Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

ratingBlackMirror

Il rating reputazionale rappresentato nell'episodio "Nosedive" della serie Tv "Black Mirror"

Il progetto per la misurazione del “rating reputazionale” viola le norme del Codice sulla protezione dei dati personali e incide negativamente sulla dignità delle persone, lo ha stabilito il Garante per la protezione dei dati personali.

Elaborato da un’associazione e e da una società preposta alla gestione dell’iniziativa, il progetto consiste in una piattaforma web e un archivio informatico che raccoglie grande quantità informazioni personali su diversi tipi di individui (candidati, imprenditori, liberi professionisti ma anche privati cittadini) caricate dagli utenti o provenienti dal web. Attraverso un algoritmo, il sistema sarebbe poi in grado di misurare in modo oggettivo l’affidabilità delle persone in campo economico e professionale, attribuendo un punteggio (rating) alla loro reputazione online.

Il Garante ha rilevato che il sistema comporta rilevanti problematiche per la privacy a causa della delicatezza delle informazioni, del pervasivo impatto sugli interessati e delle modalità di trattamento. Infatti, il progetto presuppone una raccolta massiva, anche on line, di informazioni suscettibili di incidere significativamente sulla rappresentazione economica e sociale di migliaia di cittadini. Il “rating reputazionale” elaborato potrebbe ripercuotersi sulla vita delle persone censite, influenzando le scelte altrui e condizionando l’ammissione degli interessati a prestazioni, servizi o benefici.

L’Autorità ha espresso dubbi anche in merito all’asserita oggettività delle valutazioni, sottolineando che la società non è stata in grado di dimostrare l’efficacia dell’algoritmo che regolerebbe la determinazione dei “rating” al quale dovrebbe essere rimessa, senza possibilità di contestazione, la valutazione dei soggetti censiti. Vista la difficoltà di misurare situazioni e variabili non facilmente classificabili, la valutazione potrebbe basarsi su documenti e certificati incompleti o viziati, con il rischio di creare profili inesatti e non rispondenti alla identità sociale delle persone censite.

Da un punto di vista generale, il Garante ha inoltre manifestato perplessità sull’opportunità di rimettere ad un sistema automatizzato ogni decisione su aspetti così delicati e complessi come quelli connessi alla reputazione.

Anche le misure di sicurezza del sistema, basate, prevalentemente, su sistemi di autenticazione “debole” (user id e password) e su meccanismi di cifratura dei soli dati giudiziari, sono state definite “davvero inadeguate” dall’Autorità Ulteriori criticità, infine, sono state ravvisate nei tempi di conservazione dei dati e nell’informativa da rendere agli interessati.

Il Garante ha pertanto disposto il divieto di qualunque operazione di trattamento presente e futura per il progetto di rating reputazionale.

Le postille a fine articolo non sono sufficienti. I diritti delle persone che chiedono di aggiornare i dati devono essere garantiti con una maggiore visibilità.

L’aggiornamento di un articolo online deve essere immediatamente visibile al lettore, sia nel titolo sia nella cosiddetta preview, l’anteprima del contenuto. Lo ha affermato il Garante privacy accogliendo parzialmente il ricorso di un uomo che, coinvolto in una vicenda giudiziaria quando rivestiva un ruolo pubblico, era stato poi scagionato.

L’uomo si era rivolto al Garante lamentando che la presenza in rete di “vecchie” informazioni arrecava un danno alla sua reputazione, personale e professionale, non corrispondendo a quanto realmente avvenuto, come dimostrato dalla successiva archiviazione del procedimento penale a suo carico. In particolare l’uomo non era soddisfatto dalle modalità adottate da un quotidiano online, che si era limitato ad inserire una breve nota alla fine di due articoli dei quali aveva chiesto l’aggiornamento.

Seppur ritenendo lecito il trattamento dei dati contenuti negli articoli presenti nell’archivio online del quotidiano, l’Autorità ha rilevato che il diritto della persona di ottenere l’aggiornamento delle informazioni che lo riguardano deve essere rispettato e, per salvaguardare l’attuale identità sociale della persona, le modifiche all’articolo devono essere effettive e non limitate ad una postilla poco visibile.

Non giudicando quindi adeguate le modalità scelte dall’editore, il Garante ha chiesto di rendere visibile, sia nel titolo che nelle preview, l’esistenza di sviluppi della vicenda: mediante, ad esempio, una nota accanto o sotto il titolo dell’articolo.

