Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato all’autore di un blog di rendere non identificabili i minorenni coinvolti nelle vicende pubblicate.

Al pari dei giornalisti, anche i blogger sono tenuti a rispettare la normativa sulla privacy e il codice deontologico dei giornalisti, in particolare per quanto riguarda i diritti dei minori. La normativa sulla privacy riconosce infatti specifiche garanzie e cautele ai trattamenti di dati effettuati per finalità giornalistiche o equiparate, tra cui rientra anche la gestione di un blog.

È quanto ha affermato il Garante privacy in un provvedimento che accoglie il ricorso di una donna che lamentava la diffusione online, sul blog dell’ex coniuge , di nomi, cognomi, date e situazioni strettamente personali riferite a lei e alle figlie minorenni.

L’Authority ha ordinato al blogger di rendere anonimi i dati identificativi delle persone citate, incluse le iniziali dei nomi di battesimo sottolineando che le informazioni e dati personali possono essere riportati anche senza consenso degli interessati, purché si rispettino i diritti e le libertà fondamentali delle persone e le regole del codice deontologico dei giornalisti.

Com’è noto, il Codice tutela i minori prescrivendo di omettere la pubblicazione delle generalità o altri dettagli che li rendano identificabili.

Nel caso specifico tale accorgimento garantirà alle minori la necessaria tutela della loro identità, considerate le ripercussioni psicologiche e relazionali che possono derivare dalla diffusione online della loro vicenda familiare, e nello steso tempo permetterà al blogger di poter esprimere, in modo giuridicamente corretto, le opinioni personali sulla propria esperienza di vita.

posted by admin on ottobre 24, 2013

Eventi

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La Fondazione Piero Calamandrei in collaborazione con l’Università Statale di Milano e l’Università degli studi di Milano-Bicocca Abbiamo organizza un incontro di studio dal titolo “Anonimato, diritti della persona e responsabilità in rete”.

Nel corso dell’incontro, dedicato ad approfondimenti sulle tematiche relative ai contributi anonimi pubblicati su Internet, Giusella Finocchiaro interverrà alle 15 con una relazione sul tema di grande attualità della responsabilità civile di terzi per gli scritti anonimi in rete.

La giornata di studi si terrà lunedì 11 novembre 2013 dalle 10.00 -alle 18.00 presso la Sala Crociera Alta della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Milano, Via Festa del Perdono 7.

L’evento è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Milano per 6 crediti formativi.

Il programma con le informazioni per l’iscrizione è disponibile QUI.

posted by admin on novembre 12, 2012

Libertà di Internet, anonimato

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Nuovo stop per la Proposition 35, il disegno di legge californiano che prevede una sorveglianza speciale sulle attività online di cittadini condannati per traffico di esseri umani per sfruttamento sessuale.

La proposta normativa, oggetto di un referendum popolare lo scorso 6 novembre, imporrebbe ai condannati l’obbligo di registrare presso le autorità statali alcuni dati identificativi utili a tracciare l’attività in rete, quali gli username, gli indirizzi email e l’ISP di riferimento. I condannati sarebbero inoltre tenuti ad informare la polizia ogni qualvolta lasciassero un commento su di un sito web.

Il referendum sulla proposta ha avuto un esito senza precedenti con l’approvazione della legge da parte dell’81% dei votanti.

Tuttavia, quella che sembrava dover essere una legge plebiscitaria ha sollevato invece molte polemiche e la ferma opposizione di alcuni gruppi per la protezione dei diritti civili, tra cui la Electronic Frontier Foundation (EFF) e American Civil Liberties Union (ACLU), che hanno avviato un ricorso contro la conversione in legge.

Il ricorso si basa sulla presunta incostituzionalità della Proposition 35 che, nel proibire il diritto all’anonimato dei condannati violerebbe il primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti. “Fortunatamente la nostra costituzione si applica a tutti i cittadini” avrebbe dichiarato il legale dell’ALCU “ed è percoloso per una democrazia affermare che un diritto costituzionale non vale per alcuni reietti”.

Secondo la EFF, la Proposition 35 consente al governo il monitoraggio degli account online, ma non salvaguarda i diritti civili e la privacy. Inoltre, la proposta non chiarisce a chi dovrebbe essere riconosciuta la competenza di un controllo accurato delle liste degli account online, e manifesta una certa vaghezza intorno l’utilizzo dei dati disponibili.

