Direttore Scientifico: Prof.ssa Avv. Giusella Finocchiaro
Curatrice Editoriale: Dott. Giulia Giapponesi

google chinaA quanto si apprende dalla stampa internazionale, Google ha ceduto alle pressioni del governo cinese e ha provveduto alla rimozione della funzione che avvertiva gli utenti della possibile censura governativa su alcune parole chiave.

Una finestra pop up che appariva quando l’utente digitava una parola ritenuta sensibile per il governo cinese informava che la ricerca era a rischio di un disservizio a causa di blocchi istituzionali. Con questa funzionalità Google aveva tentato un’ultima strada per mediare tra la volontà di mantenere libero accesso a tutte le informazioni e la censura imposta da Pechino su argomenti come l’indipendenza del Tibet e i fatti di piazza Tienanmmen.

Il servizio di avvertimento sulla censura di Google è stato interrotto lo scorso dicembre, senza alcun annuncio ufficiale da parte della compagnia. La notizia è stata diffusa da GreatFire.org, un sito che raccoglie dati sul cosiddetto “Great Firewall” la grande muraglia virtuale della censura in Cina. Interrogato dalla stampa Taj Meadows, portavoce di Google in Giappone, ha confermato l’interruzione della funzionalità ma non ha voluto commentare la decisione.

Fino ad oggi l’azienda di Mountain View aveva evitato il più possibile di collaborare con la censura cinese sin dallo sbarco del motore di ricerca in Cina nel 2006. Dopo alterne vicende che hanno portato Google sull’orlo della chiusura della sua attività nel paese, nel 2010 Google ha trasferito i suoi server a Hong Kong. Una scelta che aveva favorito Baidu, il suo principale concorrente locale, attualmente il motore di ricerca più usato dagli utenti cinesi. L’attuale passo indietro della compagnia californiana ha deluso i numerosi sostenitori dell’attività “dissidente” di Google in Cina.

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Una recente sentenza dell’High Court inglese ha imposto a tutti gli Internet Service Providers del Regno Unito di bloccare l’accesso dei loro utenti al famigerato sito The Pirate Bay.

Il caso era stato portato davanti alla Corte da una coalizione di major dell’industria musicale tra cui EMI, Sony e Universal. Il giudice, sostenendo che i gestori del sito di condivisione di file torrent incitano gli utenti alla violazione del copyright, ha accolto le richieste delle major e ha ordinato agli ISP di impostare un sistema di filtraggio simile a quello già  utilizzato per il blocco dei siti pedopornografici.

La decisione è stata applaudita dai portavoce dei principali operatori economici dell’industria dell’intrattenimento del Regno Unito.

I gruppi a sostegno dei diritti digitali dei cittadini hanno invece espresso preoccupazione per l’ordine di censura imposto dal giudice ai provider.  In particolare, l’Open Rights Group – una delle principali associazioni per la difesa dei diritti digitali – ha reso nota una dichiarazione del suo direttore esecutivo Jim Killock :

“Bloccare the Pirate Bay è inutile e pericoloso. Fomenterà ulteriori richieste, più vaste e ancora più drastiche, di ogni genere di censura su Internet, dalla pornografia all’estremismo. Le dimensioni della censura su Internet stanno crescendo e censurare la rete sta diventando più facile. Ciononostante non ha mai l’effetto desiderato ma semplicemente trasforma i criminali in eroi.”

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Hanno destato preoccupazione in rete le parole del presidente francese Nicolas Sarkozy che, in seguito ai tragici fatti di Tolosa, ha recentemente dichiarato: “A partire da oggi, chiunque consulti abitualmente quei siti che difendono il terrorismo o incitano all’odio e alla violenza saranno puniti alla stregua di criminali”.

La misura proposta dal presidente francese al fine di evitare “l’indottrinamento ideologico” sul territorio nazionale, ha scatenato le reazioni di importanti gruppi per i diritti digitali dei cittadini tra cui l’Electronic frontier Foundation e Reporters Sans Frontières.

