Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

La lunga disputa legale originata dalla diffusione di immagini pornografiche  si è conclusa con un accordo tra le due parti contrapposte.

Max Mosley, ex Presidente della Formula 1, e Google hanno concluso con una trattativa privata la battaglia legale che da anni li vedeva impegnati in Regno Unito, Germania e Francia.

Al centro della vicenda la richiesta, da parte di Mosley, di inserire un filtro automatico sui risultati delle ricerche di Google, in modo che gli utenti non potessero più visualizzare le immagini dello scandalo sessuale che lo aveva coinvolto nel 2008.

La compagnia di Mountain View acconsentiva alla rimozione dei link ma si opponeva alla richesta di inserire un filtro permanente in quanto ciò avrebbe rappresentato l’introduzione di ”un allarmante nuovo modello di censura automatica”.

Nel 2013 i tribunali di primo grado di Parigi e di Amburgo avevano accolto la richiesta di Mosley e Google era ricorsa in appello (la notizia era stata trattata QUI). La decisione della Corte di Appello di Amburgo attesa in questi giorni, è stata sospesa in seguito al patteggiamento.

I termini dell’accordo non sono stati resi noti e non è chiaro se Google abbia accettato di censurare automaticamente i contenuti pubblicati in rete. I portavoce di entrambi gli schieramenti hanno comunque espresso soddisfazione per la soluzione concordata, che pone fine ai contenziosi in corso nei tre stati.

La Scuola Superiore della Magistratura organizza a Roma presso l’Aula Magna della Corte Suprema di Cassazione, un seminario dedicato al tema del “Diritto all’identità personale e diritto all’oblio”.

L’evento si propone di analizzare una situazione di cambiamento nel panorama giurisprudenziale: il limite del diritto all’informazione appare oggi costituito non più e non solo dal diritto alla privacy, ma anche dal diverso e autonomo diritto all’identità personale e morale, diretto al riconoscimento e alla tutela della corretta e attuale rappresentazione dell’immagine sociale del soggetto.

Anche il diritto all’oblio si è trasformato, evolvendosi da diritto negativo a diritto positivo: non più soltanto un diritto “ad essere lasciato solo” ed a preservare le scelte di vita precedenti, ma un diritto alla salvaguardia dell’identità personale nella sua proiezione sociale, lesa dalla mera permanenza della notizia negli archivi online, a prescindere da un nuovo atto divulgativo e dalla relativa perdita di attualità.

Questi nuovi principi trovano in giurisprudenza l’esigenza di un’applicazione più estesa che giunga fino alla realtà “offline” al fine di evitare la sussistenza di un unico diritto all’oblio con due significati differenti, uno dei quali poco rispondente alle dinamiche dell’attuale società dell’informazione.

Il seminario illustrerà l’esigenza, nell’odierna società dell’informazione, di bilanciare diversi e spesso contrastanti interessi. La comparsa e il riconoscimento del diritto alla privacy e la disciplina della sua tutela, che si basa sul principio di effettività quale limite del diritto di informazione, con particolare riferimento alla stampa e agli archivi cartacei, trovano nell’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione – e nello sviluppo della rete in particolare – un fattore di ulteriore verifica e spinta evolutiva.

Per questo motivo, a fronte di un sostanziale immobilismo del legislatore italiano ed europeo, è venuta emergendo sul piano del diritto effettivo una disciplina di elaborazione giurisprudenziale e dottrinale.

Il convegno, inoltre, approfondirà gli aspetti relativi al Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, proposto dalla Commissione Europea, agli interventi della Corte di Giustizia, ai provvedimenti del Garante italiano e al “caso” Google.

Destinato principalmente a giudici di legittimità e di merito e ai sostituti procuratori generali della Suprema Corte, l’evento è aperto alla partecipazione di professori universitari, avvocati, studiosi e operatori del diritto, i quali potranno anche intervenire al termine delle relazioni.

