Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Il Quotidiano Nazionale, testata che riunisce Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione, il 10 aprile 2017 ha pubblicato oggi un’intervista a Giusella Finocchiaro sul tema della privacy e delle telefonate commerciali.

Il Registro delle opposizioni è stato un tentativo, ma non funziona. Per difenderci abbiamo tre strade giudiziarie. La segnalazione al Garante privacy, la denuncia penale o quella civile.

L’illecito trattamento dei dati è punito dal Codice Privacy con la reclusione dai sei ai diciotto mesi. Si arriva a 24 mesi quando ci sono di mezzo comunicazione e diffusione. Nei casi più gravi, per esempio in caso di violazione delle disposizioni sulle informazioni sensibili, è prevista la reclusione da uno a tre anni.

Il Garante fa un’istruttoria e commina una multa. Il problema è che è oberato di lavoro, i tempi non sono rapidi. Anche se le sanzioni erogate sono state parecchie. Il Garante può anche chiedere una tutela penale per il cittadino. Poi c’è la via civile: se il cittadino riceve disturbi, può chiedere il risarcimento. Alcune decisioni hanno riconosciuto un danno perché era stata turbata la vita di una persona.

Purtroppo per diventare vittime di violazioni della nostra privacy basta stipulare un qualunque contratto. Dovrebbero chiederci un consenso specifico per usare il nostro nome a fini di marketing. Supponiamo di comprare un bene su Internet. per la consegna a casa devo dare indirizzo e email. Sono informazioni necessarie, per legge non dovrebbero nemmeno chiedere il consenso privacy. Ma magari il fornitore vuole usare i miei dati anche per informarmi di altre offerte. Qui il consenso diventa necessario. Ma alcuni pensano che essere poco corretti sia vantaggioso e chiedono un unico sì per fare la consegna prima e il marketing poi. Di solito è scritto tra le righe dell’informativa privacy, ma nessuno la legge, è per addetti ai lavori. Questa cattiva pratica è abbastanza diffusa. Non sono così tanti quelli che si fanno un vanto di seguire le regole.

Ovviamente c’è una strada legale. Ci danno tutte le informazioni corrette, ci chiedono se siamo disponibili affinché i nostri dati vengano usati per fini di marketing. A questo punto le informazioni girano, e non è detto che lo facciano gratuitamente. Nomi numeri e abitudini commerciali hanno un valore. Sono frammenti della nostra personalità ma anche beni economicamente rilevanti. E passano magari da una società all’altra.

Il punto di partenza della violazione è comunque sempre un consenso che non c’è o è mischiato. Poi le liste continuano a viaggiare. I rimedi per opporsi sulla carta ci sono, lo abbiamo verificato. Il problema è che sono parzialmente efficaci. E su internet si vedono anche identità digitali complete.


telefonoSecondo l’Authority gli attuali strumenti non sono in grado di tutelare adeguatamente gli abbonati da forme invasive e moleste di marketing telematico.

A seguito di innumerevoli interventi del Garante privacy, nonché della recente sentenza della Corte di Cassazione sulle c.d. telefonate mute, il Presidente del Garante privacy, Antonello Soro, ha nuovamente ribadito l’esigenza di tutelare in maniera più incisiva i cittadini nei confronti di pratiche commerciali telefoniche sempre più invasive della vita privata e della quiete domestica degli utenti. Il Registro delle Opposizioni, come strumento di contrasto alle telefonate indesiderate, non sembra infatti aver conseguito il risultato sperato. Pochi sono attualmente gli utenti iscritti rispetto al numero effettivo di utenze, limitate le condizioni di iscrizione (solo telefoni fissi presenti negli elenchi) e pressoché inesistenti le responsabilità in capo ai call center che, incuranti del Registro, continuano a contattare i numeri telefonici registrati.

