Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Venerdì 8 settembre è stato approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri il decreto legislativo recante modifiche e integrazioni al Codice dell’Amministrazione Digitale, d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82 (“CAD”). Naturalmente si tratta di un testo preliminare suscettibile di subire delle modifiche e che dovrà acquisire ancora molte approvazioni (parere del Garante per la protezione dei dati personali, della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato, nonché della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari). Probabilmente ci sarà anche una consultazione pubblica. Solo dopo questi passaggi il Consiglio dei Ministri potrà procedere all’esame definitivo del testo normativo che verrà successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

L’ultima modifica del CAD è stata effettuata per integrare nell’ordinamento italiano (tecnicamente, il recepimento non era necessario) il Regolamento europeo EIDAS.

D’altronde, la digitalizzazione è una necessità attuale (basti pensare al settore bancario) e non più un optional. Infatti il nuovo CAD introduce espressamente la “Carta di cittadinanza digitale”.

Fra i molti restyling, segnaliamo le più importanti modifiche al CAD vigente.

Firma elettronica

Com’è noto, nel nostro ordinamento giuridico attualmente sono enumerate quattro tipologie di firme elettroniche: la firma elettronica, la firma elettronica avanzata, la firma elettronica qualificata e la firma digitale, di cui in questo blog ci siamo occupati molte volte. Le ultime tre hanno sostanzialmente il medesimo valore giuridico della sottoscrizione autografa, e conferiscono al documento informatico il medesimo valore giuridico della scrittura privata. Ma con alcune rilevanti differenze. Infatti, la firma elettronica avanzata è tecnologicamente neutra. La più diffusa applicazione della firma elettronica avanzata è la firma grafometrica. Inoltre, diverse sono le modalità di disconoscimento nelle diverse tipologie di firma.

Ora la nuova versione del CAD introduce una revisione delle disposizioni sulla firma elettronica. Si aggiunge alla firma digitale, alla firma elettronica qualificata e alla firma elettronica avanzata, un nuovo processo di firma. È quello che prevede che il documento sia formato “previa identificazione del suo autore, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’AgID ai sensi dell’art. 71 con modalità tali da garantire la sicurezza, integrità e immodificabilità del documento e, in maniera manifesta e inequivoca, la sua riconducibilità all’autore”. Dunque, un nuovo processo di firma elettronica avanzata che, non è difficile immaginare, sarà integrato da SPID.

Al contrario, il valore giuridico del documento informatico senza firma e del documento informatico con firma elettronica restano liberamente valutabili in giudizio, sulla base di quattro criteri: qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità. È il giudice a decidere, ad esempio, e sempre più frequentemente, quanto vale un’email.

Domicilio digitale

Già da molti anni, con la PEC e prima ancora con alcune disposizioni in materia di posta elettronica, pur senza definirlo in questo modo, il legislatore italiano ha cercato di introdurre nell’ordinamento il domicilio digitale.

Nella nuova versione del CAD, il domicilio digitale è l’indirizzo elettronico, eletto conformemente allo stesso CAD, valido al fine delle comunicazioni aventi valore legale. Non è più costituito soltanto da un indirizzo PEC, ma per le persone fisiche sono previste anche altre modalità. In particolare, è previsto che “Le persone fisiche possono altresì eleggere il domicilio digitale avvalendosi del servizio di cui all’articolo 64-bis”.

È obbligatorio per i soggetti espressamente indicati dall’art. 2 del CAD il quale è stato modificato: esso ora comprende: le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nel rispetto del riparto di competenza di cui all’articolo 117 della Costituzione, ivi comprese le autorità di sistema portuale, nonché le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione; i gestori di servizi pubblici in relazione ai servizi di pubblico interesse; le società a controllo pubblico, come definite nel decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, escluse le società quotate, nonché le società da esse partecipate, salvo che queste ultime siano, non per il tramite di società quotate, controllate o partecipate da amministrazioni pubbliche.

È obbligatorio anche per i professionisti iscritti in albi ed elenchi e per le imprese e le società. Il domicilio digitale sarà automaticamente costituito dall’indirizzo indicato da professionisti, imprese e società in albi, elenchi e registri. Peraltro, come accennato, già oggi la medesima funzione del domicilio digitale è svolta dalla PEC, obbligatoria per molti soggetti.

