Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on febbraio 22, 2012

Miscellanee

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Con un comunicato stampa la RAI ha precisato di non aver mai richiesto il pagamento del canone TV per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone.

Secondo quanto si apprende, la lettera di richiesta di pagamento inviata alle aziende dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso  imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più televisori.

La direzione di Viale Mazzini sottolinea che l’ applicazione del tributo in Italia è quindi limitata ad “una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster, che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone”.

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posted by admin on febbraio 20, 2012

Miscellanee

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Cresce in rete la protesta contro la richiesta del pagamento del canone RAI anche ad imprese e liberi professionisti per il possesso di un computer dotato di connessione ad Internet.

L’applicazione della tassa anche sui dispositivi digitali seguirebbe la generica prescrizione contenuta nel regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246 che prescrive che  “chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento dei canone di abbonamento”.

Nonostante la datata normativa, solo dall’inizio di questo febbraio la RAI ha iniziato ad inviare lettere di sollecito anche alle aziende e agli studi professionali in cui richiede il pagamento della tassa per la detenzione di “uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti”.

Sebbene diverse associazioni di consumatori ed imprese abbiano da giorni sollevato la questione, è stato solo in seguito alla diffusione dello spot relativo al nuovo obbligo che gli utenti hanno dato il via alla protesta online. In particolare su Twitter l’argomento ha raggiunto velocemente il primo posto dei trending topics, i temi più discussi sul social network.

Secondo la maggioranza dei contestatori, l’imposizione della tassa risulterebbe particolarmente “assurda” in quanto la diffusione di strumenti digitali in grado di ricevere lo streaming televisivo è molto ampia (si pensi ai tablet, pc, smartphone, monitor, consolle per videogiochi…) mentre l’utilizzo effettivo di tali apparecchi per l’intrattenimento televisivo è in generale limitato, e in particolare quasi nullo sui luoghi di lavoro e nelle aziende.

Si contesta inoltre l’applicazione di una normativa fiscale obsoleta, risalente addirittura al 1938, che risulta particolarmente paradossale se confrontata con le recenti trasformazioni tecnologiche proprie della convergenza mediatica.

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googleGoogle e altre compagnie di pubblicità online avrebbero monitorato i movimenti degli utenti del browser della Apple Safari, ignorando le opzioni restrittive sulla privacy scelte dagli stessi utenti. La notizia proviene dal Wall Street Journal.

Secondo quanto si legge in un articolo pubblicato oggi, Google e altre compagnie quali la Vibrant Media Inc., il WPP PLC’s Media Innovation Group LLC e la Gannett Co.’s PointRoll Inc. grazie ad uno speciale codice informatico sarebbero riuscite ad aggirare i blocchi di Safari, il web browser più usato nella connettività mobile.

La scoperta sarebbe stata fatta da un ricercatore di Stanford e confermata da un tecnico informatico del quotidiano che ha rilevato la installazione dei tracker di Google su browser settati per evitare ogni monitoraggio.

Secondo l’articolo Google avrebbe rimosso il tracker dopo aver parlato con i giornalisti del Wall Street Journal.

Un portavoce di Mountain View ha fornito alla stampa internazionale una veloce smentita: ‘“Il Wsj ha mal descritto quanto è successo, questi cookie non raccolgono dati personali. Abbiamo usato una funzionalita’ conosciuta di Safari per offrire agli utenti Google loggati nel loro account funzioni da loro stessi abilitate. Non avevamo previsto che potesse succedere, abbiamo cominciato a rimuovere i cookie’”.

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posted by admin on febbraio 16, 2012

Responsabilità dei provider

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I gestori di social network non possono essere costretti ad applicare filtri per prevenire l’utilizzo illecito, da parte degli utenti, di opere musicali e audiovisive.

È quanto ha recentemente stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata a pronunciarsi in una causa che vedeva contrapposta la SABAM, società belga di gestione dei diritti di autori, compositori ed editori, e il social network Netlog.

La SABAM lamentava il fatto che Netlog consentisse ai suoi utenti di condividere opere musicali e audiovisive del repertorio della SABAM senza versare un compenso e senza autorizzazione. La società aveva dunque chiesto al presidente del Tribunale di primo grado di Bruxelles, che venisse ordinato alla Netlog di cessare immediatamente qualsiasi messa a disposizione illecita delle opere musicali del repertorio della SABAM, a pena di una sanzione pecuniaria di 1 000 euro per ogni giorno di ritardo.

