Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on gennaio 20, 2017

Ecommerce e contrattualistica, Eventi

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Il giorno Venerdì 3 Febbraio 2017 alle ore 15.00, presso la Sala delle Armi della Scuola di Giurisprudenza sita in via Zamboni 22, si terrà il convegno dal titolo “Impresa e Regole I° incontro di studi: le Imprese operanti nel mondo della moda”.

Nel corso dell’incontro il tema della vendita e della distribuzione on-line dei prodotti made in Italy sarà discusso dalla Prof. Giusella Finocchiaro insieme all’Avv. Giorgia Armanni di Furla S.p.a.

Il convegno è organizzato dal Dipartimento di Scienze Giuridiche e dalla Scuola di Giurisprudenza, con l’organizzazione Scientifica del Prof. Luigi Balestra e del Prof. Riccardo Campione.

L’evento è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Bologna (n. 3 C.F.) .) e dall’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bologna (n. 4 C.F.).

Si consiglia l’iscrizione, inviando una e.mail alla Dott.ssa Carlotta Ippoliti: carlotta.ippoliti@unibo.it

QUI è possibile visualizzare la locandina e programma dell’evento.

red-questionEletta a parola inglese dell’anno 2016, la cosiddetta post-truth (post-verità) rimanda ad un concetto apparentemente nuovo. Il termine si riferisce a circostanze in cui i fatti verificati sono meno efficaci nell’indirizzare l’opinione pubblica rispetto a narrazioni che si reggono sulle emozioni o sulle credenze individuali.

Dopo le prime apparizioni in alcuni articoli del 2015, nel corso del 2016 la parola post-truth ha cessato di essere accompagnata dalla sua definizione ed è divenuta di utilizzo comune nei discorsi di commento politico ed in particolare in quelli relativi al referendum Brexit e alle elezioni presidenziali statunitensi. In Italia è stata spesso citata nei commenti sull’esito del referendum costituzionale.

Detta in termini semplici, secondo molti commentatori l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, l’elezione di Trump e il fallimento del referendum proposto da Renzi sarebbero le conseguenze di un’epoca in cui gli aventi diritto al voto decidono di non credere ai fatti reali a favore di notizie dal forte impatto emozionale. Naturalmente non è possibile stabilire quanto questa decisione sia presa dagli elettori in modo consapevole, ma sembra implicito che il discorso sulla post-truth si riferisca anche e soprattutto a quanti non sono in grado di distinguere tra una fonte di informazione attendibile e una palesemente di parte.

Del tutto prevedibilmente, al cuore dell’allarme troviamo una riflessione sui social network come principali vettori della propagazione incontrollata di notizie false e di propaganda. Sebbene le notizie siano pubblicate e condivise dagli utenti, il ruolo di queste piattaforme sarebbe molto più attivo di quanto si possa presupporre. Su Facebook, ad esempio, la colonna dei “trending feed” incoraggia direttamente la lettura e la condivisione degli articoli più letti sul social network, molti dei quali provenienti da siti inaffidabili contenenti eclatanti notizie false, amplificandone la portata.

Il magazine Buzzfeed ha portato alla luce l’esemplare vicenda di alcuni siti pro-Trump, creati da un gruppo di adolescenti macedoni, che riportavano notizie mirabolanti e totalmente inventate al solo scopo di trarre profitto dalla pubblicità di Google Ad-sense. Calunnie ai danni di Hilary Clinton che hanno generato oltre 140.000 condivisioni da parte di utenti statunitensi.

Dopo la vittoria di Trump si è quindi scatenata una bufera sulla gestione di Facebook, accusato di non voler ammettere le proprie responsabilità sulla formazione dell’opinione pubblica. In risposta alle critiche il 15 dicembre 2016 Mark Zuckerberg ha annunciato il lancio di un sistema di classificazione degli articoli che prevede l’apparizione di un particolare “flag” sulle notizie segnalate come false dagli utenti e da una speciale squadra di “fact-checkers” professionisti.

Tuttavia sono in molti a non voler lasciare alle più grandi piattaforme della rete, i cosiddetti Over The Top, la delega alla discriminazione fra notizie veritiere o meno. Commentatori ed esperti hanno evidenziato il pericolo di lasciare a compagnie private la classificazione dell’accuratezza delle informazioni presenti in rete.

A questo proposito ha destato particolare attenzione l’intervista rilasciata il 30 dicembre 2016 al Financial Times in cui il Presidente dell’Antitust italiana, Giovanni Pitruzzella evidenzia la necessità di organizzare “una rete di organismi nazionali indipendenti capace di identificare e rimuovere le notizie false”. Una sorta di Authority che avrebbe il compito di vigilare sulla verità dell’informazione.