Al fine di verificare la costituzionalità della proposta, il giudice Thelton Henderson ne ha quindi temporaneamente bloccato l’entrata in vigore del provvedimento, attualmente in attesa di giudizio formale, fissando l’udienza per i riccorenti al 20 novembre 2012.

FacebookHanno attirato l’attenzione internazionale le recenti dichiarazioni della direttrice marketing di Facebook, sorella del CEO Mark Zuckerberg.

Intervenuta ad una tavola rotonda sul “cyber-bullismo” organizzata dalla rivista Marie Claire, Randi Zuckerberg si è pronunciata contro l’anonimato online, sostenendo che i cittadini della rete si comporterebbero molto meglio se ogni loro azione fosse correlata dal loro reale nome in evidenza. Secondo la direttrice marketing, sarebbe questo il motivo per cui Facebook richiede espressamente il nome, il cognome e l’indirizzo email reali dei loro iscritti. “Credo che l’anonimato su Internet debba scomparire”, ha specificato.

Le parole di Randi Zuckerberg richiamano le dichiarazioni del CEO di Google Eric Schmidt che alcuni mesi fa aveva definito l’anonimato in rete come “un pericolo”, aggiungendo che i governi si troveranno presto nella condizione di doverlo vietare.

Naturalmente questo genere di proposte trova fieri oppositori in quanti sostengono che l’anonimato è fondamentale per la libertà di espressione in rete. Sono molte infatti le occasioni in cui l’anonimato costituisce una protezione per i cittadini, come ad esempio nel caso di dichiarazioni di dissidenti politici o di persone vittime di abusi. Per questo motivo l’anonimato è anche alla base di molti portali di condivisione di notizie, basti pensare a Wikileaks, grazie ai quali sono venuti alla luce crimini e scandali.



imagesCome è noto, l’evolversi delle tecnologie propone costantemente nuovi aspetti socialmente controversi, in particolare per quel che riguarda la privacy.

Già da tempo la geolocalizzazione operata dai navigatori gps ha posto il problema della gestione dei dati sugli spostamenti nel territorio di quanti utilizzano i servizi di navigazione guidata. Un problema che finora era però circoscritto all’uso dei dati, e soprattutto all’eventuale cessione a terze parti, da parte delle società fornitrici del servizio.

Oggi i dati sulla localizzazione da remoto degli spostamenti fisici degli individui si sono moltiplicati grazie agli smartphone con sistema gps integrato. Sono così fioriti giochi online e social network che, come Foursquare, si basano sulla condivisione delle informazioni di geolocalizzazione degli utenti.

Tuttavia, anche gli utenti degli smartphone che non utilizzano questi passatempo potrebbero involontariamente condividere in rete informazioni sulla loro posizione sul territorio.

Un recente articolo apparso su Repubblica riporta con un certo allarme il problema della geolocalizzazione contenuta nelle foto scattate con i telefonini di ultima generazione. Pare infatti che ogni immagine pubblicata online con uno smartphone porti nel suo corredo di metadati, l’informazione aggiuntiva delle coordinate di longitudine e latitudine del luogo della foto.

In questo modo, qualunque utente della rete è in grado di risalire all’ora e al luogo in cui si trova chi ha postato l’immagine dal proprio telefonino. Una possibilità che naturalmente fa pensare subito all’uso criminoso che si può fare di questo genere di informazioni: dallo stalking al furto con scasso in una casa che si sa essere vuota.

Proprio per mettere in guardia da queste eventualità sono sorti alcuni siti dai nomi eloquenti, please rob me (per favore derubami) e I can stalk u (posso perseguitarti), che spiegano come disattivare la funzione automatica di geotagging delle foto fatte con gli smartphone.

Tuttavia è bene segnalare che la possibilità di essere localizzati attraverso la rete non si esaurisce con il corretto settaggio delle foto degli smartphone. Ogni indirizzo IP contiene infatti le informazioni necessarie per determinare il luogo da cui ci si sta connettendo, ed esistono già molti siti che offrono la localizzazione su una mappa di un numero di IP.

Nell’attesa di una regolamentazione specifica, pare che ad oggi l’unico modo per impedire di essere geolocalizzati da terze parti  sia la navigazione anonima.

pirate-ispIl Partito Pirata svedese ha annunciato il lancio di Pirate ISP, il nuovo servizio di fornitura  anonima di connettività ad internet che sarà presto disponibile per i cittadini svedesi.

