Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on dicembre 7, 2010

Miscellanee

(No comments)

wikileaksLa pubblicazione dei cablogrammi diplomatici ha portato Wikileaks sulle prime pagine delle testate di tutto il mondo.
All’improvvisa notorietà del sito è seguita un’esplosione di giudizi su Wikileaks e sul suo portavoce Julian Assange, che si è consegnato oggi alle autorità di polizia inglese.

Il ventaglio dei vari commenti dei media su Wikileaks va dall’entusiasmo più estremo alla condanna irrevocabile. Il moltiplicarsi delle voci non ha naturalmente aiutato quanti in questi giorni stanno cercando di farsi un’idea sull’operato del gruppo che controlla Wikileaks.

Nel tentativo di fare chiarezza, Diritto&Internet, che ha seguito le vicende di Assange & soci da gennaio, propone qui una sintesi a ritroso delle vicende che hanno coinvolto il gruppo nel 2010.

Ad oggi i cables diplomatici dell’ambasciata USA  pubblicati sul sito sono solo una minima parte di quelli in possesso di Wikileaks (931 su 251,287). L’enorme mole di documenti copre un periodo che va dal 1966 al febbraio 2010 e contiene materiale proveniente da 274 ambasciate americane nel mondo.

Il gruppo che lavora dietro a Wikileaks sta compiendo un complesso lavoro di indicizzazione per permettere agli utenti di cercare i documenti delle ambasciate per paese, per data e per argomento. I files vengono pubblicati in blocchi per garantire una maggior attenzione agli argomenti più importanti e per questo il processo di pubblicazione durerà qualche mese.

Per quanto riguarda il loro contenuto, i cables diplomatici diffusi fino ad ora hanno riportato, come è noto, le opinioni dei diplomatici americani sui leader politici dei vari paesi. Wikileaks annuncia tuttavia che molti dei documenti ancora da pubblicare contengono rivelazioni su altri importanti argomenti quali gli affari governativi interni, i diritti umani, le condizioni economiche dei paesi, il  terrorismo e il consiglio di sicurezza dell’ONU.

La pubblicazione dei files diplomatici era attesa dalla fine di maggio, quando si è diffusa la notizia dell’esistenza di una grande quantità di materiali segreti delle ambasciate USA inviati a Wikileaks da un utente anonimo.

La notizia è emersa dopo l‘arresto del soldato scelto Bradley Manning, 22 anni, accusato di aver diffuso materiale classificato dell’esercito americano. Il ragazzo è stato messo in stato di detenzione preventiva in seguito alle rivelazioni di un suo (ex) amico hacker, al quale Manning avrebbe confidato -via chat – di avere passato a Wikileaks documenti segreti trovati nell’archivio informatico dell’Esercito degli Stati Uniti.

Oltre ai 260.000 cables diplomatici il soldato avrebbe confessato all’amico di avere anche inviato a Wikileaks due video che dimostrano come in due diverse incursioni aeree in Medio Oriente l’aviazione americana abbia ucciso deliberatamente dei civili, si suppone credendoli armati.

Il primo video, intitolato collateral murder, è stato reso pubblico su Wikileaks in aprile. Si tratta di una ripresa aerea che mostra l’uccisione di 12 abitanti del sobborgo di New Baghdad, tra cui due bambini.

In luglio Assange ha dichiarato al Guardian che Wikileaks stava lavorando sulla pubblicazione del secondo filmato, che sarebbe  la testimonianza della strage di Garani, nel 2009.

In quell’occasione l’incursione aerea statunitense causò molte vittime. Secondo il governo afghano i morti furono 140, di cui 92 bambini. L’Esercito degli Stati Uniti tuttavia ha sostenuto di aver ucciso 95 persone, di cui 65 erano ribelli armati. Il video dell’incursione sarebbe quindi la prova decisiva. Il governo degli Stati Uniti si è comunque scusato per gli eventuali errori.

Il filmato sulla strage di Garani non è ancora mai stato pubblicato su Wikileaks. Molti pensano che faccia parte del pacchetto di file chiamato insurance.aes256, l’assicurazione sulla vita di Julian Assange.

Pare che il portavoce di Wikileaks abbia ritenuto opportuno tutelarsi da eventuali attacchi in seguito a pressioni e a minacce ricevute. In un report dell’Esercito americano reso pubblico in marzo, l’operato di Wikileaks era classificato come un pericolo per l’esercito degli Stati Uniti. La pubblicazione dei documenti segreti sulle operazioni militari americane in Afghanistan e in Iraq, diffusi rispettivamente in luglio e in ottobre, non può che avere confermato l’analisi del rapporto.

