Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

C’è un certo interesse in rete per una vicenda paradossale che vede coinvolte le principali aziende e associazioni note per il loro impegno sul versante antipirateria.

Sembra infatti che alcuni indirizzi IP provenienti dalla sede della RIAA (Recording Industry Association of America), dagli uffici del Dipartimento di sicurezza nazionale statunitense, e da società come Sony, Universal e Fox, siano comparsi nella lista del “BitTorent public tracker”, l’indice dell’attività degli utenti che utilizzano il servizio di filesharing BitTorrent. L’indice avrebbe mostrato che gli indirizzi IP delle sovracitate organizzazioni erano collegati a BitTorrent al fine di scaricare illegalmente materiale audio e video protetto da copyright.

La notizia nasce da una ricerca pubblicata dal magazine Torrentfreak e svolta attraverso l’utilizzo di un nuovo servizio chiamato YouHaveDownloaded. Il servizio, attraverso una sorta di motore di ricerca che interroga il BitTorent public tracker, permette a tutti gli utenti della rete di verificare l’eventuale attività su BitTorrent legata ad uno specifico indirizzo IP pubblico o ad un file. Inserendo il numero di IP di un utente sul sito è possibile quindi sapere se abbia avuto accesso al servizio di BitTorrent e, in caso affermativo, per scaricare quale file.

Il funzionamento del sito YouHaveDownloaded è dunque simile al procedimento richiesto dalla RIAA e da altre associazioni antipirateria per verificare la provenienza delle attività illecite che si compiono su servizi di file sharing simili a BitTorrent.

Risulta quindi paradossale che un simile servizio abbia identificato 6 indirizzi IP registrati dalla RIAA direttamente connessi nel traffico illegale di files.

In seguito alla circolazione della notizia in rete, un portavoce della RIAA ha comunicato alla stampa che gli indirizzi IP pubblici dell’associazione antipirateria sarebbero stati utilizzati da terze parti e che pertanto la RIAA non è responsabile per gli illeciti.

Molti magazine, fra cui Torrentfreak, hanno trovato umoristico il fatto che le attuali affermazioni di discolpa dell’associazione antipirateria siano del tutto simili a quelle degli oltre 20000 cittadini statunitensi portati in tribunale dalla RIAA e condannati per infrazione del copyright.

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posted by admin on settembre 1, 2010

Diritto d'autore e copyright

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Non ha usato mezzi termini il segretario per il commercio USA, Gary Locke, quando lunedì ha definito la pirateria musicale come un furto puro e semplice, da trattare come tale.

Durante una conferenza sulla protezione delle proprietà intellettuale – non a caso tenuta a Nashville, la città della musica, simbolo della produzione country americana -  Locke ha espresso il punto di vista dell’amministrazione Obama sulla condivisione illegale, definita come una minaccia in crescita e un affronto all’industria musicale.

Il segretario del commercio ha annunciato la strategia del governo per contrastare il fenomeno. Di primaria importanza è considerata la cooperazione internazionale. Gli Stati Uniti stanno lavorando affinché vengano adottate  – ed effettivamente applicate – norme globali sulla proprietà intellettuale, oltre ad un rafforzamento del sistema internazionale sul copyright.

Anche il coinvolgimento dei fornitori di servizi è fondamentale. I content e i service provider sono invitati dal governo a collaborare nell’individuazione delle violazioni, specialmente quelle ripetute.

Il discorso di Locke segue di pochi giorni la dichiarazione del presidente della RIAA (Record Industry Association of America) secondo cui la legge sul copyright non sta funzionando per il fatto che gli ISP sono liberi di “chiudere un occhio” sulle attività illecite dei loro clienti. Da tempo l’industria cinematografica e musicale sta facendo pressioni al governo affinché sia introdotta la regola dei three strikes che attribuisce ai fornitori di connettività l’obbligo di sorveglianza.

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limewireDopo The Pirate Bay, un altro storico strumento per la condivisione di file online è sull’orlo della chiusura definitiva per concorso in violazioni del copyright. Questa volta si tratta di Limewire, il popolare software di file-sharing americano che si stima essere usato da quattro milioni di utenti nel mondo.

Creato nel 2000, dal 2006 Limewire è stato coinvolto dalla RIAA (Record industry association of America) in una causa legale che si è recentemente conclusa con una decisione a favore dei discografici. All’inizio di maggio il giudice Kimba Wood ha decretato che il gruppo Lime, che gestisce Limewire, è colpevole di induzione alla violazione del copyright. La decisione del giudice si basa sulla considerazione che i gestori del softwarep2p, pur essendo pienamente consapevoli delle pratiche illegali perpetrate attraverso il servizio, non abbiano preso provvedimenti adeguati per arginare il fenomeno, e anzi ne abbiano tratto un considerevole vantaggio economico. La sentenza non si discosta quindi dalle decisioni dei due precedenti casi,  MGM vs. Groekster e A&M Records vs. Napster, rispettivamente nel 2005 e nel 2001, che hanno sancito la chiusura di due tra i più noti programmi per il file-sharing.

Il giudice Wood ha tempo fino al prossimo gennaio per decidere l’ammontare del risarcimento danni che Limewire dovrà pagare ai discografici. Nel caso peggiore Mark Gorton, CEO del Lime Group, potrebbe essere costretto a risarcire 450 milioni di dollari.  Nel frattempo la RIIA ha presentato una richiesta formale alla Corte per fare cessare immediatamente ogni attività connessa al software di condivisone file, allo scopo di prevenire ulteriori danni all’industria. Ora Limewire ha due settimane di tempo per dimostrare di aver attuato precauzioni contro il download illegale, altrimenti dovrà chiudere.

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posted by admin on luglio 6, 2009

Diritto d'autore e copyright

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Lo dice bene un documentato articolo pubblicato nei giorni scorsi dal Los Angeles Times: quelle in corso sono davvero “big weeks” per quanto concerne gli orientamenti giuridici su circolazione e distribuzione dei materiali multimediali online.

Prima la decisione del Tribunale svedese che ha giudicato colpevoli i fondatori del popolare sito di file sharing The Pirate Bay, e la susseguente vendita dello spazio in questione a Global Gaming Factory. Quindi la sentenza di Harold Baer, giudice distrettuale dello Stato di New York, il quale ha condannato un internet provider colpevole di promozione esplicita dello scambio di contenuti online.

Ma soprattutto, l’apertura oltreoceano di due nuovi casi che potrebbero allargare ulteriormente il “fronte” di battaglia tra major e supporter della libera circolazione in rete.
Lunedì scorso, infatti, un raggruppamento composto da 13 etichette musicali ha iscritto a ruolo una causa contro 3 servizi di downloading (legale) di musica. Secondo l’accusa, i responsabili dei servizi avrebbero inserito indebitamente nelle proprie library alcune canzoni appartenenti alle etichette, non rispettando le leggi vigenti sul copyright.
Il secondo caso riguarda invece l’American Society of Composers, Authors and Publishers, che ha chiesto ad una Corte Federale di ridefinire lo “status” delle suonerie per cellulare, facendole rientrare nella categoria delle “performance pubbliche” anziché in quella dei “download”. Se accolta, l’istanza darà all’ASCAP la possibilità di richiedere delle royalty in tutti i casi in cui lo squillo del cellulare è associato ad un motivo sotto copyright.

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