Dopo l’introduzione del Primo Presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce e il saluto del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Pasquale Maria Ciccolo, interverranno il Garante Europeo per la protezione dei dati Giovanni Buttarelli, la professoressa dell’Università di Bologna Giusella Finocchiaro, il Presidente di sezione del Tribunale di Roma Franca Mangano, Il professore della LUISS di Roma Roberto Pardolesi, il Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione Carmelo Sgroi e il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro. Dopo il dibattito concluderà il Primo Presidente Aggiunto della Corte Suprema di Cassazione Luigi Antonio Rovelli.

Ai temi del convegno, in particolare il diritto all’oblio e al caso Google Spain è dedicato il volume di recente uscita “Il diritto all’oblio su Internet dopo la sentenza Google Spain”, curato da Giorgio Resta e Vincenzo Zeno-Zencovich.  Nel capitolo “Il diritto all’oblio nel quadro dei diritti della personalità” Giusella Finocchiaro affronta uno degli aspetti decisivi che sarà anche trattato nel convegno. Il volume è pubblicato sotto licenza “creative commons” ed è dunque liberamente consultabile e disponibile per il download gratuito a questa pagina.

Copertina del volume La sentenza della Corte di Giustizia europea del 13 maggio 2014 rappresenta un passaggio epocale per il futuro del diritto all’oblio dei cittadini europei.

I fatti alla base del caso “Google Spain”, riassunti nel post pubblicato QUI, presentano indubbiamente delle asperità di natura tecnico-giuridica che necessitano chiarezza. Gli utenti della rete hanno il diritto di controllare le notizie che li riguardano? Possono chiedere ai motori di ricerca di rimuovere i risultati associati al loro nome? Fino a che punto è consentito intervenire su indicizzazioni e archivi? Per offrire una ampia analisi e ottemperare ai legittimi dubbi sulle possibili conseguenze della sentenza della Corte di Giustizia UE, è stato pubblicato il volume “Il diritto all’oblio su Internet dopo la sentenza Google Spain”, curato da Giorgio Resta e Vincenzo Zeno-Zencovich.

Al suo interno sarà possibile trovare un’analisi approfondita della sentenza attraverso gli interventi di quattordici esperti della materia nelle prospettive di diritto costituzionale, di diritto privato, del diritto internazionale privato, del diritto penale, delle relazioni internazionali, tenendo sempre in mente i riflessi che essa avrà, in generale, sulle attività della rete.

Il contributo degli autori è volto a illustrare gli elementi critici della sentenza nei vari aspetti che deriveranno dalla sua attuazione, evidenziando come sotto l’accattivante formula del “diritto all’oblio” vi siano questioni e prospettive ben più complesse.

Nel capitolo “Il diritto all’oblio nel quadro dei diritti della personalità” Giusella Finocchiaro affronta uno degli aspetti decisivi trattati nel volume.

Il volume è pubblicato sotto licenza “creative commons” ed è dunque liberamente consultabile e disponibile per il download gratuito a questa pagina.

Gli argomenti del volume saranno inoltre trattati nel seminario “Diritto all’identità personale e diritto all’oblio”, a cui parteciperà Giusella Finocchiaro, e che si terrà a Roma il 14 maggio 2015, ore 14.30, nell’aula Magna della Corte di Cassazione. La brochure del seminario è disponibile QUI.

Gli utenti non possono appellarsi al diritto all’oblio per fatti recenti e di rilevante interesse pubblico, ma hanno diritto alla rettifica dei testi di integrazione generati automaticamente dal motore di ricerca quando contengono informazioni fuorvianti.

Il Garante si è così pronunciato, respingendo il ricorso di un utente che non aveva ottenuto da Google la deindicizzazione di una notizia su una inchiesta giudiziaria che lo vedeva coinvolto. Secondo l’utente, l’articolo conteneva informazioni “estremamente fuorvianti e altamente pregiudizievoli”, che perciò non meritavano di essere associate alla sua persona nei risultati di ricerca di Google.

