Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on marzo 27, 2017

Miscellanee

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siae
Segnaliamo che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il d.lgs. 15 marzo 2017, n. 35 di attuazione della direttiva 2014/26/UE sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno.

Il decreto stabilisce i requisiti necessari per garantire il buon funzionamento della gestione dei diritti d’autore e dei diritti connessi da parte degli organismi di gestione collettiva e delle entità di gestione indipendente, nonché i requisiti per la concessione di licenze multiterritoriali da parte di organismi di gestione collettiva dei diritti d’autore per l’uso online di opere musicali nel mercato interno.

Il provvedimento entrerà in vigore in data 11/04/2017. QUI il link alla Gazzetta Ufficiale.

siaeL’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inviato al Parlamento e al Governo un parere in cui segnala che l’attuale monopolio SIAE sulla gestione dei diritti d’autore limita la libertà d’iniziativa economica degli operatori e la libertà di scelta degli utilizzatori.

In un comunicato in merito all’attuazione della Direttiva 2014/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla gestione collettiva dei diritti d’autore nel mercato interno, l’Antitrust ha sottolineato che il nucleo della Direttiva è costituito dalla libertà di scelta, ed in particolare è riconosciuto ai titolari dei diritti la facoltà di individuare un organismo di gestione collettiva “(…) indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti (…)”.

L’Authority  ha osservato che in un contesto economico caratterizzato da profondi cambiamenti tecnologici, il mantenimento del monopolio legale appare in contrasto con l’obiettivo di rendere effettiva la libertà dei titolari del diritto di effettuare una scelta tra una pluralità di operatori. Secondo il Garante, “il valore e la ratio stessa dell’impianto normativo europeo risultano gravemente compromessi dalla presenza, all’interno dell’ordinamento nazionale, della disposizione contenuta nell’ art. 180 l. 22 aprile 194, n. 633 (Legge sul Diritto d’autore – LDA) , ormai isolata nel panorama degli ordinamenti degli Stati membri, che attribuisce ad un solo soggetto (SIAE) la riserva dell’attività di intermediazione dei diritti d’autore.”

L’Antitrust sottolinea che il recepimento della Direttiva rappresenta l’occasione per aprire alla concorrenza l’attività di intermediazione in questo campo. Tuttavia il disegno di legge che delega il Governo al recepimento delle direttive europee e all’attuazione di altri atti dell’Unione europea (legge di delegazione europea 2015), approvato alla Camera e attualmente in discussione al Senato, non prevede espressamente un intervento sul regime di monopolio legale della SIAE.

L’Autorità auspica quindi che l’intervento di liberalizzazione dovrebbe essere integrato da una riforma complessiva delle modalità di intermediazione dei diritti delineate dalla LDA, senza trascurare una rivisitazione del ruolo e della funzione della SIAE nel mutato contesto.

Il testo del parere è disponibile QUI.

posted by admin on ottobre 31, 2014

Diritto d'autore e copyright

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siaeIl Tribunale di Milano si è espresso in favore della start up Soundreef, aprendo alla libera concorrenza delle collecting society, in materia di raccolta e distribuzione di diritti d’autore musicali.

La musica d’ambiente, sottofondo musicale per centri commerciali e altri esercizi pubblici, non è obbligatoriamente vincolata all’intermediazione del soggetto unico SIAE.

Il Tribunale di Milano si è così pronunciato, rigettando le richieste inoltrate da un’artista e dalla radio “in-store” Ros&Ros, specializzata nella creazione di playlist per centri commerciali e annoverata fra i soggetti autorizzati da SIAE.

La causa legale era stata avviata nel tentativo di inibire le attività di Soundreef, una società di gestione collettiva inglese che distribuisce in Italia un repertorio di musica d’ambiente destinato agli esercizi commerciali.