La Netlog aveva sostenuto che, se accolta, la richiesta della SABAM avrebbe comportato per il social network un obbligo generale di sorveglianza, vietato dalla direttiva sul commercio elettronico.

La Corte di Giustizia Europea, interpellata dal Tribunale di Bruxelles a riguardo, ha accolto la tesi di Netlog.

L’ingiunzione richiesta dalla SEBAM  implicherebbe infatti una sorveglianza sulla maggior parte delle informazioni memorizzate presso il prestatore di servizi di hosting coinvolto. Tale sorveglianza dovrebbe essere illimitata nel tempo e riguardare qualsiasi futura violazione, anche di opere che non sono state ancora create. Un’ingiunzione di questo genere causerebbe, quindi, una grave violazione della libertà di impresa della Netlog, poiché l’obbligherebbe a predisporre un sistema informatico complesso, costoso, permanente e unicamente a sue spese. L’ingiunzione andrebbe inoltre a colpire anche il diritto alla tutela dei dati personali degli utenti di Netlog e la loro libertà di ricevere o di comunicare informazioni.

Un simile obbligo non rispetterebbe il divieto di imporre a detto gestore un obbligo generale di
sorveglianza, né l’esigenza di garantire il giusto equilibrio tra la tutela del diritto d’autore, da un
lato, e la libertà d’impresa, il diritto alla protezione dei dati personali e la libertà di ricevere o
comunicare informazioni, dall’altro

Riassumendo, la richiesta della SEBAM non rispetterebbe il divieto di imporre al gestore un obbligo generale di sorveglianza, né l’esigenza di garantire il giusto equilibrio tra la tutela del diritto d’autore, da un lato, e la libertà d’impresa, il diritto alla protezione dei dati personali e la libertà di ricevere o comunicare informazioni, dall’altro.

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posted by admin on febbraio 13, 2012

Computer Crimes

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Le giornata di manifestazioni e scontri del 12 febbraio in Grecia è stata seguita oggi da un’offensiva virtuale da parte di Anonymous verso i principali siti istituzionali del paese.

Ad una settimana dall’attacco al sito del Ministero di Giustizia greco, sferrato in protesta della firma della Grecia al trattato ACTA, il gruppo attivista della rete Anonymous si è unito ai disordini di Atene oscurando i più importanti siti governativi, fra cui quello del Primo Ministro, della Polizia Nazionale, del Ministero della Finanza, del parlamento, del ministro della finanza Evangelos Venizelos, nonché di una delle principali emittenze televisive nazionali.

Il gruppo hacker si è così allineato con i manifestanti scesi in piazza contro la risoluzione parlamentare che il 12 febbraio ha approvato le nuove misure di austerity necessarie per ottenere la seconda tranche di aiuti dall’Europa e l’Fmi ed evitare così il fallimento.

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posted by admin on febbraio 7, 2012

Diffamazione

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Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affermato l’obbligo di offuscare i volti dei mendicanti nelle foto a corredo di articoli che parlano di piaghe sociali.

È stato così rinviato a nuovo esame il caso di una una donna rumena che ha accusato di diffamazione un giornale trentino per aver pubblicato una sua foto accompagnata dalla didascalia “una questuante all’opera nel centro storico di trento“. La foto accompagnava un articolo dal titolo “I trentini e il pacchetto sicurezza” in cui erano riportate le opinioni di alcuni cittadini di Trento sull’utilità di istituire ronde cittadine per prevenire e scoraggiare alcuni fenomeni quali la prostituzione, il vandalismo e l’accattonaggio.

La sentenza del Tribunale di Bolzano aveva stabilito che nessuna valenza diffamatoria poteva essere riconosciuta nel semplice accostamento tra il testo e una fotografia neutra, che serviva solo a richiamare l’attenzione sul tema dell’articolo.

La Cassazione ha tuttavia ritenuto tale motivazione non priva di vizi logici. Infatti, dal momento che la coscienza comune pone i mendicanti in uno dei gradini più bassi della scala sociale, è naturale che chi si trova costretto dalle necessità della vita a chiedere l’elemosina si senta mortificato e umiliato nell’essere additato come mendicante.

