Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Quando si parla di Twitter, lo si fa per esaltarne la velocità di comunicazione o la facilità di propagazione nel mondo del web, tralasciando spesso aspetti che riguardano il potenziale impatto con la vita privata dei suoi utenti. La protezione della privacy è un elemento non trascurabile per una piattaforma la cui attività cresce quotidianamente su scala mondiale.

Del Harvey, director of trust and safety for Twitter, offre una serie di aneddoti divertenti e allarmanti per aiutarci a definire un quadro di ciò che è bene sapere per agire nella comunità dei “quote” con responsabilità e competenza.

“Come evitare le imprevedibili conseguenze delle nostre azioni su Twitter?”

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twitter-bird-white-on-blueCome aveva preannunciato lo scorso mese, il 18 maggio 2015 Twitter ha ufficialmente stabilito il centro legale incaricato di gestire le questioni legate alla protezione dei dati personali, la cosiddetta privacy accountability.

Secondo quanto riportato dall’Irish Indipendent, il Garante irlandese per la protezione dei Dati ha dichiarato che la decisione dell’azienda americana sarebbe stata presa in previsione di futuri cambiamenti sull’accordo tra Unione Europea e Stati uniti in merito alla Direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati personali, conosciuto come “Safe Harbor”. L’accordo autorizza le aziende a trasferire i dati dei cittadini europei ad enti statunitensi a patto che i dati vengano trattati secondo gli standard garantiti dalla legge europea, che sono più severi rispetto agli standard americani.

In seguito alle rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza del National Security Agency degli Stati Uniti, la Corte di Giustizia europea sta svolgendo un’indagine volta a stabilire se gli enti di spionaggio americani abbiano un accesso periodico ai dati personali dei cittadini europei, attività che violerebbe le regole del Safe Harbor portando all’interruzione dell’accordo. In tal caso le grandi compagnie americane sarebbero tenute a dotarsi di un ufficio legale su suolo europeo incaricato di gestire i cambiamenti amministrativi.

I portavoce di Twitter non hanno commentato l’ipotesi ma hanno precisato che la nuova configurazione legale riguarda solamente gli utenti non residenti negli Stati Uniti e non cambia i termini dei propri servizi.

posted by admin on marzo 23, 2015

Libertà di Internet

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urn:newsml:dpa.com:20090101:140321-90-002354Una nuova normativa consentirà ai ministeri di ordinare la chiusura di un sito internet senza il via libera dell’autorità giudiziaria.

L’approvazione di una nuova normativa ha riconosciuto al Governo turco il potere di richiedere il blocco immediato all’accesso di contenuti web considerati pericolosi per “la stabilità dello stato”.

La nuova legge permette ai ministri di agire direttamente, senza la decisione di un giudice, e impone ai provider il blocco o la rimozione dei contenuti entro quattro ore dalla comunicazione. Sarà possibile contestare l’azione del Governo appellandosi all’autorità giudiziaria, ma solo dopo che il blocco sia divenuto operativo, e sottoponendo l’azione di censura al vaglio dei giudici entro 48 ore dalla sua attivazione.

Negli ultimi anni, la linea intrapresa dal governo turco per la regolamentazione e il controllo della rete ha più volte suscitato aspre critiche, attirando l’attenzione internazionale.

Nel marzo 2014, a ridosso delle votazioni per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali del paese, Twitter e Youtube furono bloccati dall’Autorità per le comunicazioni.

In quell’occasione, il primo ministro Recep Tayyip Erdo?an, che dal 14 febbraio 2015 possiede un suo profilo Twitter, aveva definito il social network “un coltello nelle mani di assassini”.

Nel settembre 2014, Human Rights Watch aveva denunciato la censura applicata a internet, ad opera del Governo turco, come un “controllo dell’attività in rete senza una supervisione indipendente”.

Nel gennaio scorso, una settimana prima della partecipazione alla marcia di Parigi in favore dell’unità e della libertà di espressione, il Governo di Ankara aveva ordinato la chiusura di tutti i siti che avessero scelto di pubblicare le vignette di Charlie Hebdo riguardanti l’islam.

L’attuale legge sulle telecomunicazioni presenta molti punti in comune con quella già avallata dal Parlamento turco nel 2014 e successivamente bocciata dalla Corte costituzionale.

posted by admin on marzo 20, 2015

Tutela dei consumatori

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Annunciate procedure più agevoli per la segnalazione alle forze dell’ordine dei tweet con contenuti offensivi e minacciosi.