I querelanti si erano appellati all’art.180 della legge 22 Aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore che attribuisce a SIAE un mandato esclusivo per la gestione dei diritti. Nel procedimento d’urgenza adottato, il Tribunale di Milano ha inteso far prevalere l’art.56 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, in merito alla libera circolazione dei servizi, ritenendo non esistano sufficienti elementi per considerare la diffusione di musica da parte di Soundreef nel territorio italiano illecita, tantomeno che si possa affermare che la musica “gestita da Soundreef e da questa diffusa in Italia in centri commerciali e simili debba obbligatoriamente essere affidata all’intermediazione di SIAE. Una simile pretesa entrerebbe in conflitto con i principi del libero mercato in ambito comunitario e con i fondamentali principi della libera concorrenza”.

I Giudici hanno, inoltre, aggiunto che, dal momento che Soundreef è una società inglese, “non può dirsi che ricorra un obbligo per le collecting society europee di operare in Italia solo tramite accordi di reciprocità con la collecting society locale. Questa ipotesi si pone come facoltà rimessa alle parti, ma non come obbligo”.

Lo scontro tra Soundreef e, di fatto, la SIAE, era apparso inevitabile, poiché il meccanismo della start up permette di caricare gratuitamente tracce musicali di artisti che ne mantengono il 100% dei diritti di proprietà.

I! Giudici! hanno,! inoltre,! aggiunto! che,! dal! momento! che! Soundreef! è! una! collecting! society!
inglese,!“non!può!dirsi!che!ricorra!un!obbligo!per!le!collecting!society!europee!di!operare!in!
Italia!solo!tramite!accordi!di!reciprocità!con!la!collecting!society!locale.!Questa!ipotesi!si!pone!
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posted by admin on maggio 2, 2013

Diritto d'autore e copyright

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Gli Internet Service Provider permettono agli utenti l’accesso a materiale coperto da copyright e pertanto devono pagare una licenza. Con questa motivazione la collecting society belga SABAM ha citato in giudizio i tre principali Internet Service Provider del Belgio, reclamando un risarcimento per aver permesso ai loro utenti di accedere a contenuti protetti da diritto d’autore.

L’Associazione Belga degli Autori, compositori ed editori - equivalente belga della SIAE italiana -  ha chiesto alla Corte di ordinare agli ISP  Belgacom, Telenet e Voo di destinare alla Sabam il 3,4% dei loro profitti, come “equo compenso” per il “supporto” che le connessioni veloci ad Internet forniscono alla pirateria.

Annunciando l’azione legale in un comunicato stampa, la SABAM ha sostenuto che gli ISP durante gli anni hanno guadagnato dalla crescente fruizione di media online offrendo l’accesso ad Internet illimitato e con un alta velocità di download e persino reclamizzandolo nelle loro campagne. Secondo la collecting society il guadagno degli ISP deriva in parte dall’illecita fruizione massiva di opere coperte da diritto d’autore e per questo gli ISP dovrebbero iniziare a pagare le licenze. Sabam ha presentato una richiesta di risarcimento agli ISP per un periodo che parte dal novembre 2011 .

L’Acssociazione degli ISP belgi (ISPA),  in risposta alla richiesta della Sabam, ha dichiarato in un comunicato stampa che i fornitori di connettività non operano una scelta sul tipo di informazione che veicolano attraverso le loro connessioni e pertanto non possono essere ritenuti responsabili per i contenuti richiesti dagli utenti. L’associazione ha inoltre sottolineato che il pagamento delle licenze proposto da Sabam equivarrebbe ad una tassa imposta a tutti gli utenti della rete, compresi quelli che non utilizzano Internet per scaricare illecitamente materiale coperto da copyright.  

SIAE_LogoSta guadagnando sempre più attenzione la notizia diffusa da alcuni magazine di cinema secondo cui la SIAE sta richiedendo a siti e blog la sottoscrizione di una licenza poter pubblicare contenuti video che utilizzano materiale audio protetto dalla SIAE, tra cui i trailer di opere cinematografiche.

La licenza prevede che per pubblicare trailer e altri audiovisivi un sito internet debba pagare 450 euro ogni trimestre (1800 euro all’anno), con un limite massimo di 30 trailer al mese. La norma sarebbe parte di un accordo siglato il 17 gennaio 2011 dalla SIAE e l’AGIS  (comprese le associazioni cinematografiche ad essa aderenti ANEC, ANEM, ACEC e FICE) che regola l’utilizzazione delle opere musicali tutelate dalla SIAE nei siti web dei locali cinematografici.

