Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

posted by admin on aprile 13, 2015

Diffamazione, Libertà di Internet

(No comments)

Esempio di un meme satirico nei confronti del Presidente Putin

Esempio di un meme satirico nei confronti del presidente russo Vladimir Putin.

Il governo russo ha vietato la pubblicazione delle immagini virali che prendono in giro personaggi pubblici.

Il Roskomnadzor, l’ente statale russo per il monitoraggio delle telecomunicazioni, ha annunciato che in futuro sarà illegale pubblicare meme satirici che ritraggono personaggi noti. I cosiddetti internet meme, contenuti virali spesso composti da immagini associate a frasi umoristiche, saranno oscurati non solo quando riconosciuti causa di un danno per l’onore e la dignità del soggetto ritratto, ma anche se colpevoli di distorcere la “personalità del soggetto”.

Le nuove disposizioni del Roskomnadzor non si riferiscono all’entrata in vigore di una legge, quanto all’estensione dell’applicazione di regole già esistenti per la difesa dell’immagine di personaggi pubblici.

Molti canali di informazione russi hanno messo in relazione il nuovo divieto con una sentenza su un contenzioso tra il cantante russo V. Syutkin e un sito satirico. Syutkin aveva querelato il sito a causa della pubblicazione di un meme che utilizzava il suo volto, e il tribunale russo ha dato ragione all’artista. Sebbene la stretta sui meme sia stata annunciata proprio qualche giorno dopo la sentenza che tutelava il cantante, molti hanno ipotizzato che la censura sui contenuti satirici sia stata voluta da Vladimir Putin, considerato da diversi analisti della comunicazione il bersaglio più frequente dell’umorismo politico online.

Stando alle nuove disposizioni del governo russo, un personaggio pubblico che si ritenga offeso da un meme può informare il Roskomnadzor, che a sua volta può valutare se inoltrare una denuncia al tribunale. In tal caso, il sito incriminato avrà poche ore per rimuovere l’immagine offensiva e non incorrere nel provvedimento di oscuramento.

Diversi commentatori ritengono che il concetto di “distorsione della personalità del soggetto” risulti estremamente sfumato, al punto da divenire strumento da rivolgere arbitrariamente contro la libertà di espressione. L’imposizione di una responsabilità diretta nell’atto di pubblicazione o di condivisione di immagine su Internet potrebbe sollecitare l’incremento delle cause per diffamazione. Più che fungere da deterrente, le nuove disposizioni rischiano di innescare un processo di autocensura molto restrittivo.

La presa di posizione rispetto i meme può essere considerata in linea con i recenti provvedimenti restrittivi disposti dal governo russo nei confronti di internet. Nel corso del 2014 era già stata introdotta una legge che di fatto impediva ai cittadini di gestire blog anonimi, e una legge che permette al Roskomnadzor di bloccare temporanemente qualsiasi sito senza dover fornire spiegazioni.

posted by admin on marzo 23, 2015

Libertà di Internet

(No comments)

urn:newsml:dpa.com:20090101:140321-90-002354Una nuova normativa consentirà ai ministeri di ordinare la chiusura di un sito internet senza il via libera dell’autorità giudiziaria.

L’approvazione di una nuova normativa ha riconosciuto al Governo turco il potere di richiedere il blocco immediato all’accesso di contenuti web considerati pericolosi per “la stabilità dello stato”.

La nuova legge permette ai ministri di agire direttamente, senza la decisione di un giudice, e impone ai provider il blocco o la rimozione dei contenuti entro quattro ore dalla comunicazione. Sarà possibile contestare l’azione del Governo appellandosi all’autorità giudiziaria, ma solo dopo che il blocco sia divenuto operativo, e sottoponendo l’azione di censura al vaglio dei giudici entro 48 ore dalla sua attivazione.

Negli ultimi anni, la linea intrapresa dal governo turco per la regolamentazione e il controllo della rete ha più volte suscitato aspre critiche, attirando l’attenzione internazionale.

Nel marzo 2014, a ridosso delle votazioni per il rinnovo dei consigli comunali e provinciali del paese, Twitter e Youtube furono bloccati dall’Autorità per le comunicazioni.

