Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

acta_150pxIl lungo negoziato del Trattato Internazionale Anti Contraffazione (ACTA) sembra aver trovato un punto di arrivo nella firma da parte dei rappresentati dell’Unione Europea, posta in calce al documento durante la cerimonia di sottoscrizione tenutasi a Tokyo lo scorso 26 gennaio.

La versione finale del trattato, che segue una lunga serie di bozze “segrete” circolate in rete grazie a siti come Wikileaks, presenta ancora la maggioranza dei punti che sono stati oggetto delle critiche del mondo accademico internazionale, delle proteste delle associazioni per la difesa dei diritti digitali, nonché dal parere negativo della Direzione Generale per le Politiche Esterne del Parlamento Europeo.

Presentato inizialmente come una proposta per coordinare l’applicazione delle direttive doganali contro la contraffazione, l’ACTA si è nel tempo tramutato in una regolamentazione mondiale della proprietà intellettuale che, sul versante digitale, definisce disposizioni comuni per la repressione delle violazioni del copyright favorendo l’intervento diretto dei detentori di diritti nei casi di sospetta violazione.

Il processo di negoziazione è stato condotto a porte chiuse in assenza di un aperto dibattito democratico e ha coinvolto i rappresentanti di 39 paesi (tra cui i 27 dell’Unione europea) nella produzione di una serie di norme che dovranno ora essere ratificate dai vari stati.

Come già ipotizzato in altre proposte di legge fortemente contestate quali il SOPA e il “nostro” emendamento FAVA,  anche l’ACTA (art. 27.3) prescrive una “collaborazione” tra governi e detentori di diritti d’autore che, secondo gli oppositori al trattato, lascerebbe la porta aperta a disposizioni di tipo “extra-giudiziale” o “alternative ai tribunali”. Ciò significa che l’attività delle forze dell’ordine (sorveglianza e raccolta di testimonianze) e le sanzioni potrebbero raggiungere i privati cittadini scavalcando l’autorità giudiziaria.

Molta preoccupazione è stata espressa in particolare sul versante della privacy.  L’art. 27.4 dell’ACTA prescrive infatti che i detentori di diritti possano avere la facoltà di ottenere dagli ISP informazioni private relative agli utenti, senza la previa specifica autorizzazione di un giudice.

Dal punto di vista delle sanzioni pecuniarie, le critiche si concentrano sull’inclusione del parametro dei “profitti perduti” (art.9) per la stima del risarcimento danni in seguito a violazione del copyright. Secondo questo metodo, ad ogni file copiato illegalmente corrisponderebbe un mancato prodotto vanduto da parte dell’industria. Tuttavia secondo le crtitiche tale correlazione non sarebbe supportata da alcuna evidenza, non essendo dato sapere se l’utente del prodotto “piratato” avrebbe ugualmente effettuato l’acquisto del bene ai normali prezzi di mercato.

Per quanto riguarda le sanzioni penali, invece, i commentatori hanno evidenziato che l’ACTA (l’art. 23.4) lascia aperta la possibilità che la correità nella violazione del diritto d’autore sia attribuita agli intermediari tecnologici, come gli ISP e gli hosting service provider, spingendoli così ad assecondare prontamente le richieste dei detentori dei diritti per evitare eventuali implicazioni. La correità inoltre potrebbe essere attribuita anche a terze parti, colpevoli magari di aver semplicemente “linkato” o indicizzato un contenuto ritenuto in violazione.

Il Trattato Anti-Contraffazione dovrà ora passare il vaglio delle varie commissioni prima di arrivare alla votazione plenaria del Parlamento Europeo, attesa non prima di giugno.

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La Direzione Generale per le Politiche Esterne del Parlamento Europeo ha recentemente pubblicato uno studio conoscitivo sull’ACTA, il trattato internazionale anti-contraffazione che definisce alcune disposizioni contro la violazione della proprietà intellettuale aspramente criticate sulla rete.

Lo studio, commissionato in vista del prossimo incontro di negoziato volto a ratificare l’accordo, mette in luce molti degli aspetti negativi del trattato già precedentemente segnalati dagli accademici americani ed europei.

In particolare lo studio evidenzia come sia difficile identificare per i cittadini europei vantaggi ulteriori rispetto a quelli già garantiti dall’attuale regolamentazione internazionale.

