Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

La legge 23 dicembre 2011, n. 214 recante “Conversione, con modificazioni, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” è stata pubblicata sul supplemento ordinario n.276 alla Gazzetta ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2011.

I provvedimenti introdotti dalla legge di conversione sono entrati in vigore il 28 dicembre 2012 mentre quelli contenuti nel decreto legge n. 201/2011 sono entrati in vigore il 6 dicembre scorso. Tra questi ultimi, lo ricordiamo, sono comprese anche le rivoluzionarie modifiche al Codice privacy precedentemente descritte su questo blog.

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È stata pubblicata (Foro It., 2011, XI, I, c. 3198) la decisione del Tribunale di Prato del 15 aprile 2011, della quale il blog aveva già dato un’anticipazione.

La sentenza, valutando la rilevanza probatoria di una email prodotta in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo a dimostrazione della tempestiva contestazione dei vizi di un macchinario, si è soffermata sulla qualificazione giuridica di tale tipo di documento.

Secondo il Tribunale di Prato, l’email inviata in assenza di un meccanismo di posta elettronica certificata non consente di identificare in maniera univoca il mittente, né di provare la ricezione del messaggio da parte del destinatario.

Tuttavia, è indubbio che l’email possa essere qualificata come documento dotato di firma elettronica “dato che lo username e la password usati per l’accesso alla casella di posta elettronica integrano comunque un insieme di dati utilizzati come metodi di identificazione informatica ai sensi dell’art. 1, lett. q)” del CAD.

Conseguentemente, l’efficacia probatoria dell’email è liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità e – aggiunge la sentenza – anche delle ulteriori risultanze processuali, in primo luogo il mancato disconoscimento e la tempestiva contestazione dei fatti ivi rappresentati.

Nel caso di specie, il destinatario aveva sin da subito disconosciuto le vicende fatte valere a mezzo dell’email in questione e tale rilievo, mancando ulteriori elementi idonei a confermarne il contenuto, ha comportato una valutazione negativa sul piano probatorio. Le pretese dell’opponente sono state, dunque, rigettate.

La decisione è comunque di grande rilevanza perché riafferma che l’email è un documento dotato di firma elettronica.

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posted by admin on dicembre 23, 2011

Eventi

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Ecco il modo “corretto” modo di augurarsi buon Natale, messo a punto dai legali americani. Lo staff dello Studio Legale Finocchiaro lo dedica  ai suoi lettori: Buon Natale! O meglio…

From us (hereinafter “the wishor”) to you (hereinafter called “the wishee”): Please accept without obligation, implied or implicit, our best wishes for an environmentally conscious, socially responsible, politically correct, low stress, non-addictive, gender neutral, celebration of the northern winter solstice holiday, practiced within the most enjoyable traditions of the religious persuasion of your choice, or secular practices of your choice, with respect for the religious/secular persuasions and/or traditions of others, or their choice not to practice religious or secular traditions at all… and a financially successful, personally fulfilling and medically uncomplicated recognition of the onset of the generally accepted calendar year 2012 but with due respect for the calendars of choice of other cultures or sects, and having regard to the race, creed, color, age, physical ability, religious faith, choice of computer platform or dietary preference of the wishee.

By accepting this greeting you acknowledge and agree to the following terms and conditions:

* This greeting is subject to further clarification or withdrawal.

* This greeting is freely transferable provided that no alteration shall be made to the original greeting and that the proprietary rights of the wishor are acknowledged.

* This greeting implies no promise by the wishor to actually implement any of the wishes.

* This greeting may not be enforceable in certain jurisdictions and/or the restrictions herein may not be binding upon certain wishees in certain jurisdictions and is revocable at the sole discretion of the wishor.

* This greeting is warranted to perform as reasonably may be expected within the usual application of good tidings, for a period of one year or until the issuance of a subsequent holiday greeting, whichever comes first.

* The wishor warrants this greeting only for the limited replacement of this wish or issuance of a new wish at the sole discretion of the wishor.

Any references in this greeting to “the Lord,” “Father Christmas,” “Our Savior,” or any other festive figures, whether actual or fictitious, dead or alive, shall not imply any endorsement by or from them in respect of this greeting, and all proprietary rights in any referenced third party names and images are hereby acknowledged.

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C’è un certo interesse in rete per una vicenda paradossale che vede coinvolte le principali aziende e associazioni note per il loro impegno sul versante antipirateria.

Sembra infatti che alcuni indirizzi IP provenienti dalla sede della RIAA (Recording Industry Association of America), dagli uffici del Dipartimento di sicurezza nazionale statunitense, e da società come Sony, Universal e Fox, siano comparsi nella lista del “BitTorent public tracker”, l’indice dell’attività degli utenti che utilizzano il servizio di filesharing BitTorrent. L’indice avrebbe mostrato che gli indirizzi IP delle sovracitate organizzazioni erano collegati a BitTorrent al fine di scaricare illegalmente materiale audio e video protetto da copyright.

