Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Questa settimana è stato reso pubblico il testo dell’ACTA, l’accordo commerciale anti contraffazione, allo stato attuale del negoziato.  La pubblicazione giunge dopo due anni e otto sessioni di incontri blindati durante i quali i rappresentanti di alcuni governi mondiali (Australia, Canada, Unione Europea, Giappone, Corea, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Svizzera e USA) si sono incontrati per redigere un accordo multilaterale che definisse disposizioni comuni per la repressione del reato di contraffazione, in cui sono incluse anche le sanzioni obbligatorie da applicare per le violazioni del copyright.

L’Unione Europea è stata il principale promotore della decisione di rendere noto al pubblico il documento confidenziale. Il testo dell’accordo, pubblicato sulla pagina web della Commissione del Commercio della UE , è presentato da una dichiarazione del Commissario Karel de Gucht: ”Il testo rende chiaro di cosa tratta l’ACTA veramente: garantirà alla nostra industria e ai creatori di contenuti una migliore protezione nei mercati oltreoceano che è essenziale per far prosperare i nostri affari. Non avrà un impatto negativo sui cittadini Europei.

La puntualizzazione non è casuale. Da tempo infatti  fughe di notizie e indiscrezioni hanno anticipato alcuni aspetti dell’accordo che suscitano grandi preoccupazioni tra i gruppi difensori delle libertà civili in rete. In particolare si era parlato della proposta di introdurre una regola dei tre avvisi, in stile Hadopi, per tutti i paesi coinvolti. L’Unione Europea  assicura che “le preoccupazioni specifiche, sollevate dalla società civile, sono infondate. Nessuna parte implicata nell’accordo ha proposto di introdurre un’obbligatoria regola dei “tre avvisi” o del “responso graduale” per combattere la violazione del diritto d’autore e la pirateria su internet.

Nonostante le rassicurazioni della Commissione Europea, in seguito alla pubblicazione ufficiale del testo ACTA i gruppi a favore delle libertà di espressione su internet sono in stato di allarme. Sebbene l’accordo non prescriva una Hadopi internazionale, le misure proposte per reprimere la pirateria sembrano avere un impatto persino maggiore sulla vita dei cittadini.

Si contesta il fatto che l’ACTA autorizzi l’applicazione di misure che possano preventivamente impedire violazioni del copyright – come sequestri, blocchi di accesso e oscuramenti ai siti sospettati – su semplice ingiunzione del privato che ritiene di detenere il relativo monopolio sulla proprietà intellettuale.

Viene inoltre criticata la definitiva attribuzione di responsabilità al fornitore di servizi sui contenuti da esso veicolati - anche nel caso di semplici link –  e il relativo ampliamento della definizione di provider come entità che fornisca trasmissione, routing o fornitura di connessione alle comunicazioni (inclusi quindi social network e motori di ricerca). In particolare viene evidenziato il contrasto tra questa proposta e i precedenti orientamenti europei in materia.

Importanti critiche all’accordo giungono anche dal fronte del software libero dove si parla di attacco diretto all’open-source nella parte dell’ACTA che proibisce la costruzione, importazione e circolazione di una tecnologia che abbia come scopo primario o secondario l’aggiramento di qualsiasi misura tecnologica di protezione, dal momento che i media con protezione DMR non possono essere letti dai software liberi.

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posted by admin on marzo 29, 2010

Responsabilità dei provider

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confidential_stamp1È marchiata come “confidential” la bozza dell’accordo multilaterale anti-contraffazione in cui gli Stati Uniti raccomandano alla comunità internazionale lo sviluppo di norme volte a sospendere la connessione a internet per gli utenti che scaricano illegalmente contenuti protetti da copyright.

Una fuga di notizie ha portato alla luce il documento, in via di approvazione, denominato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement)  nel quale gli USA sanciscono per la prima volta e su scala globale la responsabilità per gli ISP sull’infrazione delle norme del copyright perpetuate dagli utenti. L’accordo prevede infatti che gli ISP siano tenuti ad adottare una policy che preveda l’interruzione del servizio per i clienti recidivi alla condotta illegale.

Una norma, quindi, molto simile alla legge Hadopi francese (disconnessione a internet per gli utenti che infrangono la legge dopo tre avvisi) che negli States è fortemente sostenuta dalla ormai famigerata RIIA (Recording Industry Association of America) e dalla MPAA (Motion Picture Association of America).

