Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

Entro fine gennaio 2016 Europa e Stati Uniti dovranno raggiungere una nuova intesa per il trasferimento dei dati personali degli utenti dal vecchio continente alle aziende americane. Se ciò non dovesse avvenire, le authority UE della privacy ricorreranno a sanzioni per tutte le attività che continueranno a svolgersi secondo le regole dell’accordo noto come “Safe Harbor”.

In una nota resa pubblica in questi giorni, le authority europee riunite nell’Article 29 Data Protection Working Party (organo consultivo indipendente istituito in conformità all’articolo 29 della Direttiva 95/46/CE sulla protezione dei dati personali) hanno sottolineato l’urgenza dell’avvio di un negoziato che individui una posizione condivisa dei governi.

Sarà necessario un accordo “che offra garanzie più solide ai soggetti dei dati europei” e agisca in adempienza della recente sentenza della Corte di Giustizia europea. Non sarà considerato accettabile il persistere di condizioni che permettano una sorveglianza massiccia e indiscriminata, e il trasferimento di dati verso Paesi dove le autorità statali gestiscano le informazioni con “strumenti che prevaricano ciò che è lecito in una società democratica”. L’accordo non potrà comprendere soluzioni incompatibili con il quadro legale dell’Unione Europea.

Nel frattempo, in mancanza di un quadro di riferimento aggiornato, le autorità di protezione dei dati indagheranno su particolari casi, sulla base di segnalazioni ed esercitando le funzioni necessarie alla protezione dei diritti degli individui.

Il Working Party conclude la nota auspicando che le aziende siano coscienti dei “rischi che si assumono nel trasferimento dei dati” e che valutino tempestivamente l’adozione di soluzioni legali e tecniche atte a mitigare tali rischi nel rispetto delle norme comunitarie acquisite sulla data protection.

Si dovrà dunque arrivare a una conclusione che soddisfi le autorità europee entro la fine di gennaio 2016: nel caso in cui Europa e Stati Uniti non avranno trovato una soluzione, i garanti europei si impegneranno ad avviare tutti i provvedimenti necessari e appropriati, che prevedono la possibilità di una azione di enforcement coordinata.

posted by admin on febbraio 27, 2015

Libertà di Internet

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L’organo regolatore delle comunicazioni ha stabilito le nuove regole per la diffusione dei dati online, schierandosi contro l’eventualità di una “rete a due velocità”.

A seguito di un dibattito pubblico che ha coinvolto l’intera nazione per mesi, la Federal Communications Commission (FCC) ha votato nei giorni scorsi le nuove regole a favore della cosiddetta “net neutrality”, il principio secondo cui la rete debba essere “neutrale”, uguale per tutti, senza privilegi e limitazioni.

Con 3 voti a favore e 2 contrari, la FCC ha stabilito che i fornitori di risorse di connettività non potranno esercitare alcuna forma di blocco o limitazione, tantomeno offrire canali privilegiati per la trasmissione dei dati, differenziando in tal modo l’accesso degli utenti ai contenuti e servizi internet.

Secondo quanto votato, le infrastrutture di rete debbono essere considerate un servizio pubblico universale che non può discriminare in alcun modo l’accesso dei cittadini ai contenuti e servizi.

Inoltre, i provider tradizionali su rete fissa e gli operatori mobili vanno intesi come operatori di pubblica utilità, e in quanto tali soggetti alla vigilanza della stessa FCC, a cui dovranno rivolgersi per contenziosi ed eccezioni.