In quell’occasione, il primo ministro Recep Tayyip Erdo?an, che dal 14 febbraio 2015 possiede un suo profilo Twitter, aveva definito il social network “un coltello nelle mani di assassini”.

Nel settembre 2014, Human Rights Watch aveva denunciato la censura applicata a internet, ad opera del Governo turco, come un “controllo dell’attività in rete senza una supervisione indipendente”.

Nel gennaio scorso, una settimana prima della partecipazione alla marcia di Parigi in favore dell’unità e della libertà di espressione, il Governo di Ankara aveva ordinato la chiusura di tutti i siti che avessero scelto di pubblicare le vignette di Charlie Hebdo riguardanti l’islam.

L’attuale legge sulle telecomunicazioni presenta molti punti in comune con quella già avallata dal Parlamento turco nel 2014 e successivamente bocciata dalla Corte costituzionale.

posted by admin on ottobre 15, 2014

Libertà di Internet

(No comments)

bannerpaginainternaIl 14 ottobre 2014 è stata presentata a Montecitorio la Carta dei diritti di Internet della Commissione di studio promossa dalla Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini e guidata dal giurista Stefano Rodotà. Il documento punta a promuovere i diritti dei cittadini in rete per difenderli da eventuali imposizioni dei governi e del mercato.

La Carta dei diritti di Internet è formata da quattordici articoli incentrati sui diritti della cittadinanza digitale, dal diritto alla privacy al diritto di accesso all’educazione, dal diritto all’oblio alla neutralità della rete.

In particolare, su quest’ultimo punto, attualmente molto dibattuto, la Carta prende posizione specificando che “il diritto di accesso alla rete deve avvenire in condizioni di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e aggiornate che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”. Com’è noto, il principio di neutralità della rete punta ad impedire agli oligopoli delle telecomunicazioni di creare corsie preferenziali a pagamento, e ai governi di ostacolare l’accesso alle informazioni da parte dei cittadini.

Il documento, proposto della Commissione in forma di bozza, sarà oggetto di una consultazione pubblica aperta a commenti e proposti da parte di tutti i cittadini, a partire dal 27 ottobre. Per analizzare i 14 articoli e per maggiori informazioni sulla consultazione, si rimanda alla pagina dedicata sul sito della Camera dei Deputati.

posted by admin on ottobre 3, 2014

Libertà di Internet

(No comments)

La Cina è nuovamente al centro dell’attenzione internazionale in materia di censura sul web. Questa volta il target del blocco sarebbe la app di condivisone foto Instagram, che risulterebbe inaccessibile dal 28 settembre a tutti gli utenti cinesi.

Diversi osservatori dei diritti digitali da varie parti del mondo hanno espresso preoccupazione riguardo alla correlazione tra il blocco del social network e le recenti manifestazioni pro-democrazia che si sono svolte ad Hong Kong. In particolare, si ritiene che la censura possa essere stata ordinata dal governo di Pechino allo scopo di evitare la diffusione di immagini che proverebbero un massiccio uso di gas lacrimogeno da parte della polizia durante le proteste del movimento  ”Occupy Central”.

Fino ad ora Instagram, di proprietà di Facebook, rimaneva uno dei pochi social network americani ancora utilizzabili in Cina. Altre piattaforme come Facebook e Twitter sono bloccate da tempo.

Il timore che la censura sia correlata alle manifestazioni parrebbe fondato. Si apprende infatti che tutte le notizie online riguardo alle azioni di protesta siano state censurate nel Paese. Baidu, il motore di ricerca più usato in Cina, ha invece oscurato i risultati di ricerche relative agli scontri come “Hong Kong gas lacrimogeno”. A quanto si apprende, ricerche simili sono state bloccate anche sul più grande social network cinese, Sina Weibo.

Alcuni giornali cinesi hanno riportato la notizia del blocco di Instagram dichiarando che le cause sono sconosciute.

Tra le foto presenti su Instagram e “non gradite” al governo cinese ci sarebbero chiare immagini degli scontri, come quella che vedete in questo post.

(Source: instagram.com/jkarmyshop)

(Source: instagram.com/jkarmyshop)

google chinaA quanto si apprende dalla stampa internazionale, Google ha ceduto alle pressioni del governo cinese e ha provveduto alla rimozione della funzione che avvertiva gli utenti della possibile censura governativa su alcune parole chiave.