La notizia nasce da una ricerca pubblicata dal magazine Torrentfreak e svolta attraverso l’utilizzo di un nuovo servizio chiamato YouHaveDownloaded. Il servizio, attraverso una sorta di motore di ricerca che interroga il BitTorent public tracker, permette a tutti gli utenti della rete di verificare l’eventuale attività su BitTorrent legata ad uno specifico indirizzo IP pubblico o ad un file. Inserendo il numero di IP di un utente sul sito è possibile quindi sapere se abbia avuto accesso al servizio di BitTorrent e, in caso affermativo, per scaricare quale file.

Il funzionamento del sito YouHaveDownloaded è dunque simile al procedimento richiesto dalla RIAA e da altre associazioni antipirateria per verificare la provenienza delle attività illecite che si compiono su servizi di file sharing simili a BitTorrent.

Risulta quindi paradossale che un simile servizio abbia identificato 6 indirizzi IP registrati dalla RIAA direttamente connessi nel traffico illegale di files.

In seguito alla circolazione della notizia in rete, un portavoce della RIAA ha comunicato alla stampa che gli indirizzi IP pubblici dell’associazione antipirateria sarebbero stati utilizzati da terze parti e che pertanto la RIAA non è responsabile per gli illeciti.

Molti magazine, fra cui Torrentfreak, hanno trovato umoristico il fatto che le attuali affermazioni di discolpa dell’associazione antipirateria siano del tutto simili a quelle degli oltre 20000 cittadini statunitensi portati in tribunale dalla RIAA e condannati per infrazione del copyright.

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La Commissione delle Nazioni Unite sul diritto commerciale internazionale (UNCITRAL) ha appena pubblicato il resoconto ufficiale dell’ultima riunione del gruppo di lavoro sul commercio elettronico tenuta a Vienna nel mese di ottobre 2011, al quale ha partecipato anche la Prof. Avv. Giusella Finocchiaro, in rappresentanza dell’Italia.

Il tema è la legislazione in materia di “electronic transferable records”. A commento del lungo e dettagliato resoconto, riportiamo qui una serie di interrogativi sollevati alla luce dell’ultima riunione del gruppo:

-Esiste una domanda di mercato per regole internazionali sugli “electronic transferable records”?

-Quali dovrebbero essere le regole? Le Nazioni Unite dovrebbero dare spazio sia a degli “oggetti digitali” che possano soddisfare i requisiti di unicità e trasferibilità che a dei registri relativi alle specifiche attività?

- Se si scegliesse un sistema di registrazione, come si potrebbero risolvere le priorità tra i vari registri nazionali e gli eventuali registri internazionali?

- C’è una effettiva richiesta di documenti o registri elettronici da impiegare sia nel commercio nazionale che in quello internazionale?

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Il telemarketing è nuovamente al centro dell’attività del Garante per la Protezione dei dati personali che è recentemente intervenuto con un provvedimento sul fenomeno delle cosiddette telefonate “mute”.

Si tratta di telefonate in cui il destinatario, dopo aver sollevato il ricevitore, non entra in comunicazione con alcun interlocutore. Il fenomeno sembra essere piuttosto frequente, tanto che molti cittadini si sono rivolti all’Autorità per segnalare la ricezione ripetuta e continua di questo tipo di telefonate.

Pare che l’origine di questa nuova e misteriosa seccatura per il cittadino sia da ricercarsi nuovamente nel telemarketing.  La magioranza delle “telefonate mute” sarebbe infatti la conseguenza di un problema organizzativo da parte delle società che si occupano di effettuare telefonate commerciali.  Gran parte di queste aziende si serve di un sistema di instradamento automatico di telefonate per mettere in comunicazione le singole utenze dei citatdini con gli operatori di call center addetti alla promozione di servizi e prodotti. A volte, tuttavia, il sistema automatico può indirizzare verso i call center un numero di chiamate superiore all’effettiva disponibilità degli operatori. Così il telefono del cittadino squilla, ma dall’altra parte non c’è nessuno.

Naturalmente la ricezione di telefonate mute, specie se ripetuta, può provocare agli utenti non solo fastidio, ma anche allarme, considerato anche che diversi cittadini hanno lamentato al Garante di aver ricevuto telefonate di questo tipo anche per 10-15 volte di seguito.

Nel provvedimento, incentrato sul caso di una società fornitrice di energia individuata come indiretta responsabile di “telefonate mute”, l’Autorità ha pertanto stabilito che le società dotate di sistemi di chiamata automatici dovranno utilizzare accorgimenti che impediscano la reiterazione di tali telefonate ed escludano la possibilità di richiamare uno stesso numero ripetutamente entro un periodo di 30 giorni.

