Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on febbraio 13, 2012

Computer Crimes

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Le giornata di manifestazioni e scontri del 12 febbraio in Grecia è stata seguita oggi da un’offensiva virtuale da parte di Anonymous verso i principali siti istituzionali del paese.

Ad una settimana dall’attacco al sito del Ministero di Giustizia greco, sferrato in protesta della firma della Grecia al trattato ACTA, il gruppo attivista della rete Anonymous si è unito ai disordini di Atene oscurando i più importanti siti governativi, fra cui quello del Primo Ministro, della Polizia Nazionale, del Ministero della Finanza, del parlamento, del ministro della finanza Evangelos Venizelos, nonché di una delle principali emittenze televisive nazionali.

Il gruppo hacker si è così allineato con i manifestanti scesi in piazza contro la risoluzione parlamentare che il 12 febbraio ha approvato le nuove misure di austerity necessarie per ottenere la seconda tranche di aiuti dall’Europa e l’Fmi ed evitare così il fallimento.

account-premium-megaupload-fileserve-hotfile-gratis-freeUna recente operazione dell’FBI, in collaborazione con forze dell’ordine internazionali, ha portato alla chiusura del potrtale Megaupload.com e all’arresto di 7 persone accusate di aver gestito un’organizzazione criminale internazionale responsabile di aver distribuito illegalmente in tutto in mondo un’enorme quantità di materiale protetto da copyright attraverso il sito di condivisione file Megaupload.com e altri siti ad esso collegati.

La notizia, annunciata dall’FBI e dal Dipartimento di Giustizia americano, ha fatto in poche ore il giro del web grazie ad un tam-tam mediatico senza precedenti. Il portale Megaupload gode infatti di una straordinaria popolarità tra gli utenti della rete, tanto da essere stato annoverato fra i siti più conosciuti al mondo. Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che si tratta della più grande operazione contro la pirateria mai portata a termine dagli Stati Uniti. Secondo le stime degli inqirenti, Megaupload.com aveva accumulato dalla sua fondazione nel 2005 un profitto di oltre 175 milioni di dollari, in gran parte provenienti da guadagni su materiale protetto da copyright pubblicato illegalmente.

Le operazioni di arresto e la chiusura del portale sono state intraprese dopo la condanna emessa il 5 gennaio scorso dal Gran Giurì del Distretto della Virginia per associazione a delinquere in crimine organizzato, associazione a delinquere per violazioni del copyright, riciclaggio di denaro e violazione del diritto d’autore, contro le due società responsabili, la Megaupload Limited e la Vestor Limited, e le 7 persone al loro vertice, tra cui i fondatori, conosciuti come Kim Dotcom e Mathias Ortman.

Dotcom e Ortman, insieme al capo del marketing di Megaupload Finn Batao e al programmatore Bram van der Kolk, sono stati arrestati in Nuova Zelanda e sono ora in custodia cautelare. Altri tre collaboratori, tra cui il graphic designer del sito, sono stati arrestati in Europa nei loro paesi di residenza. L’operazione di cattura internazionale ha coinvolto oltre l’FBI e il Dipartimento di giustizia americano anche le forze dell’ordine di Nuova Zelanda, Germania, Regno Unito, Olanda, Hong Kong, Australia, Canada e Filippine.

La chiusura del portale e l’arresto dei suoi titolari ha creato grande sconcerto in rete. A pochi minuti dalla diffusione della notizia, l’hashtag #megaupload era già al primo posto dei topic più discussi di Twitter, dove per ore si sono succeduti messaggi di protesta contro l’azione dell’FBI. Tra questi anche i messaggi di molti utenti di Megaupload che lamentavano la chiusura forzata del loro account, dove avevano archiviato materiale – legale – personale.

La protesta non si è limitata a Twitter. Sui siti delle principali associazioni per la salvaguarda dei diritti dei cittadini della rete si è levata la protesta a favore della libertà di espressione e contro l’attribuzione di responsabilità al provider di servizi, mentre sui social network molti commenti denunciavano la sproporzione tra le pene previste per  i gestori di Megaupload e quelle, ad esempio, riservati ai condannati per crimini violenti.

L’operazione dell’FBI non è certo passata inosservata agli hacker di Anonymous. Il gruppo ha risposto alla chiusura di Megaupload con un immane attacco DoS ai principali siti istuzionali americani tra cui quello del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI, oltre che ai siti delle grandi compagni dell’Entertainment e delle più attive organizzazioni a favore del copyright come la RIIA (Record Industry Association of America) e la MPAA (Motion Picture Association of America).

