Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Il servizio di  ricerca di immagini fornito da Google non infrange il copyright, questo è quanto ha stabilito la Corte di Appello di Parigi in conclusione del processo vedeva contrapposte la società di Mountain View e la Société des auteurs de l’image fixe (SAIF).

La società francese aveva portato Google davanti alla Corte sostenendo che i diritti intellettuali dei suoi membri venivano violati ogniqualvolta il motore di ricerca riproduceva e visualizzava le loro immagini nella pagina dei risultati.

Il giudizio di primo grado, applicando la legge statunitense del Copyright Act, aveva già dato ragione a Google per il principio del Fair Use, che stabilisce il lecito utilizzo di materiale protetto da diritto d’autore sotto alcune condizioni, tra cui la mancanza di scopo di lucro.

Pur giungendo ugualmente ad una conclusione a favore di Google, la Corte d’Appello non ha tuttavia ribadito quanto stabilito dalla sentenza di primo grado e ha preferito emettere il suo giudizio basandosi sulla legge francese  denominata Loi sur la Confiance dans l’Economie Numérique. Ha così sancito che la neutralità di Google sulla base della natura automatica del suo servizio di ricerca, sottolineando come la visualizzazione delle immagini sia necessaria per il funzionamento del servizio di utilità.

Il giudice ha ricordato nella sentenza che i detentori di diritti possono comunque escludere l’indicizzazione delle loro opere dal servizio di ricerca facendo richiesta a Google e  fornendo gli URL corrispondenti.

È stata rigettata anche l’accusa secondo cui Google concorrerebbe nel reato violazione del diritto d’autore nei casi in cui riporta tra i suoi risultati immagini “piratate”, ovvero già presenti in rete senza il permesso dei relativi detentori di diritti.

Anche per quanto riguarda la memorizzazione delle immagini sui server di Google il giudice si è espresso a favore società di Mountain View. Secondo la sentenza parigina l’archiviazione temporanea delle immagini operata da Google non è sanzionabile nemmeno nel caso in cui l’immagine visualizzata nella pagina dei risultati sia stata già rimossa dal sito di origine. La memorizzazione temporanea delle immagini avrebbe infatti una funzione tecnica dato che il flusso delle immagini risulta più fluido se queste risiedono su un server centrale.

Il testo della sentenza in francese è disponibile QUI.

La firma digitale è definita all’art. 1, comma 1, lett. s), del Codice dell’amministrazione digitale modificato, come “un particolare tipo di firma elettronica avanzata basata su un certificato qualificato e su un sistema di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici”.

La nuova definizione di “firma digitale”, basata su quella di firma elettronica avanzata, invece che, come nel Codice previgente, su quella di firma elettronica qualificata, è ora incompleta, dal momento che è priva del riferimento al dispositivo sicuro.

Indubbiamente si tratta di un errore che si spera il legislatore correggerà al più presto.

Sarebbe stato invece corretto mantenere la definizione di firma digitale come “firma elettronica qualificata basata su un certificato qualificato e su un sistema di chiavi crittografiche, una pubblica e una privata, correlate tra loro, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici”.

Peraltro, si noti, questo errore del legislatore conduce a conseguenze irragionevoli. La nuova firma digitale potrebbe risultare meno sicura della firma elettronica qualificata, non essendo la prima necessariamente basata su un dispositivo sicuro. Eppure, sia l’art. 24 che l’art. 25 del Codice continuano a richiedere, a certi effetti, ad esempio per l’autentica della firma da parte del notaio, l’uso della firma digitale e non quello della firma elettronica qualificata.

Oggi entrano in vigore le modifiche al Codice dell’amministrazione digitale (CAD) introdotte dal d. lgs. 235/2010. Molte sono le novità, molte le opportunità e non mancano gli errori. Il Cad modificato consta di oltre 100 articoli: non possiamo commentarlo in un solo post. Cominciamo quindi oggi la pubblicazione dei commenti, a puntate.

La firma elettronica avanzata

Su questo abbiamo già scritto molto.

Riprendiamo i concetti principali.

Il nuovo Codice dell’amministrazione digitale prevede un nuovo, quarto, tipo di firma che può essere apposta con mezzi informatici: la firma elettronica avanzata.

La “firma elettronica avanzata” è una firma elettronica con alcune caratteristiche di sicurezza.

La definizione precisa è “un insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi a un documento informatico che consentono l’identificazione del firmatario del documento e garantiscono la connessione univoca al firmatario, creati con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo, collegati ai dati ai quali detta firma si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati”.

Ma nella definizione non si fa riferimento al certificato né al dispositivo sicuro.

I documenti informatici con firma elettronica avanzata, firma elettronica qualificata, firma digitale, hanno la medesima efficacia probatoria, quella prevista dall’art. 2702 del codice civile per la scrittura privata. Come nel Codice previgente, l’utilizzo del dispositivo di firma si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria.

Gli atti con firma elettronica avanzata possono integrare la forma scritta, salvo che che nei casi previsti dall’art. 1350 c.c., 1 comma, nn. 1-12.