Questa bozza dell”ACTA sembrerebbe confermare l’ipotesi di quanti sostengono che l’amministrazione di Obama stia cercando di inasprire il Digital Millennium Copyright Act in una direzione che lo rende ancora più ostile ai fornitori di servizi e ai  consumatori. Ad oggi infatti il DMCA americano prevede che gli ISP siano responsabili di infrazioni solo se mancano di rimuovere il materiale protetto da copyright dopo segnalazione da parte dei detentori dei diritti d’autore.

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posted by admin on marzo 17, 2010

Diritto d'autore e copyright

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logo2hadopiLa legge  Hadopi, che prevede la sospensione della connettività per gli utenti con ampio traffico in download dopo tre preavvisi, è in vigore in Francia da poco più di sei mesi ma è già uscita una prima ricerca volta a indicare quali conseguenze abbia avuto sul fenomeno della pirateria. Si tratta di uno studio condotto dall’Università di Rennes in collaborazione con il laboratorio M@rsoin per il quale sono state intervistate telefonicamente 2000 persone della regione della Bretagna alle quali si è chiesto di rispondere, in forma totalmente anonima, ad alcune domende sulle pratiche di consumo di musica e film online.

La ricerca ha individuato tre categorie di utenti basate sule modalità di fruizione dei contenuti: i «pirati Hadopi» (che utilizzano i software peer-to-peer oggetto delle restrizioni di legge), i «pirati non-Hadopi» (che utilizzano altre tecnologie quali lo streaming, il download su server remoti, i newsgroup, l’utilizzazione di un VPN) e i «non pirati» (che consumano musica e film legalmente).

Tra coloro che hanno smesso di scaricare nelle reti peer-to-peer (dopo l’adozione della legge hadopi), solo un terzo ha rinunciato a ogni forma di pirateria informatica, mentre gli altri due terzi si sono rivolti a pratiche alternative di pirateria che sfuggono alla legge hadopi come lo streaming illegale o il download su server remotiindicano  i ricercatori. “La riduzione del numero di internauti che usano le reti peer-to peer si è dunque accompagnata a un rialzo delle altre forme di piarateria non tenute in conto dalla legge Hadopi (+ 27%)“.

I grafici della ricerca sono chiari nel delineare visivamente lo spostamento da una tecnologia all’altra nella fruizione illegale di contenuti audio e video. Nel dettaglio di un aumento generale della pirateria del 3% corrisponde infatti una diminuzione di utilizzatori del p2p ed un aumento nell’uso di altri sistemi informatici.

Ma c’è anche una notizia positiva per il mercato: i ricercatori assicurano che i pirati sono i migliori consumatori di beni culturali. Mentre solo il 17 % dei “non pirati” afferma di comprare musica o film su internet, questa pratica legale è invece adottata dal 47% degli utilizzatori di p2pi e dal 36% di quelli che usano delle tecniche non coperte dalla legge Hadopi.

Lo studio dell’università di Rennes ha suscitato qualche perplessità. In Italia un articolo apparso sul Corriere Online sottolinea il fatto che, sebbene la legge Hadopi sia in vigore, “l’autorità non ha ancora avviato le operazioni di monitoraggio e punizione degli utenti. Non è stata cioè spedita nessuna lettera di avviso, a causa dell’ennesimo intoppo burocratico in cui si è imbattuto il provvedimento.” L’intoppo burocratico di cui si parla è il parere finale del Consiglio Costituzionale sulle conseguenze per la privacy degli utenti.

A prescindere dal valore effettivo dei risultati conseguiti dallo studio universitario un dato appare comunque certo: l’intervento legislativo sulle tecnologie attraverso filtri e censure non si è ancora rivelato efficace per combattere la pirateria.

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posted by admin on ottobre 27, 2009

Diritto d'autore e copyright, ISP

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Jean-Bernard Levy, original pic by MEDEF

Jean-Bernard Levy, original pic by MEDEF

Sono passati solo pochi giorni  dalla sua introduzione in Francia, ma già uno dei colossi del multimedia afferma: la Legge Hadopi va estesa anche al di fuori del territorio transalpino. Ad affermarlo con nettezza è Jean-Bernard Levy, amministratore delegato del più importante conglomerato di produzione editoriale del mondo, la francese Vivendi. Perché anche se l’efficacia operativa della norma è ancora da dimostrare, spiega, essa costituisce un primo e ineludibile passo in avanti per la protezione dei diritti degli editori.

