Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on marzo 18, 2014

Diritto d'autore e copyright

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fileserve premium accountCondannato per violazione del copyright, il servizio di file sharing FileServe dovrà risarcire una casa di produzione americana per i mancati ricavi di un’opera cinematografica.

La vicenda risale alla primavera scorsa: FileServe aveva reso disponibile sui suoi server il download gratuito del film “American Cowslip”, caricato illecitamente da un utente, e ne aveva permesso la fruizione senza l’autorizzazione dai detentori dei diritti. Dopo avere richisto invano al servizio di hosting la rimozione dei file, la Cowslip Film Partners, la casa di produzione dell’opera, si era rivolta alla Corte Distrettuale della California chiedendo un risarcimento danni.

Per stimare il danno relativo ai mancati incassi la compagnia cinematografica ha proceduto calcolando la differenza tra l’incasso previsto e quello ottenuto dalla proiezione nelle sale, di gran lunga inferiore alle aspettative.

Per determinare l’ammontare del mancato guadagno, la Cowslip Film Partners ha utilizzato un sistema di previsione statistica basato sui ricavi di film giudicati “simili” ad “American Cowslip”. Secondo la stima, il film avrebbe dovuto generare oltre un milione di incasso solo in Nord America, tuttavia il botteghino ha registrato un ricavo di soli 68.000 dollari.

Accogliendo la richiesta della casa di produzione il giudice ha imposto a FileServe un risarcimento di 869.500 dollari per compensare la casa di produzione dei danni causati dalla diffusione illecita dell’opera.

Con una stima di quasi 200 milioni di pagine visitate al mese, FileServe è nella lista delle 10 piattaforme di file sharing più visitate al mondo.

La compagnia che gestisce la piattaforma, con sede nelle Isole Vergini, dovrà ora procedere al pagamento del risarcimento, oltre al pagamento di 20mila dollari relativi alle spese legali del procedimento. Tuttavia, c’è la possibilità che la compagnia cinematografica non riceva quanto stabilito dal giudice: i rappresentanti di FileServe non si sono infatti mai presentati in tribunale e non è peregrino ipotizzare che cambino presto la sede aziendale.

posted by admin on maggio 28, 2013

Diritto d'autore e copyright

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Il Tribunale del Riesame di Roma ha annullato il provvedimento di sequestro preventivo nei confronti della piattaforma di file sharing Rapidgator. Il dominio, tuttavia, risulta ancora inaccessibile dall’Italia.

È stato reso noto l’esito del ricorso presentato al Tribunale del Riesame di Roma da parte dei difensori di Rapidgator, uno dei portali di file sharing oscurati lo scorso aprile su ordine del GIP Massimo Di Lauro. Il provvedimento del GIP faceva seguito ad  un’indagine della Polizia Postale avviata da una denuncia per violazione di copyright da parte della Sunshine Pictures, la casa di distribuzione italiana del film d’animazione francese Un Monstre à Paris (Un Mostro a Parigi).

Il sequestro preventivo è stato ritenuto una misura sproporzionata dal giudice per il Riesame del Tribunale di Roma, che ha disposto il ripristino dell’accesso del sito Rapidgator ai fini di archiviazione per conto terzi (servizio di cloud storage), eventualmente anche a pagamento.

Secondo il giudice l’oscuramento deve essere una misura da attuarsi solo in caso in cui  i legittimi detentori dei diritti non abbiano ottenuto la rimozione dei file ritenuti illeciti dopo averne fatto richiesta formale ai portali. Una procedura simile a quella prevista negli Stati Uniti dal noto Digital Millennium Copyright Act, che prevede per i detentori di diritto d’autore la possibilità di richiedere la rimozione dei contenuti ritenuti illeciti attraverso una formale richiesta (takedown notice).

Nel caso in oggetto, nonostante sia stata rilevata dal giudice la presenza di strumenti offerti dal portale per l’eliminazione dei contenuti, come un indirizzo di posta elettronica per segnalare gli abusi e la vigilanza dello US copyright office, nessuna segnalazione era stata inoltrata ai gestori di Rapidgator per la rimozione del file illecito da parte dei responsabili della Sunshine Pictures.