“La soluzione proposta è sproporzionata ” ha dichiarato un portavoce di Reporters Sans Frontières “e può portare a una sorveglianza generalizzata della rete che minaccia la libertà individuale, arruolando gli Internet Service provider nel tentativo di identificare coloro che consultano determinati siti Internet”. 

Secondo molti commentatori, non solo il principio, ma anche il metodo proposto è altamente criticabile. L’identificazione infatti sarebbe possibile solo per tutti quegli utenti che non conoscono metodi per navigare anonimamente, mentre è presumibile che chiunque stia tramando di compiere un atto terroristico riesca anche ad eludere la sorveglianza degli ISP.

 L’Electronic Frontier Foundation ha espresso una seria preoccupazione per le implicazioni della dichiarazione di Sarkozy: “Quando un paese democratico come la Francia decide di censurare o criminalizzare il pensiero, non è solo la Francia a soffrirne ma il mondo, dal momento  che viene offerta ai regimi autoritari una facile giustificazione per la loro stessa censura. Noi sproniamo le autorità francesi a giudicare i crimini in base alle azioni e non ai pensieri”.

Tra le reazioni più malevole, va registrata anche l’opinione di quanti hanno ipotizzato che il presidente francese abbia cavalcato l’onda dell’emozione per i fatti di Tolosa per dotarsi di armi legislative per facilitare il blocco di siti Internet.

Per ulteriori considerazioni e approfondimenti si rimanda all’articolo di Reporters Sans Frontières e al post dell’Electronic frontier Foundation.

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posted by Giulia Giapponesi on febbraio 8, 2012

Libertà di Internet

(No comments)

La libertà di espressione su Internet è controllata nel mondo sia da organismi pubblici che privati. Se da un lato i governi di molti paesi impongono rigide censure sui contenuti, dall’altro sempre più spesso sono le grandi aziende a controllare, a loro discrimine, le possibilità di utilizzo dei servizi offerti.

Come è possibile bilanciare il bisogno di ordine e sicurezza con la protezione delle libertà civili dei cittadini? Come può la tutela dell’interesse pubblico su Internet essere affidata al mercato? Le minacce alla libertà d’espressione e lo sviluppo della rete sembrano crescere di pari passo, ed esempi di restrizioni di stampo autoritario non mancano nemmeno in paesi democratici come gli Stati Uniti o la Farncia. Come possiamo assicurarci che la futura evoluzione di Internet si sviluppi intorno ai diritti dei cittadini, a discapito delle necessità di controllo di governi e industrie?

L’odierno equilibrio tra libertà d’espressione e controllo della rete è influenzato da fatttori quali il dominio di Facebook e le recenti rivoluzioni nordafricane, le restrizioni del governo cinese e la censura sulle App praticata dell’Apple Store.

Il panorama è vividamente trattegiato nella relazione TED di Rebecca MacKinnon presentata all’ultimo ciclo di conferenze TED in Scozia,  che vi proponiamo qui:



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posted by admin on febbraio 3, 2012

Libertà di Internet

(No comments)

Twitter-KOUn portavoce ufficiale di Twitter ha recentemente annunciato che il social network inizierà a cancellare i messaggi degli utenti su base nazionale qualora sia richiesto dalle autorità governative, i messaggi tuttavia saranno ancora visualizzabili nel resto del mondo.

La novità tecnica risiede nel fatto che fino ad oggi la rimozione di un messaggio di Twitter era possibile solo su scala globale, mentre ora la censura è applicabile alle singole reti nazionali.

Nel menzionare alcuni paesi in cui i “tweet” degli utenti potrebbero venire censurati il portavoce di Twitter ha citato, sorprendentemente, due paesi europei, la Germania e la Francia, dove è in vigore il divieto di pubblicare messaggi di incitamento al nazismo. In altri paesi dove la libertà di espressione è fortemente censurata, invece, Twitter non esisterà del tutto,.

Il portavoce del social network ha comunque assicurato che i messaggi verranno eliminati solo dietro segnalazione esterna, caso per caso, ed informando l’utente sul motivo della cancellazione.

(CNN) — Online social networking site Twitter said Thursday it will begin deleting users’ tweets in countries that require it — but it will still keep those deleted tweets visible to the rest of the world.