Per rafforzare le tutele dei cittadini e responsabilizzare maggiormente i promotori di campagne pubblicitarie si prospettano due percorsi da seguire. Da un lato, il Garante puntualizza la necessità di riformulare la normativa in materia di telemarketing, ampliando il novero di utenze iscrivibili nel Registro delle Opposizioni, includendo tutta la telefonia fissa o mobile, anche se non iscritta negli elenchi. Ritiene inoltre auspicabile l’introduzione di un chiaro regime di responsabilità tra il soggetto che materialmente chiama il cittadino (di solito il call center) e l’azienda per conto della quale viene effettuata la chiamata. Dall’altro lato, sembra essenziale promuovere misure che aumentino il grado di consapevolezza degli utenti sulla gestione dei propri dati, sensibilizzando al contempo le stesse imprese, anche attraverso la previsione di piani di incentivazione a favore delle società “diligenti”.

Da ultimo il Garante evidenzia che una riforma delle regole di settore gioverebbe peraltro gli stessi call center. Infatti, incoraggiando i committenti di campagne pubblicitarie a selezionare call center qualificati e affidabili, si eviterebbe di penalizzare quanti nel settore operano correttamente, portando ad una generale riqualificazione dello stesso lavoro degli operatori.

NOTA: Il magazine canadese Nymity, specializzato in diritto di Internet e privacy ha pubblicato uno speciale sulla sentenza della Corte di Cassazione italiana numero 2196 del 4 febbraio 2016 sul tema delle cosiddette “telefonate mute” le telefonate automatiche inoltrate dai sistemi computerizzati di telemarketing. Lo speciale è accompagnato da un’intervista a Giusella Finocchiaro che contestualizza il fenomeno da un punto di vista giuridico e ne analizza i risvolti in tema di privacy e sicurezza.

Una panoramica del tema è stata precedentemente pubblicata in QUESTO POST.

Lo speciale di Nymity è disponibile QUI. Cliccando QUI è possibile scaricare il pdf con l’intervista a Giusella Finocchiaro. Entrambi i documenti sono in lingua inglese.

posted by admin on febbraio 19, 2016

Tutela dei consumatori

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telefonoLa Suprema Corte è intervenuta sul tema delle telefonate automatiche inoltrate dai sistemi computerizzati di telemarketing: vietato turbare la serenità degli utenti con telefonate silenziose.

Con sentenza numero 2196 del 4 febbraio 2016, la Cassazione ha rigettato i ricorsi della società di informatica Reitek Spa e di Enel Energia contro un provvedimento del Garante Privacy che nel 2013 prescriveva a Enel Energia, ai sensi dell’art. 143, comma 1, lett. b) e art. 154, comma 1, lett. c), del Codice in materia di protezione dei dati personali, l’adozione di tutte le misure, anche di carattere tecnico, atte a garantire che il sistema impedisse la reiterazione di “chiamate mute” vietando la possibilità di richiamare una specifica utenza per un intervallo di tempo pari almeno a trenta giorni.

Il provvedimento era stato emesso a seguito delle proteste di utenti che lamentavano la ricezione di telefonate nelle quali, una volta risposto, non si viene messi in contatto con alcun interlocutore. Il fenomeno è dovuto ad un problema organizzativo da parte delle società che si occupano di effettuare telefonate commerciali. Gran parte di queste aziende si serve di un sistema di instradamento automatico di telefonate per mettere in comunicazione le singole utenze dei cittadini con gli operatori di call center addetti alla promozione di servizi e prodotti. A volte, tuttavia, il sistema automatico può indirizzare verso i call center un numero di chiamate superiore all’effettiva disponibilità degli operatori. Così il telefono del cittadino squilla, ma dall’altra parte non c’è nessuno.

prescriveva a Enel Energia, ai sensi dell’art. 143, comma 1, lett. b) e art. 154,
comma 1, lett. c), del Codice in materia di protezione dei dati personali, l’adozione, eventualmente
tramite la fornitura di apposite istruzioni ai propri responsabili, di tutte le misure, anche di carattere
tecnico, atte a garantire che il sistema Saas impedisse la reiterazione di chiamate su contatto abbattuto
(c.d. chiamate “mute”), escludendo la possibilità di richiamare la specifica utenza per un intervallo di
tempo pari almeno a trenta giorni.