A quanto risulta, l’ordine di ripristino degli accessi al sito Rapidgator.net, diramato all’inizio di maggio, non ha ancora permesso di ripristinare l’accesso al portale, che è ancora irraggiungibile dagli utenti italiani.

posted by admin on aprile 15, 2013

Diritto d'autore e copyright

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Su ordine del GIP della Procura di Roma la polizia postale ha avviato un’operazione di sequestro preventivo nei confronti di un gruppo di 27 portali di file sharing italiani ed internazionali tra cui Nowdownload, Videopremium, Rapidgator, Bitshare e Cyberlocker.

L’ordine è scaturito in seguito ad un’indagine avviata da una denuncia per violazione di copyright da parte della Sunshine Pictures, la casa di distribuzione italiana del film d’animazione francese Un Monstre à Paris (Un Mostro a Parigi).

L’indagine della Polizia Postale romana è durata circa un mese e si è conclusa con la richiesta del PM di oscurare i domini mediante il blocco dei relativi riferimenti DNS da parte dei provider italiani.

Vista l’entità dei portali coinvolti nel sequestro, tra cui alcune delle maggiori piattaforme di file sharing internazionali con milioni di utenti in tutto il mondo, si tratterebbe della più grande operazione di oscuramento sul web  mai adottata in Italia.

I 27 portali a cui è stato inibito l’accesso sono piattaforme cloud nelle quali gli utenti possono “affittare” uno spazio virtuale per archiviare file personali o scambiare con altri utenti file di grandi dimensioni, con o senza condivisione pubblica. Nonostante questi portali vengano notoriamente utilizzati anche per la condivisione illecita di contenuti protetti da diritto d’autore, l’oscuramento impedirà a migliaia di utenti italiani l’impossibilità di accedere ai file privati della propria casella personale. Per questa ragione diversi commentatori hanno sollevato la questione del bilanciamento d’interessi fra una società commerciale che reclama la protezione del diritto d’autore di una singola opera audiovisiva e il diritto degli utenti ad accedere ai propri file personali.

L’identità di un qualunque utente che scarica un file attraverso BitTorrent può essere individuata dalle agenzie di controllo in sole tre ore. Questa la conclusione di un recente studio dell’Università di Birmingham che ha suscitato un diffuso interesse sulla stampa internazionale.

In this paper, we examined the current state of BitTorrent monitoring. We introduced several novel techniques for identifying peers that perform monitoring
and validated them on large datasets. We determined that copyright enforcement
agencies use indirect monitoring (con?rming the results of earlier studies) as well
as direct monitoring (a novel contribution of our work) to determine users’ activity. From our experiments, we derived a number of interesting properties of
monitoring, as it is currently performed: e.g., that monitoring is prevalent for
popular content (i.e., the most popular torrents on The Pirate Bay) but absent for less popular content, and that peers sharing popular content are likelyDirect Monitoring in BitTorrent 17
to be monitored within three hours of joining a swarm. Finally, we found that
publicly-available blocklists, used by privacy-conscious BitTorrent users to prevent contact with monitors, contain large incidences of false positives and false
negatives, and recommended that blocklists based on empirical research [18] are
used over speculative ones.

Nella ricerca tre studiosi hanno esaminato l’attuale stato dei sistemi di monitoraggio della piattaforma peer-to-peer BitTorrent da parte delle agenzie anti-pirateria che controllano l’attività degli utenti. Sebbene sia infatti risaputo che le agenzie anti-pirateria effettuano un monitoraggio costante, le tecniche di controllo che impiegano non sono note al pubblico.

I ricercatori si sono quindi concentrati sul tipo di monitoraggio utilizzato e hanno concluso che le agenzie non si limitano a monitorare dati aggregati sulla partecipazione alla condivisione di file, ma utilizzano sistemi di monitoraggio diretto sull’attività dei singoli utenti, attraverso una connessione diretta con l’utente come peer.

La ricerca ha messo in evidenza che il monitoraggio viene concentrato soprattutto sui contenuti più popolari, ad esempio sui link torrent più scaricati da The Pirate Bay, ed è invece praticamente nullo sui contenuti meno noti o di nicchia.

Sono quindi gli utenti che condividono contenuti popolari quelli che vengono controllati tramite tecniche di monitoraggio diretto, una tecnica che permette di identificare un utente, tramite il suo indirizzo IP, entro tre ore dall’inizio del download.

Sebbene l’indirizzo IP non includa dati anagrafici degli utenti, sarebbe sufficiente un controllo incrociato con i database degli Internet Provider per risalire al nominativo dell’intestatario della connessione internet.