The move is significant because, until now, the only way Twitter could comply with countries’ limits was to remove the content globally.

Twitter said it will now delete tweets only “reactively” and on a case-by-case basis and will let the affected user know why the content is being withheld.

“We hold freedom of expression in high esteem and work hard not to remove Tweets,” Twitter spokeswoman Jodi Olson wrote in an e-mail to CNN.

“And just to be clear, this is not a change in philosophy and there are still countries to which we will not go,” she said.

Twitter to delete posts if countries ask

Michelle Obama launches Twitter account

As examples of countries where tweets may have to be restricted, Twitter mentioned Germany and France, which ban pro-Nazi content. Twitter will operate in those countries while censoring pro-Nazi tweets, for example.

But some countries are so restrictive with freedom of expression that Twitter can’t exist there at all, the company said.

“One of our core values as a company is to defend and respect each user’s voice,” Twitter wrote in a blog entry Thursday. “We try to keep content up wherever and whenever we can, and we will be transparent with users when we can’t. The Tweets must continue to flow.”

But one observer said the move is blatant censorship.

“There’s no way around that. But alas, Twitter is not above the law,” according to Jillian York, the director for international freedom of expression at the Electronic Frontier Foundation, which defends free speech and privacy online.

York said she acknowledges that Twitter, like other companies hosting user-generated content, has at some point faced a government order or request to take down content.

“Twitter has two options in the event of a request: fail to comply, and risk being blocked by the government in question, or comply (read: censor). And if they have ‘boots on the ground,’ so to speak, in the country in question? No choice,” she wrote.

The company is simply “doing its best in a tough situation,” she said.

(CNN) — Online social networking site Twitter said Thursday it will begin deleting users’ tweets in countries that require it — but it will still keep those deleted tweets visible to the rest of the world.

The move is significant because, until now, the only way Twitter could comply with countries’ limits was to remove the content globally.

Twitter said it will now delete tweets only “reactively” and on a case-by-case basis and will let the affected user know why the content is being withheld.

“We hold freedom of expression in high esteem and work hard not to remove Tweets,” Twitter spokeswoman Jodi Olson wrote in an e-mail to CNN.

“And just to be clear, this is not a change in philosophy and there are still countries to which we will not go,” she said.

Twitter to delete posts if countries ask

Michelle Obama launches Twitter account

As examples of countries where tweets may have to be restricted, Twitter mentioned Germany and France, which ban pro-Nazi content. Twitter will operate in those countries while censoring pro-Nazi tweets, for example.

But some countries are so restrictive with freedom of expression that Twitter can’t exist there at all, the company said.

“One of our core values as a company is to defend and respect each user’s voice,” Twitter wrote in a blog entry Thursday. “We try to keep content up wherever and whenever we can, and we will be transparent with users when we can’t. The Tweets must continue to flow.”

But one observer said the move is blatant censorship.

“There’s no way around that. But alas, Twitter is not above the law,” according to Jillian York, the director for international freedom of expression at the Electronic Frontier Foundation, which defends free speech and privacy online.

York said she acknowledges that Twitter, like other companies hosting user-generated content, has at some point faced a government order or request to take down content.

“Twitter has two options in the event of a request: fail to comply, and risk being blocked by the government in question, or comply (read: censor). And if they have ‘boots on the ground,’ so to speak, in the country in question? No choice,” she wrote.

The company is simply “doing its best in a tough situation,” she said.

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posted by admin on settembre 1, 2011

Libertà di Internet

(No comments)

Dal Pakistan giungono nuove notizie sulle restrizioni nell’uso della rete imposte ai cittadini.

Dopo i due mesi di oscuramento di Facebook, inflitte a seguito della pubblicazione di un concorso di vignette sul profeta Maometto, le nuove restrizioni imposte dal Governo riguardano questa volta l’uso di reti VPN, le Virtual Private Networks.

Si tratta di un tipo di reti criptate, usate comunemente per diversi servizi online come le transizioni bancarie, che, proteggendo i dati da intercettazioni esterne, impediscono l’attività di controllo del governo del Pakistan sulle comunicazioni online dei suoi cittadini.