I problemi? Non si conosce a priori la sicurezza della firma elettronica avanzata.

Le opportunità? Nuove possibilità di firme. Per esempio, la One Time Password utilizzata da alcune banche o la firma autografa apposta su tablet, verificate le caratteristiche e verificato il contesto anche procedurale in cui la firma è inserita e le caratteristiche del documento.

Oggi entrano in vigore le modifiche al Codice dell’amministrazione digitale (CAD) introdotte dal d. lgs. 235/2010.

Molte sono le novità, molte le opportunità e non mancano gli errori.

Il Cad modificato consta di quasi 100 articoli: non possiamo commentarlo in un solo post. Cominciamo quindi oggi la pubblicazione dei commenti, a puntate.

La firma elettronica avanzata

Su questo abbiamo già scritto molto (link).

Riprendiamo i concetti principali.

Il nuovo Codice dell’amministrazione digitale prevede un nuovo, quarto, tipo di firma che può essere apposta con mezzi informatici: la firma elettronica avanzata.

La “firma elettronica avanzata” è una firma elettronica con alcune caratteristiche di sicurezza.

La definizione precisa è “un insieme di dati in forma elettronica allegati oppure connessi a un documento informatico che consentono l’identificazione del firmatario del documento e garantiscono la connessione univoca al firmatario, creati con mezzi sui quali il firmatario può conservare un controllo esclusivo, collegati ai dati ai quali detta firma si riferisce in modo da consentire di rilevare se i dati stessi siano stati successivamente modificati”.

Ma nella definizione non si fa riferimento al certificato ne’ al dispositivo sicuro.

I documenti informatici con firma elettronica avanzata, firma elettronica qualificata, firma digitale, hanno la medesima efficacia probatoria, quella prevista dall’art. 2702 del codice civile per la scrittura privata. Come nel Codice previgente, l’utilizzo del dispositivo di firma si presume riconducibile al titolare, salvo che questi dia prova contraria.

Gli atti con firma elettronica avanzata possono integrare la forma scritta, anche nei casi previsti dall’art. 1350 c.c., 1 comma, nn. 1-12.

I problemi? Non si conosce a priori la sicurezza della firma elettronica avanzata.

Le opportunità? Nuove possibilità di firme. Per esempio, la One Time Password utilizzata da alcune banche o la firma autografa apposta su tablet, verificate le caratterische.

Pubblicata la versione che reca il testo coordinato del CAD con le modifiche introdotte dal d. lgs. 235/2010, di sicura utilità per gli operatori.

posted by admin on gennaio 20, 2011

Ecommerce e contrattualistica, Eventi

(No comments)

Sarà dedicato al Commercio elettronico il colloquium organizzato dalla Segretariato della Commissione delle Nazioni Unite per il Diritto Commerciale Internazionale (UNCITRAL) che si terrà dal 14 al 16 febbraio a New York.

Presieduto nella sua terza sessione dalla professoressa Giusella Finocchiaro, il colloquium riunirà esperti da tutto il mondo allo scopo di identificare un tracciato per il futuro lavoro nel campo del commercio elettronico della Commissione.

Durante i giorni del meeting, il lavoro degli esperti si concentrerà soprattutto sui temi dell’electronic transferable records, della gestione dell’identità e dell’uso di dispositivi mobili nel commercio elettronico.

La terza sessione presieduta dalla prof.Finocchiaro, interamente dedicata al tema dell‘electronic transferable records, è programmata per il 15 febbraio alle ore 15, nel quartier generale delle Nazioni Unite.

Sul sito dell’UNCITRAL è disponibile il programma dettagliato del colloquium.

posted by admin on gennaio 18, 2011

English version

(No comments)

There has been a certain amount of concern on the web due to the Authority’s deliberation regarding the regulation of audiovisual and radio online services,published at the end of 2010.

The most widely criticized aspect of the regulation is the possibility of its being applied equally to all audiovisual media providers. Therefore it would affect YouTube and traditional audiovisual media providers, such as television broadcasters. In point of fact this regulation will be applied to all commercial audiovisual media services which exceed 100.000 euros per year income derived from advertising, Tv-shopping, sponsorships, contracts with public and private bodies, public funding and pay-per-view offers.

This regulation will also affect user generated content website organizations when they have editorial responsibility and also indirectly or directly generate economic profits from their activities.

According to the Authority’s second deliberation, the concept of “editorial responsibility” also includes a video cataloguing service provided by such user generated content sites. Simple automatic indexing of audiovisual content also appears to be included in the definition.

Thus, the regulation would appear to exclude small Web Tvs and amateur videoblogs, but it would include video portals such as YouTube, Vimeo, Daily Motion and so on. Such sites will now be subject to the same legal obligations fulfilled by television networks, among which direct responsibility for audiovisual content.

In particular, new obligations for the major audiovisual content websites will therefore include the obligation of rectification within 48 hours, the protection of minors, and copyright infringement responsibility.

According to many analysts, the concept of editorial responsibility will in future play an increasingly important role in all those trials in which broadcasters and copyright owners claim compensation and removal of content from video sharing sites.