Il sistema di monitoraggio diretto pone quindi alcuni aspetti di criticità sul rispetto della privacy degli utenti da parte dei sistemi di controllo.

posted by admin on dicembre 6, 2011

Diritto d'autore e copyright

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La fruizione gratuita online di opere protette da copyright non ha un impatto negativo sul mercato culturale pertanto non è necessaria l’introduzione di nuove norme antipirateria.

A questa conclusione è giunto un recente rapporto del Consiglio federale elvetico, interpellato dalla Camera dei cantoni in merito all’opportunità di adottare misure contro le violazioni del diritto d’autore.

Dal rapporto, che si basa su alcuni studi esistenti, emerge che in Svizzera il 30% delle persone sopra i 15 anni scarica gratuitamente musica, film e videogiochi. Tuttavia, la quota percentuale di reddito destinato ai consumi in questo ambito resta costante. Quello che si verifica è uno spostamento nella scelta di prodotti per cui questa cifra viene spesa.

Sembra infatti che il denaro che gli utenti risparmiano utilizzando la condivisione di contenuti culturali venga speso comunque nel settore dell’intrattenimento. Invece di acquistare supporti audio e video, però, i consumatori investano la parte risparmiata in concerti, cinema e merchandising.

Secondo il rapporto, dato lo spostamento dei consumi delineato, i timori che questi sviluppi possano influire negativamente sul settore culturale sono da ritenersi infondati. Il Consiglio federale non ha pertanto ritenuto necessario nessun intervento legislativo.

posted by admin on giugno 6, 2011

Diritto d'autore e copyright

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Il governatore del Tennessee ha recentemente firmato un disegno di legge che punisce penalmente chiunque utilizzi lo username e la password di un altro per accedere a un servizio di entertainment a pagamento.

A partire dal primo luglio 2011, nello stato di Nashville, città simbolo della musica country, condividere l’account di un servizio musicale a pagamento sarà un reato punibile con una pena massima di un anno di carcere e 2500 dollari di multa.

Sembra che il provvedimento sia stato reclamato dalla RIAA (Recording Industry Association of America) nel tentativo di frenare il fenomeno del file sharing illegale. Lo scopo dichiarato è evitare che credenziali “comuni” si diffondano sul web, ma anche scongiurare il passaparola dei dati di accesso fra una cerchia di amici.

Grazie a questa legge, se un fornitore ritiene di subire un abuso del proprio servizio attraverso un determinato account, può chiedere che vengano fatti accertamenti, e, nel caso, che vengano applicate le sanzioni.

Sebbene il provvedimento sia stato ideato per punire la pirateria, anche chi utilizza l’account del coniuge o di un genitore potrà ora rischiare di incorrere nelle sanzioni. La nuova legge vieta infatti di utilizzare le credenziali altrui anche nel caso in cui si abbia il permesso esplicito del legittimo titolare dell’account.

I legislatori hanno tuttavia dichiarato che chi condivide i dati all’interno del proprio nucleo familiare difficilmente incorrerà in sanzioni.

La diffusione di dispositivi wireless di connessione a banda larga, dagli smartphone alle chiavette, ha portato in primo piano la necessità da parte degli Internet Service Provider (ISP) di ricorrere a tecniche di gestione razionale del traffico dati per far fronte ai problemi di congestione delle reti mobili.

Il livello di congestione delle reti è infatti in continuo aumento. Nel primo trimestre del 2010, il traffico dati 3G ha raggiunto un volume pari a 24.743 terabyte scambiati, registrando una variazione del 101% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Naturalmente, la quantità di banda utilizzata da ciascun utente varia in base ai diversi servizi fruiti sulla rete mobile. Tra le varie applicazioni, il file sharing con tecnologia peer-to-peer e le chiamate in tecnologia VoIP (Voice Over Internet Protocol), come ad esempio quelle effettuate con Skype, sono state individuate come le attività che richiedono il maggior dispendio di risorse di rete.

Per evitare la congestione, alcuni operatori mobili hanno quindi introdotto nuove tecniche volte a limitare l’accesso ai servizi di peer-to-peer e VoIP ai propri utenti, integrandone l’uso solo in determinati pacchetti a pagamento, mentre altri operatori consentono ancora il loro utilizzo libero. Queste diverse pratiche hanno modificato il tradizionale ecosistema della rete, creando di fatto accessi preferenziali alla banda e modificando le tradizionali modalità di interazione dei principali soggetti economici.