L’attenzione internazionale verso il tema del diritto all’oblio come aspetto integrante della difesa della reputazione online è al centro dell’intervento di Giusella Finocchiaro al prossimo convegno Optime.

L’evento è volto a trattare il problema della diffamazione on line con completezza, approfondimento scientifico e orientamento alle soluzioni praticabili. In particolare il convegno illustrerà le nuove modalità attraverso le quali può essere arrecata lesione all’immagine sul web e, esponendo i recenti orientamenti della giurisprudenza nazionale e comunitaria e le recenti novità normative, analizzerà soluzioni di monitoraggio e tecnologie utili a prevenire il fenomeno e a intervenire per contenere i danni provocati dalla lesione all’immagine aziendale.

Giusella Finocchiaro interverrà con una relazione sulla privacy e il diritto all’oblio nella recente giurisprudenza comunitaria. Il suo intervento illustrerà in particolare la sentenza della Cassazione n. 5525 del 5 aprile 2012 in tema di diritto all’oblio e la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 13 maggio 2014.

Entrambi gli aspetti sono già stati oggetto di approfondimento su questo blog. Per la sentenza della Corte di Cassazione si veda il saggio di Giusella Finocchiaro “Identità personale su Internet: Il diritto alla contestualizzazione dell’informazione”, pubblicato su “Il diritto dell’informazione e dell’informatica” anno XXVIIC Fasc.3 – 2012, che abbiamo proposto QUI ai lettori. Per la decisione della Corte di Giustizia Europea si rimanda invece a QUESTO post.

IDENTITÀ PERSONALE SU
INTERNET: IL DIRITTO ALLA
CONTESTUALIZZAZIONE
DELL’INFORMAZIONE

Il convegno di Optime è rivolto ai Responsabili del Servizio Legale, ai Responsabili della Brand Protection, ai Responsabili delle Pubbliche Relazioni, ai Responsabili dei Sistemi Informativi di imprese, banche e assicurazioni, avvocati e consulenti.

L’evento si terrà a Milano, il 15 ottobre 2014. Per maggiori informazioni e per le iscrizioni si rimanda alla pagina di Optime dedicata all’evento.

account sockpuppet su WikipediaWikipedia ha bloccato oltre 250 account di utenti sospettati di essere assoldati dalle aziende per digitare articoli di stampo promozionale su prodotti o organizzazioni.

La notizia è stata diffusa da un post di Sue Gardner, executive director di Wikimedia Foundation. Diverse centinaia di account di utenti di Wikipedia sono stati sospesi per violazione della policy dell’enciclopedia online. In particolare, le utenze sono state disabilitate sulla base di sospetti riguardo alla possibilità che gli utenti siano stati pagati per compilare pagine su organizzazioni, aziende e prodotti. Queste pratiche sono spesso portate avanti attraverso l’uso di “sockpuppets”,  in italiano “burattini fatti coi calzini”, ovvero account secondari creati ad hoc per esprimere un particolare punto di vista.

“La compilazione di voci di enciclopedia a pagamento è stato un argomento controverso per anni”, scrive Sue Gardner. Secondo l’executive director, a differenza di un professore universitario che compila una pagina relativa alla sua area di studio, l’edizione di voci enciclopediche per scopi promozionali è una questione estremamente problematica che viola i principi alla base di Wikipedia.

Com’è noto, la reputazione online è considerata un aspetto sempre più rilevante per l’attività di marketing delle grandi aziende, e sono in aumento le agenzie di PR online sospettate di diffondere da un lato informazioni promozionali mascherate da commenti neutrali e dall’altro informazioni negative a miscredito dei competitor dei loro clienti.

Recentemente, un articolo del magazine Vice.com ha portato alla luce la diffusione di agenzie che si stanno specializzando nella costruzione della reputazione sulle pagine di Wikipedia attraverso la già citata pratica di sockpuppetry. Una pratica che è esplicitamente vietata dai terms of use di Wikipedia: ”L’utilizzo di account fantoccio o la l’occultamento di un conflitto di interessi è contro la policy di Wikipedia ed è proibito dalle sue regole” sottolinea la Gardner “noi chiediamo alle aziende di comportarsi eticamente e di essere trasparenti riguardo alla loro attività sulle pagine di Wikipedia”.

Wikimedia Fundation ha fatto sapere che le indagini sono ancora in corso e nelle prossime settimane saranno pubblicati aggiornamenti.