Un emanando regolamento stabilirà le modalità di individuazione del domicilio digitale per le persone fisiche per le quali non è obbligatoria la PEC e le modalità per colmare il divario digitale.

Le comunicazioni trasmesse al domicilio digitale producono gli stessi effetti delle raccomandate con ricevuta di ritorno e delle notificazioni. Si intendono spedite se inviate al proprio gestore e consegnate se rese disponibili al domicilio digitale del destinatario, salva la prova cha la mancata consegna sia dovuta a fatto non imputabile al destinatario. Dunque sarà il destinatario a dovere provare di non avere ricevuto a causa, per esempio, di malfunzionamento del sistema.

SPID

Il sistema di identificazione digitale sul quale molto è stato investito in questi anni è rafforzato dal decreto in commento. Innanzitutto, si prevede, come già accennato, un nuovo processo di firma elettronica avanzata, basata (anche se questo non è esplicitato) sostanzialmente su SPID.

Poi si dispone nel nuovo art. 64 che “L’accesso ai servizi in rete erogati dalle pubbliche amministrazioni che richiedono identificazione informatica avviene tramite SPID” .

E ancora, nel novellato art. 65 si dispone che istanze e dichiarazioni possono essere trasmesse alla pubblica amministrazione in una delle forme di cui all’art. 20, dunque anche con il nuovo processo di firma elettronica avanzata che prevede l’utilizzo di SPID.

Presentiamo qui un estratto dell’articolo di Giusella Finocchiaro pubblicato sul magazine online Forum PA il 21 settembre 2016.

Come cambia la disciplina delle firme elettroniche nel nuovo CAD? Come si sa, si tratta di un percorso lungo e complesso, cominciato nel ’97, che ha visto tante modifiche e aggiustamenti e oggi le riformulazioni che in parte sono riconducibili al Regolamento eIDAS. Nel nuovo CAD sono state soppresse le definizioni di firma elettronica, firma elettronica avanzata e firma qualificata che sono invece contenute nel Regolamento eIDAS cui si rinvia all’art. 1, comma 1- bis. Resta, invece, la definizione di firma digitale, benché corretta, tutta italiana.

Il cambiamento più significativo interessa l’art. 21 dedicato al documento informatico sottoscritto con firma elettronica. Il nuovo 1° comma dispone che “il documento informatico, cui è apposta una firma elettronica, soddisfa il requisito della forma scritta e sul piano probatorio è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità”.

Per l’articolo completo si rimanda al sito di Forum PA.

posted by admin on settembre 13, 2016

Miscellanee

(No comments)

Sono state pubblicate oggi in Gazzetta ufficiale le modifiche ed integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. (16G00192) (GU Serie Generale n.214 del 13-9-2016)

Il provvedimento entrerà in vigore il 14 settembre 2016. Il testo del decreto è disponibile QUI.

Per un approfondimento sull’impatto delle modifiche del nuovo CAD in materia di documento informatico e firma digitale si rimanda al recente articolo di Giusella Finocchiaro.


posted by admin on luglio 27, 2016

PA telematica

(No comments)

Il 27 luglio la Commissione parlamentare per la semplificazione ha espresso un parere favorevole sullo schema di decreto legislativo di modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale con alcune osservazioni.

Lo stato dei lavori e le osservazioni della Commissione sono consultabili a QUESTO indirizzo.

Il 20 gennaio 2016 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, ha approvato, in esame preliminare, il decreto legislativo recante norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante modifica e integrazione del codice dell’amministrazione digitale (CAD) di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82.

Lo schema del decreto legislativo, la relazione illustrativa e l’analisi tecnico-normativa sono state pubblicate sul sito del governo e sono disponibili a QUESTO indirizzo.

posted by admin on gennaio 28, 2016

PA telematica

1 comment

Digital-Signature-blueIl 20 gennaio 2016 il Consiglio dei Ministri ha approvato, in esame preliminare, uno schema di decreto legislativo sulle norme di attuazione dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, recante modifiche e integrazioni al CAD.