La concusione a cui giunge è che l’approvazione del trattato, allo stato attuale, non è raccomandata a quei parlamentari europei per i quali la conformità alle leggi comunitarie è una condizione sine qua non per la ratificazione dell’accordo.

Lo studio è stato ripreso e commentato con soddisfazione da alcuni esponenti di “La quadrature du net” il gruppo francese di attivismo civile in difesa della libertà in rete e dei diritti di cittadini, uno  dei fronti più impegnati a contrastare la ratificazione del trattato allo stato attuale.

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È indirizzata al Presidente Barack Obama la lettera aperta nella quale si chiede di porre fine all’appoggio ufficiale dell’Agenzia per il Commercio degli Stati Uniti alle negoziazioni dell’ACTA, il trattato anti-contraffazione che detta nuove regole internazionali per la protezione della proprietà intellettuale.

La richiesta giunge da alcuni fra i più autorevoli accademici dei dipartimenti di legge americani, tra cui Lawrence Lessig, che criticano le modalità con cui da sette anni viene portato avanti il negoziato internazionale.

In primo luogo, la lettera solleva la questione della segretezza. I negoziati dell’ACTA sono stati portati avanti in sedute a porte chiuse a cui hanno partecipato i rappresentanti dei poteri economici coinvolti dal trattato, senza controparte. In particolare, la scelta di non rendere trasparente la fase di stesura dell’accordo è stata voluta proprio dagli Stati Uniti, nonostante il parere contrario degli altri paesi partecipanti.In sette anni è stata prodotta una sola bozza ufficiale (nell’aprile 2010), che non è mai stata discussa dall’Agenzia del Commercio USA  in un dibattito pubblico. Da allora i rappresentanti degli Stati Uniti si sono sempre opposti alla pubblicazione di versioni aggiornate del trattato.

Secondo gli accademici questo comportamento è in contrasto con le promesse di trasparenza e apertura che hanno caratterizzato la campagna elettorale del Presidente degli Stati Uniti. Dal momento che la difesa della proprietà intellettuale non rientra nelle questioni di sicurezza nazionale, la segretezza dei negoziati potrebbe riflettere il trattamento speciale riservato ad alcuni particolari portatori di interessi commerciali.

Il secondo motivo di preoccupazione dei giuristi riguarda l’incostituzionalità di un accordo esecutivo stipulato sul fronte internazionale. L’ACTA infatti non è un semplice trattato, ma un documento che contiene disposizioni esecutive che usurpano l’autorità del Congresso degli Stati Uniti sulle politiche di tutela della proprietà intellettuale, andando a creare una sovrapposizione di regole che può destare dubbi in ambiti di difficile interpretazione, come nel caso dei cosiddetti orphan works. Questo tipo di accordo, inoltre, potrebbe anche influenzare l’interpretazione della legge degli Stati Uniti nei tribunali.

I firmatari della lettera aperta chiedono quindi che il trattato sia rivisto in una seduta del Congresso, nella quale verrebbe naturalmente sottoposto al dibattito pubblico.

In terzo luogo, secondo gli accademici, l’accordo è stato presentato al pubblico degli Stati Uniti in modo fuorviante. Il nome stesso  - Anti-Counterfeiting Trade Agreement – è impreciso dal momento che l’accordo non è tanto incentrato sulle misure anti-contraffazione dei beni commerciali quanto piuttosto sulla tutela dei “beni della conoscenza”, che non sono in alcun modo contraffatti, e che riguardano aspetti della vita di ogni cittadino americano.

La conclusione dei professori firmatari del documento è che un accordo di tale portata debba essere necessariamente discusso pubblicamente, in una seduta registrata e aperta ai rappresentanti della società civile, prima di essere definitivamente sottoscritto dagli Stati Uniti.

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Questa settimana è stata diffusa l’ultima bozza dell’ACTA, il discusso trattato internazionale anti-contraffazione che definisce disposizioni comuni per la repressione delle violazioni della proprietà intellettuale.

Durante l’ultima sessione di negoziazione tra gli stati che stipulano l’accordo  – Unione Europea, USA, Canada, Australia, Svizzera, Giappone, Corea del Sud, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore – sono state riviste molte delle parti del trattato che avevano suscitato la preoccupazione dei gruppi a sostegno della libertà in rete.