Un’intervista di TorrentFreak a Gustav Nipe, studente di economia e membro del Partito Pirata, spiega che Pirate ISP sarà un provider in linea con i princìpi del partito, primo fra tutti il diritto alla privacy e all’anonimato. Gli utenti del servizio potranno navigare anonimamente in rete grazie al supporto operativo di ViaEuropa, la società nota per aver creato IPREDator anonimity service.

Il Beta test del nuovo fornitore di connettività è partito lunedì 19 Luglio nella città di Lund su un campione di 100 abitanti. Le previsioni di espansione per ora sono limitate alla conquista del 5% del mercato di Lund. Gustav Nipe, che è diventato CEO di Pirate ISP,  confida che presto il servizio possa estendersi in altre località svedesi. Nel frattempo si augura che l’iniziativa possa stimolare la competizione degli altri provider sul piano della privacy.

Durante la Hacknight Conference, Nipe ha anche annunciato che il Pirate ISP non permetterà al governo il monitoraggio degli utenti. Per impedirlo, il servizio non archivierà i log di accesso.

Naturalmente l’idea non piace a Henrik Pontén dell’autorità anti-pirateria svedese, che ha tagliato corto: “Quando la polizia busserà alla loro porta, saranno costretti a rilasciare le informazioni“.

Tuttavia, se davvero il Pirate ISP non registrerà alcun log, la questione potrebbe farsi più complessa.


posted by admin on marzo 16, 2010

Libertà di Internet

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picture-6Il nome deriva da “wiki“, parola hawaiiana che oggi ha preso il significato di “sito a collaborazione aperta” (es. wikipedia), e “leak” che in inglese significa “fuga di notizie”. Wikileaks è un sito che pubblica materiale riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale, fornito da fonti coperte da anonimato.

Gli stessi fondatori del sito e lo staff che ci lavora sono anonimi. Wikipedia riferisce che Wikileaks è curato da dissidenti del governo cinese, scienziati, attivisti, giornalisti. Il materiale presente sul sito comunque arriva da ogni parte del mondo ed è inviato da privati cittadini che vogliono portare alla luce comportamenti non etici di governi e aziende. Secondo Wikipedia nel 2007 Wikileaks ha pubblicato una cospicua documentazione, anche di grosso impatto per i media: “si va da materiale sull’equipaggiamento militare nella guerra in Afghanistan fino a rivelazioni sulla corruzione in Kenya. La gestione del campo di Guantanamo è uno dei casi più celebri venuti alla conoscenza del grande pubblico grazie a Wikileaks“.

Ed è proprio su Wikileaks che una fonte anonima ha pubblicato un recente report di 32 pagine stilato dal Centro di Counterintelligence dell’Esercito Americano, all’interno del Programma di Analisi del Department of Defense Intelligence, che punta il dito contro la stessa Wikileaks presentandola come una “minaccia per l’esercito degli Stati Uniti” che pubblica materiale potenzialmente utilizzabile per attaccare le truppe militari americane.

Il rapporto confidenziale, su cui non è ovviamente possibile fare una verifica, dichiara che  Wikileaks “potrebbe essere una risorsa per lo spionaggio e i servizi di sicurezza stranieri, le forze militari estere, i rivoltosi e i gruppi di terroristi nella raccolta di informazioni o nella progettazione di attacchi contro le forze militari U.S.A., sia dentro che fuori dagli Stati Uniti“.

Pubblicato dalla Sunshine Press, Wikileaks ha ricevuto un riconoscimento da Amnesty International ed è stato internazionalmente lodato per offrire uno spazio ai dissidenti politici nel quale denunciare corruzione e reclamare trasparenza. L’editore capo della Sunshine Press Julian Assange e il Dipartimento della Difesa Americano non hanno ancora commentato la pubblicazione del documento.


posted by admin on settembre 4, 2009

Portfolio

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Ecco una selezione di articoli per la settimana appena trascorsa:

  • La posizione di Dan Gillmor sull’anonimato in rete: non dare il proprio nome significa avere meno credibilità [The Guardian]
  • Un giudice tedesco condanna Google per la scarsa trasparenza dei suoi termini di servizio [Punto Informatico]
  • Flickr ammorbidisce le proprie policy in materia di violazione del copyright sulle immagini [CNet]
  • Continuano le polemiche intorno alla PEC [Cronache dell'Egovernment]
  • USA: i motori di ricerca non sono tenuti a tutelare la reputazione delle persone [Punto Informatico]