Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

SIAE_LogoSta guadagnando sempre più attenzione la notizia diffusa da alcuni magazine di cinema secondo cui la SIAE sta richiedendo a siti e blog la sottoscrizione di una licenza poter pubblicare contenuti video che utilizzano materiale audio protetto dalla SIAE, tra cui i trailer di opere cinematografiche.

La licenza prevede che per pubblicare trailer e altri audiovisivi un sito internet debba pagare 450 euro ogni trimestre (1800 euro all’anno), con un limite massimo di 30 trailer al mese. La norma sarebbe parte di un accordo siglato il 17 gennaio 2011 dalla SIAE e l’AGIS  (comprese le associazioni cinematografiche ad essa aderenti ANEC, ANEM, ACEC e FICE) che regola l’utilizzazione delle opere musicali tutelate dalla SIAE nei siti web dei locali cinematografici.

Tuttavia, come ha dichiarato il “Corriere della fantascienza”,  l’organizzazione sta chiedendo la sottoscrizione della licenza anche a magazine online e siti internet non collegati a sale cinematografiche.

L‘ufficio stampa della SIAE, Interpellato a riguardo dal “Il Post” , ha confermato la necessità della sottoscrizione a pagamento della licenza per tutti i siti che pubblicano video musicali, trailer cinematografici e altri contenuti multimediali che contengono musica protetta dal diritto d’autore.

È bene sottolineare che per quanto riguarda l’obbligo di pagamento non c’è differenza tra ospitare filmati sui propri server o incorporarli da YouTube (o altro video portale) attraverso il codice embedded. Infatti, anche se YouTube ha già sottoscritto una licenza con la SIAE per i contenuti dei video pubblicati dai suoi utenti, i siti esterni che incorporano gli stessi video sono ugualmente tenuti regolarizzare la loro posizione.

Sul Il Post si legge inoltre che per quanto riguarda gli account personali dei social network, l’Ufficio Stampa della SIAE ha dichiarato che sono soggetti anch’essi alla medesima regola e che prima o poi sarà necessario regolarizzarli. Nel frattempo sembra che molti account di personaggi pubblici e pagine aziendali abbiano già sottoscritto la licenza.

Sono già numerosi i commentatori della rete che stanno protestando contro quella che è stata definita una regola “illogica”, dal momento che i trailer sono diffusi gratuitamente in rete dai distributori cinematografici per pubblicizzare il film e la loro diffusione è fondamentale per i profitti della stessa SIAE. Tuttavia, per evitare il pagamento della licenza,  molti siti e magazine minori di informazione cinematografica hanno già cancellato i trailer presenti sulle loro pagine.

posted by admin on ottobre 26, 2011

Eventi

(No comments)

imagesIl Dipartimento di Studi Giuridici “Angelo Sraffa” dell’Università Commerciale Luigi Bocconi, in collaborazione con DPCE, organizza il convegno “La tutela dei dati personali in Italia 15 anni dopo – Tempo di bilanci e di bilanciamenti”.

Il convegno si svolgerà venerdì 11 novembre 2011 presso l’aula Notari via Sarfatti 25, dalle ore 9.30 alle 18.00.

L’evento vedrà la presenza del presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Prof. Franco Pizzetti. Alle 14.30 la Prof.Avv. Giusella Finocchiaro parteciperà con un intervento sul tema delle misure tecnologiche e la protezione della privacy.

La partecipazione all’evento è gratuita, previa iscrizione. Per maggiori informazioni e per effettuare l’iscrizione all’evento, si rimanda alla pagina degli eventi dell’Università Bocconi.

Il programma è consultabile QUI.

La Corte di giustizia europea ha emesso oggi un’importante sentenza volta a fornire una precisazione sulla competenza giurisdizionale nei casi di violazione dei diritti della personalità per mezzo di contenuti diffusi su internet.

A differenza di quanto accade per la diffamazione per mezzo della stampa tradizionale, nel caso di contenuti pubblicati su Internet la Corte ha ritenuto che il giudice più idoneo a una valutazione dei danni sia il giudice del luogo in cui la vittima possiede il proprio centro di interessi, che corrisponde, generalmente, alla sua residenza abituale. La Corte ha quindi designato tale giudice come quello competente per la totalità dei danni causati sul territorio dell’Unione europea.

La Corte ha poi ricordato che la vittima di diffamazione può ugualmente rivolgersi, per la totalità del danno, anche ai giudici dello Stato membro in cui risiede il soggetto che ha messo tali contenuti in rete.