Inoltre la Corte ha evidenziato che in un passo dell’articolo incriminato veniva precisata la correlazione tra l’accattonaggio del centro di Trento e un’organizzazione malavitosa le cui fila erano tenute fuori provincia. Il giudizio negativo del giornalista sul fenomeno risultava quindi evidente e per tale ragione la fotografia non poteva considerarsi neutra dal momento che, secondo la Corte, il lettore era portato ad identificare la persona ritratta con uno dei problemi da eliminare per garantire una pacifica vita cittadina.

I giudici della Cassazione hanno voluto inoltre ricordare che quando per esigenze di cronaca si mostrano immagini di persone coinvolte in fenomeni sui quali grava un pesante giudizio negativo , al fine di evitare che si crei un collegamento tra il fenomeno ed una specifica persona fisica è pratica comune e corretta offuscare l’immagine.

Il caso è stato quindi rinviato per un nuovo esame al Tribunale di Bolzano.

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Con sei emendamenti soppressivi la Camera ha eliminato dalla Legge Comunitaria 2011 l’emendamento che era stata definito dalla stampa come il SOPA italiano.

La proposta normativa, presentata dall’on.Fava (Lega Nord),  imponeva agli hosting provider la cancellazione di contenuti dal web su semplice richiesta di una delle parti interessate, senza alcun accertamento da parte dell’Autorità giudiziaria o amministrativa.

Il SOPA Italiano a è stato cassato trasversalmente dalla Camera, con l’approvazione di sei identici emendamenti soppressivi presentati da Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc. Gli emendamenti sono passati con 365 voti a favore, 57 contrari e 14 astensioni.

Grande soddisfazione è stata espressa dalle associazioni per i diritti digitali dei cittadini, in particolare da Agorà Digitale, in prima linea nella protesta contro l’emendamento Fava. Loca Nicotra, presidente di Agorà Digitale, ha commentato la notizia sul blog dell’associazione: “Il voto di oggi conferma innazitutto le nuove importanti ed efficaci possibilità di mobilitazione che la Rete affida ai cittadini, sempre più determinati a far valere i propri diritti interagendo e se necessario contestando direttamente i propri rappresentanti. Ma è anche il segno che esiste una piccola pattuglia trasversale di parlamentari determinati a difendere i valori di una rete libera e aperta.”

La soppressione dell’emendamento Fava è stata invece accolta con una certa delusione dai principali rappresentanti dell’industria dell’intrattenimento italiana. Il presidente di Confindustria Cultura Italia Marco Polillo ha parlato di “un’occasione persa per contrastare la pirateria”, mentre il presidente del FIMI, Enzo Mazza ha sottolineato come la bocciatura del SOPA italiano rappresenti “una vittoria per Megaupload e The Pirate Bay”.

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posted by admin on febbraio 3, 2012

Libertà di Internet

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Twitter-KOUn portavoce ufficiale di Twitter ha recentemente annunciato che il social network inizierà a cancellare i messaggi degli utenti su base nazionale qualora sia richiesto dalle autorità governative, i messaggi tuttavia saranno ancora visualizzabili nel resto del mondo.

La novità tecnica risiede nel fatto che fino ad oggi la rimozione di un messaggio di Twitter era possibile solo su scala globale, mentre ora la censura è applicabile alle singole reti nazionali.

Nel menzionare alcuni paesi in cui i “tweet” degli utenti potrebbero venire censurati il portavoce di Twitter ha citato, sorprendentemente, due paesi europei, la Germania e la Francia, dove è in vigore il divieto di pubblicare messaggi di incitamento al nazismo. In altri paesi dove la libertà di espressione è fortemente censurata, invece, Twitter non esisterà del tutto,.

Il portavoce del social network ha comunque assicurato che i messaggi verranno eliminati solo dietro segnalazione esterna, caso per caso, ed informando l’utente sul motivo della cancellazione.

(CNN) — Online social networking site Twitter said Thursday it will begin deleting users’ tweets in countries that require it — but it will still keep those deleted tweets visible to the rest of the world.

The move is significant because, until now, the only way Twitter could comply with countries’ limits was to remove the content globally.

Twitter said it will now delete tweets only “reactively” and on a case-by-case basis and will let the affected user know why the content is being withheld.