In primo luogo, è stata cancellata la prescrizione, voluta dai rappresentanti del governo degli Stati Uniti, che attribuiva ai provider di servizi la responsabilità di rimuovere qualsiasi contenuto segnalato come in violazione di diritto d’autore. Secondo questa norma, che ricalcava il Digital Millennium Copyright Act, il provider che non obbediva prontamente ad una richiesta di rimozione era da ritenersi corresponsabile della violazione perpetrata dagli utenti. Molti dei gruppi a favore della condivisione dei contenuti su internet hanno dimostrato soddisfazione per l’esclusione di questo passaggio, di cui rimane solo un’eco nell’invito alla cooperazione fra provider e detentori di diritti intellettuali.

Secondo l’attuale versione dell’ACTA, al provider rimane solo il dovere di consegnare i dati identificativi dei responsabili di sospette violazioni qualora i detentori di diritti abbiano presentato una richiesta alle autorità sufficientemente documentata.

Anche una seconda proposta ispirata al DMCA non è più presente nella nuova bozza del trattato. Si tratta del rafforzamento delle misure contro la diffusione di strumenti informatici creati per aggirare i sistemi di Digital Rights Management, le protezioni tecnologiche contro la pirateria. Nella penultima versione del documento erano prescritte sanzioni civili e penali per chiunque aggirasse i DRM. Ora le strategie di tutela delle protezioni tecnologiche sono lasciate alle diverse decisioni degli Stati membri.

Nel documento, inoltre, non si riscontrano norme che accolgano il suggerimento per l’adozione della regola dei three strikes – disconnessione forzata delle connessioni degli utenti che praticano download sospetti -  proposta da associazioni quali la RIAA (Record Industry Association of Amrica) e la MPAA (Motion Picture Association of America) attraverso i negoziatori del governo degli Stati Uniti.

Il trattato, che un anno fa è stato definito dall’amministrazione di Obama come “una questione di sicurezza nazionale“, risulta quindi epurato dagli aspetti più incisivi, in particolare voluti dagli Stati Uniti.

I gruppi per i diritti civili in rete hanno accolto la nuova versione dell’ACTA con sollievo. In un comunicato rilasciato da Public Knowledge, che ha sede a Washington, la co-fondatrice ha definito il documento come una vittoria, ma ha ricordato come la procedura segreta del negoziato, al quale hanno partecipato rappresentanti del governo e dell’industria, sia stata profondamente scorretta:

“Come abbiamo già detto in passato, questo non è un accordo commerciale nel senso tradizionale dei passati accordi commerciali. In tutto tranne che nel nome, è un accordo per controllare il trattamento della proprietà intellettuale. Come tale, avrebbe dovuto essere negoziato a porte aperte, all’interno di forum come quello del WIPO, World Intellectual Property Organization, soggetto ad un pieno dibattito del Congresso e ad una retificazione da parte del Senato”.

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confidential_stamp1Nonostante l’ultima bozza dell’accordo anti-contraffazione (ACTA) fosse stata resa pubblica in nome della trasparenza, l’ultimo negoziato confidenziale di Lucerna non ha diffuso alcuna documentazione sul nuovo stato dei lavori.

Anche il rapporto ai membri del Parlamento Europeo sullo stato dei negoziati si è svolto a porte chiuse, escludendo la partecipazione del pubblico.  Una mossa che non è piaciuta al membro del Partito Pirata svedese Christian Engström che all’avvio della discussione ha chiesto se fossero previste restrizioni per la diffusione delle informazioni sul negoziato e, dopo aver ricevuto risposta affermativa, ha lasciato l’aula.

Alcune informazioni ufficiali sull’ultima seduta ACTA sono state comunque rese note il 13 luglio in una presentazione al Parlamento Europeo del Commissario del Commercio Karel De Gucht. Dopo aver sottolineato l’importanza dell’accordo per la competitività commerciale dell’Unione Europea, De Gucht ha dichiarato che l’ACTA si occuperà solo delle violazioni su larga scala con un forte impatto sul commercio.