Una finestra pop up che appariva quando l’utente digitava una parola ritenuta sensibile per il governo cinese informava che la ricerca era a rischio di un disservizio a causa di blocchi istituzionali. Con questa funzionalità Google aveva tentato un’ultima strada per mediare tra la volontà di mantenere libero accesso a tutte le informazioni e la censura imposta da Pechino su argomenti come l’indipendenza del Tibet e i fatti di piazza Tienanmmen.

Il servizio di avvertimento sulla censura di Google è stato interrotto lo scorso dicembre, senza alcun annuncio ufficiale da parte della compagnia. La notizia è stata diffusa da GreatFire.org, un sito che raccoglie dati sul cosiddetto “Great Firewall” la grande muraglia virtuale della censura in Cina. Interrogato dalla stampa Taj Meadows, portavoce di Google in Giappone, ha confermato l’interruzione della funzionalità ma non ha voluto commentare la decisione.

Fino ad oggi l’azienda di Mountain View aveva evitato il più possibile di collaborare con la censura cinese sin dallo sbarco del motore di ricerca in Cina nel 2006. Dopo alterne vicende che hanno portato Google sull’orlo della chiusura della sua attività nel paese, nel 2010 Google ha trasferito i suoi server a Hong Kong. Una scelta che aveva favorito Baidu, il suo principale concorrente locale, attualmente il motore di ricerca più usato dagli utenti cinesi. L’attuale passo indietro della compagnia californiana ha deluso i numerosi sostenitori dell’attività “dissidente” di Google in Cina.

Una recente sentenza dell’High Court inglese ha imposto a tutti gli Internet Service Providers del Regno Unito di bloccare l’accesso dei loro utenti al famigerato sito The Pirate Bay.

Il caso era stato portato davanti alla Corte da una coalizione di major dell’industria musicale tra cui EMI, Sony e Universal. Il giudice, sostenendo che i gestori del sito di condivisione di file torrent incitano gli utenti alla violazione del copyright, ha accolto le richieste delle major e ha ordinato agli ISP di impostare un sistema di filtraggio simile a quello già  utilizzato per il blocco dei siti pedopornografici.

La decisione è stata applaudita dai portavoce dei principali operatori economici dell’industria dell’intrattenimento del Regno Unito.

I gruppi a sostegno dei diritti digitali dei cittadini hanno invece espresso preoccupazione per l’ordine di censura imposto dal giudice ai provider.  In particolare, l’Open Rights Group – una delle principali associazioni per la difesa dei diritti digitali – ha reso nota una dichiarazione del suo direttore esecutivo Jim Killock :

“Bloccare the Pirate Bay è inutile e pericoloso. Fomenterà ulteriori richieste, più vaste e ancora più drastiche, di ogni genere di censura su Internet, dalla pornografia all’estremismo. Le dimensioni della censura su Internet stanno crescendo e censurare la rete sta diventando più facile. Ciononostante non ha mai l’effetto desiderato ma semplicemente trasforma i criminali in eroi.”

Hanno destato preoccupazione in rete le parole del presidente francese Nicolas Sarkozy che, in seguito ai tragici fatti di Tolosa, ha recentemente dichiarato: “A partire da oggi, chiunque consulti abitualmente quei siti che difendono il terrorismo o incitano all’odio e alla violenza saranno puniti alla stregua di criminali”.

La misura proposta dal presidente francese al fine di evitare “l’indottrinamento ideologico” sul territorio nazionale, ha scatenato le reazioni di importanti gruppi per i diritti digitali dei cittadini tra cui l’Electronic frontier Foundation e Reporters Sans Frontières.

“La soluzione proposta è sproporzionata ” ha dichiarato un portavoce di Reporters Sans Frontières “e può portare a una sorveglianza generalizzata della rete che minaccia la libertà individuale, arruolando gli Internet Service provider nel tentativo di identificare coloro che consultano determinati siti Internet”. 

Secondo molti commentatori, non solo il principio, ma anche il metodo proposto è altamente criticabile. L’identificazione infatti sarebbe possibile solo per tutti quegli utenti che non conoscono metodi per navigare anonimamente, mentre è presumibile che chiunque stia tramando di compiere un atto terroristico riesca anche ad eludere la sorveglianza degli ISP.