Su questi aspetti l’AGCOM, ha recentemente pubblicato un’indagine conoscitiva che, in linea con quanto già prodotto da altre Autorità nazionali di regolamentazione, analizza le questioni relative al traffic management dal punto di vista della tutela della concorrenza, dei principi di neutralità e libertà della rete e della tutela dei consumatori.

L’indagine dell’AGCOM è da qualche giorno sottoposta a consultazione pubblica allo scopo di ottenere ulteriori valutazioni e informazioni dagli stakeholder in merito alle nuove logiche tecniche e commerciali che incidono sul principio della neutralità della rete, sull’assetto concorrenziale del settore, sulle garanzie a tutela dei consumatori e, più in generale, sulle eventuali future azioni regolamentari.

Tra gli aspetti già emersi come prioritari all’interno del dibattito internazionale ci sono la trasparenza informativa e la definizione degli strumenti a tutela del consumatore, il quale deve poter operare una scelta pienamente consapevole nella fruizione dei servizi di mobile VoIP e di mobile p2p e, in generale, dei nuovi servizi dati in mobilità.

Anche sul fronte degli operatori sono tuttavia emersi profili potenzialmente critici sul versante Voip. Il mobile VoIP, infatti, utilizza il protocollo Internet, che consente di effettuare chiamate vocali attraverso terminali sui quali sia installato un software fornito dagli operatori di rete (c.d. VoIP managed) oppure da content provider indipendenti (c.d. VoIP unmanaged), come il già citato Skype. L’ingresso di content provider terzi, tuttavia, rischia di incidere negativamente sui ricavi degli operatori in quanto la disponibilità di servizi di mobile VoIP consente all’utente finale di sostituire i tradizionali servizi voce/sms con le reti dati.

Attraverso la consultazione pubblica, l’AGCOM mira ad individuare le forme e le modalità che l’azione regolamentare può assumere, in conformità dei principi di adeguatezza, necessarietà e stretta proporzionalità dell’intervento rispetto alle finalità perseguite.

limewireDopo The Pirate Bay, un altro storico strumento per la condivisione di file online è sull’orlo della chiusura definitiva per concorso in violazioni del copyright. Questa volta si tratta di Limewire, il popolare software di file-sharing americano che si stima essere usato da quattro milioni di utenti nel mondo.

Creato nel 2000, dal 2006 Limewire è stato coinvolto dalla RIAA (Record industry association of America) in una causa legale che si è recentemente conclusa con una decisione a favore dei discografici. All’inizio di maggio il giudice Kimba Wood ha decretato che il gruppo Lime, che gestisce Limewire, è colpevole di induzione alla violazione del copyright. La decisione del giudice si basa sulla considerazione che i gestori del softwarep2p, pur essendo pienamente consapevoli delle pratiche illegali perpetrate attraverso il servizio, non abbiano preso provvedimenti adeguati per arginare il fenomeno, e anzi ne abbiano tratto un considerevole vantaggio economico. La sentenza non si discosta quindi dalle decisioni dei due precedenti casi,  MGM vs. Groekster e A&M Records vs. Napster, rispettivamente nel 2005 e nel 2001, che hanno sancito la chiusura di due tra i più noti programmi per il file-sharing.

Il giudice Wood ha tempo fino al prossimo gennaio per decidere l’ammontare del risarcimento danni che Limewire dovrà pagare ai discografici. Nel caso peggiore Mark Gorton, CEO del Lime Group, potrebbe essere costretto a risarcire 450 milioni di dollari.  Nel frattempo la RIIA ha presentato una richiesta formale alla Corte per fare cessare immediatamente ogni attività connessa al software di condivisone file, allo scopo di prevenire ulteriori danni all’industria. Ora Limewire ha due settimane di tempo per dimostrare di aver attuato precauzioni contro il download illegale, altrimenti dovrà chiudere.

posted by admin on aprile 14, 2010

Diritto d'autore e copyright

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Credo che la soluzione non sia quella francese di tagliare il collegamento a chi scarica illegalmente canzoni. La soluzione è creare un sito dove i ragazzi possano scaricare brani i cui diritti d’autore sono garantiti da uno o piu’ sponsor” questa l’opinione espressa dal ministro dell’interno Roberto Maroni durante un’intervista al settimanale Panorama.

Il ministro, che già nel 2006 aveva ammesso di scaricare musica illegalmente da internet, torna a parlare di file sharing lanciando una proposta di apertura verso i cosiddetti pirati.