La nuova funzione offerta da Twitter consentirà a chi segnala messaggi che “possano far temere per la propria incolumità fisica” di ricevere un documento riepilogativo nel quale saranno contenute le informazioni necessarie per avviare rapidamente un’azione di controllo delle autorità competenti.

Con la procedura di segnalazione sarà possibile non solo richiedere la rimozione di un tweet del social network, ma anche specificare ulteriormente il tipo di infrazione che si intende sottoporre all’attenzione dello staff di Twitter.

Il nuovo modulo di segnalazione prevede l’inserimento i dati della persona che segnala i contenuti ritenuti lesivi e quelli della vittima delle offese o delle minacce, in modo da consentire un’azione di denuncia personale o per conto di terzi.

Successivamente, sarà possibile scegliere di ricevere via mail un documento riassuntivo nel quale saranno contenuti la descrizione del tweet e i dati dell’account di chi lo ha realizzato.

Nel documento sarà presente anche un link di riferimento che offrirà alle forze dell’ordine le indicazioni necessarie per avviare la procedura di controllo. A quel punto non resterà che consegnare il documento alle autorità competenti.

Twitter ha inteso rafforzare la sicurezza della piattaforma puntando su strumenti più semplici e tempestivi, utilizzabili con qualunque supporto, al fine di accelerare gli interventi di controllo ed evitare impedimenti di carattere procedurale e burocratico.

twitter-bird-white-on-blueTwitter ha denunciato il governo degli Stati Uniti per l’obbligo di riservatezza imposto in merito alle richieste governative di informazioni sugli utenti. L’accusa è di violazione del diritto alla libertà di parola.

Secondo le leggi vigenti negli Stati Uniti, attualmente Twitter non può rivelare ai propri utenti le informazioni sulle richieste di dati personali da parte del governo degli Stati Uniti. L’azienda ritiene tuttavia che poter comunicare la natura di queste richieste sia un suo legittimo diritto garantito dal Primo Emendamento sulla libertà di parola.

In particolare, la denuncia depositata da Twitter in un tribunale del nord della California è contro il Dipartimento di Giustizia e il Federal Bureau of Investigation, accusati di mancata trasparenza sulle politiche di sorveglianza sugli utenti.

A quanto si apprende, lo scorso aprile la piattaforma di microblogging aveva inoltrato al governo la richiesta di poter pubblicare il “Transparency Report”, una relazione contenente informazioni specifiche sulla natura e sul numero di richieste di informazioni sugli utenti, per questioni di sicurezza nazionale, che il governo aveva inoltrato a Twitter. Fino ad oggi a, le autorità hanno sempre negato al social network la diffusione del report completo.

Alla luce delle rivelazioni di Edward Snowden sui programmi di sorveglianza dell’intelligence sulle attività online dei cittadini internazionali, già molte grandi compagnie della rete hanno cercato di contrastare le richieste governative sui dati personali degli utenti.Sembra tuttavia che Twitter sia la prima azienda a intentare una causa contro il governo.

Si attendono con interesse gli sviluppi.

Morel_sui_giornaliLe foto pubblicate sui social network non possono essere sfruttate commercialmente in assenza di accordi con l’autore. Una corte di New York ha condannato due agenzie ad un risarcimento milionario per aver venduto senza autorizzazione alcuni scatti trovati su Twitter.

L’Agenzia France-Presse (AFP) e il suo distributore americano Getty Images sono state condannate per aver volontariamente violato i diritti d’autore su otto foto di Daniel Morel, un fotografo di Haiti che nel 2010 aveva pubblicato su Twitter un servizio sul terremoto che ha colpito l’isola.

Dopo quattro anni di battaglia legale, Daniel Morel ha ottenuto un risarcimento di 1,2 milioni di dollari dai due colossi dell’industria della fotografia digitale per l’uso non autorizzato delle sue immagini.

Alcune ore dopo il violento terremoto del 12 gennaio 2010, Morel aveva pubblicato alcuni drammatici scatti su TwitPic, un portale attraverso cui gli utenti possono caricare foto su Twitter. Le foto sono poi finite sotto gli occhi dell’Agenzia di stampa AFP che le ha scaricate e ha iniziato a venderle a testate europee tra cui Liberation e il Corriere della sera. Contestualmente, attraverso l’agenzia Getty Images le immagini sono state vendute anche negli Stati Uniti a testate come NYTimes.com, The Washington Post, ABC, CBS e altre.