La Corte ha appoggiato il Tribunale di Roma, che aveva rigettato il precedente ricorso ritenendo scorretta la modalità di trattamento del dato messa in atto dal sistema di telemarketing, in quanto tale modalità aveva mirato a ottimizzare il successo delle chiamate passate agli operatori facendo ricadere il rischio, e il disagio, della chiamata “muta” sui soli destinatari.

La Suprema Corte ha ricordato come sia stato più volte affermato che, ai sensi degli artt. 4 e 11 cod. della privacy, i dati personali oggetto di trattamento vanno poi gestiti rispettando i canoni della correttezza, pertinenza e non eccedenza rispetto alle finalità del loro utilizzo.

A nulle sono valse le motivazioni delle ricorrenti che lamentavano come solo una piccola percentuale di utenti fosse investita dal problema. Secondo la Corte, infatti, affermare – come fatto da Enel Energia – che una simile eventualità era collocabile, in base ad algoritmi di sistema tesi a minimizzare il fenomeno, in una percentuale del 3% “si palesa irrilevante”. Infatti, “l’obiezione non sposta i termini del problema, così come non li sposta il notarile rilievo di Reitek circa il minimale numero di segnalazioni di telefonate “mute” giunte al Garante, perché l’abuso era associabile alla prescelta modalità di chiamate multiple, che rendeva manifesto il ribaltamento del rischio del disagio esclusivamente sui destinatari”.

Per la Cassazione solo questo alla fine conta per considerare esorbitante il metodo di utilizzo del dato personale in rapporto all’interesse o ai diritti e alle libertà fondamentali delle persone coinvolte.

Rigettata anche la motivazione delle ricorrenti secondo cui il consenso al trattamento dei dati, in base all’art. 130, comma 3-bis, non è richiesto in chi sia iscritto negli elenchi degli abbonati ai servizi di telefonia e non abbia esercitato il diritto di opposizione con modalità semplificate e anche in via telematica, mediante iscrizione della relativa numerazione nell’apposito registro pubblico delle opposizioni (c.d. opt-out). In tal proposito, la Cassazione  ha sottolineato che la norma di cui all’art. 130, comma 3-bis, va interpretata in coerenza con la direttiva comunitaria 2002/58-CE sull’e-privacy che consente l’opt-out per le chiamate con operatore, non mai invece per le chiamate automatizzate. In pratica, la norma comunitaria riguarda il marketing diretto, effettuato mediante l’uso del telefono con l’operatore, i sistemi automatici di chiamata che causano le “telefonate mute”, sono escluse dalla norma proprio perché in esse l’operatore manca.

Pubblicato un vademecum informativo su marketing e diritto alla privacy del consumatore.

Il Garante della Privacy ha pubblicato “VIVA I CONSIGLI, ABBASSO LO SPAM. Dal telefono al supermercato: il marketing a prova di privacy“, un vademecum sulle modalità di difesa dalla pubblicità invasiva, ideato per informare il consumatore e per sollecitare le aziende a sviluppare metodi di marketing nel rispetto dei diritti degli utenti. Al suo interno sono illustrate le azioni che il cittadino può compiere per impedire che vengano spiati i propri acquisti o per bloccare le telefonate e i messaggi telefonici a scopo pubblicitario. Sono analizzati i problemi relativi alle tecniche persuasive usate per telefoni, email e social network, e quelli riguardanti il funzionamento del Registro delle Opposizioni. In proposito il Presidente dell’Autorità, Antonello Soro, auspica “una rapida revisione legislativa del Registro delle opposizioni che renda più efficace la tutela dei consumatori”.