Una dichiarazione che non è piaciuta alla Federazione Industria Musicale Italiana che ha replicato ricordando al ministro come la pirateria digitale nel 2008 sia costata 10 miliardi di euro alle industrie creative dell’unione europea causando la perdita di 185.000 posti di lavoro.

La proposta del ministro ha invece suscitato l’approvazione di molti politici e giornalisti sostenitori della libera circolazione dei contenuti culturali. L’Associazione radicale Agorà Digitale ha scritto una lettera aperta a Roberto Maroni per legalizzare gli usi non commerciali del file-sharing. In particolare, il ministro viene esortato a chiedere l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente. La lettera è stata sottoscritta da parlamentari di entrambi gli schieramenti, da accademici e da diversi giornalisti tra cui Alessandro Gilioli e Vittorio Zambardino.

Le recenti notizie internazionali sono chiare nel delineare il quadro di un’Europa che, tra critiche e proteste, cerca di trovare una soluzione efficace per la lotta alla pirateria e la tutela del diritto d’autore in rete.

L’Italia, fino ad ora, non è stata ancora investita da un provvedimento che, come la HADOPI francese o l’ultimo emendamento al Digital Economy Bill britannico, coinvolga direttamente gli utenti che sono sospettati di violazione di copyright. La situazione è però destinata a mutare, questo sembra emergere dallindagine conoscitiva sul diritto d’autore in Internet recentemente presentata dall’Agcom. A beneficio di una semplificazione per chi voglia orientarsi tra i possibili provvedimenti, riassumiamo qui i punti salienti del capitolo sulle “Possibili azioni a tutela del diritto d’autore da parte dell’Autorità”.

L’Agcom è nel nostro paese l’organo deputato all’attività di vigilanza a tutela del diritto d’autore in rete e svolge il suo ruolo attraverso azioni di prevenzione e accertamento degli illeciti.  Ruolo centrale nella definizione delle possibili misure che l’Autorità può adottare è quello degli Internet Service Provider, in quanto detentori delle informazioni sul traffico degli utenti. Nonostante il quadro comunitario li esima da un generale obbligo di monitoraggio, secondo l’Agcom è possibile comunque ricavare i parametri di legittimità per attribuire agli ISP particolari doveri di sorveglianza, preceduti da analisi volte a stabilire come tali obblighi possano effettivamente garantire una riduzione della pirateria. Si delinea quindi la possibilità di imporre agli ISP un obbligo di sorveglianza finalizzato a comunicare periodicamente all’Autorità dati sul traffico Internet (in forma anonima ed aggregati per servizio, p2p, streaming, etc.), nel rispetto della normativa a tutela della privacy e nella salvaguardia del principio della neutralità della rete.

L’’Autorità si propone inoltre di istituire un dialogo fra tutti i portatori d’interessi (titolari dei diritti, gestori collettivi degli stessi, distributori di contenuti, fornitori di accesso ad Internet, associazioni dei consumatori, etc.), per trovare una soluzione che possa soddisfare i diritti di tutti, dato che l’approccio fondato su meri divieti e sanzioni si è rivelato fino ad oggi poco efficace a garantire una giusta tutela degli autori e degli utenti. L’Agcom si propone quindi di:

A) promuovere la cultura dell’accesso legale ai contenuti digitali attraverso una campagna di informazione intesa a rendere gli utenti più consapevoli della normativa a tutela del diritto d’autore e dei rischi generati dalla pirateria.

B) individuare modelli in grado di garantire un’equa remunerazione per gli aventi diritto ed un accesso ai contenuti il più ampio possibile per gli utenti.

La prima ipotesi di modello si fonda sul ricorso alla fiscalità generale, che garantisce la remunerazione degli autori attraverso la leva fiscale, come già avviene per la remunerazione dei titolari dei diritti per il prestito da parte delle biblioteche e discoteche dello Stato.

Una seconda modalità riguarda l’introduzione di una tassa di scopo (a carico degli abbonati ad internet o degli ISP) destinata ad attribuire un equo compenso ai titolari dei diritti su opere accessibili alla collettività per finalità non commerciali. Si tratterebbe di un pagamento sul peer-to-peer (P2P) basato sull’idea che per gli utenti potrebbe convenire acquistare un account “munito di licenza” in cambio di un aumento delle tariffe (ad es. 1 euro) con l’immunità, però, dal rischio di essere colpiti da sanzioni per violazione del copyright attraverso il P2P.