Esiste infine una terza possibilità citata dalla Corte: la persona lesa può ricorrere anche ai giudici di ciascuno Stato membro sul cui territorio sia stata accessibile l’informazione messa in rete. In tal caso, tuttavia, tali giudici sono competenti a valutare il solo danno causato sul territorio dello Stato in cui essi si trovano, come già avviene per i danni causati da un testo stampato.

posted by admin on ottobre 24, 2011

Libertà di Internet, anonimato

(No comments)

A seguito della richiesta formale della Electronic Frontier Foundation, il vice presidente di Google+ ha annunciato che presto il social network permetterà ai suoi utenti anche l’utilizzo di pseudonimi.

Ad oggi, infatti, la policy anti-psudonomi di Google+ bloccava i profili degli utenti che non presentavano il nome e cognome reale dell’intestatario dell’account. Una pratica duramente criticata dall’Electronic Frontier Foundation, che, pur riconoscendo il diritto delle aziende di determinare le loro regole interne, ha sostenuto la causa di quanti reclamavano l’uso di uno pseudonimo come garanzia di una maggiore libertà di espressione.

L’annuncio dell’apertura agli pseudonimi arriva dopo un lungo dibattito che è stato denominato “Nymwars” (da pseudonyms wars), nel quale diverse organizzazioni, associazioni e privati cittadini hanno discusso sui vantaggi e gli svantaggi della regola di Google+ che obbligava gli utenti ad identificarsi con il loro vero nome.

Il vice presidente di Google+ non ha tuttavia ancora specificato quando entrerà in vigore la nuova policy.

Sebbene la notizia non abbia destato una particolare eco mediatica, la bozza del decreto sviluppo che circola negli ultimi giorni andrebbe ad incidere anche sulla protezione dei dati personali.

L’art. 94 del decreto, tra le altre, prevede la modifica nientemeno che della nozione di dato personale, inserendo una consistente limitazione riguardante le persone giuridiche. Il dato personale, infatti, verrebbe ad indicare “qualunque informazione relativa a persona fisica nonché, limitatamente al settore delle comunicazioni elettroniche, qualunque informazione relativa a persona giuridica, ente od associazione abbonati ad un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, sempre che si tratti di soggetti identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale”.

Ad essere modificata, di conseguenza, anche la nozione di interessato, che identificherebbe la persona fisica, nonché la persona giuridica, l’ente o l’associazione abbonati ad un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, limitatamente al trattamento dei dati personali nel settore delle comunicazioni elettroniche.

Al di là della opinabile formulazione della norma, che solleva dubbi sulla sua interpretazione, viene radicalmente mutato l’impianto teorico e, conseguentemente, pratico del concetto di dato personale.

Le novità, seppure di minore impatto, non finiscono qui.

Vengono, infatti, dettate anche disposizioni in materia di ricette mediche digitali e fascicolo sanitario elettronico (artt. 129 e 130), e viene stabilito che dal 1° gennaio 2013 le pagelle ed i certificati scolastici siano rilasciati in formato elettronico e resi disponibili su web, tramite posta elettronica o altra modalità digitale (art. 132). Online anche i certificati di congedo dei lavoratori per la malattia dei figli (art. 131). Per quanto riguarda i trasporti, biglietti dei bus, tram o altri mezzi locali potranno essere emessi in formato elettronico (art. 137).

La bozza del decreto contiene, infine, il potenziamento dell’uso della PEC (art. 134), della quale sono tenute a dotarsi tutte le imprese, non solo quelle costituite in forma societaria. In relazione ai professionisti, già interessati da tale obbligo, è previsto che gli albi professionali rechino “in ogni caso” l’indirizzo di posta elettronica certificata dei propri iscritti.

Si tratta sì di previsioni non definitive, delle quali seguiremo l’iter e le relative implicazioni pratiche, che tuttavia suscitano un immediato interesse e non tarderanno ad essere oggetto di un vivace dibattito.

posted by admin on ottobre 20, 2011

Libertà di Internet

(No comments)

La Suprema Corte del Canada si è recentemente pronunciata su un caso incentrato sull’attribuzione di responsabilità per la pubblicazione di link che rimandano a contenuti ritenuti diffamatori.