Some experts have also raised the question of the difficulty in applying norms which are traditionally applied to television, such as the introduction of safe time slots for children.

However, there are serious doubts as to whether the Authority’s regulation could be effectively applied to websites operating in other countries of the European Economic Zone.

Il c.d. decreto “Milleproroghe” ha eliminato l’obbligo di identificazione degli utenti da parte dei fornitori di accesso ad internet e l’obbligo di conservazione dei dati relativi alle operazioni effettuate dagli utenti, disposti dal c.d. decreto Pisanu, più volte prorogato.

Più precisamente, sono stati abrogati i commi 4 e 5 del d.l. 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni dalla l. 31 luglio 2005, n. 155.

Questa auspicata modifica normativa elimina quell’anomalia, che costituiva una particolarità tutta italiana, data dall’obbligo di identificare, da parte dei fornitori di accesso ad internet, gli utenti.

Ovviamente è eliminato l’obbligo, ma il gestore che voglia comunque identificare gli utenti potrà egualmente farlo, informandoli adeguatamente, conformemente al contratto e alle norme del Codice per la protezione dei dati personali.

È stato pubblicato sul supplemento ordinario n. 8 alla Gazzetta Ufficiale del 10 gennaio 2011, n. 6, il decreto legislativo 30 dicembre 2010 , n. 235, che reca le modifiche al CAD di cui molte volte si è parlato il questo blog.

Fra le novità apportate, l’introduzione di un quarto tipo di firma elettronica, la firma elettronica avanzata, che avrà la stessa efficacia probatoria della firma digitale e della firma elettronica qualificata.

Il testo del D.Lgs. è consultabile QUI.

Immagine 4Referti online, privacy dei pazienti, fascicolo sanitario elettronico e accesso sicuro ai dati sanitari, questi alcuni degli argomenti che verranno trattati insieme al Dott.Claudio Filippi, Autorità Garante per la protezione dei dati personali, durante l’incontro di lunedì 17 gennaio alle 14.30 presso Villa Guastavillani, sede di Alma Graduate School, Bologna.

Come sempre coordinato dalla Prof.Avv. Giusella Finocchiaro, l’incontro, che chiude il ciclo di appuntamenti su “diritto e innovazione tecnologica”, affronterà i profili più rilevanti nella protezione dei dati sanitari dei pazienti, un aspetto di particolare importanza nell’ambito del diritto alla privacy.

Come di consueto, per informazioni e iscrizioni si rimanda al sito di Alma Graduate School.

video_pattern_netbookLe delibere dell’Agcom sul regolamento dei servizi audiovisivi e radiofonici online, pubblicate negli ultimi giorni del 2010, sono state accolte in rete con una certa perplessità.

L’aspetto del regolamento più criticato riguarda l’equiparazione di siti come YouTube  alle reti televisive tradizionali. La disciplina dell’Agcom si applica infatti a tutti i servizi commerciali di media audiovisivi online che superino i centomila euro di ricavi annui “derivanti da pubblicità, televendite, sponsorizzazioni, contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati, provvidenze pubbliche e da offerte televisive a pagamento”.

Tra questi, i  siti che offrono contenuti generati dagli utenti (UGC) sono inclusi nell’ambito del regolamento dell’Agcom “nel caso in cui sussistano, in capo ai soggetti che provvedono all’aggregazione dei contenuti medesimi, sia la responsabilità editoriale, in qualsiasi modo esercitata, sia uno sfruttamento economico”.

Secondo quanto si legge nella seconda delibera dell’Agcom, il concetto di “responsabilità editoriale” include anche il servizio di catalogazione dei video disponibili operata dall’aggregatore dei contenuti generati dagli utenti. Anche la semplice indicizzazione automatica del materiale audiovisivo rientra nella definizione.

Il regolamento esclude quindi le piccole WebTV e i videoblog amatoriali, ma non i portali video come YouTube, Vimeo, Daily Motion, ecc. che ora dovranno assolvere gli stessi obblighi di legge dei canali televisivi, tra cui la responsabilità diretta sui materiali audiovisivi trasmessi.

Tra i nuovi oneri per i maggiori siti di contenuti audiovisivi ci saranno quindi l’obbligo di rettifica entro 48 ore, la tutela dei minori e la responsabilità sulle infrazioni del diritto d’autore.

Secondo molti commentatori, il concetto di responsabilità editoriale d’ora in avanti sarà decisivo in tutti i processi dove broadcaster e detentori di proprietà intellettuali chiedono risarcimenti e rimozione di materiale ai siti di condivisione di videoclip.

Alcuni analisti hanno anche sollevato la questione della difficile applicazione di norme tradizionalemente televisive, come l’istituzione di fasce orarie protette per la tutela dei minori.

Resta anche in dubbio l’effettiva applicabilità del regolamento dell’Agcom ai siti che svolgono la loro attività nei paesi dello Spazio Economico Europeo. La delibera infatti riporta esplicitamente che la richiesta di autorizzazione all’Autorità italiana non è necessaria qualora i soggetti economici abbiano già ottenuto un’autorizzazione dal loro paese d’origine.