Contrariamente a quanto può sembrare tuttavia, l’attività di Wikileaks non è stata sempre incentrata sulla denuncia dell’operato delle forze governative degli Stati Uniti. Dal 2007, anno della sua nascita, il sito di “fughe di notizie” (questo il significato della parola leaks) ha pubblicato materiali che hanno disvelato crimini e attività illecite di molte altre organizzazioni, istituzioni e personalità politiche come il Dipartimento di Pubblica Sicurezza Cinese,  l’ex presidente del Kenya, il premier delle Bermuda, Scientology, la Chiesa Cattolica e Mormona, la banca svizzera Julius Baer Bank e alcune importanti aziende russe.

Per la sua attività di informazione Wikileaks ha anche ricevuto due premi importanti. Nel 2008 ha ottenuto il premio Index of Censorship Freedom of Expression award da parte del gruppo editoriale dell’Economist e del Guardian, mentre nel 2009 è stato premiato da Amnesty International per la categoria new media del Human Rights Reporting award.

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wikileaks

Le vicende di Wikileaks, il sito che permette la pubblicazione anonima di notizie riservate, interessano ormai da più di un mese le principali testate di tutto il mondo.

L’ultima novità riguarda il recente accordo tra Julian Assange, fondatore del sito, e il Partito Pirata Svedese, che si è offerto di ospitare i server di Wikileaks in nome dei condivisi princìpi di trasparenza e responsabilizzazione del potere.

L’accordo giunge nel pieno di un periodo particolarmente burrascoso per il portale di fughe di notizie. In seguito alla pubblicazione di 77.000 documenti segreti dell’esercito USA sulla guerra in Afghanistan, il Dipartimento di Difesa americano ha dichiarato che l’attività di Wikileaks “minaccia la sicurezza degli Stati Uniti”.

documenti pubblicati riportano informazioni dettagliate sulle operazioni americane in Afghanistan dal 2004 al 2009.

Le rivelazioni principali – definite dalla stampa afghana “non sorprendenti” – riguardano il coinvolgimento di vittime civili in operazioni militari della coalizione americana. Si contano oltre 195 civili uccisi, un numero considerato sottostimato, soprattutto a seguito di incursioni aeree in centri abitati. Ma dai rapporti emergono anche resoconti di violenze agghiaccianti perpetrate dall’Esercito Nazionale Afghano sulla popolazione che si rifiuta di collaborare.

Il vero scenario inedito per l’opinione pubblica degli Stati Uniti è costituito però dal quadro generale che emerge dall’archivio segreto: quello di un’operazione militare dalle poche chances di successo. Molti sono gli elementi di ostacolo per l’esercito USA che sono stati tenuti nascosti alla stampa americana (per i quali si rimanda alla lettura dell‘analisi del New York Times). Tra questi, spicca il coinvolgimento dei paesi limitrofi, Iran e Pakistan, nell’appoggio ai Talebani.

Le rivelazioni di Wikileaks sembrano però non finire qui. Su richiesta dei giornali coinvolti nell’analisi preventiva dei file (New York Times, Guardian e Der Spiegel), altri 15.000 documenti segreti non sono ancora stati resi pubblici. Si tratta di alcuni file in cui compaiono i nomi degli informatori afghani che collaborano con gli Stati Uniti, la cui vita sarebbe messa a repentaglio dalla fuga di notizie. Julian Assange ha dichiarato di volere comunque procedere alla pubblicazione dei documenti.

In realtà molti dei nomi degli informatori sono già stati resi noti nei 77.000 file pubblicati. Per questa ragione Wikileaks ha meritato le dure critiche di molte associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Reporter senza frontiere.

Nel frattempo negli Stati Uniti c’è chi chiede un intervento deciso del Governo contro Wikileaks e il suo fondatore. “Se Assange rimane libero e pubblica i documenti in suo possesso Obama non dovrà che incolpare se stesso” scrive un giornalista del Washington Post.

Tuttavia fermare l’operato di Wikileaks potrebbe non essere così facileWired riporta un precedente tentativo di oscurare il dominio www.wikileaks.org su ordinanza della Corte Federale di San Francisco nel 2008. In quell’occasione Wikileaks era stata coinvolta in una causa su una fuga di informazioni sul riciclaggio di denaro da parte di una banca svizzera. Dopo un breve periodo di oscuramento il sito fu ripristinato per l’incostuzionalità insita nella limitazione preventiva della libertà di parola, diritto garantito dal Primo Emendamento degli Stati Uniti.