L’Autorità per le telcomunicazioni pachistana ha emesso quindi un’ordinanza che prescrive a tutti gli ISP che operano nel paese di informare l’autorità nel caso gli utenti utilizzino di questo tipo di tecnologie.

Nel caso di particolari necessità di utilizzo delle reti VPN i cittadini sono ora tenuti a richiedere un permesso speciale, motivando la richiesta.

Lo scopo dichiarato di questa misura di controllo sarebbe quello di prevenire il terrorismo, ma sono molti i commentatori che puntano il dito contro il regime censorio di Islamabad.

Recentemente l’Autorità pachistana aveva reso inaccessibile il sito del magazine Rolling Stones, colpevole di avere pubblicato un servizio sugli ingenti fondi stanziati dal Governo di Islamabad per operazioni militari.

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posted by admin on settembre 17, 2010

Responsabilità dei provider

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Il più famoso sito di inserzioni online degli Stati Uniti non ospiterà più annunci vietati ai minori sulle proprie pagine. Ne hanno dato l’annuncio il legale e il responsabile delle relazioni con le forze dell’ordine del sito durante un’udienza davanti alla Commissione giudiziaria che sta indagando sul traffico sessuale di minorenni all’interno degli States.

Dopo avere ricordato alla Commissione i numerosi tentativi messi in atto da Craigslist per arginare i possibili usi criminali del proprio servizio, i rappresentanti del sito hanno annunciato, senza ulteriori spiegazioni, la chiusura permanente della sezione dedicata agli annunci per adulti.

Craigslist finisce così per accogliere la richiesta del gruppo di procuratori generali che per anni si è impegnata attivamente, scrivendo lettere e minacciando inchieste giudiziarie, affinchè la lista di inserzioni a luci rosse venisse definitivamente censurata.

I rappresentanti del sito, nell’annunciare la decisione, hanno commentato con amarezza che non sarà facile trovare aziende che si impegnino più di Craigslist nel tentativo di impedire usi illeciti dei propri servizi. Negli ultimi tempi, infatti, il sito di annunci era arrivato addirittura ad attuare un meticoloso controllo manuale su ogni singolo annuncio vietato ai minori.

Quelli che prima pubblicavano inserzioni per adulti su Craigslist ora dovranno pubblicizzarsi attraverso altri operatori, ha dichiarato il direttore delle relazioni con le forze dell’ordine della società, la nostra sincera speranza è che le forze dell’ordine e i gruppi di procuratori trovino in essi degli utili  collaboratori.

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posted by admin on giugno 30, 2010

Libertà di Internet

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google chinaScade il 30 giugno la licenza di Google per operare in Cina e la compagnia di Mountain View sta cercando di ammorbidire i rapporti col governo cinese, che non sembra disposto a concedere il rinnovo.

Dopo aver annunciato in gennaio di non voler più collaborare con la censura di stato, Google ha continuato ad offrire i suoi servizi agli utenti cinesi aggirando le leggi del governo grazie ad un reindirizzamento automatico da Google.cn a Google.hk, il sito di Hong Kong, libero da censura.

Una mossa che non è piaciuta a Pechino, che recentemente ha fatto sapere di non essere ben disposto verso il rinnovo della licenza, senza la quale la compagnia di Mountain View non può operare come Internet Content Provider nel territorio cinese.

Il motore di ricerca è quindi corso ai ripari e martedì scorso ha interrotto il reindirizzamento automatico. Oggi collegandosi a Google.cn viene visualizzata una pagina che offre servizi “neutri” su cui non si applica la censura, come musica e traduzioni testi. Rimane comunque la possibilità di fare ricerche non filtrate tramite il link al sito di Hong Kong.

Google ha annunciato la nuova linea verso la censura di stato cinese sul suo blog: “Come azienda aspiriamo a rendere disponibile l’informazione agli utenti di ogni luogo, inclusa la Cina. Questa è la ragione per cui abbiamo lavorato così duramente per mantenere in vita Google.cn e per continuare la nostra ricerca e il nostro sviluppo in Cina. Il nuovo approccio è coerente con il nostro proposito di non autocensurarci e anche, crediamo, con la legge locale“.