L’Autorità ha respinto la richiesta: la notizia contestata è infatti molto recente, riguarda una importante indagine giudiziaria e riporta i dati nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione.

In proposito, l’Autorità ha ricordato che la persona che si ritiene vittima di informazioni fuorvianti sul suo conto può rivolgersi all’editore per chiedere la rettificazione e l’integrazione dei dati contenuti nell’articolo.

Per quanto invece riguarda il testo di sintesi generato automaticamente da Google per integrare i risultati di ricerca, i così detti “snippet”, il Garante ha riconosciuto legittime le eventuali richieste di eliminazione dei testi non in linea con la narrazione dei fatti riportati nelle pagine dei link a cui rimandano. Sebbene si escluda “la possibilità di intervento editoriale da parte di Google”, gli snippet riportanti dati incompleti, “costituiscono a tutti gli effetti trattamenti di dati personali e come tali non possono non essere pertinenti, corretti e non fuorvianti”.

Nel caso preso in esame dal Garante, il ricorrente aveva ottenuto da Mountain View la modifica dello snippet che lo associava a reati più gravi rispetto a quelli per i quali era indagato. Google aveva infatti accolto la richiesta e provveduto autonomamente alla cancellazione del riassunto fuorviante generato dal suo algoritmo.

Approvato dall’autorità Garante il protocollo di verifica delle misure che Google adotterà per la tutela della privacy degli utenti italiani.

Per la prima volta in Europa “Big G” si assoggetta a una normativa nazionale. Con un comunicato reso pubblico in questi giorni sul sito del Garante per la protezione dei dati personali, sono state annunciate le misure con cui Google si conformerà alla normativa sui dati personali del nostro Paese.

A seguito dell’istruttoria avviata nel 2013 (di cui abbiamo parlato QUI), il Garante aveva emesso un provvedimento prescrittivo finalizzato a rendere la privacy policy del colosso di Mountain View conforme alle norme nazionali, nel quale si dettavano le regole da osservare per i molteplici servizi offerti: dalla posta elettronica (Gmail) al social network (Google+), dalla gestione dei pagamenti on line (Google Wallet), alla diffusione di filmati (YouTube) e dalle mappe on line (Street View), all’analisi statistica (Google Analytics).

Il provvedimento prevedeva inoltre la sottoscrizione un protocollo di verifica delle iniziative di adeguamento da implementare nel corso del 2015. Eccole in sintesi:

  • l’informativa sulla privacy dovrà essere accessibile e chiara, anche per ciò che concerne i dettagli sulle finalità e modalità del trattamento dei dati degli utenti;
  • per profilare chi utilizza i servizi occorrerà prima ottenerne il consenso informato degli utenti, e dovrà essere garantito il diritto ad opporsi al trattamento dei dati personali;
  • dovranno essere garantite tempistiche precise per la cancellazione dei dati, sia di quelli online sia di quelli archiviati su sistemi di back-up;
  • per quanto riguarda il diritto all’oblio, continuerà lo scambio di informazioni per il monitoraggio delle richieste di rimozione ricevute da parte degli utenti italiani.

Il provvedimento di approvazione del protocollo di verifica che disciplina le attività di controllo da parte del Garante sulle prescrizioni impartite a Google è disponibile sul sito del Garante privacy.

European-unionIl gruppo di lavoro Articolo 29 ha pubblicato le linee guida utili ad orientare le decisioni dei Garanti privacy europei nei casi di reclami relativi al diritto all’oblio.

La sentenza della Corte di Giustizia europea del 13 maggio 2014, che ha stabilito che Google deve cancellare dai suoi risultati le informazioni “inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti” relative ad un privato cittadino qualora questi lo richieda, può a buon diritto essere considerata una decisione storica nel panorama della legge di Internet europea.

Il 26 novembre 2014, i Garanti Europei per la protezione dei dati personali riuniti nell’Article 29 Working Party hanno adottato un documento che, sulla base della decisione della Corte di Giustizia, contiene un’univoca interpretazione della sentenza e una serie di criteri comuni che serviranno ad orientare l’attività dei singoli Garanti nazionali in materia di diritto all’oblio.