Oggi che i server di Wikileaks risiedono in Svezia, sembra ancora più improbabile che si possa procedere alla chiusura del sito attraverso le normali procedure legali. Ed è infatti a procedure straordinarie che si riferisce il Washington Post quando parla di un auspicabile cyberattacco contro Wikileaks.

Julian Assange, dal canto suo, sembra perfettamente conscio dei pericoli a cui sta andando incontro la sua organizzazione. Esistono modi molto poco “legali” con cui l’intelligence USA o qualunque altro nemico di Wikileaks potrebbe costringere al silenzio i responsabili del sito. Per scongiurare simili tentativi recentemente su Wikileaks è apparso un misterioso file chiamato insurance.aes256.

Si tratta di un archivio dal contenuto criptato di cui nessuno sa il contenuto esatto. La sua dimensione supera di 19 volte quella dei logs sull’Afghanistan. Abbastanza grande dunque da poter contenere l’intero database militare americano sulla guerra in Afghanistan o altri documenti riservati che si credono in possesso di Wikileaks. Ad esempio i 500.000 rapporti segreti sulla guerra in Iraq e i 260.000 file diplomatici per cui è stato arrestato il soldato scelto Bradley Manning, documenti mai pubblicati dal sito.

L’archivio insurance.aes256 è già stato scaricato da migliaia di utenti in tutto il mondo attraverso The Pirate Bay. “Tenetelo al sicuro” ammonisce Wikileaks nel messaggio di benvenuto della sua chatroom. Il meccanismo dell’insurance di Julian Assange è piuttosto chiaro. Il fondatore di Wikileaks ha annunciato che la password per decriptare il contenuto dell’archivio può essere rilasciata da un momento all’altro. Se dovesse succedere qualcosa a lui o al sito, migliaia di utenti nel mondo avranno istantaneamente accesso ad un enorme database di informazioni riservate.

Sempre più simile alla trama di un film di spionaggio, la vicenda di Wikileaks sembra non essere che agli inizi.

Le vicende del sito di fughe di notizie Wikileaks, che abbiamo iniziato a seguire lo scorso maggio con l’arresto del soldato ventiduenne Bradley Manning, interessano ormai da più di un mese le principali testate di tutto il mondo.

L’ultima novità riguarda il recente accordo tra Julian Assange, fondatore di Wikileaks, e il Partito Pirata Svedese che si è offerto di ospitare i server del sito in nome dei condivisi princìpi di trasparenza e responsabilizzazione del potere.

L’accordo giunge nel pieno di periodo particolarmente burrascoso per Wikileaks. In seguito alla pubblicazione sul sito, alla fine di luglio, di 77.000 documenti segreti dell’esercito USA sulla guerra in Afghanistan, il Dipartimento di Difesa americano ha dichiarato che l’operato di Wikileaks “minaccia la sicurezza della nazione”.

I documenti, analizzati prima della pubblicazione online da giornalisti del New York Times, dal Guardian e dal Der Spiegel, riportano informazioni dettagliate sulle operazioni americane in Afghanistan dal 2004 al 2009. Le rivelazioni principali – bollate dalla stampa afghana come “nessuna novità per noi” – riguardano il numero di vittime civili coinvolte dalle operazioni militari della coalizione americana. Sono venuti alla luce infatti rapporti su incursioni aeree che hanno ucciso esclusivamente abitanti di villaggi, insieme a resoconti di violenze agghiaccianti perpetrate dall’Esercito Nazionale Afghano sulla popolazione che si rifiuta di collaborare.

Ma il vero scenario inedito per l’opinione pubblica degli Stati Uniti è costituito dal quadro generale rivelato dall’archivio segreto: quello di un’operazione militare dalle poche chances di successo.

Molti sono gli elementi di ostacolo per l’esercito USA che sono stati tenuti nascosti alla stampa americana (per i quali si rimanda alla lettura dell’analisi del New York Times) tra questi spicca il coinvolgimento dei paesi limitrofi, Iran e Pakistan, nell’appoggio ai Talebani.

Le rivelazioni di Wikileaks sembrano però non finire qui. Su richiesta dei giornali coinvolti nell’analisi preventiva, altri 15.000 documenti segreti non sono mai stati resi pubblici. Tra questi, alcuni files in cui compaiono i nomi degli informatori afghani che lavorano per gli Stati Uniti, la cui vita sarebbe messa a repentaglio dalla fuga di notizie. Julian Assange ha dichiarato di volere comunque procedere alla pubblicazione dei documenti.