 L’Electronic Frontier Foundation ha espresso una seria preoccupazione per le implicazioni della dichiarazione di Sarkozy: “Quando un paese democratico come la Francia decide di censurare o criminalizzare il pensiero, non è solo la Francia a soffrirne ma il mondo, dal momento  che viene offerta ai regimi autoritari una facile giustificazione per la loro stessa censura. Noi sproniamo le autorità francesi a giudicare i crimini in base alle azioni e non ai pensieri”.

Tra le reazioni più malevole, va registrata anche l’opinione di quanti hanno ipotizzato che il presidente francese abbia cavalcato l’onda dell’emozione per i fatti di Tolosa per dotarsi di armi legislative per facilitare il blocco di siti Internet.

Per ulteriori considerazioni e approfondimenti si rimanda all’articolo di Reporters Sans Frontières e al post dell’Electronic frontier Foundation.

posted by Giulia Giapponesi on febbraio 8, 2012

Libertà di Internet

(No comments)

La libertà di espressione su Internet è controllata nel mondo sia da organismi pubblici che privati. Se da un lato i governi di molti paesi impongono rigide censure sui contenuti, dall’altro sempre più spesso sono le grandi aziende a controllare, a loro discrimine, le possibilità di utilizzo dei servizi offerti.

Come è possibile bilanciare il bisogno di ordine e sicurezza con la protezione delle libertà civili dei cittadini? Come può la tutela dell’interesse pubblico su Internet essere affidata al mercato? Le minacce alla libertà d’espressione e lo sviluppo della rete sembrano crescere di pari passo, ed esempi di restrizioni di stampo autoritario non mancano nemmeno in paesi democratici come gli Stati Uniti o la Farncia. Come possiamo assicurarci che la futura evoluzione di Internet si sviluppi intorno ai diritti dei cittadini, a discapito delle necessità di controllo di governi e industrie?

L’odierno equilibrio tra libertà d’espressione e controllo della rete è influenzato da fatttori quali il dominio di Facebook e le recenti rivoluzioni nordafricane, le restrizioni del governo cinese e la censura sulle App praticata dell’Apple Store.

Il panorama è vividamente trattegiato nella relazione TED di Rebecca MacKinnon presentata all’ultimo ciclo di conferenze TED in Scozia,  che vi proponiamo qui:



posted by admin on febbraio 3, 2012

Libertà di Internet

(No comments)

Twitter-KOUn portavoce ufficiale di Twitter ha recentemente annunciato che il social network inizierà a cancellare i messaggi degli utenti su base nazionale qualora sia richiesto dalle autorità governative, i messaggi tuttavia saranno ancora visualizzabili nel resto del mondo.

La novità tecnica risiede nel fatto che fino ad oggi la rimozione di un messaggio di Twitter era possibile solo su scala globale, mentre ora la censura è applicabile alle singole reti nazionali.

Nel menzionare alcuni paesi in cui i “tweet” degli utenti potrebbero venire censurati il portavoce di Twitter ha citato, sorprendentemente, due paesi europei, la Germania e la Francia, dove è in vigore il divieto di pubblicare messaggi di incitamento al nazismo. In altri paesi dove la libertà di espressione è fortemente censurata, invece, Twitter non esisterà del tutto,.

Il portavoce del social network ha comunque assicurato che i messaggi verranno eliminati solo dietro segnalazione esterna, caso per caso, ed informando l’utente sul motivo della cancellazione.

(CNN) — Online social networking site Twitter said Thursday it will begin deleting users’ tweets in countries that require it — but it will still keep those deleted tweets visible to the rest of the world.

The move is significant because, until now, the only way Twitter could comply with countries’ limits was to remove the content globally.

Twitter said it will now delete tweets only “reactively” and on a case-by-case basis and will let the affected user know why the content is being withheld.

“We hold freedom of expression in high esteem and work hard not to remove Tweets,” Twitter spokeswoman Jodi Olson wrote in an e-mail to CNN.

“And just to be clear, this is not a change in philosophy and there are still countries to which we will not go,” she said.

Twitter to delete posts if countries ask

Michelle Obama launches Twitter account

As examples of countries where tweets may have to be restricted, Twitter mentioned Germany and France, which ban pro-Nazi content. Twitter will operate in those countries while censoring pro-Nazi tweets, for example.