Al momento, e in attesa degli eventuali ricorsi in tribunale, sembra allontanarsi l’ipotesi della cosiddetta rete a due velocità, basata sulla differenziazione per criteri economici, sostenuta da provider di servizi come Verizon e At&t, e osteggiata da grandi gruppi tecnologici come Amazon, Google e Facebook. Un’eventualità fortemente avversata anche dalla Casa Bianca: “Grande notizia, oggi la FCC ha votato per una rete libera e aperta a tutti” ha dichiarato in un tweet Barak Obama.

posted by Giulia Giapponesi on agosto 27, 2012

Brevetti

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apple-samsungIl 25 agosto, la giuria del tribunale californiano di San Josè ha accolto le accuse della Apple contro la Samsung, ritenuta colpevole di aver violato “intenzionalmente” alcuni brevetti di proprietà della società di Cupertino. Il tribunale ha inoltre rigettato le accuse della società coreana, che contestava alla Apple la violazione di altri brevetti.

Il risarcimento danni imposto alla Samsung per la violazione di 6 brevetti di proprietà della Apple ammonta a oltre un miliardo di dollari. Tra i brevetti violati, tre riguardano alcune funzionalità del touchscreen ormai considerate uno standard per tutti gli utenti di smartphone, come la funzionalità che permette di toccare due volte un punto dello schermo per ingrandire, o l’utilizzo di due dita “a pinza” per “zoomare” dentro ad un’immagine.

Una vittoria piena per l’azienda californiana che, sul terreno di casa, si aggiudica un verdetto totalmente a suo favore a pochi giorni dalla sentenza del tribunale di Seoul che, sullo stesso caso, aveva salomonicamente diviso le responsabilità tra le due aziende.

La decisione statunitense è stata presa in un tempo considerato sorprendentemente breve per la difficoltà del caso. In meno di 48 ore i 9 giurati hanno studiato le oltre 100 pagine di istruzioni tecniche utili a stabilire quali brevetti erano stati violati e da quale delle due aziende.

A quanto si apprende, nella valutazione dei giurati sono state decisive alcune email scambiate tra interni della Samsung, dove veniva considerata l’aggiunta di funzionalità già utilizzate dalla Apple. Ha inoltre avuto un forte impatto sulla giuria il confronto tra gli smartphone progettati dalla società coreana prima e dopo il debutto dell’iPhone sul mercato.

La sentenza, comunque, non avrà un effetto immediato sul mercato, visto che non è stato posto alcun divieto sulla vendita dei prodotti Samsung. Tuttavia Apple ha presentato richiesta di ingiunzione affinchè venga impedita la vendita dei prodotti ritenuti in violazione dei suoi brevetti e l’udienza è fissata per il 20 settembre.

Nel frattempo Samsung ha già annunciato un ricorso contro la sentenza del tribunale di San Josè.

Il decimo anniversario dell’11 settembre 2001 è stata l’occasione per molti commentatori di riportare all’attenzione generale i cambiamenti che hanno seguito  l’attacco terroristico alle Twin Towers.

L’impatto della tragedia ha infatti colpito pressoché tutti gli settori della vita pubblica americana, rendendo prioritario l’aspetto della sicurezza e della protezione. In particolare, le nuove norme anti-terrorismo hanno avuto un forte impatto limitante sul diritto alla privacy dei cittadini.

In occasione del decimo anniversario dell’attentato diversi esperti di privacy hanno pubblicato articoli volti a sensibilizzare il pubblico sui temi dell’attività governativa statunitense nell’ambito della protezione dei dati personali, in particolare sollevando la questione dell’inattività del Privacy and Civil Liberties Oversight Board, l’Osservatorio sulla privacy e le libertà civili.

Istituito dal Congresso nel 2004, l’Osservatorio era stato ideato per vigilare sul delicato equilibrio tra i diritti civili e le nuove necessità della sicurezza nazionale, caratterizzate da un incremento della sorveglianza e dalla raccolta di informazioni personali. Tuttavia, alla scadenza del mandato dei suoi membri, nel gennaio 2008, il Senato non ha provveduto a ratificare nuove nomine, rendendo l’Osservatorio di fatto inattivo fino ad oggi.