Alcuni controversi aspetti del trattato sono stati cambiati. Ad esempio, le violazioni del copyright sui brevetti sono state rimosse dalla lista dei controlli sulle merci alla frontiera. Questo significa che l’ACTA non creerà problemi al transito internazionale dei medicinali, ha puntualizzato De Gucht.

Inoltre, rispondendo ad una domanda di un membro del parlamento, De Gucht ha dichiarato che l’adozione e l’implementazione della “regola dei three-strikes” contro il download illegale verrà lasciata alla discrezione degli Stati Membri.

Nonostante alcuni miglioramenti, tuttavia, rimangono disaccordi tra gli Stati Uniti e l’Europa su alcuni aspetti dell’ACTA. Il più importante riguarda la volontà da parte della UE di inserire nell’accordo anti-contraffazione la tutela delle Indicazioni Geografiche Protette (es. Champagne e Parmigiano-Reggiano) contro l’opinione degli Stati Uniti secondo i quali l’ACTA non dovrebbe espandersi oltre la protezione del copyright e dei marchi registrati. Un’opinione considerata ipocrita visto che le indicazioni geografiche americane, equivalenti negli USA a marchi registrati, sono già tutelate dall’accordo.

Riguardo alla riservatezza dell’ACTA, De Gucht ha annunciato che la Commissione ha trasmesso il testo della bozza di Lucerna al Parlamento Europeo e i membri del parlamento possono riceverlo “sotto alcune restrizioni”. A questo proposito il membro del parlamento Ska Keller ha chiesto al Commissario del Commercio quale delegazione coinvolta nel negoziato abbia fatto nuovamente richiesta di segretezza, dal momento che il 10 Marzo una risoluzione comunitaria aveva domandato che il testo fosse reso pubblico. In risposta De Gucht ha fatto riferimento a precedenti posizioni degli Stati Uniti sulla trasparenza.

La prossima riunione dei negoziati dell’ACTA si terrà a Washington DC alla fine di Luglio.

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wcl_itunes_logoNovanta accademici provenienti da cinque continenti, insieme a praticanti e membri di associazioni a sostegno del pubblico interesse, si sono incontrati ad una conferenza organizzata dall’American University Washington College of Law per analizzare il testo dell’ACTA, l’accordo anti-contraffazione che sta cercando di regolare a livello globale il controllo sulla proprietà intellettuale in rete.

La discussione ha prodotto un comunicato nel quale si dichiara che l’accordo anti-contraffazione, ancora in fase di negoziazione, rappresenta una minaccia per l’interesse pubblico.  In particolare i termini del trattato arrecherebbero danni proprio a quegli aspetti della pubblica utilità che i negoziatori dell’ACTA hanno annunciato come salvaguardati.

Ciò che è iniziato come una proposta per coordinare l’applicazione delle direttive doganali” si legge nel comunicato “si è tramutato in una nuova massiccia regolamentazione della proprietà intellettuale e di internet con gravi conseguenze per l’economia globale e per la capacità dei vari governi di promuovere e proteggere il pubblico interesse“.

All’accordo ACTA viene criticato anzitutto un processo di produzione “difettoso”: un negoziato su temi così importanti avrebbe richiesto un’ampia consultazione delle diverse parti in causa, dai detentori di copyright ai difensori dei diritti civili. Al contrario, è stato portato avanti segretamente da esponenti scelti dei vari governi senza possibilità di intervento esterno per oltre due anni. Le varie versioni dell’accordo sono rimaste “confidenziali”  fino all’Aprile di quest’anno, quando la commissione europea ha deciso di rendere pubblica l’ultima bozza del documento, che comunque era già stato oggetto di una fuga di notizie pubblicata su La Quadrature du Net.

Il comunicato sottolinea poi come i termini dell’ACTA siano totalmente sbilanciati a favore dei detentori di diritti economici e a discapito degli utenti.

Per quanto riguarda internet l’accordo incoraggia gli Internet Service Provider a sorvegliare gli utenti e sanzionarli limitando la loro attività, senza supervisione di una Corte e senza un dovuto processo legale. Allo stesso modo, fuori dalla rete, l’ACTA estende i poteri dei controllori doganali autorizzandoli a ispezionare e sequestrare un’ampia gamma di beni, tra cui computer e dispositivi elettronici, senza alcuna garanzia per gli acquirenti contro confische arbitrarie e invasioni della privacy.

