Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Con la legge firmata dal presidente Barak Obama, i cittadini dei Paesi alleati acquisiranno alcune garanzie della privacy di cui godono quelli americani. Sarà infatti possibile per i cittadini stranieri fare causa al governo americano nel caso i loro dati personali vengano diffusi illegalmente.

La Judicial Redress Act bill, approvata grazie a un largo sostegno delle camere del Congresso, è stata considerata come un gesto che dimostra la volontà di ricostruzione del rapporto di fiducia con gli alleati europei in seguito allo scandalo del datagate, nato dalle rivelazioni Edward Snowden sui controlli di massa operati dalla NSA sugli utenti europei.

Già con l’Us Freedom Act, la legge che ha tolto alla NSA la possibilità di raccogliere e archiviare indistintamente i dati telefonici di milioni di americani, era stato compiuto un primo atto formale per riaffermare il dovere di tutelare i diritti dei cittadini.

Con la Judicial Redress Act bill, il presidente americano mira ora a ripristinare il rapporto di reciproco rispetto tra Europa e Stati Uniti. Obama ha definito la legge una misura chiave per la tutela dei dati dei consumatori che contribuirà a incrementare il mercato del paese.

Molti osservatori hanno accolto la Judicial Redress Act bill come un passo necessario per ristabilire un clima di effettiva collaborazione per la lotta al terrorismo e la condivisione dei dati raccolti dalle rispettive forze di sicurezza e di intelligence.

La scelta di Obama opererebbe anche per il ripristino della collaborazione tra continenti e grandi società tecnologiche, alla luce del partenariato commerciale previsto con l’accordo di libero scambio Ttip, per cui sono previsti nelle prossime settimane nuovi negoziati a Bruxelles.

Durante la cerimonia formale del Judicial Redress Act, Obama si è soffermato sul tema del rapporto tra privacy e sicurezza, dichiarando che opererà per “garantire che anche se proteggiamo la sicurezza del popolo americano, siamo pure consapevoli della privacy che amiamo così tanto”.

Proprio in questi giorni nuovo braccio di ferro sulla privacy tra Apple e governo per lo sblocco di un iPhone nelle indagini sulla strage di San Bernardino sta infatti coinvolgendo l’opinione pubblica statunitense.

“Alcune cose sono difficili, e alcune cose sono giuste, e alcune cose sono entrambe – questa è una di quelle cose”, aveva dichiarato l’ad di Apple, Cook, ribadendo la volontà di impedire azioni del genere, e comunicando l’intenzione parlare direttamente col presidente Obama della questione al fine di condurla “su un percorso migliore”.

Washington starebbe già studiando una nuova proposta di legge per la creazione di una commissione sulla sicurezza digitale, volta a favorire l’approvazione di una nuova legge definitiva in materia di privacy e crittografia entro la fine dell’anno.

posted by admin on dicembre 30, 2015

Miscellanee

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apple_chrome_logoDopo due anni di indagini da parte della procura di Milano e dell’Agenzia delle Entrate si è giunti a una definizione della controversia con la società americana con sede europea in Irlanda.

La vicenda ha avuto origine nel novembre del 2013, quando una perquisizione nella sede milanese della società per ordine della procura di Milano aveva permesso di ricostruire una mappa dettagliata del meccanismo di vendita dei prodotti Apple nella penisola. La multinazionale avrebbe costituito un’architettura societaria a prova di verifica fiscale con al centro la sede Irlandese.

I versamenti al fisco italiano sarebbero stati limitati alle funzioni di supporto al canale di vendita, di assistenza e di servizi accessori, sebbene Apple operasse in Italia con una attività commerciale diretta, per la quale pagava tasse sul territorio irlandese.

Da alcune email, inserite nell’atto di chiusura indagini, si sarebbe appreso che l’attività di Apple Italia non fosse limitata al supporto territoriale di marketing. Stando a quanto riportato da fonti di stampa, al fatturato dichiarato dalla società, compreso tra 30 e 40 milioni di euro l’anno, andrebbe sommato quindi un imponibile evaso stimato oltre un miliardo di euro nel solo biennio 2010-11.