L’idea ha sollevato un certo interesse tra i commentatori ma anche un coro di accuse riguardo ad una supposta volontà di censura da parte delle istituzioni. In Italia l’ex comico e leader politico Beppe Grillo ha definito l’allarme post-truth come “una nuova inquisizione”. Non manca chi, come Riccardo Luna, ex direttore di Wired Italia, chiede di ripensare alle responsabilità del giornalismo di qualità come baluardo contro la dilagante disinformazione, sottolineando che la post verità non è un fenomeno nuovo anche se oggi trova un’enorme amplificazione nella rete e nei social network.

Questo spunto porta tuttavia ad un’ulteriore riflessione. Se è vero che la rete ha amplificato le possibilità di incorrere in notizie false, va anche riconosciuto che la pluralità di fonti informative permette oggi più che mai di poter approfondire le notizie, analizzandole e confrontandole fra loro. Va da sé che occorre una certa capacità di discernimento per farlo, ma è solo nel contesto di una la pluralità di voci che è possibile sviluppare gli strumenti cognitivi utili a discriminare tra una notizia tutto sommato realistica e una bufala sensazionale. Pensare a soluzioni di contenimento e controllo delle notizie potrebbe quindi essere, oltre che di difficile applicazione, persino controproducente.

Sono ancora poche le voci che sottolineano la necessità di aiutare gli elettori presenti e futuri a dotarsi di strumenti intellettuali con cui riconoscere da sé le fonti più attendibili. A prescindere quindi dalle effettive soluzioni pratiche, il solo fatto di parlare pubblicamente di post-truth può costituire un primo passo verso la presa di coscienza di un problema globale che ciascuno di noi può contribuire a limitare in un modo semplice: evitando di condividere notizie non verificate.

Il 10 gennaio 2017 la Commissione ha presentato una proposta di regolamento sulle comunicazioni elettroniche che completa il quadro dell’UE in materia di protezione dei dati.

Il regolamento sulla riservatezza e le comunicazioni elettroniche proposto dalla Commissione garantirà una maggiore tutela della vita privata delle persone e schiuderà nuove opportunità commerciali. Le misure presentate sono volte ad aggiornare le norme attuali, estendendone il campo di applicazione a tutti i fornitori di servizi di comunicazione. Le norme in materia di riservatezza si applicheranno d’ora in poi anche ai nuovi operatori che forniscono servizi di comunicazione elettronica – ad esempio WhatsApp, Facebook Messenger, Skype, Gmail, iMessage, Viber. Sarà quindi aggiornata la vigente direttiva ePrivacy che si applica unicamente agli operatori di telecomunicazioni tradizionali.

L’obiettivo è quello di rafforzare la fiducia e la sicurezza nel mercato unico digitale creando un giusto equilibrio tra elevata protezione dei consumatori e possibilità di innovazione per le imprese. La proposta inoltre prevede che il trattamento dei dati personali ad opera delle istituzioni e degli organismi dell’UE garantisca lo stesso livello di tutela della riservatezza previsto negli Stati membri, così come disposto dal regolamento generale sulla protezione dei dati, e definisce un approccio strategico alle questioni concernenti i trasferimenti internazionali dei dati personali.

La riservatezza sarà garantita non solo per i contenuti delle comunicazioni ma anche per i cosiddetti metadati (ad esempio, l’ora della chiamata e il luogo) che, secondo le norme proposte, dovranno essere anonimizzati o eliminati in caso di mancato consenso degli utenti, a meno che non siano necessari, ad esempio per la fatturazione. Una volta ottenuto il consenso al trattamento dei dati relativi alle comunicazioni (contenuti e/o metadati), gli operatori di telecomunicazioni tradizionali avranno maggiori opportunità di utilizzare i dati e fornire servizi aggiuntivi.

È prevista la semplificazione della cosiddetta “legge sui cookie”, che ha causato una proliferazione di richieste di consenso per gli utenti. La proposta chiarisce che il consenso non è necessario per i cookie non intrusivi che migliorano l’esperienza degli utenti (ad esempio, quelli che permettono di ricordare la cronologia del carrello degli acquisti) e nemmeno per i cookie che contano il numero di utenti che visitano un sito web.

Per quanto riguarda lo spamming, la proposta odierna vieta le comunicazioni elettroniche indesiderate, indipendentemente dal mezzo utilizzato, quindi in linea di principio varrà anche per le chiamate telefoniche per le quali gli utenti non hanno dato il consenso al trattamento dei dati. Gli Stati membri possono optare per una soluzione che conferisca ai consumatori il diritto di opporsi alla ricezione delle telefonate a scopo commerciale, per esempio mediante la registrazione del loro numero in un elenco di nominativi da non chiamare. Gli autori delle telefonate a scopo commerciale dovranno mostrare il proprio numero telefonico o utilizzare un prefisso speciale che indichi la natura della chiamata.