Il comunicato del College of Law di Washington si sofferma anche sugli aspetti dell’accordo che implicano un cambiamento sostanziale dell’attuale legislatura sulla proprietà intellettuale in diversi stati aderenti. L’ACTA infatti vuole rendere globali (impedendo così ulteriori modifiche) alcune pratiche esecutive degli Stati Uniti ed europee che si sono già rivelate problematiche e bisognose di revisioni.

In particolare, specifica il comunicato, l’accordo anti-contraffazione romperà l’equilibrio, fondamentale nel Diritto alla proprietà intellettuale, tra gli interessi dei detentori di copyright e quelli degli utenti. L’ACTA introduce infatti specifici diritti e procedure a favore dei proprietari di diritti d’autore senza correlarli di quelle eccezioni e contromisure necessarie per tutelare, ad esempio, il “fair use” o il Pubblico Dominio.

Più in generale, sottolineano gli accademici, i termini inclusi nel negoziato ACTA impediranno di godere interamente di diritti e di libertà fondamentali tra cui il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali, l’accesso all’informazione, la libertà di espressione, il dovuto processo e la presunzione di innocenza, la partecipazione culturale, la salute (l’ACTA prevede anche limitazioni alla circolazione dei medicinali generici) e altri diritti umani protetti internazionalmente.

Il comunicato dell’American University Washington College of Law è aperto fino al 23 Giugno per ulteriori contributi e sottoscrizioni da parte di individui e organizzazioni a sostengono del dominio pubblico culturale. È possibile aderire qui.

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Questa settimana il Parlamento Europeo ha compiuto un altro passo in direzione della definitiva approvazione dell’ACTA, Anti Counterfeiting Trade Agreement, l’accordo multilaterale per la repressione della contraffazione – tra cui le sanzioni obbligatorie per le violazioni del copyright – che abbiamo già trattato qui.

La  Commissione Affari Legali JURI, che  si occupa dell’interpretazione e l’applicazione del diritto internazionale nell’Unione Europea, ha approvato il rapporto di Marielle Gallo, membro dell’ala del centro-destra, sul rafforzamento del diritto alla proprietà intellettuale nel mercato interno. Il documento presenta una mozione al Parlamento Europeo per l’adozione di effettive contromisure al fenomeno della pirateria, che viene intesa sia come contraffazione di prodotti a marchio registrato sia come condivisione online di contenuti protetti da copyright. Nel rapporto si incoraggia la Commissione a portare avanti il negoziato dell’ACTA e a promuovere una collaborazione innovativa fra dipartimenti amministrativi e settori industriali.

L’approvazione del documento è stata molto criticata dall’ala socialista del Parlamento Europeo e dai movimenti per le libertà civili in rete. Marielle Gallo, già vicina politicamente a Nicolas Sarkozy, è stata accusata di voler introdurre in Europa la cosidetta regola dei three strikes, di cui si era fatto portatore il partito del primo ministro francese. L’europarlementare ha tuttavia replicato di non essere a favore di un simile provvedimento, ma di propendere per un’attribuzione di responsabilità ai provider, nella quale vengano oscurati i siti che offrono download illegali ai propri utenti.

Sul rapporto Gallo è intervenuto criticamente anche il gruppo francese attivo per i diritti e le liberà su internet La Quadrature du NET, che ha ipotizzato forti pressioni da parte di “poche e anacronistiche industrie” sull’Unione Europea; “La loro influenza politica rema contro l’interesse generale e impedisce al Parlamento Europeo di esplorare strade per una nuova economia creativa” ha dichiarato un portavoce del gruppo.

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Questa settimana è stato reso pubblico il testo dell’ACTA, l’accordo commerciale anti contraffazione, allo stato attuale del negoziato.  La pubblicazione giunge dopo due anni e otto sessioni di incontri blindati durante i quali i rappresentanti di alcuni governi mondiali (Australia, Canada, Unione Europea, Giappone, Corea, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Svizzera e USA) si sono incontrati per redigere un accordo multilaterale che definisse disposizioni comuni per la repressione del reato di contraffazione, in cui sono incluse anche le sanzioni obbligatorie da applicare per le violazioni del copyright.