Dopo aver visto i suoi scatti sui giornali, Daniel Morel ha chiesto all’AFP che gli venisse riconosciuta la paternità sulle foto ed il relativo risarcimento. Per tutta risposta l’agenzia lo ha querelato per aver ingiustamente accusato la compagnia di violazione del copyright. Morel ha quindi presentato un controquerela  lamentando l’uso non autorizzato delle proprie fotografie.

Davanti alla Corte Distrettuale di Manhattan i legali dell’AFP hanno sostenuto di aver agito in buona fede in quanto Twitter permette il fair use delle foto pubblicate dagli utenti. Il giudice non ha però accolto la difesa sostenendo invece che il social network permette solo di postare retwittare i contenuti, ma non regola l’uso commerciale delle immagini pubblicate dagli utenti.

Il caso di Morel è stato ampiamente riportato dalla stampa perché affronta la questione dell copyright sulle fotografie pubblicate sui social media dimostrando che anche sulle nuove piattaforme i fotografi possono continuare a rivendicare i diritti sulle proprie opere.

Com’è noto, l’avvento dei social network e dei portali di fotografie pubblicate dagli utentiha influito negativamente sul mercato della fotografia professionale dal momento che sul web la pratica di prendere le foto e riutilizzarle senza attribuzione di copyright  è piuttosto radicata. Tuttavia raramente i singoli professionisti intentano querele contro le grandi compagnie editoriali, notoriamente munite di agguerrite squadre di legali. La notizia della vittoria del 62enne haitiano Daniel Morel è dunque stata riportata con soddisfazione sui magazine e i blog di fotografia di tutto il mondo.

twitter-bird-white-on-blueTwitter dovrà consentire alle autorità francesi i dati identificativi degli utenti che utlizzano la piattaforma per incitare all’odio razziale.

Questo quanto stabilito dal Tribunal de grande instance di Parigi, che ha ordinato al social network di fornire i dati utili all’identificazione degli autori anonimi di tweet ritenuti illegali per il sistema giuridico francese, come quelli con cotenenuto antisemita. I dati degli utenti che Twitter dovrà rivelare possono icludere nomi, indirizzi email e indirizzi IP. L’ingiunzione del tribunale francese impone anche alla piattaforma l’istituzione un agevole sistema per la segnalazione di tali abusi da parte dei cittadini.

La sentenza giunge a seguito di un’azione di protesta della Union des Étudiants Juifs de France (UEJF) che, nel 2012, si è rivolta alla giustizia per ottenere la rimozione di tutti i cinguettii da ritenersi “palesemente illegali”, e per chiedere a Twitter la consegna alle autorità dei dati necessari ad identificarne gli autori.

Twitter ha ora due settimane di tempo per prendere provvedimenti ed evitare una sanzione di mille euro per ogni giorno di inadempienza. Tuttavia la questione della giurisdizione territoriale potrebbe “salvare” il social network: i legali di Twitter hanno infatti comunicato al Tribunale parigino che la piattaforma adempirà all’ordine solo se sarà emesso da un tribunale statunitense.

posted by Giulia Giapponesi on novembre 23, 2012

Diffamazione

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twitter-bird-white-on-blueUn recente caso di diffamazione nel Regno Unito ha portato all’attenzione generale la questione della responsabilità degli utenti che diffondono sulla rete notizie non verificate. Al centro del mirino la diffusione di un’accusa di pedofilia ad un politico inglese.

Il politico britannico Robert Alistair McAlpine, coinvolto erroneamente in un falso scoop sulla pedofilia, ha manifestato l’intenzione di portare in tribunale ben 10.000 utenti di Twitter per aver diffuso false notizie sul suo conto.

Il 2 novembre 2012 la celebrità di McAlpine su Twitter è aumentata vertiginosamente in seguito alla puntata di un programma di inchiesta della BBC che aveva fatto riferimento a un noto politico coinvolto in un caso di pedofilia. In base alle informazioni contenute nel programma televisivo molti utenti di Twitter hanno individuato in McAlpine il responsabile dei crimini riportati.

In seguito ad un’inchiesta del Guardian, è emerso che il politico era stato vittima di uno scambio di persona dovuto ad un caso di omonimia. Il quotidiano inglese ha ricostruito il travisamento delle informazioni che ha portato alla gogna mediatica di McAlpine individuando una possibile responsabilità sulla diffamazione da parte della BBC.