Prima di tutto, nelle linee guida si richiama l’interpretazione contenuta nella decisione della Corte di Giustizia che conferma l’applicabilità della Direttiva Europea sulla privacy 95/46/CE ai motori di ricerca se il trattamento dei dati personali è da loro compiuto attraverso un’azienda subsidiaria residente in uno stato membro istituito al fine di promuovere e vendere spazi pubblicitari nello stato in cui risiede.

I Garanti hanno inoltre sottolineato che la decisione della Corte d Giustizia sancisce espressamente che il diritto alla rimozione dei dati è relativo alle ricerche compiute attraverso il nome proprio di un privato cittadino e che la rimozione dei contenuti riguarda solo i risultati del motore di ricerca e non le informazioni originali che risiedono sui siti web. In questo senso, l’informazione potrà essere comunque accessibile attraverso ricerche effettuate con altri termini o dalla fonte originale.

Nelle linee guida viene inoltre esplicitato che la de-indicizzazione deve avvenire in modo da garantire l’effettiva e completa protezione della privacy dell’interessato e che a tal fine non sarà sufficiente delimitare la rimozione ai risultati dei motori di ricerca con domini europei ma sarà necessario filtrare tutti i domini internazionali, compreso “.com”.

Il documento specifica che i mtori di ricerca non sono tenuti a comunicare al webmaster delle pagine de-indicizzate l’esclusione dai risultati collegati al nome di un cittadino.

Le linee guida specificano anche una lista di criteri comuni che le Authority nazionali potranno utilizzare nei casi in cui i motori di ricerca si rifiutino di esaudire le richieste di rimozione provenienti dai cittadini. I criteri saranno tuttavia da appplicare dopo aver esaminato i singoli casi e in concordanza con le leggi nazionali rilevanti.

Infatti, si specifica nel documento, non esiste un singolo criterio di per sé determinante: ognuno di essi deve essere interpretato alla luce del principio stabilito dalla Corte di Giustizia ed in particolare tutelando “l’interesse del pubblico ad avere accesso all’informazione”.

LE linee guida sono consultabili QUI.

La nota sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 13 maggio 2014 ha stabilito che qualora un cittadino lo richieda, un motore di ricerca sia tenuto a cancellare dai suoi risultati le informazioni “inadeguate, non pertinenti o non più pertinenti” relative al richiedente.

La decisione è stata recentemente analizzata nel saggio “Il diritto all’oblio nel quadro dei diritti della personalità” della Prof.ssa Giusella Finocchiaro, pubblicato su “Il diritto dell’informazione e dell’informatica” anno XXIX Fasc. 4-5 – 2014, che proponiamo QUI ai lettori.

Per una ricostruzione dei fatti che sono alla base della sentenza si rimanda a QUESTO post.

posted by admin on ottobre 15, 2014

Libertà di Internet

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bannerpaginainternaIl 14 ottobre 2014 è stata presentata a Montecitorio la Carta dei diritti di Internet della Commissione di studio promossa dalla Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini e guidata dal giurista Stefano Rodotà. Il documento punta a promuovere i diritti dei cittadini in rete per difenderli da eventuali imposizioni dei governi e del mercato.

La Carta dei diritti di Internet è formata da quattordici articoli incentrati sui diritti della cittadinanza digitale, dal diritto alla privacy al diritto di accesso all’educazione, dal diritto all’oblio alla neutralità della rete.

In particolare, su quest’ultimo punto, attualmente molto dibattuto, la Carta prende posizione specificando che “il diritto di accesso alla rete deve avvenire in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”. Com’è noto, il principio di neutralità della rete punta ad impedire agli oligopoli delle telecomunicazioni di creare corsie preferenziali a pagamento, e ai governi di ostacolare l’accesso alle informazioni da parte dei cittadini.