Tuttavia, come ha dichiarato il “Corriere della fantascienza”,  l’organizzazione sta chiedendo la sottoscrizione della licenza anche a magazine online e siti internet non collegati a sale cinematografiche.

L‘ufficio stampa della SIAE, Interpellato a riguardo dal “Il Post” , ha confermato la necessità della sottoscrizione a pagamento della licenza per tutti i siti che pubblicano video musicali, trailer cinematografici e altri contenuti multimediali che contengono musica protetta dal diritto d’autore.

È bene sottolineare che per quanto riguarda l’obbligo di pagamento non c’è differenza tra ospitare filmati sui propri server o incorporarli da YouTube (o altro video portale) attraverso il codice embedded. Infatti, anche se YouTube ha già sottoscritto una licenza con la SIAE per i contenuti dei video pubblicati dai suoi utenti, i siti esterni che incorporano gli stessi video sono ugualmente tenuti regolarizzare la loro posizione.

Sul Il Post si legge inoltre che per quanto riguarda gli account personali dei social network, l’Ufficio Stampa della SIAE ha dichiarato che sono soggetti anch’essi alla medesima regola e che prima o poi sarà necessario regolarizzarli. Nel frattempo sembra che molti account di personaggi pubblici e pagine aziendali abbiano già sottoscritto la licenza.

Sono già numerosi i commentatori della rete che stanno protestando contro quella che è stata definita una regola “illogica”, dal momento che i trailer sono diffusi gratuitamente in rete dai distributori cinematografici per pubblicizzare il film e la loro diffusione è fondamentale per i profitti della stessa SIAE. Tuttavia, per evitare il pagamento della licenza,  molti siti e magazine minori di informazione cinematografica hanno già cancellato i trailer presenti sulle loro pagine.

Le recenti notizie internazionali sono chiare nel delineare il quadro di un’Europa che, tra critiche e proteste, cerca di trovare una soluzione efficace per la lotta alla pirateria e la tutela del diritto d’autore in rete.

L’Italia, fino ad ora, non è stata ancora investita da un provvedimento che, come la HADOPI francese o l’ultimo emendamento al Digital Economy Bill britannico, coinvolga direttamente gli utenti che sono sospettati di violazione di copyright. La situazione è però destinata a mutare, questo sembra emergere dallindagine conoscitiva sul diritto d’autore in Internet recentemente presentata dall’Agcom. A beneficio di una semplificazione per chi voglia orientarsi tra i possibili provvedimenti, riassumiamo qui i punti salienti del capitolo sulle “Possibili azioni a tutela del diritto d’autore da parte dell’Autorità”.

L’Agcom è nel nostro paese l’organo deputato all’attività di vigilanza a tutela del diritto d’autore in rete e svolge il suo ruolo attraverso azioni di prevenzione e accertamento degli illeciti.  Ruolo centrale nella definizione delle possibili misure che l’Autorità può adottare è quello degli Internet Service Provider, in quanto detentori delle informazioni sul traffico degli utenti. Nonostante il quadro comunitario li esima da un generale obbligo di monitoraggio, secondo l’Agcom è possibile comunque ricavare i parametri di legittimità per attribuire agli ISP particolari doveri di sorveglianza, preceduti da analisi volte a stabilire come tali obblighi possano effettivamente garantire una riduzione della pirateria. Si delinea quindi la possibilità di imporre agli ISP un obbligo di sorveglianza finalizzato a comunicare periodicamente all’Autorità dati sul traffico Internet (in forma anonima ed aggregati per servizio, p2p, streaming, etc.), nel rispetto della normativa a tutela della privacy e nella salvaguardia del principio della neutralità della rete.

L’’Autorità si propone inoltre di istituire un dialogo fra tutti i portatori d’interessi (titolari dei diritti, gestori collettivi degli stessi, distributori di contenuti, fornitori di accesso ad Internet, associazioni dei consumatori, etc.), per trovare una soluzione che possa soddisfare i diritti di tutti, dato che l’approccio fondato su meri divieti e sanzioni si è rivelato fino ad oggi poco efficace a garantire una giusta tutela degli autori e degli utenti. L’Agcom si propone quindi di:

A) promuovere la cultura dell’accesso legale ai contenuti digitali attraverso una campagna di informazione intesa a rendere gli utenti più consapevoli della normativa a tutela del diritto d’autore e dei rischi generati dalla pirateria.