L’azione degli hacker è stata, come di consueto, accompagnata da un annuncio su pastebin dove viene esplicitata la correlazione tra la chiusura di Megaupload e l’attacco ai siti americani. L’annuncio è correlato dalla diffusione dei dati personali dei principali esponenti del RIIA.

La portata delle azioni intraprese sia dall’FBI che dagli hacker ha portato molti commentatori a parlare di “prima guerra digitale”. In molti si sono chiesti se non ci sia una correlazione diretta tra questi fatti e la protesta contro il SOPA e il PIPA, di cui abbiamo recentemente parlato.

posted by admin on settembre 15, 2011

Computer Crimes

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L’ondata di notizie degli attacchi informatici da parte del gruppo Anonymous ha riportato all’attenzione internazionale la minaccia degli hacker per le istituzioni governative e per le aziende private.

Per un punto di vista inedito sul tema, segnaliamo ai lettori un discorso recentemente pubblicato sulla piattaforma TED che offre un’interessante riflessione sui profili socio-psicologici degli hacker che mira a suggerire la possibilità di assumerli all’interno delle organizzazioni governative e non.

Il relatore, il giornalista Misha Glenny, è un giornalista e scrittore britannico specializzato in politica internazionale e criminologia.

Ad oggi la relazione è disponibile solo in inglese. Per quanti hanno una maggiore familiarità con l’inglese scritto, la trascrizione integrale del discorso è disponibile su QUESTA PAGINA.

posted by Giulia Giapponesi on settembre 2, 2011

Computer Crimes

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Il gruppo  internazionale di hacker conosciuto come ”Anonymous” è tornato a colpire nei giorni scorsi. Le nuove vittime degli attacchi sarebbero i server DNS di Facebook e dei siti di Apple, Microsoft e Symantec

Il resoconto dettagliato dell’attacco è stato recentemente pubblicato sul sito Pastebin. La rivendicazione è firmata dal gruppo Anonymous dello Sri Lanka.

Il metodo usato per attaccare i siti è denominato “DNS Cache Snoop Poisoning”,  un processo attraverso il quale gli hacker possono inserire degli indirizzi IP falsi nella cache dei DNS servers che risolvono le richieste di indirizzi degli utenti. In questo modo, alla richiesta di un indirizzo web l’utente si trova a visualizzare un sito diverso da quello richiesto. 

Questo genere di attacchi è considerato particolarmente pericoloso perché colpisce il sistema primario di funzionamento del worl wide web.

Non sono ancora stati resi noti comunicati da parte delle società presumibilmente danneggiate.

posted by admin on luglio 27, 2011

Computer Crimes

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A completezza del recente post sull’attacco ai server del CNAIPIC  (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche), segnaliamo la categorica presa di distanza di Anonymous e LulzSec dall’operazione di hackeraggio.

Sul sito di Anonymous Italy è apparso oggi un comunicato in cui i due gruppi di hacker negano ogni coinvolgimento nell’azione. Contrariamente a quanto riportato sulla stampa l’attacco ai server del CNAIP sarebbe da attribuirsi esclusivamente al gruppo autonomo NKWT LOAD.

Anonymous e LulzSec dichiarano inoltre che non sono in possesso dei file sottratti al CNAIPIC, né sono a conoscenza delle tecniche di hackeraggio utilizzate nell’attacco al Centro Anticrimine.

I due gruppi sottolineano infine che non intendono appoggiare l’operato di NKWT LOAD, non potendo in alcun modo verificare l’attendibilità delle gravi accuse di corruzione e spionaggio rivolte da NKWT allo CNAIPIC.




posted by admin on luglio 25, 2011

Computer Crimes

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Registrato un nuovo colpo dei gruppi hacker Anonymous e LulzSec a danni di organizzazioni istituzionali italiane.

L’ultimo attacco coinvolge il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche che sembra essere stato oggetto di una cospicua sottrazione di file rivendicata dagli hacker.

Si tratterebbe di 8 Gigabyte di documenti riguardanti rapporti riservvati tra il Centro e  istituzioni di altri stati tra cui l’Egitto (Ministero dei Trasporti e della Comunicazione), l’Australia (Ministero della Difesa) oltre che alcune importanti aziende energetiche russe e americane (Atomstroyexport, Sibneft, Gazprom, Exxon Mobil).