Per un ulteriore approfondimento sulla questione dell’inattività del Privacy and Civil Liberties Oversight Board americano consigliamo la lettura dell’approfondimento dedicato al tema dall’International Association of Privacy Professionals.

posted by admin on settembre 21, 2010

Miscellanee

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I legislatori statunitensi hanno presentato lunedì un nuovo disegno di legge volto a combattere la pirateria digitale. Si tratta del Combating Online Infringement and Counterfeits Act (atto per la lotta alla violazione e alla Contraffazioni in rete) una normativa che attribuisce al Dipartimento di Giustizia la facoltà di inibire per sempre l’accesso ai siti di tutto il mondo che contribusicono alla condivisione di file coperti da diritto d’autore.

La norma prevede, nello specifico, che il Dipartimento di Giustizia possa ordinare alle varie Corti Federali di emettere un’ingiunzione contro i responsabili della registrazione dei domini e  i gestori degli spazi web che concorrono alla violazione della legge sul copyright. Nel caso in cui il registro di dominio di un sito sia fuori degli Stati Uniti, il disegno di legge prevede che la responsabilità dello sbarramento ricada sui registri di dominio di primo livello, la maggior parte dei quali (come dot-com, dot-net, dot-org) sono archiviati negli States. Se il dominio di primo livello è invece registrato fuori dagli USA,  la nuova normativa attribuisce agli ISP la responsabilità del blocco di accesso al dominio estero.

Il disegno di legge, che ha appena iniziato il suo iter, è stato salutato con entusiasmo delle associazioni che difendono i dententori di copyrights, prime fra tutte la MPAA (Motion Picture Association of America) e la RIAA (Record Industry Association of America).

Public Knowledge, il gruppo per la difesa dei diritti dei cittadini nella cultura digitale, ha invece espresso perplessità sulla normativa proposta. Le principali preoccupazioni del gruppo riguardano il tentativo di espandere il controllo degli Stati Uniti sui siti di tutto il mondo attraverso i domini di primo livello e la vaga definizione con cui il disegno di legge individua i siti in violazione di copyright.

posted by admin on marzo 29, 2010

Responsabilità dei provider

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confidential_stamp1È marchiata come “confidential” la bozza dell’accordo multilaterale anti-contraffazione in cui gli Stati Uniti raccomandano alla comunità internazionale lo sviluppo di norme volte a sospendere la connessione a internet per gli utenti che scaricano illegalmente contenuti protetti da copyright.

Una fuga di notizie ha portato alla luce il documento, in via di approvazione, denominato ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement)  nel quale gli USA sanciscono per la prima volta e su scala globale la responsabilità per gli ISP sull’infrazione delle norme del copyright perpetuate dagli utenti. L’accordo prevede infatti che gli ISP siano tenuti ad adottare una policy che preveda l’interruzione del servizio per i clienti recidivi alla condotta illegale.

Una norma, quindi, molto simile alla legge Hadopi francese (disconnessione a internet per gli utenti che infrangono la legge dopo tre avvisi) che negli States è fortemente sostenuta dalla ormai famigerata RIIA (Recording Industry Association of America) e dalla MPAA (Motion Picture Association of America).

Questa bozza dell”ACTA sembrerebbe confermare l’ipotesi di quanti sostengono che l’amministrazione di Obama stia cercando di inasprire il Digital Millennium Copyright Act in una direzione che lo rende ancora più ostile ai fornitori di servizi e ai  consumatori. Ad oggi infatti il DMCA americano prevede che gli ISP siano responsabili di infrazioni solo se mancano di rimuovere il materiale protetto da copyright dopo segnalazione da parte dei detentori dei diritti d’autore.

posted by admin on marzo 9, 2010

Miscellanee

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato ieri una una revoca all’embargo verso Cuba, Iran e Sudan su alcuni servizi di comunicazione via internet – social network, instant messaging, chat e e-mail –  per “assicurare che in questi paesi i cittadini possano esercitare il loro diritto universale di libertà di espressione e di accesso all’informazione nel modo più vasto possibile“.