In caso di mancato adempimento alle misure prescritte la società rischia una sanzione amministrativa che va da 30mila a 120mila euro.

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Il 29 di novembre 2011 è scaduto il termine per la comunicazione da parte delle aziende dell’ indirizzo di posta elettronica certificata al Registro delle imprese.

Tuttavia, in considerazione della grande quantità di richieste arrivate ai gestori di sistema PEC nel corso delle ultime settimane il Ministero dello Sviluppo Economico (circolare 224402), ha invitato le Camere di Commercio a non applicare la sanzione prevista per il mancato rispetto del termine.

Sembra infatti che gestori del sistema di posta elettronica certificata abbiano lamentato l’impossibilità di far fronte alla mole di richieste “in tempi compatibili con il rispetto del termine stesso”.

Sebbene la scadenza sull’obbligo della PEC fosse fissata dal 2008, secondo dati forniti dal Sole 24 ORE, sono state oltre 500mila le comunicazioni di indirizzo PEC arrivate alle Camere di Commercio negli ultimi giorni utili all’adempimento dell’obbligo, fra il primo e il 21 novembre 2011.

La circolare del Ministero invita pertanto le Camere di Commercio a non applicare le sanzioni di inadempimento sulle comunicazioni tardive effettuate entro “l’inizio del nuovo anno”.

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posted by Giulia Giapponesi on dicembre 15, 2011

Miscellanee

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Il Tribunale di Roma ha emesso una provvedimento che stabilisce che i titolari di copyright non hanno diritto a chiedere un ordine di controllo preventivo da parte delle piattaforme web che ospitano contenuti generati dagli utenti.

Con questa decisione, i giudici romani hanno respinto il ricorso nel quale RTI Mediaset chiedeva al tribunale di ordinare a Google di inibire, per il futuro, la pubblicazione sul suo servizio di blog hosting di contenuti audiovisivi relativi ad alcune dirette sportive.

La richiesta di RTI seguiva una controversia nata a causa del portale sportivo “Calciolink”, ospitato sulla piattaforma Blogger di Google, che trasmetteva illegalmente in streaming le dirette di partite di Serie A, di Eurolega e di Champion’s Leaugue i cui diritti televesivi sono di proprietà di RTI.

Nonostante l’oscuramento del portale da parte di Google, in seguito alla segnalazione dell’illecito, RTI ricorrendo al Tribunale di Roma aveva chiesto ai giudici di erogare un provvedimento finalizzato ad impedire la diffusione di contenuti illeciti futuri.

Rigettando la richiesta di RTI , con riferimento all’art. 17 del d. lgs. 70/2003 che recepisce la Direttiva Europea sull’e-commerce, i giudici hanno sottolineato che  “II controllo preventivo non pare condotta esigibile dall’hosting, dal momento che il giudice italiano non può porre uno specifico obbligo di sorveglianza in violazione del chiaro dettato comunitario” e che inoltre “il fornitore del servizio non può essere assoggettato all’onere di procedere ad una verifica in tempo reale del materiale immesso dagli utenti ” e anche ove il controllo divenisse attuabile con costi contenuti e con meccanismo automatici, configgerebbe con forme di libera manifestazione e comunicazione del pensiero.


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posted by Giulia Giapponesi on dicembre 13, 2011

Miscellanee

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Da oggi tutte le amministrazioni pubbliche saranno obbligate alla valutazione del software libero nei loro bandi di gara.

“All’articolo 68 della legge del 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni ,al comma 1 sostituire la lettera d) con il seguente: “Acquisizione di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto.” Questo è il testo contenuto nell’emendamento proposto dal deputato radicale Marco Beltrandi approvato oggi dalla commissione Bilancio.

Il deputato Beltrandi, insieme a Luca Nicotra, Segretario dell’Associazione radicale Agora Digitale ne hanno dato l’annuncio sul sito dell’Associazione:

Si tratta di una modifica storica del codice dell’amministrazione digitale. Per la prima volta si riconosce nel nostro ordinamento la necessità per le amministrazioni pubbliche di tenere in considerazione non solo l’economicità ma anche l’impatto che il software stesso ha sulla nostra società sempre piu’ tecnolgica dal punto di vista dei diritti fondamentali dei cittadini e delle imprese che vogliono innovare. L’adozione di software libero ha ricadute profonde sulla maggiore libertà dello scambio dei contenuti immateriali, sulla libera circolazione della conoscenza, del know-how e piu’ in generale delle informazioni. Un emendamento che spinge sull’accelleratore dello sviluppo dell’ICT anche in Italia, muovendosi verso la “liberalizzazione” di un settore dove troppo spesso la chiusura di conoscenze tecniche e scientifiche è un freno per l’innovazione e per l’entrata nel mercato di nuovi soggetti.”

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