Per esprimere il proprio pensiero Levy ha scelto la Conferenza Internazionale sulla Creatività ed il Business Network (C&abinet) organizzata dal governo inglese per promuovere la riflessione sulla transizione delle industrie multimediali ai formati di produzione e distribuzione digitali. E proprio dal REgno Unito dovrebbe partire, secondo lo stesso Levy, l’estensione del modello “tre errori e sei fuori” proposta oltralpe dal Gabinetto Sarkozy: “La Gran Bretagna dovrebbe fare di più per promuovere lo sviluppo del suo comparto media” ha dichiarato al Guardian “e anche se la legislazione francese è attualmente più avanzata, appare ovvio che anche in UK si dovrebbe creare una legge tipo Hadopi”.

Le parole di Levy possiedono un peso particolare anche in ragione delle dimensioni del gruppo Vivendi, nel “portafoglio” del quale figurano colossi come Universal Music, Canal Plus e Activision, oltre ad uno dei maggiori Internet Service Provider (ISP) di Francia, l’omonimo Vivendi. E a sentire il CEO del conglomerato francese anche gli stessi ISP dovrebbero pronunciarsi a favore dell’estensione di normative più restrittive in materia di file sharing: “i provider dovrebbero senz’altro appoggiare leggi di questo tipo, dal momento che molti degli investimenti che stanno affrontando oggi per allargare la banda disponibile sono resi necessari dalle attività di download illegale”.

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posted by admin on settembre 15, 2009

Diritto d'autore e copyright

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Immagine originale di cap21photo, distribuita con licenza CC

Immagine di cap21photo, distribuita con licenza CC

La Camera dei Deputati francese ha approvato la nuova versione della legge contro la circolazione illegale di contenuti digitali, meglio conosciuta con il nome di “Legge Hadopi”. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato, che lo dovrebbe discutere nel corso della prossima settimana. Prima di allora, però, il dispositivo dovrà essere esaminato anche da una commissione mista, composta da 7 deputati e 7 senatori.

Come la prima- rigettata in Giugno dalla Corte Costituzionale- anche la nuova versione di Hadopi prevede la disconnessione dell’abbonamento internet per gli IP che si rendono protagonisti di episodi ripetuti di downloading illegale. Tuttavia, per evitare ulteriori eccezioni di incostituzionalità, la titolarità del diritto di disconnessione viene sottratta all’Alta autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti di autore su internet (Hadopi) ed attribuita al giudice ordinario di primo grado. All’Hadopi spetterebbe il solo compito di constatare l’infrazione (e di mandare due avvertimenti prima via mail e poi via posta) senza poter intervenire direttamente con il taglio della connessione.

Il Gabinetto Sarkozy punta su Hadopi 2 come deterrente contro i fenomeni di pirateria digitale in campo musicale e cinematografico. Ma il provvedimento ha attirato anche forti critiche, da parte sia dell’opposizione parlamentare francese che delle stesse istituzioni europee
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Una nuova versione della Legge HADOPI è stata presentata al Consiglio Costituzionale francese. E’ il giornale britannico The Register a riferirlo spiegando che la norma, bocciata in prima scrittura dall’Assemblea Nazionale, rivista e successivamente dichiarata incostituzionale, sarebbe stata ri- sottoposta ai giudici costituzionali.

Attraverso HADOPI il governo francese punta a contrastare il fenomeno dello scambio di file peer- to- peer via internet. Al cuore della norma sta la possibilità di disconnettere le linee dati di quegli utenti sugli IP dei quali vengano rilevati tre episodi di infrazione delle leggi sul copyright.

Il Consiglio Costituzionale aveva rigettato la norma spiegando che l’agenzia HADOPI, cui il Governo prevedeva demandare il monitoraggio e le eventuali attività di disconnessione, non ha titolo a procedere ad operazioni di questo genere.

Per ovviare a tale impedimento, la nuova versione della Legge prevede che la decisione sulla disconnessione “punitiva” sia posta in capo ad un giudice. Oltre a “staccare” la linea dell’incriminato, al magistrato è data anche facoltà di imporre sanzioni civili (con multe fino a 300000 Euro) o penali (fino a 2 anni di detenzione).

Il dibattito sulla proposta è calendarizzato per il giorno 21 Luglio.

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