I 318 milioni di euro che saranno versati da Apple riguardano le dichiarazioni dei redditi comprese tra il 2008 e il 2013. La società ha accettato tutti i rilievi delle ispezioni che ha visto impegnati l’Anti-frode, l’Ufficio grandi contribuenti e il ruling delle Entrate.

La Procura di Milano a conclusione dell’inchiesta nel marzo 2015 aveva riscontrato una omissione nei versamenti dell’IRES per 880 milioni di euro e aveva proceduto inoltrando avvisi di garanzia per due manager italiani dell’azienda e per il vertice della società irlandese. La formalizzazione dell’accusa era di omessa dichiarazione dei redditi, punibile con una pena da uno a tre anni. L’accordo ora siglato potrebbe alleggerirne la posizione al momento del rinvio a giudizio.

posted by admin on ottobre 9, 2015

Libertà di Internet

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apple-newsIl servizio di ios9 dedicato alle notizie non sarebbe disponibile per chi attualmente si trova sul territorio cinese

News è una nuova app, per ora disponibile soltanto per gli utenti statunitensi e, in fase test, per quelli australiani e inglesi. Si tratta di un servizio di aggiornamento notizie, che non rimanda ad altri editori presenti sul web, ma offre contenuti che gli utenti possono personalizzare costituendo una lista di preferenze per le informazioni da consultare giornalmente.

Nonostante il servizio preveda la possibilità di leggere notizie personalizzate anche dall’estero, per gli utenti che hanno scaricato l’app e che si trovino attualmente in Cina risulterebbe impossibile ogni suo aggiornamento. Al suo posto sarebbe invece visibile il messaggio di errore: “Impossibile aggiornare adesso. News non è supportato nella vostra attuale posizione”.

Il New York Times, che ha riportato la notizia citando fonti vicine all’azienda, asserisce che la decisione di Apple sia al momento quella di bloccare il servizio per evitare problemi con il governo cinese. La Cina è, dopo gli Stati Uniti, il più grande cliente di Apple, e dato che il servizio in questione porrebbe l’azienda nella scomoda posizione di editore delle notizie, permetterne il funzionamento potrebbe risultare più dannoso sul piano delle relazioni che fruttuoso su quello economico. Cupertino avrebbe perciò deciso di ricorrere a una censura preventiva, pur di non incorrere nella censura cinese.

La soluzione, per quanto provvisoria, ha destato non poche perplessità. Larry Salibra, fondatore del servizio di testing software Pay4Bugs, è stato uno dei primi a definire “sconcertante e scandalosa” la decisione di una azienda che più cresce in Cina e “più ne subisce il potere del suo governo”. Apple al momento non ha rilasciato comunicazioni ufficiali.

posted by admin on agosto 29, 2014

Diritto d'autore e copyright

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smartphone battleDi comune accordo le due compagnie decidono di deporre le armi e rinunciare alle reciproche rivalse sui brevetti. Restano attivi solo due processi negli Stati Uniti.

Con un comunicato congiunto, Apple e Samsung hanno recentemente annunciato la volontà di annullare le azioni legali attualmente in corso in Australia, Giappone, Corea del Sud, Germania, Olanda, Regno Unito, Francia e Italia.

La decisione mette fine ad una lunga sequela di contenziosi su brevetti legati al mondo delle tecnologia mobile. Nello specifico: Apple accusa Samsung di aver copiato il design di iPhone e iPad mentre Samsung reclama la paternità del sistema di trasmissione wireless, utilizzato da Apple senza autorizzazione.

Le sentenze fino ad oggi emesse, che a volte hanno dato ragione all’una e a volte all’altra compagnia, non hanno di fatto mai influito sull’assetto dei prodotti e sulle vendite. Questo anche grazie al fatto che la maggioranza dei giudici ha spinto per un patteggiamento tra la due società.

A quanto si apprende, le due compagnie – attualmente le più grandi aziende di smartphone esistenti – hanno già sborsato centinaia di milioni di dollari in spese legali nel tentativo di dominare un mercato che nel 2013 è stato stimato intorno ai  338 miliardi di dollari.