Il giudice Rosalie Silberman Abella ha sostenuto che tale responsabilità non è da attribuirsi a chi pubblica i link, dal momento che i collegamenti sono meri riferimenti, e non possono essere ritenuti pubblicazioni. Come i riferimenti bibibliografici, infatti, “entrambi comunicano che qualcosa esiste ma di per sé non sono in grado di comunicare i contenuti. Entrambi richiedono un’azione da parte di un terzo soggetto, prima che lo stesso possa accedere al contenuto. Il fatto che l’accesso ad un contenuto sia reso molto più facile da un link cha da una nota a pié di pagina non cambia la realtà che un link, di per sé, è un oggetto neutrale. Non esprime opinioni e non ha controllo sul contenuto al quale rimanda”.

I link inoltre sono una parte indispensabile del processo di diffusione delle informazioni proprio della rete. Per questa ragione, secondo il giudice canadese, “limitare la loro utilità assoggettandoli alle tradizionali regole delle pubblicazioni avrebbe l’effetto di restringere seriamente il flusso di informazioni e, di conseguenza, la libertà di espressione. Il potenziale “congelamento” nelle funzioni di Internet potrebbe essere devstante, dal momento che gli autori di un articolo difficilmente vorrebbero rischiare una diretta responsabilità per aver rimandato ad un secondo articolo sul quale essi non hanno alcun controllo del contenuto”.

La decisione della Corte canadese è stata ripresa da molti magazine internazionali e alcuni commentatori si sono mostrati “stupiti” della necessità di questa sentenza. Tuttavia la questione della responsabilità sui link è di grande attualità anche in Italia, come dimostra la vicenda di Yahoo! recentemente trattata su queste pagine.

posted by admin on ottobre 19, 2011

Miscellanee

(No comments)

Il Tar della Basilicata ha accolto le istanze di una class action pubblica volta a imporre alla Regione Basilicata l’adozione della PEC come strumento per la comunicazione con i privati cittadini.

La class action, portata avanti dall’Associazione Agorà Digitale, chiedeva ai giudici l’accertamento del disservizio prodotto dalla mancata pubblicazione dell’indirizzo delle caselle pec della Regione sul sito istituzionale, un’omissione che rendeva impossibile per i cittadini l’utilizzo della posta elettronica certificata per le comunicazioni con l’ente.

Con sentenza n. 478 i giudici hanno accolto la richiesta dell’associazione avendo verificato che esiste l’obbligo, in capo alla Regione, di presentare all’interno del relativo sito web l’elenco delle caselle di posta elettronica certificata di riferimento. Tale obbligo normativo è contenuto nelle recenti “Linee guida per i siti web delle pubbliche amministrazioni”.

Secondo il Tar, a causa dell’inerzia nell’adempimento di quest’obbligo i cittadini sono stati vittime di un disservizio che li ha costretti a recarsi fisicamente presso gli uffici della regione per ricevere e inoltrare documenti cartacei. I giudici hanno quindi disposto che la Regione renda disponibile la lista delle caselle PEC istituzionali entro 60 giorni.

La particolarità del proponente del ricorso, rappresentato da Agorà Digitale, ha portato inoltre i giudici del Tar a pronunciarsi sulla legittimità di una richiesta proveniente da un’associazione di cittadini, fornendo alcune indicazioni operative sulla class action pubblica.

I soggetti che possono proporre questo tipo di azioni sono le associazioni dotate di di una sufficiente reppresentatività degli interessi diffusi di una particolare categoria di utenti o consumatori. Mentre caso che il proponente sia una persona fisica è necessario che sia dimostrato in concreto il suo interesse e la sua omogeneità rispetto alla classe che rappresenta.

posted by admin on ottobre 17, 2011

anonimato

(No comments)

La questione dell’anonimato online, attualmente molto dibattuta in rete, è il tema di un interessante intervento ospitato sulla piattaforma TED.

Il relatore, Christoper “m00t” Poole, è il giovane fondatore di “4Chan“, un portale che ospita discussioni e immagini pubblicate dagli utenti, caratterizzato dal completo anonimato di tutti i partecipanti e dall’assenza di una “memoria”, e cioè di un archivio, del portale.

La relazione di Poole, volta a mettere in luce gli aspetti positivi, sociali e collaborativi, dell’anonimato e il suo contributo alla cultura underground della rete, è bilanciata dall’intervento di Chris Anderson, direttore di Wired USA e curatore di TED, che pone alcuni interrogativi che stimolano ulteriori riflessioni.

Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina TED dell’intervento.

posted by Giulia Giapponesi on ottobre 14, 2011

Web 2.0, anonimato

1 comment

2011tripadvisorFederalberghi, la federazione italiana degli albergatori, ha dato il via ad una protesta formale contro i siti che raccolgono le recensioni anonime degli utenti.