“We hold freedom of expression in high esteem and work hard not to remove Tweets,” Twitter spokeswoman Jodi Olson wrote in an e-mail to CNN.

“And just to be clear, this is not a change in philosophy and there are still countries to which we will not go,” she said.

Twitter to delete posts if countries ask

Michelle Obama launches Twitter account

As examples of countries where tweets may have to be restricted, Twitter mentioned Germany and France, which ban pro-Nazi content. Twitter will operate in those countries while censoring pro-Nazi tweets, for example.

But some countries are so restrictive with freedom of expression that Twitter can’t exist there at all, the company said.

“One of our core values as a company is to defend and respect each user’s voice,” Twitter wrote in a blog entry Thursday. “We try to keep content up wherever and whenever we can, and we will be transparent with users when we can’t. The Tweets must continue to flow.”

But one observer said the move is blatant censorship.

“There’s no way around that. But alas, Twitter is not above the law,” according to Jillian York, the director for international freedom of expression at the Electronic Frontier Foundation, which defends free speech and privacy online.

York said she acknowledges that Twitter, like other companies hosting user-generated content, has at some point faced a government order or request to take down content.

“Twitter has two options in the event of a request: fail to comply, and risk being blocked by the government in question, or comply (read: censor). And if they have ‘boots on the ground,’ so to speak, in the country in question? No choice,” she wrote.

The company is simply “doing its best in a tough situation,” she said.

(CNN) — Online social networking site Twitter said Thursday it will begin deleting users’ tweets in countries that require it — but it will still keep those deleted tweets visible to the rest of the world.

The move is significant because, until now, the only way Twitter could comply with countries’ limits was to remove the content globally.

Twitter said it will now delete tweets only “reactively” and on a case-by-case basis and will let the affected user know why the content is being withheld.

“We hold freedom of expression in high esteem and work hard not to remove Tweets,” Twitter spokeswoman Jodi Olson wrote in an e-mail to CNN.

“And just to be clear, this is not a change in philosophy and there are still countries to which we will not go,” she said.

Twitter to delete posts if countries ask

Michelle Obama launches Twitter account

As examples of countries where tweets may have to be restricted, Twitter mentioned Germany and France, which ban pro-Nazi content. Twitter will operate in those countries while censoring pro-Nazi tweets, for example.

But some countries are so restrictive with freedom of expression that Twitter can’t exist there at all, the company said.

“One of our core values as a company is to defend and respect each user’s voice,” Twitter wrote in a blog entry Thursday. “We try to keep content up wherever and whenever we can, and we will be transparent with users when we can’t. The Tweets must continue to flow.”

But one observer said the move is blatant censorship.

“There’s no way around that. But alas, Twitter is not above the law,” according to Jillian York, the director for international freedom of expression at the Electronic Frontier Foundation, which defends free speech and privacy online.

York said she acknowledges that Twitter, like other companies hosting user-generated content, has at some point faced a government order or request to take down content.

“Twitter has two options in the event of a request: fail to comply, and risk being blocked by the government in question, or comply (read: censor). And if they have ‘boots on the ground,’ so to speak, in the country in question? No choice,” she wrote.

The company is simply “doing its best in a tough situation,” she said.

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Dato il crescente interesse sul tema delle firme elettroniche, vi proponiamo l’articolo della Prof. Avv. Giusella Finocchiaro “Ancora novità legislative in materia di documento informatico: le recenti modifiche al Codice dell’amministrazione digitale”, pubblicato sul periodico giuridico Contratto ed Impresa, n.2, 2011.

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Il decreto legge sulle cosiddette “semplificazioni” è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nella giornata di venerdì ed è ancora in attesa della firma del Presidente della Repubblica, cui seguirà la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Solo all’atto della pubblicazione del testo “ufficiale” in Gazzetta sarà possibile esprimersi con ragionevole certezza sull’effettivo impatto del provvedimento.

Per ragioni di completezza, è necessario comunque sottolineare che il decreto legge è uno strumento dotato di una efficacia temporale limitata a soli sessanta giorni, nel corso dei quali le disposizioni ivi contenute debbono essere convertite in legge. Prima della effettiva conversione, è dunque possibile che il contenuto possa subire ulteriori modifiche.

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