iraniani, Sudanesi e Cubani in grado di esercitare i loro diritti più basilari.

La notizia, riportata sui giornali internazionali, ha suscitato comunque qualche perplessità. Ci si chiede infatti come potranno i cittadini del Sudan, di Cuba e dell’Iran utilizzare le risorse messe loro a disposizione evitando i controlli che vigono nei loro paesi.

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posted by admin on febbraio 3, 2010

Miscellanee

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0925_commissione_europeaLa Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro la Francia a causa della cosiddetta “telecom tax” sugli operatori di telecomunicazioni. La tassa, introdotta lo scorso anno all’interno di una legge di riforma del servizio radiotelevisivo pubblico, prevede che gli operatori di connettività ad internet versino fino allo 0,9% del loro fatturato per sostenere la televisione pubblica francese che non è più finanziata da pubblicità. Secondo il Tesoro, l”importo annuale di questa tassa è stimato essere intorno ai 400 milioni di euro.

Secondo la Commissione questa legge violerebbe però la direttiva europea (2002/20/CE art.12) che stabilisce dei limiti alle tasse imponibili dagli stati membri alle aziende che forniscono connettività. Pertanto ha avviato la procedura d’infrazione inviando un avviso formale al Governo Francese che ora ha due mesi per rispondere con le proprie contro osservazioni.

L’avvio della procedura d’infrazione è stato accompagnato da una dichiarazione di  Viviane Reding, il Commissario responsabile dell’informazione e dei media:

“Non solo questa nuova tassa sugli operatori sembra incompatibile con la normativa europea, ma in più riguarda un settore che è uno dei maggiori trainanti della crescita economica. Inoltre, c’è un serio rischio che la tassa sarà trasferita ai clienti in un periodo nel quale stiamo proprio cercando di ridurre la loro bolletta tagliando le tariffe da terminazione e i costi delle chiamate da cellulari, del trasferimento di dati e del roaming degli SMS”.




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posted by admin on gennaio 19, 2010

Miscellanee

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Immagine 1E’ dedicato ai reati informatici il prossimo appuntamento con gli Incontri su Diritto e Innovazione Tecnologica, che si tengono ad Alma Graduate School con il coordinamento scientifico della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro.

Relatore del seminario sarà il Consigliere Giuseppe Corasaniti, Magistrato Ordinario presso il Tribunale di Roma. Nel corso dell’incontro saranno esaminati i profili più rilevanti della disciplina penalistica dei reati informatici. Sarà, inoltre, oggetto di analisi il D.lgs. 231 del 2001 che ha introdotto nel nostrio ordinamento la responsabilità amministrativa degli enti collettivi per i reati compiuti dai soggetti appartenenti alla compagine sociale.

L’appuntamento è per giovedì 21 gennaio, a partire dalle ore 15, presso l’abituale sede di Villa Guastavillani, Bologna. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web di Alma Graduate School a questo indirizzo.

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184_7257_admob-logo“Il settore mobile è la prossima frontiera della rivoluzione digitale. In assenza di un mercato competitivo e di forti garanzie per la privacy, questo promettente e vitale segmento dell’economia online sarà soffocato”.  E’ questo l’argomento fondamentale a partire dal quale due associazioni di consumatori statunitensi chiedono alla Federal Trade Commission (FTC) di bloccare l’acquisizione da parte di Google di AdMob, uno dei maggiori player nel mercato della pubblicità per cellulari.

In una lettera congiunta inviata alla FTC, il Center for Digital Democracy e il Consumer Watchdog hanno sostenuto che l’acquisizione rischia di consegnare a Google una posizione dominante nel mercato del mobile advertising, diminuendo la concorrenza “a detrimento degli interessi dei consumatori”.

Nell’annunciare l’acquisizione, i dirigenti di Google avevano espresso fiducia in una rapida approvazione dell’affare da parte della Federal Trade Commission. Tuttavia, lo scorso 23 Dicembre i dirigenti di BigG avevano ammesso che la pratica si trovava in stand- by presso la FTC, dalla quale sarebbe giunta a Mountain View una richiesta supplementare di informazioni sull’accordo.

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posted by admin on novembre 6, 2009

Miscellanee, Portfolio

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Come ogni settimana, ecco di seguito alcuni articoli di interesse scelti per voi dalla redazione di Diritto & Internet. Buona lettura.

  • UE: nuova rotta nei negoziati sul’interoperabilità dei sistemi IT [Punto Informatico]
  • I migliori acquirenti di musica? Quelli che fanno filesharing [CNet]
  • Verso un’estensione della Dottrina Hadopi in tutta Europa [Intellectual Property Watch]
  • La frammentazione dei sistemi di licensing frena la crescita della musica online in Europa [The Register]
  • La Corte Suprema dell’Arizona: i metadati associati a documenti pubblici devono restare pubblici a loro volta [Punto Informatico]
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