In alternativa si valuta un incremento tariffario generalizzato su tutti i contratti. I soldi derivanti dall’aumento confluirebbero in un apposito Fondo finalizzato a sostenere l’industria, in cambio di una liberalizzazione dell’accesso ai contenuti protetti. Questo sistema imporrebbe però l’aumento delle tariffa anche agli utenti che non praticano download. Gli ISP dovrebbero quindi offrire al pubblico anche la possibilità di una connessione adatta al solo traffico “standard” (web e posta elettronica), meno cara delle altre (in quanto utilizza in modo limitato le infrastrutture dell’operatore).

Un terzo modello fa perno sull’adozione di licenze che autorizzino le attività di file sharing. In particolare, si discute sull’obbligo per i gestori di diritti collettivi a rinunciare alla riserva sui diritti di utilizzazione delle opere, e a negoziare il corrispettivo richiesto per l’accesso alle opere mediante file sharing. Verrebbe così imposta una liberalizzazione dei sistemi di licenze collettive.

Tuttavia alcuni studiosi ritengono che queste ipotesi siano in contrasto con il diritto esclusivo di messa a disposizione del pubblico dell’opera che compete al solo autore.

In alternativa, si pensa a un sistema denominato “licenza collettiva estesa”, in virtù del quale gli enti di gestione collettiva (siae, imaie, scf) negoziano per conto degli aventi diritto (gli artisti associati) la licenza con gli operatori che veicoleranno i contenuti digitali su Internet. Il contenuto pattuito per il contratto di licenza sarà poi offerto dagli operatori ai singoli licenziatari (gli utenti). Una volta concluso l’accordo collettivo, la licenza dovrebbe essere estesa ex lege alle opere di titolari dei diritti non iscritti all’ente di gestione collettiva partecipante all’accordo (come previsto, ad esempio, per i contratti collettivi stipulati dai sindacati). Questo approccio fa riferimento al modello utilizzato per i diritti musicali alle radio, diritti che vengono concessi dietro pagamento di una quota generale da parte delle emittenti. Secondo gli studiosi, la tecnica della licenza collettiva estesa può essere presa in considerazione come valida soluzione, in quanto non incide sulla natura (esclusiva) del diritto, consistendo in una modalità di gestione delle utilizzazioni, liberamente negoziabili. Anche a tale soluzione potrebbe eventualmente accompagnarsi l’obbligo per gli ISP di aggiungere l’offerta di connessioni alla banda larga adatte al solo traffico “standard” (che esclude, quindi, il P2P).

C) Identificare le misure più adeguate per prevenire e contrastare azioni illegali. In questo caso è necessario l’Autorità assuma un ruolo di impulso alla rimozione dei contenuti illeciti. In particolare, si propone un protocollo d’intesa con gli ISP e le società di gestione collettiva dei diritti d’autore, in base al quale i titolari dei diritti potranno segnalare all’Autorità la presenza non autorizzata di contenuti protetti sul server di un ISP, ovvero su un sito web da questi ospitato. Dopo verifiche svolte dall’Autorità, questa potrà ordinare all’ISP la rimozione dei contenuti stessi (notificando l’intervento ai titolari dei diritti e alla SIAE). Su questa ultima misura proposta, l’attività potrebbe essere svolta sulla base delle competenze in materia di risoluzione delle controversie utenti-gestori già previste dalla legge n. 249/97dall’Autorità, anche senza la necessità di ricorrere alla sottoscrizione di un protocollo di intesa con gli ISP e la SIAE. In tal caso, l’Autorità dovrebbe adottare una procedura ad hoc per lo svolgimento dell’attività descritta.

Le recenti notizie internazionali sono chiare nel delineare il quadro di un’Europa che, tra critiche e proteste, cerca di trovare una soluzione efficace per la lotta alla pirateria e la tutela del diritto d’autore in rete.

L’Italia, fino ad ora, non è stata ancora investita da un provvedimento che, come la HADOPI francese o l’ultimo emendamento al Digital Economy Bill britannico, colpisca direttamente gli utenti che sono sospettati di violazione di copyright. La situazione è però destinata a mutare, questo sembra emergere dall’indagine conoscitiva sul diritto d’autore in Internet recentemente presentata dall’Agcom.