In relazione all protezione dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi europei il regolamento proposto punta ad allineare le disposizioni vigenti, che risalgono al 2001, alle nuove norme più stringenti fissate nel regolamento generale del 2016 sulla protezione dei dati.

La comunicazione proposta definisce un approccio strategico ai trasferimenti internazionali di dati personali che agevolerà gli scambi commerciali e promuoverà una migliore cooperazione fra le autorità di contrasto.  La Commissione intende avvalersi dei meccanismi alternativi previsti dalle norme del regolamento generale sulla protezione dei dati e dalla direttiva sulla protezione dei dati nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia al fine di agevolare lo scambio di dati personali con i paesi terzi con i quali non sia possibile giungere a decisioni di adeguatezza.

Con la presentazione delle proposte la Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a lavorare in tempi rapidi e a garantire un processo agevole per l’adozione entro il 25 maggio 2018, data di applicazione del regolamento generale sulla protezione dei dati. L’intento è quello di offrire entro tale data a cittadini e imprese un quadro giuridico pieno e completo in materia di tutela della vita privata e protezione dei dati in Europa.

posted by admin on gennaio 8, 2017

Diritto del lavoro

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Dal primo gennaio in Francia è in vigore la legge sul “diritto di disconnessione” che punta a bandire le email di lavoro al di fuori dell’orario lavorativo.

Ideata per contrastare la diffusione dello stress correlato al controllo compulsivo delle email, la nuova norma impone a tutte le aziende con più di 50 dipendenti di dare il via a negoziazioni per definire le modalità con cui i garantire ai lavoratori il diritto di ignorare i loro smartphone.

Come è noto, infatti, l’attività di  risposta alle email al di fuori dell’orario lavorativo solitamente non viene considerata lavoro straordinario e pertanto non è retribuita. Inoltre, la disponibilità fuori orario è oggi considerata “un dovere” da molti datori di lavoro. Per questo la legge obbliga le aziende a stabilire un accordo con i dipendenti nel quale siano espressamente indicati gli orari entro i quali sono tenuti a rispondere alle comunicazioni provenienti dall’ufficio. Le nuove regole puntano a tutelare anche le professioni digitali che lavorano in remoto e che quindi sono più esposte a chiamate fuor orario.

La norma è stata introdotta dal Ministro del Lavoro francese dopo un’indagine sull’impatto sulla salute del flusso ininterrotto di informazioni digitali legati all’ambiente di lavoro. L’utilizzo eccessivo di dispositivi digitali grazie ai quali gli impiegati sono reperibili a qualunque ora è considerato responsabile di diversi disturbi tra cui “burnout” , insonnia e problemi relazionali.

Alcune multinazionali con sede in Francia hanno già reso noto che stanno già applicando soluzioni innovative quali il “coprifuoco” sulle comunicazioni serali” o sistemi di cancellazione automatica delle email inviate a colleghi in ferie o non operativi.

processo_digitaleDal 1° gennaio 2017 la presentazione di ricorsi al Tar e Consiglio di Stato e la relativa acquisizione da parte delle cancellerie potrà essere effettuata esclusivamente per via telematica.

Il Processo Amministrativo Telematico (PAT) si applica ai nuovi ricorsi, in primo o in secondo grado, mentre ai ricorsi depositati anteriormente al 2017, continuano ad applicarsi, fino all’esaurimento del grado di giudizio nel quale sono pendenti alla data stessa, le precedenti norme.

Dopo molti rinvii entra in vigore il sistema digitale anche se bisognerà aspettare fino a gennaio del 2018 per l’abbandono definitivo della carta. Di qui a un anno infatti la copia online sarà affiancata da quella cartacea di cortesia. La modalità cartacea resta inoltre in vigore per le cause già in corso.

Per gestire il nuovo assetto è stata creata la Direzione generale di Informatica e Statistica, una struttura formata da 53 addetti (tre dirigenti e 50 funzionari) e un help desk dedicato per fornire assistenza agli avvocati. Inoltre, presso ogni Tar è prevista una postazione che consentirà di presentare il ricorso telematico in loco a coloro che decidono di non farsi assistere da avvocati durante i procedimenti e non sono dotati degli strumenti informatici per procedere autonomamente con la presentazione dei ricorsi, che devono essere obbligatoriamente inviati via Pec e firmati con firma digitale (procedura obbligatoria per la sottoscrizione dei nuovi atti).

Ulteriori informazioni sulla pagina delle FAQ del sito istituzionale dedicato all Giustizia Amministrativa.