Inoltre, nel vademecum sono esposte le modalità necessarie a svolgere un’attività di marketing che non trasgredisca le regole della privacy, instaurando un rapporto di fiducia e di ascolto. Il Garante ricorda che “il rispetto del consumatore e il corretto uso dei suoi dati personali – a partire da quelli necessari per contattarlo fino alle informazioni più private, come gusti e preferenze – differenziano le imprese che vedono i propri clienti come semplice “preda”, da quelle che scelgono di operare in modo trasparente, ponendo al centro della loro attività sia la qualità dei propri prodotti e servizi sia la fiducia dei propri acquirenti”.

Il testo, ideato per rispondere alle domande e ai dubbi più frequenti, è disposto in otto agili capitoli: “Privacy e marketing nell’impresa”, “Libertà al consumatore: informativa e consenso”, “Finalità e disponibilità: asso pigliatutto”, “Le differenze tra i personal shopper e i disturbatori”, “La ricerca del cliente e lo scambio dei dati”, “Le promozioni al telefono”, “Web e social network, liberi dallo spam”, “Aiuto! a chi mi rivolgo?”

Il vademecum è disponibile QUI in formato pdf e, su richiesta al Garante, anche in formato cartaceo.

Vietate le telefonate promozionali verso numeri tratti da albi professionali senza il consenso preventivo dell’interessato. I dati personali dei professionisti pubblicati sugli albi professionali possono essere utilizzati per telefonate commerciali solo se le offerte proposte sono strettamente funzionali all’attività svolta dal professionista, in caso contrario è necessario il previo consenso dell’interessato.

È quanto emerge da un recente divieto del Garante privacy che ha dichiarato illecito l’utilizzo da parte di una società di telemarketing dei dati personali di un avvocato che si era rivolto all’Autorità lamentando l’invadenza delle chiamate promozionali che lo raggiungevano sul luogo di lavoro.

In particolare, il legale aveva evidenziato come la presenza del proprio recapito telefonico nell’albo degli avvocati costituisse un obbligo di legge e non implicasse alcun consenso a ricevere offerte promozionali via telefono. Al contrario, l’utente era anche iscritto al Registro pubblico delle opposizioni.

Davanti al Garante la società si è difesa affermando che le promozioni proposte (piani tariffari di telefonia per professionisti) riguardavano l’attività professionale dell’utente e che quindi si trattava di un lecito utilizzo dei dati estratti da un albo professionale consultabile da chiunque. Il Garante ha tuttavia riscontrato che l’offerta commerciale era generica e non “direttamente funzionale” alla professione forense, non poteva pertanto giustificare un eventuale esonero dall’acquisizione del consenso.

Con questo divieto l’Autorità ha ribadito che senza esplicito consenso i recapiti telefonici dei professionisti non possono essere usati per proposte commerciali non strettamente attinenti all’attività lavorativa della persona contattata, anche se estratti da un elenco pubblico, come un albo professionale.

Il Garante ha inoltre ricordato che tutte le società di telemarketing sono tenute a verificare che gli utenti che contattano non abbiano espresso la propria contrarietà a ricevere telefonate commerciali attraverso l’iscrizione al Registro delle opposizioni.

Cresce l’attenzione sull’attività del Garante volta a contrastare il cosiddetto “marketing selvaggio”, termine volto ad indicare l’insieme di pratiche promozionali rivolte al singolo cittadino: telefonate, email, fax, sms.

In seguito all’aumento di segnalazioni relative alla mancata osservanza del diritto di opposizione dei cittadini iscritti al Registro, il Garante ha annunciato che l’attività ispettiva e sanzionatoria del prossimo semestre porrà un’attenzione particolare al telemarketing.

In particolare verranno attuati procedimenti relativi all’omessa informativa, al trattamento illecito dei dati, alla mancata adozione di misure di sicurezza, al mancato adempimento ai vari provvedimenti del Garante.

L’attività ispettiva prevede 225 accertamenti, cui si aggiungeranno quelli conseguenti a segnalazioni e reclami presentati.