Il governo di Pechino non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alla decisione di rinnovo della licenza.

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posted by admin on giugno 9, 2010

Libertà di Internet

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Il governo cinese incoraggia e supporta lo sviluppo delle inziative di comunicazione di notizie su Internet, fornisce il pubblico con una gamma completa di notizie, e allo stesso tempo garantisce la libertà di espressione dei cittadini e il diritto del pubblico ad essere informato, a partecipare, ad essere ascoltato e a sorvegliare in conformità con la legge.

Questo l’incipit del capitolo sulla libertà di espressione online del rapporto su internet in Cina – giugno 2010.

Si tratta di documento, diramato dall’ufficio di informazione del consiglio di stato di Pechino, che analizza l’attuale stato della Rete in Cina: al momento l’accesso alla rete è disponibile per 384 milioni di abitanti, il 30% della popolazione. Il governo spera che entro cinque anni si estenda al 45% della popolazione, che in tutto conta 1 miliardo e 300mila abitanti.

Il documento, che esordisce defininendo la rete come “una cristallizzazione della saggezza umana”, tocca anche il tema della censura e spiega per quale motivo la popolazione non può avere usufruire di tutti i contenuti della rete; l’obiettivo è “limitare gli effetti dannosi dell’informazione illegale sulla sicurezza di Stato, l’interesse pubblico e i bambini”.

E il tema della sicurezza dei bambini ritorna anche nella seconda notizia che giunge oggi dalla Cina.

Il tribunale di Chengdu, nella provincia cinese del Sichuan, ha confermato in appello la condanna a 5 anni di prigione per Tan Zuoren, blogger e attivista dei diritti civili noto per avere investigato sul crollo di diverse scuole durante il terremoto del Sichuan nel 2008.

Secondo le fonti ufficiali il crollo delle scuole ha coinvolto circa 7000 classi ed è costato la vita a  5335  bambini. In molti hanno sostenuto  che la maggioranza delle scuole fossero state costruite malamente, senza uscite di emergenza e altre fondamentali misure di sicurezza. L’opinione si è diffusa anche in considerazione del fatto che gli altri edifici intorno alle scuole, fra cui alcuni uffici governativi, sono rimasti intatti . Il Governo di Pechino non ha mai risposto a queste critiche.

Tan Zuoren ha condotto un’indagine su 64 scuole distrutte e ha stimato che siano morti nel crollo molti più studenti di quanti dichiarati ufficialmente. Secondo l’attivista sono circa 5600. Il dato è stato pubblicato sul suo blog.

Il blogger è stato processato in Agosto e la sentenza, pronunciata in Febbraio, si basa sul vago reato di “incitamento alla sovversione del potere statale“.  Il processo tuttavia non si è basato sull’investigazione di Zuoren sul terremoto, ma su un post scritto a proposito dei fatti di piazza Tienanmenn. Nonostante questo i supporter di Zuoren e gli attivisti dei gruppi civili ritengono che il blogger stia pagando per le notizie sulle scuole crollate.

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appleSull’onda del successo dell’IPad, il nuovo tablet della Apple, Steve Jobs ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni alla conferenza All Things Digital, tenutasi recentemente in California.

Jobs è stato interrogato dai giornalisti sugli argomenti che in questo momento riguardano più da vicino l’azienda, dai campi applicativi di concorrenza con Google alle condizioni psicologiche dei lavoratori della fabbrica cinese Foxconn, che tratta prodotti della Apple.

Il parere del famoso CEO è stato chiesto anche in merito al futuro dei contenuti in rete. Alla domanda “I computer tablet come l’ipad salveranno l’industria editoriale?” Steve Jobs ha risposto: “Non voglio vederci ridotti a una nazione di blogger. Penso che abbiamo bisogno della supervisione editoriale più che mai. Qualunque cosa possiamo fare per aiutare i giornali a trovare nuove vie di espressione, io la sosterrò“.