But some countries are so restrictive with freedom of expression that Twitter can’t exist there at all, the company said.

“One of our core values as a company is to defend and respect each user’s voice,” Twitter wrote in a blog entry Thursday. “We try to keep content up wherever and whenever we can, and we will be transparent with users when we can’t. The Tweets must continue to flow.”

But one observer said the move is blatant censorship.

“There’s no way around that. But alas, Twitter is not above the law,” according to Jillian York, the director for international freedom of expression at the Electronic Frontier Foundation, which defends free speech and privacy online.

York said she acknowledges that Twitter, like other companies hosting user-generated content, has at some point faced a government order or request to take down content.

“Twitter has two options in the event of a request: fail to comply, and risk being blocked by the government in question, or comply (read: censor). And if they have ‘boots on the ground,’ so to speak, in the country in question? No choice,” she wrote.

The company is simply “doing its best in a tough situation,” she said.

(CNN) — Online social networking site Twitter said Thursday it will begin deleting users’ tweets in countries that require it — but it will still keep those deleted tweets visible to the rest of the world.

The move is significant because, until now, the only way Twitter could comply with countries’ limits was to remove the content globally.

Twitter said it will now delete tweets only “reactively” and on a case-by-case basis and will let the affected user know why the content is being withheld.

“We hold freedom of expression in high esteem and work hard not to remove Tweets,” Twitter spokeswoman Jodi Olson wrote in an e-mail to CNN.

“And just to be clear, this is not a change in philosophy and there are still countries to which we will not go,” she said.

Twitter to delete posts if countries ask

Michelle Obama launches Twitter account

As examples of countries where tweets may have to be restricted, Twitter mentioned Germany and France, which ban pro-Nazi content. Twitter will operate in those countries while censoring pro-Nazi tweets, for example.

But some countries are so restrictive with freedom of expression that Twitter can’t exist there at all, the company said.

“One of our core values as a company is to defend and respect each user’s voice,” Twitter wrote in a blog entry Thursday. “We try to keep content up wherever and whenever we can, and we will be transparent with users when we can’t. The Tweets must continue to flow.”

But one observer said the move is blatant censorship.

“There’s no way around that. But alas, Twitter is not above the law,” according to Jillian York, the director for international freedom of expression at the Electronic Frontier Foundation, which defends free speech and privacy online.

York said she acknowledges that Twitter, like other companies hosting user-generated content, has at some point faced a government order or request to take down content.

“Twitter has two options in the event of a request: fail to comply, and risk being blocked by the government in question, or comply (read: censor). And if they have ‘boots on the ground,’ so to speak, in the country in question? No choice,” she wrote.

The company is simply “doing its best in a tough situation,” she said.

posted by admin on settembre 1, 2011

Libertà di Internet

(No comments)

Dal Pakistan giungono nuove notizie sulle restrizioni nell’uso della rete imposte ai cittadini.

Dopo i due mesi di oscuramento di Facebook, inflitte a seguito della pubblicazione di un concorso di vignette sul profeta Maometto, le nuove restrizioni imposte dal Governo riguardano questa volta l’uso di reti VPN, le Virtual Private Networks.

Si tratta di un tipo di reti criptate, usate comunemente per diversi servizi online come le transizioni bancarie, che, proteggendo i dati da intercettazioni esterne, impediscono l’attività di controllo del governo del Pakistan sulle comunicazioni online dei suoi cittadini.

L’Autorità per le telcomunicazioni pachistana ha emesso quindi un’ordinanza che prescrive a tutti gli ISP che operano nel paese di informare l’autorità nel caso gli utenti utilizzino di questo tipo di tecnologie.

Nel caso di particolari necessità di utilizzo delle reti VPN i cittadini sono ora tenuti a richiedere un permesso speciale, motivando la richiesta.

Lo scopo dichiarato di questa misura di controllo sarebbe quello di prevenire il terrorismo, ma sono molti i commentatori che puntano il dito contro il regime censorio di Islamabad.

Recentemente l’Autorità pachistana aveva reso inaccessibile il sito del magazine Rolling Stones, colpevole di avere pubblicato un servizio sugli ingenti fondi stanziati dal Governo di Islamabad per operazioni militari.