Per maggiori informazioni si rimanda alla comunicazione sul sito del Garante.

telephone_hipstaIl Garante per la privacy è nuovamente intervenuto sulla questione del telemarketing, stabilendo l’obbligo per le società telefoniche di informare i nuovi e i vecchi abbonati sulle modalità di iscrizione al Registro delle opposizioni, conosciuto anche come Robinson list, ovvero l’elenco degli utenti che negano l’uso del proprio numero telefonico agli operatori di telemarketing.

Come abbiamo già riportato, con l’attivazione del Registro, istituito dal DPR 178/2010, l’Italia è entrata nel regime di opt-out per le telefonate commerciali il quale prevede gli operatori di telemarketing possano telefonare senza bisogno di autorizzazioni a tutti gli utenti non iscritti al Registro pubblico delle opposizioni.

Per informare adeguatamente i cittadini il Garante ha sancito che, alla prima occasione di contatto (stipula di nuovi contratti, fatture, comunicazioni di servizio), le compagnie telefoniche dovranno inviare ai propri utenti un’informativa che illustri le modalità attraverso le quali è possibile registrare il proprio numero telefonico sulla Robinson list: per posta, tramite numero verde, via mail, via fax, direttamente sul sito web.

L’obbligo di informare gli utenti è stato sancito da un provvedimento in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Ricordiamo che l’iscrizione al registro delle opposizioni può essere effettuata solo dalle utenze telefoniche pubblicate sugli elenchi pubblici (pagine gialle e pagine bianche), quindi i numeri di cellulari e i numeri non presenti sugli elenchi non possono richiedere il blocco totale delle chiamate di telemarketing in entrata.

Se dopo 15 giorni dall’iscrizione sul registro l’utente dovesse ricevere ulteriori chiamate indesiderate può denunciare l’operatore di telemarketing al Garante o all’Autorità giudiziaria. In caso di accertata violazione del diritto di opposizione nelle forme previste dal d.P.R. 178/2010, verrà applicata una sanzione da 30 mila a 180 mila euro, che potrà raggiungere nei casi più gravi i 300 mila euro (v. articolo 162, comma 2-quater del Codice).

posted by admin on febbraio 15, 2011

Miscellanee

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Da dieci giorni è attivo il registro delle opposizioni, conosciuto anche come Robinson list, ovvero l’elenco degli abbonati che si oppongono all’utilizzo del proprio numero telefonico per vendite o promozioni commerciali.

L’operatività del registro, istituito dal DPR 178/2010, va così a completare il  passaggio al regime di opt-out per le telefonate commerciali in Italia. Infatti, se prima era necessario che un utente esprimesse esplicitamente il proprio consenso per ricevere chiamate di tele-marketing da parte degli operatori  (secondo il cosiddetto regime di opt-in), ora gli operatori potranno telefonare senza bisogno di autorizzazioni esplicite a tutti gli utenti non iscritti al registro pubblico delle opposizioni.

L’iscrizione al registro è gratuita e si può effettuare con cinque diverse modalità descritte nel sito www.registrodelleopposizioni.it. È possibile registrare le utenze telefoniche di persone fisiche, giuridiche, enti o associazioni. Dopo l’iscrizione è previsto un periodo di transizione di 15 giorni durante i quali sarà ancora possibile ricevere telefonate pubblicitarie. Successivamente il numero telefonico registrato sarà precluso a tutti operatori di marketing a tempo indeterminato. L’utente può comunque cancellarsi dall’elenco gratuitamente in qualunque momento lo desideri.

Purtroppo l’iscrizione al registro delle opposizioni può essere effettuata solo dalle utenze telefoniche pubblicate sugli elenchi pubblici (pagine gialle e pagine bianche). I numeri di telefoni cellulari, così come i numeri di telefoni fissi non presenti sugli elenchi per questioni di privacy, paradossalmente, non potranno godere del blocco totale delle offerte commerciali telefoniche in entrata.

Per questi utenti resta tuttavia la possibilità di negare ai singoli operatori di telemarketing ogni ulteriore uso del proprio numero di telefono attraverso l’opposizione al trattamento dei propri dati personali, ai sensi dell‘art. 7 del Codice della privacy.