Secondo la rivendicazione firmata da LulzSec e Anonymous,  il CNAIP, definito un’organizzazione corrotta e amorale, negli anni avrebbe raccolto importanti informazioni da computer sequestrati nel corso di indagini per poi usarle illecitamente “per compiere operazioni illegali con la cooperazione di agenzie di intelligence straniere e varie oligarchie per saziare la loro brama di potere e soldi,anizchè usare i dati ottenuti per facilitare le inchieste/indagini in corso”.

Gli hacker annunciano che i file sottratti saranno pubblicati in rete e diffusi da tutta la comunità di Anonymous e Lulzsec in quella che è chiamano campagna #AntiSec (anti-security), un’azione concertata che prevede l’attacco alla Homeland Security Cyber Operation Unit europea, di cui il CNAIPIC è la rappresentanza italiana

Tra i primi file pubblicati oggi come anteprima risultano documenti contenenti informazioni sulla struttura del Centro Anticrimine, tra cui alcune foto.

Attualmente non sono stati rilasciati commenti ufficiali dalla Polizia Italiana.

Sta crescendo in rete il movimento di protesta contro la delibera dell’Agcom (668/10/CONS) che consentirà, attraverso una procedura veloce e puramente amministrativa, la rimozione dei contenuti online considerati in violazione della legge sul diritto d’autore.

Il provvedimento, che sarà varato il 6 luglio, metterebbe l’Autorità in condizione di applicare sanzioni pecuniarie o il blocco dell’indirizzo IP per i siti web refrattari all’ordine di rimozione. Molti commentatori della rete hanno denunciato il fatto che, con il nuovo provvedimento, l’Agcom diventerà una sorta di “sceriffo della rete” che avrà il potere di rimuovere da internet qualunque contenuto segnalato come in violazione del copyright senza alcun coinvolgimento del sistema giudiziario.

Le manifestazioni di protesta contro il provvedimento hanno assunto forme differenti. Oltre l’intervento dei principali blogger italiani, sono comparse petizioni e video di denuncia. Ieri si è aggiunto anche l’intervento del gruppo hacker Anonymous che ha attaccato il sito dell’Agcom per denunciare il pericolo di censura e limitazione della libertà di internet in Italia.

In una nota resa pubblica lo stesso giorno, l’Agcom ha fatto sapere che “qualsiasi provvedimento in materia di tutela del copyright sarà adottato dopo un procedimento caratterizzato dalla più ampia e interattiva consultazione e dalla massima trasparenza e sarà aperto ai contributi costruttivi di chiunque persegua una linea di disponibilità al democratico confronto”.

posted by admin on giugno 22, 2011

Miscellanee

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È stato recentemente registrato un pesante attacco informatico contro alcuni siti legati alla figura del premier Berlusconi.

A partire dalla sera di martedì 21 giugno, Anonymous, un gruppo internazionale di hacker informatici, ha bersagliato i siti pdl.it, governoberlusconi.it, forzasilvio.it e silvioberlusconifansclub.org, riuscendo nell’intento di renderli inaccessibili.

L’attacco, definito “Operazione Bunga Bunga”, era stato preannunciato nella mattina di venerdì dalla divisione italiana del gruppo ed è stato rivendicato sul sito di Anonymous. Secondo la rivendicazione, l’attacco simbolico andrebbe inteso come un atto di protesta dei cittadini contro l’operato politico e la condotta pubblica di Silvio Berlusconi.

Il gruppo internazionale è già noto per aver recentemente attaccato i siti di Visa, Mastercard e Paypal in occasione del rifiuto da parte di queste aziende di recapitare a Wikileaks le donazioni degli utenti inoltrate attraverso i loro servizi.

La tipologia dei questo genere di attacchi si basa sul tentativo di portare il funzionamento di un sito web al limite delle prestazioni bersagliandolo con migliaia di pacchetti di richieste da parte di una moltitudine di diversi computer. Dietro un attacco ci possono essere quindi molti utenti che operano in concertazione, oppure una botnet, una rete di computer infettati da malware e comandati a distanza, all’insaputa dei loro proprietari.

Sulla scia del successo degli attacchi ai siti legati al premier, nel pomeriggio del 22 giugno Anonymous ha lanciato una nuova operazione che invitava i cittadini a partecipare a un nuovo attacco contro i siti della Camera, del Governo e del Senato italiano. Secondo fonti della Camera pare tuttavia che i siti abbiano finora resistito.

La notizia dell’attacco è stata riportata sui principali quotidiani italiani, molti dei quali hanno pubblicato alcuni stralci del manifesto di rivendicazione di Anonymous.