Gli avvocati di McAlpine hanno quindi chiesto un risarcimento per l’azione di diffamazione compiuta nei confronti del loro assistito. La BBC si è accordata con i legali del politico per un risarcimento di 185000 sterline per i danni procurati il seguito al filmato mandato in onda il 2 novembre. Ma i legali hanno stilato una lunga lista di persone chiamate a risanare la reputazione del politico, inclusi gli autori di 1000 tweet e i 9000 che hanno ripreso e diffuso quegli stessi messaggi. Per quanto riguarda i titolari di account con meno di 500 followers la richiesta è limitata a una nota di scuse accompagnata una multa simbolica pari a 5 sterline da devolvere in beneficenza, per gli utenti più popolari invece gli avvocati di McAlpine hanno accennato a “provvedimenti più seri”.

“Ovviamente voglio risanare la mia reputazione” ha dichiarato McAlpine, “ma ho anche capito – essendo tutto questo capitato a me – quanto velocemente na presunta notizia possa raggiungere migliaia e migliaia di persone e divenire accreditata”.

Sulla rete non sono mancate le polemiche sull’iniziativa contro gli utenti di Twitter. Diversi commentatori hanno infatti sottolineato come nel tentativo la querela contro 10.000 utenti di Twitter possa sortire l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato di “risanare la reputazione” del politico.

posted by Giulia Giapponesi on settembre 13, 2012

Miscellanee

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Twitter dovrà consegnare l’archivio dei post scritti da un utente attivista di Occupy Wall Street o sarà soggetta ad una sanzione pecuniaria.

È stato deciso del giudice della Corte Suprema dello Stato di New York Matthew A. Sciarrino Jr. cha ha stabilito che la compagnia di San Francisco dovrà ottemperare alla richiesta di informazioni su Malcom Harris, un attivista del movimento arrestato lo scorso ottobre dalla polizia di New York mentre manifestava sul ponte di Brooklyn.

I tweet di Harris sembrerebbero essere decisivi per determinare la sua posizione davanti alla legge. Potrebbero infatti provare che Harris era consapevole che la polizia aveva ordinato ai partecipanti al corteo di non occupare la carreggiata del ponte di Brooklyn. Al contrario, la tesi degli avvocati che difendono alcuni degli oltre 700 dimostranti arrestati è che sia stata proprio la polizia a indurli a sostare sul ponte.

Fin dalla prima udienza nel gennaio 2012, la compagnia californiana si è opposta alla richiesta del procuratore distrettuale, che voleva prendere in esame i tweet pubblicati da Harris tra il 15 settembre e il 30 dicembre 2011. I post appartengono agli utenti, hanno sostenuto i legali di Twitter, e consegnarli a terzi dopo che sono stati cancellati rappresenterebbe una violazione di privacy.

Le motivazioni dell’azienda non sono state accolte dal giudice che, il 30 giugno scorso, ha ordinato a Twitter di fornire le prove richieste e non ostacolare oltre l’iter giudiziario di Harris. Tuttavia, la compagnia del social network si è rifiutata nuovamente di esibire le informazioni richieste, compilando una richiesta formale che chiedeva l’annullamento del suo coinvolgimento nel processo, o in alternativa, un rinvio della decisione che potesse permetterle di intraprendere un ricorso in appello.

Il rifiuto di collaborare di Twitter è dovuto principalmente alla volontà di stabilire un principio di non responsabilità del provider di servizi sui contenuti postati dagli utenti che possa esimere la compagnia dal dover ottemperare alle frequenti richieste da parte delle autorità. A quanto si apprende dal “transparency report”, nei primi sei mesi del 2012 la compagnia che gestisce il social network ha ricevuto quasi 1000 richieste provenienti da istituzioni governative, la maggior parte delle quali americane.

Il fenomeno è stato anche segnalato da diversi gruppi a difesa dei diritti digitali tra cui l’Electronic Frontier Foundation. La stessa Fondazione, insieme alla American Civil Liberties Union e a Public Citizen, si è schierata accanto a Twitter nella causa su Malcom Harris compilando un “amicus brief”, una memoria a sostegno delle motivazioni di Twitter destinata alla Corte.

Tuttavia gli sforzi non sono bastati e l’11 settembre 2012 il giudice ha respinto il ricorso e senza concedere proroghe alla società, intimandole di fornire entro tre giorni la documentazione richiesta.  Il giudice ha inoltre chiesto di vedere i bilanci economici degli ultimi due trimestri dell’azienda per stabilire un’adeguata sanzione monetaria nel caso Twitter si mostrasse ancora “disobbediente”.