La riforma del CAD comprenderà disposizioni sul domicilio digitale della persona fisica e la sede legale delle imprese, mantenendo lo SPID quale strumento privilegiato di accesso in rete ai servizi delle pubbliche amministrazioni. Sarà compito delle PA provvedere a garantire l’accesso digitale ai propri servizi tramite il “pin unico” entro dicembre 2017. Per una maggiore trasparenza le amministrazioni saranno obbligate a inserire nei propri siti Internet informazioni esaustive per ciò che concerne appalti, tempi medi di attesa nella sanità, tempestività dei pagamenti nei confronti delle imprese creditrici, risultati di valutazione e piani per la prevenzione della corruzione.

Compito fondamentale delle modifiche sarà quello provvedere alla progressiva eliminazione dei supporti cartacei, per una maggiore efficienza e un significativo risparmio di risorse anche sotto il profilo ambientale. Con l’estinzione del cartaceo, cambierà il valore probatorio del documento informatico.

Ogni atto pubblico formato su documento informatico non sottoscritto da un pubblico ufficiale con firma qualificata o digitale sarà dichiarato nullo. Sembra che le definizioni di firma elettronica, firma elettronica avanzata e firma elettronica qualificata, siano state abrogate dal nuovo CAD rinviando a quelle del Regolamento eIDAS, la firma digitale non apparterrà al novero delle firme elettroniche avanzate, bensì a quello delle firme elettroniche qualificate.

Poiché i documenti informatici saranno conservati per legge dalla pubblica amministrazione, cesserà l’obbligo di conservazione a carico dei cittadini e delle imprese, che potranno richiedere di avervi accesso in qualunque momento. Il Foia (Freedom of Information Act), sarà lo strumento che permetterà al cittadino di fare richiesta di dati alle amministrazioni senza obbligo di motivazioni, ad eccezione dei casi di segreto di divieto di divulgazione.

Il nuovo CAD entrerà in vigore il primo luglio del 2016.

Martedì 3 dicembre 2013 il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione Gianpiero D’Alia ha firmato due decreti in materia di protocollazione e conservazione dei documenti informatici.

I decreti, adottati in attuazione di alcune disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale, aggiornano il quadro normativo per la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni rendendo più ampio il quadro delle regole tecniche vigenti in materia.

Con riferimento alle regole tecniche per il protocollo informatico, il DPCM 31 ottobre 2000 è stato modificato per adeguarlo al nuovo contesto normativo, che prevede la trasmissione dei documenti non solo mediante l’utilizzo della posta elettronica, ma anche attraverso la PEC o in cooperazione applicativa basata sul Sistema Pubblico di Connettività e sul Sistema Pubblico di Cooperazione.

Con modifiche alla deliberazione CNIPA n. 11/2004 è stato inoltre introdotto il concetto di “sistema di conservazione”, che assicura la conservazione a norma dei documenti elettronici e la disponibilità dei fascicoli informatici, stabilendo le regole, le procedure, le tecnologie e i modelli organizzativi da adottare per la gestione di tali processi.

Una decisione del Tribunale di Catanzaro (ordinanza 30 aprile 2012) ha riacceso l’interesse dei commentatori sul tema delle clausole vessatorie, originando vivaci commenti a caldo che tuttavia non sembrano tenere conto del dato normativo.

La motivazione dell’ordinanza, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità di una sospensione dal gestore eBay di un account professionale assegnato ad un rivenditore, conduce alcune riflessioni sulla condizione di validità delle clausole vessatorie presenti nei contratti per adesione conclusi online tra professionisti.

L’ordinanza afferma che “con riguardo alle clausole vessatorie online, l’opinione dottrinale prevalente – alla quale il Tribunale aderisce – ritiene che non sia sufficiente la sottoscrizione del testo contrattuale – ma sia necessaria la specifica sottoscrizione delle singole clausole, che deve essere assolta con la firma digitale. Dunque, nei contratti telematici a forma libera il contratto si perfeziona mediante il tasto negoziale virtuale, ma le clausole vessatorie saranno efficaci e vincolanti solo se specificamente approvate con la firma digitale”.

Quanto affermato dal Tribunale di Catanzaro – nonostante non abbia valore decisivo ai fini delle conclusioni raggiunte, dal momento che la decisione si fonda, fra l’altro, sul fatto che alla sottoscrizione del contratto tramite il “tasto negoziale virtuale” non era stata affiancata una autonoma visualizzazione delle clausole vessatorie che richiamasse l’attenzione del contraente aderente e permettesse la conseguente richiesta di specifica approvazione- induce ad alcune riflessioni.