La decisione di seppellire l’ascia di guerra potrebbe essere stata dettata dalla necessità di concentrare le forze contro le nuove compagnie emergenti cinesi, Huawei Technologies, Lenovo Group e Xiaomi, che minacciano le quote di mercato dei due colossi.

Apple e Samsung hanno comunque fatto sapere che la loro decisione non sottende alcun accordo commerciale sulle licenze e che non verranno annullati due processi in corso negli Stati Uniti, entrambi in fase di appello.

app_storeGoogle ha annunciato che, per venire incontro alle prescrizioni della Commissione Europea, cesserà di etichettare come “gratuite” le App che contengono opzioni di pagamento.

In seguito al considerevole numero di ricorsi di genitori in merito ai cosiddetti acquisti “in-app” dei videogiochi, che spesso vengono effettuati inconsapevolmente dai bambini, nel dicembre 2013 la Commissione Europea di concerto con le Autorità nazionali aveva formulato una serie di richieste indirizzate ad Apple, Google e all’Interactive Software Federation of Europe.

Le richieste vertevano sulle modalità di comunicazione delle possibilità di acquisto contenute nelle App. In particolare veniva richiesto ai distributori di presentare soluzioni concrete rispetto ad azioni da intraprendere quali:

- evitare di presentare i giochi come “gratuiti” se contengono opzioni di  pagamento;

- non inserire esortazioni dirette ai bambini né sull’acquisto diretto né sul ricorso ai genitori per acquistare parti del gioco;

- evitare l’addebito diretto attraverso impostazioni di default ma richiedere l’esplicito consenso al pagamento agli utenti, che devono essere correttamente informati  sui metodi di pagamento;

- inserire un indirizzo email di contatto per l’inoltro di eventuali reclami.

Recentemente, Google ha fatto sapere di avere in programma una serie di modifiche risolutive che saranno operative dal prossimo settembre. Tra queste, l’eliminazione della parola “gratis” dalla descrizione di App che hanno opzioni di pagamento, lo sviluppo di linee guida per gli sviluppatori e l’introduzione di alcune impostazioni prestabilite che prevedano un’esplicita autorizzazione ai pagamenti.  Per quanto riguarda la Apple, al momento l’azienda di Cupertino non ha annunciato cambiamenti in vista.

La conversione delle prescrizioni in provvedimenti e le eventuali sanzioni sono ora affidate alle singole Authority nazionali.

posted by admin on marzo 7, 2014

Miscellanee

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Tra gli articoli di rilievo sul tema Diritto & Internet comparsi nel corso della settimana si segnalano..

  • “La Web tax è stata abrogata (a metà)”. Venerdì scorso l’annuncio di Matteo Renzi. L’abrogazione è confermata nel testo in Gazzetta Ufficiale, ma è parziale  [articolo su Wired Italia]
  • Snowden: “NSA istruisce paesi Ue su come violare la privacy”. La talpa del Datagate risponde in una lettera alle domande del Parlamento europeo: “L’Agenzia Usa spinge gli stati europei a cambiare le leggi per facilitare lo spionaggio di massa” [articolo su Corriere delle Comunicazioni]

Due notizie dalla Turchia minacciano la libertà dei cittadini in rete:

  • Il premier turco contro i social network: minaccia di oscurare Facebook e YouTube [articolo su Il Sole 24Ore]
  • Nuove legge in Turchia: vietato pubblicare sul web foto con bevande alcoliche [Adnkronos]

Tasse e brevetti, criticità per la Apple:

  • Apple accusata di aggirare il fisco australiano. La testata Australian Financial Review denuncia: il profitto viene dirottato in Irlanda
  • La Corte federale di San José (California) ha respinto la richiesta di Apple di ingiunzione permanente contro 23 dispositivi Samsung [Apple insider]

Buona lettura e buon weekend!

apple_chrome_logoUna recente ricerca di un’università tedesca ha individuato una debolezza nelle password generate dai prodotti Apple per l’utilizzo dell’hotspot, la funzione che trasforma l’ipad o l’iphone in un router wifi personale. La facilità con cui si possono intercettare le password porterebbe a rischi per gli utenti quali intercettzione dei dati personali e utilizzo non autorizzato della connessione ad Internet da parte di sconosciuti.