B) individuare modelli in grado di garantire un’equa remunerazione per gli aventi diritto ed un accesso ai contenuti il più ampio possibile per gli utenti.

La prima ipotesi di modello si fonda sul ricorso alla fiscalità generale, che garantisce la remunerazione degli autori attraverso la leva fiscale, come già avviene per la remunerazione dei titolari dei diritti per il prestito da parte delle biblioteche e discoteche dello Stato.

Una seconda modalità riguarda l’introduzione di una tassa di scopo (a carico degli abbonati ad internet o degli ISP) destinata ad attribuire un equo compenso ai titolari dei diritti su opere accessibili alla collettività per finalità non commerciali. Si tratterebbe di un pagamento sul peer-to-peer (P2P) basato sull’idea che per gli utenti potrebbe convenire acquistare un account “munito di licenza” in cambio di un aumento delle tariffe (ad es. 1 euro) con l’immunità, però, dal rischio di essere colpiti da sanzioni per violazione del copyright attraverso il P2P.

In alternativa si valuta un incremento tariffario generalizzato su tutti i contratti. I soldi derivanti dall’aumento confluirebbero in un apposito Fondo finalizzato a sostenere l’industria, in cambio di una liberalizzazione dell’accesso ai contenuti protetti. Questo sistema imporrebbe però l’aumento delle tariffa anche agli utenti che non praticano download. Gli ISP dovrebbero quindi offrire al pubblico anche la possibilità di una connessione adatta al solo traffico “standard” (web e posta elettronica), meno cara delle altre (in quanto utilizza in modo limitato le infrastrutture dell’operatore).

Un terzo modello fa perno sull’adozione di licenze che autorizzino le attività di file sharing. In particolare, si discute sull’obbligo per i gestori di diritti collettivi a rinunciare alla riserva sui diritti di utilizzazione delle opere, e a negoziare il corrispettivo richiesto per l’accesso alle opere mediante file sharing. Verrebbe così imposta una liberalizzazione dei sistemi di licenze collettive.

Tuttavia alcuni studiosi ritengono che queste ipotesi siano in contrasto con il diritto esclusivo di messa a disposizione del pubblico dell’opera che compete al solo autore.

In alternativa, si pensa a un sistema denominato “licenza collettiva estesa”, in virtù del quale gli enti di gestione collettiva (siae, imaie, scf) negoziano per conto degli aventi diritto (gli artisti associati) la licenza con gli operatori che veicoleranno i contenuti digitali su Internet. Il contenuto pattuito per il contratto di licenza sarà poi offerto dagli operatori ai singoli licenziatari (gli utenti). Una volta concluso l’accordo collettivo, la licenza dovrebbe essere estesa ex lege alle opere di titolari dei diritti non iscritti all’ente di gestione collettiva partecipante all’accordo (come previsto, ad esempio, per i contratti collettivi stipulati dai sindacati). Questo approccio fa riferimento al modello utilizzato per i diritti musicali alle radio, diritti che vengono concessi dietro pagamento di una quota generale da parte delle emittenti. Secondo gli studiosi, la tecnica della licenza collettiva estesa può essere presa in considerazione come valida soluzione, in quanto non incide sulla natura (esclusiva) del diritto, consistendo in una modalità di gestione delle utilizzazioni, liberamente negoziabili. Anche a tale soluzione potrebbe eventualmente accompagnarsi l’obbligo per gli ISP di aggiungere l’offerta di connessioni alla banda larga adatte al solo traffico “standard” (che esclude, quindi, il P2P).