A beneficio di una semplificazione per chi voglia orientarsi tra i possibili provvedimenti presi in esame, riassumiamo qui i punti salienti del capitolo sulle “Possibili azioni a tutela del diritto d’autore da parte dell’Autorità”.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è nel nostro paese l’organo deputato all’attività di vigilanza a tutela del diritto d’autore in rete e svolge il suo ruolo attraverso azioni di prevenzione e di accertamento degli illeciti. Nel far ciò deve però rispettare vincoli tecnici e giuridici che vedono, da una parte, il richiamo alle direttive comunitarie (che escludono la possibilità di imporre obblighi di monitoraggio in capo agli ISP, se non a determinate condizioni) e, dall’altra, l’obbligo di rispettare la privacy, il diritto di accesso ad Internet e alla cultura degli utenti e il principio di una rete neutrale, tutelando però anche il diritto alla libertà di espressione ed a ricevere un’equa remunerazione da parte degli autori.

Ruolo centrale nella definizione delle possibili misure che l’Autorità può adottare è quello degli ISP, in quanto detentori delle informazioni sul traffico degli utenti.

Nonostante il quadro comunitario li esima da un generale obbligo di monitoraggio, secondo l’Agcom è possibile comunque ricavare i parametri di legittimità per attribuire agli ISP particolari doveri di sorveglianza, preceduti da analisi volte a stabilire come tali obblighi possano effettivamente garantire una riduzione della pirateria, attraverso indagini che quantifichino il fenomeno, in base alle quali sarà possibile stabilire misure adeguate a tutela del diritto d’autore.

Si delinea quindi la possibilità di imporre agli Internet Service Provider un obbligo di sorveglianza finalizzato a comunicare periodicamente all’Autorità dati sul traffico Internet (in forma anonima ed aggregati per servizio – peer-to peer, streaming, etc.), nel rispetto della normativa a tutela della privacy e nella salvaguardia del principio della neutralità della rete. Quest’obbligo, che potrebbe anche prendere la forma di una cooperazione spontanea, sarebbe comunque accompagnato da una comunicazione agli utenti sull’attività di sorveglianza del traffico da parte degli fornitori di connettività.

L’’Autorità si propone inoltre di istituire un dialogo fra tutti i portatori d’interessi rilevanti in materia (titolari dei diritti, gestori collettivi degli stessi, distributori di contenuti, fornitori di accesso ad Internet, associazioni dei consumatori, etc.), al fine di individuare una soluzione che possa venire incontro agli interessi di tutti. Tale necessità è evidenziata dal fatto che l’approccio fondato su meri divieti e sanzioni per la repressione delle violazioni del diritto d’autore si è rivelato fino ad oggi poco efficace a garantire una giusta tutela degli autori e degli utenti.

L’Autorità si propone quindi di:

a) promuovere la cultura dell’accesso legale ai contenuti digitali attraverso una campagna di informazione intesa a rendere gli utenti più consapevoli della normativa a tutela del diritto d’autore e dei rischi generati dalla pirateria.

b) individuare modelli in grado di garantire un’equa remunerazione per tutti gli attori della filiera ed un accesso ai contenuti il più ampio possibile per gli utenti attraverso un dibattito con tutti gli attori della filiera per ripensare in modo unitario ad un impianto normativo più attuale che riformi la legge 633 del 1941 e tuteli il diritto d’autore in senso organico per il settore delle comunicazioni elettroniche.

Nel corso degli ultimi anni il dibattito si è concentrato su alcune ipotesi.

-La prima si fonda sul ricorso alla fiscalità generale, che garantisce la remunerazione degli autori attraverso la leva fiscale. A questo modello si ispira, ad esempio, il sistema previsto dalla L. 286/2006 art. 2, comma 132, ai fini della remunerazione dei titolari dei diritti per il prestito da parte delle biblioteche e discoteche dello Stato.

- Una seconda modalità riguarda l’introduzione di una tassa di scopo (a carico degli abbonati ad internet o degli ISP) destinata ad attribuire un equo compenso ai titolari dei diritti su opere accessibili alla collettività per finalità non commerciali. A questa soluzione fanno riferimento le proposte sulla possibilità di introdurre un pagamento sul peer-to-peer (P2P), obbligando gli ISP a modificare i contratti con gli utenti. La proposta, elaborata a partire dal 2003, si fonda sull’idea che, per agli utenti potrebbe convenire acquistare un account “munito di licenza” in cambio di un aumento delle tariffe (ad es. 1 euro) con l’immunità, però, dal rischio di essere colpiti da sanzioni per violazione del copyright attraverso il P2P. ACCOUNT CON IMMUNITA’.

