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Il punto su Wikileaks

wikileaksLa pubblicazione dei cablogrammi diplomatici ha portato Wikileaks sulle prime pagine delle testate di tutto il mondo.
All’improvvisa notorietà del sito è seguita un’esplosione di giudizi su Wikileaks e sul suo portavoce Julian Assange, che si è consegnato oggi alle autorità di polizia inglese.

Il ventaglio dei vari commenti dei media su Wikileaks va dall’entusiasmo più estremo alla condanna irrevocabile. Il moltiplicarsi delle voci non ha naturalmente aiutato quanti in questi giorni stanno cercando di farsi un’idea sull’operato del gruppo che controlla Wikileaks.

Nel tentativo di fare chiarezza, Diritto&Internet, che ha seguito le vicende di Assange & soci da gennaio, propone qui una sintesi a ritroso delle vicende che hanno coinvolto il gruppo nel 2010.

Ad oggi i cables diplomatici dell’ambasciata USA  pubblicati sul sito sono solo una minima parte di quelli in possesso di Wikileaks (931 su 251,287). L’enorme mole di documenti copre un periodo che va dal 1966 al febbraio 2010 e contiene materiale proveniente da 274 ambasciate americane nel mondo.

Il gruppo che lavora dietro a Wikileaks sta compiendo un complesso lavoro di indicizzazione per permettere agli utenti di cercare i documenti delle ambasciate per paese, per data e per argomento. I files vengono pubblicati in blocchi per garantire una maggior attenzione agli argomenti più importanti e per questo il processo di pubblicazione durerà qualche mese.

Per quanto riguarda il loro contenuto, i cables diplomatici diffusi fino ad ora hanno riportato, come è noto, le opinioni dei diplomatici americani sui leader politici dei vari paesi. Wikileaks annuncia tuttavia che molti dei documenti ancora da pubblicare contengono rivelazioni su altri importanti argomenti quali gli affari governativi interni, i diritti umani, le condizioni economiche dei paesi, il  terrorismo e il consiglio di sicurezza dell’ONU.

La pubblicazione dei files diplomatici era attesa dalla fine di maggio, quando si è diffusa la notizia dell’esistenza di una grande quantità di materiali segreti delle ambasciate USA inviati a Wikileaks da un utente anonimo.

La notizia è emersa dopo l‘arresto del soldato scelto Bradley Manning, 22 anni, accusato di aver diffuso materiale classificato dell’esercito americano. Il ragazzo è stato messo in stato di detenzione preventiva in seguito alle rivelazioni di un suo (ex) amico hacker, al quale Manning avrebbe confidato -via chat – di avere passato a Wikileaks documenti segreti trovati nell’archivio informatico dell’Esercito degli Stati Uniti.

Oltre ai 260.000 cables diplomatici il soldato avrebbe confessato all’amico di avere anche inviato a Wikileaks due video che dimostrano come in due diverse incursioni aeree in Medio Oriente l’aviazione americana abbia ucciso deliberatamente dei civili, si suppone credendoli armati.

Il primo video, intitolato collateral murder, è stato reso pubblico su Wikileaks in aprile. Si tratta di una ripresa aerea che mostra l’uccisione di 12 abitanti del sobborgo di New Baghdad, tra cui due bambini.

In luglio Assange ha dichiarato al Guardian che Wikileaks stava lavorando sulla pubblicazione del secondo filmato, che sarebbe  la testimonianza della strage di Garani, nel 2009.

In quell’occasione l’incursione aerea statunitense causò molte vittime. Secondo il governo afghano i morti furono 140, di cui 92 bambini. L’Esercito degli Stati Uniti tuttavia ha sostenuto di aver ucciso 95 persone, di cui 65 erano ribelli armati. Il video dell’incursione sarebbe quindi la prova decisiva. Il governo degli Stati Uniti si è comunque scusato per gli eventuali errori.

Il filmato sulla strage di Garani non è ancora mai stato pubblicato su Wikileaks. Molti pensano che faccia parte del pacchetto di file chiamato insurance.aes256, l’assicurazione sulla vita di Julian Assange.

Pare che il portavoce di Wikileaks abbia ritenuto opportuno tutelarsi da eventuali attacchi in seguito a pressioni e a minacce ricevute. In un report dell’Esercito americano reso pubblico in marzo, l’operato di Wikileaks era classificato come un pericolo per l’esercito degli Stati Uniti. La pubblicazione dei documenti segreti sulle operazioni militari americane in Afghanistan e in Iraq, diffusi rispettivamente in luglio e in ottobre, non può che avere confermato l’analisi del rapporto.

Contrariamente a quanto può sembrare tuttavia, l’attività di Wikileaks non è stata sempre incentrata sulla denuncia dell’operato delle forze governative degli Stati Uniti. Dal 2007, anno della sua nascita, il sito di “fughe di notizie” (questo il significato della parola leaks) ha pubblicato materiali che hanno disvelato crimini e attività illecite di molte altre organizzazioni, istituzioni e personalità politiche come il Dipartimento di Pubblica Sicurezza Cinese,  l’ex presidente del Kenya, il premier delle Bermuda, Scientology, la Chiesa Cattolica e Mormona, la banca svizzera Julius Baer Bank e alcune importanti aziende russe.

Per la sua attività di informazione Wikileaks ha anche ricevuto due premi importanti. Nel 2008 ha ottenuto il premio Index of Censorship Freedom of Expression award da parte del gruppo editoriale dell’Economist e del Guardian, mentre nel 2009 è stato premiato da Amnesty International per la categoria new media del Human Rights Reporting award.

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Direttore Scientifico
Prof. Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale
Dott. Giulia Giapponesi