Il capo della Apple è convinto che la gente sia disposta a pagare per i contenuti e che i content providers stiano “svendendo” i loro servizi. “Dovrebbero stabilire prezzi più aggressivi basati sulla quantità di contenuti scaricati“, ha dichiarato.

Un’ulteriore domanda ha sollevato la questione dell’eccessivo potere della Apple sui contenuti veicolati attraverso i suoi apparecchi, come le App per Iphone e Ipad. Ci si chiede se ci sia il rischio che l’azienda possa censurare materiale ritenuto “scomodo”, anche da un punto di vista politico.  Il riferimento va al caso di Mark Fiore, il cartoonist satirico vincitore di un pulitzer al quale è stata negata la distribuzione dell’App con le sue vignette. Jobs risponde citando la vecchia policy della Apple che non ammetteva nessun tipo di diffamazione. Ricorda poi che la piattaforma i-phone è proprietaria e ha quindi le sue regole, ma che comunque “approviamo il 95% delle App che ci sono sottoposte ogni settimana – che sono tra le 10 e le 20 mila – e le rendiamo operative entro sette giorni“.

Verso la fine dell’incontro è stata posta anche la questione della privacy. Un giornalista ha chiesto se a Silicon Valley il concetto di privacy non fosse diverso dal resto del mondo. “No” ha risposto Jobs “Prendiamo la questione della privacy molto seriamente….Facciamo un sacco di cose per assicurare che le persone capiscano come vengono trattati i loro dati. Per questo motivo seguiamo attentamente l’App Store…La privacy significa che la gente sa che cosa sta firmando, è scritto in un inglese chiaro“.

Sull’onda del successo dell’IPad, il nuovo tablet della Apple, Steve Jobs ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni alla conferenza All Things Digital, tenutasi recentemente in California.

Jobs è stato interrogato dai giornalisti sugli argomenti che in questo momento riguardano più da vicino l’azienda, dai campi applicativi di concorrenza con Google alle condizioni psicologiche dei lavoratori della fabbrica cinese Foxconn, che tratta prodotti della Apple.

Il parere del famoso CEO è stato chiesto anche in merito al futuro dei contenuti in rete. Alla domanda “I computer tablet come l’ipad salveranno l’industria editoriale?” Steve Jobs ha risposto: “Non voglio vederci ridotti a una nazione di blogger. Penso che abbiamo bisogno della supervisione editoriale più che mai. Qualunque cosa possiamo fare per aiutare i giornali a trovare nuove vie di espressione, io la sosterrò“.

Il capo della Apple è convinto che la gente sia disposta a pagare per i contenuti e che i content providers stiano “svendendo” i loro servizi. “Dovrebbero stabilire prezzi più aggressivi basati sulla quantità di contenuti scaricati“, ha dichiarato.

Un’ulteriore domanda ha sollevato la questione dell’eccessivo potere della Apple sui contenuti veicolati attraverso i suoi apparecchi, come le App per Iphone e Ipad. Ci si chiede se ci sia il rischio che l’azienda possa censurare materiale ritenuto “scomodo”, anche da un punto di vista politico.  Il riferimento va al caso di Mark Fiore, il cartoonist satirico vincitore di un pulitzer al quale è stata negata la distribuzione dell’App con le sue vignette. Jobs risponde citando la vecchia policy della Apple che non ammetteva nessun tipo di diffamazione. Ricorda poi che la piattaforma i-phone è proprietaria e ha quindi le sue regole, ma che comunque “approviamo il 95% delle App che ci sono sottoposte ogni settimana – che sono tra le 10 e le 20 mila – e le rendiamo operative entro sette giorni“.

Verso la fine dell’incontro è stata posta anche la questione della privacy. Un giornalista ha chiesto se a Silicon Valley il concetto di privacy non fosse diverso dal resto del mondo. “No” ha risposto Jobs “Prendiamo la questione della privacy molto seriamente….Facciamo un sacco di cose per assicurare che le persone capiscano come vengono trattati i loro dati. Per questo motivo seguiamo attentamente l’App Store…La privacy significa che la gente sa che cosa sta firmando, è scritto in un inglese chiaro“.

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