In alternativa si valuta un incremento tariffario generalizzato su tutti i contratti, sul modello delle licenze estese che si utilizzano per le emittenti radio. I soldi derivanti dall’aumento dell’abbonamento confluirebbero in un apposito Fondo finalizzato a sostenere l’industria, in cambio di una liberalizzazione dell’accesso ai contenuti protetti. Questo sistema non selettivo di tariffazione presenta l’inconveniente di imporre l’aumento delle tariffa anche agli utenti che non praticano download. L’ostacolo potrebbe essere risolto con l’obbligo per gli ISP dell’offerta al pubblico di una connessione adatta al solo traffico “standard” (web e posta elettronica), meno cara delle altre (in quanto utilizza in modo limitato le infrastrutture dell’operatore), che porterebbe un risparmio a quelle famiglie volutamente non interessate ad utilizzare applicazioni P2P.

- Un terzo modello fa perno sull’adozione di modifiche alle discipline vigenti in materia di licenze, al fine di indurre gli enti di gestione collettiva dei diritti ad autorizzare le attività di file sharing.

In particolare, si discute sull’adozione di una licenza obbligatoria, nel senso che i gestori collettivi potrebbero essere obbligati a rinunciare alla riserva sui diritti di utilizzazione delle opere, e a negoziare il corrispettivo richiesto per l’accesso alle opere mediante file sharing. In altri termini, verrebbe imposta una liberalizzazione dei sistemi di licenze collettive.

Tuttavia alcuni studiosi ritengono che le ipotesi citate non sarebbero applicabili, perché in contrasto con il diritto esclusivo di messa a disposizione del pubblico dell’opera che compete al solo autore.

In alternativa, si discute di un sistema di adesione volontaria denominato “licenza collettiva estesa”, in virtù del quale gli enti di gestione collettiva (siae, imaie, scf) negoziano per conto degli aventi diritto (gli artisti associati) la licenza con gli operatori che veicoleranno i contenuti digitali su Internet. Il contenuto pattuito per il contratto di licenza sarà poi offerto ai singoli licenziatari (gli utenti). Perché il sistema funzioni, è pertanto necessario offrire adeguati incentivi a questi ultimi per garantire un’ampia adesione degli autori. Una volta concluso l’accordo collettivo, la licenza dovrebbe essere estesa ex lege alle opere di titolari dei diritti non iscritti all’ente di gestione collettiva partecipante all’accordo (come previsto, ad esempio, per i contratti collettivi stipulati dai sindacati).

Questo approccio fa riferimento al modello di licenza cd. estesa, che è utilizzato per i diritti musicali alle stazioni radiofoniche, diritti che vengono concessi dietro pagamento di una quota da parte delle emittenti in maniera non discriminatoria. I vantaggi legati ad un simile approccio risiedono nel fatto che l’adozione delle licenze estese ha come presupposto l’associazione volontaria tra le società che attualmente gestiscono i diritti collettivi, e lascia liberi i titolari dei diritti di pattuire il compenso adeguato per la remunerazione delle opere.

Secondo gli studiosi, la tecnica della licenza collettiva estesa può essere presa in considerazione come valida soluzione, in quanto non incide sulla natura (esclusiva) del diritto, consistendo in una modalità di gestione delle utilizzazioni, liberamente negoziabili. Anche a tale soluzione potrebbe eventualmente accompagnarsi l’obbligo per gli ISP di aggiungere l’offerta di connessioni alla banda larga adatte al solo traffico “standard” (che esclude, quindi, il P2P).

c) identificare le misure più adeguate per prevenire e contrastare azioni illegali.

l’Autorità assuma un ruolo di impulso alla rimozione dei contenuti illeciti. In particolare, si propone un protocollo d’intesa con gli ISP e le società di gestione collettiva dei diritti d’autore, in base al quale i titolari dei diritti potranno segnalare all’Autorità la presenza non autorizzata di contenuti protetti sul server di un ISP, ovvero su un sito web da questi ospitato. Dopo verifiche svolte dall’Autorità, questa potrà ordinare all’ISP la rimozione dei contenuti stessi (notificando l’intervento ai titolari dei diritti e alla SIAE). Su questa ultima misura proposta, l’attività potrebbe essere svolta sulla base delle competenze in materia di risoluzione delle controversie utenti-gestori già previste dalla legge n. 249/97dall’Autorità, anche senza la necessità di ricorrere alla sottoscrizione di un protocollo di intesa con gli ISP e la SIAE. In tal caso, l’Autorità dovrebbe adottare una procedura ad hoc per lo svolgimento dell’attività descritta.