C) Identificare le misure più adeguate per prevenire e contrastare azioni illegali. In questo caso è necessario l’Autorità assuma un ruolo di impulso alla rimozione dei contenuti illeciti. In particolare, si propone un protocollo d’intesa con gli ISP e le società di gestione collettiva dei diritti d’autore, in base al quale i titolari dei diritti potranno segnalare all’Autorità la presenza non autorizzata di contenuti protetti sul server di un ISP, ovvero su un sito web da questi ospitato. Dopo verifiche svolte dall’Autorità, questa potrà ordinare all’ISP la rimozione dei contenuti stessi (notificando l’intervento ai titolari dei diritti e alla SIAE). Su questa ultima misura proposta, l’attività potrebbe essere svolta sulla base delle competenze in materia di risoluzione delle controversie utenti-gestori già previste dalla legge n. 249/97dall’Autorità, anche senza la necessità di ricorrere alla sottoscrizione di un protocollo di intesa con gli ISP e la SIAE. In tal caso, l’Autorità dovrebbe adottare una procedura ad hoc per lo svolgimento dell’attività descritta.

Le recenti notizie internazionali sono chiare nel delineare il quadro di un’Europa che, tra critiche e proteste, cerca di trovare una soluzione efficace per la lotta alla pirateria e la tutela del diritto d’autore in rete.

L’Italia, fino ad ora, non è stata ancora investita da un provvedimento che, come la HADOPI francese o l’ultimo emendamento al Digital Economy Bill britannico, colpisca direttamente gli utenti che sono sospettati di violazione di copyright. La situazione è però destinata a mutare, questo sembra emergere dall’indagine conoscitiva sul diritto d’autore in Internet recentemente presentata dall’Agcom.

A beneficio di una semplificazione per chi voglia orientarsi tra i possibili provvedimenti presi in esame, riassumiamo qui i punti salienti del capitolo sulle “Possibili azioni a tutela del diritto d’autore da parte dell’Autorità”.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è nel nostro paese l’organo deputato all’attività di vigilanza a tutela del diritto d’autore in rete e svolge il suo ruolo attraverso azioni di prevenzione e di accertamento degli illeciti. Nel far ciò deve però rispettare vincoli tecnici e giuridici che vedono, da una parte, il richiamo alle direttive comunitarie (che escludono la possibilità di imporre obblighi di monitoraggio in capo agli ISP, se non a determinate condizioni) e, dall’altra, l’obbligo di rispettare la privacy, il diritto di accesso ad Internet e alla cultura degli utenti e il principio di una rete neutrale, tutelando però anche il diritto alla libertà di espressione ed a ricevere un’equa remunerazione da parte degli autori.

Ruolo centrale nella definizione delle possibili misure che l’Autorità può adottare è quello degli ISP, in quanto detentori delle informazioni sul traffico degli utenti.

Nonostante il quadro comunitario li esima da un generale obbligo di monitoraggio, secondo l’Agcom è possibile comunque ricavare i parametri di legittimità per attribuire agli ISP particolari doveri di sorveglianza, preceduti da analisi volte a stabilire come tali obblighi possano effettivamente garantire una riduzione della pirateria, attraverso indagini che quantifichino il fenomeno, in base alle quali sarà possibile stabilire misure adeguate a tutela del diritto d’autore.

Si delinea quindi la possibilità di imporre agli Internet Service Provider un obbligo di sorveglianza finalizzato a comunicare periodicamente all’Autorità dati sul traffico Internet (in forma anonima ed aggregati per servizio – peer-to peer, streaming, etc.), nel rispetto della normativa a tutela della privacy e nella salvaguardia del principio della neutralità della rete. Quest’obbligo, che potrebbe anche prendere la forma di una cooperazione spontanea, sarebbe comunque accompagnato da una comunicazione agli utenti sull’attività di sorveglianza del traffico da parte degli fornitori di connettività.

L’’Autorità si propone inoltre di istituire un dialogo fra tutti i portatori d’interessi rilevanti in materia (titolari dei diritti, gestori collettivi degli stessi, distributori di contenuti, fornitori di accesso ad Internet, associazioni dei consumatori, etc.), al fine di individuare una soluzione che possa venire incontro agli interessi di tutti. Tale necessità è evidenziata dal fatto che l’approccio fondato su meri divieti e sanzioni per la repressione delle violazioni del diritto d’autore si è rivelato fino ad oggi poco efficace a garantire una giusta tutela degli autori e degli utenti.