L’Unione Europea è stata il principale promotore della decisione di rendere noto al pubblico il documento confidenziale. Il testo dell’accordo, pubblicato sulla pagina web della Commissione del Commercio della UE , è presentato da una dichiarazione del Commissario Karel de Gucht: ”Il testo rende chiaro di cosa tratta l’ACTA veramente: garantirà alla nostra industria e ai creatori di contenuti una migliore protezione nei mercati oltreoceano che è essenziale per far prosperare i nostri affari. Non avrà un impatto negativo sui cittadini Europei.

La puntualizzazione non è casuale. Da tempo infatti  fughe di notizie e indiscrezioni hanno anticipato alcuni aspetti dell’accordo che suscitano grandi preoccupazioni tra i gruppi difensori delle libertà civili in rete. In particolare si era parlato della proposta di introdurre una regola dei tre avvisi, in stile Hadopi, per tutti i paesi coinvolti. L’Unione Europea  assicura che “le preoccupazioni specifiche, sollevate dalla società civile, sono infondate. Nessuna parte implicata nell’accordo ha proposto di introdurre un’obbligatoria regola dei “tre avvisi” o del “responso graduale” per combattere la violazione del diritto d’autore e la pirateria su internet.

Nonostante le rassicurazioni della Commissione Europea, in seguito alla pubblicazione ufficiale del testo ACTA i gruppi a favore delle libertà di espressione su internet sono in stato di allarme. Sebbene l’accordo non prescriva una Hadopi internazionale, le misure proposte per reprimere la pirateria sembrano avere un impatto persino maggiore sulla vita dei cittadini.

Si contesta il fatto che l’ACTA autorizzi l’applicazione di misure che possano preventivamente impedire violazioni del copyright – come sequestri, blocchi di accesso e oscuramenti ai siti sospettati – su semplice ingiunzione del privato che ritiene di detenere il relativo monopolio sulla proprietà intellettuale.

Viene inoltre criticata la definitiva attribuzione di responsabilità al fornitore di servizi sui contenuti da esso veicolati - anche nel caso di semplici link –  e il relativo ampliamento della definizione di provider come entità che fornisca trasmissione, routing o fornitura di connessione alle comunicazioni (inclusi quindi social network e motori di ricerca). In particolare viene evidenziato il contrasto tra questa proposta e i precedenti orientamenti europei in materia.

Importanti critiche all’accordo giungono anche dal fronte del software libero dove si parla di attacco diretto all’open-source nella parte dell’ACTA che proibisce la costruzione, importazione e circolazione di una tecnologia che abbia come scopo primario o secondario l’aggiramento di qualsiasi misura tecnologica di protezione, dal momento che i media con protezione DMR non possono essere letti dai software liberi.

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posted by admin on marzo 29, 2010

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confidential_stamp1È marchiata come “confidential” la bozza dell’accordo multilaterale anti-contraffazione in cui gli Stati Uniti raccomandano alla comunità internazionale lo sviluppo di norme volte a sospendere la connessione a internet per gli utenti che scaricano illegalmente contenuti protetti da copyright.

Una fuga di notizie ha portato alla luce il documento, in via di approvazione, denominato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement)  nel quale gli USA sanciscono per la prima volta e su scala globale la responsabilità per gli ISP sull’infrazione delle norme del copyright perpetuate dagli utenti. L’accordo prevede infatti che gli ISP siano tenuti ad adottare una policy che preveda l’interruzione del servizio per i clienti recidivi alla condotta illegale.

Una norma, quindi, molto simile alla legge Hadopi francese (disconnessione a internet per gli utenti che infrangono la legge dopo tre avvisi) che negli States è fortemente sostenuta dalla ormai famigerata RIIA (Recording Industry Association of America) e dalla MPAA (Motion Picture Association of America).

Questa bozza dell”ACTA sembrerebbe confermare l’ipotesi di quanti sostengono che l’amministrazione di Obama stia cercando di inasprire il Digital Millennium Copyright Act in una direzione che lo rende ancora più ostile ai fornitori di servizi e ai  consumatori. Ad oggi infatti il DMCA americano prevede che gli ISP siano responsabili di infrazioni solo se mancano di rimuovere il materiale protetto da copyright dopo segnalazione da parte dei detentori dei diritti d’autore.

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