Il documento, proposto della Commissione in forma di bozza, sarà oggetto di una consultazione pubblica aperta a commenti e proposti da parte di tutti i cittadini, a partire dal 27 ottobre. Per analizzare i 14 articoli e per maggiori informazioni sulla consultazione, si rimanda alla pagina dedicata sul sito della Camera dei Deputati.

posted by admin on settembre 9, 2014

Diritto all'oblio

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markMercoledì 10 settembre 2014 il Consiglio consultivo per il diritto all’oblio di Google organizza a Roma un incontro pubblico dedicato al tema del diritto all’oblio.

Il Consiglio ascolterà la testimonianza di una commissione di esperti della materia a cui porrà alcune domande chiave. L’incontro si terrà presso l’Auditorium Parco della Musica dalle 14:00 alle 17:30, con una pausa.

L’evento fa parte di una serie di udienze conoscitive che si terranno in Europa, come parte importante del processo che porterà alla stesura di raccomandazioni da parte del Consiglio.

La registrazione all’incontro è aperta fino a esaurimento posti. La partecipazione è gratuita.

Per ulteriori informazioni sulla struttura e sulla logistica dell’evento, si rimanda alla pagina dedicata.

1. Che cos’è il diritto all’oblio?

Esistono tante definizioni. Il diritto all’oblio è, come delineato nella decisione della Corte di Giustizia del 13 maggio scorso, “il diritto [della persona] a opporsi all’indicizzazione dei propri dati personali ad opera del motore di ricerca, qualora la diffusione di tali dati tramite quest’ultimo le arrechi pregiudizio”, in particolare, “qualora i dati risultino inadeguati, non siano o non siano più pertinenti”.

2. Cosa non è il diritto all’oblio?

a) Non è la revoca del consenso al trattamento dei dati personali (consenso comunemente detto “consenso privacy” o “liberatoria”). Il consenso è sempre revocabile ma la revoca non ha effetto retroattivo. In altri termini, se ieri ho dato un consenso e oggi lo revoco, non dovranno essere cancellati i dati già trattati.

b) Non è il diritto a fare cancellare i dati che ci riguardano tout court. Il diritto alla cancellazione dei dati esiste nei limiti previsti dalla legge.

3. Esiste in tutto il mondo?

No. È un diritto tutto europeo (originariamente, francese e italiano) che non esiste negli Stati Uniti e in altri Paesi. Viene tradotto “right to be forgotten” ma fuori dall’Europa risulta anche difficile da capire.

4. Contro chi può essere fatto valere? In altri termini, a chi ci si deve rivolgere?

O al motore di ricerca, ad esempio a Google, e questa è la novità della sentenza. Oppure a chi ha pubblicato l’informazione, ad esempio, al sito, al blog, al giornale on line che ha pubblicato l’informazione.

5. Occorre che l’informazione sia falsa o illecita per fare rimuovere il link?

No. Se è falsa o illecita può configurarsi anche il reato di diffamazione. Ma se l’informazione è stata pubblicata lecitamente e non è più, come dice la Corte, “adeguata o pertinente”, può essere ugualmente fatto valere il diritto all’oblio.

6. Cosa si deve dimostrare?

Che “i dati risultano inadeguati, non sono o non sono più pertinenti” o che sono pubblicati in violazione di legge.

7. Posso fare cancellare tutto quello che non mi piace?

No. Vedi punto 6.

8. Chi decide sulla rimozione dei dati?

Il soggetto cui è rivolta, cioè per esempio Google. Poi, se questi respinge la richiesta, il Garante per la protezione dei dati personali o il giudice.

9. Si può richiedere anche il risarcimento dei danni?

Sì, ma occorre fornire la prova del danno subito.

10. Esisteva questo diritto in Italia o è stato creato dalla sentenza del 13 maggio?

Esisteva già, e anzi era meglio formulato. Vedere ad esempio la decisione della Corte di cassazione del 5 aprile 2012.

La novità della decisione della Corte di Giustizia è che lo estende anche a Google.