L’Autorità si propone quindi di:

a) promuovere la cultura dell’accesso legale ai contenuti digitali attraverso una campagna di informazione intesa a rendere gli utenti più consapevoli della normativa a tutela del diritto d’autore e dei rischi generati dalla pirateria.

b) individuare modelli in grado di garantire un’equa remunerazione per tutti gli attori della filiera ed un accesso ai contenuti il più ampio possibile per gli utenti attraverso un dibattito con tutti gli attori della filiera per ripensare in modo unitario ad un impianto normativo più attuale che riformi la legge 633 del 1941 e tuteli il diritto d’autore in senso organico per il settore delle comunicazioni elettroniche.

Nel corso degli ultimi anni il dibattito si è concentrato su alcune ipotesi.

-La prima si fonda sul ricorso alla fiscalità generale, che garantisce la remunerazione degli autori attraverso la leva fiscale. A questo modello si ispira, ad esempio, il sistema previsto dalla L. 286/2006 art. 2, comma 132, ai fini della remunerazione dei titolari dei diritti per il prestito da parte delle biblioteche e discoteche dello Stato.

- Una seconda modalità riguarda l’introduzione di una tassa di scopo (a carico degli abbonati ad internet o degli ISP) destinata ad attribuire un equo compenso ai titolari dei diritti su opere accessibili alla collettività per finalità non commerciali. A questa soluzione fanno riferimento le proposte sulla possibilità di introdurre un pagamento sul peer-to-peer (P2P), obbligando gli ISP a modificare i contratti con gli utenti. La proposta, elaborata a partire dal 2003, si fonda sull’idea che, per agli utenti potrebbe convenire acquistare un account “munito di licenza” in cambio di un aumento delle tariffe (ad es. 1 euro) con l’immunità, però, dal rischio di essere colpiti da sanzioni per violazione del copyright attraverso il P2P. ACCOUNT CON IMMUNITA’.

In alternativa si valuta un incremento tariffario generalizzato su tutti i contratti, sul modello delle licenze estese che si utilizzano per le emittenti radio. I soldi derivanti dall’aumento dell’abbonamento confluirebbero in un apposito Fondo finalizzato a sostenere l’industria, in cambio di una liberalizzazione dell’accesso ai contenuti protetti. Questo sistema non selettivo di tariffazione presenta l’inconveniente di imporre l’aumento delle tariffa anche agli utenti che non praticano download. L’ostacolo potrebbe essere risolto con l’obbligo per gli ISP dell’offerta al pubblico di una connessione adatta al solo traffico “standard” (web e posta elettronica), meno cara delle altre (in quanto utilizza in modo limitato le infrastrutture dell’operatore), che porterebbe un risparmio a quelle famiglie volutamente non interessate ad utilizzare applicazioni P2P.

- Un terzo modello fa perno sull’adozione di modifiche alle discipline vigenti in materia di licenze, al fine di indurre gli enti di gestione collettiva dei diritti ad autorizzare le attività di file sharing.

In particolare, si discute sull’adozione di una licenza obbligatoria, nel senso che i gestori collettivi potrebbero essere obbligati a rinunciare alla riserva sui diritti di utilizzazione delle opere, e a negoziare il corrispettivo richiesto per l’accesso alle opere mediante file sharing. In altri termini, verrebbe imposta una liberalizzazione dei sistemi di licenze collettive.

Tuttavia alcuni studiosi ritengono che le ipotesi citate non sarebbero applicabili, perché in contrasto con il diritto esclusivo di messa a disposizione del pubblico dell’opera che compete al solo autore.

In alternativa, si discute di un sistema di adesione volontaria denominato “licenza collettiva estesa”, in virtù del quale gli enti di gestione collettiva (siae, imaie, scf) negoziano per conto degli aventi diritto (gli artisti associati) la licenza con gli operatori che veicoleranno i contenuti digitali su Internet. Il contenuto pattuito per il contratto di licenza sarà poi offerto ai singoli licenziatari (gli utenti). Perché il sistema funzioni, è pertanto necessario offrire adeguati incentivi a questi ultimi per garantire un’ampia adesione degli autori. Una volta concluso l’accordo collettivo, la licenza dovrebbe essere estesa ex lege alle opere di titolari dei diritti non iscritti all’ente di gestione collettiva partecipante all’accordo (come previsto, ad esempio, per i contratti collettivi stipulati dai sindacati).