Tre ricercatori dell’Università di Erlangen-Nuremberg, Andreas Kurtz, Felix Freiling e Daniel Metz hanno pubblicato una ricerca che descrive una semplice procedura con cui è possibile intercettare la PSK (pre-shared key) authentication che l’ultimo sistema operativo della Appple utilizza per stabilire una connessione WPA2 nella modalità Hotspot degli iPhone o degli iPad.

A differenza delle precedenti versioni, nel nuovo sistema operativo iOS6 la password  necessaria per proteggere la connessione wifi è automaticamente generata dal sistema che la crea selezionando una parola da una lista prestabilita alla quale viene aggiunta una stringa di 4 numeri casuali. La facilità con cui è possibile individuare la password è determinata proprio dalla lista: un elenco di circa 1800 parole che si trova liberamente disponibile online. Risulterebbe quindi piuttosto semplice costruire un applicativo che verifichi la combinazione di 4 numeri associandola ad ogni possibile parola. I ricarcatori hanno dimostrato di riuscire a individuare la password hotspot in meno di un minuto.

Secondo gli autori della ricerca, la semplicità del sistema di protezione delle connessioni della Apple dimostrerebbe la scarsa attenzione della società di Cupertino in materia di sicurezza e privacy online.

posted by Annarita Ricci on ottobre 10, 2012

Tutela dei consumatori

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La pronuncia sulla comunicazione promozionale effettuata da Apple per pubblicizzare la “resistenza” di uno dei suoi prodotti più noti suggerisce ulteriori riflessioni più marcatamente civilistiche.

La decisione del giudice californiano, infatti, si segnala per aver richiamato la nozione di ragionevolezza al fine di dichiarare che una comunicazione promozionale, pur se connotata da esagerate vanterie delle qualità del prodotto pubblicizzato, non può essere considerata pubblicità ingannevole e come tale inficiare la validità del contratto di compravendita, in quanto un consumatore ragionevole può agevolmente rendersi conto che le caratteristiche vantate sono frutto di esagerazione e conseguentemente, non può trovare tutela il suo affidamento nella veridicità della comunicazione promozionale.

Astenendoci dal compiere una valutazione sulla correttezza o sulla mera condivisibilità delle argomentazioni del giudice statunitense, si richiama l’attenzione su un tema apparentemente di immediata comprensione ma in realtà di ampio respiro. Chi è il consumatore ragionevole? La ragionevolezza è un criterio soggettivo e come tale modulabile alla luce delle particolari caratteristiche del consumatore o al contrario, è un criterio oggettivo di misura di determinati fatti e comportamenti a lui imputabili?

La ragionevolezza è un concetto declinabile in una pluralità di applicazioni nei diversi settori del diritto privato. L’essenza di fondo del concetto è quella di regola di misura dei fatti, delle situazioni e degli interessi giuridici.

In Italia, l’elaborazione del concetto di “consumatore ragionevole” si fonda su diverse norme, di derivazione comunitaria, fra cui, il d.lgs. 2 agosto 2007, n. 146 di attuazione della direttiva relativa alle pratiche commerciali sleali, dove la diligenza del professionista/fornitore è valutata in base all’aspettativa ragionevole del consumatore. In questo caso, il riferimento alla ragionevolezza consente di modulare il livello di diligenza richiesto al “contraente forte” sulla base delle circostanze del caso concreto, valutando eventuali circostanze anomale, riconducibili all’età, al sesso, alla maggiore o minore capacità di percezione o ingenuità dei consumatori cui “normalmente” il prodotto che si offre sul mercato è destinato. La ragionevolezza è tuttavia un criterio generalizzato: il riferimento, cioè, non è al singolo consumatore protagonista della vicenda contrattuale, bensì alla figura di un astratto consumatore medio che, nelle medesime circostanze in cui il singolo consumatore ha operato, poteva essere indotto a riporre il proprio affidamento nelle qualità di un determinato prodotto o servizio.