L’emendamento, che dà il via libera alle operazioni commerciali di società come Microsoft, Google e Facebook nei paesi soggetti a embargo da parte degli USA, è in linea con il nuovo fondamentale principio della politica estera americana, la libertà di Internet nel mondo, un concetto espresso dal segretario di Stato Hillary Rodham Clinton in seguito al caso Google China.

A questo proposito il Segretario del Dipartimento del Tesoro, Neal Wolin ha dichiarato: “L’autorizzazione di queste licenze commerciali faciliterà le persone  in Iran, Sudan e Cuba ad utilizzare Internet per comunicare tra di loro e con il mondo esterno. La decisione di oggi renderà i cittadini Iraniani, Sudanesi e Cubani in grado di esercitare i loro diritti più basilari.

La notizia, riportata sui giornali internazionali, ha suscitato comunque qualche perplessità. Ci si chiede infatti come potranno i cittadini del Sudan, di Cuba e dell’Iran utilizzare le risorse messe loro a disposizione evitando i controlli che vigono nei loro paesi.

posted by admin on dicembre 9, 2009

Diritto d'autore e copyright

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Immagine 2Le major holliwoodiane sono nuovamente sul piede di guerra. E stavolta l’oggetto dei loro strali non sono né i torrent né YouTube ma invece i buoni, vecchi distributori di videocassette. La ragione? Noleggi troppo a ridosso dall’uscita dei film, ed a prezzi troppo bassi.

I fatti. L’azienda statunitense Redbox, leader nella commercializzazione di distributori automatici di film in DVD, ha intrapreso da qualche mese un’aggressiva campagna di marketing, noleggiando per la modica cifra di 1$ presso i propri punti- vendita i titoli “di cassetta” appena pubblicati dalle major. Salvo che questo ha provocato la reazione immediata degli stessi editori, preoccupati di vedere erosi i propri margini in uno dei pochi mercati ancora floridi del comparto cinematografico.
In particolare, le major hanno modificato i propri termini di servizio proibendo il noleggio dei film prima di un mese dalla loro uscita. Ma Redbox non si è data per vinta, e si è a più riprese rivolta ai giudici d’oltreoceano per veder ripristinato il proprio diritto a noleggiare i film a basso costo.

Chi vincerà? Ancora non è dato sapere quali saranno gli orientamenti delle corti investite dai casi. Ma una cosa è certa: le decisioni dei giudici sono destinate a giocare un ruolo importante nel futuro della distribuzione cinematografica.

posted by admin on settembre 1, 2009

Diritto d'autore e copyright

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Pubblicavano sui loro siti i testi di canzoni sottoposte a copyright: adesso dovranno affrontare un processo per violazione delle norme sul diritto d’autore. Accade negli Stati Uniti, dove l’Associazione che rappresenta gli interessi dei discografici (National Music Publishers’ Association, NMPA) ha deciso di portare in tribunale i legali rappresentanti di due spazi web (LiveUniverse e LyricWiki) che offrivano ai propri utenti porzioni o versioni integrali di testi di canzoni.

“La sfruttamento a fini di lucro dei testi musicali da parte dei siti web è diventato un problema molto serio” ha dichiarato il Presidente di NMPA David Israelite. “Ci sono soggetti che lucrano in modo illegale alle spalle degli autori. Ed è un vero peccato che i titolari dei diritti d’autore debbano tanto frequentemente spendere tempo e risorse per tutelare le proprie prerogative in materia di distribuzione e circolazione dei testi“.

Le cause contro Live Universe e LyricWiki sono state depositate rispettivamente presso la Corte Federale del Distretto Centrale della California e presso il Distretto Ovest della Pennsylvania. In particolare, i legali di NMPA chiedono un “risarcimento adeguato” per i danni subiti dai propri assistiti.
E’ la prima volta che degli spazi web vengono citati in giudizio per aver pubblicato online dei testi di canzoni.