Questo approccio fa riferimento al modello di licenza cd. estesa, che è utilizzato per i diritti musicali alle stazioni radiofoniche, diritti che vengono concessi dietro pagamento di una quota da parte delle emittenti in maniera non discriminatoria. I vantaggi legati ad un simile approccio risiedono nel fatto che l’adozione delle licenze estese ha come presupposto l’associazione volontaria tra le società che attualmente gestiscono i diritti collettivi, e lascia liberi i titolari dei diritti di pattuire il compenso adeguato per la remunerazione delle opere.

Secondo gli studiosi, la tecnica della licenza collettiva estesa può essere presa in considerazione come valida soluzione, in quanto non incide sulla natura (esclusiva) del diritto, consistendo in una modalità di gestione delle utilizzazioni, liberamente negoziabili. Anche a tale soluzione potrebbe eventualmente accompagnarsi l’obbligo per gli ISP di aggiungere l’offerta di connessioni alla banda larga adatte al solo traffico “standard” (che esclude, quindi, il P2P).

c) identificare le misure più adeguate per prevenire e contrastare azioni illegali.

l’Autorità assuma un ruolo di impulso alla rimozione dei contenuti illeciti. In particolare, si propone un protocollo d’intesa con gli ISP e le società di gestione collettiva dei diritti d’autore, in base al quale i titolari dei diritti potranno segnalare all’Autorità la presenza non autorizzata di contenuti protetti sul server di un ISP, ovvero su un sito web da questi ospitato. Dopo verifiche svolte dall’Autorità, questa potrà ordinare all’ISP la rimozione dei contenuti stessi (notificando l’intervento ai titolari dei diritti e alla SIAE). Su questa ultima misura proposta, l’attività potrebbe essere svolta sulla base delle competenze in materia di risoluzione delle controversie utenti-gestori già previste dalla legge n. 249/97dall’Autorità, anche senza la necessità di ricorrere alla sottoscrizione di un protocollo di intesa con gli ISP e la SIAE. In tal caso, l’Autorità dovrebbe adottare una procedura ad hoc per lo svolgimento dell’attività descritta.

posted by admin on febbraio 10, 2010

Diritto d'autore e copyright

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Immagine 4È sul tema del rapporto fra proprietà intellettuale e nuove tecnologie che si svilupperà la discussione all’appuntamento di giovedì 18 Febbraio con gli incontri su diritto e innovazione tecnologica che si tengono presso Alma Graduate School con il coordinamento scientifico della prof.Giusella Finocchiaro.

L’argomento, divenuto ormai fulcro di accesi dibattiti pubblici fuori e dentro la rete, vedrà la partecipazione dell’Avv. Paolo Agoglia, Direttore Ufficio legislativo SIAE e dell’Avv. Ferdinando Tozzi, giurista esperto del Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore. Nel corso dell’incontro i pareri degli esperti metteranno in luce alcuni degli aspetti più attuali della tutela del Diritto d’Autore su Internet.

L’incontro avrà luogo alle 15 presso Villa Guastavillani, ulteriori informazioni a questo indirizzo.

posted by admin on luglio 17, 2009

Portfolio

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Tra gli articoli di rilievo comparsi nel corso della settimana si segnalano:

  • SIAE lancia il servizio “Legal Bay”, per un downloading legale e sicuro [SIAE News]
  • L’indirizzo IP non costituisce un dato personale, rastrellare e stoccare indirizzi IP non rappresenta una violazione della privacy [Punto Informatico]
  • La Confederazione Elvetica intende monitorare le attività comunicative che i cittadini realizzano via chat, forum e in voce via internet (La Voce, via Stefano Quintarelli)
  • Facebook viola le leggi sul copyright canadesi (Mashable)
  • Il Governo federale indiano prepara 1,2 miliardi di carte d’identità biometriche (The Times)
  • Pubblicato il primo studio quantitativo sulla diffusione delle licenze Creative Commons (Creative Commons Wiki)