L’analisi testuale della norma di riferimento dovrebbe, infatti, condurre a diverse conclusioni o quantomeno giustificare un orientamento meno assertivo.

L’art. 1341, comma 2° del codice civile richiede ai fini della validità delle clausole vessatorie la “specifica approvazione per iscritto” e non la “specifica sottoscrizione per iscritto”. La diversità ontologica delle due condizioni ben potrebbe ritenere sufficiente la firma elettronica, anche considerata la norma del Codice dell’Amministrazione digitale che rimette alla libera valutazione del giudice la decisione sull’idoneità del documento informatico sottoscritto con firma elettronica a soddisfare il requisito della forma scritta. Ed ancora, contestualizzando l’analisi della decisione alla luce delle vigenti disposizioni, va evidenziato che la dicotomia firma elettronica/firma digitale non descrive compiutamente il quadro normativo in materia di firme elettroniche ben più complesso di quello che potrebbe apparire basandosi esclusivamente su quanto affermato dal Tribunale di Catanzaro.

In conclusione, il tema delle clausole vessatorie presenti in contratti per adesione da stipularsi online richiede un approccio interpretativo d’ordine sistematico che partendo dal dato normativo dell’art. 1341 del codice civile contestualizzi il requisito della approvazione per iscritto alla luce delle diverse tipologie di firme elettroniche e delle caratteristiche del sistema concretamente posto in essere dagli operatori economici.

posted by admin on marzo 18, 2013

Miscellanee

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La Struttura Didattica Territoriale del Distretto della Corte di Appello di Bologna invita a partecipare all’incontro sul tema “I servizi telemetci dell’area civile” che si terrà lunedì 8 aprile 2013 dalle 14,45 alle 18,15 presso la Sala Traslazione del Convento San Domenico, Piazza San Domenico 13,  Bologna.

Nel corso del convegno la Prof. Giusella Finocchiaro interverrà sul tema  “Il CAD – identificazione informatica, documento informatico, firma elettronica e PEC”. L’intervento vedrà la partecipazione del Sig. Paolo Ori, Assistente informatico CISIA di Bologna. Il programma completo del convegno è disponibile QUI.

La partecipazione è gratuita ma essendo i post limitati è necessaria la prenotazione. L’evento in fase di accreditamento presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bologna. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi all’ufficio del referente (tel. 051- 201886 fax 051 – 201885; uff.magformazdec.ca.bologna@giustizia.it).

È stata pubblicata (Foro It., 2011, XI, I, c. 3198) la decisione del Tribunale di Prato del 15 aprile 2011, della quale il blog aveva già dato un’anticipazione.

La sentenza, valutando la rilevanza probatoria di una email prodotta in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo a dimostrazione della tempestiva contestazione dei vizi di un macchinario, si è soffermata sulla qualificazione giuridica di tale tipo di documento.

Secondo il Tribunale di Prato, l’email inviata in assenza di un meccanismo di posta elettronica certificata non consente di identificare in maniera univoca il mittente, né di provare la ricezione del messaggio da parte del destinatario.

Tuttavia, è indubbio che l’email possa essere qualificata come documento dotato di firma elettronica “dato che lo username e la password usati per l’accesso alla casella di posta elettronica integrano comunque un insieme di dati utilizzati come metodi di identificazione informatica ai sensi dell’art. 1, lett. q)” del CAD.

Conseguentemente, l’efficacia probatoria dell’email è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità e – aggiunge la sentenza – anche delle ulteriori risultanze processuali, in primo luogo il mancato disconoscimento e la tempestiva contestazione dei fatti ivi rappresentati.

Nel caso di specie, il destinatario aveva sin da subito disconosciuto le vicende fatte valere a mezzo dell’email in questione e tale rilievo, mancando ulteriori elementi idonei a confermarne il contenuto, ha comportato una valutazione negativa sul piano probatorio. Le pretese dell’opponente sono state, dunque, rigettate.

La decisione è comunque di grande rilevanza perché riafferma che l’email è un documento dotato di firma elettronica.