In una recente lettera indirizzata al Ministero del Turismo e al Ministero delle Attività Produttive, il presidente della federazione Bernabò Bocca, ha chiesto l’introduzione di norme su blog e siti, tra cui il diritto di replica, l’obbligo della firma comprensiva di nome e cognome sulle recensioni o, in alternativa la presa di responsabilità da parte del sito.

Il principale bersaglio della protesta della Federazione sarebbe Tripadvisor, il portale di viaggi in cui gli utenti scambiano opinioni su hotel, ristoranti e attrazioni turistiche di tutto il mondo.

Considerato come uno dei servizi “pionieri” del web 2.0, Tripadvisor dal 2000 raccoglie le recensioni degli utenti, in forma anche anonima, senza nessun controllo o censura. Il portale, che oggi raccoglie oltre 40 milioni di visitatori mensili, è di proprietà di Expedia Inc., la compagnia americana di viaggi, colosso delle prenotazioni online, che gestisce popolari siti quali Expedia.com, Hotels.com, Hotwire.com.

È proprio la concomitanza tra l’anonimato e la gestione di Expedia del sito a non convincere il presidente Bocca, secondo il quale l’obbligo per gli utenti di autenticarsi sul portale con nome e cognome, e magari anche con l’aggiunta delle date del soggiorno, sarebbe una garanzia sull’autenticità delle recensioni e fugherebbe il sospetto che le opinioni siano in realtà create ad hoc.

Il comunicato stampa in cui la Federalberghi annuncia la richiesta di adozione di un provvedimento contro le recensioni anonime riporta anche la notizia di una sentenza del Tribunale di Parigi che ha condannato nei giorni scorsi Expedia, TripAdvisor ed Hotels.com a pagare una multa da 430mila Euro per pratiche commerciali sleali e ingannevoli.

Il Tribunale ha così accolto le richieste della Synhorcat (l’associazione francese degli albergatori) che accusava Expedia di aver fornito al pubblico informazioni sbagliate circa la disponibilità di posti in alcuni alberghi a beneficio di altri hotel, partner commerciali del sito stesso. La Synhorcat contestava inoltre il fatto che la partnership tra Expedia e Tripadvisor non fosse in alcun modo esplicitata agli utenti.

La condanna, anche se solo in parte pertinente alla protesta della Federalberghi, è stata annunciata come un importante successo dell’azione che Hotrec (l’organizzazione europea degli alberghi, ristoranti e bar), insieme a Federalberghi e alle altre associazioni nazionali, sta promuovendo in tutti i paesi europei per contrastare le pratiche commerciali scorrette.

Sembra tuttavia che non tutte le associazioni nazionali siano unite nella lotta contro le recensioni anonime di Tripadvisor. Confindustria Alberghi e Confindustria AICA (Associazione Italiana Compagnie Alberghiere) hanno recentemente inaugurato una collaborazione continuativa con TripAdvisor for Business orientata a superare le criticità e ad individuare le principali aree di miglioramento delle funzionalità di TripAdvisor dedicate alle aziende del settore ricettivo.

posted by Beatrice Succi on ottobre 13, 2011

Professione forense

(No comments)

Da pochi giorni è entrato in vigore il d. lgs. 1 settembre 2011 n. 150, il cui obiettivo è razionalizzare e semplificare i processi civili di cognizione. Il decreto incide anche sul Codice per la protezione dei dati personali, modificando l’art. 152 sulle controversie instaurate davanti all’autorità giudiziaria ordinaria.

Queste controversie, prima disciplinate secondo un procedimento sui generis descritto dall’art. 152, sono ora ricondotte al rito del lavoro, col quale d’altronde già vi erano diverse affinità.

La competenza giurisdizionale rimane in capo al Tribunale del luogo in cui ha la residenza il titolare del trattamento e restano immutati anche i termini per proporre il ricorso, pari a trenta giorni. La proposizione del ricorso non sospende l’esecutività del provvedimento impugnato, salvo ricorrano gravi e circostanziate ragioni, oppure nel caso di pericolo imminente di un danno grave ed irreparabile.

La sentenza che definisce il giudizio non è appellabile, e sarà necessario, pertanto, procedere innanzi alla Corte di Cassazione. Al giudice resta la facoltà di stabilire eventuali e specifiche misure di tutela e di statuire sul risarcimento del danno.