D’altra parte molti nomi di informatori sono già stati resi noti nei 77.000 file pubblicati. Per questa ragione Wikileaks ha meritato le dure critiche di molte associazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Reporter senza frontiere.

Nel frattempo negli Stati Uniti c’è chi chiede un intervento deciso del Governo contro Wikileaks e il suo fondatore. “Se Assange rimane libero e pubblica i documenti in suo possesso Obama non dovrà che incolpare se stesso” ha scritto un editorialista del Washington Post.

Tuttavia fermare l’operato di Wikileaks potrebbe non essere così facile. Wired riporta un precedente tentativo da parte di una Corte Federale di San Francisco di oscurare il dominio www.wikileaks.org in seguito al coinvolgimento in una causa su una fuga di notizie sul riciclaggio di denaro da parte di una banca svizzera nel 2008. Dopo un breve oscuramento il sito fu ripristinato per l’incostuzionalità della limitazione preventiva della libertà di parola garantita dal Primo Emendamento degli Stati Uniti.

Oggi che i server di Wikileaks risiedono in Svezia, sembra ancora più improbabile che si possa procedere alla chiusura del sito attraverso le normali procedure legali. Ed è infatti a procedure straordinarie che si riferisce il Washington Post quando parla di un auspicabile cyberattacco contro Wikileaks.

Julian Assange, dal canto suo, sembra perfettamente conscio dei pericoli a cui sta andando incontro la sua organizzazione. Esistono modi molto poco “legali” con cui l’intelligence USA o qualunque altro nemico di Wikileaks potrebbe costringere al silenzio i responsabili del sito. Per scongiurare simili tentativi recentemente su Wikileaks è apparso un voluminoso file chiamato insurance.aes256

Si tratta di un archivio dal contenuto criptato di cui nessuno sa il contenuto esatto. La sua dimensione supera di 19 volte quella dei logs sull’Afghanistan. Abbastanza grande dunque da poter contenere l’intero database militare americano sulla guerra in Afghanistan o altri documenti riservati che si credono in possesso di Wikileaks. Ad esempio i 500.000 rapporti segreti sulla guerra in Iraq e i 260.000 file diplomatici per cui è stato arrestato il soldato scelto Bradley Manning, documenti mai pubblicati dal sito.

L’archivio insurance.aes256 è già stato scaricato da migliaia di utenti in tutto il mondo attraverso The Pirate Bay. “Tenetelo al sicuro” ammonisce Wikileaks nel messaggio di benvenuto della sua chatroom. L’insurance di Julian Assange è piuttosto chiara. Il fondatore di Wikileaks ha annunciato che la password per decriptare il contenuto dell’archivio può essere rilasciata da un momento all’altro. Se dovesse succedere qualcosa a lui o al sito migliaia di utenti nel mondo avranno istantaneamente accesso ad un enorme database di informazioni riservate.

Sempre più simile alla trama di un film di spionaggio, la vicenda di Wikileaks sembra non essere che agli inzi.

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posted by admin on giugno 17, 2010

Web 2.0

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picture-6Sono passate tre settimane di reclusione pre-processuale e ancora non c’è nessun capo di imputazione per il giovane analista dell’intelligence USA sospettato di avere divulgato su Wikileaks documenti segreti dell’esercito americano.

La copertura della notizia è dovuta interamente al magazine Wired che ha seguito le vicende del soldato 22enne fin dal suo arresto avvenuto alla fine di Maggio. Recluso nel centro di detenzione militare del campo Arifjan in Kuwait, il Soldato di Prima Classe Bradley Manning da più di 20 giorni è in attesa che vengano raccolte, analizzate e difinite le prove che dimostrino il suo coinvolgimento nella pubblicazione su Wikileaks di “informazioni classificate” ovvero materiale coperto da segreto militare.

I sospetti sul soldato si basano interamente sulla testimonianza di Adrian Lamo, un ex hacker a cui Manning avrebbe confidato, via chat, di avere avuto una crisi di coscienza che lo ha portato a voler rendere pubblici due video di denuncia su operazioni militari aeree dell’esercito USA. Si tratta di un video girato a Baghdad nel  2007 e uno in Afghanistan nel 2009 – il tristemente noto attacco al villaggio di Garani – che dimostrano come nei due casi l’aviazione americana abbia ucciso deliberatamente dei civili, si suppone credendoli armati.

Ma non è tutto. Il soldato Manning ha raccontato a Lamo di avere passato a Wikileaks anche il rapporto dell’esercito su Wikileaks stesso come minaccia militare (di cui abbiamo dato notizia qui), una dettagliata cronologia degli eventi bellici della guerra in Iraq e circa 260000 rapporti diplomatici segreti del Governo Americano. Questi ultimi tuttavia non sono mai apparsi sul sito di fughe di notizie.