Alla tesi qui sostenuta si affianca l’interpretazione della nozione di consumatore ragionevole offerta dall’Autorità delle concorrenza e del mercato. Dalla lettura delle pronunce più significative si ricava, infatti, una qualificazione che, basandosi sulla ratio di tutela cui è ispirata la normativa consumeristica, valuta anche la capacità critica del consumatore reale, soggetto della concreta vicenda contrattuale. Un orientamento tale che plausibilmente avrebbe condotto, nelle medesime circostanze, a conclusioni opposte a quelle dei giudici statunitensi.

posted by Giulia Giapponesi on agosto 27, 2012

Brevetti

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apple-samsungIl 25 agosto, la giuria del tribunale californiano di San Josè ha accolto le accuse della Apple contro la Samsung, ritenuta colpevole di aver violato “intenzionalmente” alcuni brevetti di proprietà della società di Cupertino. Il tribunale ha inoltre rigettato le accuse della società coreana, che contestava alla Apple la violazione di altri brevetti.

Il risarcimento danni imposto alla Samsung per la violazione di 6 brevetti di proprietà della Apple ammonta a oltre un miliardo di dollari. Tra i brevetti violati, tre riguardano alcune funzionalità del touchscreen ormai considerate uno standard per tutti gli utenti di smartphone, come la funzionalità che permette di toccare due volte un punto dello schermo per ingrandire, o l’utilizzo di due dita “a pinza” per “zoomare” dentro ad un’immagine.

Una vittoria piena per l’azienda californiana che, sul terreno di casa, si aggiudica un verdetto totalmente a suo favore a pochi giorni dalla sentenza del tribunale di Seoul che, sullo stesso caso, aveva salomonicamente diviso le responsabilità tra le due aziende.

La decisione statunitense è stata presa in un tempo considerato sorprendentemente breve per la difficoltà del caso. In meno di 48 ore i 9 giurati hanno studiato le oltre 100 pagine di istruzioni tecniche utili a stabilire quali brevetti erano stati violati e da quale delle due aziende.

A quanto si apprende, nella valutazione dei giurati sono state decisive alcune email scambiate tra interni della Samsung, dove veniva considerata l’aggiunta di funzionalità già utilizzate dalla Apple. Ha inoltre avuto un forte impatto sulla giuria il confronto tra gli smartphone progettati dalla società coreana prima e dopo il debutto dell’iPhone sul mercato.

La sentenza, comunque, non avrà un effetto immediato sul mercato, visto che non è stato posto alcun divieto sulla vendita dei prodotti Samsung. Tuttavia Apple ha presentato richiesta di ingiunzione affinchè venga impedita la vendita dei prodotti ritenuti in violazione dei suoi brevetti e l’udienza è fissata per il 20 settembre.

Nel frattempo Samsung ha già annunciato un ricorso contro la sentenza del tribunale di San Josè.

posted by admin on agosto 24, 2012

Brevetti

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Il tribunale di Seoul ha condannato sia Apple che Samsung per aver violazione di brevetti, e ha vietato la vendita di alcuni modelli di iPad, iPhone e Galaxy in Corea del Sud.

Sul fronte asiatico, la guerra infinita tra Apple e Samsung sembra avere trovato una tregua grazie alla salomonica sentenza del giudice Bae Jun-hyun che ha attribuito a ciascuna delle due società la violazione di un brevetto dell’altra.

La società di Cupertino avrebbe utilizzato illecitamente la tecnologia di mobile-data transfer della Samsung, mentre la società coreana avrebbe violato il brevetto della Apple relativo al “bounce- back”, la funzione del touchscreen che permette all’utente di vedere “rimbalzare” la schermata quando scorre fino alla fine di un documento.

I prodotti della Apple che dovranno essere tolti dal commercio in Corea del Sud sono gli smartphone iPhone 3GS, iPhone 4, e i tablet iPad 1 and iPad 2, mentre la Samsung dovrà fermare la vendita di 12 prodotti tra cui il Galaxy S, Galaxy S II and Galaxy Tab. Per quanto riguarda il risarcimento danni, la società americana dovrà pagare alla sudcoreana 40 milioni di won (28mila euro), mentre la società di Daegu dovrà versare all’azienda fondata da Steve Jobs l’equivalente di  17 mila euro.

La sentenza di Seoul precede di pochi giorni il verdetto sullo stesso caso che dovrà essere emesso negli Stati Uniti da un giudice californiano.