La denuncia di Lamo ha portato all’arresto immediato di Manning, e al suo trasferimento dalla base in Afgahanistan al centro di detenzione in Kuwait. Pare che la reclusione preprocessuale non sia una pratica molto comune e che venga riservata solo ai casi particolarmente seri. In particolare, una detenzione di tre settimane è considerata decisamente eccezionale, seppur non rappresenti una violazione del regolamento.

Nel frattempo, il Dipartimento di Stato Americano e diverse ambasciate degli Stati Uniti nel mondo hanno palesato una decisa preoccupazione sulla possibile pubblicazione dei 260ooo rapporti diplomatici segreti. Oltre al danno arrecato dalla divulgazione dei metodi e delle fonti con cui l’intelligence raccoglie informazioni, i documenti segreti potrebbero contenere pagine scritte da diplomatici americani sui leader politici di altre nazioni, inclusi rapporti sulla loro personalità, intelligenza e onestà. Un’eventualità che non solo imbarazzerebbe il Dipartimento di Stato ma che potrebbe anche costituire un serio incidente diplomatico con alcuni stati.

In un commento su Twitter, Wikileaks ha annunciato di avere ricevuto i 260ooo documenti ma di averli trovati “non corretti”. Il sito di fughe di notizie ha inoltre dichiarato di non conoscere l’identità della fonte del video del 2007 su Baghdad, ma che se fosse stato pubblicato da Manning, il soldato dovrebbe essere considerato un eroe nazionale.

Julian Assange, fondatore di Wikileaks, ha anche offerto una piena copertura legale a Manning, pur assicurando nuovamente di non essere in grado di determinare se il ragazzo sia davvero la fonte del materiale incriminato. Wikileaks garantisce infatti la piena anonimità di quanti contribuiscono alla diffusione di documenti. Alcuni commentatori si chiedono se un aiuto da parte del sito non possa risultare controproducente per la sorte del soldato se il caso dovesse portare a un processo. Un’eventualità ancora non certa.

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posted by admin on marzo 16, 2010

Libertà di Internet

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picture-6Il nome deriva da “wiki“, parola hawaiiana che oggi ha preso il significato di “sito a collaborazione aperta” (es. wikipedia), e “leak” che in inglese significa “fuga di notizie”. Wikileaks è un sito che pubblica materiale riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale, fornito da fonti coperte da anonimato.

Gli stessi fondatori del sito e lo staff che ci lavora sono anonimi. Wikipedia riferisce che Wikileaks è curato da dissidenti del governo cinese, scienziati, attivisti, giornalisti. Il materiale presente sul sito comunque arriva da ogni parte del mondo ed è inviato da privati cittadini che vogliono portare alla luce comportamenti non etici di governi e aziende. Secondo Wikipedia nel 2007 Wikileaks ha pubblicato una cospicua documentazione, anche di grosso impatto per i media: “si va da materiale sull’equipaggiamento militare nella guerra in Afghanistan fino a rivelazioni sulla corruzione in Kenya. La gestione del campo di Guantanamo è uno dei casi più celebri venuti alla conoscenza del grande pubblico grazie a Wikileaks“.

Ed è proprio su Wikileaks che una fonte anonima ha pubblicato un recente report di 32 pagine stilato dal Centro di Counterintelligence dell’Esercito Americano, all’interno del Programma di Analisi del Department of Defense Intelligence, che punta il dito contro la stessa Wikileaks presentandola come una “minaccia per l’esercito degli Stati Uniti” che pubblica materiale potenzialmente utilizzabile per attaccare le truppe militari americane.

Il rapporto confidenziale, su cui non è ovviamente possibile fare una verifica, dichiara che  Wikileaks “potrebbe essere una risorsa per lo spionaggio e i servizi di sicurezza stranieri, le forze militari estere, i rivoltosi e i gruppi di terroristi nella raccolta di informazioni o nella progettazione di attacchi contro le forze militari U.S.A., sia dentro che fuori dagli Stati Uniti“.

Pubblicato dalla Sunshine Press, Wikileaks ha ricevuto un riconoscimento da Amnesty International ed è stato internazionalmente lodato per offrire uno spazio ai dissidenti politici nel quale denunciare corruzione e reclamare trasparenza. L’editore capo della Sunshine Press Julian Assange e il Dipartimento della Difesa Americano non hanno ancora commentato la pubblicazione del documento.


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